DEATH ANGEL

The Ultra

1987 - Under One Flag

A CURA DI
PIETRO LA BARBERA
25/05/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

La storia dei Death Angel ha inizio nel 1982 a Concord, città vicina a San Francisco dove la scena Thrash è sempre più crescente nel dilagare di formazioni che si identificheranno nella denominazione di Bay Area, i tre cugini di origini filippine Rob Cavestany (chitarrista), Andrew Victor Galeon (batterista) e Dennis Pepa (bassista) mettono in piedi una band chiamata prima Dark Theory, poi Dark Fury ed infine Death Angel, al trio si aggiunge Gus Pepa (chitarrista) con il quale la band registra  il demo Heavy Metal Insanity che sviscera tutta la passione per i dischi provenienti dal Regno Unito dove imperversa il fenomeno NWOBHM. Il batterista Andy Galeon diventa in quel periodo una vera e propria attrattiva data la sua giovanissima età, 11 anni soltanto ed un talento disarmante tanto da portare la band a supportare una data dei W.A.S.P. e registrare nuovo materiale,  comprendente delle cover di Iron Maiden e Accept, lacuna della band è la mancanza di un vero frontman che viene trovato in Mark Osegueda, anche lui imparentato con gli altri ed in quel periodo un semplice roadie della band, Osegueda fà il suo esordio live il 24 Novembre 1984 in una data di supporto ai Megadeth (con Kerry King alla chitarra!) e dopo un paio di mesi si ripropone in una data di supporto  agli Slayer. Una svolta fondamentale furono le date di supporto ai Metallica, l'amicizia tra le due band portò Kirk Hammett a registrare il loro secondo demo intitolato Kill As One il quale raggiunge un buon livello di popolarità che spinge alcune etichette ad offrire loro la possibilità di registrare il tanto agognato full-lenght, alla fine la spunta la Under One Flag. The Ultra-Violence viene registrato nel 1986 ai Banquet Sound Studios di Santa Rosa ma viene pubblicato il 23 Aprile del 1987, curiosamente il lavoro viene curato da Davy Vain, icona street/glam con la band omonima. Il disco è un manifesto esemplare di techno-thrash che fà affiorare una tecnica d'avanguardia in uno stile intricatissimo, un'album che non ha nulla da invidiare ad altri masterpiece del periodo e che porta il quintetto ad esibirsi anche in Europa, qui capita anche qualche spiacevole episodio di razzismo che però non frena minimamente la voglia di emergere dei ragazzi che con questo esordio hanno dato prova di un talento compositivo clamoroso. Ascoltare The Ultra-Violence è un viaggio dove la musica riesce a far visualizzare architetture in continuo movimento, i continui cambi di tempo, la sovrapposizione continua di riff e lo straordinario martellamento ritmico ne fanno un disco che nella sua struttura compositiva è ancora capace di essere attuale. Andiamo adesso ad addentrarci nel labirinto sonoro partendo dall'opener THRASHERS, la traccia si apre con un riff tagliente e penetrante esplodendo in un ritmo serratissimo dotato di una pulizia tecnica avvincente, gli assoli sono azzeccatissimi, il cambio di marcia introdotto dall'intreccio basso/chitarra è un vicolo che porta a nuove peripezie chitarristiche per poi tornare alle ritmiche serrate che confluiscono nel gran finale con i botta e risposta tra batteria e chitarre, ottima la prova del singer Osegueda che esprime rabbia in un testo che è un manifesto puro del periodo, l'ascoltatore si ritrova tra le vie di Frisco a dispensare l'ira che impregna il movimento thrash, indossando la più semplice delle uniformi: Jeans e T-Shirt. La seconda traccia è EVIL PRIEST, il riffing si fà cupo e minaccioso, la ritmica è bestiale e confluisce in un refrain che viene evidenziato da spettacolari aperture chitarristiche, ad un tratto emerge la meccanica introdotta dall'accoppiata ritmica basso/batteria che introduce un riffing sempre più accellerato tanto da farci temere una paralisi, ancora assoli pregevoli prima di riprendere il tema iniziale, Osegueda è ferale nell'interpretazione del testo, un demone dipinto come un sacerdote i cui occhi sono di fuoco e che porta dentro di sè una fiamma interiore seminando omicidi e odio, il sacerdote