DARKTHRONE

Hate Them

2003 - Moonfog Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
08/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Prosegue la nostra analisi del periodo "di mezzo" dei Darkthrone, ovvero una serie di lavori da "Total Death" in poi che non appartengono ai classici della band, e nemmeno alla svolta di genere che avverrà con "The Cult Is Alive", rappresentati da un Black Metal generico segnato da una forte crisi di idee ed identità da parte dei nostri. Nel 2003 sempre sotto la "Moonfog" danno alle stampe "Hate Them - Odiali", dove anche qui come nel lavoro precedente "Plaguewielder" oltre a Nocturno Culto (voce, chitarra, basso) e Fenriz (batteria, testi) abbiamo un ospite, in questo caso Lars Sørensen aka LRZ (proveniente dall'ora defunto progetto Industrial Metal Red Harvest), il quale contribuisce alle parti elettroniche che aprono e chiudono l'album, nell'ennesimo tentativo di apportare al suono dei nostri elementi più moderni da tempo usati da altri gruppi del genere. In generale l'opera è caratterizzata da un Black moderno dalla produzione non troppo limpida, ma nemmeno lo - fi come nel passato e da una forte componente Punk legata allo stile di Venom e Motörhead, che incomincia a farsi sempre più strada nel songwriting dei nostri. Sono comunque mantenuti i rallentamenti con arpeggi in tremolo derivati dai Celtic Frost, continuando il gioco di alternanze presente nel lavoro precedente, ma eseguito con maggiore efficacia e fluidità.

