DARKTHRONE

The Underground Resistance

2013 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
22/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Siamo giunti con "The Underground Resistance - La Resistenza dell'Underground" del 2013 alla momentanea conclusione della nostra analisi della discografia dei Darkthrone, uno dei gruppi più importanti della scena Metal mondiale, il quale ha attraversato diverse correnti e periodi: dal Death melodico e tecnico di "Soulside Journey", al Black rozzo e lo - fi di "Transilvanian Hunger", sino a giungere a quello più moderno di "Hate Them", dai connotati sempre più Punk. Definitivamente arrivati in seguito all' ibrido Punk/Heavy/Thrash/NWOBHM che da "The Cult Is Alive" ha segnato sotto varie forme il percorso dei nostri, il quale prosegue ancora oggi in questa direzione. Il punto di collegamento rimangono Fenriz (batteria, voce, basso nella quarta traccia, chitarra solista nella seconda, testi seconda, quarta, sesta) e Nocturno Culto (voce, chitarra, basso, testi prima, terza, quinta traccia), ormai duo inseparabile che ha votato la propria vita ad un suono senza compromessi (neanche verso i loro fan), radicato nel culto del passato fatto base, dalla quale vengono tratti tutti gli elementi che piacciono ai nostri uniti in forme ibride tanto familiari, tanto bizzarre nel loro sincretismo assoluto. La ricreazione di un old school idealizzato filtrato dalla conoscenza enciclopedica del buon Fenriz, portavoce della "Resistenza Old School" che rifiuta, in una sorta di battaglia concettuale, il Metal moderno in ogni sua forma lontana dai canoni dei gruppi anni settanta ed ottanta. Il suono è ora ancora più spostato verso l' Heavy classico più epico ricco di cori, voci liriche anche il falsetto, e motivi trascinanti ed incalzanti; l'elemento Punk è ridimensionato rispetto ai primi album del nuovo corso, ma non è certo eliminato, sopravvivendo nelle cavalcate veloci e vivaci, nonché nella struttura spesso diretta e melodica de pezzi, mentre è quasi del tutto scomparso ogni connotato Black, almeno nel senso più ovvio e legato all' accezione moderna del termine.

"Dead Early - Morto Presto" non sconvolge troppo il suono degli ultimi lavori, in uno stile che richiama i Judas Priest e la corrente NWOBHM, ma con batterie D - Beat dalla forte componente Hardcore; dopo la intro di chitarre discordanti parte un incalzante motivo di batteria dai colpi secchi, che accompagna i riff rocciosi e potenti che fanno da struttura per il pezzo, su cui si staglia la voce alla Lemmy di Nocturno Culto. Le ritmiche sono serrate e veloci, dai movimenti circolari graffianti e dal drumming serrato e senza sosta. Non manca la melodie atonale che arricchisce il pezzo con movimenti in puro stile Motörhead, diretti e concitati. la parola d' ordine è il divertimento, evocato dall' uso di hook e groove irresistibili che catturano l' ascoltatore con i loro movimenti ipnotici vecchia scuola, epici e serrati, con chitarre in tremolo che non perdonano. Il testo non ha un nesso logico vero e proprio, creando immagini legare ad un individuo che, per cause sconosciute, ha raggiunto un punto di non ritorno, dove viene osservato dalla massa vista in negativo, come in "Deep is the lake of thoughts, onlookers stare like apes - Profondo è il lago dei pensieri, spettatori osservano come scimmie" "Tangled in a web of lies, energy constantly rotating, reaching my end - Intrappolato in una ragnatela di bugie, l'energia ruota costantemente, raggiungendo la mia fine", dove si mantiene la prospettiva rivolta all' interiore, tipica di Nocturno. "Valkyrie - Valchiria" apre con un arpeggio che anticipa la bellissima melodia epica che dominerà il pezzo, con un sapore malinconico dal grande effetto; essa sopravvive nel rifting che si protrae subito