DARKTHRONE

A Blaze In The Northern Sky

1992 - Peaceville Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
27/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Senza paura di esagerare, possiamo dire di essere davanti ad un tassello fondamentale della STORIA del Black Metal norvegese: 1992, "A Blaze In The Northern Sky - Una Vampata Nei Cieli Del Nord" inizia il percorso dei Darkthrone nei territori (o meglio nelle paludi e nelle foreste) del genere marchiandolo a fuoco indelebilmente con il proprio nome. Appena un anno prima i nostri si erano presentati ufficialmente sulla scena con l'album Death "Soulside Journey", ben suonato e competente, ma che mostrava come ancora non avessero trovato la propria anima, con un songwriting un po' forzato e derivativo che non eccelleva là dove altri lo stavano facendo da tempo. In un lasso di tempo molto breve avvengono diversi cambiamenti, viene registrato "Goatlord" che però vedrà la stampa solo qualche anno più tardi, facendo da anello mancante tra le due fasi con la sua maggiore propensione verso il Black che stava sempre più prendendo piede in Scandinavia, caratteristica questa che non va a genio al bassista Dag Nilsen che decide di lasciare il gruppo, ma non prima di registrare le linee di basso anche per il secondo album, riducendo la formazione ufficiale al terzetto Fenriz (batteria, seconda voce, testi), Nocturno Culto (voce, chitarra principale), Zephyrous (seconda chitarra). L' album viene registrato negli stessi studios (Creative Studios) dove venne  registrato lo storico EP dei Mayhem  "Deathcrush" e come quest' ultimo presenta un Black Metal con ancora una velata influenza Death nei riff affilati che però vengono semplificati in loop ossessivi, preferendo lasciare le parti più melodiche e varie ad arpeggi in tremolo ed assoli freddi ed atonali che si accompagnano ad una batteria impostata sui quattro quarti e la doppia cassa nei momenti più concitati; la produzione è volutamente lo - fi, ma tutto tranne che inascoltabile mantenendo la batteria presente e le corde glaciali nella loro tensione con un effetto organico dove non ci sono rifiniture di studio, e anche certi errori sono stati mantenuti per preservare l' effetto di presa diretta, sviluppando quel gusto per suoni marci e cavernosi, nonché per una certa atmosfera surreale atavica e primitiva che caratterizza i migliori esempi del Black Metal, e che influenzerà molti gruppi a venire i quali però non raggiungeranno mai esattamente il risultato dei Darkthrone. Certo, è innegabile l' influenza di Celtic Frost e Bathory sopratutto in certi andamenti pesanti ed opprimenti e in quel gusto Punk che prenderà sempre più piede nella loro musica, ma non si tratta di plagio grazie alla capacità di rielaborare in maniera ancora più oscura e selvaggia la loro lezione, mantenendo il gusto per melodie malinconiche e spettrali dai connotati atonali che mantengono sempre l' atmosfera nera e decadente dell' album.

