DEATH

Spiritual Healing

1990 - Combat Records

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
09/09/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Correva l'anno 1990 e a due anni di distanza da "Leprosy", un nuovo disco, il terzo per i Death, usciva sul mercato discografico licenziato dalla "Combat Records". Creativo come non mai, un'autentica fucina di riff vincenti, Chuck Schuldiner non ci mise molto a comporre altri otto pezzi da inserire in questo terzo album del suo gruppo, pezzi che segnarono a tutto campo un'evoluzione nel sound della band floridiana; una bans che, lo ricordiamo, stava andando sempre di più in una direzione, quella dell'a posteriori definibile come progressive Death metal . Un genere che, in quegli anni, ancora non era stato teorizzato del tutto e che vide proprio nella compagine capitanata da Chuck una della prime e pionieristiche realtà musicali a sperimentare quel tipo di sound. "Spiritual Healing", questo il titolo dell'importante crocevia della carriera dei Death, precedette ed introdusse di fatto il successivo "Human", disco nel quale definitivamente si poté apprezzare il nuovo stile di cui parliamo, qui ancora in fase di definizione. Ragion per cui "Spiritual Healing" risulta essere un vero e proprio disco di transizione, e non certo pensando a quest'ultimo aggettivo come ad un qualcosa di "sbagliato". "Transizione" nel senso di "trasporto", un gradino fondamentale che ha innalzato il nome dei Death verso il podio che tutti noi conosciamo. C'è da dire che qualche sentore di tutto questo l'avevamo già avuto con "Leprosy": avevamo notato un cambiamento nei pezzi, più lunghi ed articolati, ed ora ci troviamo di fronte ad un impianto di riff ancora più differente, più riflessivo, che lascia in certi momenti la brutalità da parte, per andare a esplorare lidi maggiormente cadenzati, meno violenti ma senza subbio più pregni di particolarismi. Parlando della line-up di "Spiritual..", Chuck Schuldiner mantiene lo stesso batterista che aveva inciso "Leprosy", vale a dire Bill Andrews, mentre va a inserire un nuovo bassista; cioè Terry Buttler, questa volta accreditato come membro ufficiale, al contrario delle controversie che lo vollero protagonista "fantasma" in "Leprosy. Ma soprattutto, al posto di Rick Rozz, all'altra chitarra si inserisce James Murphy. Quest'ultimo è un chitarrista che molte volte viene dimenticato, in realtà nel 1990 si occupò sia delle chitarre dei Death che delle chitarre degli Obituray in "Cause of Death"; successivamente poi, dopo aver partecipato alle registrazione di "Death Shall Rise" dei Cancer, continuò a farsi strada e arrivò sino ad arrivare ad occuparsi persino delle parti di sei corde dei Testament.  Abbiamo quindi una sezione chitarristica di grande caratura (un po' come sempre, negli album dei Death) che non può che fare la felicità degli appassionati delle sei corde e non solo, essendo l'impianto solista comunque misurato e messo al servizio dei pezzi in generale, non risultando mai gli assoli fini a loro stessi. Quindi, un tipo di musica più "aperta" e tecnica, meno avvezza agli assalti brutali ascoltati nei due precedenti dischi. Una formazione in teoria perfetta, in pratica pronta a dividersi subito dopo l'uscita di questo disco. Pietra dello scandalo fu infatti un tour intrapreso "alla chetichella" da Butler ed Andrews; Evil Chuck, rifiutando di intraprendere un tour in Europa a causa della mala organizzazione dimostrata dai promoters, venne