DECEASE

Age Of The Covenant

2014 - Hatework

A CURA DI
ENRICO BLACKWOLF FAGNI
05/02/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Ben ritrovati cari lettori, ad un nuovo appuntamento col vostro BlackWolf! Mi è stato proposto non molto tempo fa, di recensire anche il secondo lavoro dei Rumeni "Decease" e mi sono detto: perché no? Dopotutto non possiamo mica lasciare le cose a metà! Nella scorsa recensione, mi sono trovato ad ascoltare un buon Thrash/Death con strutture moderne ed un growl roco e ruvido per il comparto vocale. "Exhort To Obliterate" è stato un buon punto di partenza per il trio Rumeno (composto dai fratelli Radu e Catalin Vulpe, rispettivamente chitarra/voce, basso e da Georg Alb alla batteria) ma date alcune imperfezioni e lacune, sia di pura strutturazione dei brani sia di suoni, l'album non è riuscito a ritagliarsi un suo particolare spazio. Nel giro di un solo anno però, i "Decease" hanno ingranato una marcia totalmente diversa ed hanno sfornato un lavoro, che possiamo definire un vero e proprio punto di partenza, saldo e ben elaborato. "Age Of The Covenant" è un lavoro più affine alla band, specialmente a Radu che proviene da progetti ben più estremi. La differenza è sostanziale: se il primo disco, era pesantemente influenzato dai componimenti Thrash dal 1990 in giù, adesso siamo su sonorità decisamente più Death. Le contaminazioni di band come "Napalm Death", "Terrorizer", "Nile" e "Suffocation", non sono per niente nascoste. "Age Of The Covenant" è una sorta di completamento di un prologo per come la vedo, un cambiamento prima di iniziare davvero, che definisce del tutto la posizione dei "Decease", lasciando però spazio aperto ad un'altra eventuale evoluzione futura. Con l'uscita di "Age Of The Covenant" è arrivato anche il secondo video ufficiale per la band: "Consume The Weak", terza traccia dell'albm. Piano piano, la band si sta accaparrando lo spazio che gli spetta fra le svariate altre band dell'underground Rumeno e non, tenendo il confronto con formazioni d'assalto come quelle dei "Necrovile", degli "Infest", degli "Zombie Attack" o dei giovanissimi "Chronosphere" e "Biotoxic Warfare". Anche l'artwork è molto più elaborato rispetto al precedente. Dal disegno molto più particolareggiato e complesso, mostra una creatura gigantesca che distrugge una città e trasforma i cieli in fuoco. La massiccia presenza di colori chiari nella parte centrale crea un bell'impatto visivo con gli scuri che contornano il disegno. Un contrasto violento e netto che descrive in tutto e per tutto, il carattere di questo album. Ma adesso, andiamo a districarci fra le canzoni di questo disco e a sviscerare nel dettaglio, tutto ciò che compone questo tornado musicale fatto di devastazione sonora. 



Come detto precedentemente, ad accoglierci in questo nuovo viaggio, c'è una traccia denominata semplicemente: "Intro". Questa introduzione si apre con rumori di sintonizzazione, simili a quelli di una frequenza radio. Poi, spezzoni di trasmissioni, alternati da altre interferenze e cambi di "canale" rivelano un leggero sottofondo, fino ad arrivare alle ultime parole della intro, distorte, che si chiudono con un'interferenza finale. Semplice ma sempre affascinante a mio parere. Proseguiamo con la prima vera canzone e seconda traccia: "Hypnotic Paranoia". Già dalle prime note possiamo notare le differenze sostanziali fra "Age Of The Covenant" ed il suo predecessore. Se prima sentivamo forti contaminazioni da parte di "Kreator" e "Sepultura", ora udiamo qualcosa che si avvicina di più ai Napalm Death e ai Morbid Angel. Il riff introduttivo variato è davvero niente male e lascia spazio ad secondo che fa da spalla ad un piccolo solo. Il main cantato è da testate nel muro pure e semplici, come per il secondo riff cantato del resto. La voce di Radu è ancora più potente e profonda, lascia letteralmente spettinati. Dopo intermezzi in palm mute e la prima sezione solista veloce ed implacabile, c'è un piccolo stacco di basso che ci sta davvero tutto, poiché possiamo sentire ed apprezzare, fin dalle prime battute, il suono ricco e martellante del basso di Catalin. Proseguiamo con una breve modulazione ed un