DEATHSPELL OMEGA

The Furnaces Of Palingenesia

2019 - Norma Evangelium Diaboli

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
12/08/2019
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Il black metal è sin dagli albori un genere capace come ben pochi tipi di musica al mondo di dare voce ad istanze oscure ed antisociali, normalmente ripudiate, opposte, tenute taciute in nome di un sistema dove l'opposto, ciò che non si attiene alla regola, non è ritenuto degno di espressione. Se teniamo conto di questo aspetto, i francesi Deathspell Omega rientrano tra le manifestazioni più coerenti del "metallo nero", nonostante per molti, musicalmente, si discostino pienamente dal black vecchia scuola. Sono musicisti imbevuti di un'ideologia rigorosa e ampiamente ramificata, che ha al suo centro un satanismo spirituale arricchito da dissertazioni dottrinali e dalla filosofia esistenzialista di Bataille, dal pensiero di Nietzsche, Sartre, e molte altre fonti culturali. Una visione spietata dove Satana è il vero Dio, un'entità che rappresenta la morte e la sofferenza, realtà dell'universo che mortificano e degradano la falsità dell'esistenza, un errore cosmico che deve essere ridotto in cenere. Ecco quindi che gli aspetti più vili e turpi vengono esaltati e glorificati, invertendo concetti della dottrina cristiana e passi sacri, in modo tale da creare una sorta di "anti-teologia" inversa. Se Dio è il creatore della realtà, una realtà dove ogni giorno vince ciò che definiamo il Male, l'unica conclusione logica è che Dio sia il Male stesso, suprema realtà di un cosmo freddo e ostile. Tutto questo si accompagna al mistero sulla band, della quale sono certi come componenti solo il chitarrista e fondatore Christian Bouche a.k.a Hasjarl, e il cantante Mikko Aspa. Per il resto il bassista ha il nome Khaos, mentre sulla batteria addirittura si disquisisce da tempo sul fatto che per molti sia una drum machine. Pochissime le interviste dei Nostri, e le interazioni in generale che sui limitano all'annuncio improvviso dei loro lavori pubblicati sulla Norma Evangelium Diaboli, etichetta di punta del cosiddetto orthodox black metal, ovvero il black metal con testi legati al satanismo religioso. Ed è proprio così che è stata annunciata la loro ultima uscita, ovvero il nuovo album "The Furnaces of Palingenesia - Le Fornaci Della Palingenesi" che segue a due anni di distanza il predente "The Synarchy Of Molten Bones". Un disco che presenta un suono che fa un passo indietro rispetto al caos estremo del disco venuto prima, riprendendo alcuni elementi post-metal di "Paracletus" integrandoli con uno stile più minimale ed asciutto, ma che non rinuncia alle dissonanze e alal ritmica elaborata caratteristica del gruppo. Un album che presenta inoltre una nuova angolazione che allo stesso tempo presenta sempre la loro filosofia di base, applicandola però a fatti storici molto concreti e reali, cosa che ha scatenato l'indignazione di non pochi in un'epoca dove nell'ambiente black metal qualsiasi sospetto di "politica nera" porta a crociate e boicottaggi. La narrazione infatti verte su un sistema totalitario che spiega beffardamente la sua metodologia con la quale soggioga l'individuo e gli offre un nemico contro il quale combattere, sacrificando volontariamente la sua libertà, che anzi diventa un fardello da eliminare. Non poche parti fanno pensare al regime nazista e ha quello che è successo durante la Seconda Guerra Mondiale, anche se lo scenario può essere applicato al presente e alla recente rinascita di ideologie conservatrici in tutto il mondo, le quali stanno acquistando sempre più terreno in campo politico. Argomento come detto scottante, soprattutto quando chi lo tratta non lo condanna in modo esplicito e facile, come molti dei prima menzionati individui vorrebbero. Molto difficile immaginare i Deathspell Omega con intenti umanitari alla luce di quanto detto riguardo alla loro ideologia; allora dobbiamo pensare che, magari influenzati dalle idee oltranziste del loro cantante Mikko Aspa spesso mostrate con il suo progetto Clandestine Blaze, siano passati al così detto NS black metal? Molto difficile anche questa ipotesi, dato il distacco concettuale verso le ideologie terrene prodotte dall'umanità e il disgusto verso quest'ultima in toto. In passato in realtà i Nostri hanno già toccato temi simili nel EP "Mass Grave Aesthetics", nel quale la lunga unica traccia esaltava i massacri storici, in primis l'Olocausto, in quanto denigrazione della natura umana e manifestazione terrena di Satana e della sua malevola volontà. Qui il discorso viene ampliato, mostrando anche una certa derisione verso chi commette questi atti convinto di perseguire un fine più alto, di elevarsi perché superiore, quando anche egli è destinato al massacro, alla miseria. Un gioco che ha un solo vincitore, ovvero la Morte, che equivale a Satana, distruttore dell'umanità e manifestazione della vera natura dell'universo.

