DEICIDE

Amon: Feasting the Beast

1993 - Roadrunner Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
05/02/2016
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione recensione

La carriera dei Deicide inizia col nome di Amon, questa compilation "Amon: Feasting the Beast" (pubblicata dalla Roadrunner Records nel 1993) intende ricordarne le origini includendo in un unico CD entrambi i demo e rispettivamente "Sacrificial" (1989) e "Feasting the Beast" (1987). La formazione che ha realizzato questi due demo (ed anche i primi due album sotto il nome Deicide) è composta da: Glen Benton al basso e voce, il punto fisso del gruppo; i fratelli Eric e Brian Hoffman alle chitarre ed infine Steve Asheim alla batteria. Va detto che il gruppo nel corso dei decenni avrà pochi cambi di line-up, a parte quello clamoroso che riguarda proprio i due fratelli, allontanati da Benton, che poi ricominceranno la propria attività nel 2012 riprendendo il nome Amon. Sul cambio del nome pare che la scelta sia stata imposta dalla Roadrunner, per via del pezzo "Amon Belongs to Them" nell'album "Conspiracy" di King Diamond, quindi il gruppo scelse il nome ispirandosi al titolo dell'album di debutto, "Deicide" appunto. Il nome Amon non va di certo interpretato col significato tolkeniano (di monte o colle), ma è necessariamente da rintracciarsi nel mondo demoniaco, come chiaramente suggerisce tutto quello che esce fuori dai testi del gruppo. In effetti esiste un Aamon, detto anche Amon e Nahum, nella demonologia: si tratterebbe di un Gran Marchese infernale che controlla quaranta legioni infernali - il nome pari derivi da Amun (dio egizio, successivamente Amun-Ra, quindi Ra) o Baal-hamon il padre degli dèi cartaginesi; nella demonologia cristiana era tradizione dare ai demoni i nomi di divinità di altri pantheon - il cui nome dovrebbe significare "colui che induce all'avidità". Pare che fosse proprio questo demone a donare la visione del passato e del futuro in seguito al patto satanico, uno dei più forti principi infernali insomma; in una delle immagini proposte in basso si può vedere il logo del gruppo Amon ed il sigillo del demone omonimo. Con questa compilation affondiamo nelle radici del Death Metal più violento e blasfemo, tanto che pone le basi per il Death/Black ma anche per il Brutal. La copertina del CD è una foto del gruppo scattata qualche anno prima, ai tempi dei primi demo, sullo sfondo si vede bene il logo degli Amon, gli artisti sono giovanissimi, sopra della foto un filtro a prevalenza rosso/arancione con una texture di fiamme che avvolge l'intera scena; un lavoro semplice che - come da tradizione - ritrae la band, l'atmosfera è infernale tanto quanto le tematiche trattate nella loro musica.

Lunatic of God's Creation

Iniziamo l'ascolto con "Lunatic of God's Creation" (Pazzo creato da Dio), si sentono dei passi pesanti, dei rumori di catene, una porta metallica che si chiude pesantemente e quindi gli strumenti iniziano a suonare di colpo: il suono della batteria è caldo e con una cassa in primo piano, le chitarre acute e taglienti, il basso ben definito (parliamo di un demo del 1989?). Lo stile è decisamente Death vecchio stile, in cui si sente ancora l'influenza del Thrash, ma le sonorità sono rese molto estreme per via della distorsione e velocità delle plettrate. La voce irrompe in un coro demoniaco e poi continua in stile Death, straziante ed aggressiva, a metà tra growl e scream, un lamento barbarico minaccioso. Si riprende col riff iniziale cui segue la struttura già apprezzata, poi il ritornello ben scandito, poi il lancio di una chitarra solista in velocità, plettrate alternate feroci, poi la batteria si lancia all'inseguimento con un tappeto di cassa ed un rullante che sa pestare forte. Torna in gioco la voce, che dopo la strofa lancia un urlo finale che viene effettato per dargli più riverbero e farla sembrare distante. Si ripete il ritornello, col riff portante delle chitarre, un impatto grezzo ed animale. Questo pezzo ci fa ascoltare un gruppo che vuole fare casino, vuole andare veloce, la voce di Benton è animalesca, demoniaca; questo è Death Metal con tutti i crismi del caso, si nota specialmente dal dialogo batteria/basso, le chitarre invece a volte sfociano nel Thrash o nel Black (categorie che definiamo tali adesso, col senno di poi, ma che allora non erano così "chiare"). Va detto subito che questo pezzo si riferisce chiaramente alla figura di Charles Manson, il carismatico e folle criminale/rockstar, l'esempio lampante di chi commette il male (efferati omicidi) per ottenere la fama che non è riuscito a conquistare attraverso la propria musica; c'è più di un collegamento col famoso "patto satanico". Dalla terra del non ritorno verrà di nuovo, per uccidere ancora, per spalmare il sangue su un cadavere nudo. E' un pazzo della creazione divina, non sa resistere alle voci che gli dicono di devastare tutto, c'è un'oscurità nei suoi occhi, che non si può vedere prima di venire uccisi da lui, sentendo il pugnale della creazione del nostro Signore Divino. Il testo è ovviamente sarcastico, ci mostra come un uomo, una creatura di Dio appunto, possa essere capace di così tanto male e dunque torna a mettere il dito nella piaga millenaria: "perché se Dio è buono permette che sia fatto il male?". Un testo semplice e diretto, quindi, affatto profondo eppure chiaro nei suoi intenti.

