DEATHSPELL OMEGA

Fas

2007 - Norma Evangelium Diaboli

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
03/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Prosegue la nostra analisi della discografia del gruppo Avant - Garde/Black Metal francese Deathspell Omega, addentrati ormai nella loro trilogia costituita dai tre lavori "Si Monvmentvm....", "Fas - Ite...", "Paracletus" intervallati da altrettanto importanti ed ottimi E.P come il già recensito "Kénôse" del 2005; sono passati due anni durante i quali i nostri sono tornati in un nuovo periodo di silenzio subito dopo aver partecipato allo split "Crushing The Holy Trinity", in cui figurano anche i due altri gruppi di AspaStabat Mater e Clandestine Blaze, con l'ottimo e lungo pezzo "Diabolus Abscunditus" in cui continuano il percorso del mini - album precedente, dilettandosi tra continui cambi di tempo e stile e passando con disinvoltura da cacofonie infernali a lunghe sessioni acustiche deprimenti, creando in un solo brano un intricato universo sonoro, mentre nei testi questa volta trattano di filosofia rifacendosi ad Hegel e soprattutto al Post - Surrealismo di Bataille, ampliando quindi il loro mondo tematico aldilà dei testi sacri, pur trattando sempre del concetto di Dio e del suo rapporto con l'uomo, Dio che come ormai sappiamo i nostri identificano con Satana. Durante questo periodo dunque il gruppo si è ritirato in silenzio per creare il secondo capitolo dell'empia trilogia, e non pochi li aspettavano al varco, ammiratori e detrattori accaniti, per sentire dove si sarebbe spinto il loro suono e come avrebbero sviluppato ulteriormente il tema del rapporto Uomo - Diavolo - Dio, se si sarebbero ripetuti arrestando la loro evoluzione, o se fossero riusciti a superare quanto fatto spingendosi ancora più in là.  La formazione è anch'essa ormai ufficialmente composta da un trio, Aspa (voce), Hasjarl (chitarra), Khaos (basso) mentre rimane nel mistero l'elemento forse ormai più polarizzante della loro produzione, ovvero la batteria, e anche a causa di questo, oltre ai ritmi sempre più inumani mantenuti, non pochi sospettano che si tratti di una drum machine, cosa però che non va ad annullare l'abilità dei nostri se fosse vero, perché l'andare a programmare una batteria elettronica in quel modo sarebbe forse ancora più difficile che suonarne una direttamente. Siamo dunque giunti nel 2007, anno in cui finalmente viene alla luce "Fas - Ite, Maledicti, In Ignem Aeternum - Per Legge Divina - Vai, Maledetto, Nel Fuoco Eterno!" ovvero il secondo album della trilogia, il cui titolo deriva dal versetto di Matteo 25:41 riferito al Maligno, ma anche in generale ai peccatori difronte al giudizio di Dio alla Fine dei Tempi, svelando subito quello che sarà il tema portante del lavoro: Il Peccato, Il Peccatore assimilato a Satana, La Fede, e la sua presa di coscienza che porterà il primo a celebrare il secondo poiché unico vero mezzo di conoscenza ed elevazione in questo universo, elevazione che porta al Divino - Satanico, concentrandosi quindi in questo caso sull'aspetto gnoseologico della questione. Musicalmente si tratta probabilmente della loro opera più ostica sviluppata tramite lunghi e folli momenti in cui ormai la tecnica dei nostri va oltre ogni costrizione di genere in una fusione completa tra Black Metal moderno, Progressive, Psichedelica, momenti dal sapore Jazz e composizioni con assoli ed arpeggi mutuati dalla tradizione Hard Rock e dal Heavy Metal anni settanta, nonché parti Dark Ambient che fanno da conclusione ad ogni brano evolvendo nell'incipit di quello successivo legando i pezzi indissolubilmente tra di loro in una composizione tematica e strumentale omogenea, dove però ogni singolo episodio è in se un microcosmo di andamenti e vortici sonori dove la voce di Aspa è meno presente del solito, piazzata nei punti giusti e senza mai seguire un facile ritornello o una linea melodica, anzi spesso è un ruggito maligno che declama la sua oscura lezione per poi lasciare spazio al caos sonoro degli strumenti, caos però mai fine a se stesso in momenti di puro Noise, bensì sempre coordinato grazie ad un songwriting che è ormai ben aldilà di quello di una comune band di Metal estremo: siamo ormai nel cuore nero della trilogia, e la loro musica ha assunto i connotati dell'Arte  propriamente detta unendo artwork, tematica, suono, in una visione completa dove l'ostico e il criptico diventano un velenoso piacere per chi pazientemente si addentra in questo nero viaggio verso la caduta negli abissi dove uragani uditivi nascondono bellissime melodie e calme improvvise, e spettrali movimenti eterei in lontananza, portando anche tramite lo sfinimento sensoriale provocato dai molti stimoli simultanei ad un'oscura purificazione tramite il Male Assoluto fatto musica e celebrazione.

