DARKTHRONE

Dark Thrones and Black Flags

2008 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
17/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Il 2008 vede l'uscita del nuovo lavoro dei Darkthrone, "Dark Thrones and Black Flags - Troni Oscuri e Bandiere Nere"; i nostri sono ormai lanciati nel loro nuovo corso Metal old school che fonde Punk, Heavy, Thrash, e Doom in un suono primordiale all'insegna del divertimento e dello spirito musicale più "puro". In questa occasione i nostri si dividono i compiti: Nocturno si occupa di voce, basso, chitarra e testi nel secondo, quarto, nono brano, Fenriz di batteria, voce, chitarre, testi nel primo, terzo, quinto, settimo, ottavo, nono e decimo brano, mentre Mats E. Tannåneset e Kjell Arne Hudbreider partecipano ai cori del primo pezzo. Il songwriting è quindi più coeso, influenzato sia da Fenriz, sia da Nocturno, entrambi con i propri gusti e preferenze, ma in generale notiamo una ripresa dell' elemento Black Metal, accantonato nel lavoro precedente salvo alcuni sporadici casi; non quello norvegese, bensì la vecchia scuola legata a Venom, Bathory, Von, primi Sodom e Tormentor/Kreator, dai connotati più Thrash e tradizionali che prediligono l' uso di versi, riff incalzanti, e strutture semplici e veloci (elementi che in varie forme e modi sono comparsi nella discografia tradizionale dei nostri, ma mai così esplicitamente, e in maniera così dominante). Un' ulteriore evoluzione dunque sia del suono del gruppo, sia delle sue dinamiche interne, dove Fenriz torna sempre più partecipe al songwriting e alla stesura dei pezzi, e dove Nocturno ha più possibilità di dedicarsi anche ai testi, creando per entrambi dei singoli spazzi autonomi (tanto che hanno dichiarato spesso di non conoscere l' uno i brani dell' altro fino a quando non s' incontrano per incidere, tenendosi ispirazioni e motivi ognuno per se).

"The Winds They Called the Dungeon Shaker" inizia con un rifting melodico che segna buona parte dell' intro, accompagnandosi poi alle batterie Rock concitate, e alla voce di Fenriz nel suo solito stile alla Celtic Frost. Si prodiga anche in coretti sgraziati e rozzi che mantengono il sapore raw del pezzo, così come i movimenti circolari di chitarra incalzanti e serrati che portano avanti in loop il brano fino alla cesura dei due minuti e venti; qui un bell' assolo malinconico si espande, accompagnato poi da una nuova corsa ricca di melodia atonale, per un brano che incarna perfettamente il nuovo spirito dei Darkthrone, veloce e diretto. Il testo è un inno al Metal vecchia scuola, elemento che caratterizza molte delle tematiche del nuovo corso; "In the depths of the underground, Through the nurseries of real metal sound, Governing the molten core, No more slavery anymore - Nelle profondità dell' underground, attraverso i nidi del vero sound metal, basta schiavitù" viene recitato come una filastrocca, mentre "We are older and wiser (and) the underground thrives, (but) posers are the same, with their metal lies, does your metal knows what metal really means? - Noi siamo più vecchi e saggi (e) l'underground prospera, (ma) i falsi sono uguali, con le loro menzogne sul metal, il tuo metal sa cosa significa davvero essere metal?" esprime più direttamente l'idea del proprio primato contro il "falso" Metal moderno. "Death of all Oaths (Oath Minus) - Morte di tutti i Giuramenti (Senza Giuramento)" è un pezzo Thrash spacca ossa dalle chitarre a sega elettrica e dal drumming serrato, dove la voce di Nocturno è satura di riverbero; gli andamenti sono anche in questo caso veloci ed incalzanti, con arpeggi in tremolo e power chords che impreziosiscono la struttura, assieme ad assoli stridenti che si stagliano in sottofondo. Il sapore del brano tocca le punte del Black vecchia scuola, non rinunciando verso i due minuti e trenta ad un rallentamento spettrale in cui s' inseriscono sinistri movimenti di chitarra; subito dopo riprende la