incredibilmente lasciato "a casa", in quanto Andrews e Butler partirono comunque per suonare in quelle date, ingaggiando al posto del master mind dei Death il cantante Louis Carrisalez. Faccenda che indispettì non poco Schuldiner, il quale non ci mise molto a tagliare i ponti con i due ex compagni. Parlando comunque del contenuto del disco, notiamo come continui l'evoluzione dei nostri beniamini anche dal punto di vista lirico, ormai sempre più lontani dal gore e dallo splatter: abbiamo un approccio molto più impegnato ai testi, si affrontano svariati temi come quello della pena di morte, della dipendenza dalla droga e così via, senza lasciare nulla al caso ed anzi, scegliendo accuratamente i temi più caldi del momento. Una peculiarità, quella dei testi, che d'ora in poi diverrà un autentico marchio di fabbrica per i Death, i quali a differenza di molte altre band non si sono mai accontentati del continuare sulla falsa riga di testi "adolescenziali", monotematici, shockanti solo per facciata. Fu lo stesso Chuck Schuldiner a giustificare questa evoluzione, parlando soprattutto in base alla sua crescita personale: "arriva un momento in cui capisci che non puoi continuare a parlare di suore sgozzate o di demoni". Dando un rilevante peso alla musica, quindi, il Nostro ha saputo coniugare perfettamente, alla violenza dei pezzi, temi comunque scottanti, raccontati con una certa rabbia e senza qualsiasi tipo di mediazione. Quello che troveremo nelle liriche sarà il pensiero di Chuck, condivisibile o meno; ma comunque il suo pensiero, senza che ci sia indecisione o timore da parte sua nel portarcene a conoscenza. Il disco si presenta poi con una buona produzione, considerando il periodo in cui uscì. Ad opera dello stesso Schuldiner e di Eric Greif, i quali monitorarono il lavoro nei "Morrisound Recording" di Tampa. Possiamo tranquillamente affermare che l'ottimo lavoro svolto alla consolle ci permette di godere appieno dei pezzi, senza offuscarne l'ascolto. Abbiamo una batteria che, se da un lato può risultare leggermente opacizzata, rimane comunque chiaramente percepibile, mentre basso e chitarre sono sempre bene in evidenza. Il tutto è contornato inoltre da una bella copertina (ad opera di Ed Repka, l'ultima da lui realizzata per i Death), che ritrae quello che forse può essere un internato (e qui il richiamo a pezzi come "Defensives Personalities" e "Within the Mind") seduto su di una carrozzella, circondato da persone che sembrano tutto meno che amichevoli, le quali stringono in mano la bibbia esaltando l'operato di quello che sembra un telepredicatore. Figure molto in voga nei '90, personaggi sedicenti "miracolatori", i quali nei loro show televisivi fingevano di guarire persone affette da malattie mortali o menomazioni gravi. Il tutto per far spettacolo ed invitare le persone a rivolgersi a loro. "Miracoli" non certo gratuiti ma anzi venduti a peso d'oro. La sorte del malato in copertina sembra proprio quella di tanti poveri raggirati da questi biechi individui. Anche i sorrisi della folla sono falsi, e danno dimostrazione del lato più folle e violento dell'umanità; altro che fede o gioia, insomma. La copertina a ben vedere ci comunica quella sensazione disturbante che si crea nell'ascolto del disco: non pensiate che quando un gruppo approda ad un approccio più intellettuale nella costruzione dei pezzi non possa essere inquietante e violento, tutto il contrario.. e questo è ben dimostrato da Chuck e compagni.

