DECEASE

Exhort to Obliterate

2013 - Hatework

A CURA DI
ENRICO "BLACKWOLF" FAGNI
04/01/2015
TEMPO DI LETTURA:
6

Recensione

Ben ritrovati cari lettori! Quest'oggi vi andremo a proporre e a recensire i Decease, band Rumena formata nel 2011 come side project di Radu Vulpe (voce / chitarra), già membro dei Necrovile ed ex membro dei Clitgore, ed in questo caso coadiuvato dalle due nuove “punte” inserite nella nuova formazione: Catalin Vulpe e George Alb, rispettivamente basso e batteria. Essendo attiva solo da tre anni, c'è molto poco da dire sulla storia di questa band: una casa discografica che ha deciso di accordargli fiducia, la “Hatework” (marchio di tutti i loro lavori), singolo denominato "Boiling Hatred" rilasciato nel 2012, l'album di debutto "Exhort To Obliterate" (targato 2013, il quale verrà recensito proprio oggi) ed infine "Age Of Covenant", secondo full length uscito proprio quest'anno. La proposta della band prevede, sulla carta, un Thrash anni '90 a volte tendente al Thrash/Death, con le strutture dei brani però, più attaccate al Thrash Metal classico nudo e crudo, forse un po' più orientato verso la seconda metà degli anni '80. I temi delle lyrics sono anch'essi più classici: politica, guerra, ipocrisia, bugie, dissidenza e così via. Nulla di nuovo dunque ma, come sappiamo, meglio la coerenza fatta bene che l'innovazione fine a se stessa. La band, seppur giovane, si muove discretamente bene nella scena Rumena. Il confronto quindi con le "sorelle maggiori" quali Warganism, Grimegod o gli Abigail, non può essere che positivo. Devo essere sincero: mi fa sempre piacere recensire band emergenti che provengono da paesi in cui, la scena Metal, sta diventando una realtà conosciuta a livello globale. Da paesi come la Romania difatti, non ci si aspetterebbe un gran fervore ed è proprio questo il bello: qui si vola letteralmente sopra le aspettative. La tradizione Hard n Heavy rumena, difatti, affonda le sue radici sin nei primissimi anni ’70, in cui la scena era appannaggio totale di gruppi come i Transsylvania Phoenix (altrimenti noti anche solo come Phoenix), fra i complessi più noti dell’Europa dell’Est, abili rockers capaci di mescolare un sound Rock alla musica folk tipica delle loro parti; impossibile non citare poi gli Iris, ben più “pesanti” dei loro predecessori e nominabili, da molti critici, come il primo gruppo più prettamente Hard n Heavy della storia della musica rumena. Il viaggio non si ferma e giungiamo verso lidi decisamente Heavy, imbattendoci nei Cargo, vero e proprio nome di culto per tutti gli appassionati di sonorità ottantiane. Passano gli anni e le sperimentazioni si fanno più marcate in campo estremo: un altro esempio lampante è la nascita della "Bestial Records", etichetta indipendente Rumena incentrata su Darkwave, Grindcore, Black e Death Metal, che ha assoldato nel suo roster moltissimi nomi che sono stati poi esportati a livello mondiale. Partendo dai più famosi "Negura Bunget" con il loro Black/Folk evolutosi con elementi Progressive ed Ambient, continuando con i DinUmbra (Doom/Death) ed ancora Kratos, Gothic e Interitus Dei. Da citare anche i Magica (annoverati poi dalla Tedesca "AFM Records") ed il loro Power sinfonico per accontentare gli appassionati di sound più tradizionalisti, per non parlare poi della miriade di altre band rimaste più undeground, giusto per citarne alcune: Aabsynthum, Code Red, Deimos, Marchosias e tantissime altre. Ma basta con gli indugi, andiamo adesso a verificare cosa effettivamente ci viene proposto, analizzando e sviscerando questo debut album dei Decease. Carne al fuoco, come abbiamo visto, ce n’è e nemmeno in quantità esigue. Una tradizione importante alla quale i nostri debbono necessariamente rapportarsi. Un peso o uno stimolo? Solo ascoltando questo disco ed esplicandolo in ogni sua componente potremo saperlo. Partiamo dunque alla scoperta di "Exhort To Obliterate".



