DEATHERAPY - Look, We Are Dying

DEATHERAPY ? Look, We Are Dying

2014 - Revalve Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
31/08/2014
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Nati nel 2011 i Deatherapy sono un gruppo Deathcore triestino composto da giovani ragazzi attivi da anni nella scena underground italiana in diversi generi musicali, ovvero Sasha Colautti (chitarra) Fabio Buleghello  (batteria) Stefano "Baru" Baruffaldi  (basso) Filippo Sinico (voce) Alex Bellezza (chitarra); dopo quindi qualche anno di gavetta i nostri ora escono per la Revalve Records, giovane label italiana attiva da circa quattro anni nel settore Death, Gothic, Alternative etc., con il loro E.P di debutto Look, We Are Dying - Guarda, Stiamo Morendocomposto da sei tracce di veloce Metal moderno al fulmicotone che segue l’impronta di gruppi quali Whitechapel e Carnifex, sia nel suono, sia nei testi a tematica di critica sociale ed ambientale, ma anche nei momenti più brutali e tecnici della lezione di Nile, Behemoth, e degli alfieri del Death moderno e tecnico in generale, che prevede sezioni melodiche e riff spaccaossa supportati da blast beat e basso brutali, che mai dimenticano il gusto per il groove nel creare l’andamento del brano, tutti elementi che fanno parte dell’armamentario del gruppo.



