DEATHSPELL OMEGA

Veritas Diaboli Manet in Aeternum: Chaining the Katechon

2008 - Norma Evangelium Diaboli

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
11/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Continua la nostra analisi delle produzioni uscite nel 2008 a nome Deathspell Omega; dopo le due compilation uscite per la Northern Heritage Records "Manifestations 2000 - 2001" e "Manifestations 2002" contenenti materiale risalente al primo periodo tradizionale con Shaxul come cantante, proveniente da split e compilation nel primo caso, ed inedito rimasto nel limbo nel secondo, è il momento ora della "Norma Evangelium Diaboli" di pubblicare una postilla inedita al secondo capitolo della trilogia "Fas - Ite, Maledicti..." ovvero l'EP "Veritas Diaboli Manet in Aeternum: Chaining the Katechon - La Verità Del Diavolo Rimane in Eterno: Incatenando il Katechon" che continua il percorso musicale dei nostri legato ormai ad una cacofonia Avant - Garde dai toni orchestrali e progressivo - pischedelici, dove lo stordimento sensoriale ad opera di momenti convulsi ed improvvise pause è l'arma usata per dipingere oscuri paesaggi interiori; ritroviamo quindi la formazione composta da Mikko Aspa (voce), Hasjarl (chitarra), Khaos (basso), impegnati con il tema del Katechon, ovvero il concetto escatologico del Cattolicesimo espresso da Paolo di Tarso nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi nel passo 2:6-7, legato al misterioso concetto di "colui che trattiene l'Anticristo" una figura non esattamente identificata, ma che deve essere rimossa per permettere la venuta del Figlio della Perdizione, necessaria per l'inizio della Battaglia Finale, da qui il titolo che descrive proprio l'imprigionamento di essa per permettere l'inevitabile fine dell'umanità, fine che i nostri non legano certo al trionfo di un Dio benevolo, bensì all'Oblio. Il gruppo dunque continua la sua rivisitazione satanico - intellettuale di molti punti della liturgia cristiana e della sua filosofia, alzando sempre di più la posta in gioco con temi di difficile interpretazione anche per i teologi stessi, riuscendo sempre a tenere testa alla sfida grazie ad una proprietà discorsiva che ha dell'incredibile, chiunque si nasconda dietro i loro testi dimostra di avere delle competenze non comuni di tipo dottrinale e ontologico, svolgendo perfettamente il ruolo dell' "istigatore del dubbio". Abbiamo quindi un completamento del tema di "Fas - Ite, Maledicti..." che trattava del rapporto Peccatore - Satana trovando un connubio tra la caduta figurata delle due entità legandole indissolubilmente in un gioco di riflessi, parlando del suo araldo e della sua venuta, sempre rispecchiata nel cuore nero dell'umanità, pervaso di corruzione, dolore, male e morte.

