DEFTONES

Tempest

2012 - Reprise Records

A CURA DI
GIANCARLO PACELLI
08/02/2019
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Se "Leathers" era stato il singolo di conferma delle linee profuse dal combo americano dopo il successone di "Diamond Eyes", il prossimo che ci appresteremo ad analizzare fu la conferma definitiva che la via intrapresa dal quartetto era buona e a tratti sfavillante. Non è la prima volta, cari lettori, che i Deftones sono sempre accerchiati da un mare di responsabilità, dovute semplicemente dal successo quasi ininterrotto che contrastava invece con la tendenza del genere nu metal nelle classifiche. Confermarsi, confermarsi sempre e con forza, questa era lo scoglio da abbattere, un minimo passo falso poteva generare tensioni che avrebbero messo in discussione l'intera ripresa dai tempi opachi di "Saturday Night Wrist". La parola chiave in questo percorso quindi era cercare di capire i propri mezzi e avere la maestria di saperli utilizzare nel pieno delle loro possibilità, evitando soluzioni troppo affrettate che invece di valorizzare il contorno di ogni brano distruggevano quanto di buono era stato fatto. "Koi No Yokan" aveva il giusto carico passionale nel porsi come un'uscita degna di posizionarsi forse anche al di sopra dell'acclamato "Diamond Eyes" semplicemente dalla carica passionale che il gruppo stava sinuosamente arroventando lungo la costruzione dei singoli. A proposito di singoli, colui che ebbe il ruolo, anzi l'astruso ruolo, di succedere all'ottimo riscontro del pubblico di "Leathers" fu "Tempest", rilasciato dalla band nell'aprile del 2012 in piena enfasi promozionale del disco sopracitato. Cosa ci possiamo aspettare da questo nuovo singolo che comporta ovviamente sempre un mare di responsabilità? Una semplice cosa, cercheremo di affondare l'orecchio al fine di immedesimarci nelle atmosfere che i nostri sanno regalarci, attraverso un nuovo brano su cui viaggiare e sognare, in cui abbassare l'alto volume dei pensieri e finalmente trovare quella tanto agognata pace interiore che solo la leggerezza vocale di Moreno è in grado di regalarci. E non potrebbe essere differente dato il bellissimo artwork che come sempre riesce a farci sprofondare nelle intenzioni geniali della band, sempre puntigliosa da tutti i punti di vista, anzi soprattutto quello artistico aveva una importanza quasi vitale nelle duttili intenzioni del combo. "Tempest", a differenza del suo significato, doveva essere una navicella emozionale che invece aveva il compito di trasportare serenità in un combo in cui il coma dell'amico e ex componente Chi Cheng era ancora un peso sin troppo opprimente da sopportare. Agire nel nome dell'ex compagno era il minimo da fare, la sua assenza non poteva non pesare, forse ancora piu rispetto al precedente platter che aveva innescato una perfetta alchimia tra la new entry Vega e gli altri tre, ma il pensiero non poteva non andare in quel letto di ospedale in cui il musicista combatteva la sua dura battaglia tra la vita e la morte. E allora, detto ciò, non ci resta che dare un ascolto dettagliato a questo ennesimo prodotto made in Deftones, che di sicurò lascerà qualcosa nel cuore di noi amanti della musica passionale e sentimentale, come quella proposta dai quattro americani.

