DEATHSPELL OMEGA

Drought

2012 - Norma Evangelium Diaboli

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
22/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Eccoci arrivati alla nostra conclusione del viaggio nel mondo dei Deathspell Omega, ovvero la postilla finale sotto forma di EP, "Drought - Siccità" che chiude il cerchio e dona vita sonora alla distruzione dell'anima (che è il resoconto di "Paracletus") che ci ha condotti in precedenza alla morte spirituale dell' uomo, unica vera comunione con il divino - satanico; ora ne viviamo il resoconto tramite immagini e suoni "desertici" che si legano perfettamente al suono dell' EP, che pur mantenendo parti serrate con blast beat poliritmici e riff feroci e dissonanti, mostra una maggiore propensione per gli arpeggi melodici progressivi atmosferici accompagnati da batteria controllata e continuando ad usare con maggiore rilevanza il basso mostrando una profonda influenza Sludge/Post Metal comune all' album precedente, che lega il suono dei nostri a certo Post Rock d' ambiente e sperimentale. Sotto molti aspetti "Drought" riprende il modus operandi di "Paracletus" convertendolo in una costruzione più breve dove i pezzi non superano mai i quattro minuti e mezzo di durata, cosa inedita per i nostri; anche qui vi è un tema melodico comune malinconico e giocato su arpeggi di chitarra che torna nei vari brani, e anche qui questi confluiscono uno nell' altro creando un continuo qui accentuato dalla brevità dei pezzi, e anche qui melodia e caos spesso convivono, qualcuno potrebbe dire che per la prima volta l' evoluzione continua del gruppo si è fermata, ed effettivamente rispetto al passato non ci sono sorprese rispetto a quanto sentito nel lavoro precedente, ma bisogna prendere in considerazione il fatto che il movimento della trilogia si è già consumato con tutta la sua spinta in nell' ultimo capitolo, lasciando qui un "Aftermath" fatto di desolazione ed epiloghi, una sorta di postilla che riassume quanto vissuto; naturalmente la formazione rimane costituita anche qui da Mikko Aspa (voce), Hasjarl (chitarra), Khaos (basso), e come sempre il drumming rimane nell' anonimato.  

