DARKTHRONE

Ravishing Grimness

1999 - Moonfog Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
05/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Prosegue la nostra analisi della discografia dei Darkthrone, gruppo imprescindibile del Black Metal norvegese; nel 1999 viene dato alle stampe "Ravishing Grimness - Incantevole Oscurità", sempre per la "Moonfog Productions" di Satyr, il loro ottavo lavoro uscito tre anni dopo il non esaltante "Total Death" e la raccolta "Goatlord", importante più per il suo farci scoprire cosa era avvenuto subito dopo la registrazione di "Soulside Journey", piuttosto che per i meriti musicali. Il lavoro presenta un Black che subisce molto meno l' influenza dei Celtic Frost, in primo piano in "Pazerfaust" e "Total Death", a favore invece di una ripresa di atmosfere frostbitten decisamente legate alla seconda corrente anni novanta; non abbiamo però cavalcate cacofoniche, ma piuttosto lenti andamenti epici dalla produzione più chiara e pulita, che si lanciano in corse dalla media velocità, dove è la fredda melodia atonale a dominare il songwriting, portato avanti per la maggior parte da Nocturno Culto (chitarra, basso, voce). La batteria di Fenriz, che è autore solo del secondo pezzo, è decisamente in secondo piano, sia nel suono coperto dalle chitarre, sia nel songwriting, dove la parte ritmica è meno prominente rispetto alle costruzioni e ai motivi legati ai movimenti della strumentazione a corde. Dal punto di vista tematico vediamo un allontanamento dal blasfemo satanismo precedente, a favore di testi più legati ad immaginari metafisici e misteriosi dalla forte connotazione esistenziale e introspettiva, tutto sommato più maturi e personali, sempre curati da Fenriz tranne che nel secondo pezzo, dove l' autore di essi è Nocturno Culto, coadiuvato in sede di scrittura da Aldrahn, all'epoca membro dei Dodheimsgard e contemporaneamente del "super - gruppo" Zyklon-B assieme a Samoth (Emperor), Frost (Satyricon) e Ihshan (EmperorPeccatum).

