DARKTHRONE

Transilvanian Hunger

1994 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
30/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Prosegue il nostro viaggio nella discografia dei Darkthrone, addentrati ormai nella loro trilogia che ha definito sempre più i canoni del Black Metal più selvaggio e primitivo, sia nella musica lo - fi e grezza, sia nell' immaginario satanico e malvagio, come visto nei precedenti "A Blaze In The Northern Sky" e "Under A Funeral Moon", che si allontanano sempre più dal Death tecnico del debutto "Soulside Journey" in favore del Black Metal norvegese fangoso e mortifero sempre più minimale e feroce. Siamo nel 1994 e l'album "Transilvanian Hunger - Brama Transilvana" prosegue il percorso sempre per l' etichetta Peaceville Records, con la band ridotta al duo Fenriz (strumenti) e Nocturno Culto (voce) dopo la defezione di Zephyrous per motivi personali, con la partecipazione di Varg Vikernes a.k.a Burzum come paroliere delle ultime quattro tracce del lavoro. Siamo ormai nel cuore del movimento Black Metal, una realtà ormai conosciuta negli ambienti del Metal estremo e seguita da molti; ora molti gruppi fanno a gara per apparire sempre più malvagi ed oltranzisti, anche per rivaleggiare con la "fama" ottenuta da molti appartenenti alla scena tramite crimini reali, non ultimi omicidi e roghi di chiese (non credo serva citare l' omicidio di Euronymous a.k.a Oystein Aarseth per mano di Vikernes, o altri esempi ormai diffusi da anni da testi come "Lord of Chaos" del giornalista - musicista Michael Moynihan leader del gruppo Neofolk - Industrial Blood Axis). I nostri non sono da meno e decidono di inserire dichiarazioni assolutamente non politically correct nel disco come la frase nel retro "Norsk Arisk Black Metal" ovvero "Black Metal Ariano Norvegese" (che viene però prontamente tolta quando i distributori si rifiutano di vendere il disco), poi sostituita con lo slogan  più neuro "True Norwegian Black Metal - Vero Black Metal Norvegese". Un secondo episodio compromettente è quello del comunicato stampa - presentazione dell'album, situazione in cui la parola "ebreo" viene usata in modo denigratorio, rivolta in maniera anche dispregiativa nei riguardi degli eventuali detrattori del disco in questione. Dopo un'inquietante convinzione iniziale, i Darkthrone fanno comunque marcia indietro (con scuse francamente ridicole) davanti al pericolo di perdere l' appoggio dell' etichetta; si tratta di episodi che non interessano certo il lato musicale, ma ci ricordano il clima di giovane, e spesso molto ingenua, esaltazione che regnava in quegli anni. Esso si scontrava con la realtà delle leggi di mercato e un' attenzione sempre più internazionale verso il genere che richiedeva paletti che lo rendessero un piacere proibito dalle macabre connotazioni, ma che non intaccasse il buon costume e la convenzione in maniera troppo pericolosa, e che potesse portare ad una perdita di guadagni. Il suono raggiunge qui l'apice dell' estremizzazione del minimalismo e della produzione lo- fi e tombale. Diminuisce ancora di più l' uso degli arpeggi e scompaiono quasi del tutto gli assoli, limitati a poche occasioni e assolutamente stridenti ed abrasivi nella loro emanazione. La  batteria è ridotta ad un sopporto ritmico ossessivo che abbandona ogni velleità tecnica e virtuosismo a favore di una monotonia minimale; essa fa da supporto alle chitarre, vere protagoniste del songwriting. Le tematiche dei testi si dividono tra temi vampireschi abbozzati e celebrazioni pagane di un passato nordico idealizzato che viene reclamato in opposizione al presente cristiano guardato con odio e disgusto, come qualcosa di imposto e non naturale per la propria cultura.

