DEEP PURPLE

Perfect Strangers

1984 - Polydor/Mercury Records

A CURA DI
PIETRO LA BARBERA
04/01/2014
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Perfect Strangers, un titolo piuttosto speciale nella discografia dei Deep Purple, un disco che segna infatti il ritorno in studio dopo anni di silenzio, anni segnati da uscite postume che mantennero vivo il nome della band nella speranza, da parte degli appassionati, di un ritorno sulle scene. L'ultima prova discografica risaliva infatti al 1975, anno in cui venne pubblicato Come Taste The Band, disco contrassegnato dalla prova chitarristica di Tommy Bolin, sostituto di Ritchie Blackmore e musicista ideale per portare avanti il percorso targato Coverdale/Hughes. Il nucleo storico della band si era ormai sgretolato da tempo e la morte per overdose dello stesso Bolin appose la parola fine, almeno per il momento, al percorso artistico della storica formazione britannica. La reunion del 1984 ha un importanza rilevante, si tratta infatti del ritorno sulle scene della leggendaria  "Mark II", una line-up che nel biennio 70/72 aveva esplorato l'inesplorabile, concepito e rielaborato l'Hard Rock segnando a caratteri cubitali l'epopea dell'Hard Rock britannico, una fase contrassegnata da dischi memorabili e prestazioni live divenute leggendarie. All'apice del successo, abusi e dissidi portarono all'allontanamento del cantante Ian Gillan e del bassista Roger Glover, Stormbringer segnerà invece l'uscita di scena del chitarrista Ritchie Blackmore. La reunion venne partorita dalla mente dello stesso Blackmore, dopo la pubblicazione dell'album Bent Out Of Shape (1983), decise di sciogliere i Rainbow e contattare i membri della Mark II mettendo da parte ogni dissapore. Gillan era reduce da una carriera solista e dalla fugace apparizione dietro al microfono dei  "rivali storici"  Black Sabbath, con il quale aveva registrato l'album Born Again (1983), episodio di buon livello ma poco apprezzato dallo zoccolo duro dei seguaci dei Sabbath, specie in sede live, dove il cantante venne visto come un corpo estraneo alla band. Per il bassista Roger Glover si trattò invece di continuare a seguire il percorso stesso di Blackmore, visto che aveva fatto parte dell'ultima incarnazione dei Rainbow, eccetto un per un disco solista, Mask, pubblicato nel 1984. Il tastierista Jon Lord era invece impegnato in svariati progetti solisti, aveva fatto parte dei Whitesnake, band per il quale contribuì alla stesura di Slide It In (1984). Il batterista Ian Paice, dopo l'uscita dai Whitesnake, aveva prestato la sua opera ai progetti solisti di Gary Moore, l'ultima fatica discografica con il chitarrista nordirlandese fu Victims Of The Future (1983). Finalmente, per tutti coloro avevano atteso per anni, nell'Agosto del 1984 la reunion divenne realtà,  band entrò in studio per la registrazione di Perfect Strangers, fu Roger Glover ad occuparsi della produzione, l'album venne pubblicato nel mese di Novembre del medesimo anno, distribuito dalla Polydor per l'Europa e dalla Mercury Records per il mercato americano. Musicalmente, l'album è un concentrato di classe dal quale emergono tutte le peculiarità che avevano contrassegnato i classici della decade precedente, il disco suona fresco ed al passo con i tempi, si ha la sensazione di una band mai sciolta e ancora capace di regalare composizioni brillanti e di alta caratura tecnica, alcuni pezzi infatti, non sfigurano con i classici del passato, pur non avendo lo stesso impatto (almeno per il periodo) i brani di Perfect Strangers ci restituiscono i Deep Purple in forma smagliante. Ritchie Blackmore torna a macinare riff e assoli carichi di feeling, Ian Gillan interpreta ogni pezzo con la consueta classe, la sezione ritmica offre una prestazione brillante, per un disco riuscito e degno essere ricordato come un episodio felice nella discografia dei Purple. Andiamo adesso a rivisitare le tracce dell'album, l'opener KNOCKING AT YOUR BACK DOOR offre nelle liriche uno spaccato maschilista piuttosto abusato, ricordi delle emozioni legate all'inseguimento di donne dai tratti complessi. Le protagoniste sono una ballerina capace di impersonare un Samurai (!) e una donna attratta dall'aristocrazia e dalla bella vita. I toni minacciosi e teatrali che introducono il pezzo esplodono letteralmente in una splendida composizione dal sapore squisitamente "Seventies", il rifferama, efficace nella sua semplicità, regala un intreccio chitarra/tastiere di pregevole fattura, la chitarra di Ritchie Blackmore si erge a protagonista in due assoli intrisi di antica magia, con la "complicità" di un Jon Lord, capace come pochi, di esprimere suggestivi tappeti tastieristici. La sezione ritmica è dinamica ma poco incline alle evoluzioni soliste elargite nei dischi del passato, Paice e Glover offrono un andamento