DEFEATED SANITY

Passages Into Deformity

2013 - Willowtip Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
13/10/2013
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

A tre anni dall'acclamato "Chapters Of Repugnance" tornano i macellai berlinesi Defeated Sanity con questo "Passages Into Deformity", un altro album della compagine destinato a diventare uno dei pilastri del brutal death del nuovo millennio. Un'impressione che mi é apparsa nella mente già dal primo ascolto di questa carneficina, la quarta della band che prosegue nel suo intrepido cammino che li vede rilasciare un nuovo capitolo ogni tre anni. Ancora una volta si può dire di avere a che fare con un disco completo e praticamente privo di difetti: all'interno di Passages Into Deformity troverete di tutto, ma proprio di tutto. A partire dalla tecnica, che é davvero tanta ma mai fine a sé stessa e sempre conseguente ad una ben precisa logica. Troverete passaggi famelici tirati all'inverosimile, altri più serrati e spesso e volentieri vi imbatterete in mastodontici down-tempo. Finito qui? No, perché qua e là fa capolino anche la melodia e l'atmosfera, per nulla fuoriposto nonostante stiamo parlando di un disco del genere più intransigente e minimale che esista sul pianeta. L'ispirazione a grandi capolavori del decennio pre-2000 quali "Effigy Of The Forgotten" o "None So Vile" (Suffocation-Cryptopsy per i miscredenti) é quasi "naturale", ma ottimamente mascherata dalla tanta personalità ed intelligenza di cui dispone il quartetto (che per la cronaca ha sostituito A.J. Magana con Konstantin Lühring, il quale non ha certo portato una gran dose di capelli a rincarare la dose, ma tanta, tanta cattiveria). Peculiarità che si notano sin dall'istante in cui ci si accorge che riescono a plasmare trentotto minuti di technical brutal death metal nei quali non ci si annoia nemmeno per un secondo, perché i Defeated Sanity sono sempre pronti a sorprenderti con qualche stratagemma. L'enorme lavoro in fase di songwriting viene valorizzato ulteriormente da una produzione ineccepibile, con chitarre downtuned al punto giusto, batteria minimale ma non troppo scarna, un basso che più incisivo e protagonista non si può ed i gutturali grugniti del nuovo vocalist piazzati in una posizione di rilievo ma non eccessiva. I Defeated Sanity adottano la scelta anticonformista di introdurci nei meandri di Passages Into Deformity in maniera tutt'altro che delicata: "Initiation" dà il via alla carneficina con poco più di un minuto in cui mettono subito le cose in chiaro, non avremo scampo dinanzi alla loro furia e avremo ben poche occasioni in cui tirare il fiato. Il downtune lacerante della chitarra ci trascina in un vortice di veleno in grado di aprirci le porte dell'oblìo, ed anche la coppia basso-batteria decide di martoriarci sin dalle battute iniziali lanciandosi in rapidissimi passaggi intricati intervallati da improvvisi cambi di tempo. Un terrificante giro di basso apre "Naraka", brano ispirato a quello che nel buddhismo non é altro che il purgatorio nel quale le anime dannate vengono poste alle più macabre torture. Anche i Defeated Sanity hanno in serbo per noi una bella punizione, fatta di sanguinolenti soli di basso, cavalcate deflagranti che sfociano in mid-tempo marcescenti liberamente ispirati alla tradizione statunitense (in particolar modo ai Dying Fetus), dissonanze apocalittiche e tremendi assalti di doppia cassa. E lentamente iniziamo a sprofondare in un pozzo senza fondo, condotti da un mood oscuro e malsano, in compagnia di una batteria che trascina dietro di sé ogni singola nota come un fiume in piena. "Verblendung" ci dà prova della grande attenzione e scrupolosità che i Defeated Sanity riversano, oltre che al songwriting, al testo, articolato e curato come il sound, e non a caso questa chicca fu scelta come anticipazione del disco nel finire del 2012. Un brano che ci fa tornare in mente un altro capolavoro dei Suffocation come "Pierced From Within", e quelle indimenticabili progressioni solitarie della sezione ritmica in tempi medio-alti. Ma Verblendung non é solo questo, é anche un tripudio di riff caotici e dissonanti, accompagnati da una batteria a tratti iraconda e furibonda all'inverosimile, il cui lavoro consiste in raffiche impetuose di blast beat e doppia cassa a manetta, oltre che di mortifere incursioni anche sul resto del drum kit dell'inferocito Lille Gruber. L'outro