DEFTONES

Prayers/Triangles

2016 - Reprise Records

A CURA DI
GIANCARLO PACELLI
15/04/2019
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione recensione

Gli anni dieci del nuovo secolo stanno dimostrando che la vecchia guardia ha sempre il suo perchè di esistere, e di proporre la propria arte nonostante le solite frasi fatte che negli ultimi tempi la musica è scesa di livello. Quante volte leggiamo o ascoltiamo opinioni incentrate sull'aspetto della mancanza di ispirazione o di iniziativa, soprattutto per quanto riguarda le band che calcano i palchi anche da decenni? Tantissime. Da questo punto di vista, se vogliamo setacciare minuziosamente alcuni nomi importanti, i Deftones sono la punta dell'iceberg di questo discorso. Il combo di Sacramento è una di quelle band che ha dovuto sempre dimostrare di essere all'altezza di tutto e scrollarsi di dosso quella parola, nu-metal, che per molti puristi è sinonimo di scarsa qualità o di pochezza musicale. Ma quando ascoltiamo un brano dell'ensemble a stelle e strisce non intercettiamo nè pochezza musicale nè qualità scarsa. I Deftones possono avvalersi del diritto di insegnare cosa significa sperimentazione e cambiamento, cosa significa approcciarsi alla materia musicale e stravolgerla a proprio gusto e piacere, senza mai e poi mai perdere quella identità costruita durante anni di gavetta e di concerti in tutto il mondo. Il 4 Febbraio 2016, quella band che aveva definito il proprio sound tantissime volte costruendolo e decostruendolo, compattarlo e ricompattarlo, torna con un nuovo attesissimo singolo, preludio dell'ottavo album in studio, un risultato già di se per se assai importante comparandolo alle altre band di fine anni 90 che assolutamente non godevano di un primato simile, intitolato "Gore". Quale sarà l'obiettivo di "Gore"? Semplicemente continuare il percorso intrapreso con i due platter precedenti, ossia "Koi No Yokan" e "Diamond Eyes", che avevano immesso il quartetto in una sana riscoperta delle proprio ampie potenzialità che in un certo senso erano state leggermente messo in dubbio con "Saturday Night Wrist", uno dei cali della band nonostante suonasse "Deftones" in ogni suo punto. Il primo singolo, pubblicato come abbiamo detto pochi istanti fa il 4 Febbraio 2016, ha l'arduo compito di indirizzare i fans e gli ascoltatori più esigenti in un porto sicuro, in cui bene o male le caratteristiche del suono dei Deftones riescono a nascere ed a evolversi in pochissimi istanti, a contorcersi a dovere e a impattare con il muro di suono che, come abbiamo ben stampato in mente, risulta sempre più dettagliatamente formulato e teorizzato dalla temibile accordatura delle due chitarre, soprattutto quella principale di Stephen Carpenter: entrambe in uno stato di crescita da due dischi a questa parte ormai. Le aspettative dunque erano alte, e rispetto agli altri anni, il lasso di tempo che divideva il combo dalla pubblicazione era quasi infinito: la voglia di dimostrare al mondo che dei quarantenni potevano ancora dare tanto al mondo del metal alternativo, era decisamente tanta, e questa convinzione si vedrà, oltre che in questa "Prayers/Triangles" (preghiera/triangoli),  anche nei restanti due assaggi di un "Gore" che si sta materializzando in un modo più che interessanti: convincenti e indirizzati negli stilemi classici della band di Sacramento, dove la produzione avrà il suo ruolo decisivo e con lei anche la componente atmosferica che prende vita nei momenti più atmosferici e di catarsi strumentale. Detto questo immergiamoci nell'accennato singolo che ha addirittura raggiunto la posizione numero 8 nella classifica americana "Mainstream Rock Songs" della Billboard. Fatto questo preambolo non mi resta che augurarvi buona lettura!