Sacrificial Suicide

Passiamo a "Sacrificial Suicide" (Suicidio sacrificale), si sentono delle chitarre in lontananza e dei piatti, che si avvicinano sempre di più fino a sfociare nel caos, la batteria si lancia in un blast di cassa e poi il pezzo si fa ritmato, con un rullante che pesta costantemente, si trovano delle influenze più marcatamente Thrash anche nella voce. La cattiveria è emanata dalle chitarre che vanno all'unisono e tracciano ritmi e melodie di un Thrash pesante, che diventa Death, poi la voce e chitarre si prolungano, pausa e quindi dopo uno stacco si parte con un assalto veloce e frenetico, la batteria impazza e le chitarre si danno da fare con riff intricati e veloci. Il pezzo torna di nuovo in territorio Thrash, la voce diventa un coro che inneggia a Satana, poi parte un assolo violento e bestiale in pieno stile Slayer, veloce, vibrato, ignorante e cafone, pieno di scale e squilli animaleschi. Torna la voce che si dà da fare con una serie di urla, che a volte si sovrappongono, si torna alla strofa, molto ritmata e con gran lavoro di batteria, variazione con un ritmo più marcato, si prolunga e quindi dopo uno stacco il pezzo si conclude. Una struttura semplice e diretta, anche in questo caso, eppure possiamo notare delle forti differenze rispetto al pezzo precedente: la componente Thrash è più marcata, il lavoro del basso più nascosto, la voce meno estrema ma più veloce e mutevole; un lavoro che, specie nell'assolo, ci fa pensare a degli Slayer ulteriormente estremizzati. Quello che si nota è anche il lavoro di squadra nelle chitarre. Il testo parla della crocifissione, la collera del suicidio, empio e blasfemo. Un sacrificio suicida, la distruzione di una vita sacra, il sangue scorre su una lama empia nel nome di Satana. Il crocifisso è un simbolo di sterilità, un sacrificio rituale del quale si banchetta nella notte malvagia, saluta l'angelo del nero abisso, insano e blasfemo. Condannato, alla fine della vita, per la collera di Dio, la sua anima nel peccato viene benedetta nel fuoco, il trono di pietra; al suo risveglio si aprirà il settimo cancello. Suicidio, l'attacco del male va a fondo, Lucifero non mente mai e porta via la vita mortale, un semidio, figlio di Satana, non avrà pace finché non sarà lui Dio. Anche questo testo è piuttosto sarcastico, crea un parallelismo tra la Passione di Cristo che culmina nel sacrificio sulla croce col suicidio rituale, col quale l'adepto si consegna anima e corpo a Satana così pensando di acquisire potere per fare la malvagità di Satana. Un altro testo forte che chiarisce la volontà blasfema del gruppo.

