DARKTHRONE

Total Death

1996 - Moonfog Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
03/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

1996: esce il nuovo album dei Darkthrone"Total Death - Morte Totale", il secondo sotto etichetta "Moonfog Records", che ricordiamo essere stata fondata da Satyr dei Satyricon, per pubblicare dischi Black Metal senza ingerenze esterne; con il precedente "Panzerfaust" i nostri si erano allontanati in parte dal puro Black Metal norvegese che li aveva contraddistinti nei due lavori precedenti "Under A Funeral Moon" e "Transilvanian Hunger", riportando in risalto le atmosfere più thrash di Celtic Frost e Bathory e i loro rallentamenti Doom monolitici ed oscuri, uniti con cavalcate più dirette e fredde mutuate dal recente passato del gruppo. Non siamo più agli albori del movimento scandinavo, ormai il Black Metal è fatto assodato nel mondo del Metal, con epigoni in tutto il mondo che, spesso, seguono il modello norvegese senza molta originalità. Comunque molti nomi storici non desistono: i Satyricon pubblicano "Nemesis Divina", considerato uno dei loro lavori migliori, i Gorgoroth "Antichrist", sempre molto apprezzato anche se non come i primissimi lavori, Burzum "Filosofem", che coniuga perfettamente il suo Black in droning con le pulsioni Ambient; sono invece i Darkthrone a dimostrarsi un po' in difficoltà riguardo alla strada da intraprendere, e "Total Death" ne è la prova musicale tangibile. In parte si prosegue sulla strada del disco precedente, mantenendo quindi le influenze prima citate, e in parte di richiamare il suono della trilogia di inizio anni novanta, ma per la prima volta tutto questo risulta un po' forzato e con una minore coesione rispetto al passato. Si fa inoltrare notare una produzione che penalizza molto la batteria, e che in un brano in particolare (come poi vedremo) cade nella trappola del lo - fi come scarsissima resa del brano e suo inficiamento, piuttosto che come mezzo atmosferico. Naturalmente l gruppo è sempre costituito da Nocturno Culto (voce, chitarra, basso) e Fenriz (seconda voce, basso, batteria), duo ormai consolidato.