breakdown grooveggiante che un po' ci fa riassaporare, i passati sentori di "Exhort To Obliterate". Ne segue un ciclonico vortice di note, una piccola sezione cantata e il secondo solo sotto una classica ritmica più melodica e "Thrasheggiante". Degno di nota il fatto che i soli non hanno perso di brillantezza. Una veloce e tagliente rullata e si torna sul main riff cantato che va a chiudere il brano. Ottima traccia, nulla da dire. Georg si conferma ancora una volta un ottimo elemento per velocità e tocco, che oserei definire pesante e violento quanto un muratore alle 6 del mattino. Le nuove sonorità, che rimangono sempre molto moderne all'orecchio, sono corpose e ruvide e la produzione migliore da un bel effetto a "muro sonoro".  Senza indugiare, passiamo ad analizzare il testo per vedere se qualcosa, anche li, sia cambiato. Si parla di uno stato mentale statico, una paranoia ipnotica che rende incapaci di pensare, vedere, elaborare. Uno stato psichico che drena umanità, induce in concetti artefatti e demenza. Ogni singola parola  lacera internamente e non c'è né speranza né ragione, solo gioia nella propria malattia ed un'apatia che contribuisce nel farsi divorare da questo sonno paranoico. Bene, che dire: la novità non è a livello di tematiche ma bensì, a livello di scrittura. I termini sono leggermente più ricercati e incastonati meglio l'uno con l'altro, creando così una sensazione migliore rispetto alle lyrics precedenti, dove si sentiva un po' troppo una stagnante critica sociale fine a se stessa. Soddisfatti, passiamo a "Consume The Weak", terza canzone dell'album da cui è stato tratto anche un video. Anche in questo caso il testo è strutturato e scritto in maniera migliore rispetto al passato. Concepire microorganismi artificiali ed infettivi, per variare il corso degli eventi, la natura delle cose. L'aria diviene contagiosa e i corpi prima viventi, sono trasformati in statue senza moto, in stallo perenne. Nuove cellule mutanti crescono dentro gli organismi, azzerando le capacità umane e trasformando le persone in deboli carcasse. Il tutto accompagnato da abusi etici, morali e medici, parole vuote e bugie per continuare ad indurre il controllo e la tortura. Annientando la personalità, si è liberi dunque di controllare e soggiogare le masse e mentre il corpo muore, la tortura mentale continuerà fino all'ultimo respiro. Dal punto di vista musicale, già dai primi riff sentiamo che la canzone è decisamente troppo "Morbid Angeliana", con riff praticamente uguali a quelli di "Rapture" e di altre canzoni dell'album "Covenant". Possiamo dire che non è proprio gravissimo ma toglie decisamente qualche punto al voto. Il resto della canzone scorre bene, a parte per qualche passaggio praticamente uguale a quello di "Hypnotic Paranoia" che lascia un po' dubbiosi. La seconda strofa cantata diversifica l'andamento generale della song e apre a nuovi intermezzi e riff cantati molto più originali. Rimane un po' il sentore di collage specialmente per il fatto che, ci sono moltissimi riff singoli di breve durata. Ma essendo discretamente amalgamati non è un grosso problema. A circa tre quarti di canzone sentiamo un'intersezione che ricorda i pesanti passaggi intrisi di flanger di "Spiritual Healing" e "Human" dei "Death". Anche il solo è di estrema matrice "Death", forse un po' troppo, come la ritmica sottostante. Si torna poi sulla seconda parte della sezione cantata che andrà anche in quest'occasione, a concludere il brano che nonostante qualche dubbio, rimane una discreta martellata sul cranio. Un leggero arpeggio riverberato apre "The Covenant", quarta traccia dell'album. L'arpeggio introduttivo ci rimanda alle atmosfere iniziali di "Little Julie" e "Secrets Of A Window" dei "Sarcofago", contenute nel celebre album "The Laws Of The Scourge", poi una successione di riff mid tempo accompagnati da accordi aperti più melodici, ci conduce alle prime strofe cantate, che si concatenano in una successione semplice e lineare, che non guasta di certo. La metrica vocale è veloce e famelica e viene distesa su un tappeto ritmico frenetico e caotico. Le tempistiche si intersecano bene, creando un bel tiro generale. Dopodiché, a