Abbiamo dunque un unico brano (originariamente pubblicato lo stesso anno in uno split con I S.V.E.ST) di oltre venti minuti chiamato come la seconda parte dell'EP, ovvero "Chaining the Katechon - Incatenando il Katechon" riprendendo la tradizione della musica Progressive di creare lavori incentrati anche su un'unica composizione molto lunga sviluppata tramite vari cambi di tempo e sezioni che creano un mondo autonomo, dove però è richiesta una grande abilità per mantenere un tema comune senza scadere nella ripetitività e nella noia, rimanendo in equilibrio tra variazione e songwriting coerente, e cercando di evitare il barocco fine a se stesso: per fortuna i nostri hanno l'abilità tecnica e concettuale per fare ciò, e qui lo dimostrano senza remore. Si parte ad azione già cominciata con un rifting dissonante come ormai ci aspettiamo dal gruppo, mentre Aspa è impegnato con la sua voce rantolante in una nera declamazione, presto altrettanto familiari melodie atonali compaiono nella composizione creando una bellissima atmosfera su cui si staglia l'andamento ora strisciante del cantato; verso il minuto e quaranta una cesura anticipa l'arpeggio di chitarra decisamente progressivo e vellutato ad opera di Hasjarl, intervallato da assoli dissonanti e dalla cadenza controllata della batteria, il tutto mentre il motivo melodico continua ad evolvere pur mantenendo intatti I giri angolari alla base delle dissonanze. La voce di Aspa, sempre dedita ad un growl gutturale, è ora come sdoppiata e l'andamento di chitarra accresce con diverse scale dando l'idea di qualcosa che avanza, questo fino ai tre minuti e cinquanta quando prende spazio il basso di Khaos greve e pesante con un sinistro arpeggio che lascia subito spazio ad un'esplosione ritmata sottolineata da abili fraseggi di chitarra e dai giri circolari pieni di dissonanze, creando la perfetta colonna sonora per il trattato oscuro e criptico del testo. L'andamento conosce diversi cambi di direzione repentini, ma rimane sotto controllo fino al sesto minuto e mezzo, quando parte un crescendo di batteria dai toni epici e marziali supportato dai giri circolari di chitarra, creando una marcia che sfocia in una corsa potente fatta di riff che sembrano seghe elettriche impazzite e da un drumming prima protagonista di esercizi tecnici progressivi e psichedelici, poi dopo una cesura di blast beat potenti che bombardano letteralmente l'ascoltatore insieme alla voce totalmente disumana di Aspa; non mancano contrappunti distorti di chitarra, la quale passa in pochi secondi da cavalcate ad arpeggi progressivi continuamente disorientando l'ascoltatore e ingannandone I sensi uditivi fino a non far più distinguere cacofonia e melodie. Tutto questo si protrae fino ai nove minuti quando parte una nera preghiera con canti gregoriani in sottofondo, dopo la quale riprende l'andamento dalla metrica irregolare dove il caos sempre controllato è strutturato tramite chitarra e batteria sempre ben presenti, fino a sfociare al decimo minuto nell'ennesimo cambio di direzione che prevede una Jam Session di arpeggi ad accordatura bassa e batteria tribale che creano un'atmosfera rituale sulla quale si organizza la voce gorgogliante di Aspa; viene poi invece ripreso il precdente andamento irregolare con chitarre sferraglianti dai ritmi atonali e taglienti come cavi d'acciaio, che dominano I passaggi più concitati in uno stile vicino, ma meno claustrofobico, a quello di "Fas - Ite, Maledicti..." e ai suoi vortici sonori, richiamando a pieno l'etichetta Avant Garde, organizzato però questa volta più sugli arpeggi a media velocità e sulla batteria elegante dai momenti psichedelici ed ipnotici. Verso I tredici minuti e cinquanta un momento Ambient anticipa un nuovo andamento in crescendo dominato dai riff di natura dissonante che richiamano più il Post Hardcore piuttosto che il Black Metal, cosa che di sicuro farà inviperire I puristi, il quale sfocia in un nuovo duello tra drumming poliritmico e chitarre fuori da ogni controllo e schema lineare; parte poi una sfuriata di blast beat fitti e giri circolari taglienti con un nuovo bombardamento ai sensi sviluppato tramite lo stop and go continuo dove le pause progressive sono dominate dagli arpeggi di Hasjarl, come detto prima il Black Metal tradizionale fondato su loop continui e fredde atmosfere è stato completamente superato dai nostri, ora alle prese con nere dissonanze sgraziate che da una versione occulta della scuola Post Metal di oltreoceano e vicina per alcuni versi al così detto Math Rock, pur con tutti I distinguo del caso. Verso I diciotto minuti e mezzo troviamo un andamento convulso con chitarre ripetitive, fraseggi di basso e batteria stagliata su di essi, parte poi invece un nero motivo orchestrale con archi sinistri e solenni che danno alla composizione un gusto operistico e lirico dai toni drammatici che accentua l'enfasi del cantato declamante di Aspa, fino al silenzio improvviso: parte quindi una sessione tecnica di batteria inizialmente sola, ma a cui poi si accompagna un bell'andamento lento e cadenzato di basso e chitarra dal sapore Doom, I quali strisciano mentre parte un sorprendente cantato pulito che duetta con il growl maligno del cantante, greve e dai toni bassi, creando un'atmosfera si oscura, ma anche elegante e ragionata, la quale si trascina fino al finale del lunghissimo pezzo. Come anticipato il testo è ostico per chi non è familiare con la teologia e ricco di immagini e allegorie tratte da essa ed usate per organizzare un discorso accademico sul tema principale, sono scomparse le facili blasfemie in favore di qualcosa di più inquietante, un calmo e ragionato discorso molto lungo portato avanti con la naturalezza di un dotto che illustra ai suoi discepoli la sua lezione. Vengono quindi creati quadri verbali che ci mostrano un devastato mondo interiore che è presagio e riflesso di quello esterno che verrà, una maligna glorificazione di tutto ciò che è decadimento e corruzione, la razza umana e la terra che subiscono in se stessi la venuta dell' araldo di Satana contenuto in tutti noi, in ogni atomo del nostro corpo intriso di peccato e sofferenza e in ogni atto di squallore morale e fisico; un esempio è dato dal passo "It is a vain Earth. A vision, final, of deceit. There can be no refuge In this grotesque liquid flowing Where shapes melt into each other Where cause becomes consequence. To err with the insane In hostile immensities How legitimate is the faith into despair? A bond of hallowed essence between all that pulsates it is the primeval degradation the erosion, the crumbling, the everlasting scission. It is disturbance and anxiety As absolutes, for the world is becoming. Still, a temple stands And a star shines. - E' una terra vana. Una visione, finale, del tradimento. Non può esserci rifugio in questo grottesco e liquido fluire, Dove sembianze si fondono tra loro Dove la causa diventa la conseguenza. Vagare con il Folle In immensità ostili Quanto è legittima la fede nella disperazione? Un legame di essenza santificata tra tutto quello che pulsa è la degradazione primigenia l'erosione, lo sbriciolarsi, la scissione permanente. E' disturbo ed ansietà Come assoluti, poiché il mondo sta mutando. Comunque, un tempio sorge E una stella brilla." dove anche chi non comprende ( o meglio "Intellige") l'ostico significato può per proprietà poetica percepire, anche grazie all'apparato sonoro, un senso di inevitabile rovina che attende, un allucinato, ma allo stesso tempo lucido nella sua follia, mondo dell'inversione dove è una nera fede a condurre il viaggio intellettuale verso l'oscura catarsi, la comprensione del nichilistico senso - non senso dell'esistere. Il percorso di sofferenza e patetica decadenza investe tutta l'umanità, destinata al ritorno al nero grembo della Morte suprema entità spirituale definita Satana, che inghiotte la menzogna della vita e porta al trionfo la purezza del nulla originale ("Scattered they walk towards The incestuous womb. The fertile womb of two And three and all. The weight of these bodies In the shallow waters Shatters the poise. There is a tear of fire In the sky of the worlds. There is a tear of fire And your tongue of light Caressed by the silent leprosy Of your palate Whispers about the gulch of lies The tranquil occupation of agony The dire liquors of a mass-grave And the perilous pedagogy of the abyss. - Dispersi camminano verso l'utero incestuoso. Il fertile utero di due E tre e tutto. Il peso di questi corpi Nelle acque vuote Spezza l'equilibrio. C'è una lacrima di fuoco nel cielo dei mondi. C'è una lacrima di fuoco e la tua lingua di luce accarezzata dalla lebbra silenziosa Del tuo palato Sussura del gorgo di menzogne La tranquilla occupazione dell'agonia I grevi liquidi di una fossa comune E la perigliosa pedagogia dell'abisso."); l'uomo può purificarsi solo accettando la propria mortalità ed inutilità, tramite un percorso sempre in divenire ("Le verdict ne vient pas d'un coup, le processus lui-même se transforme au fur et à mesure en verdict. - Il verdetto non è immediato il processo stesso si trasforma come il verdetto") dove l'esperienza del singolo rispecchia il fato dell'intera razza, sovrastata da una nera luce a cui non si sfugge ed attende tutti noi, come possiamo dedurre da "The act of a free man Connected to the balance of the world Projects itself into the infinite But the fracture Its ontological ballast The dispersion and the overcoming Bring a harvest of increasing conflict A descending spiral of splinters Lacerating the meridians. The temple stands Its walls a prison For the Katechon While the plowshare grates On the crystal hard and vivid tear And blood pours from the furrows While the star shines high No place to cover from Its rotten light. - L'atto di un uomo libero Connesso alla bilancia del mondo Progetta se stesso nell'infinito Ma la frattura La sua muraglia ontologica La dispersione e il sovrastare Portano un risultato di conflitto crescente Una spirale discendente di schegge che lacerano I meridiani. Il tempio sorge Le sue mura una prigione Per il Katechon Mentre il vomere preme duramente sul cristallo come una vivida lacrima E il sangue scorre dagli aratri Mentre la stella splende alta Nessun luogo per coprirsi dalla sua luce corrotta. ". In verità I passaggi e le immagini usate sono molte e di difficile interpretazione, sta a il singolo ascoltatore trarne una conclusione, ma questo non significa che si tratti di parole senza un senso ben preciso dietro, I Ds0 hanno ben chiaro il loro messaggio, semplicemente non hanno intenzione di renderlo facilmente capibile, poiché l'inganno, la costruzione, il velo sono le armi del loro dio infernale.