dopo, tempestato dai beat decisi della batteria. Dopo una lunga sezione strumentale si introduce il cantato pulito di Fenriz, che senza attese introduce l' epico ritornello molto "Viking" che richiama i Bathory del secondo periodo, nonché i primi Helloween. Il tutto viene filtrato sotto un' ottica Speed Metal incalzante dominato da giri di chitarra entusiasmanti in loop e da batterie concitate che proseguono dirette per la propria strada, per uno dei pezzi migliori dell' album. Verso i tre minuti e trenta abbiamo un rallentamento in cui torna lo straziante motivo melodico che segna tutta la lunga coda finale, ricca di pathos e sentita. Il testo è una raffigurazione epica di una donna, dal grande fascino, che ha evidentemente particolarmente colpito Fenriz, una nordica "valchiria" appunto. Viene descritto come conquista tutti, e come un suo sguardo ( "The hand that reaches out, A glance that clears all doubt, Flowing hair in the fall, That laugh attracts them all - La mano che si protende, Uno sguardo che elimina ogni dubbio, Capelli che svolazzano nel ricadere, La risata li attrae tutti" ) conquista il cuore di tutti. Insomma, la prima canzone "d'amore" dei Darkthrone dai tempi di "Natassja in Eternal Sleep", comparsa nello storico "Under A Funeral Moon", che come d' uso nel Metal anni settanta ed ottanta rielabora in chiave epica elementi molto quotidiani, esprimendo la bellezza "mitica" di questa donna. "Lesser Men - Uomini Inferiori" è un pezzo più pesante dai giri di chitarra rocciosi accompagnati da assoli notturni e batteria serrata, con le vocals in riverbero di Nocturno che richiamano il tono più basso di King Diamond. L' andamento è solenne e belligerante, ricco di riff precisi e movimenti circolari che incalzano l'ascoltatore con il loro Heavy Metal duro e puro; cavalcate potenti si alternano con pause non meno aggressive segnate da assoli stridenti, le quali lasciano poi spazio alla ripresa dei riff circolari, fino alla cesura sferragliante dei tre minuti e cinquanta, ricca nuovamente di fraseggi di chitarra, che esplode in un' epica coda finale satura di distorsioni di chitarra e suoni taglienti, che si perdono nella sfumatura del brano. Le parole del testo ancora una volta non seguono una precisa narrazione, evocando idee e sensazioni, legate comunque ad una persona condannata nella sua stessa natura, ereditiera di un difetto esistenziale che la segna in modo irreparabile ( "Crawling out of the dark hole, drugged on alien medicine, It runs in the family of lesser men, the circle of life speaks for itlself - Strisciando fuori dal buco oscuro, drogato con medicine aliene, è tipico delle famiglie degli inferiori, il cerchio della vita parla da se" ), procedendo verso un terribile ed infernale destino che l' attende dietro l' angolo. I connotati sono diversi, tra il fantasy, l' apocalittico, e il fantascientifico, mostrando la fantasia elaborata ed ermetica di Nocturno, che dipinge mondi misteriosi e sofferti. "The Ones You Left Behind - Coloro Che Hai Lasciato Dietro" è un incalzante numero Speed/Thrash alla Agent Steel con cori in bella vista e chitarre taglienti, dove la batteria crea supporto ritmico alla composizione, portata avanti dal ritornello alla Bruce Dickinson cantato da Fenriz con voce pulita. Verso i due minuti e dieci parte un collegamento alla Iron Maiden ricco di melodie di chitarre e fraseggi elaborati, in pieno gusto NWOBHM; dopodiché riprende la cavalcata più concitata sottolineata dalle impennate di chitarra che accompagnano il pezzo fino alla conclusione. Si tratta dunque di uno dei brani più diretti, il più breve per durata, che trova il suo asse grazie a una sequela di riff vecchio stampo che riescono però a suonare anche come tipicamente "alla Darkthrone" grazie alla loro tecnica minimale e grezza, che non hanno mai definitivamente abbandonato.  