DARKTHRONE

The Cult Is Alive

2006 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
14/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Il 2006 è una sorta di nuovo anno zero per i Darkthrone; dopo aver salutato due anni prima la "Moonfog Productions" di Satyr dei Satyricon (e il mondo Black Metal) con "Sardonic Wrath", i nostri ora ripartono da capo, con però un ritorno alla loro prima etichetta, ovvero la "Peaceville Records". "The Cult Is Alive - Il Culto E' Vivo" segna il punto di svolta, anticipato dal singolo "Too Old, Too Cold" che, oltre all' omonimo pezzo e "Graveyard Slut", contenute anche nell' album, presenta le due b - side "High On Cold War" (con ospite il cantante  Grutle Kjellson degli Enslaved) e "Love in a Void" (cover dei Siouxsie And The Banshees) che anticipano al pubblico la grande svolta: un Punk/Metal dalle venature Black dove però l' elemento dominante nell'equazione è il primo, con momenti al limite dell'Hardcore e dello Speed Metal ricchi di un groove trascinante ed uptempo, ma con una voce sempre sporca ed aggressiva, che dimostra come i nostri non abbiano perso la propria carica. Non bisogna pensare ad un Punk/Rock commerciale, bensì agli aspetti più sporchi del genere mutuati dalla vecchia scuola, qui delineati in un'estremizzazione della lezione dei Motörhead, ricca di riff incalzanti e batteria cadenzata ed uptempo, con qualche richiamo nel cantato ai Celtic Frost, influenza che mai abbandonerà del tutto i nostri, e nel caso del secondo pezzo al Black Metal più violento e gutturale. L'album principale continua sulle stesse coordinate, permettendo a Fenriz e Nocturno Culto di divertirsi suonando quello che ora sentono di voler suonare, in barba a qualsiasi remora o devozione per il loro passato. Troviamo un amplio uso di tempi incalzanti, ritornelli da cantare in coro, batterie vivaci, con buona pace dei puristi che disconoscono i nostri per il fatto che il loro suono non sia più grim and frostbitten, parlando come sempre di tradimento commerciale (ipotesi poco credibile dato che difficilmente il suono proposto farà presa sul giovane pubblico odierno abituato a ben altri standard di produzione e songwriting, e che per la maggior parte ignora il suono a cui fanno riferimento i Darkthrone). La cosa più importante è che entrambi sembrano molto più coinvolti rispetto al passato recente nella musica, non mero mestiere, ma nuova passione dei nostri, specie di Fenriz che diventerà sempre più, con le sue interviste e consigli di band, un riferimento per l'underground Metal e per l'old school; i loro ruoli diventano più vari, con Fenriz che riprende in mano dopo anni la chitarra, e si presta a cantare in "Graveyard Slut", elemento questo che continuerà e si espanderà negli album successivi.

