DEATH SS

X

2021 - Lucifer Rising Records

A CURA DI
ANDREA CERASI
04/11/2021
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

"Come le funi che aprono il sipario di un teatro, ogni tuo sorriso è un debutto. Una prima. Tu che sveli te stesso". Bentornati nel teatro dell'orrore, l'anno è il 2021, lo spettacolo il numero dieci. Mostrate i biglietti, sceglietevi le poltrone più comode e preparatevi a godere di uno spettacolo unico. Fuori imperversa una tempesta, il clima ingeneroso colpisce il tetto dell'arena, lo scenario prende vita nell'unico luogo apparentemente sicuro. Un sipario ricamato di simboli arcani si palesa davanti agli sguardi dei presenti, le piaghe del tessuto tremano impercettibilmente per gli spifferi, una folata di vento gelido entra nel teatro e le scosta: oltre il palcoscenico si intravedono losche figure, creature provenienti da chissà dove. Un odore amaro si solleva sul pubblico pagante, inconsapevolmente rifugiatosi in un mondo misterioso. Un organo rintocca nella sala, dei cori demoniaci irrompono lentamente, poi le tenebre si spalancano. Una delle colonne portanti del metal tricolore è tornata dalle viscere dell'inferno con un nuovo lavoro, pubblicato ad Halloween, giorno perfetto per donare al mondo intero una nuova macabra opera. Spiritico horror metal, sottogenere che gli stessi Death SS hanno codificato agli albori del metallo, a cavallo tra gli anni 70 e gli 80, prendendo spunto dallo shock rock di Alice Cooper e di Roky Erickson, alimentandosi di fumetti pulp anni 70 e di "cinema di paura". Ciò che era venuto fuori da questo miscuglio era una musica tenebrosa, viscerale, che alle tematiche spaventose incentrate su mostri, sul forte erotismo e sulle leggende oscure, accompagnava una mitologia ben definita dall'immaginario horror tradizionale: ritornelli cupi, passaggi teatrali ripescati dal Grand Guignol, maschere e trucco. Una vera novità nell'heavy metal, forse mai riconosciuta a livello mondiale, che il leader Steve Sylvester e i compagni hanno plasmato nel corso dei decenni, muovendosi da un sentiero all'altro, facendo della sperimentazione il proprio punto di forza. I Death SS hanno sempre avuto coraggio, hanno saputo rischiare, perdendo molti fans della prima era con l'introduzione di suoni moderni, ma conquistandone tanti altri nel corso degli anni, proponendo una musica intelligente capace di sedurre ancora oggi, dopo quaranta anni di attività.

E così ci troviamo al cospetto del decimo album della band italiana, X, opera che prosegue la scia intrapresa dai precedenti Resurrection e Rock 'n' Roll Armageddon, che sono stati un ritorno parziale alle sonorità dei primi album, con brani più heavy e meno industrial, anche se il tocco di modernità spesso prende il sopravvento. Con l'arrivo del nuovo sigillo possiamo parlare quasi di una trilogia, poiché l'intento del gruppo è quello non solo di ripercorrere le varie tappe in carriera, attraverso sonorità che pescano da un album all'altro, ma anche quello di riproporre, con un certo gusto, ambientazioni tipiche di fumetti e film appartenenti alla tradizione horror. X, come avevano fatto i due dischi precedenti, presenta una copertina fumettosa, con la band disegnata e mascherata in posa su uno sfondo rosso fuoco, o meglio, un rosso sanguigno e artigianale che ricorda quello utilizzato da un certo Dario Argento per mettere in scena le sue macabre intuizioni. Dietro il colore vivo della carne recisa, all'interno dell'edizione limitata (che si avvale di un box un po' scomodo), troviamo, non a caso, un fumetto scritto da Luca Laca Montagliani, e sul retrocopertina le immancabili donne demoniache dai corpi perfetti, nude e ammiccanti. Insomma, tutto è studiato per trasportare l'ascoltatore nel mondo teatrale tipico dei Death SS.

