DEATHSPELL OMEGA

Paracletus

2010 - Norma Evangelium Diaboli

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
16/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Superato il periodo di pausa tra 2008 e 2010, che ha visto l'uscita delle due raccolte "Manifestations" per la Northern Heritage Recors, etichetta del cantante dei Deathspell Omega Mikko Aspa, e dei due EP "Veritas Diaboli Manet in Aeternum: Chaining the Katechon" e "Mass Grave Aesthetics" contenenti ognuno un lunghissimo pezzo, brani comparsi in split con altri gruppi, pubblicazioni queste curate dalla loro attuale etichetta Norma Evangelium Diaboli sinonimo da anni di Orthodox Black Metal e casa di gruppi dediti al culto del Black e del Death più opprimenti e satanici quali Khatarsis, Funeral Mist, Teitanblood, e appunto I DsO, siamo ora a parlare della terza parte della trilogia iniziata nel 2004 con "Si Monvmenvm..." e proseguita con "Fas - Ite, Maledicti..." del 2007, ovvero "Paracletus - Confortatore" che prosegue la nera inversione dei topoi cristiani in chiave satanica: siamo partiti con il rapporto tra Dio - Uomo - Redenzione, abbiamo proseguito con quello Peccatore - Satana, adesso tocca alla figura dello Spirito Santo, la terza manifestazione di Dio, e dato che ormai sappiamo che per i nostri il divino coincide con la Morte - Diavolo, è facile intuire l'elemento tematico che descrive le sue manifestazioni; ma al posto di lunghi trattati troviamo testi molto più sintetici, che accompagnano brani più corti, ma legati tra loro da temi musicali comuni, e dallo stile molto più poetico ed ermetico, ricco di frasi in francese e latino e pieno di figure retoriche ed immagini vivide e suggestive, pur rifacendosi sempre a concetti mistici e liturgici del cristianesimo e della religione ebraica, distorti sotto una lente che usa lo Gnosticismo (si veda il collegamento tra il Paracletus e il Monad o Godhead, identificato dai nostri in Satana e contrapposto al Demiurgo, ovvero il dio ebraico visto come l' imprigionatore dell' uomo) e la Filosofia per darne ben altra veste ed interpretazione. Qui cacofonia ed epica maestosità, riff quadrati e arpeggi melodici, cavalcate di blast beat e strutture dilatate progressive, sembrano aver trovato una sintesi dove spesso troviamo entrambe le cose nello stesso momento, raggiungendo la massima maestria tecnica nel non ridurre il tutto in un incomprensibile marasma, e mantenere il massimo controllo del pericoloso Juggernaut che si è creato, anche grazie ad una produzione allo stesso tempo sterile e fangosa che riesce a rimanere in equilibrio tra alta definizione e atmosfera soffocante; I perpetratori sono oltre ad Aspa sempre Hasjarl (chitarra) e Khaos (basso), quest' ultimo con un ruolo ancora più importante rispetto al passato risaltando in alcuni brani con il suo strumento, non più rilegato a semplice supporto ritmico a malapena percepibile come spesso accade nel Black vecchia scuola, dimostrando una certa influenza derivata dal Doom e dallo Sludge, nonchè dal Post Metal più pesante e giocato su toni bassi ed assonanze. Inoltre spesso i pezzi confluiscono uno nell' altro completando il senso di un' opera non scindibile in singole entità, ma che anzi va vissuta nella sua totalità considerando ogni sua parte una stazione in un percorso verso la nera purificazione.

