DEEP PURPLE

Deep Purple In Rock

1970 - EMI/Harvest

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
21/05/2014
TEMPO DI LETTURA:
10

Recensione

Pochi anni possono essere considerati importanti come il 1970 nell'ormai lunga storia dell'heavy metal. All'uscita di Led Zeppelin II e alla rapida infilata Black Sabbath - Paranoid si aggiunge un testo sacro dell'heavy con chitarra e tastiera. Negli anni immediatamente precedenti, i Deep Purple hanno raggiunto una certa notorietà nel circuito statunitense (senza ancora riuscire ad imporsi in madrepatria) con la formazione convenzionalmente indentificata come Mark I, composta da Ritchie Blackmore, Jon Lord, Ian Paice, Nick Simper e Rod Evans. Il sound Purple è ancora molto influenzato dal progressive rock e da gruppi (o 'super'-gruppi, come gli Yardbirds) che non disdegnano le commistioni di molteplici background musicali, per esempio il jazz o la musica indiana; il successo oltre l'Atlantico è stato principalmente costruito su una solida attività dal vivo, il cui repertorio è però composto in buona parte da cover riarrangiate e da selvagge improvvisazioni o maratone virtuosistiche come "Wring That Neck". I Purple sono una grandissima cover band, anzi probabilmente qualcosa di più, ma non sono ancora in grado di scrivere brani 'storici'.

La EMI/Tetragrammaton, nel cui roster si trovano anche i Deep Purple, ha appena creato la propria dipendente Harvest, con la quale punta di imporsi nel mercato del rock underground, ed ai Purple è stato assegnato come chioccia il produttore e responsabile della Harvest, Malcolm Jones, uno che ha le idee abbastanza chiare sul tipo di musica da raggiungere. In barba alla rivalità costruita dai media nei decenni successivi tra Led Zeppelin e Deep Purple, sono proprio gli Zeppelin - con il loro album omonimo pubblicato nel 1969 - ad essere di grande spunto per la voltata di pagina della band di Lord e soci. Blackmore stesso riconoscerà che il grande successo del debutto degli Zeppelin spinge i Purple ad una sorta di 'benevola competizione' per suonare in modo sempre più rumoroso ed aggressivo... Un momento focale nel passaggio tra il Mark I e l'età dell'oro della band avviene quasi per caso: Jon Lord scopre di poter bypassare l'amplificatore tradizionale del proprio organo Hammond e collegarlo ad una cassa Lesley prima e ad un amplificatore da chitarra Marshall poi. La distorsione e la potenza di suono raggiunte dallo strumento lo rendono un compagno ideale per le rumorose scorribande di Ritchie Blackmore, e segnano uno stacco netto rispetto allo stile à-la Procol Harum del Lord di fine Anni Sessanta. Tuttavia, l'aggressività che Jones, Lord e Blackmore hanno in mente non si sposa affatto bene con lo stile del frontman Rod Evans, uno che nel rock si trova un po' spaesato, e di Nick Simper, ottimo bassista ma incapace di suonare fuori dalle righe. Vengono quindi ingaggiati in soluzione unica Ian Gillan e Roger Glover, rispettivamente cantante e bassista degli Episode Six, una band che ancora non ha trovato uno stile proprio e che fondamentalmente deve il proprio discreto successo ad uno show solido e ben costruito in cui i pezzi più forti sono riproposizioni del repertorio di Bob Dylan, Paul Simon e altri. La scelta di invitare entrambi viene, oltre che dalle capacità musicali dei due, anche dalla loro abitudine a lavorare fianco a fianco nella composizione dei brani: optando per una coppia già rodata in fase di scrittura, i tre Purple rimanenti si assicurano un valore aggiunto estremamente positivo.

