DARK FUNERAL

Vobiscum Satanas

1998 - No Fashion Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
03/12/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Continua la nostra analisi della discografia dei Dark Funeral, insieme ai Marduk gruppo cardine della scena Black Metal svedese anni novanta. Dopo essere scesi in campo nel 1994 con l'omonimo EP che li aveva fatti conoscere come gruppo dedito ad un Black veloce influenzato dal Death e basato su una sezione ritmica devastante grazie ad un drumming serrato giocato sui blast beat e la doppia cassa, ed aver confermato il proprio successo con il primo album "The Secrets Of The Black Arts" nel 1996, sviluppando ancora di più gli elementi presentati nel lavoro precedente, e con una produzione ancora più maniacale, i nostri proseguono per la propria strada, ricercando un suono ancora più veloce e violento che superi in ferocia quello norvegese. Nel tempo trascorso tra il primo disco e il secondo "Vobiscum Satanas - Che Satana Sia Con Voi" del 1998 pubblicato per la "No Fashion Records", molte cose sono successe cambiando in maniera totalizzante la line up e di conseguenza anche la musica dei nostri: poco dopo la registrazione del lavoro precedente Themgoroth abbandona il gruppo, sostituito dal cantante e bassista Emperor Magus Caligula (Magnus Broberg) precedente vocalist degli Hypocrisy, la band del produttore e musicista Peter Tägtgren che si è occupato della produzione di "The Secrets Of The Black Arts" e lavorerà anche sul secondo album, mentre dopo la pubblicazione il batterista  Equimanthorn viene sostituito da Alzazmon (Tomas Asklund, che in futuro farà parte dei Gorgoroth e dei Dissection) e il membro fondatore Blackmoon lascia per fondare i War, supergruppo Black che vede anche IT aka Tony Sarkka degli Abruptum e Tägtgren tra i membri, sostituito in seguito dal chitarrista Typhos (Henrik Ekeroth) che precedentemente era stato anche cantante e chitarrista di una forma embrionale dei Funeral Mist. Durante questi cambiamenti i nostri intraprendono una serie di tour che accresce la loro fama grazie a live potenti ed esplosivi dove la loro furia trova perfetta forma fisica, iniziando con il loro primo festival, l' "Under The Black Sun I" a Berlino, e proseguendo con il "Satanic War Tour I" che li fa girare per l'Europa; grazie alla risposta decisamente positiva del pubblico la band arriva addirittura in America (risultato non scontato in ambito Black, ancora un fenomeno principalmente europeo) con l' "Expo Of The Extreme Metal" di Chicago, dove hanno modo di farsi conoscere anche oltre oceano. Arricchiti da tutte queste esperienze e con un seguito ormai consolidato, i nuovi membri sono pronti a tornare presso gli "Abyss Studios" di Tagtgren e registrare i nuovi pezzi che comporranno il secondo album. La nuova line up partorisce quindi un lavoro dove la produzione potente e malvagia si lega perfettamente alle composizioni ancora più veloci e frenetiche rispetto al passato, creando un vero e proprio uragano nero che investe l' ascoltatore; un suono spesso, soffocante, basato su muri di chitarra e blast beat impazziti dove i riff in tremolo mantengono una linea melodica oscura e gelida degna di un organo da chiesa, sviluppata anche tramite progressioni in chiave minore e violentata dalla ritmica forsennata che raggiunge i livelli del Grind più estremo. Allo stesso tempo però la produzione ancora più cristallina e permette alle chitarre di distinguersi nel mixaggio, grossa differenza rispetto alla media Black dove si preferisce un suono più fangoso e mortifero, creando una maggiore dinamica che rende i pezzi ancora più vivi e pulsanti. Lo stile vocale di Broberg è meno vario rispetto a quello del cantante precedente, ma rimane maligno nel suo screaming ad alta intensità alternato con parti più basse e ringhiate, molto diverso dal growl usato quando cantava in ambito Death Metal; alcuni si lamenteranno della differenza considerandolo generico e un passo indietro, ma in realtà si dimostra funzionale allo stile ancora più diretto e veloce qui usato, contribuendo alla "tempesta demoniaca" che si viene a creare in un' atmosfera allo stesso tempo pesante e fosca. I testi, a cui partecipa il nuovo cantante anch'esso interessato all' occulto e praticante del satanismo di Lavey, rimangono sempre legati a tematiche sataniche e fantasie di stampo medioevale con demoni ed esseri non morti, ampliando però il repertorio con blasfemie varie di natura anche concreta, e un maggiore elemento anti cristiano che permane in tutto il lavoro.



