DEFTONES

Phantom Bride

2016 - Reprise Records

A CURA DI
GIANCARLO PACELLI
15/04/2019
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione recensione

Messi in saccoccia i primi due singoli dell'attesissimo Gore, i Deftones procedono con la pubblicazione del terzo e ultimo assaggio del disco citato. Un disco che si sta materializzando con una rinnovata predisposizione a comporre passo in avanti, anche abbastanza importanti, rispetto ai due precedenti dischi, che un po' rappresentano i migliori Deftones degli anni Dieci. Migliori perchè l'alchimia creatasi tra band e pubblico ha trovato un suo nuovo sodalizio, anche più consolidato rispetto agli esordi in cui quella inesperienza giovanili un po' copriva tutto. Ma ora no, la band di Chino Moreno e Stephen Carpenter ha raggiunto una maturità tale da permettersi di dare contorni spessi alle proprie idee, dinamiche e avvolgenti, che incapsulano la solita attitudine di un combo vincente, non solo dal punto di vista dei numeri, dato che ricordiamo i Deftones sono sempre stati animali da classifica, ma anche dal punto di vista musicale, con composizione che hanno l'obiettivo di sorprendere sebbene gli ingredienti usati siano sempre gli stessi. "Phantom Bride" (Sposa fantasma), traccia numero dieci di "Gore", ha una particolarità molto evidente, ossia la presenza di un assolo di chitarra. Nel mondo dell'alternative metal la presenza di sezioni solistiche è un optional molto raro, anzi è assolutamente fuorviante che una band di metal alternativo infarcisca un proprio brano con un assolo di chitarra, ma la band di Moreno si è resa un'altra volta particolare, tanto da mandare forti messaggi a chi li considera una band ormai stagnante su pochi assi ritmici. L'ospite di questa traccia è uno degli eroi del cosi-detto grunge di Seattle, ossia Jerry Cantrell, fondatore e chitarrista degli Alice in Chains, combo che ha scritto pagine fondamentali del rock anni Novanta (basti pensare a release irripetibili come "Dirt" (Columbia Records, 1992), che hanno letteralmente fatto scuola. Due gruppi in un certo senso assimilabili per estro e volontà artistica, e un brano che in un certo senso andasse ad unirli risultò assai appetitoso. Da questo punto di vista è bene riportare una dichiarazione di Chino Moreno che nelle canoniche interviste pre-uscita del platter, affermò la volontà di infarcire il brano con un assolo: "We had this space in the song and we joked about it saying "what if we put on a guitar solo?" We never do guitar solos; I can not play them and Stephen probably does not want to, so we do not have them [in our songs]. It's not that we hate guitar solos, sometimes they come into play and lift a song. In a traditional sense, the third strophe of a piece is a bit like the singing of the guitar. I suggested calling Jerry to see if he would be interested in filling that space. We had known him for years and I thought it would be interesting if he came right to improvise it and that's what you hear in the song" (Avevamo questo spazio nel brano e ci scherzavamo sopra dicendo "cosa succede se ci infiliamo sopra un assolo di chitarra?" Non facciamo mai assoli di chitarra; non so suonarli e Stephen probabilmente sì ma non vuole, perciò non li abbiamo [nei nostri brani]. Non è che odiamo gli assoli di chitarra, a volte entrano in gioco e sollevano un brano. In un senso tradizionale, la terza strofa di un brano è un po' come il canto della chitarra. Ho suggerito di chiamare Jerry per vedere se lui sarebbe stato interessato a riempire quello spazio. Lo conoscevamo da anni e pensavo sarebbe stato interessante se fosse venuto giusto per improvvisarlo ed è ciò che si ascolta nel brano). Ecco come si può be vedere da queste dichiarazioni. l'intenzione del musicista era donare un nuovo slancio alla forma-brano, che di solito non prevede la presenza di assoli o tecnicismo solistici. Cantrell da parte sua non ha esitato molto e ha accettato la gustosa richiesta di Chino Moreno, e il risultato finale, che fra poco andremo ad osservare attentamente, è molto notevole. Fatto questo preambolo non resta che augurarvi buona lettura!