L'ingresso di G&G nella band catalizza il potenziale compositivo di Lord, che nei primi anni è una sorta di mastermind dei Purple. Vengono composte poco a poco "Child In Time" e "Speed King", ma ancora non si materializza chiaramente all'orizzonte il quarto album, successore di Shades Of Deep Purple, The Book Of Talyesin e Deep Purple. In compenso, Lord vede realizzarsi un sogno cullato già da anni, ovvero il connubio tra musica classica e repertorio rock. Ostacolata dai discografici precedenti, l'idea piace molto al 'new deal' della Harvest, ed in particolare a Jones. La presenza di supergruppi progressive rock come ELP e Yes, il cui background classico è straordinariamente forte, non può che incentivare la commistione di due ambienti musicali apparentemente molto distanti (ma che in realtà condividono buona parte del proprio nucleo di valori fondamentali). Viene così composto, in tempi peraltro a dir poco frenetici, il Concerto For Group And Orchestra; per la performance viene ingaggiata la Royal Philharmonic Orchestra, e contattato il famoso direttore e compositore Malcolm Arnold. Lord si dimostrerà negli anni successivi estremamente grato ad Arnold, un gigante del mondo classico di allora in grado di porsi come interlocutore credibile e dalla mente aperta nei confronti di un progetto certo innovativo, ma anche terribilmente pieno di punti interrogativi. Il 24 Settembre 1969, con i Purple già nella formazione Mark II, il concerto viene eseguito davanti ad un pubblico per la maggior parte completamente digiuno di musica colta. Nonostante una certa distanza tra l'orchestra, sinceramente inorridita dal 'rumore' prodotto dalla band, ed i Purple, l'esecuzione viene portata a termine piuttosto dignitosamente. Il grosso intoppo arriva nel momento del solo di Blackmore, che ovviamente ci tiene a chiarire 'come stanno le cose': il concerto è un'occasione in cui musica colta e rock hanno pari importanza, la seconda non è subordinata affatto alla prima. Invece di suonare il solo per il numero di battute indicato sulla partitura,lo prolunga notevolmente attirando più di uno sguardo becero da Arnold e dagli orchestrali! Lord stesso ridimensionerà molto la propria soddisfazione nei decenni successivi, affermando che se avesse avuto meno pressione addosso e più tempo avrebbe scritto il concerto in maniera differente. La critica, nonostante un consistente numero di recensioni per nulla benevole (soprattutto provenienti dall'ambiente classico, come è comprensibile), è comunque generalmente positiva. La performance del Concerto, registrata da un certo signor Martin Birch - che si rivelerà una pietra angolare per il successo dei Purple negli anni successivi - viene comunque pubblicata su disco, e contribuisce ad aumentare la già crescente popolarità del gruppo.

Due sono le principali conseguenze del mastodontico lavoro semi-classico sulle dinamiche interne alla band. La prima è un vertiginoso aumento di tensione nei confronti di Lord, dato dalla paura di tutti gli altri componenti che i Purple vengano 'inscatolati' in una nicchia cui non sentono di appartenere, e che debbano continuare con le stravaganze sperimentali per tutta la loro carriera. Paradossalmente, Lord è proprio il primo a non volere questo tipo di indirizzo per la band, ma fa una fatica enorme a persuadere gli altri; finalmente, dopo alcune settimane di nervosismo in cui Lord arriva più volte vicino ad andarsene o ad essere escluso dal progetto, il tastierista riesce a chiarire di non voler intraprendere altri esperimenti di tal genere. La seconda conseguenza si basa su fattori economici: realizzare il concerto è stata un'impresa finanziaria titanica, che costringe ora i Purple ad un tour serrato in cui suonare praticamente dovunque sia possibile per racimolare denaro e coprire le spese della composizione di Lord. Con un album che aspetta di essere realizzato, questo sottrae tempo ed energie alle sessioni in studio, che diventano sempre più rare. Il palco e l'attività dal vivo diventano dunque l'unica 'sala prove' in cui sia possibile comporre nuovi brani. La struttura molto rarefatta di canzoni come "Wring That Neck" e "Mandrake Root", in cui il gruppo può esibirsi in improvvisazioni anche lunghissime, ispira una manciata di nuovi brani che prendono forma proprio sul palco sera dopo sera, spesso con leggere modifiche (un testo, la durata di un solo, la ripetizione di una parte della struttura, e così via) che consentono ai Purple di trovare la 'versione definitiva' di ogni canzone in un processo spalmato durante tutto il proprio tour. Curioso che alcune di queste perle nascano proprio da rielaborazioni di musica conosciuta o da lunghe improvvisazioni, come per esempio "Flight Of The Rat". Chi conosce la storia del Black Sabbath ritroverà molti punti in comune tra il momento creativo dei Purple e quello della band di Aston, che praticamente elabora il repertorio dei primi due album concerto dopo concerto in maniera estremamente simile al combo di Blackmore e soci.