Crucifixation

Il testo di "Crucifixation" (Crocifissazione, termine appositamente errato, perché in inglese per dire crocifissione c'è crucifiction) è più diretto, inizia lodando Satana, perché ha vinto. Un'esistenza cinica, la crocifissione, lode a satana signore dei signori e re dei re, spiega le ali. I giusti gli danno la caccia, costringendolo al pentimento, ma per mezzo della croce inversa di Lucifero verrà salvato dalla distruzione ad opera degli alti prelati, la croce si inverte in modo violento ed indisturbato. Per spezzare le catene che trattengono il male, morire su una croce di morte incerta, una terminazione sacra. In questo testo si fa riferimento a Lucifero, l'anticristo, immolato in una croce inversa per spezzare le catene che trattengono il male. Un atto di morte con levitazione per annunciare la messa di Satana, accecato col crocifisso in un impalamento sacrilego, dopo aver ucciso il figlio di Dio, il prescelto, si inverte la croce per annunciare la dannazione eterna. Insomma un testo che inneggia a Satana e all'anticristo, che propone una banale teoria sull'inversione della croce, gesto peccaminoso con il quale si invertirebbero gli effetti del sacrificio del figlio di Dio ponendoli così a vantaggio del male. Se nel testo precedente si parlava dell'inutilità del sacrificio, con questo se ne inverte addirittura il significato; l'intento non è certo quello esoterico, ma principalmente quello di proporre un testo blasfemo ed anticristiano. Il pezzo inizia con una sola chitarra, poi dei colpi di batteria, interviene anche l'altra chitarra con lo stesso riff in stile Thrash e la batteria si rende costante su rullante e cassa, poi il pezzo si fa caotico e la voce è un coro di growl e scream che inizia subito col ritornello in cui si loda ed invoca Satana. Una chitarra lancia una lunga serie di fischi vibrati, poi la plettrata alternata su blast di cassa e caos ai piatti, la strofa è aggressiva e si arricchisce di Death/Black, con plettrate alternate e melodie distorte ed acute; variazioni a fine riff con delle sfuriate graffianti. La voce ancora incalza ed ha anche degli scatti di velocità brutale, sono interventi brevi e bestiali, scatti vocali; poi di nuovo il ritornello e questa volta c'è un bell'assolo di chitarra in stile Slayer, con tanto di scale graffiate e veloci. La batteria non risparmia i colpi, la voce assale con velocità e prende a malapena il tempo per respirare tra una scarica e l'altra. Ancora cori di scream e growl (caratteristica questa che diventerà un po' il marchio di Benton), assalti veloci, infine un tripudio di cori infernali ed animaleschi mentre il rullante pesta con forza. Un pezzo tosto, in cui il Black prevale sulle altre influenze (a parte forse l'inizio in cui il riff è tipicamente Thrash). Un bel lavoro in cui l'aggressività e la violenza sono il fine principale.

Carnage in the Temple of the Damned

"Carnage in the Temple of the Damned" (Carneficina nel tempio dei dannati) inizia con un veloce riff Thrash con una distorsione da Black, parte una chitarra sola e si associa l'altra poco dopo, poi passaggi frenetici accompagnanti da un rullante impazzito. La voce si fa sentire in un growl da Death primordiale, con un effetto riverbero ed un coro sovrainciso, dopo una prima parte irruenta e feroce il pezzo prende una piega più leggera con la voce che recita l'inizio di una preghiera: "forgive me father?" (perdonami o padre?) con una voce che sembra una litania, seguita immediatamente da un coro estremo. La parte successiva è cantata con un approccio graffiato e melodico da Thrash, poi altra sfuriata cui segue un assolo violento, velocissimo, stacchi di batteria ed accelerazioni ritmiche, una serie di scream indemoniati. Un pezzo tiratissimo, lineare, pieno di stacchi di batteria, un cambio di tempo rallenta il ritmo e rende stabile il pezzo, con dei versi demoniaci in lontananza, poi si riprende con la strofa e la voce diventa sempre più aggressiva prima di un altro assolo, squillante, graffiati, pieno di acuti e scale virtuose. Ancora colpi precisi di cassa, lo stile è chiaramente Death perché la plettrata alternata ha un suono caldo e brutale; il pezzo si conclude di colpo con degli stacchi. Il testo parla di una cerimonia sacra, un tempio santo per la gente, luogo di salvezza, in cui si conferma il suicidio e si chiede perdono per i peccati, ma non peccheranno di nuovo! Quando si incontreranno ancora, infatti, sarà nella terra promessa, dove è prevista la morte per le vittime designate, nel tempio dei dannati, si beve il sangue che è un concentrato di morte e così la congrega perisce. Una carneficina di morte, cremazioni di massa dei benedetti, si fanno sermoni sulla fine nel tempio dei dannati. Tutto ciò è un omaggio fatto da uno sconosciuto, dal quale deriva Mr. Jones (il riferimento qui va a Giovanni, al quale è attribuito anche il libro dell'Apocalisse) per l'evento finale di salvezza in cui la morte attende, fuggire equivale a morire, ci sarà una carneficina e sarà benedetto il non-divino. Un testo a tratti delirante, ma davvero efficace: si inneggia all'Apocalisse nella quale tutte queste persone che peccano e poi confessano i peccati credendo di pulirsi l'anima e la coscienza dovranno fare i conti con le pene dell'Apocalisse, in occasione della quale saranno oggetto delle più svariate pene inflitte dal male.