del male inviato da Satana. Con VORACIOUS SOULS la band propone una ritmica accattivante che evidenzia ancora una volta un'alone oscuro, bellissimo il rallentamento arpeggiato del refrain che accellera fino a raggiungere un'esplosione di cattiveria dissacrante e viziosa, le accellerazioni sono da manuale e sul riffing serratissimo gli assoli sono esaltanti, i suoni taglienti come lame entrano nei timpani dell'ascoltatore lasciando cicatrici, Osegueda si dimostra abilissimo nell'interpretazione impreziosendola con vocalizzi accattivanti quanto efficaci, il testo è un vero e proprio rito satanico che parte con l'accerchiamento della vittima da sacrificare da parte degli uomini scelti da Satana per portare la terra al confronto con il male in un vortice angosciante ben "raffigurato" dai nostri. Il passaggio successivo è l'inno KILL AS ONE, l'incedere del pezzo è spettacolare nel suo rifferama vorticoso che culmina in un refrain di facile presa, la macchina ritmica Galeon/Pepa è esaltante e non lesina peripezie continue, le chitarre emettono delle distorsioni variegate travolgendo nella serie di assoli dove si evince tutta la classe di Rob Cavestany, molto convincente l'interpretazione di Osegueda nel suo variare continuo, il testo è un minaccioso invito a non addentrarsi nel quartiere sbagliato, un monito di morte che non lascia aperta nessuna porta alla sfida in un luogo dove "il sangue sul viso è un trattamento" e regna sovrana la violenza, la quinta traccia è la title track THE ULTRA-VIOLENCE, un mastodontico capolavoro strumentale introdotto da una tagliente citazione di Tubular Bells di Mike Oldfield già resa celebre nel film L'Esorcista, qui la meccanica propulsiva dei Death Angel assume le sembianze di una tempesta metallica dove il rifferama scarica una pioggia di riff, Galeon è una macchina bellica inarrestabile e le scorribande chitarristiche fanno salire l'adrenalina ad un livello esaltante, un pezzo memorabile che entra direttamente nella leggenda obbligandoci ad un'ascolto ossessivo e religioso, la traccia seguente è MISTRESS OF PAIN, la macchina d'acciaio torna a mietere vittime in un'assalto minaccioso di una violenza inaudita, le ritmiche sono ancora una volta di una varietà sorprendente trovando nel duo chitarristico una perfida complicità, gli assoli hanno la capacità di scardinare l'anima facendovi filtrare un calore pungente, Osegueda torna alla perfidia facendoci addentrare nella tana della morte, la nera signora esprime violenza dai suoi occhi circondata da un'alone di lussuria e dominazione tenendo le sue vittime legate in una schiavitù dal quale è impossibile sfuggire, la nera signora parla con il linguaggio della frusta ed è insaziabile, la settima traccia è FINAL DEATH, i toni si fanno possenti, il riffing è marziale e le ritmiche mostrano uno stile più asciutto e muscolare, il brano ha reminescenze della NWOBHM più cupa quasi a voler rendere omaggio ai propri padri putativi, il rallentamento è un passaggio crepuscolare dal riffing nero, il testo è apocalittico, Satana osserva con perfida ironia il giudizio finale aprendo una voragine nel quale introdurre gli uomini con il chiaro intento di spedirli all'inferno mentre la terra intorno muore, la conclusione è affidata a I.P.F.S., strumentale che si apre con arpeggio dal sapore drammatico che confluisce in un riffing sempre più accellerato, un breve compendio dell'affascinante creatività dei nostri, il significato del titolo starebbe per Intense Puke Feeling Syndrome (sindrome da nausea intensa), questo è quanto rivelato da Mark Osegueda. In conclusione The Ultra-Violence è un disco scintillante e di caratura tecnica superiore, un'opera che ha raccolto meno di quanto meritasse, uno dei dischi migliori della seconda ondata di band della Bay Area che non può assolutamente mancare nella collezione di un'appassionato, una menzione di rilievo per la capacità strutturale complessiva che vede Andy Galeon e Rob Cavestany svettare in grande stile.


1) Thrashers
2) Evil Priest
3) Voracious Souls
4) Kill As One
5) The Ultra-Violence
6) Mistress Of Pain
7) Final Death
8) I.P.F.S.