Living Monstrosity

Si parte senza indugio con la prima track, "Living Monstrosity (Mostruosità vivente)". Il brano d'apertura comincia senza troppi fronzoli, con grosse chitarre e una batteria martellante a donarci il benvenuto. Dopo una sorta di introduzione, il riff suonato dalle sei corde diventa più lineare, attraverso l'uso del tremolo picking, e la strofa ha presto inizio. Un veloce tupa-tupa sorregge la ritmica tagliente e abrasiva delle chitarre nonché la voce di Chuck, sempre potente ed espressiva. Arriviamo ad uno stacco cadenzato dove emerge ancora la voce di Schuldiner, frangente al quale segue la costruzione di un notevole muro sonoro, prima di andare a riprendere lo stacco iniziale e arrivare ad un'altra sezione più cadenzata. Le chitarre danno vita qui d un lick pesantemente effettato, mentre la batteria si mantiene su ritmi blandi e per niente eccessivi. Si ha dunque una ripartenza e l'emrgere di assoli di chitarra certamente pregevoli, molto puliti e suonati con una plettrata alternata devastante. Degna dimostrazione di come il sound sia maturato e curato nel dettaglio. Ecco che si riprende il precedente riff e attraverso continui stacchi  e ripartenze si arriva ad una nuova sezione cantata. Il pezzo riparte poi, dopo altri due stacchi, con il suo riff portante, venendo ripetuto nella sua struttura sino alla conclusione. Nelle liriche, Chuck va ad affrontare un tema da lui trattato diverse volte (parlando a posteriori ed avendo la sua discografia sott'occhio), quello della dipendenza dalla droga. In particolare, ci si concentra sugli effetti che una dipendenza incontrollata può produrre sulle altre persone, non solo su chi abusa di varie sostanze. Il caso riportato da Chuck è quello dei bambini che, crescendo nel grembo di una madre dipendente, nascono per assurdo dipendenti da sostanze stupefacenti oltre ad essere vittime di malformazioni terribili, dovute proprio dall'assimilazione inconsapevole di sostanze dannose. Il bambino dovrà convivere tutta la sua vita con questo tipo di malformazioni, verrà escluso dalla società, sarà considerato una "mostruosità vivente" mentre la madre preda del dolore patirà la sua pena ogni volta che vedrà a cosa ha dato vita; e soprattutto quando dovrà convivere con l'opinione comune, la quale emarginerà senza pensarci su due volte lei e la sua "creazione". C'è chi accusa e chi invece cerca di trovare una qualche scusante, ma la madre sarà sempre sottoposta ad una sorta di processo.. e dovrà capire che la colpa è sua e solo sua, se suo figlio è nato "dipendente dalla cocaina", come sentenzia duro il verso finale.

Altering the Future

Proseguiamo con "Altering the Future (Alterando il Futuro)". Partenza cadenzata e "marcia", per questo pezzo, che già dal suo inizio si dimostra comunque vario e intricato, per nulla prevedibile. La strofa viene basata su un riff lento e oppressivo, la batteria si mantiene su ritmi diretti ma allo stesso tempo intricati a loro volta; si ha dunque una ripartenza dove un riff maggiormente assimilabile sostiene la voce di Chuck, tutto un susseguirsi che ci porta successivamente ad un rallentamento dove le chitarre diventano più pesanti e lente. Un assolo di chitarra, sorretto da questo riff, emerge poi senza trovare ostacoli di sorta, esprimendosi appieno. Un altro assolo lo segue, e qui abbiamo uno slancio del gruppo che ci porta, dopo una sezione più veloce, ad un nuovo riff non prima che Chuck scandisca bene il ritornello. Siamo in pieno refrain, la batteria continua a marciare a velocità sostenuta, le chitarre danno vita d un riff veloce ed articolato. Si riprende con la strofa, prima lentamente e poi con l'accelerazione che abbiamo già conosciuto. A questa segue un rallentamento e dunque abbiamo una lesta conclusione del pezzo. Nel testo si va ad approdare ad un'altra questione assai dibattuta, ovvero la liceità o meno della pena di morte.  Chuck non tarda a prendere una decisa posizione: "Una vita per una vita dovrebbe essere la regola, la vittima innocente, ecco cos'è crudele" e così via, a sottolineare quanto la pena di morte possa essere l'unica pena in grado di garantire un effettiva giustizia per le vittime innocenti di omicidio, o di altri odiosi reati particolarmente efferati. Chuck riprende poi il tema dell'aborto, paragonandolo alla pena di morte, sostenendo che un'interruzione volontaria di gravidanza , molte volte ampiamente criticata, può essere invece un modo adatto a fronteggiare situazioni drammatiche: "Esistere in questo modo può essere un errore". Per finire, Schuldiner propone addirittura un "ritorno alle origini", criticando i metodi moderni e l'odiosa burocrazia alla base del tutto. Giacché migliaia di scartoffie hanno un solo ed unico fine, ovvero il negare una giusta punizione a chi se lo merita, il Nostro propone quindi l'adozione una giustizia "primitiva" ma efficace: "Ciò che dovremmo fare è guardare al passato, quando la giustizia era applicata ed era la giustizia vera". In ogni caso, Chuck porta la nostra attenzione su un punto fondamentale: la pena di morte così come l'aborto sono istituti in grado di alterare il futuro, di portare una persona ad un destino diverso da quello originariamente prefissato. Giusto o sbagliato, quindi? Ai posteri l'ardua sentenza.