Il lavoro parte conThe Abyss of Shame – L’ Abisso di Vergognache ci accoglie con una intro Ambient che presto evolve in un feedback di chitarra tagliato dal cantato gutturale di Sinico e dai riff tritacarne della prima chitarra, riff figli del Death moderno più brutale e preciso, così come i corposi blast beat della batteria ormai tradizione del genere; se è vero che spesso lo strumento a corda è trattato come un mitra, è anche vero però che non mancano certo assoli, grazie alla seconda chitarra, a supporto della struttura melodica del pezzo e che servono per contrasto a dare ancora più rilevanza ai momenti concitati che seguono subito dopo, in un buon gioco di songwriting che dimostra come i nostri siano comunque sul campo da qualche tempo e come abbiano già avuto modo di affiatarsi tra di loro. Nel finale del brano viene ripreso il groove dal sapore decisamente moderno e che sottolinea la parte “Core” del suono dei nostri, che riesce comunque a non cadere in eccessi su un versante o sull’altro; per quanto riguarda il testo è sviluppato tramite un messaggio chiaro e costruito sulla ripetizione di frasi ad effetto, e tratta del Potere che corrompe la società e distrugge la natura, come sottolineato nel passaggioThe earth is trembling and the mountain is bleeding cries the wood and the waters are boiling the sky darkens and reflect your soul – La terra trema e la montagna sanguina, piange la foresta e le acque stanno bollendo il cielo s’inscurisce e rispecchia la tua anima.” Dipingendo un paesaggio apocalittico che riflette la decadenza morale e umana di chi sfrutta il mondo per i suoi fini non curandosi delle conseguenze. Mechanical Beast – Bestia Meccanicainizia su coordinate più classiche grazie ad un rifting incalzante che creano un andamento Death – Thrash giocato sulle sferzate robuste dei chitarristi e sul drumming di Buleghello decisamente serrate, mentre il cantante passa con disinvoltura dallo Screaming al Growl gutturale dimostrando una buona versatilità, le chitarre si abbandona a strutture tecniche dove i riff in tremolo s’intervallano con gli assoli che spesso anticipano folli corse a piena potenza; qui viene portata avanti sia la lezione del Death moderno, sia quella più legata alla tradizione dimostrando la volontà dei nostri di non dimenticare le radici, ma allo stesso tempo di essere attuali, sono dunque presenti momenti che richiamano fortemente i già citati Nile e i Behemoth più Death. Il finale è sorprendentemente affidato ad un fraseggio di chitarra elettrica compatto e funzionale alla struttura del pezzo, che mais fugge all’attenzione dei nostri attenti a sperimentare, ma senza creare momenti che stonano. La parte tematica tratta del desiderio di libertà dalle costrizioni della struttura sociale e dall’apparato dominante, usando effettivamente l’immagine dell’ingranaggio, come nella frase I'm not a clockwork in our machine I will not deprive myself of freedom I’d rather  live in what you define as crap rather than feed the mechanical beast  - Non sono un’orologeria nella nostra macchina Non mi priverò della libertà Preferisco vivere in ciò che te definisci uno schifo piuttosto chenutrire la bestia meccanica ”, una volontà quindi non far parte dei meccanismi della società, chiarita in un testo che, come la musica dei nostri, è diretto e conciso. Black Wings – Ali Nereè introdotta con gusto tramite tastiere oscure e suono di chitarra, presto parte una bella melodia in riff su cui si staglia la voce bipolare del cantante lanciata in un brutale ritornello, mentre la batteria supporta la struttura del pezzo con i suoi ritmi serrati passando dai quattro quarti alla doppia cassa raggiungendo un sapore vicino alla batteria Black di gruppi quali i Marduk; non mancano comunque assoli vicini al Melo – Death che mantengono l’anima “Groove” dei nostri vicina a quella più brutale, senza mai sbilanciarsi in un senso o nell’altro, come nell’ottimo finale dove l’impatto è accentuato dall’arresto improvviso del pezzo che termina come una tempesta fugace. Il testo è forse il meno chiaro e meno sviluppato del lavoro, tratta comunque vagamente sia della falsa sicurezza nella società moderna dove si può essere preda di criminali e stupratori, sia della reazione violenta a questi episodi, immaginando una persona che in preda alla paranoia diventa carnefice ("The insatiable smell of death starts to cheer up the place the man behind you touches, oh yeah You don't know what to do so you play his game then you turn Back and look at him at the first moment it’s a disappointment but in a second thought you vanish NOW HE'S YOURS – L’insaziabile odore della morte inizia a rallegrare il luogo, l’uomo dietro di te tocca, oh si Non sai cosa fare quindi fai il suo gioco poi ti giri e lo guardi all’inizio è una delusione, ma poi a pensarci bene svanisci ORA E’ TUO" ). Blind Spider - Ragno ciecoparte subito con un l’incedere ritmico della prima chitarra in tenuta macina ossa mentre come sempre la seconda sottolinea l’andamento tramite assoli mirati e brevi, quando la voce viene introdotta è supportata da un rifting tecnico, ma mai slegato dal suo andamento e legato al songwriting evitando evoluzioni fini a se stesse, uno dei marchi di fabbrica della band; voce e strumenti si dilettano in parti brutali e parti melodiche con soluzione di continuità dove le ultime sottolineano i ritornelli e il gusto per