Dead by Dawn

Si arriva quindi a "Dead by Dawn" (Morti all'alba), un inizio con degli stacchi in pieno stile Brutal (sembra di ascoltare i futuri Cannibal Corpse!), con accordi veloci e stoppati che vanno sempre più veloci, inseguiti da una batteria che gioca molto sulla cassa, riff di chitarra solitaria, in plettrata alternata e pesante, con stoppate, batteria feroce e blast di cassa, giochi di piatti, poi il riff si appesantisce, diventa cafone con un rullante in piena vista. Parte un assolo squillante, un fischio ed una lunga serie di scale veloci, poi la voce grattata, un coro di growl, c'è aggressività e versi animaleschi (una premessa per il Gore Brutal!), poi riff stoppati, stiamo ascoltando un primordiale Grind Death, velocità folle, cori brutali di growl e scream, un pezzo fantastico e folle: è un'aggressione contro tutti, blasfemo e brutale. Altro assolo veloce che poi rallenta e propone una melodia insensata, disturbante, sfuma lentamente ed ancora la velocità è alta, altre parti vocali con due voci sovrapposte che continuano a fare il macello. Il riff di chitarra si stabilizza, il basso incalza con un timbro distorto e caldo, una variazione della strofa con le voci prolungate e quindi il finale. Che pezzo! E' qualcosa di esageratamente brutale ed animalesco, composto nel lontano 1989: colpisce sentire un pezzo molto diverso dagli altri e che contiene le basi di quello che diventerà il Brutal, ancora contaminate da Thrash e Grind, con tutte quelle stoppate, con l'approccio animalesco che contraddistinguerà il Gore (ricordiamo bene comunque che nel 1988 usciva "Reek of Putrefaction" dei Carcass, pietra miliare!); un pezzo che rende chiaro in modo inequivocabile che gli Amon, futuri Deicide, volevano fare qualcosa di più estremo e brutale possibile. Il testo parla del libro dei morti, pagine rilegate nella pelle umana, in pasto alla bestia, dal sangue derivano le parole, il protagonista è intrappolato nel Necronomicon. Il Necronomico, è noto, è un espediente letterario di Lovecraft che - per dare uno spessore al background narrativo di alcune sue opere (un po' come i libri ai quali si riferisce Tolkien nelle opere sulla Terra di Mezzo) - vi faceva spesso riferimento nei suoi romanzi, fino al punto che fu preso talmente tanto sul serio che dovette dichiarare pubblicamente che fosse una finzione, anche se ancora oggi qualcuno è realmente convinto della sua esistenza. Sette signori di una forza malvagia e letale, sfuggiti dal castello di Kantar (forse il castello di Kantara a Cipro). Cercano la tomba, cercano di possedere il sonno immortale, ubriachi di sangue che è l'acqua della vita; sono tutti morti, c'è una paura enorme per via dell'apparizione di questi demoni. Saranno tutti morti all'alba, loro sono coloro che dominano e sono tornati per dominare e guerreggiare ancora, tutto questo non è reale, lui non è il prescelto, è intrappolato in un sortilegio del Necronomicon. Un bel testo che sfrutta la narrativa horror come base per un pezzo dalle forti influenze Grindgore.