Neither Meaning Nor Justice

"Neither Meaning Nor Justice - Ne Significato Ne Giustizia" fa partire il nostro viaggio nel distopico, ma terribilmente reale, mondo tematico del disco. Una celebrazione della mancanza di significato o di giustizia nella realtà, concepita come il risultato della volontà di un Dio crudele, un insieme di crimini che si susseguono tra di loro. Celebrazione, perché questo da luogo all'opera del Regime, che ha il compito di rielaborare la natura umana e il mondo stesso, imponendo un ordine artificiale che nasce dall'uomo, contrapposto allo stato naturale delle cose, visto come malsano, degenerato. Un suono epocale e greve ci avvolge tra atmosfere noir e cantato graffiante, mentre fraseggi maestosi si districano tra le altri parti musicali. Viene evocata una sorta di parata, o meglio una processione che avanza pachidermica, mentre un terribile e mostruoso tiranno declama il suo discorso dittatoriale ed intransigente. Il mondo è un luogo senza significato o giustizia, una realtà intellegibile dove l'unico Dio concepibile è il creatore di una storia fatta di crimini sfortune; ed è per questo che il compito dell'uomo è quello di portare giustizia e significato ribaltando la realtà. I suoi si mantengono dilatati, mentre riff geometrici di matrice post-rock avanzano trovando spazio tra gli elementi dissonanti. Sembra che l'azione dell'uomo verso la natura venga ripresa dalle costruzioni articolate che si contrappongono alle sezioni caotiche, e non a caso si continua narrando di come il primo sia contrapposto all'ordine naturale da sempre, rendendo necessaria un'azione di distruzione e ricostruzione dell'uomo stesso, trattato come un arto malformato che deve essere adattato a quell'ordine. Si agirà quindi in modo tale che i principi delle proprie azioni diventino leggi universali della natura, creando un mondo così perfetto da scardinare l'essenza stessa del l'uomo, evento che è una promessa della Provvidenza stessa. Ora parti orchestrali sottolineano con enfasi cinematica i riff graffianti e le vocals da orco, creando una tensione che da peso alle parole tramite un uso ponderato delle tastiere che aggiungono una pennellata oscura al quadro già nero dei Nostri. La breve traccia, che può essere considerata come una sorta di introduzione sia tematica, sia sonora all'album, va quindi a collimare con l'inizio di quello successivo, lasciandoci un ultimo messaggio: tutto ciò che lascia la mano della divinità, l'Autore della natura, è degenerato, e solo nelle mani dell'uomo diventa buono. Una visione antropocentrica che richiama tanto le politiche dittatoriali, quanto il potere religioso che pone l'essere umano come il padrone della natura e unico vero figlio di Dio, dinnanzi al quale tutto il creato deve prostrarsi ed accettare l'azione di sfruttamento in nome di un fine superiore.


The Fires Of Frustrations

"The Fires Of Frustrations - I Fuochi Delle Frustrazioni" ci porta ad un nuovo capitolo dell'oscura narrazione, presentando una sarcastica, e allo stesso tempo terribilmente accurata, analisi del processo che sta dietro al potere totalitario e religioso. Dalla frustrazione delle masse nasce il disprezzo verso chi sta sopra di esse, pronte ad essere sedotte da una facile promessa di riscatto, che nasconde però in realtà una forma di schiavitù ancora più subdola, la libertà dalla libertà. Una serie di melodie atonali e dissonanti si accompagnano ad una doppia batteria in una corsa lanciata tipica della band, che ci riporta verso quel suono moderno che mischia elementi post-hardcore e black metal senza molto riguardo per purismi e tradizione. La sinfonia stridente si apre ai toni cavernosi di Aspa, perfetta voce per interpretare un potere che sembra venire da oltre il nostro mondo, una potenza terribile; egli intima ai figli del risentimento di ascoltare la voce dei rappresentanti del potere, pregni nell'anima e nelle pance di odio e sentimenti d'impotenza, persone che hanno subito più volte torti da parte di coloro che, inspiegabilmente per loro, si trovano in una situazione migliore. La promessa che viene loro data è semplice: la libertà dalla libertà, il non dover più decidere delle proprie azioni. I fiumi neri come la pece proseguono, costellati da fraseggi squillanti, creando costruzioni dall'architettura maestosa, ma pronte ad aprirsi a feroci attacchi che sottolineano perfettamente la natura predatoria del cantato malevolo. Il potere è pronto ad accogliere il suo gregge, liberandolo dal senso di frustrazione e di isolamento, facendo in modo che dalle loro bocche fluisca un fiume senza fine di bile nera, mentre rigurgitano la quintessenza del fallimento, mentre viene usato il concetto di equità come se fosse una coperta che tiene al caldo un corpo tremante durante la notte. I toni drammatici si mantengono vivi e giocati su contrazioni calcolate, mentre la narrazione segue anche elementi sonori quasi di natura jazz; ecco che dopo una cesura improvvisa ci lanciamo in una fredda cavalcata da tregenda tipicamente black metal, un vero e proprio vortice che dilania le carni come una sciame di mosche carnivore. La massa verrà nutrita di illusioni convincendola che, perfezionando alcuni impulsi animali, potrà conquistare il mondo, e che i fallimenti nelle cose di tutti i giorni verranno contrastati con il raggiungimento di cose splendide e non ottenibili normalmente. Una beffarda consacrazione di una competenza non discutibile nel dirigere le fortune di molti. Il marasma ci trascina con sé, ma non si tratta di noise senza senso, il songwriting è impeccabile, pronto dopo una pausa a darsi a corsi dove fraseggi notturni e ritmiche sincopate si uniscono in modo indissolubile. Aspa assume toni demoniaci mentre offre ulteriori dettagli su come avverrà la manipolazione delle persone: il desiderio di vedere le cose che vogliono, ma non possono avere, in fiamme, e di vedere annegati in un mare di sangue coloro che hanno successo, sono corrotti dalla paura che il detto "o tutto, o niente" significhi la seconda cosa per loro. Ecco allora che verranno confortati da un amore paterno, dicendo con parole gentili ma virili che esiste un luogo a loro destinato da sempre, che non deve essere conquistato o meritato tramite sforzi colossali. Quindi le persone verranno armate e trasformate in un branco di segugi del potere che possono essere sacrificati. Toni prima veloci e caotici, poi rallentati e dal sapore jazz ci portano verso la conclusione del brano, ma non prima di aver appurato come la nostra individualità verrà dissolta, liberandoci dal peso della responsabilità;la libertà dalla libertà.