cavalcata da tregenda che spazza tutto quanto, trascinante e ricca di solenne melodia nel rifting preciso e tagliente, che continua anche nella sfumatura finale del pezzo. Il testo è antireligioso in senso universale, attaccando ogni attaccamento verso una qualsiasi fede, parlando di "Demonic fairytales - Demoniache favole"; non ha però un andamento logico, preferendo affidarsi ad immagini evocative legate più a sensazioni, come nel passo "Past, present and future prophets, Mould into meatball, My sole fire in vast forest, Nibble slowly, cosmos watching - Profeti del passato, del presente del, futuro, ammassati come in una polpetta. Il mio fuoco in una vasta foresta, essi brucano lentamente, mentre il cosmo guarda". Il verbo "brucare" è sicuramente connesso al "pecorismo" dei fedeli, i quali, messi al pari di animali da fattoria, brucano distrattamente l'erba ignari del loro triste destino. "Hiking Metal Punks - Escursionisti Punk Metal" vede il Punk Metal come protagonista, con le vocals di Fenriz in completo riverbero, e chitarre e batteria unite in momenti alla Motörhead, dove si dispiegano i ritornelli a squarcia gola ripetuti con veemenza e sottolineati da bordate di chitarra. Un pezzo potente ed esaltante dalla natura Rock, che verso il minuto e cinquanta dopo un break si apre in un bellissimo fraseggio di chitarra old school che porta avanti una struggente melodia che domina la coda finale, convertendosi anche in assoli semplici e diretti. Il testo è breve e semplice, raccontando le escursioni in montagna dei nostri con un entusiasmo da cameratismo Metal, ed è il ritornello "MARCHING ON... RAIN OR SHINE, MAMMOTHS OF THE FOREST... WORLDS COLLIDE, HIKING METAL PUNKS... FOREVER!!! - MARCIANDO... PIOGGIA O SOLE, MAMMOTH DELLA FORESTA... MONDI SI SCONTRANO, ESCURSIONISTI PUNK METAL... IN ETERNO!!!" ad esprimere al meglio la natura di tutto il pezzo, esaltata e diretta. "Blacksmith of the North (Keep that Ancient Fire) - Fabbro del Nord (Mantieni viva la Fiamma Ancestrale)" ha un inizio insolitamente Ambient con suoni d' organo sinistri, che lascia presto spazio a riff Thrash e al cantato ultra aggressivo di Nocturno, accompagnati da battiti cadenzati di batteria e assoli dissonanti che si stagliano in sottofondo. Il pezzo ha un' anima molto Dark, oscura e sinistra, ma allo stesso tempo ricca di melodia incalzante, richiamando in mente Hellhammer e Celtic Frost nei suoi monolitici andamenti più lenti rispetto a quelli fin' ora incontrati. L'atmosfera ottenuta e solenne e quasi sacrale, sottolineata dai riff circolari e dagli assoli notturni. Il testo ha un tema naturalistico che evoca l' ambiente e la sua difesa, patrimonio della propria terra a cui i nostri si sentono legati: "Keep our mountains free, Our shores clean of thee, Blacksmith of the north, Ancient fire is burning in me - Mantenete le nostre montagne libere, Le nostre spiagge libere da voi, Fabbro del nord, l' Antico fuoco brucia in me" è l' esortazione profusa nel testo, che evoca varie immagini legate al lavoro del ferro, espressione della forza della propria eredità culturale ( "Sound of iron - Suono del Ferro", "Keep that hammer pounding - Continua a battere quel martello") e al fuoco, spirito indomito. "Norway in September - La Norvegia di Settembre" parte con l' ennesimo movimento Thrash ricco di suoni rocciosi e ritmiche serrate, la voce di Fenriz assume qui connotati Black maligni; i riff circolari mandano avanti il pezzo in loop continui, interrotti verso i due minuti da una cesura melodica dalle chitarre eteree, che sia pare poi in una struggente corsa in cui non manca l'intervento di assoli stridenti carichi di melodia atonale, per un pezzo freddo e nordico. Ma dopo il falso finale dei tre minuti e cinquanta parte la coda finale dedita ad uno Speed Metal dai connotati oscuri che evoca la scuola tedesca e il proto - Black dei Venom, stabilendo ancora il contatto con le radici dei nostri, il quale