Non a caso si può cominciare a parlare - da questo punto in poi - proprio di 'Blackmore e soci' piuttosto che di 'Lord e soci'... Il tastierista è indiscutibilmente il leader musicale del gruppo negli anni della formazione Mark I, ma il nuovo metodo compositivo esalta la creatività selvaggia e spumeggiante di Blackmore, un chitarrista già ampiamente formato a 20 anni dopo almeno un lustro di militanza in band da hit parade di grande richiamo come Screaming Lord Sutch, Dominators, Outlaws e Savage. Come se non bastasse, l'attitudine irrequieta di Blackmore sul palco ed il vasto repertorio di stratagemmi per 'condire' i concerti, imparati soprattutto con la band di Sutch, ne fanno una bestia da palcoscenico praticamente inarrestabile, paladino della distruzione chitarristica insieme ad altri vates della tradizione come Townshend e Hendrix. Alla fine della fiera, la personalità straripante di Blackmore emerge sempre più prepotentemente nel processo di creazione dei nuovi brani, soprattutto con l'apporto di riff (oggi patrimonio comune) cui Lord, Glover e Paice - tutti musicisti di già grande esperienza nonostante la verde età - riescono ad adattarsi con grande naturalezza.

Al momento di registrare, il talento incredibile di Birch in sala di produzione compie un miracolo laico. Con straordinaria innovatività, spinge i livelli di saturazione oltre il possibile immaginabile all'epoca, e consiglia la band - che ha optato per l'autoproduzione - di suonare in sala d'incisione a volumi assurdi in modo da ottenere un suono pieno, potente ed aggressivo. Nel frattempo, i Purple schivano una pallottola vagante del calibro di un'etichetta in chiusura: la Tetragrammaton, che deve alla band parecchie migliaia di dollari guadagnati col successo Statunitense, ed alla quale il gruppo è ancora legato da un contratto, serra i battenti esponendo così i Purple alla possibilità disastrosa di essere 'rilevati' da qualunqe acquirente decida di farsi carico dei debiti della casa discografica. Per fortuna è un'altra etichetta musicale, la Warner Brothers, a subentrare alla Tetragrammaton, anche se il ritardo nelle contrattazioni costringe i Purple a rimandare la realizzazione del disco e a cancellare il tour negli USA previsto per il Marzo 1970, rimanendo a suonare in Regno Unito e in Europa. Dopo questa lunga lista di peripezie, tuttavia, l'album viene finalmente pubblicato in Giugno col titolo Deep Purple In Rock. Il riferimento è per metà serio - allo stile suonato dai Deep Purple - e per metà faceto - l'adattamento in copertina dei visi dei cinque musicisti al Monte Rushmore in cui sono in realtà scolpiti i volti dei presidenti Statunitensi Washington, Jefferson, Th. Roosevelt e Lincoln (in rock = nella roccia). Non è da escludere che il riferimento ad un monumento così chiaramente 'americano' sia un tentativo di mantenere un alto profilo oltreoceano, dove una recente ristampa del Concerto For Group And Orchestra ordinata da Warner ha battuto gli incassi dell'album in studio più recente, Deep Purple.