"Ravenna Strigoi Mortii - I Cadaveri dei Vampiri Di Ravenna" apre il lavoro con una corsa frostbitten ricca di giri circolari carichi di melodie fredde e atonali, bersagliati da batteria potente e cadenzata; al ventesimo secondo quest' ultima si trasforma in una doppia cassa selvaggia dai toni martellanti, che investe l' ascoltatore e segna un' ulteriore accelerazione nell'andamento del pezzo. Le vocals di Emperor Magus Caligula sono dediti ad uno screaming più acido rispetto allo stile del cantante precedente, non raggiungendone l'effetto teatrale e maligno, ma rimanendo comunque adatte al suono dei nostri; i rifting sono come sempre dominati dalle incalzanti melodie sviluppate tramite i giri circolari delle chitarre di Lord Ahriman e Typhos, le quali però risultano un po' meno elaborate rispetto al lavoro precedente preferendo giocare sul loop ad oltranza e conoscendo meno variazioni. Al quarantaquattresimo secondo i suoni si fanno più ariosi ed evocativi grazie a chitarre dilatate e drumming più controllato, sui quali si stagliano le stridula grida del cantante, e che poi vengono accompagnate dai rulli di batteria; quest' ultima torna poi ad essere martellante, legandosi agli andamenti di chitarra solenni, in un nero vortice ad alta velocità che raggiunge i livelli del Grind; questo fino al minuto e quarantacinque quando improvvisamente un rallentamento introduce una nuova parte più ragionata ed evocativa, dove le chitarre si fanno sinistre e la sezione ritmica più morigerata. In questo frangente la voce assume toni alti in un growl imponente che recita il testo, accompagnandosi con la parte strumentale ben più lenta e strisciante rispetto a prima; ma al secondo minuto ripartono la batteria sferragliante e le chitarre taglienti in loop a motosega freddi ed ammalianti, in una nuova cavalcata senza tregua dove al secondo minuto e trentotto il vortice sonoro si fa ancora più cacofonico e maligno in sferzate di vera violenza lanciate a tutta velocità in un ossessivo crescendo. Al secondo minuto e quarantanove la composizione si imposta su una direzione più stabile, dove le chitarre tornano ad essere più ariose, ma la batteria si esprime tramite un andamento potente e cadenzato, che si tramuta in rullanti macina ossa, mentre intervengono i riff taglienti, fino al terzo minuto quando torna il vortice sonoro dal grande impatto; al terzo minuto e quarantanove parte quindi l' ultima corsa al fulmicotone dove ragnano i blast di batteria violenti e metallici, e le chitarre distorte che creano un tono orchestrale maligno e grandioso, che trascina il pezzo verso la sua conclusione in una serie di pulsioni epiche. Il testo riprende il tema dei vampiri, in particolare qui gli "Strigoi", non morti del folclore rumeno assimilabili appunto ai mostri bevitori di sangue; "Ravenna, Strigoi Mortii, Oh, Countess in black, you who rides on stormy winds, Primeval goddess, who's name is spoken with fear - Ravenna, Cadaveri di Vampiri.. Oh, Contessa Oscura, tu che cavalchi venti di tempesta, divinità atavica il cui nome è pronunciato con terrore." è il ritornello che evoca i misteriosi esseri, qui collegati con l'antica capitale dell'Impero Romano D'Occidente, ovvero al città di Ravenna, a sua volta accomunata con una divinità vampiresca, forse Lamia, la divoratrice di bambini della mitologia greca. Quest' ultima ipotesi sembra essere confermata dal passo "I give to you this sacrifice, take this child, Lend me one of your serpent eyes, to see beyond the demon gates! - Ti dono questo sacrificio, prendi questo bambino, Donami uno dei tuoi occhi di serpente, per vedere oltre i portali demoniaci!" che richiama gli orribili sacrifici d'infanti, e la natura ibrida della creatura, trasformata da Hera moglie di Zeus, di cui era amante, in un mostro metà serpente condannato a divorare gli altrui bambini, dopo aver perso i propri per mano della vendicativa