DARKTHRONE

Circle The Wagons

2010 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
20/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Ci avviciniamo alla conclusione della nostra analisi della discografia dei Darkthrone, ancora in corso di sviluppo nel momento in cui scriviamo (e quindi destinata a regalarci futuri album con nuove caratteristiche); nel 2010, due anni dopo "Dark Thrones and Black Flags" i nostri tornano con "Circle The Wagons", album che continua il loro approccio "filologico" al Metal old school, spostando leggermente l'attenzione dallo Speed/Punk verso l' Heavy più classico, elemento comunque già presente negli album dell' ultimo periodo che parte da "The Cult Is Alive". Ancora una volta il duo si spartisce i compiti, Fenriz si occupa della batteria, della voce e della seconda chitarra nella nona traccia, del basso e testi sulla prima, terza, quinta, settima traccia; Nocturno Culto, invece, di voce, chitarra, basso, testi nella seconda, quarta e ottava; ospiti nei cori sono Sverre Steinsland, Innlandet Mannskor Apollyon degli Aura Noir, assieme a Kjell Arne Hudbreider degli Fjelldverg ed Eivind. Un lavoro che conserva dunque molti elementi ormai familiari nel nuovo corso dei nostri, ma che allo stesso tempo aggiunge qualche tassello in più e cambia qualche carta in gioco, permettendo al gruppo di non ripetersi totalmente; ancora una volta la decisione di dare spazio ad entrambi i componenti permetti di presentare entrambe le anime dei nostri, quella più esuberante rappresentata da Fenriz, e quella più contenuta ed introversa rappresentata da Nocturno Culto, entrambe imbastite di influenze ed aspirazioni a volte comuni, a volte diverse, ma come sempre unite dalla regola "no al Metal moderno", considerato dai nostri abbastanza apertamente come falso e "di plastica", fattore che si ripercuote sia sul suono, sia sulle tematiche dei testi del gruppo.  

"Those Treasures Will Never Befall You - Questi Tesori Non Ti Apparterranno Mai" mette subito le cose in chiaro con riff veloci e un 'impostazione NWOBHM che si esplica nel ritornello ultra melodico ed accattivante cantato da Fenriz con il supporto dei cori; i riferimenti sono gli Iron Maiden dei primi classici album e gruppi come gli Angel Witch e gli Agent Steel, filtrati però sotto un' ottica raw tipica dei nostri. L'andamento è incalzante con la batteria serrata e i rifting senza sosta, verso i due minuti e quaranta conosce una bellissima pausa con arpeggi ultra melodici epici che completano perfettamente l' atmosfera generale del pezzo, old school fino all' osso; il finale è affidato ad un ultima corsa che chiude il brano con una distorsione di chitarra. Vengono quindi già stabiliti i canoni seguiti dal disco, anticipando molte delle influenze e dei modi che compariranno nei vari brani, che però non saranno mai del tutto uguali tra loro; questo permette di avere un lavoro coerente, ma non noioso e ripetitivo, dimostrando come i nostri non vogliano sacrificare la propria identità, pur seguendo certe regole e riferimenti. Il testo fa riferimento ad una sorta di ricerca fantasy in sotterranei ricchi di tesori, i quali però sono fuori portata per chi li cerca, privo di spirito d' avventura ("Seen stumbling around in darkness - questioning honours and dreams, Those treasures will never befall you - they're out of reach - (Sei stato) Visto tentennare nell' oscurità - mettendo in discussione l' onore e i sogni, Questi tesori non ti apparterrano mai - sono fuori portata" ); in realtà è facile intuire come il tutto sia una metafora rivolta a coloro che si accontentano del Metal moderno o solo dei vecchi nomi più altisonanti, e non sono aperti alla riscoperta dei classici meno conosciuti, o a supportare l'underground. Il pallino eterno di Fenriz insomma, che compare spesso e volentieri nei suoi ultimi testi, e non solo, conosciuto ormai come un guru dell' old school, sempre pronto a preparare liste con un entusiasmo vero e sentito. "Running for Borders - Correndo verso i Confini" è un pezzo Rock giocato su chitarre in tremolo dal sapore Thrash e batteria metallica, su cui si stagliano le vocals gracchianti di Nocturno in uno stile a metà strada tra Motörhead ed Hellhammer; verso il minuto e quaranta parte un fraseggio di chitarra che fa da elemento portante, sul quale si aggiungono anche assoli ammalianti ricchi di melodia, prima di riprendere con i giri di chitarra che avanzano fino alla nuova corsa a media velocità che segna con il suo tono epico la chiusura del pezzo, affidata ad un rallentamento con arpeggi di chitarra e battiti cadenzati