Defensive Peronalities

Arrivati al terzo pezzo del lotto, arriva quindi il momento di "Defensive Peronalities (Personalità in difesa)". Il brano, a differenza del precedente, parte questa volta ad una velocità elevata, con un riff da subito assimilabile e particolarmente diretto. La voce di Chuck va subito ad innestarsi sugli strumenti, arricchendoli enormemente, mentre la batteria sostiene per bene le chitarre con un veloce tupa-tupa. Si corre dunque sino ad arrivare ad un rallentamento dove emerge un riff più cadenzato e dissonante. Con uno stacco di chitarra si ritorna però a premere il piede sull'acceleratore, sino a giungere ad uno stacco pesante e lento. Un brano che sino ad ora si sta dimostrando particolarmente complesso e soprattutto variegato. Si ritorna presto a viaggiare a velocità elevate prima di ritornare allo stacco, doppiato ad una delle due chitarre. Si arriva ad una fase nuovamente cadenzata dove le chitarre suonano un riff che fa da anticipo agli assoli del duo Schuldiner/Murphy, con quest'ultimo che dimostra una notevole attitudine ai passaggi più melodici. SI continua poi ad aggredire l'ascoltatore riprendendo la strofa in tutte le sue variazioni sino ad arrivare al ritornello e alla ripartenza successiva, che ci porta quindi alla conclusione del pezzo.  Nelle liriche si va a parlare di disturbi psichici e in particolare di quello che è il bipolarismo. Ognuno di noi ha diverse personalità, ma cosa succede se queste ultime emergono in maniera costante, senza che noi possiamo averne il controllo? Subiamo sbalzi di umore e caratteriali che ci portano prima ad essere persone affabili e poi violente, senza che nessuno possa fare nulla per fermarci. "Una mente divisa in tre, per ogni problema una personalità differente", questo è l'esordio, tre "menti" le quali cercano di difendersi da pericoli che hanno individuato come mortali e dunque da respingere ad ogni costo. Un testo che a tratti risulta criptico ma che in sostanza ci illustra gli effetti gravi di una malattia mentale. Il  nostro cervello risente di questa pesante situazione e sembra come impazzito, indomabile, incontrollabile. Cerchiamo di pensare ma non riusciamo, visto che siamo più persone diverse in un unico corpo; ed i ricordi dell'una non appartengono all'altra e così via. Un gioco perverso che ci fa desiderare la morte, che ci conduce ogni volta verso un'oscurità più fitta ed intricata. Cerchiamo di calmarci ma non riusciamo. Una personalità ci suggerisce di star tranquilli, un'altra di arrabbiarci. La calma è solo momentanea e non sappiamo più chi siamo. Cosa fare? Disperarsi e lecito, così come qualche volta desiderare la morte.