"The Cult of Goliath - Il Culto di Golia" mette subito le cose in chiaro con un rifting Punk veloce ed incalzante su cui si stagliano le vocals in riverbero di Nocturno, ancora decisamente aggressive e dai connotati Black; non mancano avvincenti passaggi Rock con impennate di chitarra dai movimenti precisi ed assoli dal gusto tipicamente Heavy Metal, per una ripresa del suono vecchia scuola, pur con qualche carta conservata dal passato dei nostri. La batteria di Fenriz fa da supporto alle chitarre di Nocturno per tutto il brano, trovando spazio nel mixaggio senza essere coperta, ma a sua volta senza coprire il resto della strumentazione, mentre il basso è rilegato al ruolo di supporto ritmico, lasciando agli altri strumenti il posto d' onore. Alla lista delle influenze dei nostri possiamo da qui aggiungere anche Discharge, Black Flag, e in generale l'Hardcore e il Punk più pesanti e "metallici", che a loro tempo, come nel Crust, avevano segnato un contatto tra i due generi, ricambiato con lo sviluppo della NWOBHM e del Thrash. Il testo è una sorta di omaggio verso quelli fantasy dai forti connotati pagani tipici del primo Heavy Metal, immaginando un culto (che può anche essere identificato con quello musicale dell'old school) per i più forti, che esclude e deride i deboli credenti (cristiani) celebrando Babilonia, il simbolo del vizio e decadimento: "You can not come inside, Inferior to the might, You criticize the Cult, Stumbling confidence under my blackfoot Uh! - Non puoi venire dentro, sei inferiore rispetto al Potere, Critichi il Culto ma la tua fiducia inciampa sotto il mio nero stivale, Uh!" è il ritornello ripetuto, non certo dai connotati filosofici, diretto e fatto per essere seguito in coro. "Too Old, Too Cold - Troppo Vecchio, Troppo Freddo" non nasconde le sue melodie Punk Rock trascinanti, che accompagnano i ritornelli proposti dal cantato feroce di Nocturno, distorto, ma più legato alla linea melodica atonale segnata da riff incalzanti e giri circolari. Gli arpeggi in loop segnano la parte centrale del pezzo riproponendo una versione più snella dello stile degli ultimi album con la "Moonfog...", dall'andamento medio nella sua velocità, e con una struttura semplice giocata sulla ripetizione dei movimenti che costituiscono il pezzo. Il testo reclama il proprio far parte della vecchia scuola, deridendo le nuove ondate e soprattutto il Black moderno, visto come di plastica, in una visione musicale elitaria che guarda al passato e all'attitudine dei tempi trascorsi; "Nothing to prove, Just a hellish rock 'n' roll freak, You call your metal black, It's just plastic, lame and weak - Niente da dimostrare, questo è solo un infernale e pazzo rock 'n' roll! Tu definisci il tuo metal "black" , ma è solo di plastica, debole e mediocre" esprime chiaramente il messaggio diretto alla nuova guardia, che viene verbalmente messa "al suo posto" dai più esperti, come in "Second to none, Like an angel unfucking born, Down with people, It's done, your attitude is stillborn - Non sono secondo a nessuno, come un angelo fottutamene non ancora nato, mi distacco dalle persone! E' fatta, la tua attitudine deve ancora nascere!!", un passo in cui si celebra la propria purezza, contrastata con l'immaturità musicale del nuovo Metal (nemico giurato di Fenriz che, condivisibile o meno, mette molta energia nella sua critica verso qualsiasi tendenza si discosti dai suoi canoni). "Atomic Coming - Venuta Atomica" non nasconde minimamente la sua influenza per quanto riguarda la parte strumentale: i  grandi classici ed in particolare i Venom. Il cantato è pero inequivocabilmente Black, ripetendo il ritornello su arpeggi ripetuti, e stagliandosi sui riff serrati e sui battiti di batteria che portano avanti la struttura del brano. Abbiamo quindi rallentamenti che sottolineano certe parti vocali, così come accelerazioni dove fanno capolino fraseggi di chitarra Heavy Metal, i quali creano eccellenti punte che uniscono questo elemento con l' anima Punk del nuovo suono dei nostri. La parola d' ordine è dunque l' uptempo perfetto