L'apertura del disco è affidata a "Decline", una strumentale di 2 minuti e 43. Devo dire che non mi dispiacciono le aperture strumentali, poiché possiamo già farci un'idea di quella che sarà la linea generale, il modus operandi che seguiranno le strutture dei brani. Genericamente, una strumentale anche se corta, viene abbellita e variegata per non far sentire la mancanza del cantato e per mettere meglio in risalto le qualità più prettamente strumentistiche della band. Si cerca dunque di offrire una canzone che sia più di spessore, anche tecnico volendo. Inoltre, da una strumentale ben fatta si possono capire meglio e subito le influenze musicali degli artisti. Ne evince dunque che sia importante impostare bene un brano dotato di questi connotati, se lo si vuole sfruttare come apertura. Ma veniamo al dunque: "Decline" è fortemente legata al binomio Sepultura/Kreator, lo si capisce già dai primi secondi, dato il fade in iniziale degli strumenti e la linea di batteria quasi tribale. Elementi che venivano usati spesso nel '90. Andando avanti nell'ascolto però, notiamo che alla fine, il succo della canzone sono in pratica 2 riffs e mezzo. A circa tre quarti di brano udiamo quello che probabilmente è un "pop" di basso, che detto sinceramente non ci sta molto bene. Non che sia un detrattore delle tecniche di basso nel Metal, il problema qui è legato al fatto che dato il suono molto acido, e l'equalizzazione che mette in secondo piano il basso, sembra quasi che qualcuno abbia fatto cadere dei tondini di ferro mentre la band registrava. Un inizio molto "né carne né pesce" insomma, si poteva fare meglio. Andando avanti troviamo "Mentally Infested" e qui la situazione cambia abbastanza positivamente. La voce di Radu, ruvida e brutale, ci travolge come se fossimo in mezzo ad una carica di animali impazziti. Più secca di una sabbiatura, ci riporta però ad un contesto “Deathrash" più che Thrash e basta. Il pezzo è molto veloce e più variato, lo dimostra l'intersezione a circa metà brano, che ricorda i sempreverdi Voivod o i più moderni Suicidal Angels. Buona traccia, una di quelle con cui ti puoi fare un discreto male fisico. Una nota di merito per il solo, bello tosto e sparato, che arriva prepotente e se ne va lasciandoci decisamente di stucco. Un nota di merito anche per le linee di batteria di George, corpose e precise. Per quanto riguarda il testo della canzone, questo è ciò che ci viene narrato: viviamo in un mondo di menzogne, dove la luce delle dottrine mette in penombra la via ed è ciò che sembra innocente, a scaturire il peccato. Incatenati in cerchio in una stanza, i padroni ridono mentre noi, loro schiavi, lentamente ci deterioriamo. Inutile aprire gli occhi, non vedremmo niente, poiché le nostre menti sono del tutto infette. Il tempo passa ma le bugie restano, sempre le stesse e noi le viviamo, ogni volta. L'unico modo per cambiare pagine è letteralmente bruciare le regole, poiché esse sono vane. Ovviamente, se siete dei patiti del politicizzare la musica, anche solo per esprimere la propria opinione, ne rimarrete abbastanza soddisfatti. La terza canzone si intitola "Boiling Hatred" ed il titolo dice tutto. Semplicemente, è una scarica di odio canonizzato secondo gli standard della band, ovvero un odio che sgorga a causa di un'oppressione, da parte di persone maligne che prosciugano l'anima delle persone e rimpiazzano il vuoto con frivolezze manipolatorie quali onestà, amore e gentilezza. Alla fine soltanto l'odio può essere utilizzato come arma, per spezzare le catene che ci tengono legati e permetterci di decidere da soli il nostro destino e quello dei nostri carcerieri. La canzone parte feroce come la precedente, anche se cala leggermente il tempo sul primo riff. La composizione è sempre più tendente al Thrash moderno sporcato a tratti, da un Death crudo e grezzo. Si procede poi a "montagna russa", con una buona alternanza fra tempi medi e veloci, riff cadenzati con un buon groove e sferzate niente male. Le sezioni ritmiche, sono sensibilmente più complesse in questo pezzo, specialmente la sezione armonizzata pre solo. E che dire dei soli? Davvero ben fatti ed