porta il pezzo al suo finale. Il testo continua il tema culturale - naturalistico legato alla terra dei nostri, evocando immagini familiari di freddo, foglie cadute, e del ciclo vitale della natura che si appresta a cessare, per poi riprendere con la primavera; "From the First Day it has been with Me, Since My First steps Outside, it's been there - Dal Primo Giorno è stato con me, dai miei primi passi Fuori, era li" evoca il legame indissolubile ed atavico sentito dal nativo nordico, ricollegandosi in parte al poema di Tarjei Vesaas che aveva fatto da testo a "Snø og granskog (Utferd)", pezzo finale di "Panzerfaust". "Grizzly Trade" parte con un lento andamento Doom - Black dalle chitarre rallentate, che poi si apre in una corsa alla Motörhead, veloce e ricca di riff entusiasmenti. La voce di Nocturno è vomitata in un tono graffiante, ma non effettato, in una sorta di riproposizione più maligna dello stile di Lemmy, e ben si accompagna con gli andamenti circolari di chitarra dalle melodie spettrali ed incalzanti; verso i due minuti e cinquanta riparte il movimento più Doom, con drumming tribale e chitarre discordanti quasi psichedeliche nella loro accordatura bassa, per un andamento lento e greve che richiama Trouble, Candlemass, e i mostri sacri del genere. Il testo assume significato, altrimenti vago, grazie alle note del libretto: è riferito a discussioni con persone che, probabilmente, non vedono di buon occhio il percorso musicale intrapreso dai nostri. Il Grizzly rappresenta un animale grande e forte, solitario, che non ha paura di nulla ed è veloce e micidiale nei suoi attacchi, perfetta metafora per la natura solitaria dei nostri, che se provocati reagiscono (verbalmente in questo caso!), come nel finale "I laugh at your distorted accusations, You're not worthy, See the blazing truth in these eyes: You'll be judged by me, on the other side - Io rido delle tue accuse distorte, non sei degno, guarda l' abbagliante verità in questi occhi: sarai giudicato da me, dall'altra parte" che fa da monito sdegnoso verso le persone a cui è diretto il messaggio. "Ride bene chi ride ultimo", insomma, dato che i Darkthrone parlano di giudizio quasi fossero delle divinità.. infernali, in questo caso, che alla fine di tutto saliranno sul carro dei vincitori, schiacciando gli stolti che prima li schernivano. "Hanging Out in Haiger - Facendo un Giro ad Haiger" inizia con un assolo di batteria, che presto lascia spazio ad un brano Punk/Thrash dalle vocals sgolate di Fenriz, e dai riff classici che portano vanati il pezzo, costellati da assoli stridenti in sottofondo. Il gusto è decisamente Rock anni settanta, con chitarre potenti in primo piano, sia negli arpeggi, sia negli assoli. Non mancano le melodie incalzanti che tengono alta l' attenzione dell' ascoltatore, ripetute in loop costante che crea un "brano da stadio" insolito per i nostri. Il testo è molto semplice, narra la gita fuori porta di Fenriz ad Haiger, in Germania, dove vivono diversi suoi amici legati come lui al Metal old school; essa viene rappresentata come un' impresa militare con toni scherzosi e gioviali da gruppo di amici, dediti a bevute e ad ascolto della loro musica preferita ("At the end of a dark ride, Guided by the general's eye, With a couple of die hards, I'm hanging out in Haiger! - Alla fine di un' oscura cavalcata, Guidati dall' occhio del generale, Con una coppia di affezionati, Sto facendo un giro ad Haiger!"). Altro testo quindi fatto per essere cantato, e che non nasconde certo particolari significati. "Dark Thrones and Black Flags -  Troni Oscuri e Bandiere Nere" è una strumentale introdotta da rullanti di cassa, a cui presto si accompagna una chitarra tagliente che si muove serpeggiante nella struttura del brano; verso i quaranta secondi l'andamento si arricchisce con oscuri fraseggi spettrali, rimanendo lento e dai connotati Doom, ripetendosi fino al finale nei suoi bravi due minuti e mezzo. "Launchpad