Tra vampiri assettati di sangue, mummie sbucate fuori dal sarcofago, lupi mannari infatuati della luna piena, zombie in cerca di carne fresca e demoni volati via nel cuore della notte, i Death SS ci trascinano nel loro mondo incantato, forse non aggiungendo nulla al proprio cammino, già costellato di grandi traguardi, ma percorrendo un sentiero piuttosto sicuro, comunque dotato di un fascino dannatamente immortale. X è l'ennesima conferma da parte di una band che ormai non deve più dimostrare niente a nessuno, avvolta da un'aura mistica e solenne che tutto seduce, e pazienza se non c'è più la malvagità profonda di una volta, le perversioni dell'EP Evil Metal, di In Death Of Steve Silvester o di Black Mass, il mistero di brani davvero horror o le sperimentazioni alchemiche dei clamorosi Do What Thou Wilt, Panic o Panic. E dunque, se la vita che è come il teatro, quando il sipario si alza è come nascere dall'utero materno, e quando il sipario cala è come morire e sparire nel nulla cosmico. Tutto quello che c'è in mezzo è nient'altro che spettacolo, la vita stessa. Intanto, fuori la notte continua a sbocciare, l'album inizia a intonare il proprio umore. Che la recita abbia inizio.

The Black Plague

Le tastiere di Freddy Delirio ci investono improvvisamente, si presentano al pubblico in sala e indicano che la cerimonia sta per cominciare. I candelabri disposti attorno all'arena, le luci soffuse, tutto è pronto per l'esibizione. Il sipario si apre con The Black Plague (La Peste Nera), trascendentale prima traccia, perfetta per condurci nel mondo dei Death SS. Il riffing possente ci prende per mano, scuotendoci l'animo: "Viviamo nel terrore, combattiamo il malessere, il mondo è afflitto da antiche profezie. Gli alberi bruciano e il ghiaccio si trasforma in sangue, la natura si ribella e presto moriremo tutti". Sylvester intona il suo canto di distruzione, avvertendoci del male che incombe sull'umanità. Il refrain è una macabra cantilena che incute timore: "State attenti, prendetevi cura di voi stessi, la peste nera sta arrivando". Questa arriva portando con sé un caos di strumenti che rievoca la distruzione del mondo, con tastieroni in primo pianti, drumming schiacciante e riff di chitarra muscolosi. "Germi e terremoti, locuste nei campi, siamo senza protezione, né scudi né cure. Nessun amore, nessuna saggezza nel nostro cervello da zombie, l'umanità è troppo avida e perderà il gioco". Il mondo sta scomparendo, secondo la profezia, divorato dalle locuste, massacrato dai terremoti, infestato da germi. A un certo punto, durante il break, cori ecclesiastici irrompono, ricordando a tutti i presenti di far parte di questa misteriosa cerimonia. Un tocco di sacralità in questa rievocazione biblica, frammentata, tra l'altro, da un solo pungente di Al De Noble, è la ciliegina sulla torta, per un pezzo di ottima fattura che cattura al primo ascolto. "Attenzione, voi siete la risposta, non siate ciechi, iniziate a cambiare visione, agite ora prima che sia troppo tardi" è il monito del vocalist, il quale spinge il popolo a riflettere, in modo tale da poter cambiare un mondo in declino.

Zora

Lanciato come primo singolo e venduto in edizione limitata come 45 giri, Zora (Zora) è il classico brano squisitamente heavy della band, costruito attorno a un ritornello di facile approccio ma davvero gustoso. Una canzone che non avrebbe sfigurato, almeno per stile, in un album come Heavy Demons, e che oggi troviamo corredata di un videoclip curato dove le immancabili donne nude si scatenano a ritmi infernali. "Sei un angelo, un essere infernale che vive tra sogno e incubo, sei la regina delle mie notti spericolate e mi rendi schiavo del peccato". Ispirato al personaggio dell'omonimo e storico fumetto degli anni 70 creato da Renzo Barbieri, al quale lo stesso Steve ha collaborato, Zora è un pezzo sulfureo e dal piglio ottantiano. "Devi soddisfare la tua sete di sangue, ma tu cerchi l'amore, qualcuno che possa salvare la tua anima. Io ti invoco, Zora! Curo il tuo dolore, Zora!". Il fumetto viene perfettamente trasposto in questa succulenta traccia, dotata di grande atmosfera e di una carica erotica importante. Gli effetti elettronici fanno capolino qua e là, mentre emerge la bella voce dell'ospite Romina Malagoli, che interpreta appunto la bella e seducente Regina delle tenebre. "Tu vivi nelle tenebre ma non temi la luce, perché tu discendi dal cielo e dall'inferno. Il tuo bacio funebre mi dona piacere e potenza, il nostro amore verrà infrangerà l'antico incantesimo". Si tratta di un pezzo molto semplice e lineare, azzeccato come singolo di lancio, capace di evocare tutto il simbolismo della formazione: croci bruciate, il diavolo dell'inferno (che chiede l'autografo a Sylvester), il vampito Steve, la mummia, lo zombie, il licantropo. Insomma, tutto ciò di cui si nutre l'horror metal.