"Obombration - Obombrazione" è incipit sotto forma, inizialmente, di un Dark Ambient oscuro dalle Atmosfere sacrali con rumori sinistri ed inquietanti degni di un pezzo di Lustmord, maestro del genere, ma verso il minuto e mezzo esplode un arpeggio dissonante di chitarra in un andamento melodico tagliato da solenni giri circolari supportati da una batteria incalzante e una voce che recita la sua nera nenia in un'atmosfera mortifera portata avanti anche grazie alle lontani voci in sottofondo che sembrano monaci dediti a riti blasfemi ed evocazioni sataniche, dimostrando una certa tendenza lirica che comparirà in diversi momenti dell'album; verso il finale torna l'elemento Ambient tramite rumori sinistri e feedback lontani che creano l'immagine di suoni in una fitta nebbia, evolvendo nell'inizio del pezzo successivo. Il testo in latino è una preghiera che si ricollega ai momenti lirici del brano, in cui tornano i temi cari ai nostri, ovvero l'uso della liturgia cattolica in chiave satanica e la totale sottomissione al Dio - Satana fautore di morte e distruzione, la riproposizione integrale è "Hagios Ho Theos, Sanctus Deus. Hagios Ischyros, Sanctus Fortis. Deus, Judica Me... Ut Quid, Domine, Recessisti Longe? Judica Me... Perinde ac cadaver... - Dio Divino, Dio Santo, Forte Divino, Forte Santo, Dio Giudicami... E chi, Signore, Stà così a Lungo lontano (da te)? Giudicami... Semplicemente come un cadavere." esplicando la sua funzione introduttoria ai temi del lavoro. "The Shrine of Mad Laughter - Il Santuario delle Folli Risate" inizia dove il pezzo precedente finisce, esplodendo in un rifting caotico dall'andamento schizofrenico sul quale si staglia la voce inumana e decadente di Aspa; continui sono i cambi di tempo spinti ormai oltre ogni limite, e comprendiamo che livello tecnico ha raggiunto Hasjarl, la batteria è impegnata in continue evoluzioni tra andamenti tribali e blast serrati, non mancano però le parti di calma improvvisa con riff circolari in tremolo cadenzati che creano melodie dissonanti, ma il caos sonoro è sempre in agguato con partiture poliritmiche che vanno a creare un Maelstrom ragionato. Verso i due minuti e mezzo la tempesta s'interrompe per lasciare spazio nella composizione ad un nuovo momento Dark Ambient con cori femminili lontani e brusii, momento che a sua volta poi da risalto un bellissimo motivo di chitarra che si fa sempre più vicino accellerando la sua ritmica fino allo spasmo; è la volta poi della presa della scena da barte della batteria fuori da ogni controllo, tutti gli elementi vanno a creare un malsano Progressive dalla connotazione tutt'altro che rilassante, bensì ostico e pesante anche grazie al drumming serrato, dove l'impianto melodico è dato sia dagli arpeggi dissonanti e angolari, sia dai sinistri suoni  percepibili in sottofondo. L'atmosfera che si viene ora a creare è soffocante e nera come la pece e allo stesso tempo estraniante in una psichedelica allucinata, tagliata da sfuriate nervose dove l'orecchio attento e paziente può però capire che nulla è improvvisato o lasciato al caso, lasciando esterrefatti perché andare a coordinare tutto questo caos repentino richiede capacità di songwriting non comuni. Improvvisamente il tutto si ferma e parte un momento Jazz con arpeggio di chitarra supportata dal basso teso come una corda di Khaos, ma presto questa mirabolante costruzione è soppiantata  da un rifting nuovamente caotico ed aggressivo su cui si stagliano vari campionamenti, il pezzo è ora dominato da lunghe parti strumentali foriere di tecnicismi e cambi, dove non è presente il cantato. Poco prima dei dieci minuti vi è un nuovo silenzio improvviso che lascia spazio a voci e rumori spettrali probabilmente più inquietanti delle parti più robuste, andamento che si trascina fino all'inizio del terzo brano. Il testo è abbastanza ostico nei suoi periodi pieni di formule arcaiche, linguaggio figurato e riferimenti al registro biblico, tratta della presa di coscienza da parte del peccatore che inizia il suo viaggio nella degradazione e follia per accogliere in se i semi del male e diventare tutt'uno con la sua divinità, paragonandosi alla Caduta di Lucifero ("A sensation of everlasting rot and those frantic wails, no, it is not a fall into the abyss, the defiance of descent, a coronation beyond liberty and slavery. - Una sensazione di eterna putrefazione e quei gemiti affannati, no, non è una caduta nell'abisso, la sconfitta della discesa, una coronazione aldilà della libertà e della schiavitù. ").  