Si inizia con la breve intro "Epiklesis - Invocazione" che ci investe con chitarre dissonanti che mantengono un' atmosfera infernale fatta di riff atonali ad opera di Hasjarl, la voce di Aspa è demoniaca come mai prima d' ora, bestiale nel suo growl ruggente supportato da una batteria totalmente irregolare intervallata da giri circolari, verso il finale abbiamo invece l' aggiunta di toni orchestrali che danno l' idea dell' assalto imminente che arriverà con l' inizio del pezzo successivo. Tematicamente troviamo una rielaborazione delle invocazioni liturgiche chiamate appunto come il titolo del pezzo, rivolte all' invocazione dello Spirito Santo come si evince in "Come, Thou Sanctifier, almighty and eternal God, and bless this sacrifice prepared for the glory of Thy Holy Name - Vieni, Tu Santificatore, onnipotente ed eterno Dio, e benedici questo sacrificio preparato per la gloria del Tuo Santo Nome", ma è presto chiaro il continuo dell' inversione satanica dove il negativo diventa positivo e la sofferenza espressione divina come in "Let the rivers of paradise recede to their spring May their sear beds expel desperate drops of anguish May these bitter waters quench our thirst Until the last second of the last hour, forevermore - Che le rive del paradiso recidano alla loro fonte Possano i loro letti bollenti espellere disperate gocce di sofferenza Possano queste amare acque temprare la nostra sete Fino all'ultimo secondo dell'ultima ora, in eterno"; non c'è ritorno da questo nero percorso, e veniamo ammoniti: "Vestigia null retrorsum - Non torno indietro sui miei passi". "Wings of Predation - Ali della Predazione" parte con una folle cavalcata dalle mille direzioni, la chitarra è letteralmente impazzita passando continuamente da riff quadrati a fraseggi improvvisi, nella cacofonia subentra verso il minuto e mezzo una bella melodia di arpeggi di chitarra, la batteria si divide tra blast beat compulsivi e poliritmici e movimenti più cadenzati. Il Black classico è superato per qualcosa che ne conserva l'essenza, ma la converte in tecniche mutuate dal Metal moderno giocato su abilità tecnica spinta all' estremo, con una predilezione per il Noise, e allo stesso tempo per toccanti melodie che creano la Bellezza nell' Orrore; è chiaro come il suono dei nostri sia ormai lontano anni luce dal gusto dei puristi e di chi è legato solo alla tradizione del genere, che anzi ora li concepisce come qualcosa di falso ed alieno, non comprendendo il fatto che probabilmente i DsO tra tutti i gruppi moderni sono quello più vicini alla vera idea di Black: un suono originale che ricerca l' espressione della male e della malinconia senza dover essere legati a dogmi, idea che purtroppo si è persa presto nella stessa scena scandinava tra cloni ed epigoni che hanno fatto legge di quelle che inizialmente erano espressioni libere dove Thrash ed Heavy Metal incontravano il Post Punk e il Dark Ambient in una nera sintesi. Continua dunque l' intersezione tra andamenti violenti e la melodia, sotto la quale serpeggiano nel finale oscuri cori maschili e batteria dall' andamento progressivo e cadenzato, fino a che il pezzo muore tramutandosi in quello successivo. Il testo scolpisce immagini di rara bellezza poetica che nascondono una terribile lezione esprimendo il potere dell' emanazione della divinità demoniaca nel mondo, come nel lungo passo "It is a dreadful thing to fall into the hands of the living God! Take heed therefore unto yourselves Wherefore hidest thou thy face In such a vain move of treason? Rest assured No veil in this autumnal world could conceal (neither protect) from the shadows of the deathless Sun The worm is spread under thee - E' una cosa terribile cadere nelle mani del Dio vivente! Prendine monito Perché hai nascosto la tua faccia in un così vano gesto di tradimento? Sappi che Nessun velo in questo mondo autunnale può coprire (o proteggere) dalle ombre del Sole senza morte Il verme propaga sotto di te"; non c'è fuga che non sia la morte, la realtà è dominata dal male distruttivo che umilia e corrode la materia, il decadimento costante che attende tutti noi, un' entità rapace per la quale siamo prede e per la quale il nostro dolore è nutrimento. "Abscission - Abscissione" parte con un rifting serrato, ma dall' andamento irregolare, giocato su accordatura bassa e atonalità, che porta avanti la composizione insieme alla batteria tribale; la voce di Aspa è introdotta insieme ai giri circolari spezzati che creando un andamento "rotto" dal grande effetto vi è un connubio totale tra caos e melodia grazie all' arpeggio dissonante in sottofondo che dura fino al minuto e cinquanta, quando parte una cavalcata serrata fatta di melodie di batteria caratterizzata da evoluzioni tecniche e riff in tremolo che ricordano seghe elettriche sott' acqua, un suono ovattato e sfuggente che disorienta. Nonostante il songwriting si percepisce un senso nell' andamento, e incontriamo momenti epici grazie alla voce e alla chitarra dalle struggenti melodie atonali, riscontriamo la sintesi dove armonia e caos convivono insieme, unendo uomo e Satana sia tematicamente, sia musicalmente, il risultato di tutto il lavoro di anni che ha costituito la trilogia; prima dei quattro minuti e venti un assolo sgraziato fa da cesura prima della partenza di un nuovo motivo melodico atonale dal sapore progressivo, su cui si staglia la lamentevole e rantolante voce del cantante piena di pathos, che continua nel crescendo finale fatto di scale in salire, fino alla conclusione in feedback di basso, che subito lascia spazio al brano successivo. Il testo molto vivido e ricco d' immagini dal forte impatto, da una coerenza tematica all' unione tra caos ed armonia portata avanti dai nosotri, unendo ciò che noi percepiamo come divino e ciò che percepiamo come diabolico in un unico aspetto di cui sono facce della stessa medaglia, raggiungendo una sacra devozione fatta di parole e simboli contrastanti di vita e morte uniti in "Implemini Spiritu Sancto The scorching heat of the furnace inside galvanizes A grapevine whose roots sink deep, far into the arteries In contemplation the Lord of harvests long gone Shall murmur obscene wonders to those who ate the grape Desperately feeding the empty void Growing on innocent blood, the stronger and the greater In ruthless rigour, in funeral glee Implemini Spiritu Sancto The foam of nausea slowly rising to the teeth Yes! Truly adorned with the grim regalia of perdition - Ricolmo di Spirito Santo Il bruciante calore della fornace interna galvanizza Una vite d' uva le cui radici vanno affondo, a fondo nelle arterie In contemplazione il Signore dei raccolti a lungo andato mormorerà meraviglie oscene a coloro che mangeranno dal grappolo Disperatamente alimentando il vuoto Che cresce sul sangue giovane, il più forte e il più grande nel rigore senza scrupoli, in funerea gioia Ricolmo di spirito Santo La schiuma della nausea che lentamente sale ai denti Si! Veramente adornata con la tetra regalità della perdizione", celebrando l' opera dello Spirito Santo intesa come comunione tra umano e Male divino. "Dearth - Scarsità" è introdotto da un arpeggio solenne con chitarra ad accordatura bassa che introduce l' epico motivo melodico che continua con i fraseggi supportati dall' andamento del basso di Khaos ben udibile, anch'esso legato alla linea melodica; il movimento è tra il Progressivo e il Doom atmosferico, troviamo una voce pulita che recita in francese un verso del testo, mentre la batteria e la chitarra si lanciano in controllati contrappunti progressivi dal sapore elegante e sommesso, questo fino ai due minuti e venti quando un incalzante motivo di basso sferragliante e suoni sinistri alzano la tensione insieme alla batteria precisa e dilatata, ma contrariamente alle aspettative ancora non otteniamo una vera esplosione, ma solo un nervosismo che si muove sotto la pelle fino a sfociare nella tempesta che segna il passaggio al pezzo successivo. Il testo è quasi interamente in lingua francese e continua il tema del sacro nel dolore del mondo, nella degradazione della materia, come nella bella costruzione "La mince clameur de ces êtres iniques et inabsous Pleurant a la sortie du monde Se perd dans ce royaume d'effroi et de cendres Sinistre Abscission Et la solitude du jardin de Gethsémani en partage ! - Il sottile clamore di questi esseri ingiusti e insolventi Piangendo alla fine del mondo Si perdono in questo regno di terrore e cenere Abscissione Sinistra E la solitudine del giardino dei Getsemani in condivisione!" dove troviamo l' immagine del Giardino dei Getsemani, ovvero l' uliveto dove Gesù si ritirò in meditazione dopo l' Ultima Cena, consapevole del suo imminente arresto e martirio, a causa del tradimento di Giuda, facendoci intuire il nostro ruolo di martiri dell' esistenza, perchè "Saints de la pénurie ! En vérité, nous sommes les Saints de la pénurie ! - Santi della carenza! In verità, noi siamo i santi della carenza!", continuando l' ormai familiare