"Lifeless - Senza Vita" apre l' album con dei colpi di frusta campionati che anticipano il freddo rifting carico di maestose melodie atonali in un gelido loop. La voce di Nocturno si da ad una delle sue migliori performance con uno screaming malvagio, ma non troppo rielaborato; il tono generale è molto Thrash con potenti arpeggi solenni accompagnati dai campionamenti di frustate che ne sottolineano l' andamento costituito da giri circolari lenti e ripetuti, dal sapore fortemente Doom. Viene però conservata tutta la natura Black dei nostri  grazie alle fredde atmosfere, e notiamo come le chitarre siano in prima linea nel mixaggio, e nel condurre il brano con i loro movimenti; la batteria è rilegata ad un ruolo minimale che fa da sostegno al resto della strumentazione, seguendo la chitarra. Gli andamenti si mantengono su una connotazione decisamente epica ed evocativa su cui si staglia il rauco screaming del cantante; verso i quattro minuti e quaranta parte una corsa dominata da riff circolari  taglienti che si accompagnano alla doppia cassa del drumming sostenuto, con una composizione incalzante che chiude perfettamente il brano. Il testo delinea una narrazione depressa che mostra un animo privo di forza e voglia di vivere, oscura e negativa, un monologo interiore ( "Portal of fear (with) Ornaments of sin Barren life Drained of blood, I'm near - Portale del terrore (con) Ornamenti del peccato, arida vita prosciugata di sangue, sono vicino" "Lifeless Deprived Lifeless In hatred - Senza Vita, privato di essa. Senza Vita, nell'odio" ) carico anche di rabbia e disprezzo, e senza speranza. Un testo che segna così le tematiche d'introspezione del lavoro, come detto in precedenza. "The Beast - La Bestia" parte con una corsa spaccaossa dalle chitarre serrate segnate dai beat di batteria nelle retrovie del mixaggio, mentre la voce di Nocturno è uno screaming rauco con un leggero riverbero che la mantiene molto umana. La chitarra segue un loop Black 'n' Roll che conosce poche variazioni, carico comunque di una melodia atonale che crea un' atmosfera avvincente che ricorda non poco in questo caso il Black prima scuola dei Venom più vicino all' Heavy Metal (non a caso qui il songwriting è gestito da Fenriz). Verso i tre minuti e dieci parte un movimento più lento con giri di chitarre ad accordatura bassa dai toni taglienti e grevi, che poi si apre aritmi più sostenuti, segnati sempre da dal drumming veloce e dall' atmosfera gelida e nebbiosa che contestualizza il pezzo nella scena norvegese del periodo. Il misterioso testo tratta di tematiche arcane che delineano l' inutilità dell'esitenza umana e l'imprevedibilità degli eventi, condannati a subire un destino legato al caso, come nel passo (ricco d'immagini figurate): "Forlorn Hope, locked behind crumbled doors, impoverished life, desolated globe - Speranza ormai lontana, bloccata dietro porte in rovina, la vita decade, globo desolato ("globo" molto probabilmente inteso come Pianeta Terra)", con l' ennesima narrazione interiore cupa e criptica. "The Claws of Time - Gli Artigli del Tempo" presenta un epico rifting gelido e malinconico, dai toni epocali, che apre in maniera perfetta il brano come una tormenta di neve, in un' atmosfera da tempi perduti. Parte poi una corsa sempre carica di un freddo mood grazie a solenni giri di chitarra in primo piano ne mixaggio del pezzo come sempre; essi si alternano con movimenti più lenti andando a tessera una bella trama sonora con dei Darkthrone atipici che giocano più su atmosfere che possiamo definire, con le pinze, emotive. Non mancano gli arpeggi in tremolo più Thrash, come quelli che dai due minuti e trenta delineano un andamento incalzante e potente, con un songwriting decisamente ispirato, però sempre incentrato sulle chitarre a discapito della parte ritmica. Più che cambiamenti, abbiamo la ripetizione di movimenti epici intervallati con corse di media velocità, mantenendo costante la fredda atmosfera comune a tutto l' album, mutuata dalle fredde chitarre. Il testo filtra sotto la solita ottica nichilista e pessimista, ma ornata da immagini poetiche di forte impatto, il ruolo del tempo e la caducità della vita umana, che nulla può contro il trascorrere delle ore e degli anni, come espresso in "Killed by Tomorrow, Mind spoiled, innards corrode, Merciless grind, drone or die! Contradictions swirl (in) hysterical contortions, Resistance is futile - Ucciso dal Domani, la mia mente sconvolta, le interiora corrodono, maciullamento senza pietà! Accettalo o muori! Contraddizioni vorticano (in) contorsioni isteriche, la resistenza è inutile"; ennesima analisi esistenziale in negativo dai connotati Black più maturi, che esprime l'oscurità non più tramite blasfemie sataniche. "Across the Vacuum - Attraverso il Vuoto" si apre con un gelido loop in cui si distribuisce lo screaming da strega di Nocturno, per l' ennesimo brano frostbitten in cui la batteria è coperta dal rifting della chitarra dai toni dissonanti. Esso è lanciato in giri circolari epici e taglienti che seguono l' atmosfera malinconica dell' album in un altro viaggio nostalgico in un mondo interiore fatto musica; si delinea una tempesta sonora a velocità sostenuta che può ricordare gli Immortal nei momenti Black più diretti e senza fronzoli, sottolineando l' influenza dei loro contemporanei sul loro suono di fine anni novanta, che cercava collocazione nella scena del periodo, pur rimanendo tipicamente riconoscibile come prodotto dei nostri. Verso i tre minuti parte un bel movimento cadenzato Black 'n' Roll dove gli arpeggi in tremolo vengono sottolineati da