La prima canzone del disco è "Speed King", la cui accozzaglia di suoni iniziale sembra più far pensare ad una jam session tra megalomani un po' strafatti che ad un disco di rock. Ma si sa, i Purple vogliono dimostrare di poter suonare 'davvero' forte... Dopo un'abbondante dose di inquinamento acustico l'organo Hammond rimane da solo per una breve incursione nel repertorio classico (Barocco e citazione del "Für Elise" Beethoveniano), seguita dalla presentazione del tema principale, che nel riff del brano viene affidato alla chitarra. Il testo, a partire dalla citazione di "Good Golly Miss Molly", è una celebrazione aperta del mondo rock & roll di cui Gillan è un fan sfegatato. Non si possono non cogliere i richiami ad Elvis Presley nello stile vocale e nel rimando a "Tuttifrutti". Il contenuto del testo è piuttosto generale e difficile da circostanziare, ma lo si può considerare a tutti gli effetti una celebrazione della vita notturna a suon di musica giovanile e divertimento. Già dal primo brano è evidente come la forza trascinante dei Deep Purple sia la costante, selvaggia interazione tra Lord e Blackmore, dai quali infatti partono sempre le idee per ampliare il repertorio. "Bloodsucker" mantiene un mood molto simile, con un riff principale granitico - facilmente accostabile alla produzione parallela di Zeppelin e Sabbath - sul quale Gillan si lancia con un'aggressività vocale inaudita per l'epoca tra i cantanti bianchi. ll paragone con Robert Plant, naturalmente, è d'obbligo; mentre il frontman dei Led Zeppelin, però, usa due voci completamente differenti nelle parti acute e in quelle gravi, Gillan è molto più coerente nella timbrica e produce urla estremamente potenti - spesso tendenti alla distorsione - contraddistinguendosi con un proprio stile e con caratteristiche autonome rispetto a Plant. Il testo del secondo brano non è chiaro come quello della canzone precedente, anche se fa ovviamente riferimento ad un avventuriero che passa da una donna all'altra senza mai legarsi a nessuna, non si sa se per cause di forza maggiore (vedi la menzione a qualcuno che non deve scoprire dove lui si trovi), per scelta personale o per entrambe le ragioni.

"Child In Time" è ancora oggi una delle canzoni più conosciute - e probabilmente più amate - dell'intero repertorio Purple. Il brano si compone di varie parti, che fondamentalmente seguono il filo conduttore delle improvvisazioni esplosive di Blackmore e Lord, ma si possono individuare arbitrariamente tre macro-sezioni. Nella prima, un tema molto semplice e memorizzabile (non a caso, in un'intervista del 1991 a Guitar World, Blackmore stesso dirà che "la semplicità è la chiave") accompagna un solo melodico di Lord influenzato sia dalla tradizione classica sia dalla pratica blues; Gillan entra in scena con un cantato sommesso nel registro grave, crescendo in intensità insieme alla band fino all'esplosione degli acuti che oggi sono un'icona del metal classico. Ovviamente è difficile, nel caso sia del tutto possibile, pensare ad un uso così estremo della voce nella popular music prima di questo momento... Primo o non primo in assoluto, lo stile di Gillan in questo album è certamente un notevole punto di svolta nella storia della 'voce rock', destinato ad ispirare generazioni di frontman nei quattro decenni successivi. La seconda sezione del brano è una lunghissima cavalcata strumentale che vede, naturalmente, Blackmore e Lord assoluti protagonisti; il primo, in particolare, mostra già i segni di una concezione assolutamente innovativa del proprio strumento, certo influenzata pesantemente da Hendrix ma forse anche un piccolo passo più in là: il 'rumore' viene trasformato in parte integrante ed irrinunciabile della canzone, non è più solo un'affermazione 'politica' e di protesta contro l'assolutismo della musica colta, bensì la naturale complementarietà tra la potenza selvaggia del suono distorto e la perizia tecnica imparata in anni ed anni di studio e di attività come session musician. La terza ed ultima parte riassume le altre due, prima con una sostanziale ripetizione della prima sezione, poi con un altro crescendo (ed accelerando) che porta al totale collasso finale della forma. Lo status del testo è molto curioso: i Purple, oggi è un fatto acclarato, non hanno mai dato un'importanza primaria ai testi delle canzoni, tanto che nel repertorio del periodo Mark II questi sono generalmente appannaggio di Gillan e riflettono molte delle sue passioni - prime fra tutte il rock & roll, le donne e le automobili. Questo brano monumentale, tuttavia, presenta caratteristiche diverse: nonostante il testo sia molto corto e le parti cantate siano quantitativamente molto inferiori a quelle strumentali, il contenuto è diventato una bandiera della musica di protesta. Le poche frasi pronunciate da Gillan sono un riferimento ad una situazione di conflitto, che data la collocazione storica dell'album è facilmente identificabile come la Guerra del Vietnam. I Purple non sono, e non saranno mai, interessati a fare propaganda o protesta politica, ma il testo della canzone diventa immediatamente un inno antimilitarista e viene addirittura adottato come 'bandiera' da diverse associazioni studentesche che si battono contro l'iniquità delle guerre post-coloniali, particolarmente in Centro- e Sud-America dove l'intervento Statunitense sta agevolando la nascita di dittature principalmente nazionaliste e di estrema destra.

