DEFTONES

Swerve City

2016 - Reprise Records

A CURA DI
GIANCARLO PACELLI
14/04/2019
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione recensione

Rilasciati i due singoli iniziali di Koi No Yokan, ossia "Leathers" e "Tempest", l'alchimia creatasi tra i Deftones e i propri supporters aveva toccato livelli importanti: se siamo sicuri nel dire che i Deftones raramente hanno sfigurato dinanzi ai propri fans, ora, con questi due primi assaggi, possiamo affermare che l'intesa era più che rinnovata e i momenti pseudo-bui di "Saturday Night Wrist" possono essere salutati definitivamente. Per un gruppo musicale il proprio pubblico è l'elemento primario da soddisfare, se sei cresciuto e hai acquisito sempre più importanza nell'arco degli anni, lo devi non solo alla tua capacità musicale, ma anche ai tuoi supporters, in grado si donarti un affetto immenso, anche quando intervengono alcuni momenti di difficoltà che, volente e nolente, si materializzano lungo il tuo percorso. Chino Moreno & Company hanno trasformato questo sincero affetto in una nuova chiave di lettura musicale, permeata da quella solita e unica visione artistica, capace di toccare punti di sana avanguardia, sebbene gli stilemi proposti siano sempre gli stessi. Giocare le proprie carte, immetterle in un terreno più che florido e modularle a proprio piacere: secondo questi termini possiamo definire il successivo dei primi due singoli di "Koi No Yokan", ossia "Swerwe City". Gli "ostacoli" per definire la traccia sono già presenti nel titolo stesso: questo aspetto non lo stiamo incontrando ora, anzi abbiamo ben in testa le innumerevoli volte che la band di Sacramento ha voluto giocare con le proprie parole, con il loro valore semantico e il loro utilizzo in particolare contesti dalle mille sfumature. Ebbene questo terzo singolo di "Koi No Yokan" si mostra subito criptico e non maneggevole nella sua elasticità di significato. I Deftones non sigillano mai singoli con superficialità, ma tentano in tutti i modi di porre in loro paletti di significato molto particolari. Significato che una volta interpretato manifesta la sua faccia: "swerve" si può tradurre semplicemente con deviazione, ossia una deviazione di comportamento repentino e astuto, tanto rapido quanto di difficile interpretazione, mentre "city" non cela dietro di se il classico significato di "città", ma i nostri vogliono porgere a questo termine non il senso convenzionale cimentandosi in una interpretazione differente. Un fiume lirico che ha una torsione interpretativa non certo semplice, ma nonostante tutto proveremo a sviluppare il brano proposto e a capirlo. Bene, i Deftones, da quanto abbiamo intuito fino ad ora, giocano fin troppo con la loro immane fantasia, tanto che il brano potrebbe assumere slanci di significato vastissimi e astrusi, ma sempre intaccati da quella aurea mistica che la band di Moreno vuole in tutti i modi collocare e che in un certo senso troverà una sua raffigurazione musicale ben preciso una volta che premiamo il tasto play. Il disegno sensoriale di "Koi No Yokan" sta quindi prendendo forma, con tutti i suoi spigoli e i suoi innumerevoli motivetti colorati, e dopo due singoli di pregevole fattura che mostravano un combo affamato e deciso, ci aspettiamo sicuramente un terzo sigillo degno di rappresentare ancora una volta la futura uscita discografica, arricchita da quella tensione floreale, sia con la sua copertina ricca di contrasti e giochi di luce, che per quanto riguarda il lirismo, un tassello fondamentale di casa Deftones. Il mondo del metal alternativo era più che curioso nell'intravedere un nuovo frammento del lavoro dei paladini californiani, e l'attesa del rilascio del platter successivo a "Diamond Eyes" aveva raggiunto livelli importanti. Iniziamo con l'analisi del brano proposto, buona lettura!