Under Satan's Sun

Secondo la tradizione cabalista, Satana è rappresentato dal numero 365, ossia i giorni dell'anno. Si tratta di un'immagine circolare, sinonimo di perfezione. Il 365 è infatti il numero del Sole , sfera perfetta che dona illuminazione e sapienza, nonché vita. Davvero affascinante, Under Satan's Sun (Sotto il Sole di Satana) è pressante e allo stesso tempo danzereccia, a causa dello strato di tastiere in sottofondo e che accompagna basso e chitarra. Un mood cerimoniale che riprende le battute del brano di apertura e che si evolve in modo sinuoso e serpentino. "Fammi affondare le labbra sul tuo collo, voglio sentire il gusto del tuo sangue caldo. Voglio risvegliare il tuo oscuro desiderio che giace nel fango", recita il cantante, in questo caso nelle vesti di un oscuro prete, o anche di un misterioso messia venuto da chissà dove per pronunciare le sue blasfeme parole in nome di Satana. Il ritornello è uno dei miei preferiti, oscuro e allo stesso tempo ficcante, per far ballare e cantare al chiaro di luna. "Guardami negli occhi e abbassa le tue difese, cancella le paure e libera la tua segreta lussuria. Lasciati alle spalle le debolezze e gettale nella polvere". Un pezzo stratificato che si evolve, ricordando le sonorità industrial della trilogia Do What Thou Wilt, Panic, Humanomalies. "Brucia! Sento la tua vita scorrere in me, è estasi e agonia, fantasia o realtà, sacralità e blasfemia. Senti il calore, sono ciò che desideri, tu sai che sono l'unico, vieni con me e insieme bruceremo sotto al sole di Satana". Anche in questo caso, intervengono cori femminili che rappresentano le valchirie e danno un tocco sensuale in più al brano. Un ode alla notte, o meglio, tramonto rosso fuoco che riprende l'art-work, in un tripudio di fuoco che tutto divora. "La notte sigillerà i nostri corpi e i nostri desideri, siamo i ribelli che non temono la luce del giorno, insieme aspettiamo la nuova alba, quel fuoco che non possiamo combattere". Elegia ai ribelli, reietti della società, i quali decidono di non piegarsi alle regole e di fuggire, venerando il demonio.

The Rebel God

La sezione ritmica si impenna e ai timpani sovviene un crepuscolare riffing violento, inno alla libertà individuale e alla ribellione. Ribellione capeggiata dal Dio Ribelle, Lucifero, appunto, scacciato dal Paradiso e confinato negli abissi del mondo. The Rebel God (Il Dio Ribelle) è il suo canto, la sua invocazione, ma è anche una esaltazione dello spirito umano. "C'è un destino che dobbiamo incontrare, un tipo di peste che adesso aleggia nell'aria, il dio che abbiamo creato è sfuggito al nostro controllo, un mostro scatenato senza cuore e anima". Ci troviamo all'alba dei tempi, quando appunto l'angelo Lucifero venne cacciato da Dio, accusato di tradimento. Lucifero è sfuggito al controllo, mandando il mondo nel caos, un mostro senza cuore né anima. "La nostra avidità ha raggiunto il suo limite, siamo stati lasciati soli e adesso vediamo il mondo bruciare. Qualcuno dovrebbe svegliarsi e dire no a tutto ciò, qualcuno dovrebbe erigersi e iniziare ad aprire le ali". Avidità è un termine che ricorre spesso nelle liriche di questo album, Sylvester, infatti, accusa il genere umano di aver condannato il pianeta a causa dell'avidità. X è un disco fortemente simbolico, parla di caos, un caos religioso, e proprio dall'immaginario religioso trae spunto per alimentarsi, riconvertendo tutto alla realtà dei nostri tempi. "Volate in alto, non guardatevi alle spalle, cercate di non morire, sollevatevi dal branco. Combattiamo da soli come un dio ribelle, una nuova era è nata, il battaglia sarà vinta". Il brano spinge i ribelli a unirsi, poiché tramite l'unione si ottiene la vera forza. Il basso di Glenn Strange si abbatte sulle casse, soprattutto in prossimi del chorus, davvero bello, il quale si staglia in mente per non andare più via.