Si parte con "Earth's Last Picture - L'Ultima Immagine della Terra", che non risparmia sin da subito atmosfere Black 'n' Roll strutturate da un rifting ricco di arpeggi discordanti che vanno in prima linea nel mixaggio, mentre le percussioni di Fenriz sono nelle retrovie sonore; Nocturno si prodiga in uno screaming Old School pieno di riverbero, mentre gli andamenti di chitarra hanno come riferimento una fredda melodia atonale dal sapore Heavy Metal. Il songwriting ha qui poche variazioni ed è giocato sulla ripetizione delle parti, questo fino ai tre minuti e trenta quando incontriamo un riff circolare gelido  tipicamente Black Metal scandinavo, che fa da cesura; esso si prolunga nella composizione mentre il cantante si lancia in struggenti grida, andando a creare la coda che trascina il pezzo nel suo finale. Il testo evoca visioni sublimate di conquistatori nordici sulle loro navi da guerra, valorizzando i valori guerrieri, che premiano la forza e la crudeltà rispetto alla pietà cristiana ( "To behold the fierceness of wolves assailing ye saints thoroughly (Sans love, sans compassion)" - Essere testimoni della ferocia dei lupi che assalgono i vostri santi pienamente (Senza amore, senza compassione)" "Oh we rejoice at the destruction of all ye have ever lived for... - Oh noi gioiamo per la distruzione di tutto ciò per cui hai vissuto..." ) andando poi a creare una visione apocalittica di un Mondo privo di vita, dove la loro scorreria continua in eterno. "Blackwinged - Ali Nere" si apre con una caotica cavalcata con chitarre ad accordatura bassissima e colpi serrati di batteria, mutuata in un loop sferragliante e pesante come macigni; si fa strada lo screaming di Nocturno in riverbero, e verso il minuto e venti parte un andamento incalzante fatto di blast e giri circolari di chitarra dissonanti. L' effetto ottenuto è un droning ossessivo e ripetitivo che conosce una gelida melodia atonale grazie all' apporto degli arpeggi in tremolo, percepibili con un attento ascolto sotto la coltre di caos sonoro; si va ad estremizzare a lezione Thrash/Punk degli Hellhammer in un suono possibilmente ancora più grezzo e violento, ma anche più esaltante e strutturato, collocandosi nel suo spazio e periodo. Il testo narra le gesta blasfeme di una creatura demoniaca, che da subito si introduce con "The urge...so strong To do the devil's work. The flock of Jesus Christ I will rape your souls Till you see the Devil clear - Il bisogno...così forte di fare l' opera del diavolo. Gregge di Gesù Cristo, stuprerò le vostre anime fino a che vedrete il Diavolo chiaramente", chiarificando le sue malevole intenzioni. Non mancano naturalmente massacri nei confronti dei cristiani, derisi ed annullati ( "We'll burn your worthless bodies And send the fire and stench To heaven high, Remind your worthless God, that our victory is complete - Bruceremo i vostri corpi senza importanza e manderemo il fuoco e il puzzo In alto nei cieli, ricordando al vostro inutile Dio, che la nostra vittoria è completa" ) in un testo tipicamente Black Metal sui generis, ma comunque ben strutturato. "Gather for Attack on the Pearly Gates - Raduno per l' Attacco ai Cancelli Perlati" ha un inizio più legato al classico Black Metal norvegese, grazie ad una fredda corsa con chitarre in pieno buzzsaw che evocano tempeste di neve, intervallata da giri circolari segaossa. Le grida di Nocturno dilaniano il pezzo, mentre gli arpeggi atonali promulgano la gelida melodia spettrale dall' ottimo effetto; esso prosegue in loop, incessante, mentre il drumming serrato stabilisce il sistema ritmico. Il sapore del pezzo è quello di un Black 'n' Roll caotico  che unisce la recente ripresa degli stilemi di Celtic Frost e Bathory con dissonanze e gelidi motivi derivati dal Black attuale; la produzione è naturalmente lo - fi, che contribuisce all' andamento selvaggio del brano, crudele ed ammaliante, come nella cavalcata finale di batteria e riff circolari, che chiude il pezzo. Il testo racconta di un blasfemo assedio alle Porte del Paradiso, continuando con le fantasie satanico - medioevali che dominano le tematiche dell' album; "Souls of christ, prepare for fight We'll crush your halls with bonecrushing Might supreme - Anime di Cristo, preparatevi alla lotta! Distruggeremo le vostre sale con suprema potenza spaccaossa" minacciano i nostri, continuando poi con parole di disprezzo, che si chiudono con l' esortazione "Endless nights of total war Coming closer Gather, Hell is calling... gather Gather for attack on the pearly gates. - Notti senza fine di guerra totale Si avvicininano, radunatevi, l'Inferno chiama... radutanevi, radunatevi per l' attacco ai cancelli perlati". "Black Victory of Death - Nera Vittoria della Morte" è introdotto da un bel motivo Heavy Metal gelido dove la voce di Nocturno è in forte riverbero; si tratta dell' ennesima rielaborazione del Thrash europeo anni ottanta più marcio, sotto l' ottica del Black anni novanta, con un suono grezzo e sporco dove i giri circolari e gli arpeggi in tremolo sono protagonisti, coprendo spesso la batteria e il basso (praticamente quest' ultimo inesistente). Le chitarre si convertono in seghe elettriche che intonano melodie atonali, sulle quali si distribuiscono i colpi serrati di batteria; essa rimane meno presente nel mixaggio, favorendo gli strumenti a corda dal tono crudele. Si viene a creare un rifting glaciale che trascina la sezione finale del brano in lunghe cavalcate. Le parole della parte testuale evocano un Mondo distrutto dove un tempo regnava la vita ( "Gaia! Once mother of all life Now raped by death To breed the brethren of black fire - Gaia! Una volta madre di tutta la vita, ora stuprata dalla morte, per generare la discendenza del fuoco nero" ), esaltando come da titolo la vittoria della Morte, in un nichilistico e malvagio testo ricco di immagini tetre che dipingono un' oscura visione. "Majestic Desolate Eye - Occhio Desolato Maestoso" parte con un rifting meccanico che ricorda molto i Bathory più epici; esso è ricco di assoli dissonanti che si sviluppano in sottofondo, mentre Nocturno è satura di riverbero. I motivi di chitarra assumono una connotazione vorticante che investe l' ascoltatore con una produzione sotterranea che rende il suono volutamente ovattato e lontano, con una ricerca ossessiva della bassa fedeltà. Questo però diventa in alcune parti un problema, e in generale difetta per la mancanza di atmosfera minimale e fredda, al contrario