Vengono poi celebrate il dolore e la sofferenza, manifestazione del diavolo e unici veri mezzi per superare i limiti della carne e trascendere le debolezze umane tramite una lucida follia che spezza ogno morale e auto - preservazione, come esemplificato in "That sustains the life in me, yes, the lightness of hovering in permanent anguish; i dared to borrow those words, to articulate them and to savour their turpitude, as i beheld the shrine of mad laughter. - Quello sostiene la vita in me, si, la luce data dal rimanere in dolore perenne; ho osato portare queste parole, articolarle e assaporarne la torpitudine, mentre ammiravo il santuario delle folli risate." e la Morte intesa come una luce oscura grazie alla quale l'inganno dell'esistenza viene messo a nudo permettendo, a chi ne esplora i misteri accettandola nel proprio cuore, di trarne elevazione slegandosi dall'umano ("As if Death was dashed onto the death within, a violent thrust stealing the light of the eyes, a ray of darkness, a negation, the bread of bitterness that ignites neither devotion nor fervour; resplendent nothingness! Make all things appear with clarity, ruined in the flame of repudiation, in the flame. - Mentre la Morte era schiacciata nella morte interiore, una violenta stoccata rubava la luce degli occhi, un raggio di tenebra, una negazione, il pane dell'amarezza che non accende la devozione o il fervore; risplendente di nulla! Fa apparire tutte le cose con chiarezza, rovinate nella fiamma del ripudio, nella fiamma."). Infine viene sottolineata la funzione del peccato come esperienza a cui l'uomo deve sottoporsi e dal grande potere in "The idea of God is pale next to that of perdition, but of this i could have no inkling in advance - L'idea di Dio impallidisce innanzi a quella della perdizione, ma di questo non potevo avere sentore in precedenza."; il narratore può anche essere inteso come una persona precedentemente credente nella religione cristiana tradizionale, che ora invece si abbandona alla discesa verso l'abisso morale ed esistenziale strappando di volta in volta le vestigia precedenti, inizialmente combattuto tra le due divinità, ma a poco a poco sempre più spinto verso l'elemento demoniaco. "Bread of Bitterness - Pane dell'Amarezza" termina il tema del pezzo precedente con un rifting serrato accompagnato dalla batteria sulle stesse coordinate, e dalle puntate della voce maligna di Aspa, frammentata con un andamento strisciante e dalla natura viziosa, e seguita da un coro maschile che fa da "oscuro apostolo" aumentando la sensazione cerimoniale che pervade il brano, il tutto con sotto un gorgo musicale di cacofonie atonali, dissonanti e poliritmiche, create dalla chitarra e dalla batteria, dietro le quali però si nasconde un nero universo di rumori. Verso i due minuti troviamo un sapiente arpeggio di basso che sorregge i riff di chitarra taglienti, mentre subito dopo parte una pausa Progressive con protagonisti la batteria strisciante nel suo lento e cadenzato andamento e i delicati fraseggi di chitarra; un assolo improvviso anticipa un'evoluzione dai connotati Hard Rock dove però non mancano le dissonanze, che fanno da preambolo al caos Black che segue da li a poco con doppia cassa martellante e sfuriate di chitarra intransigenti nella loro corsa e letteralmente spremute fino al limite  con bordate e continui cambi di direzione repentini che creano un vortice spaccaossa dal quale non si sfugge. E' impossibile contare tutti i cambi