Tempest

Le influenze dei progetti paralleli di Chino Moreno si fanno sentire subito nel nuvoloso intro presente nel secondo singolo, "Tempest" (Tempesta). Una "tempesta controllata", un universo sensoriale in movimento che innaffia di eleganza ogni minimo segmento sonoro, dominato magistralmente prima da sane reminiescenze ambient, poi dalle corde bollenti di Carpenter, tese ed ampiamente ispirate a sezionare il nostro udito. I primi minuti, ricchi di sferzate e di mutazioni strumentali, abbracciano come detto tracce di post rock, ambienti e art rock, ma non solo : ci sono chiari i richiami a colossi sperimentali come i Tool che innescano questa  tempesta emotiva. Il clima offerto dai nostri permette una completa immersione in un qualcosa di molto particolare e personale. Chino, una volta entrato in azione, urta contro l'atmosfera creatasi rompendo tutto, donandoci la sua arte, capace di dare vita ad uno insolito intruglio vocale in bilico tra dolce e malinconico, il tutto condito da ricchi cenni riflessivi. Il nostro singer inaugura il resto della carovana: un bel riff delle corde di Carpenter, con fill di batteria ben ritmati di Cunnigham, arroventa il pezzo, e in tutto ciò si allega un consueto aumento vocale che culmina con i riff macinati dalla chitarra che preparano la strada alla intensità emotiva del chorus. Emozione e teatralità, una sinfonia equilibrata si materializza lungo le linee di questo singolo, e ogni minimo sussulto vocale genera energia. Dopo il ritornello, la prima parte del brano torna ad essere normalmente costruita, ma a differenza dei primi minuti ora ad una velocità ancora più premuta. Un breve interludio ritmico, dominato dai nebbiosi sintetizzatori, interviene lungo il brano ma questo viene frantumato dalle vocals di Chino, che riprendono la forma degli inizi sfociando in urla ancora più potenti e distorte. La potenza lirica di questa "Tempest" emerge ancora di più nelle sue cavalcate finali che si protraggono soavemente fino nei secondi conclusivi. Sembra quasi un brano composta in un periodo di ampia riflessione e per questo non ci resta che decretarlo come un grandioso assaggio del talento smisurato della band californiana.

Conclusioni

Quest'ascolto di "Tempest", allora, cosa ci lascia? Ciò che permane all'interno delle nostre orecchie e della nostra mente è una traccia profonda del movimentato universo sonoro dei Deftones che ha la capacità speciale di destreggiarsi elegantemente secondo linee ben precise. Linee sensoriali, impattanti e perspicaci nel creare uno scrigno preziosissimo di emozioni, vicine a noi e per questo motivo, mai troppo lontane dal nostro modo di vedere la vita: la band sa come gestire ogni sfaccettato orientamento emozionale "umano" e proporlo in una maniera a dir poco affascinante. L'ispirazione di quest'ultima non solo era alle stelle, di certo per creare brani del genere l'ispirazione conta fino ad un certo punto, ma c'era una fulgida e chiara consapevolezza di avere nella propria giacca un taschino pieno zeppo di risorse. Il limite, se vogliamo, era quello di adoperare una spiccate capacità nel saper gestire queste risorse, queste influenze che nel bene e nel male fanno parte del corredo cromosomico di Moreno e compagni sin dalla svolta post -"Saturday Night Wrist", in cui si necessitavano serie risposte al fine di ritornare in carreggiata più forti che mai. Ma la band americana non solo è tornata in carreggiata, e il successo di questo singolo confermerà questo presentimento, ma ha messo la quarta confermandosi nel panorama mondiale sfornando questa "Tempest", colorata da una classe immensa e mai banale, in cui melodie e armonie si incastrano magicamente in una nube atmosferica implementata da ogni minimo cenno strumentale, ogni frammento sonoro trova la sua casa, la sua forma principe prima di esplodere in un oceano coloro rosso , come ci dimostra lo straordinario artwork adoperato per questo secondo singolo di "Koi No Yokan". C'erano bisogne di conferme dopo l'ascolto del primo singolo? Ebbene, in questi sei minuti abbondanti sono nascoste millimetricamente tutte le risposte che cerchiamo, tutta l'arte di una band che dopo anni e anni di carriera aveva dalla sua parte non solo una impreziosita e unica ventata di ispirazione, come abbiamo accennato pocanzi, ma anche un ferreo sperimentalismo che cercava di chiamare all'ordine tantissimi stilemi intimi e floreali, come il post-rock, elementi noise e shoegaze (proprio quest'ultimo risulta oramai un elemento costante nel bagaglio melodico del combo, ben amalgamato tra le sonorità pesanti della band dettate da un uso sanguigno delle chitarre, o meglio della chitarra). Insomma, se i Deftones sono padroni assoluti nel catturare l'ascoltatore in un recinto di sussulti emotivi, contorniati da paesaggi paradisiaci, questa "Tempest" è un esempio spettacolare, che merita una particolare attenzione nel sezionarla a dovere e assaporare tutta la magia che propone.

1) Tempest
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