metà brano troviamo un intermezzo più "thrasheggiante" e ricollegato al primo LP. L'intermezzo si riallaccia al secondo riff per poi lasciare spazio ad un breve solo rumoristico. Si chiude il tutto con lo stesso arpeggio iniziale che sfuma fino al silenzio. Il testo ci narra di realtà tessute e progettate, di spazi vuoti ed artificiali in cui la mente è rinchiusa, di illusioni, immagini, colori e dolori indotti. Le immagini del passato, statiche, marchiate a fuoco nel cervello vegono distrutte da questa nuova pseudo mente e col tempo, ciò che prima era umano, ora è solo un flebile ricordo proibito, che suscita paura e disperazione. In un'epoca di negazione, le memorie del passato vengono unite flebilmente dal tormento. La serenità dunque può essere trovata solo dietro un'apparente facciata di normalità, dove la normalità non è più umana ma macchinosa e scialba. Lascia che le tue azioni trascendano il passato, distruggi ciò che hai sempre temuto, questa è "Breeders Of Malevolence". Linguaggi infetti che sopprimono pensieri, mondi costituiti da gusci e vermi morti e mondi dove vi è solo dolore. Nati in un futuro sconosciuto e strappati della propria umanità, lacrime di dolore fluiscono in pensieri di suicidio, dove si prega per morire. Sopprimendo i propri pensieri, si è il proprio dio nella propria tortura. Musicalmente, "Breeders Of Malevolence", è un pezzo che ci rimanda ai veterani del Death U.S. degli anni '90, come "Malevolent Creation", "Jungle Rot" e "Suffocation", dati i suoi palm mute possenti e la spietata velocità d'esecuzione. Qui, la batteria gioca un ruolo fondamentale con le sue mostruose martellate di doppia cassa, velocissima e travolgente come una carica di animali imbufaliti. La strutturazione del brano è semplice e diretta: riff introduttivo, strofa cantata, un ritornello accattivante, di nuovo il main riff cantato, un paio di intermezzi di cui uno cantato, ed il solo mirabolante come sempre ma abbastanza corto. Poi ci si tuffa di nuovo nel caos con un altro intermezzo con una piccola sezione in cui sentiamo una voce "narrante", sezione che apre per il main riff cantato ed il ritornello. Dopo un breve ritorno sul riff introduttivo, una lunga uscita rumoristica che genera una discreta inquietudine, specialmente per le urla di terrore che si odono sul finire della traccia. La cosa singolare è come i "Decease" in questa canzone, abbiano mescolato diversi aspetti del Death old school. Potremmo figurare meglio il tutto, asserendo che se prima l'album tendeva più sul "Covenant", ora ci siamo spostati su "Gateways To Annihilation" (si lo so che abuso dei "Morbid Angel"). Una bella introduzione tirata e veloce ci fa sbattere la faccia sulla devastante "Global Annihilation". Letteralmente, un fiume in piena accompagnato da una bella tempesta di fulmini e grandine. Classica traccia che va avanti imbufalita dai primi battiti fino alla conclusione. Anche qui, ci riallacciamo un po' su "Exhort To Obliterate", specialmente in alcuni intermezzi. Il primo riff, lascia spazio ad un piccolo stacco solo chitarra che poi verrà ripreso da tutti gli strumenti. Parte il terzo riff che andrà a comporre la base per il comparto vocale, poi un piccolo ritornello e di nuovo sul main cantato più ritornello. Poi, una massiccia parte centrale prima cantata, poi lasciata in balia di un terremoto di note, con riff che stordiscono e battono in testa, come un martello su di un'incudine. Qualche armonizzazione qua e là, oltre alla struttura più complessa del brano, contribuisce a variegare ancora di più il tutto. Il solo è meno veloce e più disteso ma comunque bello. Radu è instancabile e la metrica vocale è tirannica in questa traccia, non lascia respiro. Un bel pugno nello stomaco, non c'è che dire! Veniamo dunque al testo: si ritorna sul politico. Se le precedenti lyrics avevano un leggero sapore di futuro vicino ma lontano, "Global Annihilation" ci riporta al presente. Le memorie del precedente album tornano a farsi sentire ma questa volta è diverso, poiché "Age Of The Covenant" è un album dall'animo diverso, più evoluto. In "Global Annihilation" si parla di strategie tensive, terrorismo, complotti e trame nascoste per