The Temple Of The Rain

The Temple Of The Rain (Il Tempio Della Pioggia) ci riporta indietro nel tempo, sembra un pezzo gothic rock degli anni 80. Personalmente, adoro le semiballate dei Death SS, trovo che abbiano un gusto melodico davvero eccezionale, per questo amo la band in versione goth e che flirta con le sonorità elettroniche, richiamano un lavoro come Panic. Il mondo viene sommerso dalla pioggia, una pioggia simbolica che tutto affoga, depurando il mondo dai peccati. "Sto vagabondando nel giardino della luce, aspettando che appaiano le stelle per riempire il cielo, io sono il sole che non ha limiti né confini, tu sei la luna che versa lacrime sul terreno". La doppia anima, sole e luna, è ancora una volta presente, ben chiara nel bellissimo videoclip, girato con effetti grafici molto elaborati. Le voci femminili decorano il tutto, creando un clima più sacro. "I miei occhi sono chiusi, perché il mio cuore è diventato cieco, sto cercando che la pioggia arrivi per lavarmi la mente". Pioggia purificatrice, che lava ogni dolore, spazzando via un passato rinnegato per poi illuminare un nuovo cammino, fatto di luce, consacrato al Dio Sole. "Non c'è miseria, né peccato e nemmeno dolore, nel tempio della pioggia. Tutto sarà affogato in modo tale che i campi cresceranno di nuovo, nel tempio della pioggia". Il refrain è molto bello e orecchiabile, l'unico difetto è che viene ripetuto all'infinito, specialmente nella coda finale, non portando così evoluzione nella sezione ritmica, la quale si fa largo in modo lineare. "Sto camminando sull'arido terreno di Dio, mentre i miei occhi inondano il suolo e i miei piedi sono scalzi. Insieme allieviamo il nostro dolore mortale, portando il nostro amore allo Spirito della pioggia". Il mondo è arido, seccato dall'avidità dell'uomo e dai problemi che affliggono l'esistenza, la pioggia sacra laverà tutto, portandoci per mano in una nuova era.

Ride The Dragon

La tempesta si è abbattuta sul regno dei morti, le nuvole cariche pioggia si diradano e ritorno il sole cocente, con i suoi raggi violenti che filtrano come effetti laser, bruciando i cuori degli uomini. Ritorna il fuoco, dopo la pioggia, e Ride The Dragon (Cavalcate Il Drago) è allegoria stessa di ardente ribellione. "Ogni cosa sfugge di mano e non sappiamo quanto tempo ci resti. Il nostro Dio è andato via e noi tutti ci siamo spinti verso la fine". Una lode a un'intera generazione umana, sconfitta dal fato, che ha bisogno di ribellarsi, di cavalcare il drago, simbolo di libertà. "La nostra generazione malata è pronta ad agire, per tutti i peccati che abbiamo commesso in passato. Andiamo, cavalcate il drago, correte verso la libertà, correte verso la luce. Iniziate una nuova epoca, una nuova vita, con una visione differente". Si tratta di un pezzo velocissimo, forse il più pressante del disco, anch'esso intriso si spiritualità e alimentato dall'immaginario biblico, dato che il drago rappresenta l'angelo caduto dall'Eden. "Guardate il cielo col cuore, ci sono i segni delle stelle, cambiate la vostra vita quotidiana, lottate contro un fato che ci sta facendo a pezzi. Abbiamo ucciso il nostro futuro ma non frega niente a nessuno. Se esiste un inferno, lo vedremo presto". Strofa ritornello strofa, costruzione classicissima che scuote gli animi e fa letteralmente scapocciare. Qui ritroviamo i Death SS classici, laddove la matrice heavy metal colpisce in pieno l'udito dell'ascoltatore. Una corsa terremotante frenata soltanto da un solo di tastiera, che dà il via a quello di chitarra, in uno scambio davvero riuscito e incandescente.