Within the Mind

Giro di boa raggiunto con "Within the Mind (All'interno della Mente)": partenza qui cadenzata sulla base di un riff lineare e sostanzialmente privo di troppi fronzoli. Si continua con la strofa, questa volta in maniera più articolata, sfruttando passaggi assai più complessi, sino ad arrivare ad uno stacco di chitarra, ugualmente cadenzato, dove oltre che la voce di Chuck possiamo apprezzare anche delle buone trovate in fase di scrittura della batteria. Il pezzo diventa maggiormente diretto e viene sostenuto da una bella doppia cassa sino ad arrivare agli assoli, dove i ritmi si fanno di nuovo lenti e cadenzati per conferire varietà ad un brano sino ad ora ottimo. Si riparte leggermente grazie ad un nuovo tempo di batteria più veloce e ad un lick di chitarra coinvolgente che ci porta ad un'accelerazione. La voce di Chuck va a dettare il ritornello al termine del quale si riprende il riff iniziale e di conseguenza viene introdotta una nuova strofa.  Si ritorna ad una leggera accelerazione e allo stacco di chitarra che abbiamo già sentito in precedenza, sino ad arrivare di nuovo al refrain per poi andare a riprendere uno dei riff precedenti che ci porta alla fine del pezzo. Le liriche del brano vanno ad abbandonare per un momento l'aspra critica sociale di Chuck per attestarsi su di un tema più autonomo. Si parla, all'interno di questi versi, di come molte  volte il nostro istinto ci guidi nel compiere azioni che possono successivamente rivelarsi errate. Purtroppo, questa è la natura umana: possiamo vincere come possiamo perdere, siamo in grado di riuscire così come di fallire. Tutto dipende dal passo fondamentale da compiersi. Mezzo compiuto prima o mezzo dopo, e rischiamo di mandare tutto a monte, senza più speranza di recupero. La soluzione per prevenire futuri dolori è dunque quella di imparare dal passato, senza ricadere nelle stesse considerazioni che ci hanno già fatto sbagliare, cercando di eliminare le debolezze mentali che inevitabilmente abbiamo. Una debolezza che, come Schuldiner saggiamente afferma, non ci abbandonerà mai. Tuttavia, dobbiamo imparare a convivere con questo nostro limite; non riusciremo mai ad eliminarlo, ma possiamo domarlo. Abbiamo i Nostri sogni e la volontà di realizzarli, è da questo che dobbiamo trarre forza. Possiamo riuscire, possiamo arrivare a sconfiggere il dolore e la miseria. Cadremo ancora, ma ci rialzeremo ogni volta più forti ed attenti. Combattere e non arrendersi mai, considerando ogni cicatrice un monito ed uno stimolo per imparare, anziché come una sconfitta bruciante.

Spiritual Healing

Dopo questo momento introspettivo ed ottimista, si palesa dunque lesta la titletrack, ovvero "Spiritual Healing (Guarigione spirituale)". Con un introduzione in tapping ottimamente eseguita, le chitarre ci portano successivamente ad un riff cadenzato e pesante, il quale viene quindi scandito da una batteria diretta, fungendo da solida impalcatura atta a sostenere la prima strofa. Dopo questa abbiamo quindi un rallentamento, caratterizzato da un bel riff di chitarra e alcuni fill di batteria che ci portano ad uno stacco di sei corde, il quale permette quindi a Chuck di pronunciare ancora qualche verso della strofa, per poi dare il via ad una cavalcata basata su un altro riff di chitarra, molto potente e diretto; solidamente appoggiato su di una doppia cassa costante e matellante. Ecco che a suon di tupa-tupa si continua con il pezzo fino a riprendere il con il cantato, vera forza in più di un brano complesso e straordinariamente tirato. Dopo qualche rullata di batteria emerge un altro riff, questa volta di impronta thrash e si va, grazie a quest'ultimo, a costruire una sezione più granitica e compatta. Ecco che una batteria fantasiosa ci porta al refrain e subito dopo agli assoli del duo Schuldiner/Murphy, coppia che sembra trovarsi a meraviglia. Si riprende il riff principale fino ad arrivare al rallentamento già ascoltato durante le prime fasi del pezzo e si continua quindi attraverso la ripetizione dei riff, sino ad arrivare al pre-refrain dove il brano di fatto si conclude. Ecco che si ritorna a martellare dal punto di vista lirico, con una critica feroce rivolta a tutte quelle persone che, utilizzando la religione come giustificazione, commettono atroci crimini. Chuck crede che questi veri e propri assassini non conoscano nemmeno il significato del loro credo, e che siano solamente dei killer che agiscono in maniera odiosa, anche in modo più subdolo ed orribile di quelli per così dire "normali". Queste persone dovrebbero, secondo Schuldiner, trovare la morte. Una morte che meritano per aver commesso crimini contro l'intera umanità. Una morte lenta e dolorosa, la quale non servirà certo a portarli in paradiso come loro sono convinti. Tutto il contrario: ciò che questi dannati in terra troveranno sarà l'inferno che tanto hanno in vita temuto; un inferno che li renderà dannati anche nell'aldilà. Del resto, un testo del genere era pur comprensibile ci fosse, in un disco che si presenta con una copertina del genere. Osservandola, capiamo quanto Evil Chuck considerasse in maniera negativa il "business" del Credo, fatto di imbroglioni e ciarlatani. Teleimbonitori venditori di miracoli, persone che si affidano a loro per migliorare la salute dei propri cari, non capendo che così facendo li stanno condannando a morte; oltre, naturalmente, ad ingrassare le tasche di qualche losco figuro con la bibbia sotto braccio.