"Flight Of The Rat" è un altro brano particolarmente lungo, nato originariamente da una rivisitazione del "Volo Del Calabrone" di Rimskij-Korsakov durante alcune delle numerose serate nel tour de force per ripianare i debiti del Concerto For Group And Orchestra. Anche in questo caso i riff si susseguono vorticosamente, con quello di apertura particolarmente forte e già alcuni elementi di richiamo a "Highway Star", che arriverà solo tra un paio di album. Rispetto ai tre brani precedenti, forse, si può imputare la canzone di non avere altrettanta coesione e complementarietà nella struttura: da un lato si sente che i temi appartengono tutti allo stesso 'bacino' creativo e sono oggi l'ABC del metallo tradizionale, dall'altra parte sono talmente tanti e giustapposti in modo tanto improvviso da risultare a volte un po' disorientanti. La curiosità riguardo al testo è il dichiarato rifiuto della droga: un ragazzo reduce da esperienze stupefacenti decide che è ora di stare lontano da 'quella roba lì' (glielo ha detto persino la mamma). In quest'occasione si nota come i Purple del periodo siano a metà tra le tendenze di flower-power di fine Anni Sessanta - la gente balla ai loro concerti, nel pubblico ci sono molti hippie, "Child In Time" ha un testo anti-militarista - ed il disincanto pessimista tipico dell'heavy metal originario, segnato da tragedie generazionali come appunto la Guerra del Vietnam, la morte di Martin Luther King, quella di Bob Kennedy e, perché no, lo scioglimento dei Beatles... Una legge non scritta del rock vuole che spesso le rockstar predichino bene e razzolino in un range dal male al pessimo: già dai primi successi coi Deep Purple, Gillan comincerà a fare uso scriteriato di alcol e droghe, un problema che ne amplificherà il carattere spaccone ed egocentrico fino a creargli enormi grane con gli altri membri del gruppo, in particolare con Ritchie Blackmore - un altro elemento psicologicamente molto interessante. "Into The Fire", un brano straordinariamente breve rispetto alla media del disco fino a questo momento, è caratterizzato da un andamento cadenzato e pesante. I Purple fanno poche incursioni su questo terreno, mentre altre band come i Black Sabbath praticamente creano il proprio sound proprio a partire dai concetti di pesantezza e laidback, rendendo i temi dei brani imponenti e rocciosi come mammuth. Il testo è passibile di molte interpretazioni, tra le quali sembra aver senso la celebrazione in pure stile Gillan della vita 'a tavoletta' in cui si realizzano i propri desideri fino a bruciarsi.

"Living Wreck" non nasconde un forte debito alla musica afroamericana, in particolare al funk che sta spopolando in USA dalla fine degli Anni Sessanta e al groove afro-rock di Hendrix. Rispetto agli altri brani dell'album, questo mette un po' in secondo piano l'importanza degli strumenti (con un Blackmore, ad esempio, molto più tributario del chitarrista nero che concentrato sul proprio stile originale), esaltando l'importanza della voce. Il testo è un divertente e grottesco ritratto di una donna che si proclama giovane e bella quando in realtà, arrivata in camera da letto, si toglie parrucca e dentiera ("Livin' Wreck" significa appunto "relitto vivente") ed ovviamente non è considerata particolarmente desiderabile. L'ultima canzone dell'album è la frastornante "Hard Lovin' Man", che tesse le lodi di un amante instancabile e non molto interessato a conoscere il nome delle donne con cui intrattiene rapporti. La caratteristica principale di questa lunga cavalcata è la potenza dell'organo, che già nello spavaldo riff iniziale è decisamente fragoroso, ma raggiunge volumi e saturazione assordanti nel solo centrale: il suono è talmente sopra i limiti immaginabili per i parametri dell'epoca da risultare distorto e tagliente persino se si regola il volume dello stereo quasi al minimo! Anche Gillan è deciso a metterci del proprio, con assalti vocali esaltanti prima e dopo la lunga parentesi solistica. Blackmore, per nulla rassegnato a perdere la palma di elemento più molesto della band, chiude il brano con un maltrattamento chitarristico da antologia.