Suspiria - Queen Of The Dead

Prima abbiamo citato il caro vecchio Dario Argento. Bene, visto il titolo, Suspiria - Queen Of The Dead (Suspiria - Regina dei Defunti) potrebbe ricordare il film capolavoro del maestro dell'horror, invece trae spunto da un fumetto dark, chiamato appunto Suspiria, creato da Luca Laca Montagliani, lo stesso che ha confezionato il racconto contenuto della copia fisica dell'album. Nella mitologia dell'artista, Suspiria è figlia di Lucifero, e regna sul mondo dei defunti insieme alle sorelle e alla madre, la Morte. In questo bel brano troviamo l'ospite Roberto Piga, il cui violino rifinisce le trame di cui Suspiria si alimenta, creando un clima quasi ancestrale e antico. "Sei il simbolo onnipresente della mia angoscia, sei il principio e la fine delle mie pene, sei il cupo respiro che arriva con l'incubo. Tu ci guidi attraverso il sentiero della disperazione". Il ritmo è cadenzato e sacro, ricco di mistero, Steve canta in modo quieto, contornato da tastiere, e la sua voce è solenne: "Vivi all'inferno, sospiri tra le tenebre, Suspiria dell'oscuro reame, Suspiria regina dei defunti", recita, invocando la bella ed erotica regina dei dannati. La cadenza del brano è terremotante, un inferno di lava che scende a valle, travolgendo tutto. Gli abissi del mondo si stanno rivoltando, sputando fuochi incandescenti. "Tu ci mostri gli abissi profondi dove giacciono i mostri, la nostra morte e la nostra nascita per una vita suprema. Sei la dea e la guida di tutti i ribelli. Sei la forza per combattere contro un destino pianificato". I ribelli si radunano attorno alla loro regina, stufi di un mondo in declino, e sperano in una nuova era, una nuova libertà individuale. La chitarra di Al svetta su tutto, prendendosi la scena, scatenandosi con un assolo brillante, poi i cori tornano come nebbia mattutina, sfocando il tutto. Torna la fisarmonica che abbiamo ascoltato in apertura, regalandoci un momento che ci riporta subito a teatro, in quella platea indistinta. E come una vecchia cantilena, anche Suspiria svanisce nel silenzio

Heretics

Un arpeggio western introduce Heretics (Eretici), ballatona di grande impatto dedicata ai protagonisti dell'intero album, ovvero i ribelli. È come se il vocalist intonasse un canto di pace per tutti questi personaggi, allontanati dalla società, schiacciati dal mondo moderno. "Scendi nella fossa degli eretici, dove giacciono i peccatori. Lontani dal mondo dei derelitti, dove la libertà muore. Siamo condannati a bruciare in eterno, tra sepolcri fatti di fiamme". Dove la libertà muore, canta Steve, perché i ribelli sono limitati, impossibilitati ad esprimersi. Una censura che spezza le ali di chi sogna. Tastiere e chitarra acustica ci cullano in questa dolce nenia, creando un gustoso momento di relax dopo tanto caos musicale. "Siamo stati giudici dei nostri pensieri ribelli, dei nostri segreti e le nostre vergogne. E così siamo qui, ma non ci pentiamo. Siamo qui ma non  ci pieghiamo!". Un momento intenso, cantato con gusto e abilità, a richiamare a sé tutti i ribelli, i defunti, gli spiriti liberi. "Sanguina per la croce, paga per il nostro destino da eretici, la nostra vita è stata il prezzo per l'odio. Migliaia di morti per un Dio sordo e cieco, il più grande crimine generato dall'umanità". Anche in questo caso, la penna raffinata di Sylvester si ispira alla letteratura, in particolare all'Inferno di Dante, recuperando le ambientazioni del sesto canto, dove i ribelli bruciano per l'eternità. A questi si cerca di dare pace con una canzone morbida.