"Transilvanian Hunger - Brama Transilvana" è la title track apripista che inizia con un tetro rifting in loop continuo dove il drumming segue senza sosta il movimento di doppia cassa, s' inseriscono una serie di giri circolari lontani come rumori nella foresta e la voce del cantante è come squarciata in uno screaming tagliente che si lega perfettamente con il mood malsano e freddo dove la ripetizione crea un droning rituale ed ipnotico che può ricordare lo stile di Burzum. Verso i due minuti e cinquanta partono una sequela di arpeggi discordanti che amplificano la malvagia melodia atonale mentre la batteria minimale e diretta continua imperterrita a colpire; notiamo il mixaggio lo - fi e fangoso che crea un' atmosfera perfettamente atavica e sepolcrale, in un brano che supera ogni influenza Thrash e Death per raggiungere una pura definizione del Black Metal più crudo e nudo. Il testo come è facile intuire dal titolo ha un tema vampiresco (tendenza che incominciava a circolare nel Black dell'epoca) con una celebrazione dei morti viventi come esseri freddi ed infernali che si nutrono del sangue dei viventi, con odio verso l' esistenza, come mostrato in "To be draped by the shadow of your morbid palace Ohh, hate living... The only heat is warm blood - Essere avvolti nell' ombra del tuo palazzo morboso.. Ohh, odio  vivere... Il solo riscaldamento  è il caldo sangue" godendo del nero terrore portato nel cuore degli uomini ("To be the one's breathing a wind of sorrow Sorrow and fright the dearest katharsis  -  Essere colui che respira un vento di dispiacere  dispiacere e paura, la catarsi più oscura" ). "Over fjell og gjennom torner - Oltre le Montagne e attraverso le Spine" è un brevissimo pezzo che non raggiunge i due minuti e mezzo, quello quindi dalla struttura più Punk di tutto l' album e più conciso e spartano. Esso inizia con un marasma sonoro caotico ricco di chitarre fangose e batteria lanciata che investe l' ascoltatore con una nera tempesta di neve ossessiva dove i riff a sega elettrica non conoscono alcuna sosta e dilaniano la composizione mentre Nocturno assume nella voce uno screaming gutturale. Verso il minuto e mezzo percepiamo in sottofondo assoli dissonanti che creano nel finale una gelida melodia che termina su fredde note il pezzo che passa come un lampo improvviso in un esercizio di struttura asciutta e minimale che ben esemplifica la natura del lavoro. Il testo in lingua norvegese esprime una violenta fantasia medioevale pregna di guerre e lotte, come nel passo "Over fjell og gjennom Torner Gjennom den Onde dunkle Skog Dø som en Kriger, Hodet pa eit tre Skjaer i kjøtt, Nåler dype i huden ned - Oltre le montagne e tramite spine, tramite l' oscura foresta malvagia. Muori come un guerriero, la testa su un albero, tagli nella carne, aghi in profondità nella pelle" e nel finale assume una connotazione razziale che non deve stupire dato il clima non certo tollerante dell'ambiente Black di inizio anni novanta, con la frase "Den Norrøne Rase må Slakte den andre Nar blåmenn dunker for tungt pa var dør - La Razza del Nord deve massacrare gli altri, quando i negri bussano troppo pesantemente alla nostra porta". "Skald av Satans sol - Calore del sole di Satana" parte con un andamento incalzante giocato sempre su dissonanze atonali e su una batteria a doppia cassa, creando una mutazione strema degli andamenti di tremolo con un motivo sferragliante; qui, grazie ai giri di chitarra, si crea un groove malsano che trascina l' ascoltatore con il suo ossessivo incedere. Verso i due minuti e dieci parte una bella melodia malinconica basata su arpeggi stridenti, grevi ed atavici, che vanno a configurare l' ennesimo loop ammaliante. Arrivati ai tre minuti e dieci parte un  movimento più incalzante lanciato in un caotico Maelstrom dove si affacciano anche assoli dissonanti e stridenti dal suono strozzato che chiudono il brano con il loro sinistro andamento. Anche qui il testo è