DEFTONES

Doomed User

2016 - Reprise Records

A CURA DI
GIANCARLO PACELLI
15/04/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

In seguito al convincente primo singolo "Prayers/Triangles" i Deftones non tentennano troppo e danno subito all'impasto dei propri supporters un nuovo singolo, "Doomed User" (Tossicodipendente destinato all'insuccesso). Se le coordinate sonore del singolo rompighiaccio furono ottime ma non esaltanti, soprattutto per un chorus debole rispetto al resto del brano, con il secondo la band californiana intende fare un passo in più impostando il proprio mood strumentale in un mare più arricchito da soluzioni di chitarra più congeniali e ritmate perchè no anche da fulgidi breakdown burrascosi. Come vedremo tra poco la componente aggressiva avrà maggiore spazio nel risultato finale, grazie anche (e soprattutto) ad uno screaming acidissimo di Moreno molto azzeccato all'atmosfera generale che questo singolo ha intenzione di promulgare. Atmosfera, quella parola cara ai Deftones sin dagli inizi, un temperamento che non ha mai abbandonato il carrozzone americano proprio perchè fondamentale per definire l'astrusa proposta sonora dei Nostri, che in "Doomed User" premono sull'acceleratore e vanno in quarta giocando le loro classiche carte. Se si osserva superficialmente il prodotto da noi oggi analizzato un parametro è ben percettibile: un ritorno al passato, con l'utilizzo di vocals come sempre perfette e morbide in alcuni punti, mentre in altre rasentano una freschezza quasi hardcore in quanto visceralmente impostate in un clima avvincente in cui ogni strumentista fa il suo dovere di dare vita a trame semplicemente azzeccate. Se qualche uditore si apprestava a definire i Deftones una band ormai non più fresca e dinamica dal punto di vista compositivo, basta questo singolo per permettere ai Nostri di sbandierare un nuovo tassello sonoro, che sembra quasi venuto fuori da una band che ha voglia di splendere e di mettersi in mostra. C'è da dire che i Deftones quella tendenza a rimanere sempre se stessi e coerenti con il loro passato ha un qualcosa di speciale, e questa condizione sembra proprio splendere al massimo delle proprie potenzialità in brani come questo, il singolo numero diciotto: un numero importantissimo che da sfondo alla peculiarità primaria dei nostri, ossia confermarsi e riconfermarsi. Di certo non è stato semplice affermarsi internazionalmente con quella nomea a tratti pesante di "nu metal band". Un'etichetta, anche se immettere in una corrente i Deftones è complicato, che ha presentato sempre un ostacolo più che musicale, di immagine. Ma Chino Moreno & company hanno semplicemente risposto sul campo, con la musica, presentandosi in un 2016 assai saturo di novità discografiche, con singoli di questo livello in grado di rompere gli schemi un ulteriore volta, dimostrando la propria forza musicale.

Doomed User

Un breakdown colossale distrugge i primissimi secondi brulicanti di silenzio. Doomed User tuona servendosi di elementi rumoristici, i quali rompono il silenzio quasi come se una dozzina di specchi si frantumassero all'unisono, in un unico colpo. La chitarra di Carpenter è tirata al massimo delle sue potenzialità, innescando una serie di situazioni dal gusto vincente. E in tutto questo qual è il ruolo di Chino Moreno? Ovviamente è colui che viaggia tra le ritmiche altisonanti della otto corde di Stephen, riuscendo nell'impresa di adoperare il giusto atteggiamento. Il suo unico modo di immergersi nel riffing principale è di sana importanza nei primi secondo di questo singolo. Gli scream ci sono, e sono abbastanza inaciditi riuscendo a coprire anche il basso di Sergio Vega, abbastanza anonimo nei primi strascichi del brano, che però progressivamente cresce di intensità. Il titolo del brano può essere tradotto con "Tossicodipendente destinato all'insuccesso". Un indizio semantico che sembra essere una prova autobiografica dello stesso frontman Chino che ha vissuto momenti complicatissimi nel circuito della dipendenza. Quel "play yourself", presente nella prima parte della song, indica proprio "farsi male da soli": una punizione per chi non sa gestire il proprio successo. Il ruggito delle chitarre domina quasi l'intera composizione, che assumono uno slancio differente soprattutto nei pressi del ritornello. Dopo quest'ultimo la potenza strumentale, formata dal tridente basso- chitarra- batteria, sforna un'impalcatura sonora ben sorretta da un riffing di sottofondo che sembra non perdere mai lucidità ma più i secondi passano e più l'atmosfera diventa più pesante. Nei pressi del terzo minuto un breve momento di stasi, in cui si sentono le corde vocali lamentose di Moreno, interviene stravolgendo minimamente il brano. Questo momento termina dopo una manciata di secondi, prima che il chorus venga di nuovo riproposto con una nuova e avvolgente attitudine. Quei lamenti, quelle vocals soffuse rimandano alla sofferenza nell'abbracciare la dipendenza, la quale permette soltanto la realizzazione di una felicità momentanea e assolutamente poco veritiera. Un pezzo scottante, narrante di un tema molto delicato: i Deftones sono anche questo.

Conclusioni

A conti fatti questo secondo singolo è un brano vincente, in quanto non solo brilla di maturità e di freschezza tonale, ma riesce a dare uno sfondo alla ventennale carriera della nostra band, in grado di racimolare idee su idee prendendo spunto anche dal passato. Il breakdown iniziale, abbastanza improvviso e per questo particolare in quanto allontana le introduzioni più docili in grado poi di evolversi in un crescendo vincente, è il fiore all'occhiello della composizione appena perlustrata. "Doomed User" è il risultato di una carriera importante, è una traccia "composta da più tracce", frammentata in modo da rendere ancora più visibile la capacità di ogni membro: in primis uno degli attori principali è senza alcun dubbio Abe Cunnugham, in grado di spalmare il proprio lavoro sulle pelli in tempi velocissimi, scanditi da un utilizzo occasionale del doppio pedale, che tende a far evincere un elemento di pesantezza. La pesantezza è sicuramente in dotazione a Stephen Carpenter, che con la sua "eight-strings guitar" dona una magnificenza strutturale di primo livello, in grado di collidere magistralmente con le corde vocali ora decadenti ora altisonanti di Chino Moreno, che non a caso può essere descritto in questi singolo, oltre che nel completo "Gore", come un "Morrissey accompagnato da chitarre alla Meshuggah": un contrasto evidentissimo che però trova un punto in comune solo nella band californiana. Ma tralasciando da parte questi gustosi parallelismi, lo stile presentato dal nostro è permeato da un songwriting ormai maturo e cresciuto di livello. Si sente questa crescita e ha una sua preziosa importanza addirittura a livello ritmico, soprattutto quando le tematiche proposte spingono verso spigolose aree sensoriali allora la band sterza su ritmiche studiate ad hoc in grado di incupire le situazioni nebbiose e di rendere piacevoli invece le parti più spensierate. Le perplessità sulla riuscita del ritornello, soprattutto dopo che abbiamo ascoltato e riascoltato il singolo precedente "Prayers/Triangles" che non aveva convinto al cento per cento, qui vengono spazzate all'istante proprio per la caratura con cui le corde di Carpenter e il pellame di Cunnigham sorreggono l'impalcatura vocale fluttuante e colorata di Moreno, uno dei ovvi protagonisti di questo singolo.

1) Doomed User
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