DEATH ANGEL

The Dream Calls for Blood

2013 - Nuclear Blast

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
02/11/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Dei simpatici filippini che hanno registrato il seminale The Ultra-Violence nel 1987 sono rimasti solo il carismatico cantante Mark Osegueda e il bravissimo chitarrista Roby Cavestany.  Dei fratelli Pepa, Dennis e Gus non si hanno più notizie così come del precoce drummer Andy Galeon , all’epoca del primo album neanche adolescente che ha lasciato la band dopo il fortunato come back di  The Art of Dying del 2004.  Da parecchio tempo come spalla di Cavestany abbiamo Ted Aguilar mentre nuova linfa è arrivata con il bassista Damien Sisson e il batterista Will Carroll. Questa di fatto è la line up che ha inciso sia Relentless Retribution del 2010 che il nuovo The Dream Calls for Blood, entrambi prodotti da Jason Secuof.  La band della San Francisco Bay Area si sta riprendendo lo spazio e la popolarità di cui era stata bruscamente privata dopo i primi tre ottimi album , un interruzione dovuta a problemi di salute e al licenziamento della loro prima etichetta discografica.  Dopo di allora, dal 1990 in poi dei Death Angel non si è saputo più nulla fino alla reunion nel 2003 , seguita da tutta una serie di perfomance live di rara intensità e bravura che anche solo con il passaparola tra fan hanno riportato alla luce un band di grandissimo talento . Se da studio i fan delle thrash possono ritrovare riff travolgenti come lame, velocità, e cambi di ritmo adrenalinci, è forse dal vivo che la band raggiunge il suo zenith, credo che soltanto gli Anthrax possono essere così dinamici e travolgenti sul palco come i Death Angel. Come l’album precedente , anche il nuovo vede in copertina lupi famelici, in questo caso con sul capo dei teschi ancestrali e il titolo è tutto un programma “Il sogno chiede sangue”.  Il brano d’aperture, dopo alcuni arpeggi di chitarra falsamente rassicuranti è nientemeno, “ Left for dead ”, titolo anch’esso tutto un programma. La voce cattiva ma pulita di Mark fa capolinea sui riff sempre efficaci della coppia Cavestany/Aguilar , ottimo il cambio di tempo che precede il refrain. Il suono è secco, semplice quasi a voler evidenziare proprio il lato live della band.   La batteria di Carroll detta i ritmi all’inizio dell’ottima “Sun of the morning”, prima di un urlo agghiacciante di Mark a dare il via alle ritmiche forsennate dei Death Angel. Soltanto dopo il secondo bridge il vero ritornello emerge ed è interessante anche la parte centrale prima lirica poi musicale.   Dopo due canzoni i cui testi sembrano riflettere sul pessimismo più cupo , su una sorta si sentimento di rabbia interiore che non trova sfoghi, piace in “ Fallen” (che contiene dei bellissimi assoli di Rob Cavestany) il risvolto positivo "  Questi sono i giorni che tutti abbiamo vissuto- Questi sono i giorni che rubano i nostri sogni, questi sono i giorni in cui sei solo, questi sono i giorni dove non c’è nessuno in casa.   Questi sono i giorni - Cerca dentro di te   Questi sono i giorni - Scatena il tuo orgoglio   Questi sono i giorni - Per prendere il controllo  Questi sono i giorni - di quello che ti rende unico.” La track, successiva, che è quella che da il titolo all’album è una metafora sul lupo che silenziosamente si avvicina alla preda e senza pietà infierisce seguendo appunto “The dream calls for blood”.  Musicalmente il brano si apre con una ritmica devastante e sono ottimi i contro-cori della band che sottolineano più volte il titolo in maniera ossessiva. Sicuramente è un pezzo che può fare sfracelli dal vivo. In “Succubus trova ancora sfogo l’aggressività verso chi comanda : “ La tua improvvisa esplosione di stronzate illogiche , ti fanno sembrare così spregevole.   La tua è una vita di negazione -ora che conosco il tuo vero essere non tornerò più indietro”. La sezione ritmica è ancora sugli scudi nella parte iniziale, un mid tempo calibrato e malefico quanto basta. Cavestany come spesso è capitato in passato ci stupisce con un pregevole chitarra acustica prima e melodica poi all’inizio di" Execution / don’t save me”, poi un riff segaossa seguito dai classici stop and go ritmici irrompe prepotentemente. Sarà la suggestione del titolo sarà la parte accelerata centrale questa song mi ricorda “Ride the lighting”dei Metallica.  Non c’è tempo per una pausa ristoratrice la macchina tritatutto che porta il nome dell’Angelo della Morte procede spedita con un’altra cavalcata metallica dal titolo di “Caster of shame” dove si inseriscono ancora splendidamente i contro cori nel ritornello.  Ancora rabbia alla stato puro, espressa in liriche che non lasciano scampo “La rabbia di questi giorni, stati attento. Non metterti in mezzo ti avviso.. Ora ! Sottolinea il Nome,  La Ruota della Vergogna”.  “Detonate” si apre con una marcia melodica suggestiva,  prima di esplodere in un’altra mazzata heavy-trash che per altro finisce con le brusca urla di Osegueda, anche qui si parla di una rabbia e di un odio pronto ad esplodere , particolarmente interessante questo verso “ Una vita inutile di inutili preghiere, intrappolato in questo Inferno dove a nessuno importo.  Nessun posto dove correre, nessun posto dove andare.  Questa sorta di bomba umana e pronta ad esplodere.”  La macchina da guerra della band di origine filippina non demorde, e allora ecco che “Empty” travolge ancora le nostre già martoriate orecchie così come continua lo sfogo verso un mondo inospitale e freddo." Il Cielo- è uno spazio immenso. Grigio scuro - Oscurità eterna,  Grandi Pianure - aride come il mio cuore, Vuoto - E’ un mondo nero e freddo” . Da notare come Damien Sisson si ritagli un spazio personale con un assolo di basso prima della strofa finale.  Ancora un intro acustica in “Territorial Instinct / Bloodlust” un pezzo solo leggermente più cadenzato, con uno splendido cambio di ritmo in cui emerge anche la capacità di Mark Osegueda di cantare anche in maniera alternativa.  Insidiosi i caleidoscopici giochi di chitarra di Cavestany (che collabora anche nei backing vocals), splendidamente in forma su tutto l’album. Il finale della traccia è prepotentemente sottolineato prima dalla parte ritmica salvo poi lasciare sciogliere l’estro dei due chitarristi .