Low Life

Proseguiamo quindi con "Low Life (Vita grama)". Un convulso riff di chitarra dà vita all'incipit di questo pezzo, un brano che aumenta subito in velocità grazie ad un tupa-tupa di batteria che sorregge un riff di chitarra basato a sua volta su note malsane e dissonanti; le quali infondono nell'ascoltatore un certo senso di inquietudine, riuscendo in pieno a renderci partecipi dell'aura oscura che si vuol gettare sull'intero contesto. Ecco che abbiamo uno stacco di chitarra e l'intervento ben udibile del basso. La voce dunque emerge dall'ensemble di strumenti sino a portarci ad un altro stacco di chitarra che dà vita a sua volta ad un riff più lento e marcio, sul quale il potente screaming di Chuck si fa sentire per bene e senza timore. Ecco che dopo questa sezione abbiamo il consueto duello chitarristico tra i due axemen del gruppo, un duello che mai ci stancheremmo di sentire. Il pezzo riprende ancora una volta in maniera cadenzata e con il riff iniziale, sino ad arrivare ancora una volta all'accelerazione e allo stacco di chitarra che ci catapulta ancora una volta in un frangente di grande velocità e precisione. Si arriva poi allo stacco di chitarra più lento e allo screaming di Chuck che ci porta alla conclusione del pezzo. Ancora una volta cariche di astio e di odio, le liriche di questo brano si rivolgono comunque ad un contesto assai generale. Nel testo si va infatti ad attaccare quegli individui (qui considerati come malviventi) che con ipocrisia e falsità conducono una vita basata sulla menzogna, per sembrare migliori delle altre persone. Non importa chi o cosa essi siano: ricchi, poveri, preti, persone comuni: tutti dovrebbero condividere la stessa sorte, ovvero sparire dalla faccia della terra.  Chuck sostiene di non sopportare la loro esistenza, di respirare addirittura la medesima aria.  La loro esistenza è semplice perché fasulla, la falsità è messa a servizio di un modo di vivere facile e senza valore. Troppo semplice, vivere a quel modo, senza preoccupazioni; perché tutto quello che si ha lo si è guadagnato con l'inganno, senza mai sudare o impegnarsi veramente. Una situazione che Schuldiner, in virtù di quel che lui è sempre stato, non può tollerare. Un uomo, il Nostro, che ha sempre lottato per arrivare sin dov'è arrivato, che pur di registrare il disco che stiamo ascoltando ha condiviso, per sei mesi, una camera di Motel con i suoi compagni ed il produttore. Un personaggio che ha fatto dell'impegno la sua prerogativa: come potrebbe, dunque, uno come Chuck sopportare quell'orda di parassiti approfittatori? Semplicemente, non può. E fa bene a sfogarsi.

Genetic Reconstruction

Penultimo brano, "Genetic Reconstruction (Ricostruzione genetica)" viene aperto da una chitarra quadrata e pesante, presto sostenuta da un drumming monolitico. Ensemble che di fatto va a dare via al pezzo, mentre la voce di Chuck compare quasi subito a dominare l'intero contesto. Dopo la prima parte della strofa abbiamo un'accelerazione dalla quale emerge la doppia cassa della batteria, scalpitante ed irrefrenabile, con il supporto della quale le chitarre disegnano un riff tagliente e grosso. Abbiamo poi un rallentamento dove emerge un drumming più controllato ed è ben percepibile il basso che segue il riff delle sei corde. Ecco che si arriva al refrain con un riff composto da bicordi che si susseguono in progressione; abbiamo quindi una serie di assoli di chitarra, atti a farci constatare ancora una volta la classe dei due esecutori. Stacco di chitarra successivamente, dove la batteria con la sua doppia cassa mantiene viva l'attenzione dell'ascoltatore, trasportandoci poi ad un rallentamento. Si riparte con il main riff e si arriva, passando per l'ormai noto rallentamento, al refrain che va a chiudere il pezzo.  Entriamo in un immaginario mondo futuro attraverso le liriche, che questa volta abbandonano parzialmente la critica sociale per darci visione di una Terra in cui la tecnologia condiziona sempre di più la vita delle persone, sino ad arrivare ad una sorta di selezione dei geni considerati più meritevoli di sopravvivere nel tempo. Il testo in se è abbastanza surreale, tuttavia la visione che qui Chuck adotta, della tecnologia, si è rivelata con gli anni giusta: la nostra vita è sempre più condizionata dal progresso e spesso perdiamo il senso della nostra esistenza. Il passo da compiersi verso una "selezione" sarebbe dunque breve: proprio come degli apparecchi elettronici, arriveremo a catalogare gli esseri umani, liberandoci senza timore alcuno di ciò che considereremo (dopo un tot. da stabilirsi) obsoleto e fuori mano. Getteremo le persone in un cassonetto, prediligendo solo ciò che si adatterà di volta in volta alle nostre varie esigenze; questa è la dura legge che ci attende, se non staremo attenti al proseguo delle nostre esistenze.