per il pogo, in un brano che di malinconico non ha nulla, ricco invece di trascinante energia. Il testo riprende un altro tema caro all' Heavy vecchio stampo: la guerra; la descrizione è anche qui diretta e senza grandi filosofie, costruita tramite ritornelli ripetuti che ripropongo il titolo della canzone ad ogni verso, vagamente comunque indicando anche una critica verso l'insensatezza dei conflitti, come in  "Choose your weapons, choose your direction, They're pulling rank through the clouds now, Or basking in the fossile smoke - No one to fight, but ourselves HAHAHA - Scegli le tue armi, scegli la tua direzione, Si stanno ritirando nelle nuvole ora, o crogiolandosi nel fumo fossile - Nessuno da combattere, se non noi stessi HAHAHA" che descrive un generico conflitto immaginario. "Graveyard Slut - Troia del Cimitero" è il pezzo cantato da Fenriz, ottimo esempio dello spirito dell' album, con le sue vocals in riverbero, ma pulite, e con i suoi andamenti di chitarra old school e Punk che accompagnano con movimenti entusiasmanti l' evolvere del cantato e le sue melodie. Oltre ai già citati elementi possiamo percepire l' influenza di Thomas G. Warrior nel cantato, mentre assoli struggenti ed elaborati riportano in auge l' elemento Heavy, che ben si accompagna con quello più diretto del rifting e delle batterie a colpo continuo. Non mancano anche in questo caso ritornelli trascinanti che caratterizzano il pezzo fino al suo finale. Le parole raccontano una strana "storia d' amore" dai connotati poco seri e molto macabro - scherzosi, per un pezzo che non ha certo grandi velleità narrative nella sua storia di una "troia da cimitero", ma che vuole essere cantato a squarcia gola: "Relentless, paranoid, volcanic lust, Primitive shines of a confused pulse, My burning riffs and rapish drums, A soundtrack to the wHory nuns - Desiderio paranoico, vulcanico, senza tregua, splendidi impeti primitivi di una pulsione confusa, I miei riff brucianti e le mie batterie stupranti, una colonna sonora per suore troieggianti " è la perfetta descrizione del  brano, tra ironiche rime non sense, riferimenti alla musica dei nostri, e desideri incontrollabili, in perfetto stile Punk che si prende molto poco sul serio. "Underdogs and Overlords - Sottomessi e Padroni" è il brano più influenzato dal Black Metal con le sue vocals in screaming e i suoi loop di chitarra circolari freddi, riportandoci al suono di "Hate Them" e "Sardonic Wrath"; viene quindi conservato l' elemento Punk nei tempi veloci e nella batteria, in un pezzo Black 'n' Roll che dopo la cesura dei due minuti e venti conosce un rallentamento dominato da arpeggi e beat serrati, in cui si inseriscono anche assoli stridenti. Esso poi accelera creando un nuovo andamento incalzante che trascina il pezzo nel suo finale. Qui il tema è la critica al sistema sociale e alle "caste" di potenti che controllano le masse ( "Revel in the glory of system failure, when arrogance marries power, conceal with the cloak of philantropie, let the stinking dogs lie - Rivela la gloria del fallimento del sistema, quando l' arroganza incontra il potere, nascondi tutto sotto la copertura della filantropia, lascia sdraiato il cane puzzolente" ) attaccando il falso buonismo e la vera malvagità di chi detiene le redini, come in "Evil takes all sides, fast and untouchable true, hard, raw and crusty, UNDERDOGS AND OVERLORDS - Il Male prende tutti i fronti, veloce, ed intoccabile, vero, duro, grezzo e crostoso, SOTTOMESSI E PADRONI". "Whisky Funeral - Funerale al Whisky" parte senza fronzoli e ci trascina con le sue chitarre distorte a piena potenza e i suoi battiti incalzanti, su cui si delinea lo screaming crudele di Nocturno. I riff vengono aperti da arpeggi circolari dall' andamento Rock, mentre bordate potenti sottolineano in modo epico le punte del cantato; l' anima Punk è ben presente, con forti venature Black, creando un pezzo concitato ed aggressivo dove i nostri mettono tutta la loro energia. Non mancano anche in questo caso passaggi più lenti che danno pathos alla composizione, prima