Da notare sulla versione cd digibook un quanto mai fedelissima versione di  “Heaven and Hell” dei Black Sabbath , periodo ovviamente Ronnie James Dio come vocalist. Un omaggio ben fatto, persino nella ricostruzione nel finale della parte acustica lasciata in dissolvenza dal maestro Tony Iommi. Inoltre c’è un dvd aggiunto sul  making of del nuovo album, con franchezza possiamo parlare di 60 minuti quasi totalmente trascurabili per altro senza la possibilità di sottotitoli.



Difficile dire se The Dream Calls for Blood sia il migliore album dei Death Angel, la band ci ha abituato oramai ad una media di altissimo livello, sicuramente se siete fan non rimarrete delusi e, ad ogni ascolto potrete apprezzare sfumature di cui non vi eravate accorti nell’ascolto precedente.  Una nota personale ed amara a margine: come sempre l’album credo avrà valutazioni altissime da tutte le webzine mondiali qui e aldilà dell’Oceano Atlantico , come sempre chi legge dirà “sono bravi” ma, purtroppo COME SEMPRE in pochi acquisteranno il cd e andranno a vederli dal vivo. Sveglia gente ! Non esistono solo i BIG FOUR!


1) Left for Dead
2) Son of the Morning
3) Fallen
4) The Dream Calls for Blood
5) Succubus
6) Execution / Don’t save me
7) Caster of shame
8) Detonate
9) Empty
10) Territorial Instinct / Bloodlust

Bonus track:

11) Heaven and Hell

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