di batteria. Viene quindi mantenuto, anche se usato con più parsimonia rispetto agli album precedenti, il gioco di contrasti tra parti cariche e veloci, e rallentamenti che sottolineano certi passi del pezzo, dimostrando sia l' amore per il Metal più veloce e senza fronzoli, sia per i passaggi Doom che creano oasi più ragionate ed atmosferiche. Il testo delinea un' onirica fuga da qualcosa d' incombente, in un tipico stile astratto e allusivo caro a Nocturno, autore di esso; "Breathe deeply, Lungs filled with waste, Running for borders, Helpless heart Pumping fuel, veins splintered, Thoughts divided - Respira profondamente, Polmoni pieni di scorie, correndo verso i confini, Il cuore senza sosta Pompa carburante, vene rotte, Pensieri divisi" crea immagini di agitazione, una fuga disperata contro l' inevitabile, forse lo scorrere del tempo stesso, in una vita dove "Answers never come - Non ci sono risposte". Si nota la differenza tra le due anime del gruppo, con un Nocturno più introverso e riflessivo, ed un Fenriz spesso più estroso nei suoi testi tutta azione, birra, inni al Metal (anche se in passato ha dato prova di saper essere altrettanto poetico ed ermetico). "I Am the Graves of the 80s - Io sono le Tombe degli anni '80" è un brano ricco di elementi Punk, dove Fenriz si da ad un cantato che rievoca gli inizi dello Speed Metal/Thrash dei primi anni ottanta, così come anche le chitarre veloci e la batteria diretta e costante. Non mancano anche qui i ritornelli da ripetere, accompagnati da cori come nella migliore tradizione Heavy Metal, dando al tutto un tono da "fratellanza" perfetto per il testo; verso il minuto e quaranta un break introduce un motivo di chitarra che accompagna il pezzo, il quale si sviluppa in una corsa in cui s' inserisce un freddo assolo dissonante che rimane scolpito in testo, il quale si prolunga fino al finale del brano. Esso è veloce, semplice, catchy, incarnando perfettamente lo stile dei nostri e del nuovo corso. Il testo è l' ennesima dedica verso l' eredità del Metal old school, questa volta realizzata tramite l'immagine di un vendicativo non morto che rappresenta i Thrashers duri e puri che non accettano compromessi, cosa che di sicuro Fenriz si sente di essere: "I AM THE GRAVES OF THE 80s, I AM THE RISEN DEAD, DESTROY THEIR MODERN METAL AND BANG YOUR FUCKING HEAD UH! - IO SONO LE FOSSE DEGLI ANNI '80, IO SONO IL MORTO RISORTO, DISTRUGGI IL LORO METAL MODERNO E FAI HEADBANGING, UH!" è il ritornello esplicativo dai termini molto semplici e diretti, un' esortazione sentita da parte del nostro, che non risparmia in "There's way too much black And there's too little metal, Dealing with this had me breaking my shackles! - C'è fin troppo nero e c'è troppo poco metal, voglio affrontare ciò mi ha fatto rompere le mie catene" una critica verso lo stato attuale della scena da cui proviene (il Black Metal), e dalla quale ormai si dissocia, poiché era diventata un ostacolo per la sua nuova espressione, non più portata avanti dai valori iniziali che lui reputa praticamente sacri. "Stylized Corpse - Cadavere Stilizzato" conosce toni iniziali più lenti giocati su rocciosi giri di chitarra ed assoli stridenti molto anni settanta; l' atmosfera è quella di un Doom debitore dei Black Sabbath, ricco di distorsioni di chitarra e vocals in riverbero che si accompagnano alle bordate Metal che scolpiscono il brano con movimenti continui, ma sempre monolitici e controllati. Il gusto è quello di un brano dei Venom ultra rallentato, dalle chitarre incessanti votate ad un loop trascinante, che si apre a momenti più cadenzati, sottolineati da fraseggi di chitarra che fanno da punte. Verso i tre minuti e cinquanta il tutto assume connotati più Black con una marcia continua su cui si staglia la voce velenosa del cantante, prima della ripresa di toni più classici con un bel movimento di chitarra che si prolunga facendo da terreno per i rulli di batteria; riprende poi il motivo cadenzato che anticipa una nuova corsa a media velocità che richiama il classico Heavy di mostri sacri come Dio, con una bella melodia graffiante che accompagna il lungo pezzo, e su cui si inseriscono assoli lunghi e sviluppati. Essa chiude la composizione con un' ottimo effetto mutuato dalla vecchia scuola, continuando il filone che caratterizza tutto il lavoro. Il testo presenta fantasie di vendetta verso persone piene di se, e che sentono di essere arrivate, quando in realtà non hanno concluso nulla, almeno agli occhi di Nocturno, autore del testo; la sarcastica "Proud of what you have "achieved", You'll soon see the truth, I'll show