Swerve City

Il singolo parte subito all'attacco con una Swerve City (Città Deviata) che subito impone un imponente muro di suono sorretto dalle chitarre corpose e potenti, e ad un basso che riesce ad essere incisivo. "Swerve City" è strutturalmente pesante con la sua prorompente attitudine a mò di cascata, con fraseggi diretti e decisivi. Carpenter con le sue corde disegna riff su riff pratici e non eccessivamente tecnici, mentre le tastiere, agli inizi timide ma al contempo presenti, si insinuano nel riffing iniziale, permettendo l'entrata di Chino Moreno che entra in scena portando con se la sua grazia indiscutibile che impatta con la violenza ritmica sganasciata dall'ascia in mano a Stephen. Il verso portante di questo singolo, ossia ""She breaks her horses/With strange distant voices/That travel through the air (Lei alleva i suoi cavalli/Con strane voci lontane/Quel viaggio attraverso l'aria) ci fa capire l'indirizzo lirico dei nostri. La figura avvincente e dominante del cavallo, il quale rappresenta la forza e la grazia con le sue corse e la sua criniera luminosa. Cavallo che oltre a rappresentare quello status di spirito e velocità, è una fonte di ispirazione per l'essere umano che aspira a raggiungere le medesime qualità dell'animale. Ma il soggetto principale di questo singolo, oltre all'animale, è rappresentato dalla donna, una creatura che ha potenzialità uniche grazie alla sua astuzia e charme. "With strange distant voices" (Con strani voci distanti) tende a simboleggiare le capacità con cui la donna corrompe l'animo degli uomini, semplicemente con la sua suadente voce: vengono sottolineate quindi le capacità della donna, ingrado solo con lo sguardo di abbindolare chiunque abbia davanti. Tornando al nostro brano-singolo, la sezione melodica è in dotazione al cantato dolciastro di Chino che in alcuni punti trabocca con la solita forza, soprattutto quando, prolungando quel verso "They travel through the air" (Loro viaggiano nell'aria), cerca di intendere in una maniera quasi passionale la forza della donna, mentre al contempo cerca di rincorrere l'estro di Stephen Carpenter, il principale protagonista di questa cosi massiccia costruzione sonora. Qui iniziano ad emergere alcuni piccolissimi difetti di questa "Swerve City la quale, nonostante sia imposta su canoni ritmici assai azzeccati, pecca di una ripetitività di fondo che si ripercuote sulla qualità del brano, qualità che però non viene scalfita del tutto perchè il singolo splende di luce propria: le tastiere di Delgado da questo punto di vista sono le responsabili della creazione di atmosfera e armonia veramente azzeccate. In conclusione, questo è un brano veloce e ritmato, in cui sono fondamentali alcune nervature melodiche messe in rilevanza dal cantato sempre vincente del frontman Chino Moreno.

Conclusioni

L'ascolto di "Swerve City" ci permette di esclamare che non abbiamo confermato gli ottimi livelli toccati con mano con i primi due singoli. La predisposizione sonora è senza alcun dubbio impeccabile, la produzione da questo punto di vista è perfetta, ma dopo una prima disamina non si può non sottolineare un'impalcatura troppo rigida e distante da quella malleabilità che ben conosciamo. I primi minuti rasentano una staticità di esecuzione molto ampia, la sezione ritmica preme ed è ineccepibile, ma un senso di ripetitività sembra avvolgere questa composizione che nel bene o nel male cela dietro sempre il moniker dei Deftones, quindi la qualità c'è ed è dannatamente visibile. Difatti la vera faccia si "Swerve City" subentra una volta che l'introduzione viene "abbandonata", e l'anima melodica dei nostri mette una pietra sui primi secondi non esattamente esaltanti, Moreno è il responsabile di donare un quid in più al brano, comportandosi sempre adeguatamente: è sempre il solito animale dietro il microfono, costantemente in grado di maneggiare la propria multifunzionalità vocale con pochissima difficoltà e di innalzare il livello del sound, anche se a volte presenta piccoli difetti. Di vitale importanza sono i cori che il vengono messi in background in più episodi del brano, riuscendo ad "aggiustare" quei pochi problemi che prendono vita durante il primo ascolto di questo terzo singolo. Singolo che assolutamente non sfigura dinanzi agli altri, ma che pecca solo una ripetitività che poteva certamente essere evitata con una maggiore accortezza nella prima parte. Detto questo, il singolo assume una particolare funzione in sede live più che in studio, in quanto l'asse ritmico, costruito con perizia dalla coppia chitarristica Carpenter/Moreno, raggiunge un apogeo di primo livello, grazie alla tessitura chitarristica esaltante nella sua semplicità di esecuzione. Nonostante infatti scelte tecniche non mirabolanti o estremamente tecniche, i Deftones incidono con le loro classiche peculiarità, con le loro armonie consenzienti ad approcciarsi in un universo dagli sfondi surreali e immaginifici. Inoltre "Sweve City" è una delle tracce più brevi di "Koi No Yokan", e questo ci fa ben capire che nonostante tutto la band riesce a donare la sua verve in pochissimi minuti, contornati da un senso della resa melodica di primo livello. Ascoltato questo terzo singolo, possiamo ritenerci soddisfatti e ulteriormente avvisati, sebbene non ci fosse il bisogno incessante di dimostrare chissà cosa, dato che la band di Moreno è più che decisa a sfondare e a stracciare chiunque li definisca una band ormai d'annata, vuota e poco ispirata. Se con "Leathers" avevamo stretto con mano una nuova potenzialità ritmica e con "Tempest" abbiamo viaggiato in un universo sonoro leggiadro e armonioso, con questa "Swerve City" andiamo più al sodo, senza troppi gingilli intellettuali, ci orientiamo verso un forsennato headbanging, che nemmeno le melodie vocali di Chino riusciranno a stramazzare.

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