Blaspherereion

Segue "Blaspherereion", il testo si ispira abbondantemente al Necronomicon, si parla di una morte sanguinante, non-morti, viene spezzato il sigillo di Suhrim - nel Necronomicon questo è il terzo nome di Shazu, il quale conosce il cuore degli altri ed i loro pensieri, è in grado di cogliere le bugie e nulla può sfuggire alla sua vista che separa il giusto dallo sbagliato, in questo terzo nome c'è il potere di annientare i piani dei nemici, chi mente o mostra paura verrà ucciso senza pietà - per mezzo di Thoth - il quale è una divinità egizia associata alla conoscenza, Lovecraft crea il nome di Azathoth unendo Asa (dio egizio collegato alla fonte) e Thoth (dio egizio collegato alla conoscenza) - che lo libera, scatenando un massacro devastante. Una collera animalesca mostra Adar - che nella mitologia di Lovecraft è assimilabile all'Ade, un luogo coi cancelli infernali che nascondono una sorta di inferno (è anche il nome di un mese ebraico) - un male antico che vuole consumare, divorare le vite. Questi demoni distruggeranno il genere umano per togliere dal mondo la menzogna, sono stati mandati a dissacrare, a bestemmiare. Moriranno tutti com'è stato scritto. Un testo in cui il gruppo decide di mandare avanti la blasfemia attingendo anche alla fantasia di Lovecraft così da introdurre altri demoni in questo caos. Il pezzo parte con un riff a metà tra Thrash e Black, con una chitarra solitaria e stacchi di batteria, poi il silenzio e di nuovo la chitarra da sola in un ritmo malefico, poi parte il blast e la distruzione comincia, entra in gioco una voce invasata che segue una metrica da litania fanatica, ci sono gli eventuali cori nel ritornello, prolungati a volte per aumentare la brutalità. Un pezzo dal grande sapore Black, un basso pulsante con tempi forti in levare rispetto al rullante, il ritmo appare frenetico ed inarrestabile, le chitarre sono una calda ed una glaciale, entrambe distorte, la voce è un continuo di aggressione con delle strofe veloci che culminano in un coro di scream invasati. C'è sempre lo stesso susseguirsi di strofa e ritornello fino ad una parte con una variazione strumentale che aumenta il ritmo ma riduce sensibilmente la velocità, poi si torna alla strofa seguita da ritornello. Una struttura molto semplice ma efficace nella brutalità diretta che porta con sé, altra variazione strumentale cui segue un assolo in uno stile da Slayer velocizzato e reso ancora più violento, con un lungo fischio finale che fa partire un'altra carica che porta alla conclusione del brano. Una bella botta!

Feasting the Beast

"Feasting the Beast" (Celebrando la bestia) è un'introduzione strumentale all'omonimo demo di debutto degli Amon, del 1987, si sentono dei rumori da dungeon, i rantoli di una bestia che poi ringhia feroce, in lontananza urla strazianti e sofferenti, sembra di essere in una larga caverna, in lontananza rombi di tuono, poi una risata diabolica ed altre urla di sofferenza. E' un'introduzione brevissima, ci inserisce nel contesto infernale che vuole evocare il gruppo ed ha lo stesso sapore di quelle introduzioni usate da gruppi quali i Carcass, ossia le introduzioni tratte da film horror anche di serie B, per calare l'ascoltatore nell'atmosfera della loro musica. In questo caso l'atmosfera vuole essere infernale, ed è proprio con questo spirito che si accoglie il brano seguente.

