DAVE STEWART

The Ringmaster General

2012 - Surfdog Records / Weapons of Mass Entertainment

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
29/10/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Dave Stewart: un nome, una legenda. In effetti se cè ancora qualcuno a cui suona strano questo nome è bene ricordare che siamo di fronte a un artista a tutto tondo: polistrumentista, carriera sfavillante come metà maschile degli Eurythmics, produttore e collaboratore di artisti come Bon Jovi, Bob Dylan, Mick Jagger Tom Petty e molti altri. In tempi recenti si è interessato molto anche all’ambiente cinematografico, curando da principio colonne sonore poi diventando anche produttore. Tornando all’ambito musicale, ecco un dettaglio da non trascurare: il nostro Dave è anche esplosivo produttore di se stesso...insomma davvero un vulcano questo artista inglese! Questo nuovo album solista “The Ring Master General” uscito nel 2012 si pone come una sorta di sequela alla release precedente “The Blackbird Diaries” (non a caso nella copertina Dave suona una Gibson con stampato lo stesso volatile della copertina di ‘The Blackbird Diares”). Vediamo da vicino queste correlazioni: è stato scritto e registrato nel corso di una cinque giorni negli studi Blackbird di Nashville come il precedente album, anch’esso è dotato di numerosi duetti con ottime cantanti (tra cui Alison Krauss, Jessie Baylin e Joss Stone) e utilizza molti degli stessi musicisti per creare quel mix di rock, blues e musica country che da tanto Stewart propone a sostegno del suo timbro potente e colorato. Dave nello spiegare le sue fonti di ispirazione dirà: “When I was a kid, my cousin ran away to Memphis, and he’d send back boxes filled with all these old blues albums. We hadn’t heard anything like Robert Johnson or Howlin’ Wolf in north east England. It’s why I learned to start playing the guitar. And there are elements of those records, and what I felt when I listened to those records, that still underlie everything I do.”( "Quando ero un ragazzino, mio cugino scappò a Menfi, e in seguito spedì indietro scatole piene di tutti questi album di blues vecchi. Non avevamo sentito mai nulla come ad esempio Robert Johnson o Howlin 'Wolf nel nord est dell'Inghilterra. E 'per questo che ho imparato per iniziare a suonare la chitarra. E ci sono elementi di quei dischi, che ancora oggi sono alla base tutto quello che faccio ".  Cosa si puo’ dire di questa ultima release? Il bilancio di “The Ringmaster General” rivela punti di forza e di debolezza in egual misura. E’ innegabile che Dave abbia un talento per la scrittura in buona sintonia col ritmo pop-commerciale, inoltre sa come ottenere il massimo dai musicisti in studio, le melodie sono catchy e lui è un chitarrista abbastanza dotato. Come cantante solista tuttavia rimane al massimo nella media, i suoi tentativi di creare ’buoni accordi’ si appoggiano spesso a uno stile pomposo. Inoltre questo album che dovrebbe celebrare l’amore di Stewart per la musica delle radici, per la sua Inghilterra e per le tendenze di R&B, risulta nella sostanza piuttosto sforzato. Da un artista di così lunga carriera e di così prolifica attività non ci si aspetta che un prodotto pressoché perfetto, ed apparentemente tant'è. La produzione cristallina valorizza ogni strumento, ogni sapiente orpello studiato per impreziosire gli arrangiamenti ricchi, di tanto in tanto pomposi. Purtroppo un po’ troppo spesso Stewart sfocia nel ruffiano, e il suo essere ambizioso lo porta spesso a “mordere più di quel che può masticare” come dicono gli americani. L’apertura è affidata all’allegro pezzo “I Got Love”, un mid-tempo che vede Stewart in un mood estremamente  sentimentale, abilmente assistito dal timbro caldo di  Joss Stone. Il pezzo narra di un uomo e delle sue sfortunate vicende amorose con una donna che lo mette alla prova in ogni modo. Anche se il testo sembrerebbe triste, il ritmo è incalzante e solare, tratto distintivo della musica soul di stampo afro-americano.  