attaccano alla gola senza pietà. Bello il riff quasi breakdown su cui poi si svilupperà la seconda sezione solista. Unica pecca, altri “tondini di ferro” che cadono durante le registrazioni. Comunque sia, la canzone scorre liscia e fluida, un pezzo come si deve senza se e senza ma, che riesce a farvi saltare in aria durante il pit senza problemi. Un fade out abbastanza semplicistico chiude "Boiling Hatred" e, proseguendo nel nostro viaggio in questo LP, ci imbattiamo in "Hypocrisy Unknown" e nella sua introduzione "speech". Il riffing ritmico non varia molto dalle canzoni precedenti, che però, nonostante la sensazione dominante di "già sentito "nulla di nuovo", mantiene nel complesso una linea di coerenza, qualità da apprezzare in un album. La canzone di per se non è male, non entusiasma particolarmente ma nel complesso, non annoia ne urta. Alcune piccole armonizzazioni ed i soli di Radu contribuiscono a migliorare il tiro generale della traccia. La sezione iniale è affidata a dei massicci accordi aperti, che si aprono poi in un riff da prima, modulato da stacchi di sola chitarra, poi ripreso ed utilizzato come linea base per la prima ritmica. Si prosegue con le classiche cavalcate 4/4 Thrash degli ultimi anni, per poi tornare al "tupatupa" sfrenato, il tutto ovviamente condito da un cattivissimo palm mute. Anche qui, sezione pre solo e solistica molto ben scritte ed arrangiate. Il testo sostanzialmente non si discosta dai precedenti: i padroni mentono ma con sincerità, chiamano l'ipocrisia più pura: democrazia. Le loro promesse sono solo propaganda e nessuno di loro andrà mai oltre le parole. L'ingiustizia è ovunque ma nessuno sembra curarsene e ciò che i padroni defecano, gli schiavi leccano, metafora per sottolineare il fatto che nonostante tutto, le persone credano ancora alle bugie più mere e meschine. Infine, l'integrità viene distrutta dalle menzogne e l'ipocrisia, alimentata con esse. Passiamo oltre e giungiamo a "Intermezzo For The Deceased", breve strumentale (più che un pezzo vero e proprio una introduzione voltaa presentarci la traccia successiva) ove possiamo udire un leggero arpeggio di sottofondo, power chords aperti e distesi ed una voce distorta a circa 3/4 dell'intermezzo. Dopo questa pacata introduzione di nemmeno un minuto, torniamo nel pozzo della violenza con "Atrocious Deeds" ed il suo testo a sfondo bellico. La guerra è un sintomo, non una malattia secondo i "Decease", sintomo di avidità estrema. Ed in un apocalittico scenario dove i propiettili cadono come pioggia acida, i padri seppelliscono i figli, consumati ed uccisi da questa avidità. Questi schiavisti, incravattati e rivestiti in giacche eleganti, mandano al macello migliaia di ragazzi, ordinando loro di combattere per la giustizia e la libertà, mentre essi si riparano dietro le fila, lucrando sordidamente sulle loro morti. La canzone parte in quarta, pestando e scalciando. Qui abbiamo anche un ritornello, che non guasta, soprattutto per il fatto che è molto ben incastonato in mezzo al caos generale della traccia ed inoltre, è davvero "catchy", ossia: rimane in testa anche molto tempo dopo l'ascolto. A circa due minuti di canzone, i tempi diventano medi e cadenzati pur non staccando dall'andamento generale. Sotto l'assolo però, qualcosa va male: i piatti della batteria di George, hanno un che di dissonante, come se fossero fuori tempo o comunque controtempo. Anche l'attacco del riff che conclude la sezione solista, risulta un po' cadente, complice il fatto che non vi è, anche se sarebbe servita, una piccola modulazione, un riff di passaggio che conduca fra un riff e l'altro e non un cambio così netto e repentino. Il tutto risulta un po' confuso in sostanza. La strofa cantata principale va a chiudere il tutto che, nonostante la pecca sul finire, strappa delle belle scapocciate. Da segnalare la presenza, in questa song, del chitarrista Andy Ghost, proveniente dagli Altar. Bene, siamo giunti alla settima canzone del disco: "Sadistic Enjoyment". Anche qui il testo parla di persone oppresse nelle peggior maniere possibili, che piantano semi di cui altri raccoglieranno i frutti, a cui vengono