Sacrificial Suicide

Si tratta dello stesso "Sacrificial Suicide" (Suicidio sacrificale) già descritto sopra, questa però è la versione del 1987 che ha la stessa struttura e le stesse parti, solo una produzione più raw. Si può approfittare di questo brano per notare la produzione che distingue i due lavori raccolti in questa pubblicazione, le chitarre sono molto più distorte ed hanno un suono confuso, la batteria si sente a tratti e spesso si perde nel caos scatenato dalle chitarre, il basso si sente per via dell'alto volume ma si impasta col resto dei suoni. La voce subisce, come spesso accade, gli effetti più negativi: nonostante l'innegabile carica di violenza la registrazione va spesso in picco e distorce in modo esagerato, tanto che tutte le S di "Satan" hanno un mix di sibilante e distorto tanto che sembra che a cantare sia un vecchio senza dentiera, fastidioso se ascoltato coi canoni odierni (ma anche se ascoltato da qualcuno che ha appena finito di ascoltare la versione del 1989, più curata). La decisione di inserire questi pezzi all'ultimo è chiara: il secondo demo funge da riempitivo, benché dia il nome a questa compilation che ha l'obiettivo di celebrare il passato (anche piuttosto recente) del gruppo.

Day of Darkness

Ascoltiamo allora "Day of Darkness" (Giorno d'oscurità), sound grezzissimo, scale discendenti ed un ritmo incalzante di batteria, un terzinato da Death Metal con un suono da Black Metal, cori bestiali e caotici, distorsione in abbondanza. Meno veloce del precedente brano approfitta del ritmo, il basso si sente benissimo e svolge un ruolo di primo piano nel risultato finale, la voce interviene poco e quelle volte in cui lo fa è un coro caotico che ci sta anche bene. Plettrate alternate in pieno stile Black Metal, poi un assolo feroce, pieno di fischi e vibrato il più possibile che si inserisce sopra la strofa principale del pezzo che viene ripetuta identica per fare da base al solo. Un pezzo brevissimo, che ripete le stesse due parti un paio di volte e poi si esaurisce lasciandoci ancora quella voglia di blasfema malvagità che il brano ha appena stuzzicato. In questo pezzo si avverte di meno il problema della produzione, per il fatto che la voce si sente di meno, i tempi sono più lenti ed in ogni caso è il ritmo a farla da padrone, quindi si leggono meglio le parti nonostante la produzione grezza. Il testo prende spunto dalla vicenda del Faust di Goethe, si parla della sua inventiva nello scrivere il libro del male. Una serie continua di mutilazioni, un aborto di angeli che fuggono per avere salve le loro vite, un massacro in movimento, un vomito, un elogio al male. Si parla degli adulatori delle scritture, dei fascisti creatori degli dèi, che bastonano la gente con le paure; ma adesso giungono gli atei mandati per inseminare con la loro blasfemia, per accumulare potere con la profanazione, Mephisto sta arrivando per reclamare la sua anima per l'inferno dunque il protagonista del testo, che l'ha venduta in cambio dell'immortalità, lascia che Mephisto la prenda in onore di Satana, per dargli scudo, per farlo sorgere. Un testo blasfemo, sicuramente, condito però di nozioni che arrivano da molteplici fonti.

Oblivious to Nothing

Concludiamo con "Oblivious to Nothing" (Ignaro di nulla) con un testo che sembra voler fare proselitismo invitando ad unirsi a loro, nella notte malvagia di una morte malvagia, il sacrificio del bambino ancora non nato, entrando nel regno dell'oscurità sodomizzato per il rituale, perché non c'è alcun posto verso il quale fuggire, si aprono i cancelli della manifestazione che gli concedono i poteri dell'oscurità. Ora si rivolge alla maestà infernale, offrendogli un sacrificio morto, per nutrire il seme infernale, il male elargito a lui per esorcizzare il potere della morte, per invertire la sua croce del tempo (un gioco di parole in cui si inverte la croce come se fosse la clessidra del tempo, dunque per acquisire la giovinezza), per invocare l'anarchia satanica in nome della sua cicatrice simbolo (ricordiamo che Benton è stato, specie nei primi anni, un fervente sostenitore del satanismo teista, tanto da marchiarsi una croce inversa in fronte, anche in imitazione a ciò che fece Charles Manson con la svastica), si conclude con l'invocazione dei demoni infernali affinché si riversino sulla terra. Il tempo viene dato con un charleston, non molto preciso, poi un tempo ritmato e pesante, chitarre molto distorte, poi un coro malefico incomprensibile (come Sacrificial Suicide insomma), il pezzo è molto grezzo e brutale, in prevalenza ha un sound Raw Black con una metrica da Death. Si continua con un coro cadenzato assieme ai colpi di rullante, una sfuriata Thrash distorta porta ad un ritmo che accelera, poi un caos di chitarre e rullante impazzito. Una lunga parentesi strumentale con un botta e risposta di chitarre e batteria, poi una chitarra in solitaria e riparte la strofa, ancora un coro incomprensibile ed effettato, ritmo interrotto da qualche fischio alle chitarre, violenza ed una specie di blast impreciso alla cassa. Violenza fino alla fine di questo pezzo che ripete più o meno le stesse parti per tutta la breve durata.