Prayers/Triangles

Come c'era da aspettarsi questo singolo aumenta il carico psichedelico secondo per secondo, giusto il tempo per permettere al nostro collettivo di calibrare le proprie armi d'assalto. Prayers/Triangles unisce nei primi istanti i primi impercettibili grammi distorsivi che con repentinamente trovano l'un l'altro al fine di coagularsi in un unico intro avvolgente. Pochi e precisi tocchi di Cunnigham permettono l'introduzione di Chino Moreno altamente ipnotico come non mai, adagia il suo impasto vocale soffuso ad una sezione ritmica che cresce di potenza a piccoli passi. La distorsione strumentale giunge ai suoi lidi massimi quando la chitarra di Carpenter finalmente sguscia di fuori. Pochissimi secondi e di nuovo una stasi ritmica, pur sempre dominata dal metronomo Cunnigham che dietro le pelli porge il proprio estro tempistico. Prayers! (Prayers!) / Lay on the line (Lay on the line) / You'll never be free / You'll never be free / (Free, free, free)": ecco ciò che Moreno sganascia nel chorus che invece di aumentare di nuovo il clima distorsivo riesce ad abbassare le temperature. Ciò che sobbalza è il termine "prayers" (preghiera), e non a caso uno dei modi per interpretare questo singolo è l'aspetto religioso, tema che raramente i Nostri hanno toccato o sviluppato sottoforma di nucleo tematico. Ma invece, continuando a scrutare il testo, interviene quel "You'll never be free" (Non sarai mai libera), che dall'altro canto ci fa intendere questo brano come ad un inno della non stabilità emotiva, soprattutto dal punto di vista sentimentale. Insomma, il giochetto interpretativo non è una novità, quante volte i californiani cercano in tutti i modi di mettere sotto torchio i propri fans. Il brano procede, riesce a rendersi ancora più particolare dopo quel refrain stiloso e opportunamente arricchito da una velatura di pesantezza, soprattutto alle soglie del secondo minuto in cui Stephen preme ancora più caldamente sulle sue corde e permette la creazione di leggeri stoppati che si amalgamano sia con le vocals di Moreno, che utilizza uno screaming sanguigno, che con l'imprimitura del drumming di Cunnigham. Alcuni cori infarciscono la parte finale, che vede tutto l'apparato strumentale a non scemare di velocità esecutiva ma invece di aumentare la propria proposta ammiccando come sempre alle vocals di Chino che dallo screaming in precedenza, giunge a toni vocali caldi e dinamici. Un brano dotato di più momenti che a lungo andare si dimostrano propedeutici per la costruzione del sound complessivo

Conclusioni

Frammenti distorsivi, intermezzi di tastiera corredate da un ritornello vincente e dalle forme pacchiane e voce polifunzionale estremamente performante. "Prayers/Triangles" convince all'istante, si incastona a dovere con la caratteristica di raccogliere le attenzioni, mossa che la band americana ha ormai costantemente nel taschino. è un singolo che trasuda di professionalità, di mestiere, un risultato aspettato per oltre vent'anni, ossia raggiungere una soglia compositiva che rende il processo di scrittura sempre più semplice e pregno di unicità. Il primo singolo di "Gore" rintona il "Deftones Sound" in ogni suo solco, con la sua estetica mai banale ma estremamente affascinante da qualunque punto di vista la si osservi. Ecco come suonerà Gore, ecco come i Nostri sono intenzionati a dare un serio seguito artistico ai due ottimi lavori precedenti, e nonostante non tocchiamo livelli impeccabili come in precedenza, abbiamo sempre dinanzi una materia dal valore prezioso, in quanto ciò che compongono i Deftones non è mai frutto di superficialità, ma di capacità spettacolari nel dare una forma geometrica alle emozioni umane, le intricatissime emozioni umane che sotto l'occhio della band californiana diventano un qualcosa di semplice usuale. In questo caso il nucleo tematico di slancia secondo una duplica visione: il triangolo può essere inteso sia come la triade religiosa per eccellenza (Padre, figlio e Spirito Santo), che va ad alimentare una caratteristica come la religiosità che il frontman Chino Moreno non ha mai ritenuta estremamente importante nel corredo tematico, come abbiamo accennato in precedenza, che come instabilità emotivo/sentimentale, dato che viene messo in evidenza il momento ben preciso in cui un terzo incomodo, il cosi-detto "elemento di disturbo" entra in azione , provando a mettere dei seri bastoni fra le ruote ad una relazione sentimentale, aspetto invece trattato costantemente dalla band. Sin da questo singolo si nota una visione lirica sempre più dinamica e permeata dalla vita vissuta: se infatti gli esordi erano contaminati da temi prettamente giovanili come la ribellione o l'anticonformismo, ora questi raggianti quarantenni possono utilizzare la propria esperienza di vita vissuta in sede di scrittura, una capacità che sembra scontata, dato che trattiamo pur sempre di artisti di un certo calibro intellettuale, ma che invece merita di essere sottolineata proprio per la sua propensione a dare vita a corpus semantici all'avanguardia nella loro particolarità. Il sound stesso è cementato secondo coordinate sfuggenti, infatti quando ci rendiamo conto di certificarlo in un filone specifico e settoriale, ecco che la band stravolge in pochissimi istanti ciò che aveva fatto intravedere: con la band di Moreno si ragiona ad istanti, sul velluto, su momenti tutti decisivi, che, sovrapponendosi, creano il risultato finale. Una caratteristica che in questa "Prayers/Triangles" è spiccante e energetica, in quando dona al pacchetto generale estro ed unicità. Se bisogna trovare un pelo nell'uovo è il chorus che, nonostante sia ficcante e stiloso, risulta poco incisivo, anche se da questo punto di vista, bisogna fare un plauso a Chino Moreno, che riesce ad aggiustare qualunque intoppo si venga a creare.

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