della ripresa delle accelerazioni ossessive Speed Metal che accompagnano la reiterazione del ritornello fino alla conclusione del pezzo. Il testo è un inno alle bevute senza sosta e al divertimento in stile Metal, con versi e ritornelli ripetuti in modo incalzante; "Brandish the brandy, Shrouds wave in fury, Raise the fever pitchers, To our glorious demise - Brandiamo il brandy, Veli smossi con furia, Alziamo le brocche febbrili, Per la nostra gloriosa sconfitta" evoca l'idea della sbronza come una battaglia, che terminerà con una voluta sconfitta (e tanto mal di testa!) con giocoso tono da fratellanza, prevedendo la ripetizione del titolo del brano ad oltranza. "De underjordiske (Ælia Capitolina)" (The Subterraneans (Ælia Capitolina)) - I Sotterranei (Santo Sepolcro)" ha un bel gusto Heavy Metal nel suo rifting iniziale, mentre la voce di Nocturno viene saturata di riverbero, con una certa freddezza Black, che mostra ancora come, pur non essendo più l' elemento principale dei nostri, non sia stato abbandonato. Non mancano naturalmente movimenti di chitarra incalzanti, che si arrestano verso il minuto e mezzo lasciando spazio al bel andamento lento e carico di melodia atonale, che fa da coda epica su cui si staglia il cantato declamante; l' effetto è perfetto nel suo trascinare l'ascoltatore verso la conclusione, segnata da un breve assolo di batteria. Il testo parte in inglese, parte in norvegese, si riferisce all' evangelizzazione da parte della Chiesa Cattolica, spesso nel passato violenta e forzata. Questo viene collegato con la Gerusalemme pre - cristiana, ricostruita da Adriano in nome del paganesimo romano, naturalmente suscitando la ribellione del popolo ebraico, metafora al contrario di quanto fatto poi con l'Europa durante il medioevo da parte della Chiesa; "Bifall, frafall, Fadermord, Never learn from history, Keep the wheels in motion - Approvazione, ribellione, patricidio, non imparare dalla storia, fai girare le cose in questo modo" esprime il ripetersi degli eventi, il contrasto religioso e la sopraffazione di un culto con un altro. "Tyster på Gud" - Spie di Dio" riporta in bella mostra l' elemento Punk, mantenendo le vocals del Black Metal, con riff veloci e serrati e batteria vivace ed uptempo che incalza l' andamento del brano delineando la sua struttura, e supportando il rifting dissonante. Verso il minuto e cinquanta un assolo distorto e stridente segna a lungo il pezzo come un chiodo sulla lavagna, mentre subito dopo una cesura segna una nuova veloce corsa ricca di melodie atonali ed impennate di chitarra, fino alla conclusione del breve pezzo sintetico ed auto contenuto nel suo spirito selvaggio e senza fronzoli. Notiamo come la parola chiave delle parti di chitarra sia il groove trascinante, forse la caratteristica del nuovo suono che più può dare fastidio a chi è rimasto legato alla vecchia concezione dei nostri. Il testo è una forte critica verso l' istituzione cattolica e il suo controllo sulla massa, non a caso parlando appunto di spie di Dio" che vagliano ogni atto umano e insegnano il supplizio: "Det sekulære tyranniet, Tyster på gud. Ja, vi tjener rått, På deres etiske masochisme - La secolare tirannide, Spie di Dio, Si, abbiamo tratto molto dal vostro masochismo etico" è un passo abbastanza esplicativo nella sua torva ironia, esprimendo la distruzione dell' animo da parte del potere religioso in "Du føler avmakt, Du skal ikke ha Andre guder enn meg - Ti senti senza potere, Non devi avere Altro dio oltre me". "Shut Up - Sta Zitto" parte con un andamento spezzato segnato presto da un assolo dissonante, che poi lascia spazio a giri circolari ripetuti. Il cantato, pur in screaming, è più pulito richiamando una versione particolarmente maligna dei Celtic Frost, in un pezzo che sembra unire le ultime tendenze dei nostri con il suono di "Panzerfaust". Sono comunque molti gli elementi old school tra assoli e cesure con arpeggi in tremolo, che si aprono poi a corse serrate che non raggiungono però mai velocità eccessive. E' notabile nel rifting una certa freddezza che richiama il Black Metal del passato, sovrapposto con andamenti più cadenzati ricchi di hook e groove, in un' unione d' intenti non aliena ai nostri, ormai fautori di un Metal ibrido dove tutto, purché "true", viene usato nel songwriting, con un suono che allo stesso tempo qui si rifà al passato, ma che è diverso da quanto presente in esso grazie agli elementi più moderni.  