Conclusioni

Abbiamo ascoltato un bel lavoro, a tratti immaturo ma comunque molto valido, che ci mostra le origini di un gruppo che ha subito il chiaro intento di fare una musica devastante a tematiche sataniche. Un lavoro del genere diventa ancora più interessante da analizzare vista la lunga e bella storia artista del gruppo in questione che già dopo pochi anni decide di celebrare le proprie origini con questa compilation. Il lavoro si mostra coerente con sé stesso, musicalmente, si possono apprezzare diversi stili che giocano tra loro, stili che adesso possiamo descrivere e rintracciare col senno di poi, anche perché all'epoca non si poteva certo parlare in questi termini. Un lavoro del genere è interessante quindi per rintracciare le radici dell'arte che è stata in seguito, le premesse che hanno reso possibile ciò che oggi conosciamo così bene e diamo per scontato. In questi pezzi appare un po' di tutto quello che andrà in futuro a comporre il panorama del Metal Estremo: l'ovvio Thrash, sporcato di Punk al punto che a tratti si fa Grind (anche se avviene in poche occasioni), più spesso si sente ovviamente il Death (che la fa da padrone) anche se il sound è chiaramente da Black, sia per la registrazione grezza, sia per la distorsione delle chitarre, sia per il largo ricorso allo scream che evoca quello stile. Attualmente diremmo che il gruppo ha uno stile Blackened Death Metal, proprio la componente Death prevalente della loro musica - nonostante le tematiche a sfondo satanico tipiche del Black - gioco un ruolo fondamentale nell'avversione cui furono oggetto da parte della scena Black scandinava. Sebbene la Roadrunner Records fosse di origine olandese, la crescita fu dovuta all'importazione in Europa della musica Metal americana: quindi mettiamo un gruppo Metal estremo che tratta di satanismo, mettiamoci anche che introduce elementi Black in un contesto Death, il fatto che è un gruppo americano è l'ultima goccia e provoca una vera guerra nel mondo Metal scandinavo (va detto comunque, ad unor del vero, che i Morbid Angel non incontrarono così tanta avversione in Europa). I brani quindi si presentano in modo abbastanza variegato, come se il gruppo ancora dovesse capire con precisione cosa proporre, ed hanno in comune l'idea di una satanica violenza. Idea che si riverbera sui testi i quali contengono sia tutta una lunga serie di banalità fanatiche che inneggiano a Satana, sia il ricordo di Charles Manson, personaggio che molto ispirerà il nostro Benton, sia alcuni riferimenti più interessanti ai miti di Lovecraft e del Necronomicon. Sappiamo bene che nei primi anni di Metal estremo furono moltissimi. Un lavoro che si apprezzerà se fan del gruppo o, semplicemente, estimatori delle origini dell'estremismo musicale così come lo conosciamo oggi. Un lavoro che si compone di due parti, in cui la seconda, composta dal primo demo, fa da riempitivo principalmente, essendo caratterizzata non solo per la brevità dei brani ma anche per una produzione a dir poco scarna. Ecco le origini dei Deicide, che piaccia o no è un lavoro importante e determinante nella storia del Metal Estremo.

1) Lunatic of God's Creation
2) Sacrificial Suicide
3) Crucifixation
4) Carnage in the Temple of the Damned
5) Dead by Dawn
6) Blaspherereion
7) Feasting the Beast
8) Sacrificial Suicide
9) Day of Darkness
10) Oblivious to Nothing
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