Ad Arma! Ad Arma!

"Ad Arma! Ad Arma! - Alle Armi! Alle Armi!" rende ancora più sottile e pungente l'analisi dei Nostri: dalla rivolta contro la sofferenza senza senso, nasce il braccio armato del potere, costituito da fanatici che considerano la loro causa come giusta, diversa dai bagni di sangue del passato, giustificati da una motivazione divina che viene loro offerta da chi li tiene nel suo pugno. Sotto questa luce anche l'atto più atroce viene giustificato, in un mondo ritenuto sempre impuro e corrotto; non è un caso che gli obbiettivi offerti siano quelli più irrealizzabili e votati ad un futuro remoto, ma spacciato come imminente, e anche il sacrificio delle persone diventa un passo necessario verso quel glorioso domani, che esiste solo nelle loro idee. Un suono marciante, condito da fraseggi dissonanti e climi minacciosi avanza come una parata militare, mentre Aspa interviene con i suoi toni grevi e rauchi, delineando la sua nera lezione; la nostra rivota contro l'inutile sofferenza troverà risposta grazie ai rappresentanti del potere, che ci doneranno significato e risposte. Verremo inoculati con una palingenesi (ovvero in ambito filosofico la rinascita che segue alla fine dell'esistenza avvenuta in una conflagrazione finale) rivoluzionaria, e capiremo che le fosse camuni di oggi sono migliori di quelle del passato, mentre i nostri occhi splenderanno nell'estasi degli iniziati. Una serie di riff rocciosi dalla struttura più diretta rispetto al solito creano un galoppo che si scontra con i suoni stridenti, creando contrazioni nervose dall'effetto unico: il senso di tensione che monta è sempre presente, creando un perfetto contraltare per i toni malevoli del cantato. Ci verrà insegnato che il proiettile dello schiavo è diverso da quello dell'oppressore, una convinzione che porteremo con orgoglio, verremo illuminati come ombre fragili che si aggirano in un labirinto che non riescono a scavalcare. Il massacro imminente avverrà in nome dell'amore. La musica si divide tra momenti robusti, quasi thrash, e repentini passaggi più in linea con la natura sperimentale della band, creando un brano allo stesso tempo diretto, ma pregno dell'arte oscura che rappresenta la band ormai da più di un decennio. Le mani che si macchiano di un omicidio salvifico non hanno responsabilità, sono l'espressione di una volontà comune, e di una visione manichea della vita, dove c'è la purezza dell'amore, e quella dell'odio. Tutto i resto è come fango, posto tra le ceneri della vecchia umanità e i fluidi fetidi dei compromessi. La musica avanza con i suoi riff felpati e fraseggi dissonanti, scontrandosi con esercizi ritmici pronti ad aprirsi a galoppi possenti; toni apocalittici dalla natura orchestrale ci investono poi con tastiere altisonanti e drammatiche. La perfettibilità della natura umana è infinita: dobbiamo quindi coltivare sogni infiniti con un'infinita quantità di sangue. Per questo i fallimenti sono comunque dei successi, dei passi in una marcia trinante verso l'estasi. Ed è su questa linea dal sicuro effetto, sottolineata da una batteria cadenzata e viva, così come da urli accompagnati da ultime digressioni, che si chiude il brano.

Splinters From Your Mother's Spine

"Splinters From Your Mother's Spine - Schegge Dalla Colonna Vertebrale Di Tua Madre" presenta il prossimo passo, ovvero la conquista della mente e dei cuori delle generazioni più giovani. Esse dovranno amare il Sistema più dei genitori, che anzi verranno considerati deboli e sovversivi. Pur di fuggire dai dolori dell'individualità accetteranno, e anzi glorificheranno, i peggiori soprusi nei loro confronti, richiedendo anzi una mano sempre più ferrea e un controllo sempre maggiore, che possa tenerli lontani dal constatare il vuoto che hanno dentro di loro. Una serie di rullanti lanciati in doppia cassa vengono contrastati da note dissonanti, introducendo la cavalcata oscura dei Nostri, presto supportata dal ringhio crudele di Aspa, ancora una volta messaggero del potere; esso richiede amore assoluto dai suoi seguaci, addirittura superiore a quello di una madre o di un padre, un amore universale che distruggerà l'idea stessa di famiglia relegandola al passato. Le future generazioni verranno sfamate dal regime, e diventeranno parte di quel grande movimento che viene chiamato Storia. I montanti rocciosi s'incastrano con fraseggi dissonanti e lanci improvvisi, in una costruzione fatta come da tradizione per i nostri di ritmi sincopati impossibili ed elementi allo stesso tempo disorientanti e trascinanti. Ecco che andiamo incontro anche a cesure eleganti dalle tetre melodie, pronte ad essere violate dai riff a motosega degli infernali artisti qui all'opera. Lo scenario intanto si fa sempre più inquietante: il futuro esercito verrà fato crescere in vere e proprie babilonie, ed ognuno porterà un collare con le schegge della colonna vertebrale della propria madre, simbolo del nuovo legame con il Regime, unico vero genitore. I figli si rivolteranno contro i genitori, accusati di essere deboli e sovversivi. Ancora una volta l'ordine naturale verrà sostituito da quello artificiale dell'uomo, dove ognuno è un ingranaggio nella macchina del Potere. Il muro di chitarre si fa sempre più caotico, toccando una violenza metal che danza tra l'avanguardia e la tradizione del genere, non dimenticando montanti circolari da tregenda che sono capaci di entusiasmare anche ad un livello più diretto e sanguigno. Ora i discepoli stessi richiedono un controllo rigido, tanto da ribellarsi a coloro che non li colpiranno abbastanza fortemente, adorando i segni stessi della violenza a loro inflitta. La regola del più forte diventa istituzione, e non c'è spazio per la carità o la compassione, nemmeno verso se stessi. La veloce corsa di chitarre e batteria incarna perfettamente l'urgenza delle parole, mentre le melodie dissonanti mitigano le sferzate, ma non senza lasciare un amaro gusto in bocca. Ora l'evoluzione continua, e il popolo chiede di essere liberato dalla sua inutile identità, dalle loro ansie e debolezze. I comfort li allontaneranno dal vuoto eterno che hanno dentro, dando loro quello che vogliono: appartenere a qualcosa di più grande di loro, che li renda forti, una richiesta che non sarà mai del tutto soddisfatta, figlia di un'eterna frustrazione. Eco allora il gran finale segnato da colpi squillanti e drammatici, ripetuti fino all'improvvisa conclusione.