permettere l'arricchimento di élite politiche. Dagli ciò che vogliono e loro ti lasceranno a marcire, recita un verso della prima strofa. La sanità decade, l'ansia spiana la strada a pensieri intrusivi e disordini compulsivi, non ci sono più leggi ne ordine e tutti sono utilizzati, come burattini mossi in un mondo in rovina. Le religioni generano odio, i governi decidono delle vite, intolleranza e frustrazione portano all'annichilimento globale. Potere e controllo, il tavolo è pronto, il piano attuato. La falsità dilagante e la disonestà stuprano le menti, riducendo le persone a vuoti sostenitori di menzogneri, il cui destino poi è quello di venir privati di tutto e cancellati definitivamente, una volta che i loro piani sono conclusi. La settima traccia si intitola "Human Scum" e penso che abbiate già tutti intuito di cosa parla il testo.  Dopo il riff introduttivo e due belle variazioni, vi è la prima strofa cantata ed un ritornello. Si torna sulle variazioni del riff introduttivo con il primo solo, poi di nuovo strofa e ritornello. Un bell' intermezzo/breakdown con piccoli stacchi di solo basso, seguito da una sezione pre solo dove il basso si discosta dalla ritmica principale e spicca prepotentemente, ricordandoci un po' il buon vecchio Steve Di Giorgio ai tempi dei "Death". Secondo solo a muso duro e poi un altro intermezzo. Una piccola sezione cantata ed il terzo solo quasi "Masvidaliano" volendo. Ritornello e chiusura secca del brano che non lasciano spazio alla pietà. Veniamo alla lyrics, che come saprete già, non parla di certo di qualcosa di diverso da ciò che ci è stato proposto dal primo lavoro. Tiranni che opprimono il genere umano, ridotto ad uno schiavo supplicante, con leggi codarde. Bugie, assenza di cura per la vita altrui e desiderio di sterminio della razza umana, sembrano guidare le mani di questi padroni nascosti nell'ombra, ai quali nessuno può puntare il dito contro. Questo disorientamento genera rabbia, violenza e debolezza. Poi il testo sembra prendere una vena accusatoria personale, recitando: "Io spaccherò i vostri crani, sputerete sangue, vi siederete sulla sedia elettrica. Voi ladri di merda, cos'avete fatto per me? Così tanta insensatezza, non vedo nessun futuro". Introduzione parlata con batterie militaresche in raise, così parte "Cerebral Stagnation". Il primo riff, dopo un'intro dalle percussioni "militaristiche", è un bel mid tempo pesante e grooveggiante, seguito poi dal main riff cantato, una variazione ed un'altro piccolo pezzo cantato. La struttura si ripete fino ad arrivare a qualche interlude quasi breakdown e a delle intersezioni serpentine armonizzate davvero niente male, dove sentiamo il basso di Catalin emergere dalla linea ritmica. Si torna sulle tempistiche medie e cadenzate prima del solo, melodico e disteso nella prima parte, rumoristico nella seconda. Ci riallacciamo alla prima parte della struttura del brano, con il primo riff cantato, poi torniamo sull'intermezzo quasi Progressive Death che va a concludere il brano. Passiamo ad analizzare le parole di questa canzone: esseri umani e razionali, con paradossi e domande ed un caos interiore che non viene mai soddisfatto. Tutto ciò attira la mostruosità. Un sangue avvelenato induce alla paura e alla sfiducia nel prossimo e nell'umanità. Evoluzione e retribuzione costruiscono una solida gabbia in cui si è imprigionati. L'innocenza, il primo pensiero umano, evolve in una distruttiva frode. Una lenta morte contornata di agonia, esseri decadenti e ferite che sanguineranno in eterno. Ed in questa così chiamate vita, si alternano superficialità, paure e dolore, mentre l'orologio ticchetta verso la fine di tutto. Bene, arrivati alla nona traccia abbiamo raggiunto la "fine morale" dell'album, poiché "Causal Nexus" è l'ultima traccia intera di questo LP, poiché la decima è un outro, denominato appunto: "Outro" (non fa una piega). Vermi che divorano internamente esseri infettati dalla sete di potere, che non riescono a vedere la malattia intrinseca nel genere umano. Un male senza cura che perpetra l'autodistruzione, la stupidità, un morbo inarrestabile. Nati sbagliati con l'obiettivo di divorare qualsiasi risorsa e