"Kathaarian Life Code - Codice di Vita Dei Catari" apre le porte infernali con una intro Dark Ambient dominata da suoni di corni e battiti sulle pelli che accompagnano i cori arcani dei canti gregoriani, scolpendo immagini sonore di nebbie fitte e mistici rituali, nelle quali si protrae la voce spezzata e gorgheggiante di Fenriz che nel finale del suo delirio cita il titolo dell' album come una dichiarazione d' intenti, dopo la quale parte il mitragliare senza sosta di batteria in doppia cassa e chitarre feroci in pieno buzz saw lanciato in un loop continuo che si concede giri circolari nei quali compaiono assoli stridenti e la voce di Nocturno ora dedita ad uno screaming maligno pieno di riverbero, tipico del Black Metal, che segnala il distacco dal growl dell' album precedente. Non manca la melodia, seppur atonale e tutto tranne che tranquilla, grazie ad arpeggi in tremolo di ottima fattura gelidi e carichi di atmosfera decadente, ottenendo un suono si maligno, ma anche incalzante che rielabora la lezione del Metal sotto una visione lo - fi e primitiva dove tutto è volutamente grezzo e sporco; si dipana poi una lunga coda più lenta che da un minimo di variazione al pezzo evitando con sapienza la monotonia che il minimalismo può portare in mani meno abili, fino ad una cesura di assoli affilati dopo la quale parte una nuova cavalcata carica di blast beat potenti e movimenti circolari di chitarra che anticipano un nuovo entusiasmante arpeggio in tremolo che conosce presto un' accelerazione con drumming controllato, ma preciso e pesante, la quale a sua volta lascia spazio ad una bordata dal sapore Thrash sferragliante e marcia  con una produzione fangosa perfetta per il suono dell' album, dove però gli strumenti non perdono mai di presenza nel mixaggio e di potenza, con un' atonalità che impera negli strumenti a corda; come da tradizione del Black più feroce e primitivo il "groove" non è affidato a ritornelli di facile presa, bensì ad arpeggi  e ad assoli stridenti lanciati in loop ossessivi dove è la folle batteria ad implementare il caos tra un rifting a sega elettrica ottenendo un effetto generale estraniante e rituale portavoce di una nera alienazione. Il testo è ambiguo, rifacendosi nel titolo ai Catari, ovvero l' eresia che tacciava di corruzione la Chiesa e rinunciava completamente al mondo terreno, visto come inganno di Satana, con un dualismo totale tra Spirito e Materia, ma in realtà con una narrazione votata a blasfemi ed occulti rituali dai riferimenti criptici come il coyote, a volte simbolo del Male per gli indiani d' America, e l' immagine dei dodici apostoli, volendo probabilmente anche esemplificare l' ipocrisia della dottrina cristiana e la sua pretesa di assoluta purezza, un esempio è dato dal passo "New disciples rose, One by one, ten by ten All met under the desert moonlight Knowledge fired across the landscape Sparks that mixed with coyote eyes Diabolic forces in a ceremonial union - Nuovi discepoli sorsero, Uno per uno, dieci a dieci Tutti s' incontrarono sotto la luna del deserto Conoscenza divampò nel paesaggio Scintille che mischiarono con gli occhi del coyote forze Diaboliche in un' unione cerimoniale".  "In The Shadow of The Horns - All' Ombra Dei Corni" è forse il brano più famoso di tutto l' album, e della produzione dei nostri, e con buona ragione grazie al suo trascinante andamento Black 'n' Roll dove questa volta troviamo anche un ritornello trascinante, ma il pezzo parte con un bellissimo rifting altrettanto caratterizzante, figlio dell' influenza dei Celtic Frost ed Hallhammer, lento e quasi Doom, ma pesante grazie all' uso dell' accordatura bassa che nei giri sega ossa esprime il motivo sferragliante mentre lo screaming del cantante declama il già accennato ritornello in un perfetto connubio di elementi; assoli atonali dilaniano la composizione mentre la batteria cadenzata accompagna senza sosta l' incedere del brano che rielabora anche qui molti degli stilemi dell' esperienza Metal tutta sotto