The World Is Doomed

Ritorna prepotente l'elettronica e attacca The World Is Doomed (Il Mondo è Destinato), cantilena dark che si avvale di un ritornello bello ed efficace. Anche in questo caso, il pezzo andrebbe benissimo sulle piste da ballo, ovviamente goth. "Nella notte la mia mente è offuscata dal caos, oscuri sospiri scuotono il cervello da questo gelato intontimento. Vedo le nuvole battenti che mi girano attorno, fuochi che avanzano nella penombra della mia anima". Le strofe sono intonate con delicatezza, Steve sospira con la sua voce malvagia, accarezzando i timpani, mentre gli effetti elettronici cullano in questa atmosfera sospesa e onirica. "Combatto i demoni che negano la verità, ospite della paura che evita il sacro calore del sole. L'intero mondo collide quando tutto viene bruciato, e quando l'avidità inizia a regnare sopra l'amore". Ancora una volta torna il simbolo del fuoco, l'incendio del mondo per sterilizzare ogni cosa. L'avidità è ancora il tema portante del testo, un'avidità di gran lunga superiore all'amore, due forze che si contrappongono regolando gli equilibri dell'universo. "Le stelle sono cieche, il sole è svanito, il mondo è destinato. Non c'è futuro né speranza. La terra è scossa, il fuoco brilla, i tuoni ruggiscono. Niente salvezza per tutti noi". Un canto di distruzione e di disperazione, dove è difficile trovare un segno di speranza e di luce. Siamo troppo sprofondati nel fango per riuscire ad alzarci, nonostante la band tenti di spronarci a farlo. "Cerchiamo una gloria che è sparita da tempo, penso al cielo che regnava oltre le stelle e il mio cuore sconfitto dall'umanità, ascolto le voci di un mondo morente". Il brano è ottimo, la melodia fantastica, peccato solo che non sappia evolversi e tenda a ripetersi sul finale, lasciando una sensazione di incompiutezza. "Sono il leone, il bambino, il destriero di Dio. Tu sei l'alba, la brezza mattutina, la luce dell'oro".

Lucifer

Lucifer (Lucifero) si contorna di cori demoniaci, ricordandoci di essere ancora a teatro, davanti a una rappresentazione misteriosa ed erotica. In chiusura non si poteva non citare il re dei ribelli, anzi, il ribelle per eccellenza: sua maestà Lucifero, l'angelo caduto all'alba dei tempi. "Qualcuno mi chiama stella del mattino, altri mi chiamano angelo caduto, altri ancora cattivo ragazzo. Tutti sanno che sono il peccatore. Io sono il re che viene da Babilonia, il possessore della saggezza segreta, sono il figlio nato all'alba dei tempi, e cammino in mezzo a pietre cocenti". Si tratta di un canto che esalta la figura del peccatore, ma sia strofe che sezione ritmica non eccedono in violenza. Al di là del titolo, la canzone è piuttosto cadenzata e dai rintocchi epici. Di oscura fattura, possiede un ritornello radiofonico che può benissimo essere cantato mentre si fa altro. Un merito, sicuramente, poiché anche nell'oscurità i Death SS trovano la melodia giusta per esaltare l'ascoltatore. "Il mio nome è Lucifero, vi porto libertà e luce. Chiamatemi ed io ci sarò, vi porterò bellezza e potenza. Scuoterò l'essenza delle vostre anime empie, vi insegnerò come rinascere e disobbedire, voleremo insieme verso il cielo e saremo liberi per sempre". Cori di incoraggiamento irrompono sul finale, quasi a spronare Lucifero ad agire, osannandolo come re in terra. "Sono il serpente che porta conoscenza e gioia, vi libererò dalla schiavitù e dalla cecità. Un ostinato ribelle che non si arrende, sono il vostro miglior amico e confidente". Lucifero il salvatore, il ribelle alla guida dei ribelli, non per far sprofondare il mondo, anzi, per risollevarlo dalle macerie in cui versa ormai da troppo tempo.

Conclusioni

X, scritto così nella numerazione romana, non è stato scelto casualmente: non solo è il decimo album per i Death SS, ma il numero contiene in sé una forte componente simbolica. Secondo gli insegnamenti esoterici della cabala, il dieci simboleggia la perfezione, il tutto e il niente, la completezza e il vuoto. Il dieci ha un'anima ambivalente, perché è formato dai numeri 1 + 0, il principio e la fine. Insieme al 7, il numero di Dio e della perfezione, il 10 è esso stesso simbolo dell'universo e dei principi che lo governano. Nell'ambito esoterico, il dieci rappresenta infatti la perfezione in uno spazio circolare, legato al culto divino. Basti pensare alla religione, dove il dieci assume indicazioni divine, come i dieci comandamenti, ed è visto come un cerchio di protezione contenente il caos dell'esistenza. Il dieci impedisce al caos di fuggire, imprigionandolo nei suoi limiti. I Death SS plagiano questo caos nel loro nuovo lavoro, dandogli forma concreta. Questa è la definizione del disco, scritta da Sylvester per illustrare la nuova creatura, perciò le attese su X sono molto elevate.