cadenzato quanto efficace nella sua esecuzione. Gillan si esalta con una prestazione calorosa e ricca di feeling. Il brano, a tratti  sconfina nell'AOR per un efficace rilettura dello storico Purple-sound rivisitato in una veste al passo con i tempi, un opener che si stampa nella memoria immediatamente, in parole povere, un classico. La successiva UNDER THE GUN offre nelle liriche uno spaccato di visioni antimilitariste, protagonisti sono gli uomini disposti ad uccidere sotto il comando del potente, nel testo risaltano spunti di riflessione contrastanti, dal compiacimento fino all'incapacità di concepire una ragione per eseguire tali ordini. Un minaccioso intreccio di batteria, tastiere e chitarra apre il pezzo per una composizione più aggressiva, questa volta la sezione ritmica si esalta maggiormente, eccellente il crescendo costruito da Blackmore e Lord, nella parte centrale il chitarrista ci regala una teoria di assoli che nel rallentamento sfociano in una citazione classica. Il pezzo riparte minaccioso e coinvolgente, esaltato da un altra fuga solista di Blackmore, che offre una serie di vertiginose evoluzioni sul devastante tappeto ritmico. Ancora una grande prestazione da parte del singer, la sua interpretazione è intensa e carica di sentimento, lo smalto è quello dei vecchi tempi. La successiva NOBODY'S HOME narra di una relazione che sta per concludersi, l'orgoglio e la rabbia prendono il sopravvento svuotando la mente ed il cuore, l'idea di tornare sui propri passi appare però lontana. Il tocco "tecnologico" di Jon Lord apre le danze, il brano appare come una composizione dei Rainbow più radiofonici e strizza l'occhio al lucroso mercato americano, magari risultando meno coinvolgente dei precedenti ma al tempo stesso ben confezionato, a tenere sempre alto il livello ci pensano le tastiere di Jon Lord, un suo splendido assolo riporta alla memoria i vecchi tempi, il "Man In Black" ci regala con la sei corde uno dei suoi imperdibili assoli. Seppur ottima la prestazione generale, il pezzo non risulta indimenticabile, piuttosto una composizione di mestiere. Il passaggio successivo è rappresentato da MEAN STREAK, le liriche sono ricche di doppi sensi dallo sfondo umoristico-erotico, una donna spendacciona e amante della bottiglia, ricompensa il proprio uomo sotto alle lenzuola, una vera e propria croce e delizia! L'intro di Ian Paice ci riporta in pieno Purple-Heaven! Una splendida concatenazione di riff alza nuovamente il livello qualitativo, siamo dinanzi ad un piccolo gioiellino che sembra provenire direttamente dalle produzioni degli anni d'oro. Gli assoli vedono chitarra e tastiere scambiarsi convenevoli per la gioia di chi ha dovuto attendere per anni questa reunion, la voce di Gillan è carica e sprizza energia su ogni nota, innumerevoli gli inserti che il duo Lord/Blackmore introduce in ogni passaggio, dando prova di uno smalto rimasto intatto, il pezzo è così coinvolgente da desiderare che non finisse mai! La quinta traccia vede come protagonista la title-track, PERFECT STRANGERS, un pezzo le cui liriche narrano di un uomo misterioso che compare e scompare nella vita altrui, nel momento in cui si ripresenta dal passato egli preferisce restare un perfetto sconosciuto, sa già di dover partire nuovamente. L'introduzione del brano porta la firma di Jon Lord, l'ascolto procede in un crescendo "Kashmiriano" di straordinaria intensità, il refrain ha un tocco epicheggiante, gli inserti orientaleggianti del duo Lord/Blackmore regalano brividi autentici, Gillan si esprime con classe e calore tra le tessiture barocche esaltandosi nel perfetto chorus. La parte finale è costruita sul riff portante di Blackmore, in questo pezzo il chitarrista modera il virtuosismo in favore di un approccio più semplice e marziale, dando più spazio alle tinte oscure partorite dalle tastiere sulle granitiche ritmiche, un altro classico sul quale, a mio modesto parere, un assolo di eccesso virtuoso del "Man In Black" avrebbe alzato ulteriormente il livello di adrenalina. Di fatto rimane un passaggio imperdibile e gli arabeschi,che ricordano la Stargazer di Rainbowiana memoria, non fanno prigionieri! Con A GYPSY'S KISS i Deep Purple tornano alle liriche dai doppi sensi, vera e propria passione di Ian Gillan è quella di inserire parole che formino una rima utilizzando parole scollegate tra loro e rendendo apparentemente senza senzo il testo. In questo caso viene espresso un senso profondo di ribellione al potere, un disegno metaforico in cui i più deboli trovano la forza di ribellarsi al potente attraverso il Rock'N'Roll e dal bacio di una gitana! Il brano è un perfetto esempio della volontà dei nostri di suonare Hard Rock diretto e senza fronzoli, attingendo da un bagaglio tecnico di livello assoluto. Le ritmiche sostenute e le coinvolgenti armonizzazioni