un' ottica grezza e DIY affine al Punk più oscuro e violento dove non si ricerca il virtuosismo tecnico, bensì l' espressione non edulcorata e primitiva di un' atmosfera corrosiva e putrescente che è la vera essenza del genere nella sua connotazione tradizionale. Al quarto minuto parte un incalzante movimento con batteria concisa e riff gelidi e taglienti che oggi definiremmo Blackened Death, sui quali la voce di Nocturno si abbandona ad una furia assassina con un effetto generale come di una tempesta di neve che ci investe, ma allo stesso tempo ci ammalia con i suoi andamenti atonali e il suo drumming con improvvisi lanci in doppia cassa; arrivati ai sei minuti e venti troviamo un bellissimo arpeggio acustico che ci sorprende dimostrando che, pur in maniera parsimoniosa, i nostri non sono contrari a piccole variazioni che mantengono l' attenzione dell' ascoltatore, mentre il resto della strumentazione deraglia in un Caos che che chiude il brano su una nota Noise all' insegna della cacofonia. Il testo si delinea come un inno pagano e demoniaco che si contrappone alla fede cristiana con antiche immagini di tempi andati ( "In the Shadow of the Horns Only seen by the Kings Of the Dawn (of the) First Millennium Upon the Thrones In the Shadow of the Horns Cleansed like the air in the Night World Without End - All' Ombra dei Corni Visti solo dai Re dell' Alba (del)  Primo Millennio Sui Troni Nell' Ombra dei Corni Puliti come l' aria del Mondo della Notte Senza Fine" ) che creano un senso di nostalgia per la tradizione precristiana tipico delle tematiche del Black scandinavo, così come l' accenno alla stregoneria e al Demonio come simbolo di ribellione come in "Weeping by the Graves of the Glorious Ones (so) the hardened Frost Melts Away Clouds Gather across a Freezing Moon I kiss the Goat - Witchcraft Still Breathes - Gemendo presso le Tombe dei Gloriosi (così) la Brina più dura Si Scioglie Nuvole si Raccolgono presso una Luna Gelante io bacio il Caprone - La Stregoneria Respira Ancora".  "Paragon Belial - Comparazione di Belial" si apre con un rifting sferragliante dalla chiara influenza legata ai primi Bathory, sovrastato dalle urla gracchianti della voce, ricco come sempre di melodie atonali glaciali nei suoi giri circolari ossessivi in tremolo, accompagnato dalla batteria militante che supporta la struttura ritmica nella quale s' inseriscono sinistri assoli che arricchiscono il pezzo con una certa tendenza Death Metal che tradisce ancora elementi derivati dal loro recente passato, mostrando un' evoluzione in essere che richiederà ancora del tempo. Il motivo portante è quasi una perversione dello stile Heavy classico in chiave discordante, accompagnato in sottofondo dal basso greve dell' ospite - ex membro Nilsen che fa da base per il resto della strumentazione senza coprire mai chitarra e batteria; i nostri dimostrano tramite la scelta dei movimenti all' interno del brano di aver si abbracciato uno stile minimale e volutamente primitivo, ma non per questo di aver rinunciato all' abilità nel mantenere un songwriting allo stesso tempo diretto, ma dinamico, come esemplificato dal bellissimo assolo notturno che si dipana dopo il quarto minuto creando un' atmosfera malinconica sulla quale si districano, controllati, i colpi di batteria, fino alla conclusione con un rullante che chiude il pezzo in grande stile. Le parole delineano un viaggio infernale nei regni dell' aldilà satanico interpretato come percorso di conoscenza ( "My soul like layers of Frost Simulating a Spectre Shadow Frozen in Time and Space I was Hacked out of Ice - La mia anima come strati di Brina Che Simula un' Ombra Spettrale Congelata Nello Spazio e Tempo Fui Estratto dal Ghiaccio" ) dove la figura di Belial, il demone spesso accumunato con Satana, ammonisce con il suo insegnamento in "The Boiling Sea Beneath The Castle of Faust Belial finally Comes Forth: "The Ancient White light writings were just lying men and their Pens You are the same, only in Black. Return