Il nostro ultimo pellegrinaggio parte con "Salowe Vision - La Visione di Salowe", dove l' introduzione è affidata ad arpeggi grevi di basso e a strimpelli di chitarra accompagnati da batteria dilatata, elementi che vanno a creare un motivo progressivo con in sottofondo rumori affilati e fraseggi ad accordatura bassa che vanno a delineare l' andamento melodico, il quale a sua volta ben si lega ai suoni atmosferici e rarefatti che s' inseriscono nella composizione. Questo movimento si protrae a lungo fino all' esplosione di riff melodici incalzanti che avviene verso i due minuti e venti, assumendo una melodia malinconica che si accompagna ad una batteria più decisa, ma sempre controllata; il pezzo prosegue su queste coordinate fino a sfociare nel brano successivo. Si tratta di un pezzo completamente strumentale completamente privo di liriche, il quale però riesce a trasmettere tramite il suono pulsioni oniriche che dispiegano i scenari che andremo a vivere nei brani successivi.  "Fiery Serpents - Serpenti Feroci" è decisamente più aggressiva con la sua corsa diretta dove subito sentiamo la feroce voce di Aspa dedita al suo inconfondibile growl maligno, i riff circolari sono veloci e dissonanti, ma non abbiamo una vera e propria cacofonia totale, il movimento ha del "groove" trascinante che non tradisce però le variazioni costanti di tempi e i tecnicismi giocati su stop&go cari ai nostri, dove la batteria ci colpisce con bombardamenti improvvisi. Arrivati al minuto e venti parte un assolo di chitarra dissonante presto supportato da basso e batteria, i quali anticipano la cavalcata successiva fatta di blast beat veloci e precisi e da un rifting meccanico e apparentemente scordinato che supporta i mille andamenti del resto della strumentazione, così come i diversi tipi di growl usati da Aspa in un' esecuzione schizofrenica. Verso i tre minuti e dieci abbiamo una sequenza di riff circolari incalzanti che fanno da coda finale che viene improvvisamente arrestata terminando il brano. Il testo dai toni pieni di fervore anticipa tutte le immagine incontrate nell' album come in una visione biblica in "...I had a salowe vision wherein were fiery serpents and scorpions and drought ...sand, in an abrasive swirling murk, covered the crackled book of life... -  Ho avuto una visione di salowe nella quale vi erano feroci serpenti e scorpioni e siccità ?sabbia, in un' oscurità abrasiva turbinante, copriva il crepito libro della vita..." creando anche un continuo testuale del lavoro dove ogni pezzo è una tappa in una visione del Divino espressa da una realtà desertica dominata dalla siccità e dalla desolazione. Viene constatata la sua azione che distrugge ciò che esiste, che si manifesta nella corruzione e nel decadimento, insinuando il dubbio che essa abbia scopi tutt'altro che a favore dell' umanità ( "One may argue that it was flawed since the beginning that the dice were loaded that God had it all within that He is the Source. O heavenly Father! Pathogen agent of contamination, harbinger of catastrophe, icon of the impending Fall: but what difference does it make? - Si potrebbe dire che era difettosa sin dall' inizio che i dadi erano truccati che Dio aveva già tutto in se, che Egli è la Fonte. O Padre celeste! Patogeno agente della contaminazione, annunciatore della catastrofe, icona dell' imminente Caduta: ma che differenza fa?"  ) mantenendo l' oscura e nichilistica spiritualità dei nostri dedita alla morte e alla distruzione. "Scorpions & Drought - Scorpioni & Siccità" presenta un andamento tecnico carico di dissonanze stridenti che ricordano quasi suoni d' archi atonali, e un drumming a doppia cassa decisamente Black così come i gelidi riff circolari e gli arpeggi dissonanti che arricchiscono la composizione in sottofondo; la voce è divisa tra growl e andamenti sospiranti, e la chitarra conosce varie evoluzioni giocate sull' accordatura bassa e le dissonanze sempre presenti, portando in auge l' influenza Post Rock/Metal che ormai da anni segna il percorso dei nostri. Non mancano comunque le bordate più dirette che mantengono presente l' anima più sanguigna dei nostri, andando a creare un perfetto esempio di Black Metal moderno che fa del sincretismo il suo fulcro. Nel testo immagini opposte di grazie e amore divino e sofferenza e malizia vengono unite in un gioco d' inversioni che presentano come positivi aspetti dell' Immanenza le manifestazioni di sofferenza e di devastazione, esprimendo un forte senso di rassegnazione, come in "The greatest proof of justice and mercy God's supreme goodness and his loving caress inhabit these abrasive pillars of dust, the black veil at the horizon soon to hush in velvet silence your daughter's last breath, crowning you the depositary of ten thousand indignities: the eminent king of a world in dismay. - La più grande prova della giustizia e pietà la bontà suprema di Dio e le sue amorevoli carezze dimorano in questi abrasivi cumuli di polvere, il nero velo all' orizzonte presto azzittirà in velluato silenzio l' ultimo respiro di tua figlia, incoronandoti il depositario di diecimila indegnità: il re imminente di un mondo sconfitto" creando tramite una forte carica visiva scenari apocalittici che si ricollegano alle descrizioni bibliche di carestia e morte in luoghi desertici, proseguendo le visioni del protagonista. "Sand - Sabbia" riprende l' arpeggio melodico che fa da collegamento tra i brani dell' album, ripetendo il fenomeno notato in "Paracletus", sempre dal sapore delicato e progressivo, tagliato però da riff circolari con andamento in salire, i quali creano un perfetto contrasto tecnico con il primo dando dinamicità alla composizione. La voce di Aspa è quasi gutturale, e come sempre la chitarra di Hasjarl è dedita a varie evoluzioni tecniche giocate sui tempi più disparati e su fermate e riprese repentine, le quali nel finale collimano in un breve momento Dark Ambient dopo il quale parte il pezzo successivo; il testo è molto breve, come il brano, e tramite il simbolo degli scorpioni descrive la morte dell' anima sopraffatta dai dolori che distruggono a poco a poco l' umanità dell' individuo corrodendo la speranza e trasformandola in amara disperazione "A desert with no life but scorpions coming as a swarm, as a flood with an abundance of deadly stings... one for every remembrance one for every comforting echo of the past for blithe days of hope turned sour. - Un deserto senza vita se non scorpioni che vengono come uno sciame, un' inondazione con un' abbondanza di mortali pungiglioni... uno per ogni ricordo uno per ogni echo confortante del passato per giorni gioiosi diventati amari" continuando a dare forma solenne alla miseria della condizione umana, vista come qualcosa di tarlato sin dal suo principio. "Abrasive Swirling Murk - Oscurità Abrasiva Turbinante    parte con un drumming serrato e chitarre che sembrano raffiche di mitra nel loro rifting selvaggio, il tono di Aspa mantiene gli andamenti gutturali del pezzo precedente; si crea un turbinio sonoro fatto di cacofonie dall' animo Jazz che travolgono l' ascoltatore tra batteria poliritmica e chitarre mutanti, arrivati al minuto e venti inizia un epico andamento tagliato da giri circolari su cui si stagliano i blast compatti ottenendo un songwriting sperimentale comune al Mathcore, elemento qui in piena rilevanza. Dopo i due minuti e venti parte una cesura psichedelica con loop di basso ad opera di Khaos filtrati con un effetto allucinogeno e arpeggi rotti di chitarra dissonante, il tutto con una melodia progressiva che si dilata sempre di più aumentando il livello emozionale del pezzo, che si chiude con note di pianoforte lontane. Il testo riprende il tema già espresso in diverse occasioni dai nostri, della fusione e incapacità nello scindere realtà e divino, poiché quest' ultimo è intrinseco ad essa e a gli atti dell' uomo, atti carichi di Male e dolore, espressione dunque di Satana, per i nostri il Dio alla base di tutto ( "There are places not to be found but to be recognized, they sheltered a fire. The fire wherein the acts of God and the acts of men were to melt and merge making it a a senseless chore to distinguish the human from the divine. God resides in such places and it is where He conspires at the devastation of what took him so long to accomplish. - Ci sono luoghi che non vanno trovati, ma riconosciuti, essi proteggono un fuoco. Questo fuoco è dove gli atti di Dio e gli atti degli uomini dovevano sciogliersi e unirsi rendendo un compito senza senso il distinguere l' umano dal divino. Dio risiede in questi luoghi dove Egli cospira per la devastazione di ciò che ha ottenuto in così tanto tempo" ) raggiungendo una forte intensità poetica fatta di immagini argute di non facile interpretazione teologica e figurale che esprime in "Your cry of revolt and disbelief - a brief caesura in the slowing heartbeat of the world as if a horrible new pain had been given birth in abomination - surges in vain to face the inexorable, leaving behind but a meager comfort: there is no exemption for the offspring of this withered womb, not even for Chaos itself. - Il tuo grido di rivolta e disillusione - una breve pausa nel rallentante battito del cuore del mondo come se fosse stato partorito in abominio un orribile nuovo dolore - sorge in vano per affrontare l' inesorabile, lasciando dietro solo un magro conforto: non c'è esclusione per la progenie di questo utero rinsecchito, nemmeno per il Caos stesso." l' inevitabile destino di tutto ciò che esiste e la vittoria del Nulla - Satana contingente all' esistenza stessa, sottolineando come anche il Caos è destinato ad essere inghiottito nella pace dell' Oblio eterno, e come ogni protesta dell' uomo sia vana, poiché non conta nulla nel grande schema delle cose, ed è per questo che solo la perdita della propria umanità e del senso dell' io può elevare oltre questa condizione. "The Crackled Book of Life - Il Crepito Libro della vita" vede la ripresa dell' arpeggio melodico unitario all' EP, progressivo e giocato su una delicata maestria di chitarra e batteria abilmente inserite tra loro, supportate dalle vivide pulsioni di basso  ben udibili che si legano perfettamente ad esse; l' andamento è stridente, ma non violento, esprimendo una malinconica desolazione che permane il pezzo, verso il minuto e mezzo torna protagonista il basso di Khaos qui particolarmente pesante e granitico, mostrando l' influenza Sludge ed Alternative che fa parte del suono dei nostri, ed è accompagnato da una batteria altrettanto pesante mentre in sottofondo si delineano sinistri suoni orchestrali alieni che instaurano il movimento psichedelico che domina fino al rifting melodico progressivo che supporta la struttura del brano in sottofondo, fino ad una cesura di batteria filtrata dai toni "acquatici" e canti gregoriani che anticipa l' inizio di un andamento più incalzante che parte dal terzo minuto e mezzo e che mantiene in bella vista il motivo melodico mentre decresce fino a spegnersi in un coro improvviso che chiude il brano e l' opera, segnando la fine della trilogia. Si tratta come nel pezzo iniziale di una composizione totalmente strumentale che ci da un' immagine desolata del Libro Della Vita, simbolo dell' eternità e della Salvezza qui per sempre spezzate, riportandoci all' eterno silenzio della tomba.  