you, Grabbing my tools, I firmly believe, I'm your saviour and icon - Orgoglioso di ciò che hai "ottenuto". Presto capirai, Ti mostrerò io, Prendendo i miei strumenti, Io credo fermamente, di essere il tuo redentore e punto di riferimento" presenta perfettamente il discorso, in connotati macabri che evocano l'azione di un serial killer non certo alla prima vittima, cosa che diventa man mano esplicita verso il finale. "Circle the Wagons" è un pezzo decisamente alla Motörhead, con la voce di Fenriz che, pulita, si da ad uno strano stile allo stesso tempo sgraziato ed operistico, creando una rozza epicità. Le chitarre si dedicano a giri continui, supportate dalla batteria, mentre partono cori sentiti di Apollyon che ripetono il ritornello, la cui melodia è ripresa dai riff; si tratta di un brano molto melodico ed accattivante, dal sapore poco estremo, giocando sul fattore emotivo. Verso i due minuti e dieci parte un assolo nebbioso di chitarra che introduce una nuova melodia atonale, la quale però muore presto insieme al pezzo, tagliato subito con spirito Punk sotto i tre minuti di durata. Incontriamo anche l'influenza di Agent Steel ed Omen, gruppi old school molto cari al buon Fenriz, che inizia sempre più ad incorporare il loro stile nel suono della band. Il testo crea un parallelo tra la resistenza dei nativi americani contro i pionieri del Far West, e quella musicale del Metal underground contro "l' invasione" degli elementi moderni, nell' ennesima rappresentazione forse "cheesy", ma che il nostro prende molto sul serio: " (just) HOPE YOU AWAKEN IN TIME, AND KNOW THAT YOU ARE ON MY MIND, LOOK OVER YOUR SHOULDERS - YOU'RE BLIND! AND THEN!!.. CIRCLE THE WAGONS... - (semplicemente) SPERO TU TI SVEGLIERAI IN TEMPO, E SAPPI CHE SEI NEI MIEI PENSIERI, GUARDATI ALLE SPALLE - SEI CIECO! E POI!!.. FATE GIRARE LE CAROVANE..." è la sgolata dichiarazione di guerra lanciata dal nostro, senza termini di resa alcuna. "Black Mountain Totem - Totem del Monte Nero" è un pezzo dai connotati Hard Rock anni settanta, mischiati con elementi Thrash e vocals aggressive in riverbero. I giri circolari sono protagonisti creando l' apparato melodico, che domina l' andamento giocato su corse e pause, per un songwriting dinamico; verso il minuto e cinquanta le vocals di Fenriz si lanciano ancora una volta in un epico ritornello sgraziato dal sapore alcolico, in pieno spirito old school, supportato naturalmente dal rifting melodico di chitarra e dai battiti costanti del drumming cadenzato. Impennate esaltanti segnano la composizione, per uno dei brani migliori dell' album, epico e allo stesso tempo diretto, in una commistione tra elementi anni settanta e Speed/NWOBHM in uno dei soliti ibridi onnicomprensivi dei nostri. Verso i quattro minuti e quaranta inizia un trotto ricco di melodie atonali su cui si organizzano assoli stridenti, con tono solenne che accompagna il pezzo verso la sua sfumatura finale che lo chiude in dissolvenza. Il testo segue lo stile riflessivo di Nocturno, evocando un eremita isolato dal mondo, che dalla sua caverna scopre i segreti di se stesso osservando il cielo notturno, con in quale trova comunione. Il tutto con immagini ricche e poetiche ( "There are treasures (the) night can't hide, And within me things no sun can see, This is where I stood my ground - opened gates, for you and me - Ci sono tesori (che) la notte non può nascondere, E dentro di me cose che nessun sole può vedere, Qui è dove ho rifugio - cancelli aperti, per te e me" ) che variano le tematiche altrimenti dirette incontrate nell' album. "I Am the Working Class - Io sono la Classe Lavoratrice" è l' ennesimo brano che unisce elementi Punk/Hardcore con il Metal classico di Motörhead e Judas Priest, per melodie accattivanti e un andamento diretto su cui si stagliano i ritornelli saturi di riverbero di Fenriz; il risultato è un Punk Rock sostenuto che nel suo essere scanzonato si prende molto sul serio, esprimendo in musica uno stile di vita senza fronzoli. Il motivo è trascinante con i suoi giri di chitarra sottolineati dai colpi di batteria, e dopo la cesura dei tre minuti si apre in una corsa controllata dominata da assoli stridenti e blast serrati di drumming, che trascinano il pezzo verso la sua falsa conclusione in dissolvenza, dopo la quale riprende il motivo iniziale ricco di melodia esaltane, che questa volta conclude davvero il brano. Si tratta di un brano autobiografico, dove Fenriz con orgoglio racconta la sua vita dedita al lavoro manuale, duro e sottopagato, senza nessun desiderio di essere una rock star, non accettando giudizi da