with the knowledge of making your own god - Il Mare Bollente Sotto Il Castello di Faust Belial Venne finalmente avanti: Le Antiche scritture di Luce Bianca erano solo bugiardi e le loro penne Tu sei uguale, solo in Nero. Torna con la conoscenza per creare il tuo proprio dio" che denuncia come menzogna la dottrina cristiana in favore dell' individualismo e il proprio appagamento. "Where Cold Winds Blow - Dove i Freddi Venti Soffiano" parte con un feedback di chitarra che introduce il freddo rifting caratterizzato da giri circolari e doppia cassa lanciata in una corsa forsennata in cui si districano i loop ossessivi delle corde e lo screaming in riverbero del cantante; compaiono assoli corrosivi tanto quanto i riff in pieno buzz saw tagliente che dilania la composizione con una primitiva cacofonia dall' effetto frost bitten esaltante e conturbante, come le bordate improvvise e i rallentamenti segnati da arpeggi  in tremolo ad accordatura bassa che mantengono alta la tensione e portano avanti l' andamento cadenzato del brano e il suo motivo portante. Verso i tre minuti e mezzo parte una bella melodia atonale struggente su cui si dipanano le vocals di Nocturno e la batteria di Fenriz, prima di convertirsi nell' ennesima gelida corsa con blast beat in doppia cassa e giri circolari in loop che si fanno strada tra gli altri elementi con un suono volutamente sgraziato e tagliente che nella fase finale conosce un nuovo apocalittico arpeggio sul quale si organizzano i colpi di batteria prima dell' incalzante accelerazione che conclude il pezzo con un' inedito virtuosismo di batteria (altro elemento che fa da ponte con il loro predente stile più tecnico) che lascia spazio nella conclusione ad un feedback che chiude il pezzo come era iniziato. Il testo ha dei connotati tipicamente poetici e fantasy descrivendo in prima persona un antico regnante ormai morto da tempo ( "I was, indeed, a King of the Flesh My Blackened Edges; still they were Sharp Honoured by the Carnal Herds But asketh thou: Closed are the Gates? - Io ero, a dire il vero, un Re della Carne Le Mie Annerite Estremità; erano ancora Affilate Onorate dai Branchi Carnali Ma chiediti: Sono Chiusi i Cancelli? " )  che rimpiange la sua disfatta a suo dire causata da se stesso, il tutto con una narrazione molto astratta come vediamo nel passo "Only I could accomplish a fucken Self-deceit There are only Two Paths - the Mind or the Sword And the Mind was Open like the Sights in a Dream But the Sword was like a Stone around my neck - Solo io potevo compiere una fottuta Auto - sconfitta Ci sono solo due vie - la Mente o la Spada E la Mente era aperta come la Vista in un Sogno Ma la Spada era come una pietra al mio collo". "A Blaze In The Northern Sky - Una Vampata Nei Cieli Del Nord" è la title track che parte con l' ennesima corsa cacofonica di batteria e chitarra sferragliante su cui si fa strada senza pietà la doppia cassa; troviamo poi naturalmente anche momenti più lenti, ma non meno feroci, segnati da arpeggi atonali carichi di atmosfera fredda ed assassina che domina anche gli assoli che creano incalzanti andamenti  dal sapore Black' n' Roll come quello che parte al terzo minuto, i quali si alternano con parti che possiamo definire quasi Doom, tetre e controllate da una malinconica melodia memore dei Bathory e dei Celtic Frost che si basa sulle corde in espansione che vanno avanti nella composizione. Non mancano con il proseguire del pezzo nuove accelerazioni che danno vivacità al pezzo che mantiene tutta la sua rabbia anche negli assoli stridenti e lontani, dal tono greve e solenne, che chiudono con una connotazione dissonante dal gusto caotico e selvaggio. Il testo si ricollega al tema del passato pagano sostituito dalla tradizione cristiana vista come aliena ed esterna ( "It took ten times a hundred Years Before the King on the Northern Throne Was brought Tales of the crucified one -  Ci sono voluti dieci volte cento anni Prima che al Re del Trono del Nord" giungesse Racconto del