in lingua norvegese, con un classico tema anti cristiano sviluppato con passaggi non lineari e giocati più su immagini piuttosto che su una coerenza narrativa, come in "Jeg står under en kald vind. Taken letter fra englers flukt Jeg drikker fra Manens Kalde, Bleke lys og hyller Satans sol En Grusom Ondskap siver inn og fyller kropp og sjel En himmel av Daudinger Tortur og Hat - Sono sotto un freddo vento, la nebbia si illumina, bevo dalla luce Lunare, fredda ed afflitta? saluto  il sole di Satana, un Male Atroce s' infiltra dentro e riempie anima e corpo. Un cielo di Morti. Tortura ed Odio". "Slottet i det fjerne - Il Castello Lontano" inizia con una cavalcata da tregenda nordica, fredda e frostbitten nei suoi riff circolari tempestati da beat di batteria spessi e pesanti, dove si fa strada un loop sega ossa che crea un mantra gelido e spettrale. Qui si staglia la voce maligna del cantante con un' atmosfera inequivocabilmente necro, che mostra tutta l'essenza del Black Metal più selvaggio e puro. Verso i due minuti una nuova serie di motivi circolari di chitarra rafforzano la melodia atonale prima della ripresa dell' ossessivo loop sega ossa che crea andamenti intrisi di nebbie e paesaggi di fredde foreste notturne; si genera una cacofonia minimale che mantiene tutto il fascino dei suoni stridenti ed atonali, presentando a fine brano un assolo discordante che si fa strada nella composizione prima del rullo di batteria che insieme ad un feedback dissonante chiude il pezzo. Il testo riprende il tema del non morto esiliato dal mondo, in questo caso egli osserva i festeggiamenti dei vivi e schernisce la loro gioia augurando loro sofferenza e male ( "Og under den sol som dom (de) sorte tilber Feirer de nyar med festing og tull En skammelig Synd som Guder anser Som andelig makkverk fra de Svakes hull - E sotto il sole che gli oscuri adorano, Essi celebrano il nuovo anno con festini e scherzi. Un peccato vergognoso che dio considera un fallimento Spirituale"), contrapponendoli anche all' ipocrisia della loro fede che vieterebbe tali festeggiamenti legati ad un culto pagano, reiterando in  "Kan du øyne Slottet i det fjerne Fra din mørke, Grimme hule Sa kan du hate i tusen ar - Fryde deg over den smerten de får - Riesci a vedere il castello lontano, dalla tua oscura e tetra caverna. Così che puoi odiare per mille anni, godendo del dolore che ricevono ".  Il desiderio di vederli soffrire. "Graven tåkeheimens saler - Tombe nelle sale nebbiose" è introdotta da una bordata fredda con riffing serrato con chitarra ad accordatura bassissima e batteria meno in primo piano nel mixaggio facendo prettamente da supporto ritmico ai giri circolari a sega elettrica che tagliano la composizione. Non mancano freddi arpeggi  atonali che instaurano la maligna melodia basata sulla discordanza caotica del buzz delle chitarre; verso i due minuti e venti essa si rafforza partendo in lunga coda epica e solenne pregna di una malia sinistra, lasciando poi spazio ad un andamento più incalzante giocato su loop ossessivi e batteria militante. In tutto questo la voce di Nocturno rimane come sempre uno screaming tagliente che non sovrasta la strumentazione, anzi s' interseca con essa in un mortifero tutt' uno che trova coesione grazie alla produzione fangosa. Le parole di Fenriz si rifanno alla mitologia pagana con criptici riferimenti a tradimenti e guerrieri antichi come in "I Opphavs tider sang de sanger, for seg selv og sine fedre I dag synges kun de sanger, som skal gjore morgendagen bedre Sanger for den neste, ingen sanger for den Beste Svik og løgn har fatt sin plass, i Midgard jotnenes palass - All' alba dei tempi cantavano canzoni per se stessi e i loro padri, oggi  sono cantante solo canzoni che augurino che il domani sia migliore. Canzoni dei nostri compagni, ma non riguardo ai guerrieri valorosi. Tradimento e bugie hanno preso piede nel palazzo dei giganti di Midgard". Delle lyrics che fanno riferimento