offerte chiavi che non aprono nessuna porta, a cui viene data una pace forzata se osano ribellarsi al regime. Il resto del testo continua sulla stessa linea: descrive il furto del denaro e della vita degli oppressi, da parte di questi crudeli padroni, incita alla ribellione e all'aprire gli occhi su ciò che succede davvero e che una violenta soluzione, dove le parti si invertono, sia la miglior rivalsa possibile. Anche "Sadistic Enjoyment" parte come una fucilata. La piccola sezione introduttiva dove la chitarra lascia per un attimo spazio al basso di Catalin, ci voleva davvero, ottima intuizione. Il resto è un insieme di 4/4 tempestoso e veloce, con riffs che variano dal classico old school Thrash fino ad un più cupo Thrash/Death. Inoltre da notare l'atmosfera un po' più tendente alla cupezza e allo scuro. Il soli sono mirabolanti, come sempre, specialmente il secondo, introdotto da un altro piccolo stacco, sempre di solo basso. La parte finale consiste nel ritorno sul quinto riff, variato da una piccola sezione finale che ci riallaccia all'introduzione. Una conclusione netta e pulita per una bella song, niente da dire, traccia fantastica. Al penultimo gradino di questa scalinata ripida e vorticosa, troviamo la title track dell'album: "Exhort To Obliterate". L'intro rumoristica, inquietante e sinistra, lascia il posto, dopo un breve stacco di silenzio, ad una massiccia ed imponente macchina d'assalto di riffs imbufaliti. Anche qui notiamo la presenza di un ritornello nella struttura compositiva. A mio parere, qui il power trio da del suo meglio: è la canzone meglio composta e più in linea con se stessa, dall'inizio fino alla fine, nonostante varie articolazioni compositive. Ad esempio, i riff più "Kreatoriani" alla "Extreme Aggressions", lasciano spazio poco più in la a degli stacchi "Sepulturiani", che ci ricordano i bei tempi di "Beneath The Remains". Un piccolo stacco di basso ci invita a lasciare per terra le ossa con il seguente intermezzo da pogo selvaggio, seguito poi da un altro riff estremamente "Sepultura". Anche la sezione solista è veramente devastante e rimane fissata in testa come un chiodo nel cervello. La parte centrale è grooveggiante e pesante come un macigno, ottima per infliggersi qualche frattura esposta nel pogo più dissennato. Poi si torna sul caos barbarico fino ad un finale col botto, letteralmente. Difatti, il suono di un'esplosione, con sottofondo mitragliatrici che sputano impunemente piombo rovente, chiude baracca e burattini e si porta a casa il titolo come "miglior testata contro il muro dell'album". Ok, anaizziamo il testo ora: la spietata voce del cantante/chitarrista, ci narra di odio ed avidità, di bugie, falsità e si, sempre il resto del solito elenco di tematiche. Bugie che uccidono, che avvelenano le menti, promesse mai mantenute ma sempre propagandate, mentre le persone nel frattempo muoiono. Ma noi restiamo ciechi, illusi dalle grida dissennate dei nostri padroni, ancora a credere nelle loro menzogne. La track conclusiva dell'album è la (sempre breve) strumentale: "Denied Existence", che si riallaccia al finale della canzone precedente. La formula è la stessa di "Intermezzo For The Deceased" ma si differenzia per il fatto che la voce narrante si prolunga per tutta la durata dell'outro. Un finale d'album essenzialista e che riassume la filosofia di base della band, anche se, detto sinceramente: viste le lyrics non ce n'era bisogno. Il tutto era stato ampiamente spiegato nel corso dei testi facenti parte dei brani analizzati, tuttavia uno spaccato musicale “isolato”, atto a chiudere un disco comunque molto intenso, non giunge mai troppo “stonato” alle orecchie dell’ascoltatore. Traccia breve ma comunque decisamente posta nel posto giusto ed al momento giusto, chiusura più che degna di un album di debutto che funziona e che ci presenta una band comunque in salute e sicuramente vogliosa di approcciarsi al vasto mondo del panorama metal con un piglio più che aggressivo ed ottimistico, perché no. Voglia di fare e propositività, elementi che non giungono mai e poi mai a “difettare” un’opera, qualsiasi sia il genere proposto.         