Nel decimo canto dell'Inferno, Dante ci piazza il sesto cerchio, quello degli eretici, gli spiriti liberi intolleranti al dogma, e a coloro che hanno scelto di uscire fuori dai binari questo album è dedicato, come scritto all'interno del booklet. Si tratta di un album ricco di simbolismo, che può essere considerato un concept sulla distruzione umana e sulla morte, restando comunque semplice nell'approccio. Come per ogni prodotto artistico, bisogna far riferimento all'epoca in cui viene pubblicato e al peso che ha sulle spalle di chi lo ha composto: nello specifico, si tratta del disco numero dieci e che giunge dopo quaranta anni di carriera. Qualche polvere sulle spalle c'è, il modo di comporre non è inedito e il coraggio della sperimentazione latita. I Death SS scrivono il classico disco della conferma, facendo forza sul proprio mestiere e sulla propria immaginazione, senza andare a cercare ispirazione chissà dove. X è semplicemente un lavoro bello, contenente belle canzoni e dotato di una forte componente simbolico-esoterica. Poco per le vostre aspettative? Bè, provate a comporre un'opera trovando le giuste melodie e proponendo gli ottimi arrangiamenti, dopo quattro decadi di attività e una decina di album. Credo sia impossibile chiedere di più, e ciò che conta, soprattutto arrivati a un certo punto, sono le belle canzoni. Qui ce ne sono, senza neanche un riempitivo, e tanto basta per promuovere a pieni voti X. L'apertura affidata a The Black Pague, ad esempio, è perfetta per calarci nel clima teatrale dell'album, tra riti ancestrali e canti misteriosi, mentre Under Satan's Sun è puro fascino, un pezzo dotato di esoterismo che rientra tra i miei preferiti. Zora svolge il suo compito, proprio per la sua semplicità e orecchiabilità è stata scelta come primo singolo, e lo stesso si può dire per la conclusiva Lucifer. The Rebel God e Ride The Dragon invece sono frustate provenienti dagli inferi, costruite su possenti riff, mentre a Suspiria, ispirata al fumetto e non al film di Dario Argento, The World Is Doomed e The Temple Of The Rain, sono pezzoni danzerecci che flirtano col gothic rock degli anni 80, facendo ampio uso di elettronica. La chicca inattesa? La ballata Heretics, che con la sua delicatezza conquista anche i cuori più neri, tra l'altro dotata del testo simbolo dell'intero disco, trattando di eretici e di promesse di libertà individuale.

X è l'ennesimo gioiellino nero incastonato all'interno di una trionfale carriera senza cadute di tono e a dir poco inimitabile, ma è anche un sentiero sicuro e facile, che si gusta alla grande, contenente belle canzoni, incapace però di sorprendere i fans più accaniti a causa di una linearità di fondo fin troppo accentuata. Magari qualche cambio di tempo in più non avrebbe guastato, oppure qualche sperimentazione avrebbe maggiormente colpito, e invece i dieci brani del disco filano lisci senza scossoni. Mi rendo conto che dopo tutto questo tempo è quasi impossibile riuscirci, quaranta anni di attività sono tanti, e non è semplice trovare soluzioni inedite e fresche. Al di là della passione che un ascoltatore possa avere nei confronti di questa storica band, nonostante il forte legame che lega tutti noi a ciò che ha creato negli anni il vampiro Steve Sylvester, va detto che le canzoni funzionano bene, sono tutte belle, dotate di grandi atmosfere, ottimi testi e favolose melodie, e ciò basta e avanza, ma su questo non avevo dubbi, conoscendo le qualità degli artisti e credendo ciecamente nel loro lavoro. Quello che è certo è che i Death SS sono una istituzione dell'horror metal, con molta probabilità i più grandi di sempre in Italia. Il sipario cala, lasciando la voglia di vedere ancora lo spettacolo, di godere dei suoi simboli, di annusare i suoi dissacranti profumi.

1) The Black Plague
2) Zora
3) Under Satan's Sun
4) The Rebel God
5) The Temple Of The Rain
6) Ride The Dragon
7) Suspiria - Queen Of The Dead
8) Heretics
9) The World Is Doomed
10) Lucifer
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