che il pezzo subisce in pochi secondi, la batteria è come un incudine sbattuta ripetutamente da un ciclone, vengono sviluppati diversi andamenti nel giro di pochi minuti sfruttando al massimo tutti gli strumenti, il tecnicismo  dei nostri  ha ormai raggiunto la sua summa; nel finale anche in questa occasione troviamo  un momento Dark Ambient che sfuma presto nel pezzo seguente. Il testo tratta di come dalla distruzione delle illusioni della fede può sorgere una nuova consapevolezza dove il cadere sempre più in basso porta per contrasto alla concezione del Divino,  il tutto sviluppato tramite allegorie dal forte impatto, come in "Breathless ecstatic experience, it opens the horizon a bit more, this wound of God; it is the assassination of the abyss of possibilities, the depths of being left to holy vultures.- Esperienza estatica senza respiro, apre un po' di più l'orizzonte, questa ferita di Dio; è l'assassinio dell'abisso di possibilità, le profondità di essere lasciati (in balia) a sacri avvoltoi" e nell'importante finale "Such monstrous impurity, and this incessant piety, no less revolting, cried out to heaven and they bore an affinity to God, inasmuch as only utter darkness can be likened to light - Una impurità così mostruosa, e questo incessante pietismo, non meno rivoltante, gridarono al cielo e mantennero un'affinità con Dio, poichè solo la tenebra assoluta può essere collegata alla luce" che mostra come il Male sia parte necessaria dell'esistenza e anch'esso collegato al tutto, idea non inedita nei testi dei nostri e che mostra il loro continuum tematico, e che nel conttesto del lavoro mostra l'avvicinamento del protagonista verso le tenebre . "The Repellent Scars of Abandon and Election - Le Repellenti Cicatrici dell'Abbandono e dell'Elezione" prevede un inizio progressivo tra riff dal gusto classico e una batteria elegante che crea adagi ammalianti, elementi uniti una jam session strumentale raffinata  con assoli tecnici in sottofondo e melodie abilmente costruite; naturalmente però arriva il marasma di voce feroce scissa in un botta e riposta tra sussurri e scream declamatorio, e chitarra dissonante, dilaniato dalla ritmica schizofrenica di batteria e basso, cambiando totalmente il registro e creando l'ennesimo vortice che assalta i sensi dell'ascoltatore esaurendolo, ma allo stesso tempo estasiandolo grazie alle continue evoluzioni e cambi di ritmo che sfuggono al controllo del cervello umano, ma non dei musicisti. Poco prima dei cinque minuti parte una nuova oasi sonora di calma, con un arpeggio di chitarra che introduce una solenne sessione dove la voce di Aspa effettata è disumana e sottolineata dalle dure cadenze della batteria, evolvendo in un'oscura marcia dopo la quale riparte la batteria in doppia cassa supportata dalle dissonanze di chitarra  e dai cori funerei in lontananza, mentre assoli tecnici si stagliano come meccanismi inseriti nel quadro complessivo. Al raggiungimento del settimo minuto tutto si ferma per qualche attimo lasciando spazio ad un suono di pianoforte che fa da preludio ad un incalzante rifting  circolare poi sostituito da nuovi andamenti di chitarra fuori da ogni senno con i loro cambi continui, e la batteria non è da meno passando da blast serrati ad atmosfere progressive nel giro di pochi secondi; in tutto questo il cantante delinea il suo nero sermone satanico con una passione bestiale e poco prima dei dieci minuti i nostri ci sorprendono ancora con un bellissimo arpeggio melodico che decade presto nel caos infernale che fa da urlo del brano poco prima della coda Ambient in cui tornano lontani i suoni di pianoforte volutamente sgraziati e dissonanti.  