Imitatio Dei

"Imitatio Dei - Ad Immagine Di Dio" elabora ulteriormente l'opera di indottrinamento nei confronti del popolo, creando una vera e propria religione del cieco fanatismo, dove ogni dubbio non viene semplicemente censurato, bensì estirpato dalla mente stessa delle persone. Anche davanti ai fatti, esse non cambieranno opinione, fedeli alla linea del regime e fiduciosi non nella ragione, bensì nelle promesse di un futuro che non arriverà mai, un glorioso paradiso che giustifica qualsiasi atrocità commessa in terra per raggiungerlo. Roboanti chitarre e cimbali da guerra introducono il cantato infernale, senza darci il tempo di comprendere cosa stia succedendo, bombardati dalle alternanze ed atterriti dalla voce demoniaca. Inizia quindi quella che ironicamente viene definita una benedizione per i figli della Luce, capaci di chiedere le giuste cose, ma imperfetti nel rispondere, infettati da una vanità purulenta. La veemenza delle parole viene sottolineata dai cambi repentini di tempo, ora dal passo contrito e marciante, ora vortici che strappano la pelle muovendosi a svariati chilometri orari. Fraseggi squillanti incontrano arcate fragorose, creando immagini apocalittiche e colossali, rappresentando tutta la gloria del Potere, ora una vera e propria divinità che vede dalla sua i portatori della Grande Pulizia. Essi saranno "vittime" di una maledizione: saranno convinti di essere dotati di un'assoluta infallibilità, la quale provocherà dolore a livelli mai visti prima, nemmeno nelle conquiste del passato. La loro ottusità e chiusura al mondo sarà tale che nemmeno se dovessero scendere gli angeli dal cielo per smentirli cambierebbero idea, limitandosi a chiudere occhi ed orecchie. Essi saranno delle isole impenetrabili alla ragione, circondate da alti scogli e collocate in acque morte. La musica continua ad essere caotica ed ammaliante, costellata da fraseggi dissonanti e riff martorianti, ma non priva di momenti post-rock dove giochi ritmici e bordate rocciose si uniscono in combutta, portandoci verso passaggi sospesi dove le vocals si lasciano a toni supplicanti, ma pieni di una malevolenza che li rende forse ancora più spaventosi. La dottrina stessa sarà impenetrabile, promettendo di dispiegarsi solo in un paradiso futuro collocato aldilà delle lotte del presente, dove parole semplici e dirette vengono gettate in labirinti tortuosi e rese misteri, creando così il Sistema incaricato di dare ogni risposta rendendo inutile ogni sincera comprensione. L'unico modo per ottenere una certezza assoluta, è rinunciare alla ragione, con la consapevolezza che l'unica verità sta nell'Ordine. Ora la musica si fa più martellante, sorretta da passaggi quasi thrash, evocando l'impeto di una marcia all'unisono , un'ondata di persone che avanza. Ora l'identità è stata del tutto annullata, lasciando solo un'eterna fame che non può essere saziata, caratteristica di una nuova progenie che si sente emissaria dell'eternità, e che vede i propri nemici come un'inutile opposizione contro un fato inesorabile. Una cesura fatta di bordate potenti annuncia l'ennesima esplosione black dalla doppia cassa folle e dalla voce cavernosa. Non c'è scampo, il vortice ci investe e non molla la sua presa; il mondo è ora una landa priva di meraviglia, dove tutto procede secondo un ordine prestabilito. La massa pregherà non solo per avere il pane, ma anche illusioni , promettendo miracoli in un mondo dove la realtà non soddisfa. Così facendo il Potere crea seguaci volutamente instabili, resi schiavi dal bisogno costante di appartenere, e capaci di combattere senza alcun sentimento umano. Ecco quindi che la cavalcata forsennata, coordinata da squillanti dissonanze orchestrarli, termina il suo corso.