Con Deep Purple In Rock, il gruppo Britannico si erge a pietra miliare nell'heavy metal dell'epoca e in quello dei decenni successivi. Mentre band come Free e Led Zeppelin, ognuna a modo proprio, esaltano le proprie ispirazioni blues, e mentre i Black Sabbath arrivano quasi casualmente ad un sound cupo, sulfureo e basato su riff pesanti, i Deep Purple beneficiano delle varie influenze dei componenti del gruppo per creare qualcosa di indefinibile e di completamente nuovo. In particolare sono la tradizione classica di Lord e Blackmore, quella rock & roll di Ritchie stesso e di Gillan, la grande esperienza di Paice nelle orchestre da ballo e la passione di Glover per country e folk a mescolarsi nel calderone musicale della formazione Mark II. Quasi per contrappasso, uno dei problemi principali nella realizzazione vera e propria dell'album è l'individualismo che caratterizza le prime sessioni di registrazione. L'intento di suonare più fragorosamente di chiunque altro, e la libertà creativa finalmente raggiunta dal gruppo con la nuova line-up spingono ognuno dei componenti a valutare la propria performance singolarmente e a perdere di vista il quadro complessivo, tanto da creare altre forti tensioni tra chi, di volta in volta, vorrebbe sentire il proprio strumento più esaltato nel mixing o estendere qualche parte in cui è protagonista.

Deep Purple In Rock arriva esattamente al momento giusto sulla scena musicale occidentale. Molte etichette, un tempo dedite principalmente alla pubblicazione di musica colta o di hit progettate per scalare i vertici delle classifiche radio (da cui la moda dei 'singoli'), si sono accorte che musica più sperimentale o comunque meno accessibile a tutti ha comunque un mercato, e che quel mercato sta crescendo. La creazione di sotto-etichette dedite specificamente alla produzione di materiale progressive e rock, i cui manager sono giovani dalla mente aperta che vanno spesso al lavoro in jeans, apre uno scenario di vaste possibilità per centinaia di band dal suono pionieristico. Il circuito dei concerti dal vivo viene 'svecchiato' dai promotori della generazione precedente, interessati principalmente a far suonare musica ballabile nei teatri, e preso in mano per una parte sensibile dalle rappresentanze studentesche e dai circoli giovanili. I Purple stessi, prima di diventare il fenomeno mediatico capace di suonare al California Jam del 1974, faranno miriadi di concerti negli auditorium universitari... Una divertente curiosità è il lancio della hit "Black Night": decisi a non pubblicare alcun singolo, i Purple vengono completamente presi in contropiede dall'etichetta discografica, che vorrebbe avere materiale per una promozione facile e martellante. Tocca quindi ritornare in sala d'incisione per una sessione che, appunto, regala al gruppo una canzone ispirata da vari brani di repertorio conosciuti un po' a tutti, non ultimo lo standard jazz "Summertime" nella versione di Ricky Nelson (che Blackmore conosce bene). Le vecchie volpi della Harvest decidono di non includere il pezzo nell'album, in modo da vendere separatamente il 45 giri coprendo sia il pubblico dei fan della band - che comprerebbe comunque sia il disco che il singolo - sia gli ascoltatori occasionali, attirati dal successo radiofonico della hit. In modo assolutamente impensabile per il periodo, il singolo dei Purple entra nella Top 50 Britannica, presto affiancato da "Paranoid" dei Sabbath. Entrambi i brani arriveranno molto, molto vicini alla prima posizione... Una nuova era del rock ha inizio, quella in cui la musica 'sovversiva', 'sperimentale' e di difficile ascolto si impone lentamente al pubblico mainstream, in un lungo processo che porterà alle grandi band da arena negli Anni Ottanta, come i Bon Jovi.


1) Speed King
2) Bloodsucker
3) Child In Time
4) Flight Of The Rat
5) Into The Fire
6) Living Wreck
7) Hard Lovin' Man

correlati