Il testo continua ad esplorare l'idea del peccato come mezzo di redenzione, invertendo l'idea cristiana di salvezza tramite l'astensione proprio da quest'ultimo, traendo gioia dall'uccisione in se stessi di tutto ciò che è l'illusione della Pace abbandonandosi invece all'oblio, unica vera realtà, idee argutamente espresse in "The idea of Salvation comes, I believe, from the one whom suffering breaks apart. He who masters it, on the contrary, needs to be broken, to proceed on the path towards the rupture. - L'idea della Salvezza viene, credo, da colui che è distrutto dal dolore. Colui che lo padroneggia, al contrario, necessita di essere distrutto, per procedere sul percorso verso l'ascensione"  e "I was beyond withstanding my own ignominy. I invoked it and blessed it. I progressed even further into vileness and degradation. Am I resurging, intact, out of infamy? - Ero oltre l'essere spettatore della mia stessa ignomia. La invocavo e la benedicevo. Sono andato ancora più a fondo nella viltà e la degradazione. Sto risorgendo, intatto, dall'infamia? " che continuano il percorso di degradazione del nostro pellegrino satanico ormai sicuro nel suo percorso. "A Chore for the Lost - Una Prova Difficile per il Perduto" parte con un abile arpeggio di chitarra e batteria controllata, la voce di Aspa è questa volta pulita, seppur rantolante e quasi sospirata, in un connubio malsano tra delicatezza e un'socurità che attende di emergere, cosa che accade dopo una brevissima parentesi Ambient grazie  ad assoli tecnici di natura dissonante e  percussioni in doppia cassa devastanti, la composizione pone poi come protagonista il rifting a vortice che evoca l'idea di un vento talmente veloce da strappare le carni dalle ossa, mentre in lontananza sentiamo voci maligne come demoni. Il Growl di del cantante raggiunge qui i livelli del Brutal - Death poco prima di lanciarsi in una nera preghiera dal forte impatto emotivo, in cui il pathos è arricchito dalla folle corsa degli strumenti lanciati in un delirio visionario con melodie atonali. Verso i quattro minuti e mezzo il basso di Khaos introduce un triste arpeggio circolare in tremolo a cura della chitarra di Hasjarl, rimanendo però il primo ben presente nella struttura del brano mentre si delineano gli assoli e i beat dilatati che creano un'atmosfera alienante; il tutto poi evolve in una nuova accelerazione che lascia spazio ai cambi di direzione più disparati e continui con momenti di "stop and go" e ritmica mutante, l'abilità estrema del gruppo è testimoniata da una sezione del brano dove i poliritmi della batteria e i riff serrati sono punteggiati da assoli dissonanti posizionati in punti strategici, e anche da come poi  la voce di Aspa, un ruggito demoniaco, viene sottolineata da devastanti riff circolari strutturati in modo da accentuarne la potenza. Poco prima degli otto minuti troviamo un nuovo assolo tecnico dal sapore Hard Rock e progressivo ennesima testimonianza del superamento della mera  materia Black da parte di Hasjarl, dotato di una cultura musicale e di una tecnica omnicomprensiva, che lascia dunque spazio al finale Dark Ambient con suoni di tasti di pianoforte che creano una sorta di nera nenia maligna, la quale continua nell'inizio dell'ultimo brano e outro dell'opera. Il testo espone il raggiungimento del limite, del punto di rottura, la fine della caduta, e della liberazione dalla razionalità, del raggiungimento del proprio compimento nella propria negazione, l'unico risultato possibile di ogni via ("An exhausted fall into disgrace, famished for peace, for a mere moment of respite in dying eternities, on the verge of being deprived of all humanity: non-sense is the outcome of every possible sense, it is the start of transcendence, the dissolution that spreads without limits and the critical violation. - Una caduta esausta nella disgrazia, affamato di pace, di un mero momento di riposo nelle morenti eternità, sul punto di essere privato di ogni umanità: non-senso è il risultato di ogni possibile senso, e l'inizio della trascendenza, la dissoluzione che si propaga senza limiti e la violazione estrema."). Un monito viene poi espresso contro coloro che stoltamente rinunciano al peccato e quindi a Satana, considerati come schiavi che non concorrono al destino sacro dell'uomo, ovvero il raggiungimento della