violazione dei topoi cristiani adombrati di nuovi sinistri significati. "Phosphene - Fosfene" vede il proseguimento della cacofonia che ha segnato la fine del brano precedente, dominata da riff feroci e potenti carichi di dissonanze e blast beat schizofrenici che mutilano la composizione come colpi di rasoio, il suono ottenuto stravolge i sensi come un turbine nero ultra - tecnico, dove Hasjarl da la prova di tutta la sua maestria a cui ormai siamo abituati come fatto consolidato, e dove a farla da padrona sono l' atonalità e una falsa improvvisazione psichedelica dove in realtà nulla è lasciato al caso. Verso il primo minuto il basso torna a farsi sentire con un rifting pulsante sul quale si dispongono le dissonanze circolari di chitarra che fanno da contrappunti ad essi e le dilatazioni di batteria, mentre ai due minuti e dieci un nuovo motivo prende spazio caratterizzato da bordate improvvise fino al raggiungimento del terzo minuto, quando esplode una nuova corsa cacofonica che trascina tutto con se e al cui centro dimora la voce di Aspa demoniaca e priva di qualsiasi valenza umana, araldo della fusione con la vera essenza dell' uomo ovvero il maligno, in un gorgo sonoro dove riff, fraseggi, batteria convulsa, si fondono in un' unica entità; il tutto degenera ai quattro minuti e mezzo in un arpeggio melodico progressivo dal forte impatto emotivo su cui si staglia una bella voce maschile pulita creando un' atmosfera sacrale e malinconica, movimento che poi accelera aumentando di epicità e prendendo toni vicini al Rock progressivo più struggente ed epico, una coda bellissima e inaspettata che dimostra come i DsO non siano assolutamente solo tecnica priva di sostanza, bensì anche abilità nel creare atmosfere e strutture cariche d' impatto emotivo grazie all' uso di melodie epiche e delicate. Il testo è foriero di una distruttiva estasi che esalta immagini di violenza incalzante e purificatrice, un inno alla dissoluzione del reale che non perde però di eleganza poetica senza pari, come in "Have you beheld the darkness sitting upon the earth Overshadowing the wind rose, lost in the smoke? - Hai ammirato la tenebra che sovrasta la terra Adombrando la rosa dei venti, persa nel fumo? "; l' abilità di unire terrore e grazia non sta solo semplicemente nella produzione sonora, tutti gli aspetti dell' opera trovano senso uno nell' altro, come dimostrato nel bellissimo passaggio "The rays of the sun whisper of a newborn fright And very few horrors in the world could match in terror The cruelty of that frozen caress and its fragrant secret in blossom - I raggi del sole sussurrano di una paura neonata E solo pochi orrori al mondo possono compararsi in terrore con La crudeltà di quella ghiacciata carezza e il suo fragrante segreto che sboccia" degno della migliore poesia decadente. "Epiklesis II - Invocazione II" è una breve parentesi dove prosegue con la bella melodia atonale che serpeggiava nei brani precedenti e che lega tutto l' album in un continuo inscindibile, portata avanti sempre da arpeggi dissonanti e batteria controllata, si nota anche in questo caso il ruolo del basso ben udibile nel mixaggio, mentre la voce di Aspa è quasi uno screaming corrotto. Quando il pezzo prende più velocità verso il minuto e mezzo non si viene a perdere la melodia toccante che continua a portare avanti il brano, la quale invece assume un tono più epico grazie a suoni di trombe da guerra che segnano il finale e l'evoluzione senza cesure nel pezzo seguente. Troviamo quindi una nuova invocazione allo Spirito Santo, che nella sua seconda parte ripete parte del testo della prima, ed è introdotta da una frase in francese ("? écoutez les très étouffé, le très lointain, le très pâle gémissement de la colombe du paraclet qui répercute en écho le terrible de profundis? - Sentii molto ovattato, molto lontano, il molto debole gemito della colomba del Paracletus, che riflette in echi il terribile abisso" continuando l' unione tra terrore e sacro tramite immagini poetiche intense e mai forzate. "Malconfort - Malconforto" ci colpisce con pugni sonori composti da chitarre e basso pesanti come macigni sotto i quali troviamo un rifting incalzante che conosce vari momenti di stop & go ed evoluzioni tecniche che lo rendono mellifluo e folle, con punti di contatto con il Post Metal e il così detto Math Rock, filtrando il tutto però sotto la loro visione maligna e velenosa. Si fa notare l' incredibile precisione di esecuzione in quello che è caos apparente, verso