Bene, siamo arrivati al momento di trarre le conclusioni e di motivare il voto assegnato a questo lavoro. Do ad "Exhort To Obliterare" un 6 pieno. Perché? Ve lo spiego subito: iniziando dai pregi, quest'album ha dei soli paurosi che non annoiano mai. La produzione è buona, non è esattamente ai massimi livelli di professionalità, il che è un bene perché da un tocco di grezzo e sporco, che non guastano mai per il genere. Ottima la batteria a parte per qualche incertezza ed il basso che, anche se non è valorizzato moltissimo, fa il suo lavoro. La parte vocale è davvero massiccia e feroce al punto giusto e la band rimane coerente con se stessa dall'inizio fino alla fine. Ora però veniamo alla parte dolente: i difetti. Le metriche vocali a volte non sono proprio il massimo, questo però è un difetto di poco conto. Il basso a volte spicca dal nulla e può dare fastidio, la batteria in certi punti è confusa e trasmette una sensazione sgradevole all'ascoltatore ed inoltre, i testi come certe volte le ritmiche, possono risultare pedanti. Certo, è anche vero che una band dice ciò che vuole e nel Thrash, parlare di innovazione è del tutto inutile. C'è però una sottile linea fra la coerenza e la noia, ed in questo caso a volte la lancetta pende di più verso la noia. Il riffing ritmico non è molto fantasioso, anzi a volte si ha la sensazione di ascoltare pezzi di altri album più famosi, appiccicati bene ma pur sempre copiati ed incollati. I testi alla fine parlano della stessa identica cosa e questo è un male. Di certo non voglio limitare una band che viene da una situazione totalmente diversa dalla nostra, soprattutto se proviene da un paese che ha trascorsi di conflitto, però questa politica un po' spicciola, questa scuola di pensiero secondo la quale noi siamo tutti delle vittime di poteri forti, non riesce davvero a comunicare più nulla di significativo. Ma ehi, potete anche tirare fuori 17 album su un qualsivoglia argomento, dal più impegnato al più futile e ridanciano, asserendo che essi siano gli unici veri temi di cui valga la pena discutere nel proprio paese, non sarò di certo io a dirvi di non farlo.. Tuttavia, se si opta per questa “libertà” di pensiero, è bene non aspettarsi un interesse così eclatante per i testi proposti, dato che necessariamente anche la nostra libertà di non condividere deve essere rispettata. Concludo dicendo che questo voto vuole essere una spinta a migliorare e, con fiducia, ascolterò poi in sede non lavorativa il secondo album di questa band, per vedere con i miei occhi come si evolvono questi ragazzi, che restano dei buonissimi musicisti della scena estrema. Non c'è cattiveria né senso di prevaricazione in questa recensione dunque, anzi vi consiglio di darglielo un bel ascolto a questo CD, non ne rimarrete delusi. Detto questo, vi saluto ed alla prossima recensione!


1) Decline (instrumental)
2) Mentally Infested
3) Boiling Hatred
4) Hypocrisy Unknow
5) Intermezzo for the Deceased
(instrumental)
6) Atrocious Deeds
7) Sadistic Enjoyment
8) Exhort To Obliterate
9) Denied Existance
(instrumental)