crocifisso" ), e al desiderio di rivincita con l' instaurazione fantasiosa di un nuovo ordine pagano/satanico espressa nell' inno da battaglia "We are a Blaze in the Northern Sky The next thousand Years Are OURS - Noi siamo una Vampata nel Cielo del Nord I prossimi mille Anni Sono NOSTRI". "The Pagan Winter - Inverno Pagano" è la conclusione dell' album, ed inizia con un drumming serrato accompagnato dagli immancabili movimenti circolari di chitarra tetri e solenni accompagnati dal malvagio screaming di Nocturno; presto le chitarre vanno alla deriva con stridenti effetti, ma non viene mai perso d' occhio il filo conduttore legato a beat potenti e controllati, e ai motivi gelidi delle chitarre sviluppati tramite riff in loop a sega elettrica, mentre nel cantato troviamo risate spezzate e gracchianti che creano un' atmosfera inquietante che ben si coniuga con gli spettrali assoli che si affacciano nella composizione dopo i due minuti e mezzo  mantenendo il contatto con gli elementi tradizionali storpiati sotto una lente decadente e "necro". Non mancano cambi di direzione  ritmica che sono percepibili sotto lo strato di rumore che caratterizza il pezzo ; dopo la cesura dei quattro minuti e dieci parte un nuovo incalzante rifting che presto conosce un' accelerazione Thrash che chiude la parte principale del brano con una nota aggressiva e maestosa prima della coda Dark Ambient con canti gregoriani che riprende quella iniziake del primo pezzo chiudendo con un cerchio il nostro viaggio in una delle pietre miliari del Black Metal della Seconda Ondata. Le parole del testo continuano la tematica anticristiana con visioni di rivincita verso la cristianità ( "This, The Pagan Winter Kept for the Obscure (ones) Candles hold the only light Sextons hide in Fear - Questo, L' Inverno Pagano Mantenne per gli Oscuri (coloro che sono) Candeleche mantennero l' unica luce i Sacrestani si nascosero in Terrore" ) e l' instaurazione di un nuovo regno pagano dove i cristiani soffriranno pene infernali ( "For this Eternal Winter A New God Ruled the Sky The Million Hands Of Joy Have something holy to Burn - Per questo Eterno Inverno Un Nuovo Dio Dominò i Cieli i Milioni di Mani della Gioia Hanno qualcosa di sacro da bruciare" ).

Tirando le somme "A Blaze In The Northern Sky" è un album storico per molti motivi, testimonia una fase di evoluzione del Black Metal scandinavo nella sua prima fase, ancora legato ad assoli (elemento che in seguito scomparirà dalla musica dei nostri) e riff si gelidi e sporchi, ma ancora di forte matrice Death, presentando un gruppo che stava incominciando a creare un proprio stile all' insegna di un suono minimale, grezzo e NERO; al contrario di quanto possano dire i loro detrattori non esistono due album dei Darkthrone uguali, e così come questo sconvolge lo stile di "Soulside Journey", così i lavori a venire andranno ad affilare ulteriormente l' armamentario dei nostri semplificando i passaggi e le strutture in favore di un minimalismo che si affiderà sempre di più ad andamenti opprimenti, fangosi, ed oscuri e sempre meno ad elementi tecnici di facile presa. Detto questo l' album qui recensito rimane una Fiamma Oscura che inizia il trittico di capolavori dove insieme a "Under A Funeral Moon" e "Transilvanian Hunger" ha definito i cardini del Black a venire rielaborando quanto fatto da Bathory e Mayhem in una chiave ancora più selvaggia e rozza che si allontana sempre di più dalle convenzioni del Metal più lineare in favore di qualcosa di sempre più decadente ed ostico, seguiti da molti gruppi, purtroppo spesso nel plagio senza anima, mentre loro non si sono mai guardati indietro e hanno continuato il loro percorso all' insegna del suonare quello che sentivano di voler suonare, anche con errori e cadute, ma sempre con trasparenza.

1) Kathaarian Life Code
2) In the Shadow of the Horns
3) Paragon Belial
4) Where Cold Winds Blow
5) A Blaze in the Northern Sky
6) The Pagan Winter

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