i due minuti parte una cavalcata di blast beat dalla velocità inumana e i giri circolari dissonanti di chitarra, mostrandoci una rielaborazione tecnica delle sfuriate del Black Metal tradizionale giocata su contrappunti e inseguimenti. Un vertiginoso andamento di chitarra assonante parte verso i tre minuti e cinquanta creando insieme al basso meccanico di Khaos un andamento ipnotico che può ricordare i Meshuggah, i Godflesh e The Dillinger Escape Plan, mantenendo in sottofondo una tensione palpabile che esplode nel brano successivo. Il testo prosegue con la descrizione dell' empia opera dello Spirito Santo emanazione di Satana, che contamina la realtà riportandola al sacro oblio da cui deriva e a cui deve tornare ( "In this place shall infuse the venom Drop by drop, in bloody mire, until the hearth of the earth O abhorred, for so much in death and carnage you delight - In questo luogo deve infondere il veleno Goccia per goccia, in un sanguinolento pantano, fino al cuore della terra O aborrito, così tanto nella morte e nel massacro trai diletto" ), inoltre viene reitirata l' ambiguità del divino mostrando un supremo tradimento, un' unione blasfema tra il Redentore e il maligno "What communion hath light with darkness? What concord hath Christ with Belial? - Che comunione ebbe la luce con la tenebra? Che concordo ebbe Cristo con Belial?" in un accordo non conoscibile dall' uomo, ma di cui subisce tutte le conseguenze. "Have You Beheld the Fevers? - Hai Ammirato le Febbri?" parte con una nuova cavalcata potente fatta di riff robusti e batteria tecnica incisiva, non mancano certo andamenti esaltanti e arpeggi circolari dissonanti a cura di Hasjarl, verso il primo minuto tutto esplode in una cascata di blast beat in cui la voce di Aspa si trasforma da un ringhio ad un sussurro, si raggiungono toni sia vocali, sia strumentali inumani tra batteria mutevole, chitarre dissonanti, basso potente come nel miglior Sludge Metal, improvvisamente il tutto frena con una cesura e passiamo subito al pezzo successivo che fa da continuo della composizione. Notiamo un elemento che risalta in tutto l' album, ovvero la maggiore varietà dell' interpretazione vocale del cantante, meno forzata rispetto al passato e più emotiva nelle sue suppliche e strilli come di dolore, pur non rinunciando a growl disumano e ad uno screaming infernale quando si tratta di portare in primo piano l' orrore tematico espresso nel testo, anche qui ricco di enigmi verbali, che in questo caso esprimono il seme della follia come unico vero agente cognitivo in grado tramite la miseria di percepire il senso del reale, il punto di rottura che spezza le catene della ragione e permette di percepire l' abisso in tutto il suo nero splendore: "This is the collapse of the mind which has in the cloudy silence of the heart proceeded to the lost depths of things to the opacity of the night In which the absence of visions Becomes the culminating point of glance - Questo è il collasso della mente che ha nel silenzio annuvolato del cuore proceduto fino alla perduta profondità delle cose fino all' opacità della notte In cui l' assenza di visioni Diventa il punto culminante dello sguardo ", preparandoci per la fine del percorso e la caduta che ci attende, inevitabile ( "Smiling with pale blue teeth Lit for a brief moment by a frozen sunbeam Merely an instant before the endless fall - Ridendo con pallidi denti blu Acceso per un breve momento da un raggio di sole gelato Solo un istante prima dell' eterna caduta" ). "Devouring Famine - Carestia Divorante" prosegue senza stacchi il discorso sonoro del pezzo precedente riprendendo la corsa dissonante con drumming impazzito e martellante, e chitarre ridotte a seghe elettriche circolari; sono in realtà molti i diversi andamenti che si susseguono giocati su vari modi di usare la dissonanza e il tecnicismo di batteria, con il gusto per la cacofonia temprata dal rigore esecutivo sempre ben vivo, la semplicità non è di casa, e l' ascoltatore deve stare concentrato. Dal raggiungimento del primo minuto troviamo un corridoio di giri circolari atonali ed echi di voci che s' intervallano con demoniache sfuriate dove la voce di Aspa incarna il Male nella sua essenza e le chitarre diventano venti oscuri che dilaniano la ragione e il senso, i riff hanno un' atmosfera fredda che si ricollega al Black scandinavo, anche se filtrata sotto lo stile moderno dei nostri; dopo il terzo minuto parte una parentesi fatta di arpeggi dissonanti e batteria