Si parte con "Rust - Ruggine" introdotta da suoni elettronici Dark Ambient oscuri e sinistri che anticipano la chitarra discordante che taglia l' atmosfera con un movimento lento giocato su giri circolari sottolineati dai colpi di batteria; la voce di Nocturno è malvagia come non mai, e ben si adatta nel suo ruggito al loop costante e pachidermico che procede in maniera incisiva fino all' accelerazione dei tre minuti, la quale mantiene comunque medie velocità dove la chitarra in buzzsaw sferragliante guida il pezzo supportata dai beat di batteria. Una fredda cavalcata dissonante frostbitten segna poi il brano con un incedere potente ed apocalittico, che si apre a nuove cavalcate estreme dalla natura inequivocabilmente Black Metal, che può ricordare i Marduk più serrati nei loro momenti più Black 'n' Roll. Il songwriting è più ispirato rispetto al passato recente, ma sempre legato alla riproposizione degli stilemi del Black del nuovo millennio, già affrontati e codificati da altre band. Il testo descrive la visione misantropa dell' esistenza, dove il diverso che non vive secondo le regole della società si muove come un lupo tra le pecore, pronto a colpire ("I come from a land of systematic erasure of optimism  and positiveness / I strangle what you do hold dear / ..limp, severe - Provengo da un mondo dove sistematicamente vengono eliminati ottimismo e positività /  io strangolo ciò che di caro vuoi tenerti stretto / zoppichi gravemente" ) sapendo che non può fare affidamento su nessuno e che di nessuno si può fidare ("We're born without armor - Don't you think I'm watching my back ?! - Siamo nati senza armatura - Non credi che mi guardo le spalle?!" ) in una desolante connotazione negativa che segna i temi dell' album, legato come da titolo all'odio e al disprezzo verso l' umanità. "Det svartner nå - Ora S'inscurisce" è un brano dai forti connotati Punk con giri di chitarra che non stonerebbero in un album dei Venom, accompagnati nel loro loop ossessivo da un drumming in doppia cassa e dal gracchiante screaming di Nocturno. Abbiamo anche arpeggi in tremolo incalzanti che variano la composizione, comunque abbastanza minimale e semplice nella sua ripetizione di motivi dalla forte natura Rock dove la parola chiave è il loop trascinante, intervallato da giri circolari rocciosi e taglienti. La batteria è più presente nel mixaggio rispetto ai lavori precedenti, ma rimane un mero supporto ritmico per gli andamenti e le bordate di chitarra, strutturati come seghe elettriche sparate che si trascinano verso la dissolvenza finale che chiude il pezzo. Il testo è molto criptico, delineando oscuri significati giocati su giochi di parole e versi brevi e ripetuti, come "Agnostic results from satanic wombs, Satanic results from agnostic wombs - Risultati agnostici da uteri satanici, Satanici risultati da agnostici uteri" o il misterioso passo simbolico "Don't drink the water, they are rating you. Suicidal wrath on broken glass - Non bere l' acqua, ti stanno giudicando. Rabbia suicida su vetri rotti", comunque carichi di un' atmosfera negativa che si struttura su versi poetici creati da Fenriz. Atmosfera negativa presente soprattutto nel ritornello, che recita: "Det Svartner da, lindringen slutter, lindringen avtar, lindringen endelikt - Ora si inscurisce, il sollievo è quasi finito, il sollievo diminuisce, il sollievo termina..". "Fucked Up and Ready to Die - Fottuto e Pronto a Morire" parte con un apocalittico rifting dissonante dal drumming dittatoriale in doppia cassa, con un andamento tritacarne potente ed incisivo; abbiamo anche freddi arpeggi atonali ripetitivi in un loop ossessivo su cui si staglia il rauco screaming di Nocturno. Momenti più lenti e cadenzati creano neri parentesi Doom dove la pesantezza sta nell' accordatura bassa degli strumenti e nei battiti costanti di batteria. Versi i due minuti e cinquanta parte una corsa Punk con chitarre sferraglianti e drumming pestato ad alta velocità, che chiude il pezzo con il suo vortice sonoro. Il testo ha una connotazione esistenziale a carattere personale, parafrasata con immagini varie che trasmettono rassegnazione  e sfiducia, come in "Let's leave this sinking ship together. The water of life will fill your lungs, Drink 'till you bleed, When contradictions fail to soothe - Abbandoniamo insieme questa nave che affonda. L'acqua della vita riempirà i tuoi polmoni, Bevi fino a sanguinare, quando le contraddizioni non si risolvono" dando l' idea di un fallimento imminente, di rancore e disgusto verso la vita e la sua assurdità, con l'ennesimo testo interiore che può assumere i significati più disparati. "Ytterst i livet - Al Limite della Vita" presenta un rifting serrato che introduce il brano con un movimento ripetuto, su cui si delinea la voce malvagia di Nocturno; troviamo poi arpeggi atonali carichi di una regale melodia fredda e tagliente, per un incedere epico tipicamente Black. Esso prosegue a lungo, conoscendo anche parti di batteria caotiche in doppia cassa che aumentano la potenza del pezzo insieme alle chitarre dissonanti e al basso greve in sottofondo, regalando un minimo di movimento alla composizione tra caotiche corse e momenti più atmosferici. Verso i quattro minuti e venti parte la cavalcata finale dai ritmi uptempo che chiude anche in questo caso il pezzo con connotati Punk veloci e dinamici. Il testo è un attacco al cristianesimo in lingua norvegese, cistruito tramite i flussi di pensiero tipici di Fenriz, più concetti articolati con figure ed immagini retoriche, piuttosto che narrazioni dal filo logico; "i horder av falske profeter - mi aggrappo ad orde di falsi profeti" esprime tutto il disprezzo per il credente (in cui ci si immedesima con scherno) mentre "Kynisk