Tirando le somme è chiaro che questo lavoro è l'ennesimo immancabile tassello nello sviluppo musicale e tematico dei nostri, I quali si allontanano sempre di più dal punto d'origine del Black Metal verso qualcosa di totalmente diverso, un Avant Garde teologico votato al culto del Maligno - Morte e delle sue manifestazioni terrene rappresentate tramite un caos che ricerca la bellezza nel dolore delle chitarre scomode, atonali e fuori tempo che si svelano in arpeggi dalle bellissime melodie, un pathos oscuro dove non vi è distinzione alcuna tra I due concetti, riprendendo il mondo tematico di inversi e corrispondenze traviate che domina la liturgia dei nostri; è facile capire perché il gruppo ha entusiasmato molti e attirato l'odio di molti altri che li considerano una manifestazione di vuota arroganza e un tradimento della spontaneità del genere da cui sono nati, constatando poi il loro perenne silenzio e incomunicabilità al di fuori delle proprie opere e accrescendo questo astio, ma in un certo senso l'unico modo per affrontarli è "credere" all'evidenza e non stare a cercare il trucco dietro lo specchio: che piaccia o meno i Deathspell Omega hanno ridefinito il concetto di Metal Estremo e rimarranno materia di argomentazione negli anni, probabilmente attendendo nel silenzio come una sorda e laconica risata piena di disprezzo verso tutto, anche se stessi.

1) Chaining the Katechon 

correlati