1523

"1523" è un brano che tocca un anno particolare per la storia europea e per la cristianità; nel 1523 infatti venne eletto papa Clemente VII, il quale si dimostrò brutale ed attaccato al potere terreno nella sua gestione della Chiesa, e nello stesso anno un pastore protestante tedesco chiamato Thomas Müntzer guidò una ribellione contro i governi locali e contro la chiesa cattolica, grazie ad una milizia armata chiamata Lega Degli Eletti. Un tema quindi che a prima vista potrebbe sembrare discostarsi da quanto finora affrontato, ma che in realtà tocca la duplicità del Potere e del Regime, termini che possono anche riferirsi ai modi secolari della Chiesa. In qualche modo i Deathspell Omega vedono quell'anno, e questo episodio in particolare, come la messa in moto di una serie di eventi (tra cui la Guerra dei Contadini) che avrebbero influenzato il rapporto tra potere e religione nei secoli, fino ad oggi. Un suono lento e malinconico, fatto di timbri grevi e chitarre distese, si apre a ritmiche dilatate e tamburi da marcetta, evocando una desolazione struggente. Questa volta i toni pur aspri di Aspa rimangono sommessi, quasi sospirati, impiegati nella narrazione. Il 1523 viene ricordato in modo caro, così come la Lega degli Eletti, considerandoli semi che hanno trasformato migliaia in milioni in un battere di ciglia, mentre l'Uomo compie passi incredibili. Musicalmente non ci sono esplosioni improvvise o grandi cambiamenti, il tutto si mantiene pacato e quasi sognante, consegnandoci una sorta di interludio atmosferico, ma sempre pregno di una certa aurea oscura tipica dei Nostri e della loro produzione artistica. Vengono cantate le lodi della Lega, la quale avrebbe creato dei semi di speranza che attecchendo nei secoli distruggeranno il centro della terra e faranno tremare i cieli con orrore. Parole molto enigmatiche che riprendono l'aspetto più misterioso della band francese, capace di disquisizioni teologiche e filosofiche molto elaborate. Sappiamo che Müntzer ha segnato con la sua ribellione uno dei passaggi dove potere politico e religione si sono trovati in contrasto, tanto che Lutero stesso prese le distanze da colui che in precedenza considerò un suo compagno; non ci è chiaro perché venga qui preso come tale esempio per le conseguenze future, e come venga legato al tema della dittatura politica e di pensiero. Forse in realtà è più l'episodio in sé e il bagno di sangue da entrambe le parti, il tumulto, l'oggetto dell'attenzione dei Nostri. Fatto sta che raggiunto il secondo minuto, dopo una sequenza di bellissimi arpeggi e giochi ritmici la "ballad" prosegue piena di epocale magnitudine, confermando uno degli episodi più evocativi dell'album, concluso da una breve digressione.


Sacrificial Theopathy

"Sacrificial Theopathy - Estasi Scarificale" è una veloce scheggia che non raggiunge i tre minuti di durata, un proseguimento del tema principale del disco e del discorso sull'indottrinamento da parte del Potere nei confronti del popolo. Ad esso verrà dato un nemico da odiare, non considerato nemmeno umano, fatto per essere sterminato e considerato come una massa unica. Si parte subito con i montanti distruttivi di chitarra e le familiari dissonanze, così come con la voce demoniaca di Aspa, il quale ritorna ai suoi toni feroci e da predatore. Le radici della coesione e forza della popolazione unita sotto il regime, saranno date da un nemico feroce e reale, che richiederà una repressione totale. Si arriverà al punto in cui anche il massacro degli innocenti verrà giustificato, poiché se non sono nemici ora, lo sarebbero in futuro, e il popolo deve quindi essere sordo alle loro suppliche, il loro massacro garantirà la sopravvivenza dei propri simili. La furia delle parole trova corrispondenza nel gorgo dissonante pronto ad aprirsi a gelide cavalcate black condite da riff forsennati ed isterici, mentre non vengono a mancare melodie altrettanto nere, ma anche ricche di una malia esistenziale dalla quale è impossibile non rimanere stregati. Le differenze tra coloro che consideriamo nemici verranno negate, saranno per noi indistinguibili, renderemo il tutto semplice, guadagnando forza da ciò. Grazie ad accuse e bugie ripetute ad oltranza, il Potere farà in modo che esse cresceranno nelle generazioni diventando verità non discutibili, e i nemici verranno visti come entità estranee e prive di qualità che li possano redimere. Il moto tematico viene spinto in avanti dai contraccolpi di chitarra, giocata tra bordate esplosive ed aperture improvvise dove le parole si arricchiscono di effetti a megafono sospesi su fraseggi taglienti e drammatici. Elementi post-rock trovano ancora una volta collocazione tra il riffing veloce, offrendo una commistione che consociamo molto bene. Per fare in modo che i cuori deboli vengano liberati dalla loro debolezza, bisogna strappare dai nemici qualsiasi segno di umanità, considerandoli ratti, cani con la rabbia, o simboli astratti, mere funzioni. Non sono come noi, non ci possono essere legami, essi sono un errore della Storia che deve essere corretto. Non sono altro che morti che camminano, e l'ucciderli è una mera formalità, mentre sulle loro ossa verrà costruita un'utopia di gioa. Siamo arrivati alla seconda metà del pezzo, dove dopo i toni marcianti passiamo a fraseggi squillanti carichi di una dissonante malinconia, un motivo controllato cesellato da rullanti. La dottrina sarà un capolavoro di perfezione, e di conseguenza ricorderà al popolo la sua imperfezione nell'essere degno, creando una frustrazione che verrà incanalata nell'odio verso gli innocenti. Non bisogna essere distratti dal fatto che i nemici possano incominciare ad assomigliarci, imitandoci, sono destinati agli abissi della Storia, e vorremo sempre più del loro odio. Infusi di spiritualità, raggiungeremo livelli di fanatismo, seguendo rigidamente i dettami senza osare cambiarli. L'essere noi stessi diventerà così insoddisfacente che non vorremo altro che essere parte del sistema e del Potere, accettando la distruzione di quello che un tempo era a noi caro.