"Drought" è un lavoro polarizzante: si può rimanere delusi dalla sua mancanza di innovazione rispetto al passato recente dei DsO e dalla sua breve durata dove i brani si spengono presto, e non è di sicuro il lavoro migliore o più avvincente della loro discografia, ma allo stesso tempo si può apprezzare il modo sempre abile con il quale i nostri usano gli elementi che già conosciamo, mettendo qui in bella mostra l' influenza Ambient Rock con un suono che non rinuncia alle cacofonie, ma è più pulito giocando molto meno sulle tempeste e gli attacchi, e più su rarefatte melodie cariche di un' inevitabile rassegnazione, la manifestazione sonora dell' anima devastata e svuotata che trova il suo posto nella miseria dell'universo, e che non richiede più lotte sonore e vortici continui, bensì un'atmosferica rappresentazione di un desertico mondo interiore morto nel seme della Morte. Non sappiamo se i Deathspell Omega torneranno più, o se questo è il loro ultimo lavoro concludendo il percorso tematico sulla natura satanica dell' esistenza e del divino, ma sicuramente quanto qui fatto rimarrà negli annali del genere come ispirazione per un nuovo modo di concepire il Black Metal. 

1) Salowe Vision
2) Fiery Serpents
3) Scorpions & Drought
4) Sand    
5) Abrasive Swirling Murk    
6) The Crackled Book of Life

correlati