tastieristiche spadroneggiano in ogni passaggio, un tappeto ideale per una performance graffiante da parte del singer. Gli assoli sono travolgenti e ispiratissimi, un vero e proprio botta e risposta tra chitarra e tastiere si erge nella parte centrale, il gran finale vede una nuova dose di virtuosismi, poggiati sulle coordinate ritmiche dispensate dalla coppia Paice/Glover, un vero e proprio trionfo strumentale da antologia. Il passaggio successivo è rappresentato da WASTED SUNSETS, il testo è piuttosto introspettivo, narra della solitudine di un uomo che vive la propria vita nell'attesa di una donna che riempia le proprie giornate, ogni tramonto vissuto nella solitudine è sinonimo di una giornata persa, la speranza è quella di un domani che riempia il vuoto. I toni drammatici della chitarra introducono l'ascolto del pezzo, un carico di passione emotiva reso affascinante dalla classe superba del "Man In Black", capace con la sua chitarra di cesellare una lunga teoria di assoli ricchi di sentimento, sulle tessiture delicate delle tastiere, la voce è particolarmente espressiva e si adatta alla perfezione al triste incedere della composizione, il susseguirsi di virtuosismi domina assoluto il pezzo, confezionando una ballad concepita con gran gusto e la consueta classe. La traccia successiva è HUNGRY DAZE, le liriche narrano di un locale, l'Hungry Daze, teatro di follie, ricordi di notti passate osservando l'esaltazione umana, stupide ragazze che ridono e danzano ininterrottamente, le loro danze sono il frutto di una vita sregolata, sporchi ragazzi che affogano nei bicchieri le loro miserie, una ciurma di perdenti. Ci pensa Ian Paice ad aprire le danze, splendido l'incrocio iniziale tra tastiere, basso e batteria, una introduzione che funge da colonna portante dell'intera composizione, l'assolo di Blackmore è di gran gusto e viene seguito a ruota da una breve parte strumentale che mette in evidenza ogni singolo strumento. La parte finale ripete ossessivamente il riff portante, in un crescendo arricchito da brevi inserti solisti della chitarra, ancora una prova esemplare da parte del singer ma protagonista principale è una sezione ritmica avvincente. Il passaggio seguente è  NOT RESPONSIBLE, il testo narra di un uomo senza scrupoli, un parassita che vive sulle spalle altrui senza preoccuparsene minimamente, disposto al furto o ad usare il prossimo pur di raggiungere il proprio scopo. Un eccellente arpeggio chitarristico si interseca con basso e batteria introducendo l'ascolto, il pezzo ha un incedere maestoso e di grande impatto, esaltante l'accellerazione che segue il refrain, il solismo liquido di Blackmore si esalta in tutto il suo splendore e ci regala una seconda parte da brividi con un grande Gillan sugli scudi, la composizione richiama ancora una volta i primi Rainbow, le soluzioni adottate sono sempre affascinanti ed il vero limite della composizione è che si esaurisce troppo in fretta! Introdotto nelle successive ristampe e in origine b-side del singolo Perfect Strangers, SON OF ALERIK è un pezzo strumentale nato da una Jam dei musicisti! Per settimane essi settarono gli strumenti, i primi dieci minuti insieme dopo anni,sono proprio il pezzo in questione! L'introduzione, delicata e affascinante ci porta nei meandri di una composizione dai risvolti Progressive di alta caratura tecnica, spettacolari le tessiture di Jon Lord sul quale Blackmore dipinge una lunga teoria di assoli intrisi di feeling e passione, il crescendo emozionale raggiunge un climax di straordinaria intensità regalando pregevoli incroci tra chitarra e tastiere in una composizione che raggiunge i dieci minuti di durata, esemplare il lavoro ritmico del duo Paice/Glover. In conclusione Perfect Strangers risulta essere un capitolo pregevolissimo, un lavoro che si può accostare senza timore ai classici degli anni "70", non fosse che l'impatto, visti i tempi, fu sicuramente inferiore. L'Hard Rock proposto in questo disco ha tutte le caratteristiche che anni addietro portarono Blackmore e compagni su vette clamorose, Knocking At Your Back Door, Under The Gun e la title-track sono i nuovi gioielli da aggiungere alla lunga lista delle gemme perpetrate dal Purple-Heaven, un disco da possedere e conservare vicino ai vari In Rock, Fireball e Machine Head. La Mark II colpisce ancora, un quintetto quello composto da Blackmore, Lord, Gillan, Glover e Paice che non si smentisce, peccato che a breve i dissapori prenderanno nuovamente il sopravvento, a noi non resta che godere di questi "perfetti sconosciuti" e della loro superba opera!


1) Knocking At Your Back Door
2) Under The Gun
3) Nobody's Home
4) Mean Streak
5) Perfect Strangers
6) A Gypsy's Kiss
7) Wasted Sunsets
8) Hungry Daze
9) Not Responsible
10) Son Of Alerik
(bonus track)

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