che divaga nell'elettronica spiazza un po' l'ascoltatore, prima che il martirio prosegua con la spettacolare "Lusting For Transcendence", capolavoro nel quale la batteria cesella un riffaggio vorticoso e lacerante con grande personalità e precisione, senza farsi mancare incursioni brutali ed inarrestabili progressioni (come quella conclusiva). Quel che impressiona maggiormente é l'estrema complessità delle composizioni senza che si sfoci mai nell'eccessività delle stesse, si mantenga un filo logico e razionale ad ogni singolo passaggio, e come la sezione strumentale passi da fraseggi detonanti a intervalli morbosi in maniera naturale. Il finale atmosferico teso e claustrofobico é da applausi, cosiccome la successiva "The Purging" (della quale é stato realizzato anche un videoclip), altra perla che miscela in un composto cataclismico sezioni di violenza allo stato brado e sezioni meno tirate nelle quali viene a generarsi un'atmosfera tetra e malsana. Gruber dà vita ad un altro drumming di spessore che combina precisione e varietà nell'impiego della sua tecnica. La prima sfuriata sfocia in un intermezzo ipnotico, prima che i teutonici riprendano il massacro dove il mastodontico sound si avvolga di tecnicismi impressionanti per quanto riguarda la sezione ritmica, mai fine a sé stessi e sempre in grado di sorreggere la granitica linea di chitarra. Il raggelante discorso conclusivo, che pare eseguito da un demonio celato nei più cupi meandri infernali ci introduce nel masterpiece "Verses Of Deformity", sesto percorso verso la deformità che prende forma soprattutto nella prestazione gigantesca della sezione ritmica, portatrice di violentissime sferzate all'insegna di blast beat iracondi e doppio pedale a più non posso, e di putrescenti passaggi più lenti. La tagliente chitarra é un mortifero e continuo ronzìo perennemente ispirato che ci squarta virtualmente la carne in maniera inesorabile. Nella parte centrale si procede all'insegna di dissonanze e slow-down a go go, prima di rincarare la dose a forza di bpm sempre più elevati (ma mai troppo) e di un lancinante solo di chitarra e di un finale ritmicamente variegato come di consueto fra progressioni tiratissime ed altre meno. Il brevissimo outro di tastiera e suoni metallici ci traghettano in "Perspectives", brano che in quanto a complessità non é secondo a nessuno all'interno del platter. Con continui cambi di tempo sempre dietro l'angolo, una linea di basso tremendamente incisiva e riff che lasciano spazio sia a tratti dai connotati melodici che ad altri dall'aspetto più malsano (con anche un assolo lacerante all'inverosimile e svariate dissonanze). Le brucianti accelerazioni imbastite dalla sezione ritmica sono un valore aggiunto di questa cavalcata, una sorta di suite che racchiude tutte le sfumature delle peculiarità del quartetto tedesco, macellai che impiegano la violenza in maniera sempre razionale. "Frenzy", oltre che essere la composizione più breve con i suoi due minuti e mezzo circa, é un concentrato di pura brutalità che fa dei cambi di tempo un'assoluta prerogativa. La chitarra a mò di sega circolare viene sparata a velocità impressionante e viene sorretta da una trama ritmica efficace ed ancora ben congegnata che rappresenta a mio modo di vedere una "Reincremation" dei giorni nostri. I Dying Fetus di "War Of Attrition" tornano in mente con l'apertura del brano conclusivo "Martyrium", traccia che rispetta il leit motiv del disco mescolando repentini passaggi tritaossa e tempi medi all'insegna della morbosità più intransigente, come quella a età della traccia dove le growl vocals disumane come non mai del nuovo innesto al microfono si sovrappongono ad un tessuto ritmico pachidermico e fangoso. Il finale pirotecnico con tanto di fade out é di quelli che ti si stampano in mente e non ne escono più, come fossero marchiati a fuoco. Qui emerge l'unico vero difetto del disco, ossìa che dopo trentotto minuti di martirio, raggiungiamo la deformità ed il disco termina, lasciandoci stremati ma tremendamente soddisfatti. Io, più che consigliarvi di gustarvi il massacro anche dal vivo e di comprare questo Passages Into Deformity non so cos'altro dire, quindi regalatevi una carneficina made in Deutschland fatta per bene, non ne rimarrete delusi.


1) Initiation 
2) Naraka 
3) Verblendung
4) Lusting For Transcendence 
5) The Purging 
6) Verses Of Deformity
7) Perspectives 
8) Frenzy 
9) Martyrium