giri di basso discordanti, in un ipnotico movimento che si trascina fino alla cesura dei quattro minuti e venti; dopo essa parte una batteria in doppia cassa purtroppo poco incisiva perché nelle retrovie del mixaggio, sovrastata anche in questo caso dal loop di chitarre. Il movimento lascia poi spazio ad un nuovo rifting epico e freddo, carico di melodia atonale, conoscendo un' alternanza tra i due movimenti che prosegue fino alla dissolvenza che chiude il brano. Il testo è molto criptico con parole composite inventate che evocano scenari di violenza e perdizione, probabilmente legati alla guerra e alla miseria che essa porta con se, come in "Irrationally panzergrim fears Impending havoc nears Demons of lost years and seconds Behold the lord of sin, he beckons - Irrazionali paure provenienti da un oscuro carro armato, la catastrofe imminente si avvicina, i Demoni degli anni e secondi passati. Osserva il signore del peccato, egli fa segno di avvicinarsi" con una nera poetica dell'orrore e della negatività esistenziale che evoca sensazioni ataviche, più che narrazioni razionali, seguendo un' associazione astratta di parole all' insegna del flusso di coscienza. "Ravishing Grimness - Incantevole Oscurità" è aperto da un andamento freddo con chitarre in buzzsaw in evidenza e drumming serrato a doppia cassa, con un movimento meccanico aperto da gelidi arpeggi epici carichi di melodia atonale, e sottolineato dal basso sferragliante. Il collegamento con il Black norvegese è lampante. ma è affrontato in maniera diversa rispetto al passato, con una produzione più pulita ed epica, giocata su atmosfere misteriose, malinconiche ed incalzanti prive di cacofonie in bassa fedeltà. La natura del pezzo è decisamente Black 'n' Roll grazie ai movimenti di chitarra, dopo i tre minuti e venti parte una cesura classica con arpeggi in tremolo cadenzati e campionamenti solenni di campana, con un suono che può ricordare quello dei Gorgoroth con i suoi tetri elementi; riprende poi il maestoso e melodico motivo di chitarra che crea l' ennesima atmosfera malinconica e gelida, intervallata da altrettanto fredde corse con chitarre a sega elettrica, sempre sottolineate da giri di basso altrettanto taglienti. Il testo è la descrizione di un' anima piena di rabbia e completamente rassegnata all'Inferno dell' esistenza, concetto ampiamente delineto nei versi "Chronic deviant mood reactions Vindictive instincts greeted with glee Completely born and built to loathe A dreary hell's in store for me - Cronici e devianti sbalzi dell' umore. Vendicativi istinti accolti con gioia, completamente nato e creato per disprezzare. Un inferno tetro mi è riservato" una misantropia esistenziale non più espressione di un semplice anti cristianesimo, ma di portata universale dalla forte componente psicologica ed interiore. "To the Death (Under the King) - Fino alla Morte (Sotto il Re)" parte in piena corsa senza fronzoli, con un drumming serrato e riff circolari di chitarra in loop sostenuti; verso i cinquanta secondi si introduce il groove arpeggiato dal suono granitico e pestato che delinea un brano potente e diretto che prosegue senza sosta nelle sue ripetizioni incisive di movimenti di chitarra. La voce è mutuata in uno screaming saturo di riverbero, mentre le chitarre presentano un buzzsaw sferragliante che dilania con prepotenza la composizione imponendosi come direttive del songwriting, sempre a sfavore della batteria rilegata nelle retrovie. Verso i tre minuti e mezzo parte un rifting dissonante  e gelido, decisamente frostbitten, in cui i tempi conoscono un' accelerazione che si traduce in una cavalcata nordica serrata che prosegie fino alla sfumatura del pezzo, chiudendo l' album. Il testo descrive scenari di terrore dove un non definito potere tedia l' esistenza dei suoi sottoposti, costretti a subire continue miserie ed orrori, in una costante disumanizzazione ( "Another day Of misery ablaze Running screaming From insanity's reign - Un altro giorno di miseria risplende, correndo, gridando, dal regno della follia" ) fino a dubitare anche che la morte possa salvare da questo destino in "To the death Sore trembling haven When (the) pain overwhelms (What if death can't set me free) - Alla morte, livido cielo tremante, quando (il) dolore la sovrasta (E se la morte non potesse liberarmi?) " con un tetro quadro della condizione umana sulla Terra.

In definitiva "Ravishing Grimness" è davvero un buon album Black Metal contestuale al suo periodo, migliore di molto rispetto ai due lavori che lo avevano preceduto; ci mostra dei Darkthrone più epici e che ritornano più verso l' influenza del Black anni novanta, con un songwriting decisamente "guitar - driven" ricco di riff taglienti e atmosfere tipicamente frostbitten. Purtroppo ha la pecca di una batteria molto poco presente e poco funzionale al songwriting, che non gli permette di raggiungere il livello dei classici dei nostri, anch' essi improntati al minimalismo, ma con colpi più potenti e strutture ritmiche più sviluppate. In ogni caso uno dei migliori lavori del periodo sotto la Moonfog, il quale saluta gli anni novanta e proietta i nostri verso il 2000, un decennio in cui il Black conoscerà forse la sua maggiore evoluzione. I nostri proseguiranno con una serie di album portati avanti da Nocturno, legati ad una formula che pur con delle variazioni, rimarrà legata alla prominenza delle chitarre rispetto alla batteria.

1) Lifeless
2) The Beast
3) The Claws of Time
4) Across the Vacuum
5) Ravishing Grimness
6) To the Death
(Under the King)

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