Il testo è l' ennesimo inno alla fratellanza Metal di Fenriz, e al tirare avanti per la propria strada senza indugi e con forza; il tutto è giocato su slogan potenti, incalzanti e ripetuti, fatti per essere cantati in coro, come "PROTEST! DETEST! Avoid them IGNITE! FIERCE FIGHT! Destroy them IT'S HARD! I KNOW! To live here (But) WITH US! SECURE! The old ways are near - PROTESTA! DETESTA! Ignorali ACCENDI! BATTAGLIA FEROCE! Distruggili E' DURA! LO SO! Vivere qui (Ma) CON NOI! SICURO! Le vecchie abitudini sono vicine", immortalando ancora una volta il tema principale della nuova produzione, la battaglia che da il titolo a tutto l' album. "Come Warfare, The Entire Doom" parte con un rifting tenebroso dai toni sabbathiani, lento e cadenzato, su cui si organizzano assoli che ne riprendono la struggente melodia, subendo l' influenza del Doom vecchia scuola di gruppi come i Candlemass. La velocità aumenta con l' introduzione del cantato alla Venom di Nocturno, delineando un brano Heavy carico di movimenti esaltanti di chitarra e ritmiche concise. Verso i due minuti e venti parte una sezione dai freddi riff circolari sottolineata da un assolo discordante, che poi lascia di nuovo spazio all' incalzante melodia rocciosa che domina il pezzo con i suoi loop continui, alternandosi con la prima, ricca di D - Beat. Un assolo appassionato scolpisce il pezzo verso il quarto minuto, riprendendo sempre la melodia atonale, convertendosi poi con una nuova corsa veloce dallo spirito Speed Metal precisa e sega ossa; il brano continua su queste coordinate alternando con maestria i diversi movimenti portanti del songwriting, tra riff al fulmicotone e arpeggi decisi, che arricchiscono il lavoro di chitarra rendendolo vario e dinamico. Verso i sette minuti e quaranta un nuovo assolo stridente segna la cavalcata finale, che con i suoi giri circolari e drumming potente spinge il lungo pezzo alla sua conclusione. Il tema portante è la natura ciclica del conflitto, che accompagnerò sempre la natura umana, carica di arroganza e sotterfugi, come delineato in "From the beginning, ignorant, bare and cold, Learning slow, no real path to go, Struck by the stars, again and again, Growing in confidence, but still without balls - Dall' inizio, ignorante, nudo e freddo, Apprendendo lentamente, nessun percorso da seguire, Intrappolato dalle stelle, in perpetuo, Ottenendo confidenza, ma sempre senza palle", con termini diretti e senza fronzoli che continuano descrivendo disgusto per la falsità e il doppio giochismo delle persone, mischiando probabilmente quindi riferimenti più concreti legati alla vita di Nocturno. "Leave No Cross Unturned - Non Lasciare Nessuna Croce dritta" è il pezzo più lungo ed epico di tutto il disco con i suoi tredici minuti di durata, dove Fenriz si cimenta in un falsetto molto anni settanta (qualcuno l'ha paragonato con King Diamond, ma il nostro ha negato diverse volte di essersi ispirato a lui, chiamando in causa Geoff Tate dei Queensrÿche e John Cyriis degli Agent Steel); le chitarre assumono toni tra Iron Maiden e Motörhead con riff colorati da punte circolari e batteria pestata, mentre Fenriz ripete con tono più grosso (alla Thomas G Warrior) il ritornello, alternando poi falsetto e tenore per il resto del pezzo. Come sempre non mancano assoli ed arpeggi incalzanti, creando l' ennesima melodia vecchia scuola che trascina l' ascoltatore, ma il brano è ricco di sorprese: verso i due minuti e cinquanta parte un movimento dissonante e greve alla Celtic Frost, con giri circolari taglienti ripetuti in loop, su cui si organizza la voce effettata del cantante, dalle lunghe urla spettrali e distorte che creano un effetto estraniante. Dopo la cesura incalzante dei quattro minuti e venti parte un nuovo