Il testo ripropone tramite metafore belligeranti il tema della lotta contro gli impostori che non seguono le regole del "vero Metal", ribadendo in "Are you Satan? I don't think so. You copy my style, And call yourself a man - Sei Satana? Non credo. Copi il mio stile,e ti definisci un uomo" il proprio primato come autentici rappresentanti dello spirito Metal, sia esso Black o Heavy, e ridicolizzando i nuovi rappresentanti del genere, giudicati tutto fumo e niente arrosto, con non poco elitarismo (il quale contraddistingue la concezione dei nostri, in primis di Fenriz); viene sfidato insomma chiunque osi negare il loro titolo nel Black, come nell' esplicito "You want a piece of me? Yeah... You do. Begging for this and asking for that, Shut up, fucking twat - Vuoi un pezzo di me? Si... Lo vuoi. Implorando per questo e chiedendo quello, Stai zitto, fottuta fighetta" eliminando qualsiasi critica sul nascere riguardo al loro stile. "Forebyggende krig" - Guerra Preventiva" presenta in primo piano un suono Black dai movimenti più lenti, accostabili a ritmiche Doom, che richiama certi momenti del passato della band. Sono dunque i grevi arpeggi discordanti i protagonisti, sorretti dai colpi controllati di batteria, e sui quali si staglia il cantato aggressivo di Nocturno. Dopo i due minuti e venti parte una media accelerazione dove compare un lungo e struggente assolo classico che dona una qualità epica ed emozionale all' andamento del pezzo, e si prolunga per tutta la parte finale del breve e diretto pezzo, che chiude l' opera. Volendo fare un paragone con il Black del passato, una grande differenza si trova (anche) nella produzione più pulita e decisamente non lo - fi, per quanto nemmeno laccata o passata artificialmente in studio. Il testo riprende, in maniera più apocalittica, il tema della guerra con parole che si riferiscono all' assurdità del concetto di guerra preventiva, con l' annichilimento del prossimo espresso sarcasticamente in  "Victims, do your job... Die now - for your own good, Glorious fear worship, Don't mess with nothingness - Vittime, fate il vostro lavoro... Morite ora - per il vostro bene, adorate la Gloriosa paura, non scherzate con il nulla" con l' espressione di tutta la follia che la caratterizza.

Tirando le somme siamo difronte ad un ottimo album, uno dei migliori della storia del gruppo, pur naturalmente non toccando lo status dei grandi classici del Black da loro creati. Ma l' interesse è ormai quello di suonare quello che si ama, ovvero l' old school veloce e carico di energia Punk unito a vocals Black Metal (per ora ancora dominanti); Ciò avviene senza rivoluzionare nulla, ma riscoprendo il passato riproponendolo in un Metal poliglotta che abbatte i confini tra vari generi del periodo anni settanta ed ottanta. Il tutto in nome di una visione complessiva che vuole farsi rappresentante di uno spirito che i nostri sentono oggi perduto, e che vogliono far rivivere, ed è in questo che l' album eccelle, presentando un suono in cui i nostri credono di nuovo veramente e sentono proprio. Inizia quindi la seconda parte del nostro viaggio nella discografia dei Darkthrone, segnato da Punk, Heavy, Thrash (conservando in maniera mutevole una punta di Black) e tanto, tanto alcool, che assieme alla "battaglia per il Metal" segna la nuova musa ispiratrice dei nostri, non più tetri od oscuri, ma seri quando si tratta della loro musica, indipendentemente dalle considerazioni di altri. Il culto parte da qui!

1) The Cult of Goliath
2) Too Old, Too Cold
3) Atomic Coming
4) Graveyard Slut
5) Underdogs and Overlords
6) Whisky Funeral
7) De underjordiske 
(Ælia Capitolina)
8) Tyster på Gud
9) Shut Up
10) Forebyggende krig

correlati