di quanto fatto nel recente passato, rendendo il breve pezzo fin troppo monotono. Questa volta il testo è più legato alla mitologia scandinava, evocando battaglie sotto la guida di Odino, il dio padre degli Aesir, che ha sacrificato il suo occhio per ottenere la Saggezza eterna e la conoscenza delle Rune: "One-eyed master silently awaits to strike at dawn - Il maestro con un occhio silenziosamente attende di colpire all'alba", in un' eterna lotta, preparata tramite il duro allenamento al quale i guerrieri si sottopongono nel Valhallai, come indicato in "March to war, for the eternal Northern Sky - Marcia alla guerra, per l'eterno cielo del Nord". "Blasphemer - Blasfemo" è una selvaggia bomba carica di un Black/Thrash anni ottanta con chitarre a grattugia con arpeggi in tremolo imperfetti e sgraziati, e con una batteria appena percepibile; capiamo quindi da subito come anche qui la resa audio sia molto scarna,  che va purtroppo ad inficiare il drumming, davvero poco incisivo. Le chitarre conoscono assoli degenerati, filtrati sempre sotto un suono arrugginito e sgranato come in un grammofono; si ottiene una perversione sepolcrale delle produzioni underground di gruppi quali i Sarcofago, ricercando anche in questo caso la bassa fedeltà come un vanto, ma gestendola non perfettamente. Ne viene dunque a soffrire il songwriting, che poteva essere molto più avvincente e strutturato con una maggiore presenza della parte ritmica. Il testo è altamente poetico ed astratto, privo di una narrazione logica, legato a figure che evocano immagini di bellezza e morte, eternità e fragilità dell' esistenza, in contrasti evocativi, come in "...A castle of sand whose roof has sheltered me, I sense the absence of triumph and lust abruptly rising to cover the glory in sand - ...Un castello di sabbia il cui soffitto mi ha riparato. Percepisco l' assenza di trionfo e desiderio, (mentre) brutalmente sorge per coprire la gloria con la sabbia", delineando il narratore come un poeta infernale che va oltre la mortale soglia della ragione, il Blasfemo appunto. "Ravnajuv - Gola del Corvo" comincia con una fredda cavalcata Black dalle melodie atonali, con un rifting circolare a sega elettrica e batteria in doppia cassa, sempre nelle retrovie del mixaggio; lo screaming in riverbero del cantato contribuisce all' atmosfera  da fredda foresta nordica che domina il pezzo, nel quale si destreggiano i soliti arpeggi atonali pregni di crudele e malinconica freddezza. La produzione è sempre raw e giocata su dissonanze lo - fi dallo stile decisamente minimale; in essa si organizzano montanti Thrash sporchi, lanciati in loop sega ossa legati ad un songwriting molto diretto che preferisce andare al sodo, con ben pochi cambi di tempo e direzione. Il testo è in lingua norvegese e crea un oscuro scenario fantasy in cui il protagonista è un crepaccio dominato dai corvi (ricordando molto da vicino il mondo creato dagli Immortal, il Blashyrkh, ma in una connotazione più infernale), non a caso animali sacri e servi di Odino. Qui si riunisce una setta malvagia che trama per la rovina del Mondo, non a caso i suoi membri sono definiti come "Baerere av sorg Baerere av hat Baerere av forakt Baerere av ukristen tid - Portatori di Dolore, portatori di Disprezzo, portatori di odio, portatori di tempi anticristiani" andando anche a riprendere il tema anticristiano caro all' album. "The Serpents Harvest - Nido di Serpenti" è il brano finale, introdotto da un arpeggio greve e lento, con una connotazione Doom che non può non ricordare i Celtic Frost più oscuri. Il tutto è sempre filtrato sotto la solita lente dissonante e mortifera, e Nocturno produce una voce aggressiva a metà tra Quorthon e Thomas G. Warrior; verso i due minuti parte un' accelerazione dove la batteria di Fenriz è appena percepibile, e la chitarra è ridotta ad un brusio, fino a che il pezzo viene investito da una fredda melodia nordica sgraziata e malinconica verso i due minuti e cinquanta. Essa è ricca di una grezza imperfezione appositamente voluta, nell' ennesima perversione di molti elementi del Heavy classico e del Thrash. Verso i quattro minuti e dieci riparte il motivo iniziale greve e cadenzato dall' incedere lento, che si trascina come una marcia funebre, che nel finale si converte in un assolo stridente appena accennato che va a perdersi nella dissolvenza del pezzo. Il testo chiude coerentemente il lavoro con una visione di massacri infernali ( "Behold the harvest storm of spiritual rape Hordes from infernal wastelands united - Osserva la tempesta di stupro spirituale, orde compatte, dalle infernali lande desolate" ) perpetrati da demoni, celebrando la vittoria delle schiere degli inferi, come nel passo finale "Greeting Their arrival for the battle of the Ages is at hand and when the garish slave Of the seeds of life has turned into a Torrent of blood and the wolf has eaten the sheep Stare into the galactic fog - Armageddon has been achieved - Celebrando il loro arrivo, poichè la battaglia dei Tempi è a portata di mano, e quando lo sfarzoso schiavo dei semi della vita sarà diventato un torrente di sangue, il lupò avrà divorato la pecora. Guarda nella nebbia galattica - L' Armageddon è compiuto" che ben sintetizza il tema, legato a visioni di distruzione e morte ai danni dei cristiani, il nemico giurato dell' orda Black Metal.

In definitiva "Total Death" non è certo una tragedia, ma è molto lontano dai capolavori del gruppo, minato da incertezze nella direzione e una performance non potente e convinta come nei dischi precedenti. Troviamo inoltre una produzione che per la prima volta nel suo essere in bassa fedeltà mina il risultato dei brani, che poteva essere ben superiore. S' inaugura un periodo dei Darkthrone segnato da album dai risultati vari, che in nessun caso riusciranno ad essere al livello di quanto venuto fino a "Panzerfaust"; si capisce che il Black Metal grim e raw puro incomincia a stare stretto ai nostri, ma dovranno passare molti anni prima di una svolta decisiva nel loro sound, svolta che come vedremo non sarà accettata universalmente, ma che si renderà necessaria. Per ora riviviamo questi "anni di confine" che costituiranno parte del percorso dei nostri e della loro musica.

1) Earth's Last Picture
2) Blackwinged
3) Gather for Attack on the
Pearly Gates
4) Black Victory of Death
5) Majestic Desolate Eye
6) Blasphemer
7) Ravnajuv
8) The Serpents Harvest

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