Standing On The Work Of Slaves

"Standing On The Work Of Slaves - Stando Sull'Opera Degli Schiavi" prosegue la narrazione mettendo in mostra ulteriori meccanismi di controllo e di lavaggio del cervello, tanto subdoli quanto terribili nei loro effetti. Il popolo diventerà come un attore al quale è stato dato un ruolo ben preciso, uno script che prevede crudeltà e la mancanza di pietà verso i nemici, ma anche verso se stessi, in nome della gloria eterna e di un radioso futuro per i propri simili che sopravviveranno. Un suono greve di basso avanza con fare pachidermico, sottolineato da bordate secche di chitarra che ne accentuano l'imponenza, mentre una ritmica serpeggiante segna il passo. Arriviamo così a fraseggi notturni, pronti a dispiegarsi in sottili melodie squillanti mentre Aspa interviene con la sua voce gracchiante. Il potere conosce le nostre anime e pensieri in modo intimo, ed è per questo che i suoi canti di gloria futura risuonano per noi familiari come le ninne nanne delle nostre madri; e se per caso qualcuno dovesse comunque non volerle ascoltare, ci penserà la Spada a convincerli. La musica si propaga con toni orchestrali severi e dal sapore post-rock, mettendo in gioco il lato più alternativo della band fatto di suoni di basso in prominenza e di costruzioni progressive dai tempi irregolari e dai suoni taglienti. Il popolo sarà come un attore su un palco, che recita davanti ad una platea della storia fatta di antenati, contemporanei e futura discendenza, presenti in ogni luogo. I riflettori saranno su di lui, e quindi non potrà più tirarsi indietro. Come dei moderni Achille, le persone saranno figure eroiche, possibilmente la Morte stessa incarnata. I nemici che chiederanno pietà non ne riceveranno alcuna, la lama alla gola sarà la risposta, e i corpi degli sconfitti verranno dissacrati. Ma se saranno loro a cadere, si promette la gloria immortale e il ricordo, consapevoli che gli uomini farebbero di tutto pur di sfuggire all'oblio. Le cascate di chitarre creano torrenti che manifestano tutta la potenza del testo, instaurando drammi sonori ariosi, crescendo segnati da contraccolpi improvvisi e cambi di tempo repentini, ma controllati e mai lanciati in corse frenetiche. L'enfasi sonora riprende quella tematica: anche la propria sofferenza diventerà non solo accettata, ma addirittura ricercata, perché più si soffre ora, meno si soffrirà nel futuro mondo promesso. Il progresso sarà una tortura subdola, mascherata da dominazione tramite metodi efficienti e rigorosi. Ai bambini verrà insegnato ad essere ignoranti, fino a che l'obbedienza diventerà per loro un fatto naturale. Il loro modo di pensare sarà prevedibile, poiché così anche le loro azioni saranno prevedibili, segnando la morte di ogni libertà. Verrà creata una società basata sul dolore, eretta sul lavoro di schiavi dove si crea una macchina immensa fatta di ruote, leve e corde. Ma al cosa non sarà apparente per gli schiavi stessi, ai quali tutto sembrerà fortuito. Cesure dai suoni malinconici ci accompagnano in corridoi sonori fatti di bellezza, andando a scontrarsi con epiche note nere ed evocative, sopra le quali Aspa libera con ardore malevolo i suoi ruggiti, fino al raggiungimento di una digressione che sconfina nell'episodio successivo.

"Renegade Ashes - Ceneri Rinnegate"

"Renegade Ashes - Ceneri Rinnegate" mostra in tutta la sua gloria la marcia verso la vittoria, dove il gruppo elimina le debolezze del singolo, il quale crederà fermamente nel sistema rifuggendo la disobbedienza e sospettando di tutti gli altri. Nemmeno la neutralità potrà essere accettata, anche se all'indifferente verrà data una singola occasione di redimersi e convertirsi, cosa che invece non sarà concessa ai ribelli, che hanno rinunciato già in precedenza ad appartenere all'impero millenario che rappresentata la Verità assoluta sulla terra. Un ritmo veloce di doppia cassa si unisce a bellissime melodie tetre e delicate, creando un galoppo sognante che ci immerge nel mondo pieno di malinconia e ferocia dei Nostri, incontrando cesure contratte fatte di assoli squillanti che ne cambiano i passo. Ecco anche le vocals cavernose di Aspa, ancora una volta espressione del Potere e del suo disegno; marceremo al suono dei nostri stivali sull'asfalto, che riempirà i nostri cuori e menti. Il marciare insieme verso l'abisso sarà meglio del riconoscere il fatto che in realtà siamo dei derelitti. La disobbedienza sarà per noi un peccato peggiore dell'omicidio, il furto o la non castità. L'obbedienza è la prima legge dell'Ordine, poiché è costruito da persone travestite da lupi, ma che in realtà sono sottomesse. E saremo sospettosi verso gli altri, consapevoli delle nostre mancanze: sarà solo naturale che quelle degli altri saranno ancora più grandi e peggiori. Dovremo quindi giudicarli ogni giorno, aspettandoci di trovare ogni volta qualcuno di non degno. Non avremo paura di far condannare gli innocenti, ma solo di non far condannare un ribelle. La musica si muove da prima in contrazioni, poi prende energia e velocità tramite riff rigorosi e cimbali combattivi, sopra i quali cori evocativi instaurano un'atmosfera quasi sacrale. Ma ecco l'esplosione di violenza frenetica, in vortici taglienti per noi certamente familiari, che ci investono senza lasciarci scampo alcuno. Un fiume in piena che ci trascina con sé, portandoci verso lidi fatti di fredde melodie sommerse nella follia ritmica e nei ruggiti di Aspa. Stilemi decisamente black metal si uniscono all'estro compositivo della band, creando un suono che mantiene tutte le particolarità alle quali siamo abituati, ma che si configura più diretto rispetto ai loro episodi più ostici. Prosegue quindi la narrazione: non ci sentiremo mai soli, perché l'Occhio del Potere sarà su di noi in ogni luogo per controllarci, e per valutare ogni nostra azione. Sorrideremo agli assassini come nostri simili, mentre daremo una morte orribile a chi devia dalla giusta via, segnata da parole eterne ed immutabili. L'unica dottrina sarà quella del regime, in nome della quale gli indifferenti dovranno convertirsi, mentre i ribelli saranno sterminati subito. Non esisteranno più grigi, bisognerà stare da una parte o dall'altra, e tutto ciò che non sarà dalla nostra parte, sia i ribelli sia i neutrali, verrà visto come nemico. La devastante irruenza della musica si modula con passaggi pregni di nera malia, raggiungendo poi sessioni dalle bordate militanti, segnate dai cori solenni del cantato. L'intensità sale, e un synth minaccioso sottolinea con toni dark ambient il gran finale della traccia, probabilmente l'episodio più epocale di tutto il disco. Si spiega la vera funzione del Potere. Non governare, e nemmeno ottenere il controllo, bensì il perfezionamento dell'Uomo tramite un Ordine che durerà per millenni; ed è per questo che coloro volutamente rinunciano a questo, rinunciano al loro diritto alla vita.