motivo Heavy Metal solido e deciso, dove i riff si fanno protagonisti insieme ad assoli discordanti notturni che si stagliano in sottofondo. Prosegue poi il movimento dissonante che si alterna con quello più diretto, in un ennesimo ibrido d' influenze proto - Thrash/Speed Metal alla Agent Steel e NWOBHM, che trovano unione nel suono di chitarra e negli andamenti di batteria, e che si alternano con momenti più lenti ed oscuri di frostiana memoria, giocati sui rocciosi giri più pesanti e monolitici. Dopo il sesto minuto un lungo assolo taglia la composizione, che prosegue con il rifting continuo del pezzo, che si conferma uno dei migliori di tutto l' album nonostante la lunghezza. Viene ripresa poi la cavalcata iniziale su cui tornano i cori in falsetto di Fenriz, che lasciano poi spazio di nuovo al ritornello aggressivo sottolineato dalle impennate di chitarra. Assoli, riff serrati, battiti continui segnano la ripresa dell' alternanza tra i vari movimenti fin qui descritti, in una struttura mutevole che si trascina nel brano. Il gran finale è affidato ad assoli notturni e strazianti, che con la loro melodia atonale accompagnano il rifting, fino all' assolo di batteria e al feedback di chitarra che pongono fine all' epica corsa fin qui protratta. Il testo di Fenriz è questa volta più contorto rispetto a quelli precedenti qui scritti da lui, mostrando versi in rima che possono essere collegati ad una critica verso la religione, ma vaga e costruita su frasi ermetiche come l' iniziale "So it is over; the last day of yearning, Laugh at your dreams while your bridges are burning, Commander of dread; the nightmare nears, Obstructer of wealth, cauldron of fears - Quindi è finita; l' ultimo giorno di rimembranza, Rido dei tuoi sogni mentre i tuoi ponti bruciano, Comandante della sventura; l' incubo avanza, Nemico del benessere, calderone del terrore" che instaurano un clima di disfatta che avanza, un destino terribile, dove viene rinfacciata tutta la falsità e il vuoto che risiede in essa ( "Stranded by interference, Entangled golden dreams, Rights (are) slayed (and) discarded. UH! Deranged paths and empty needs...OH! - Estraniato da interferenze, Sogni dorati e complicati, I Diritti(sono) massacrati (e) abbandonati. UH! Percorsi pericolanti e bisogni vuoti...OH!" ), ricordando anche i suoi terribili crimini.

"The Underground Resistance" ridefinisci ancora una volta l'ultima fase dei Darkthrone, concretizzando il suono dei nostri in brani più precisi, che conservano la natura ibrida dei lavori precedenti, ma hanno un focus ben più delineato, dividendosi tra pezzi più duri ed oscuri ad opera di Nocturno, e brani più giocati sulla melodia e le velocità avvincenti da parte di Fenriz; l' elemento old school è ormai abbracciato totalmente, spostando l' ago della bilancia verso lo Speed, l' Heavy, e la NWOBHM, mantenendo nelle ritmiche alcune influenze Punk, e una buona dose di Doom nelle pause più riflessive dei pezzi. Motörhead, Agent Steel, Iron Maiden, Celtic Frost, Black Sabbath, Judas Priest, sono ora il punto di riferimento principale, uniti però con le influenze più disparate e con l' inventiva dei nostri; essa gli permette di mantenere un marchio personale anche grazie ad una produzione che, pur non più lo - fi come un tempo, si mantiene estranea a rifiniture, in nome di una presa diretta che conserva la forma iniziale dei brani, con sbavature ed errori. Si tratta certamente dell' album più riuscito del nuovo corso, che dimostra come i nostri continuino ad essere seriamente motivati a fare musica, secondo i loro termini e condizioni. La resistenza continua!

1) Dead Early
2) Valkyrie§
3) Lesser Men
4) The Ones You Left Behind
5) Come Warfare, The Entire Doom
6) Leave No Cross Unturned

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