nessuno, ben che meno da chi è nato dopo di lui, come espresso in "21 years of minimum wage, Got no problems with manual labour, You stepped up in the 90s, wanna show me how. Well, I dont need no fuckin' favour - 21 anni di paga minima, Non ho problemi con il lavoro manuale, Tu sei arrivato negli anni 90, vuoi mostrami come fare. Be', non ho bisogno di nessun cazzo di favore"; un inno quindi non solo musicale, legato ad uno status sociale che per lui rappresenta il vero pubblico del "vero" Metal, semplice, duro, privo di compromessi e sofisticazione. "Eyes Burst at Dawn - Gli occhi Scoppiano all' Alba" è un pezzo che riprende il filone Speed/Heavy dei nostri, con vocals alla Lemmy e giri di chitarra costanti che creano fredde melodie atonali; troviamo ancora curiosi ritornelli lirici e andamenti cadenzati e trascinanti fatti per creare energia senza molti tecnicismi, elemento in comune con la cassa a regime continuo che fa da supporto ritmico. Verso i due minuti e mezzo parte una nuova corsa a media velocità, su cui si organizzano assoli anni settanta stridenti, seguendo uno schema già proposto diverse volte nell' album, per un pezzo che non offre nulla di nuovo, ma si ascolta con piacere. Ancora una volta insomma un esempio di pura energia che segue i dettami più selvaggi e liberi del Metal vecchio stampo, reinterpretandone gli elementi con religiosa reverenza e richiami, ma mai raggiungendo il plagio privo di propria iniziativa. Il testo ad opera di Nocturno sembra narrare di un essere non morto che dopo secoli si risveglia in una caverna, dalla quale cerca di uscire, trovandosi nella notte inoltrata ( "Struggled to awake for eons, merciless fate, Fingers moving, twisting sickly, silence is broken, Air is dead in this cave, dead as murdered. Only 10 feet crawling to get outside, black night, Hysterical laughter is hammering the stone walls - Cercando di svegliarmi da eoni, fato senza pietà, Dita che si muovono, malamente si contorcono, il silenzio è rotto, L' Aria è morta in questa caverna, come uccisa. Solo 3 metri da strisciare per uscire, notte nera, una Risata isterica fa eco nelle mura di roccia" ). Ma quando arriva il giorno, il Sole (definito per contrasto "Deathstar - Stella della Morte" ) coglie il nostro, mettendo fine alla sua (non) esistenza da poco iniziata di nuovo. "Bränn Inte Slottet - Non Bruciare il Castello" è una semi - strumentale dove la ripetizione continua del titolo è accompagnata da tamburi, che poi lasciano spazio ad un rifting di chitarra che si apre in un' epico andamento ricco di melodia, che dopo una cesura parte con una corsa Hard Rock; più che un pezzo completo è una sorta di tema sonoro che fa da punto al gusto old school dei nostri, una collezione di riff anni settanta con melodie progressive ed epiche che richiamano i guitar heroes del passato, a partire da Hendrix (naturalmente non toccandone la genialità, ma chiedere una cosa del genere sarebbe ingeneroso), continuando fino alla dissolvenza che chiude definitivamente l' opera; una struttura dunque emozionale e atmosferica ben adatta a fare da riassunto all' album, pregno di nostalgia musicale per le vecchia scuola.

Quest' album di sicuro incarna tutti i punti del secondo corso dei Darkthrone, e i motivi per i quali non tutti lo apprezzano: è allo stesso tempo retrò e conservatore, ma anche originale e bizzarro nel modo in cui vari stili vengono implementati nello stesso pezzo in una sorta di Metal/Rock/Punk primordiale dove lo stile vocale di uno (proposto in presa diretta con molte sbavature, rozzo e sgraziato) viene usato con la strumentazione dell' altro etc. seguendo l' unico criterio di ricreare una visione idealizzata del passato musicale, assorbita, digerita, ripresentata da Fenriz e Nocturno sotto una forma personale, unita da un' etica che per loro non è solo musicale. Non si tratta necessariamente del lavoro migliore dei nostri, mancando un po' di varietà rispetto per esempio ai due precedenti, ma allo stesso tempo dimostra come il nuovo stile adottato sia sentito veramente dal gruppo, composto ormai da persone che hanno deciso di dedicare la loro musica al culto dell' old school; il tutto però con i propri termini e criteri, ed è ciò che separa i nuovi Darkthrone dai semplici imitatori revival che da qualche hanno sono comparsi nel Metal.

1) Those Treasures Will Never Befall You
2) Running for Borders
3) I Am the Graves of the 80s
4) Stylized Corpse
5) Circle the Wagons
6) Black Mountain Totem
7) I Am the Working Class
8) Eyes Burst at Dawn
9) Bränn inte slottet

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