to Nothingness - Partenza per il Nulla" è un altro pezzo incalzante dal gusto Rock, giocato su poche note ripetute in rifting serrati, mentre la batteria si staglia su di esse, e la voce di Fenriz continua con il suo stile gracchiante già proposto più volte in passato. Anche questa volta il gusto è quello del Black vecchia scuola dei Venom, unito con rallentamenti Doom ricchi di solenni arpeggi che fanno da parentesi alle corse ricche di melodia atonale sviluppata tramite gli incalzanti giri circolari dello strumento a corda, senza rinunciare all' intervento di assoli stridenti. Il brano prosegue nella sua alternanza tra i due momenti in un continuo stop and go che dopo i tre minuti e mezzo si apre in chitarre dissonanti che segnano un momento progressivo e cadenzato, ricco di malinconia, che sfuma il pezzo verso il suo finale. Questa volta, come in alcuni casi dei dischi precedenti, non esistono testi, ne ufficiali ne amatoriali, quindi non sappiamo di cosa esattamente trattino i nostri; ci accontentiamo delle atmosfere e sensazioni create dalla parte strumentale e dalla voce! "Witch Ghetto - Ghetto delle Streghe" è forse il pezzo più Punk Rock di tutto l' album, veloce, serrato, dai battiti continui e dai giri circolari in loop spezza ossa; una corsa senza sosta nella quale Fenriz ruggisce il testo in riverbero, ripetendo più volte nel ritornello il titolo della canzone. Non mancano gli "UH!" alla Thomas G Warrior, mentre la struttura del brano si mantiene molto semplice con poche variazioni. Dopo una cesura verso i due minuti e mezzo parte un bel fraseggio di chitarra discordante che fa da supporto su cui si stagliano altri struggenti movimenti, instaurando una nuova melodia atonale e sgraziata, che trascina il pezzo verso il suo finale, segnato da un feedback di chitarra. Il testo è molto semplice e non ha un senso compiuto, una sorta di dedica al Black della prima ondata di Venom, Bathory etc, con la citazione di un titolo preso dagli Inepsy, "Break The Chains" inserito come verso finale; "When... Comets crrackh! Witch ghetto attakk, Remain secret - brandish steel, Black metal is unreal! - Quando... Le comete (fanno) crrackh! Attacco del ghetto delle Streghe, Rimani nascosto - brandisci l' acciaio, il Black Metal è incredibile" è un inno dedicato al genere con onomatopee che non cercano un senso logico, ma che incalzano l' ascoltatore con immagini fantasiose di una battaglia in nome del Black Metal.

Concludendo "Dark Thrones and Black Flags" prosegue il percorso dei nostri ampliando il ruolo di entrambi i membri del duo, che apportano ognuno un tocco personale, coerenti però con la ritrovata fede nei confronti di tutto ciò che è old school; l' elemento Punk rimane, ma il Black si fa largo nella sua forma primitiva, mischiato con Thrash, Speed Metal e Rock, con connotati classici Heavy Metal che cominciano sempre più a farsi sentire, anticipando i futuri "Circle The Wagon" e "Underground Resistance", che approfondiranno questa direzione, assestando il suono dei nostri sulle nuove coordinate, diminuendo l' elemento Punk all'inizio dominante nella loro nuova fase. I nostri quindi sono ormai indirizzati verso un percorso musicale molto diverso da quello per il quale sono stati famosi per anni; ma lo spirito "do it yourself" e la volontà di fare quello che si desidera, anche a seconda dell' evoluzione dei propri gusti, è rimasto lo stesso degli esordi, ora tuttavia improntato ad una visione onnicomprensiva della materia Metal che supera i generi in nome della vecchia scuola, elemento amalgamente del loro sound presente.

1) The Winds They Called the
Dungeon Shaker
2) Death of all Oaths (Oath Minus)
3) Hiking Metal Punks
4) Blacksmith of the North
(Keep that Ancient Fire)
5) Norway in September
6) Grizzly Trade
7) Hanging Out in Haiger
8) Dark Thrones and Black Flags
9) Launchpad to Nothingness
10) Witch Ghetto

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