ai tempi recenti, in cui non può più essere decantato il valore della casta guerriera nordica, tanto i tempi sono ormai oscuri. Si può unicamente pregare sperando in un domani migliore, visto il presente grigio in cui certi antichi valori si sono ormai persi. Notiamo inoltre come il pezzo assuma una connotazione che si discosta dai temi principalmente blasfemi incontrati in altri brani, probabilmente perché scritti da Varg Vikernes, interessato ormai più a questi aspetti. "I en hall med flesk og mjød - In una sala con Carne ed Idromele" parte con riff meccanici con buzz saw a piena potenza su cui si stagliano i colpi di batteria duri che rafforzano l' andamento supportato dalla ritmica del basso appena udibile in sottofondo. La produzione è come sempre volutamente primitiva e sgranata, le chitarre suonano come una sega elettrica che funziona ad intermittenza, creando un mood sferragliante e caotico dalla forte carica aggressiva dove il rumore è affrontato come mezzo musicale; non mancano i movimenti incalzanti e gli arpeggi freddi ed epici sui quali s' instaura lo screaming feroce di Nocturno con un andamento dissonante marcato che raggiunge le vette del Noise, spingendo all' estremo la nera cacofonia che caratterizza il suo dei nostri. Nel finale del pezzo tutto questo tace lasciando, inaspettatamente, lo spazio ad un breve fraseggio di chitarra e ad una nota di basso che chiude definitivamente il brano. Anche qui il testo in norvegese affronta temi legati a figure del mondo pagano ed immagini poetiche che seguono il complicato flusso di pensiero piuttosto che la narrazione diretta ( "Kun få av vaktens barn - kom til Farens rike råd for listig svik blandt dem - førte flestemann dypt ned Dog kan man høre sangen - hver en Hedensk gammel høytid For ja enna festes det - blandt De Trofaste Ods Sønner - Solo alcuni dei figli del guardiano vennero ospitati presso le ricche fila del loro padre, poiché un abile inganno li teneva lontani. Eppure si può sentire la canzone per la quale ogni pagano tiene banchetto. Ah! eppure i banchetti continuano tra i fedeli figli di Odino") celebrando comunque un mondo antico idealizzato che si evoca fortemente come qualcosa che deve ritornare. In particolar modo i Darhthrone si riallacciano all'Edda, testo sacro dell'antica religione norrena. Il riferimento alla carne e all'idromele punta i fari su un episodio in particolare, quello del Valhalla, la sala ove solo i guerrieri più valorosi vengono ospitati, subito dopo la loro morte in battaglia. Essi, banchettando ogni giorno con cibo e la bevanda sacra (sedendo vicino nientemeno che ad Odin, padre degli Dei), si allenano, dopo mangiato, in combattimento,  per fornire alle forze del Bene un adeguato esercito in vista del Ragnarok, la battaglia finale fra luce ed oscurità. "As Flittermice as Satans Spies - Pipistrelli come Spie di Satana" presenta un suono cosmico ricco di nera psichedelica nelle sue dissonanze estreme che lanciano la composizione in un andamento affine al Post Punk più abrasivo e minimale, con suoni meccanici  e monotoni che creano in sottofondo un loop costante dal sapore quasi industriale. Verso i due minuti e mezzo la struttura si apre in una melodia atonale opprimente e severa che gioca sempre su riff freddi in pieno buzz saw e su beat ossessivi di batteria, la quale rimane alle spalle delle chitarre discordanti. Esse sono le protagoniste del pezzo con i loro andamenti, come nella corsa finale di natura dissonante che crea l' ennesima cacofonia meccanica pregna di un droning rituale, che prosegue a lungo. Esso viene seguito in sottofondo dalle note di basso in un movimento minimale che nel culmine lascia spazio ad un messaggio subliminale con voce registrata al contrario che dice "Brucia tutte le chiese in nome di Dio". Il testo presenta l' idea dei pipistrelli come emissari del Diavolo che cospirano per la caduta del Cristianesimo, in un curioso connubio tra il tema vampiresco