Absolutist Regeneration

"Absolutist Regeneration - Rigenerazione Assolutistica" ci parla di come la speranza diventi un'arma nelle mani del Potere, da usare per giustificare anche gli atti più efferati. Essa sarà il fondamento per il Potere, che negherà ogni opinione che non sia la propria, perché sarà la voce dell'unica verità. E anche i nostri pensieri dovranno accordarsi ad essa, se vorremo far parte del mondo futuro; ma non sappiamo che il Potere è pronto a rendere il mondo stesso un enorme cimitero pur di trasformarlo secondo il proprio volere. Ritmi sincopati e crescendo di chitarra ci accolgono mettendo in chiaro le cose, una centrifuga sonora dove il cantato demoniaco trova subito dimora, insieme alla sua nera lezione. Il Potere preferisce prendere una forma che non abbia profondità o dimensioni demoniache, questo perché proprio usando la sottigliezza potrà espandersi nel mondo portandolo alla rovina, come un fungo infettivo. Più le cause sono piccole e triviali, più grandi sono le conseguenze, e la banalità crea un bersaglio vago, la dove invece la grandezza esposta galvanizza gli avversari. Le nostre azioni riveleranno il loro nucleo corrotto solo dopo che vari strati di benevolenza saranno stati tolti. La sola esistenza di opinioni contrarie , significa che ancora la Verità deve trionfare, ed è per questo che la diversità sarà un oltraggio e la libertà di pensiero dovrà essere distrutta. Tutto ciò che non è dato dal Potere è una bugia, e quindi ogni pensiero che non coincide con quello del Potere deve essere estirpato, anche al costo di uccidere il portatore di esso. La verità nel caso fiorirà dal cadavere gonfio che rimarrà. Il movimento vorticante ci trasporta come da consuetudine, contratto e dai tratti vicini al jazz più matematico; rullanti e mitragliate di chitarra costituiscono bande militari vestite di nero, irrefrenabili nel loro avanzare. Il leader a cui lecchiamo i piedi sarà l'incarnazione della certezza nel Credo e della grandezza che purificherà il mondo, nata per durare migliaia di anni e per portare tramite i suoi figli, i nuovi Uomini, la fine di tutto. In realtà però i leader saranno diversi, disposti nel tempo lungo l'unica strada che rappresenteranno. Il mondo verrà conquistato tramite la Parola, e tutto ciò che sarà contro di essa, verrà deriso apertamente; le orde saranno fatte di fanatici necessari per la nuova alba, maestri del caos che prosperano nelle rovine. Le parole trovano riscontro nell'ossessività ritmica della musica, mentre Aspa descrive i terribili piani futuri dove non viene assolutamente esclusa la possibilità di sterminare i genere umano, se esso non si dimostrerà all'altezza del Potere. Esercizi tecnici creano una coda progressiva dove chitarre e batteria si rincorrono, confermando sferzate dai tempi dispari ed incursioni oscure incastrate tra i colpi secchi di chitarra e batteria. L'obiettivo ultimo viene mostrato: il raggiungimento di un ordine che vede l'unitarietà in un'unica legione, sterile e priva del caos della vita, il trionfo della Morte che è il tema principale della musica dei Nostri da sempre. Ora anche la musica è senza briglie, e si da a cavalcate destinate ad infrangersi contro montanti rocciosi, alfieri di dissonanze striscianti. Il processo è ultimato, e la civilizzazione umana ha raggiunto il suo stadio finale: la redenzione sta nell'annientamento.



You Cannot Even Find The Ruins...