Per quasi tutto il brano si ascoltano succulenti riff di chitarra a fare da feedback allo strano duetto ‘voci distorte di Stewart/ toni passionali di Stone’; nel pezzo non manca l’uso del sax e a tratti delle tastiere che propongono un suono dinamico e frizzante, proprio lo stile R&B che Stewart tanto adora e a cui vorrebbe ridare luce e tono. Si cambia ritmo col secondo pezzo country-rock “Just Another Fall” che vede la cantante americana Diane Birch aiutarlo nel ricreare un sound dolce e soave, una track nel complesso melodiosa arricchita da preziosi inserti di organo che regalano al pezzo un appeal soul tipico degli anni 60-70. Tematica gettonata anche in questa track, dato che si affrontano le difficoltà che ogni persona incontra lungo il cammino chiamato ‘vita’, e appunto nel refrain si sente” Just another fall baby in the way back home” ( Solamente un’altra caduta baby, nella strada che porta a casa). Brano ascoltabile e nel complesso scorrevole. Altro rallentamento con la successiva “ A Different Man” , una  ballata a tutti gli effetti  in cui si decanta la storia di un uomo che ritorna nella sua città dopo anni di brillante carriera e successo, ma ci ritorna con la consapevolezza di essere una persona diversa, più matura e disillusa “We were like Jekyll and Hyde/ I Mostly laughed a lot you mostly cried...But i’m a different man now” (Eravamo come Jekyll e Hyde / Io ridevo spesso, tu piangevi spesso...Ma ora sono un uomo diverso). Il pezzo vorrebbe darsi un tono riflessivo e quasi ci riesce il pianoforte soave, ma la voce di Dave qui ha una patina opaca, sembra essere più un esercizio di stile che un autentica inclinazione intimista. Particolare il fatto che Dave abbia deciso di utilizzare in questo brano una pedal steel guitar, le cui sonorità sono facilmente riconoscibili in quanto caratterizzate da frequentissimi glissati. Preciso che la possibilità di alterare meccanicamente l’intonazione di una o più corde, permetterebbe  alla pedal steel guitar  un numero illimitato di accordi e inversioni, cosa quasi del tutto assente nel brano. Pertanto ritengo che la volontà di usarla sia manifesto di un puro manierismo senza alcun intento melodico, ancora una volta prevale la forma alla sostanza. Brano che scivola via senza lasciar troppa traccia. La successiva track è invece “Drowning In The Blues”, a mio parere uno dei punti forti dell'album, con la voce inconfondibile di Alison Krauss che dona decisamente quel “qualcosa in più “ a un brano nel complesso ben arrangiato e dal testo dolce, in cui un uomo/donna offre il suo sostegno a un uomo/donna caduto/a in profonda tristezza (uso entrambi i sessi perché l’intero pezzo è duettato e potrebbe essere valida ciascuna delle versioni, la dedica a una donna oppure ad un uomo). Da un punto di vista musicale il giro armonico di chitarra è ben congeniato e i toni bassi del pianoforte sembrano in qualche modo riprodurre il lamento di chi sta “affogando nel Blues”. Meritevole di nota l’assolo qui curato e azzeccatissimo di chitarra che sfocia in un imprevedibile solo di violino, che si pone come continuazione perfetta delle voci. Qui davvero la sinergia tra parti vocali e sound rasenta la perfezione ma riesce ad essere straordinariamente espressiva, cosa che non si può di certo dire per ogni pezzo di questo disco. Eccoci arrivati a un pezzo lanciato un po’ come il singolo-manifesto dell’album: mi riferisco a “Girl In A Catsuit" che ci immerge in una diversa atmosfera rockeggiante proprio nel bel mezzo del disco. Intro lento per questa canzone, riverberi e qualche eco in lontananza mentre la voce leggermente rauca e appassionata di Dave incide il suo spazio tra le affiatate voci delle coriste, per poi andare in un crescendo. L’effetto è piacevole, ma non sarebbe un buon pezzo se non vi fosse l’essenziale apporto dell’amico chitarrista di Dave, Orianthi ,che esegue dei soli superbi e fluidi che riescono a spruzzare una dinamicità e spensieratezza fantastica, per chiudere in maniera graffiante e distorta il pezzo. Verrebbe da dire: come al solito se Stewart non fosse circondato proprio dalle persone giuste nei momenti giusti , i suoi brani rimarrebbero a un livello mediocre! Pezzo molto radiofonico comunque, sicuramente una possibile hit. In successione invece troviamo due pezzi simili nella struttura e melodia, mi riferisco a “Slow Motion Addict No 2” e “You Took My Love”. Non si tratta di brutti pezzi, ma tendono entrambi ad essere un po’  monotoni sia nei testi sia nelle melodie, quindi avrebbero dovuto essere maggiormente mirati. Il primo