e quello anti cristiano, come nel passo ricco di licenze poetiche "Flittermice of Eld they peer into the morrows They peer the yesteryears as those are coming back Beholding the son recrucified, beholding gods race browbeaten Beholding the Devastation of all morals built by them - Pipistrelli di Eld, essi sbirciano nel domani. Essi sbirciano gli anni passati poiché stanno tornando. Osservando il figlio ancora crocefisso, osservando la razza di dio sconfitta, osservando la Devastazione di tutte le morali da loro costruite" dove viene usata una parola composita per descrivere tali creature. "En ås i dype skogen - Una collina nella foresta profonda" parte con una cavalcata frostbitten dai riff circolari in tremolo glaciali supportati da blast beat di batteria a doppia cassa in piena tradizione Black Metal norvegese. Troviamo la voce indemoniata di Nocturno e melodie atonali che evocano tempeste di neve grazie a tristi arpeggi, caricando il brano  di nera atmosfera ripetitiva ed ipnotica. Questo è raggiunto anche grazie ai continui loop che portano avanti il pezzo con suoni dissonanti e serrati comuni al testo dell' album. Le chitarre sono vere e proprie seghe elettriche che dilaniano le fredde melodie come se fossero carni sacrificali, la voce del cantante è sempre mantenuta su uno screaming disumano. I freddi arpeggi mantengono alta l' epicità del pezzo fino al finale improvviso che ci coglie impreparati chiudendo l' opera con un breve fraseggio di chitarra. Il testo propone l' ennesima visione astratta e criptica legata al paganesimo nordico e alla sua tradizione, immaginando nove cavalieri che si trovano in una foresta di fronte ad una misteriosa roccia fatta non di materia, ma di pensiero ( "Stillhet senket seg, da følget stoppet opp De stoppet i en sirkel rundt en stein. Stille red de mot den, og forsvant da de kom fram For Steinen var en tanke fylt av Kraft - Silenzio cadde, mentre la compagnia si fermava. Si fermarono in cerchio intorno alla pietra. Silenziosamente  cavalcarono verso di essa, e scomparve quando arrivarono, poichè la Pietra era un pensiero riempito di Potere" ). Il riferimento a nove uomini rimanda forse alle antiche tradizioni del Blòt, il Sacro rituale - sacrificio officiato spesso da nove cavalieri, come spiegato da "Quorthon" nel brano "Vinterblòt", contenuto nell'album "Nordland".

Concludendo "Transilvanian Hunger" è la summa del Black Metal minimale dei Darkthrone che qui raggiunge la sua forma più pura e caotica stabilendo l' esempio per tutti gli epigoni a seguire; la sua ripetitività può allontanare chi si aspetta qualcosa di più elaborato, ma (per quanto sia cliché dirlo) questa non è musica per tutti, bensì è pane per i denti di chi ama le sonorità estreme e minimali che fanno del grezzume freddo ed atonale la propria forza. Viene estremizzato quanto fatto a suo tempo da gruppi come Hellhammer, Bathory e Sarcofago; detto questo, quindi, è facile capire come il disco in questione sia un album imprescindibile per il genere, un lavoro che rappresenta uno degli apici evolutivi dei nostri. Dopo di esso, per non ripetersi, i Darkthrone muteranno ancora, mantenendo sempre un Black Metal che però in "Panzerfaust" (primo disco dei nostri sotto l'etichetta "Moonfog Productions" di Satyr dei Satyricon) riscoprirà l'influenza dei Celtic Frost, in una sorta di tributo attualizzato che rinuncerà a parte dei topoi stilistici da loro stessi implementati per un ritorno ad un suono che affonda le sue radici nella prima ondata Black Metal degli anni ottanta, con ritmi più lenti e andamenti più Black 'n' Roll. Un altro tassello imprescindibile della storia del gruppo e del Black Metal tutto.

1) Transilvanian Hunger
2) Over fjell og gjennom torner
3) Skald av Satans sol
4) Slottet i det fjerne
5) Graven tåkeheimens saler
6) I en hall med flesk og mjød
7) As Flittermice as Satans Spys
8) En ås i dype skogen

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