"You Cannot Even Find The Ruins? - Non Puoi Nemmeno Trovare Le Rovine..." è il gran finale dell'album, una lenta ed elegante suite fatta di chitarre arpeggiate e batteria felpata, ricca di una tetra oscurità che si nasconde nei solchi apparentemente delicati della musica. Ormai non rimane più nulla, nemmeno le rovine, solo la distruzione che rimarrà per millenni a venire. La devastazione dopo la battaglia, il culmine del progetto finale. Possiamo pensare a personaggi come Zapffe e la sua visione filosofica dove l'unica soluzione al paradosso umano, la cosa che è allo stesso tempo se stessa e qualcos'altro, un animale vincolato all'universo, ma esterno adesso perché capace di esaminarlo, è lo sterminio dell'uomo stesso. Non come ideale apocalittico, ma come naturale risultato dell'evoluzione: una specie senziente non può fare altro che smettere di riprodursi, comprendendo che il non estere è preferibile all'esistenza stessa. I suoni di chitarra ci accompagno sulle loro note sottili e piene di pathos, mentre la ritmica viene dominata da una batteria cadenzata e da piatti. Synth ariosi si possono sentire brevemente, mentre subito dopo troviamo la voce rauca di Aspa, qui quasi rammaricato nei toni; ormai non possiamo più nemmeno trovare le rovine dei gioielli del passato, le loro ceneri sono andate via e la memoria di loro è stata spazzata, E non possiamo nemmeno trovarne di odierni, ogni cosa è immobile e silenziosa, destinata a rimanere tale per migliaia di anni. Il movimento desolato prosegue mesto e consegnato a bassi grevi ed arpeggi malinconici, mentre oscurità sotterranee intervengono in sottofondo evocando venti pieni di polvere che si levano tra i resti della civiltà, sacrificata al grande progetto del Potere. Non possiamo nemmeno trovare le tracce del nostro respiro, avevamo troppo amore da sopportare, e siamo rinati sterili e morti; eppure nemmeno davanti alle conseguenze vi è una traccia di pentimento nella voce del Potere, che dichiara senza problemi che qualsiasi cosa sia quello che abbiamo ora, è certamente giusto, risultato del glorioso destino che ha riservato per noi. L'annientamento è quindi il risultato finale della ricerca della perfezione, la soluzione all'orrore dell'esistenza umana e alle sue tragedie. Inesorabile, la musica continua a muoversi in maniera pachidermica ed indifferente, come gli eoni che passano. Ed è con questa terribile consapevolezza che seguiamo le ultime note, sospese tra corde grevi e requiem sommessi. Una marcia funeraria che si districa tra tamburi e soavi suoni eterei di synth nel minuto conclusivo, magnificazione della Pace del Nulla .

Conclusioni

Un disco che ancora una volta mete in gioco il black metal "anni duemila" della band francese, presentando una nuova tappa nel loro percorso filosofico e musicale intrapreso ormai da più di dieci anni a partire dal rivoluzionario "Si Monvmentvm Reqvires Circvmspice". Di acqua ne è passata sotto i ponti, e i Nostri stessi hanno conosciuto una costante evoluzione che li ha portati verso un'interpretazione del metallo nero tanto ortodossa nella fanatica devozione verso la figura del diavolo, quanto rivoluzionaria nel suo uso di suoni provenienti dal post-rock e dal metal alternativo, portandoli ad essere ugualmente amati ed odiati, capostipiti di tutta una corrente che ancora oggi conta diversi discepoli ed imitatori. Da alcuni visti come i salvatori del genere, da altri come la rovina, proprio in virtù di quanto appena detto, in realtà i Nostri non sembrano essere molto interessati generalmente all'opinione altrui. E' interessante però notare come in virtù della nuova proposta tematica presente in questo lavoro, che almeno apparentemente si discosta dalla passata aderenza ad un discorso meramente teologico, i Deathspell Omega abbiano deciso dopo anni di offrire una nuova lunga intervista per il famoso sito/rivista Bardo Methodology. Qui i Nostri offrono ulteriori spunti di pensiero riguardo tanto al disco, quanto alla loro carriera, confermando la volontà di presentare un corso tanto diverso, quanto contiguo a quanto finora fatto. Anche alcuni "misteri" vengono svelati: la tanto discussa natura umana del loro batterista viene confermata (ma non l'identità), così come la presenza di un vero e proprio collettivo, fatto di un nucleo principale francese, e di vari collaboratori. Per chi volesse davvero capire la visione esistenziale e artistica della band, la lettura di questa intervista è quanto meno obbligatoria: Nietzsche, Bataille, Beth Gibbons, Otto Dix, Winston Smith e Rousseau, ed altri vengono citati tra coloro che influenzano la loro arte, mostrando un substrato tematico che va ben aldilà del semplice satanismo di facciata o ideologie meramente politiche, come qualcuno ha voluto pensare nel caso dell'album qui recensito. L'obbiettivo dell'opera viene ulteriormente chiarificato, mettendo in gioco la ricerca di un Uomo Nuovo da parte di diversi poteri, sia religiosi che politici, di destra e di sinistra, usando un modus operandi ripetuto dove tutto ciò che non si adattava alla visione del Potere diventa nemico e da eliminare. Inoltre, in una visione artistica a trecentosessanta gradi, viene anche descritto come la produzione sia passata dal digitale all'analogico in corrispondenza del passaggio dal metafisico al concreto. Troviamo anche momenti molto umani come l'elenco di musicisti che hanno ispirato i Nostri, alcuni sorprendenti come i Joy Division, Dead Can Dance e Coltrane, altri abbastanza intuibili come gli Autopsy, i Celtic Frost o i Genocide Organ. I toni terribili ed intransigenti della loro musica e testi lasciano qui spazio ad altri ben più distesi ed articolati, ma sempre carichi di una certa carica intellettuale. Il ruolo di Satana viene discusso offrendo un'interessante interpretazione che apre le porte alla possibilità della metafora per la realtà dell'universo, un luogo cieco e sordo ai nostri dolori e che verte verso la morte. Alla domanda se vorrebbero distruggerci , la risposta può sorprendere qualcuno: essa è negativa, ed addirittura si dispiacerebbero se i giochi finissero ora, considerando questi tempi interessanti. Forse i Deathspell Omega hanno sempre giocato con noi, ponendo un enigma artistico che coinvolge ogni scibile dell'esperienza umana in nome di una sfida continua dello spirito e dell'intelletto. Di sicuro, un'entità tale non è mai esistita prima nel mondo del metal estremo e non solo; non possiamo fare altro che attendere il proseguimento di questo nuovo percorso.


1) Neither Meaning Nor Justice
2) The Fires Of Frustrations
3) Ad Arma! Ad Arma!
4) Splinters From Your Mother's Spine
5) Imitatio Dei
6) 1523
7) Sacrificial Theopathy
8) Standing On The Work Of Slaves
9) "Renegade Ashes - Ceneri Rinnegate"
10) Absolutist Regeneration
11) You Cannot Even Find The Ruins...
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