il groove, verso il terzo minuto si mette in luce il lavoro di rifting brutale che crea una sezione spaccaossa che di sicuro dal vivo darà occasione per un pogo selvaggio. Torna il tema del Potere che attanaglia e controlla la vita altrui per soddisfare i propri bisogni, “Il Ragno Cieco” appunto, che non riesce a vedere quello che sta davvero facendo e provocando, come espresso nella frase "Prove of the truth without evidence confirmation raise the doubt despite our awareness we are the flies dying in your web we are the puppets of your desire YES WE ARE YOUR FUCKING DESIRE – Prova della verità senza evidenza la conferma fa sorgere il dubbio nonostante la nostra allerta noi siamo le mosche che muoiono nella tua tela siamo gli strumenti del tuo desiderio SI NOI SIAMO IL TUO FOTTUTO DESIDERIO", ricollegandosi ai temi di sfruttamento sociale e controllo che caratterizzano l’impianto tematico del gruppo. Sovereign - Sovranoha un inizio quantomeno incalzante dove la chitarra fende letteralmente l’aria con colpi precisi mentre la batteria – incudine e il basso qui in modalità trita carne creano il ritmo su cui si adatta la solita voce a doppio registro, non mancano certo però le evoluzioni di chitarra tra rifting serrato ed assoli melodici, il primo spesso con un andamento meccanico e preciso che crea un suono chirurgico ad un passo dal Tech – Death di Dying Fetus e Misery Index, dimostrando anche in questa situazione la volontà e la capacità di rimanere in equilibrio tra i diversi stilemi della scena moderna. Ancora una volta viene apertamente attaccato il potere, qui politico, ma anche coloro che si lasciano controllare e portare lentamente verso la distruzione, sottolineando ancora la ribellione al sistema e al giogo su cui si basa ( "Undisputed sovereign of our time Unthinkable disposing you from your throne Covered in gold you shine at our eyes – Indiscusso sovrano del nostro tempo Impensabile il toglierti dal tuo trono Ricoperto dall’oro risplendi ai nsotri occhi " e "They want to be buried by you They want to be drown by you But you’re already burying them You’re already drowning them – Vogliono essere sepolti da te Vogliono essere annegati da te Ma te li stai già seppellendo Li stai già annegando" ). Man of Glass – Uomo di Vetroè l’ultimo pezzo e per il gran finale I nostri hanno deciso di rinunciare ai preamboli partendo subito all’improvviso in piena azione con chitarra e batteria lanciate in una corsa devastante in cui questa volta la voce è impostata quasi esclusivamente sul Growl, ma non mancano punte di cantato pulito, non presente nel resto del lavoro, di breve durata che non cadono quindi mai nel Metalcore più banale dove è norma la dualità tra i due registri sviluppata in lunghe sessioni, qui tutto è veloce e funzionale alla brutalità melodica del pezzo; la parte strumentale è come sempre dedita  ad uno stile chirurgico dove nulla è lasciato al caso o slegato da quanto fatto dal resto del gruppo, tra fraseggi sapientemente costruiti sulle chitarre, batteria brutale a volte trattenuta, a volte lanciata a doppia cassa, il basso di Baruffaldi sempre presente in sottofondo mantenendo la struttura ritmica e il supporto del brano. Verso i due minuti e mezzo parte un bel rifting dal sapore più Thrash giocato su riff circolari ipnotici e batteria a doppia cassa creando un ottimo groove che nel finale lascia spazio ad un rifting marziale che chiude in maniera ottima sia il pezzo, sia il mini – album nella sua totalità. Il testo prevede come da abitudine il tema dell’attacco al potere tacciato di ipocrisia, falsità e volontà di controllo totale, proponendosi come eterni ribelli contro il sistema mondiale che non viene accettato, un esempio è dato dalla fraseIn your country based on lies Everything is going well People sleep and dream not knowing The plague you’ve brought – Nella tua terra create sulle bugie Ogni cosa va bene La gente dorme e sogna non sapendo La piaga che avete portato. “ che può essere anche ricollegata ad una terra in particolare spesso bersaglio di questo tipo di temi, ovvero l’America che cerca di controllare la politica mondiale credendo di fare da mediatrice, ma che spesso persegue i suoi interessi.



“Look, We Are Dying” si delinea quindi come un buon debutto che pur non rivoluzionando certo la scena, evita di prendere esempio dagli epigoni peggiori (evitando per esempio di abusare dei momenti di break per le parti melodiche, difetto tipico di molti del genere, preferendo seguire una linea più classica) e mantiene una solida base fatta di riff, batteria serrata, esaltanti melodie e brutalità ben bilanciata, mostrando una buona capacità tecnica e idee chiare su cosa si vuole suonare; credo che i nostri possano ulteriormente crescere e sviluppare il loro stile andando a curare ancora di più gli assoli e i cambi di tempo della batteria, ottenendo un andamento ancora più vario, inoltre i testi, comunque qui funzionali al suono veloce e diretto, possono assumere ancora più personalità ed evitare alcune costruzioni un po’ forzate in un inglese a tratti non proprio naturale. Detto questo, il lavoro si fa ascoltare e ha vari meriti, e chi scrive non è certo parziale verso il Deathcore moderno, anzi, quindi qualcosa di buono devono averlo fatto. Promosso con buoni voti.


1) The Abyss of Shame
2) Mechanical Beast
3) Black Wings
4) Blind Spider
5) Sovereign
6) Man of Glass