Killing Spree

La chiusura spetta dunque a "Killing Spree (Smania d'uccidere)": dopo un lick di chitarra introduttivo, sostenuto da isolati colpi di batteria,  si parte a tutta velocità con la prima strofa la quale ci porta, dopo una rullata di batteria,  ad un'altra sezione basata su continui rallentamenti e ripartenze. L'accelerazione viene costruita con un riff in tremolo picking tagliente, mentre il rallentamento viene basato su di un riff più cadenzato e pesante, in un letale gioco d'alternanze. Si arriva ad un'altra sezione anche'essa marcatamente cadenzata, prima che con uno stacco di chitarra si acceda ad una fase più veloce e thrasheggiante. Dopo questa fase si arriva agli assoli, sostenuti questa volta su di un riff ritmico decisamente più lento. Si continua con un riff sempre lento e con intricati tempi di batteria, prima di continuare a martellare sulle tempie dell'ascoltatore. Si arriva alla sezione segnata da continue ripartenze ed infine alla conclusione del pezzo, il quale quindi si interrompe dopo aver ripreso il riff più cadenzato.  In quest'ultimo pezzo si va a descrivere le gesta di un non meglio precisato individuo. Il quale, dopo una vita tranquilla e serena, ad un certo punto, impazzendo, commette una carneficina togliendosi poi la vita. La noia l'ha portato a compiere questo atroce e assurdo gesto, una noia repressa con un coltello, con una lama che ha recato dolore e sofferenza a chissà quante persone. Un modo che Chuck ha quindi di polemizzare con la società, la quale non fa altro che additare certi episodi come "schegge impazzite" più che come un vero e proprio problema da risolvere. Un problema del quale è proprio la società ad essere colpevole: una società alienante, che non fa altro che sacrificare i proprio membri in nome di un benessere di facciata. Un contesto che ammorba ed incoraggia, quasi, l'insanità mentale: regole ferree da rispettare pena l'esclusione, giudizi costanti, rimproveri, ghettizzazione, noncuranze d'ogni tipo. Chiaro che una persona instabile trovi in tutto questo il modo definitivo di far "tilt". Quello che sembra essere un caro vecchio testo di matrice "horror" (un matto che uccide senza motivo) nasconde dunque un'aspra critica al mondo moderno, il quale non vuol curare ma anzi desidera ardentemente rendere le persone più deviate di quel che già siano.