progressiva che si protraggono fino ad una nuova esplosione con rifting controllato e decisamente epico, incalzante ed elegante allo stesso tempo, riportando in rilevanza l' influenza Progressive dei nostri. Le parole del testo esprimo l' accettazione del proprio destino, la perdita di se stessi in nome del grande nulla che attende di divorare la vita, mera illusione momentanea il cui velo è dissolto dallo sguardo del folle, l' unico vero sano, come espresso in "I am an accomplice and my disheveled laughters and moans Are of the same essence as the fervour of a Saint It is senseless to fight against this infinite stream Behind this threshold life exhausts itself, loses itself - Sono un complice e le mie risate e gemiti scompigliati Sono della stessa essenza del fervore di un Santo E' insensato combattere contro l' infinito flusso Dietro questa soglia la vita esaurisce se stessa, perde se stessa.", un concetto che investe tutto l' universo senza che vi sia scampo ( "A wound through which, hastening from all points of the universe Desolation spreads in chaotic convulsions - Una ferita attraverso la quale, affrettandosi da tutti i punti dell'universo Desolazione dilaga in caotici spasmi " ). "Apokatastasis Panton - Reintegrazione con Il Tutto" è il breve brano finale che vede il ritorno del tema melodico comune a tutto l' album con arpeggi dissonanti sui quali una voce maschile tranquilla e solenne declama I suoi versi; parte poi un' accellerazione controllata dall' andamento psichedelico che conosce sessioni epiche con fraseggi tecnici di chitarra che non stonerebbero in un album Prog anni settanta, ma abbiamo anche freddi riff in tremolo con melodie gelide che creano un bel andamento su cui si staglia il sempre ottimo lavoro di drumming controllato, e udiamo I giri grevi di basso che supportano abilmente l' incedere del brano insieme a suoni operistici in sottofondo, di grande impatto e che ricordano corni da guerra tetri ed imponenti, chiudendo il pezzo e l' album all' improvviso lasciando una nota epica e solenne. Il testo è costituito da un' unica frase che termina la saga demoniaca con l' unico possibile finale, annunciato più volte: "You were seeking strength, justice, splendour! You were seeking love! Here is the pit, here is your pit! Its name is SILENCE? - Stavi cercando forza, giustizia, splendore! Stavi cercando amore! Qui è la fossa, qui è la tua fossa! Il suo nome è SILENZIO...", davanti alla ricerca di un senso spirituale dell' esistenza, l' unica risposta è la fredda tomba, dove ogni valore e speranza perdono di senso, così come le miserie umane, essa è il "Nihil", è Satana, il Divoratore, il punto di origine e di conclusione di ogni direzione.

"Paracletus" è certamente un buon modo di concludere il trittico creato dai Deathspell Omega, grazie alla sua sintesi di tecniche, atmosfere, generi, incontrati durante la loro produzione, un album che come accennato è fatto di contrasti fusi tra loro, melodico come non mai (e con un maggiore supporto della chitarra di Hasjarl in tale senso, diminuendo quasi del tutto l'uso di canti gregoriani che invece caratterizzavano gli album precedenti), ma allo stesso tempo ostico nelle sue cacofonie e tempi imprevedibili seguiti con una maniacale precisione, elementi che spesso convivono nello stesso momento stravolgendo la cognizione dell' ascoltatore in favore di un andamento che converte I codici del Jazz e del Progressive tecnico in qualcosa di votato all' espressione di una totale malia esistenziale che caratterizza la condizione umana, permeata dalla sofferenza e dalla tragedia, votata quindi all' aspetto più oscuro e distruttivo dell' esistenza, ovvero l' oblio; viene raggiunta la totale comunione con Satana, il Cuore Nero dell' Universo, l'autodistruzione dell' io e la perdita di ogni percezione non in un Nirvana, bensì nella fossa, l' unico finale adatto per il viaggio iniziato dai nostri, la morte dell' anima. La nostra analisi però non termina: a seguire infatti verranno pubblicati due EP, "Diabolus Absconditus" contenente un lungo brano già presentato in uno split, e l' inedito "Drought" che chiude definitivamente il cerchio mostrandoci uno scenario post - catastrofe che simboleggia la devastazione dello spirito qui avvenuta.

1) Epiklesis
2) Wings of Predation
3) Abscission
4) Dearth
5) Phosphene
6) Epiklesis
7) Malconfort
8) Have You Beheld the Fevers?
9) Devouring Famine
10) Apokatastasis Pantôn  

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