mantenendo una linea di decadimento costante. Ma ciò che questi esseri hanno creato, si rivolta contro di loro ed arriva il tempo, di giocare secondo le regole, un solo errore ed essi saranno tagliati fuori. Ci sono troppi sbagli non pagati oramai e questi infetti adesso, sono costretti a guardare impotenti un mondo che insorge e risorge, contro di loro. Passiamo alla parte musicale: un'introduzione velocissima e caotica ci investe come un treno in corsa. I riff cantati sono una mannaia dritta al collo. Un piccolo stacchetto in accordi aperti divide la prima dalla seconda parte cantata. Poi ci ricolleghiamo sulla prima parte del brano con il secondo riff e poi il riff introduttivo. Un'altra intersezione dal sapore "Prog", un'altra strofa cantata, intermezzo di basso ed un solo mirabolante che attacca col pugno di ferro. Torniamo sul primo riff cantato che va a mettere la parola fine al tutto. Traccia esplosiva come una bomba, niente di più e niente di meno. Adesso è la volta di "Outro", l'epilogo ultimo di "Age Of The Covenant". Nulla di diverso da quello che abbiamo già sentito in introduzione d'album. Accordi aperti in raise che fanno spazio a parole tratte da qualche video. Piano piano la musica sfuma e l'ultima cosa che sentiamo è un solenne: "Questo ci porta ad un'unica conclusione: noi, ora siamo fantasmi". Dopo di ché, si inscatola la merce, si chiudono i banchi, si carica tutto in macchina e si torna a casa tumefatti ma contenti.



Ok, siamo all'atto finale di questa recensione! Un bel viaggetto quest'album, non c'è che dire. Ho cercato di essere solo descrittivo nella track by track, poiché volevo parlare concretamente di tutto ciò che riguarda il giudizio, qui nella chiusura. Cominciando dalle note negative: ci sono un bel po' di riferimenti compositivi all'album precedente. Si lo so, sono pignolo ma se dopo aver ascoltato quest'album, vi andate a sentire "Exhort To Obliterate", vi accorgerete che effettivamente ci sono dei riff presi e variati nemmeno più di tanto. Ma un conto è quando si replica qualcosa di un proprio lavoro, un altro è quando lo si fa col lavoro di qualcun altro. Alcuni riff ricordano decisamente troppo altre band maggiori. Questo non significa plagio, in queste circostanze, questo significa un po' troppa poca fantasia. Non si pretende l'innovazione certo, però qualcosa di un po' più personale non avrebbe guastato, visto che in fondo questo è il secondo capitolo della discografia "Decease". Un'altra piccola nota sono le lyrics: come per il predecessore, sono praticamente monotematiche nonostante non sia un concept album. Anche il modo di scrivere i testi dovrebbe essere un pochino migliorato a mio avviso, poiché a volte si ha la sensazione che le lyrics, siano composte da frasi rabbiose sconnesse fra di loro. Ma come abbiamo già detto, questo è abbastanza sormontabile di fronte al resto di questo lavoro. Parlando di questi pregi: mixaggio e produzione lodevoli, suoni da paura, Georg statuario (quella doppia cassa in quartine sotto l'intro di "Cerebral Stagnation" fa la sua figura, come il resto d'altronde), finalmente sentiamo il basso di Catalin in maniera degna e la voce di Radu, potentissima e maciulla ossa. Lo spostamento sul primo Death Metal completa il quadro "Deathrash" e dona più naturalezza alla band, poiché la vena più Thrash sembrava non calzare proprio a pennello. Come già menzionato nella intro, "Age Of The Covenant" è un "Exhort To Obliterate", come avrebbe sempre dovuto essere. Rimane la coerenza, rimangono le lyrics "concatenate" e la vena distruttiva e avvelenata dall'odio che rende il tutto una miscela esplosiva. Inoltre ci sono dei veri e proprio salti qualitativi che rendono l'opera, un vero prodotto finito e degno di essere ascoltato, comprato e sentito in live. Quindi, considerando ciò, il mio voto è un 8 pieno con sentiti complimenti alla band. Bene, per questa recensione è tutto, un saluto a tutti e al prossimo articolo!


1) Intro
2) Hypnotic Paranoia
3) Consume The Weak
4) The Covenant
5) Breeders Of Malevolence
6) Global Annihilation
7) Human Scum
8) Cerebral Stagnation
9) Causal Nexus
10) Outro

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