Conclusioni

Un ascolto intenso, quello di "Spiritual Healing", e per certi versi impegnativo. Impegnativo perché gli otto pezzi che fanno parte del platter, a differenza dei due precedenti album, non sono certo altrettanto immediati ma anzi necessitano di diversi ascolti per essere metabolizzati a dovere. La varietà di soluzioni compositive e strutture comunque articolate ci portano ad ascoltare sempre con attenzione il disco, per evitare di perdere qualche passaggio; espediente, questo, che riesce a mantenere alta la nostra soglia di concentrazione e ci permette dunque di affondare letteralmente nella nuova proposta musicale di Evil Chuck, divenendone parte noi stessi. Non mancano certamente episodi più veloci e assimilabili (pensiamo alle continue accelerazioni  su "Defensives Personalities"), ma in generale ogni pezzo contiene delle apprezzabili variazioni che meritano attenzione e che di certo hanno il compito, spesso, come nel caso pocanzi citato, di farci sempre vedere il lato più sanguigno e digrignante dei Nostri. Volendoci poi concentrare sull'impianto tecnico del gruppo, direi proprio che ci troviamo in presenza (come se ci fosse bisogno di ricordarlo, ma ripeterlo non fa mai male) di un combo musicisti abili e capaci. Il drumming può risultare magari il lato più "essenziale" dell'ensemble (per quanto possa assumere un determinato peso, questa parola, in un contesto del genere), ma questo giudizio  possiamo snocciolarlo solo andando a confrontare "Spiritual Healing" con i successivi dischi dei Death, nei quali militeranno personaggi come Sean Reinert, Gene Holgan e Richard Christy. Rinunciando agli apriorismi, "bocciare" o criticare aspramente il batterista sarebbe cosa certamente non rispettosa dell'operato di Andrews, il quale mette in primo piano un drumming comunque preciso e interessante, mai scevro di tensione o di passione. Il basso va poi a sostenere le chitarre e a dare corpo al sound senza avere alcun problema, nonostante una leggenda voglia che Butler venne di seguito tacciato di "incapacità" dallo stesso Schuldiner. Arriviamo poi a parlare dell'ìimpianto chitarristico che, come dicevamo durante l'introduzione, risulta veramente in grado di far paura; nel senso buonissimo del termine. Delle abilità di Chuck già abbiamo parlato, su questo "Spiritual Healing" troviamo il nostro artista ancora una volta notevolmente migliorato e maturato, mentre dal canto suo James Murphy va a dare vita a ritmiche trita-ossa suonate con precisione chirurgica nonché ad assoli sempre interessanti. È poi sicuramente da notarsi come dalla continua alternanza tra i due chitarristi, nella fase solista, si possa apprezzare il diverso modo di suonare dei due: Chuck che va a giocare molto con scale suonate ad alta velocità e in grado di dare vita a sonorità comunque ricercate, mentre Murphy dal canto suo ha forse un'impronta più "classica". Nei suoi assoli udiamo, a volte in lontananza a volte in maniera maggiormente distinta, l'eco dei grandi guitar heroes che hanno messo a ferro e fuoco i palchi durante l'intero decennio ottantiano. Aggiugiamoci poi l'uso di svariati effetti come il flanger che va a dare certamente un tocco in più a livello di ricercatezza nel suono, un abbellimento certamente piacevole e che ci permette di apprezzare ancora di più il lavoro chitarristico.  La voce di Chuck Schuldiner poi non tradisce le aspettative, ben si sposa con le sonorità del gruppo; poi, e questo è un grande pregio, risulta essere sempre comprensibile e mai sguaiata. Chi non riesce, in fondo, a cantare per intero i testi delle canzoni dei Death? Dal punto di vista lirico poi niente da dire, ne abbiamo già parlato nell'introduzione: l'impegno di Chuck, profuso nel dare vita a testi comunque impegnati, deve essere considerato in maniera assolutamente positiva, anche perché il suo modo di concepire le liriche ha di fatto orientato anche quelli che saranno poi i futuri gruppi Death Metal, i quali certamente (seppur in parte) seguendo il suo esempio abbandonarono liriche concernenti la violenza tout court, a favore di una considerazione maggiore per temi di rande rilevanza sociale. In definitiva, "Spiritual Healing" è un disco senz'altro ottimo, che non può certo essere tralasciato se vogliamo avere una conoscenza totale dell'operato dei Death. Come ben sappiamo, ad esso seguirà un definitivo cambiamento nelle sonorità del gruppo, sempre più orientato verso il progressive death metal. Forse per questo "Spiritual Healing" non ha mai ricevuto le attenzioni che meritava: per essere diciamo un lavoro di transizione nel senso più completo del termine.  È quindi giusto ricompensare la band floridiana e fare chiarezza sul valore di questo album, a volte purtroppo dimenticato.

1) Living Monstrosity
2) Altering the Future
3) Defensive Peronalities
4) Within the Mind
5) Spiritual Healing
6) Low Life
7) Genetic Reconstruction
8) Killing Spree
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