Phantom Bride

Pochi pizzicati di chitarra danno il giusto sfondo concettuale a questa Phantom Bride (Sposa fantasma) ben ricamata atmosfericamente dalle tastiere di Delgado, funzionali ad aumentare o ad abbassare la temperatura emozionale. I vocalizzi leggerissimi di Chino riescono ad essere direttamente proporzionali allo spessore semantico che il singolo cerca di far evincere. Il senso di vuoto, di buio che si prova una volta che una persona si allontana da noi senza uno specifico motivo. Un pezzo di noi che sfuma per sempre, che i Nostri tendono a far trasparire come una sposa che da un giorno ad altro si allontana dal marito fresco di matrimonio. Una malinconia che sembra pervadere l'intro del brano, che come abbiamo già accennato in precedenza, è costruito su un giro di accordi minimale ed efficace. Le pelli di Cunnigham subito si rendono protagoniste, sono costanti e perennemente attive lungo ogni solco di questo brano che vede anche un ottimo basso, ben messo in evidenza in ogni punto iniziale. il bellissimo chorus interviene nel brano rendendo tutto ancora tutto più magico e sofferente. "You spend your life trapped in this void/Where you will stay always" (Passi la tua vita intrappolata in questo vuoto / dove resterete sempre), ecco come sempre nel ritornello è spiegato tutto l'intento della canzone, in cui protagonista è quel vuoto oscuro che ti inghiottisce, facendoti finire sotto le sue grinfie malefiche. Sorretto da chitarre che aumentano l'intensità uditiva, il coro nel ritornello è semplicemente magnifico manifestandosi come una delle vette dell'intero "Gore", soprattutto a livello emozionale. L'impianto melodico è straordinario, rimanda veramente a quei Deftones affamati di comporre di alcuni anni prima, ci stiamo quasi scordando che stiamo avendo a che fare non più con una giovane band ma ormai con ultra-quarantenni. "Phantom Bride", come abbiamo accennato nell'intro, è arricchita da un assolo composto da Jerry Cantrell. Quest'ultimo con molta disinvoltura interviene nel brano imponendo la propria capacità e adattandosi al Deftones sound, che come ben sappiamo, non ha mai usufruito di assoli o virtuosismi vari. Quasi cinque minuti di pura classe, in cui la band californiana aumenta il tasso qualitativo fino a livelli invidiabili

Conclusioni

Come aveva affermato Chino, la prestazione solista di Jerry Cantrell è quasi come se fosse un frutto dell'improvvisazione, registrato a caldo senza troppe torsioni manieriste o tendenti al tecnicismo puro: per questo motivo assume un carattere assai speciale e vincente, soprattutto se inserito in un contesto ritmico che non aveva mai accolto inserti virtuosistici. Il brano funziona, e si mostra come un punto di svolta fondamentale nell'ascolto completo di un "Gore" che odora di maturità esecutiva. La presenza di Jerry Cantrell mette quasi sul piedistallo la propensione a far rivivere gli anni Novanta, anni fondamentali per il mondo della musica alternativa che band come Alice in Chains e Deftones hanno contribuito a forgiare con lavori importantissimi. "Phantom Bride" sdogana anche il concetto del metal alternativo visto come una branchia musicale troppo ferma e restia, statica e mai pronta ad approcciarsi verso nuove linee sonore. I Deftones ancora una volta si prendono le responsabilità di un intero sottogenere e lo portano verso un altro livello esecutivo. Un livello che donerà all'ottavo disco "Gore" un sapore in più proprio perché composto da musicisti dalle ampie vedute musicali. Come negli altri due singoli visti in precedenza, ossia "Prayers/Triangles" e "Doomed/User", la sezione ritmica compone il suo dovere con diligenza e personalità, senza mai stanziarsi su geometrie sicurissime ma spaziando e creando un apparato sonoro altamente sfuggente e, in un certo senso, la prestazione solistica di Cantrell gli fa assumere connotata particolari, proprio perché si pone come un "meccanismo di alleggerimento" mai sperimentato dai Nostri. Il breakdown finale, che si prospetta come uno dei momenti più propriamente heavy dell'intero platter, segue in un modo maniacale ciò che abbiamo odorato nell'introduzione del primo singolo. Quindi si evince una sorta di continuità complessiva, che punta si a stravolgere ove è possibile, ma a volte la band si instaura anche in lidi sonori sicuri e di impatto, secondo lo stile che ormai ben conosciamo. Il songwriting di "Phantom Bride" è di notevole livello, anche in un certo senso superiore rispetto ai primi due singoli, in quanto è un brano sicuramente dotato di uno sfondo lirico assai avvincente e gustoso. Moreno cerca di spalmare in tutti i modi paesaggi lirici d'impatto, e tenendo presente che ha preso parte alla scrittura dei brani in notevole ritardo principalmente per impegni con i Crosses (progetto di rock elettronico nato nel 2010 in cui Chino mette in pratica la sua passione per i Depeche Mode), ben si capisce le potenzialità del nostro. Le parti di batteria risultano azzeccatissime e fungono da metronomo per la otto corde devastante di Carpenter, che soprattutto lungo il più volte accennato breakdown mostra tutta la rumoristica essenza.

1) Phantom Bride
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