propaganda, Over forkrøplede sinn, Oppvigleri og forledelse Apati og fornedrelse - Propaganda del Cinismo, menti storpiate, radunati ed incitati all'apatia e al degrado" ci mostra il controllo delle masse tramite la religione, che confonde le menti, e al contrario di quanto offre, porta invece alla corruzione e al decadimento, sfruttando con volontà cinica le menti deboli. "Divided We Stand - Divisi Rimaniamo" è introdotto da solenni riff sferraglianti dall' incedere incalzante grazie a batteria serrata e giri circolari continui, sempre con una forte componente Punk; abbiamo anche in questo caso arpeggi rallentati e rocciosi che creano perfetti andamenti trascinanti, intervallati con le corse figlie dei Venom con uno stile Thrash/Speed Metal dalla forte energia e carica unito a dissonanze sega ossa figlie del Black moderno. Verso i tre minuti e venti l' arpeggio si fa ancora più incisivo e dai toni epici con una bella melodia atonale che fa da elemento portante della composizione insieme ai ritmi di batteria, fino alla ripresa della corsa lanciata dai toni cacofonici, che evolve fino alla chiusura del pezzo. Il testo riprende sempre con toni criptici il senso di esclusione dal mondo e di contrasto con esso, in una visione misantropa ("I'm out of my cage, No time for scars now - I'm being fed. Brigades of contempt, Maximus Lord of Lies - Sono fuori dalla mia gabbia, non ho tempo per le cicatrici (vengo nutrito). Brigate di disprezzo, Signore supremo delle Menzogne") dove il narratore si sente come un predatore tra gli schiavi, un animale privo di inibizioni sociali e freni. "Striving for a Piece of Lucifer - Lottando per un Pezzo di Lucifero" si apre con un rifting accattivante dai giri circolari devastanti, su cui si organizza lo screaming di Nocturno coadiuvato dal drumming cadenzato; il movimento rimane costante nella sua corsa selvaggia che delinea un pezzo potente, squarciato da arpeggi discordanti che non sfigurerebbero in un album degli Immortal. Si crea una fredda melodia atonale portata avanti dal costante loop di chitarra che non conosce sosta, se non nelle cesure di giri circolari dal sapore Punk che rendono dinamico il songwriting, pieno di energia Black 'n' Roll. Il finale è dominato da chitarre a buzzsaw e batteria serrata e cadenzata, che vanno a morire in un feedback che conclude il pezzo. Il testo delinea una sorta di sfida sardonica verso chi si ritiene malvagio ("Striving for a piece of Lucifer, Don't you know it can never be digested? - Lottando per un pezzo di Lucifero, non sai che potrebbe risultarti indigesto?"), forse una critica nei confronti della scena Black dove si cerca l' attitudine estrema mettendo a volte l' immagine prima della sostanza, organizzato comunque da versi poetici come "No sense of sublime estetics, No clue about obscure origins, So high on centerfold wisdom. Some tombs will never be silent - Nessun senso per le estetiche sublimi, nessuna idea riguardo ad oscure origini, cosìl al centro della sapienza. Alcune tombe non saranno mai silenziose" dalle immagini figurate dai significati introversi. "In Honour of Thy Name - In Onore del Tuo Nome" parte con un motivo Metal che inizialmente potrebbe ricordare gli AC/DC, ma che subito assume connotati più Black con batteria a doppia cassa e loop a sega elettrica gelidi e ripetitivi. Il suono è dissonante e sega ossa, dominando la struttura del brano fino alla cesura del minuto e cinquanta dallo strisciante movimento Doom più ragionato che fa da contrasto con le parti più sostenute del pezzo dal chiaro spirito Punk, veloci e dirette. Si tratta quindi di un brano con tutte le caratteristiche principali dell' opera, il quale più che su freddi elementi frostbitten, gioca su un uptempo incalzante che ricorda certo Metal anni ottanta e l' Hardcore americano sempre della stessa decade, il tutto filtrato naturalmente sotto l' ottica cacofonica del Black. Nel finale il pezzo sfuma in un outro Dark Ambient dominato da sinistri suoni elettronici in lontananza che chiude l' album così come era iniziato. Il testo è una sorta di inno al Black Metal dove ricompaiono elementi minacciosi in una sorta di dichiarazione di guerra al Mondo dai connotati forse un po' banali e generici, ma che ben si adattano alla natura diretta del pezzo, come nel verso "Black Metal is the devil's fuel, Ram painted abattoirs, Hail the new born king And join the fucken dead - Il Black Metal è il carburante del diavolo, sfonda i macelli dipinti, loda il nuovo re e raggiungi i fottuti morti" che fa da ritornello del brano, creando una specie di manifesto.

In definitiva "Hate Them" è un buon album, uno dei migliori del periodo intermedio del gruppo, dal suono potente dai forti connotati Punk e giocato su chitarre taglienti e spesse, come su un drumming serrato; difetta un po' nella mancanza di atmosfera, preferendo sempre dare spazio all' assalto continuo e usando i rallentamenti più come cesure che danno un minimo di dinamicità al songwriting, piuttosto che come quadri di freddi andamenti che evocano il Nord, come avveniva invece in passato. Di sicuro comunque è lontano dal suono classico della band, e farà storcere il naso a chiunque si aspetti un "Transilvanian Hunger", mentre intratterrà chi semplicemente cerca un buon album Black senza innovazione. Da notare la diverse volte accennata infiltrazione di elementi Punk che incominciano ad essere sempre più presenti nella musica dei nostri, incominciando a preparare il terreno per il cambiamento da li a poco a venire.

1) Rust
2) Det svartner nå
3) Fucked Up and Ready to Die
4) Ytterst i livet
5) Divided We Stand
6) Striving for a Piece of Lucifer
7) In Honour of Thy Name

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