titolo fa onore al suo titolo e si tratta nella sostanza di un lentone country, dove ancora una volta fanno capolino le voci femminili sempre molto sensuali e piene di vocalismi tipici del soul mentre in background soli di chitarra con influenze tipiche di R&B. L’altro pezzo invece, “You Took My Love”, preferisce affidarsi all’armonia angelica del pianoforte per dare la stessa sensazione di lentezza, quiete, mentre Dave dipinge una tela di melanconia con un timbro un po’ fuori dai suoi toni ordinari, accompagnato (ovviamente!) dai cori perfetti. Il sound generale pare edulcorare un disco che doveva essere più rock-country, non dico che sia stata una scelta erronea però sicuro ritengo che questi brani in successione risultino un po’ troppo ripetitivi. Si prosegue con l’umore un po’ grigio quando si ascolta l’ottava track, “God Only Knows You Now” , magistralmente condotto e interpretato da quella voce spettacolare che è Jesse Baylin. Il brano non pecca di scontatezza, e anzi credo sia la miglior ballata del disco, in quanto letteralmente  tira le corde del cuore con le sue armonie incantevoli. Segue proprio la title-track “The Ringmaster General”, che sembra continuare il filone blues iniziato della precedenti; il pezzo però è ad un livello più alto perché risulta studiatamente irregolare, con cambi repentini di ritmo, inserti di soli senza virtuosismi ma che trovano i giusti intermezzi per svilupparsi. E’ un pezzo di 6 minuti circa ma non per questo risulta strascicato o prolisso, gli arrangiamenti sono ben architettati, in particolare merito allo splendido lavoro del basso, che stende un po’ il tappeto rosso al pezzo. L'album termina con un paio di canzoni molto buone, che prendono le sonorità dell’openertrack, oltre che la sua spensieratezza. “Story Of Success “ è la tipica canzone-parodia che punta il dito alla vita delle star di successo; ci si accorge subito che è uptempo azzecata, con un tocco blues e alcune grandi voci femminili a fare il  backing. In realtà questa è una caratterista dell’intero disco, ma questo brano forse sarebbe calzato meglio su precedente lavoro  “The Blackbird Diaries”, dato che si propone un sound più simile a molti pezzi di quel disco. In chiusura invece “A New Song For Nashville” sembra riportare alla mente un sentiero di campagna, mentre Stewart non pare cantare, usa quasi il timbro dei cantastorie. Si sente dal testo come Dave stia riflettendo sull'intero album (in effetti registrato, ricordo, a Nashville) e anche di come provi simpatia per ciò che ha creato:  “Here’s a New song for Nashville/It’s Kinda Country Blues/ Cause i Love The Way I’m feeling Here... I Want to Thank all My Musicians Friends and all these New friends I’ve Made/ Sometimes it’s Hard to Get to know Someone/ I Just want you to Know I played” ( Ecco qui una nuova canzone per Nashville/ E’ qualcosa simile al Country-Blues/ perchè io amo il modo in cui mi sento qui... Voglio ringraziare tutti I miei amici musicisti e tutto I nuovi amici che mi son fatto/ Voglio solo farvi sapere che io suonavo).Pezzo adatto come outro di un album del genere. Per finire direi che sul tentativo di far apparire questo disco come spontaneo e senza ambizioni ci sarebbe da dire, dato che il nostro Stewart non affida mai niente al caso. In effetti il suo uso di eccellenti musicisti e dei duetti con voci femminili di grande talento aggiunge un sacco al disco, in cui Stewart più che avere un talento risulta bravo a fiutarli! Ad ogni modo va anche detto che le abilità di songwriting che Stewart ha affinato attraverso la sua carriera musicale sono messe a buon uso qui e il suo timbro caldo ben si adatta al lavoro che ha creato. Nel complesso quindi anche se siamo di fronte a un disco che pecca della genuità che voleva proporre, dall’altro risulta piuttosto accattivante e con una buona presa. Un buon lavoro, ma non eccelso. In chiusura mi viene spontanea un pensiero: cosa ci si potrebbe aspettare da un produttore di sé stesso se non un album radiofonico, mirato a un target preciso?


1) I Got Love
2) Just Another Fall 
3) A Different Man Now 
4) Drowning In The Blues 
5) Girl In A Catsuit 
6) Slow Motion Addict No. 2
7) You Took My Love
8) God Only Knows You Now 
9) The Ringmaster General 
10) Story of Success 
 11) A New Song for Nashville