propria distruzione, in "Every human being not going to the extreme limit is the servant or the enemy of man and the accomplice of a nameless obscenity." - Ogni essere umano che non persegue il limite estremo è il servo o il nemico dell'uomo e il complice di un'oscenità innominata." negando la Pietà Cristiana nella bellissima frase "Le vent de la vérité a répondu comme une gifle à la joue tendue de la piété. - Il vento della verità ha risposto come uno schiaffo al gioco difficile della pietà" e concludendo il discorso con il ringraziamento ed inno oscuro "God of terror, very low dost thou bring us... - Dio del terrore, molto a fondo ci hai portato... ". "Obombration - Obombrazione" è la chiusura del cerchio e non a caso ha lo stesso nome del primo pezzo - intro del disco, si tratta di una "suite" musicale prettamente strumentale che evolve dal finale del penultimo pezzo, con suoni lontani che presto vengono sovrastati da una marcia dall'andamento monumentale  di una processione con trombe ed archi dal grande impatto neoclassico, l'effetto è quello di un Moloch maestoso che avanza circodanto da adoratori deliranti, e non a caso nel mix sentiamo cori lontani sempre più incisivi, dal spaore arcano e solenne, atmosfera in cui sovviene una voce disumana che grida come in un gemito infernale, segnando la morte del pezzo e anche del lavoro, sigillando quell'oscuro mondo, ma consapevole che presto torneremo, partendo dall'inizio con lo stesso nome in un ciclo infinito di nera catarsi. Il testo è un proseguio della preghiera iniziale, che qui raggiunge il suo apice richiedendo la mortificazione della carne e l'annullamento, il fondo della caduta nell'abisso, la quale però porta da un nuovo terribile inizio nella "Obombrazione", parola inventata che indica l'oscurità ("Deus, Judica Me".. et Factus est sudor eius sicut guttae sanguinis decurrentis in Terram... Domine, in pulverem mortis deduxisti me PERINDE AC CADAVER! - Dio, Giudicami... e tale era stato Fatto, mentre il suo sudore come goccie di Sangue scorreva verso la Terra... Signore, nella polvere della morte conducimi SEMPLICEMENTE COME UN CADAVERE! ").

Tirando le somme possiamo sintetizzare l'opera come una ricerca della Bellezza nell'estremo: estremo sonoro dove le tempeste dissonanti scolpiscono paesaggi desolati carichi di un'atmosfera oscura palpabile, dove però non mancano bellissime melodie, estremo tematico perseguendo sempre di più la ricerca della purificazione nella corruzione, del piacere nel dolore, della creazione nella distruzione di se stessi, estremo visivo con simbologie sempre più legate a teorie filosofiche ed esoteriche di difficile comprensione per i non iniziati inserite nei stupendi artwork di copertina ed interni del disco, elementi che si rispecchiano l'uno nell'altro in un continuo gioco di rimandi dove nessuno è indipendente dall'altro; a dire e il vero, la singola parola da usare è Capolavoro della musica moderna tutta, capolavoro che all'inizio ha fatto storcere il naso a molti di coloro che finora avevano apprezzato il nuovo corso perché erano stati mantenuti anche alcuni elementi del Black tradizionale, ora invece totalmente superato in favore di qualcosa di totalmente nuovo e caotico che persegue strutture inedite e geometrie sonore aliene che fanno percepire una vera oscurità e sperimentare in prima persona la caduta nell'abisso con un'epicità mai forzata o fuori luogo. Nonostante questo risultato la corsa dei nostri è ben lontana dall'essere finita, sono ancora molti gli E.P e le raccolte che dovranno essere pubblicati, e la terza parte deve essere compiuta per dare un senso al viaggio oscuro: "Paracletus" attende negli abissi infernali di prendere forma, e di mostrarci la distorsione del concetto di Spirito Santo in chiave satanica.


1) Obombration
2) The Shrine of Mad Laughter
3) Bread of Bitterness
4) The Repellent Scars of Abandon and Election
5) A Chore for the Lost
6) Obombration

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