dea. Essa viene quindi evocata per ottenere favori e annientare le odiate forze del bene, identificate con la luce contrapposta con l'oscurità della notte. "Enriched  By Evil - Arricchito Dal Male" ci accoglie in una nuova nera tempesta martoriata dai colpi di drumming e dalle seghe elettriche in loop, la quale al ventesimo secondo assume ritmiche più serrate e cadenzate, e da maggiore spazio alle melodie atonali dei riff; l'incedere è epico grazie al crescendo di chitarre e voce, dove si crea un' atmosfera malinconica e violenta inconfondibilmente Black, che al cinquantesimo secondo si apre in un nuovo tornado di nere suggestioni musicali, dove le chitarre richiamano l' influenza Death dei nostri, accostabili a quelle di mostri sacri come Dismember e Morbid Angel, ma adattate al contesto frostbitten del Black Metal. Al primo minuto riparte la cavalcata evocativa dove la batteria è una pressa costante, e le doppie chitarre instaurano torrenti in piena che si accompagnano a struggenti melodie distorte, in una riproposizione dell' elemento catchy dei nostri, sempre importante, anche se non elaborato come in passato; il songwriting è segnato comunque da un crescendo epico che sconvolge l'ascoltatore, e che trova accelerazione nelle martellanti doppie casse del minuto e quaranta, che sovrastano le chitarre, che però rimangono ben udibili nei loro andamenti taglienti grazie alla perfetta produzione di Tägtgren dove tutto trova un suo bilanciamento, pur nel suono potente e giocato su muri di suono dei Dark Funeral. La marcia ottenuta prosegue quindi aumentando d' intensità grazie ai ritornelli di voce e chitarra, fino all'esplosione del secondo minuto e ventinove dove la composizione vede l' incastro di dissonanze ripetute, e di una parte ritmica che evoca i tuoni di un temporale da quanto è potente ed altisonante; poco dopo riprende invece l' andamento più cadenzato e ricco di melodie atonali, ma sempre devastante grazie alla doppia cassa, in una coda di efferata violenza dove la voce conosce anche punte di growl sottolineando la maligna atmosfera del pezzo. Al terzo minuto e trentasei abbiamo un leggero cambiamento con una parte più controllata e struggente, dove le chitarre rimangono comunque muri di suono costanti, ma la batteria si fa più dilatata; questo fino alla corsa finale dove ritornano in primo piano drumming omicida e melodie atonali di chitarra, ina tempesta che non trova pace fino alla conclusione improvvisa del pezzo. Il testo presenta il tema caro ai nostri dell'evocazione ed adorazione del Maligno, mostrando reverenza come in "I have given you my mortal life, I wear your marks with pride - Ti ho dato la mia vita mortale, porto i tuoi segni con orgoglio.", e continuando la narrazione in una continua supplica affinchè il Diavolo accolga il protagonista rendendolo un suo demone. "I am the one, let me be your son, A prince of evil, father, I am the one, let me be your son, A prince of evil, Satan - Sono il prescelto, lascia che sia un tuo figlio, Un principe del male, padre, sono il prescelto, lasciami essere tuo figlio, Un principe del male, Satana." viene ripetuto nel ritornello, completando un testo non certo elaborato, e che si basa su un satanismo diretto e semplice alla base del mondo tematico dei nostri. "Thy Legions Come - La Tua Legione Giunge" ci assalta in maniera simile al brano precedente, con un rifting impazzito e drumming massacrante accompagnati dai gri del cantante,  senza lasciarci tempo di metabolizzare quanto sta accadendo; al diciottesimo secondo l' andamento si fa più cadenzato con colpi di batteria distribuiti e fredde melodie struggenti di chitarra mutuate in loop continuo, sottolineato dal growl gutturale di Caligula. Al trentasettesimo secondo torna la sezione ritmica annichilente come un mitra che non smette più di colpirci con le sue raffiche, in un suono violento dai connotati Grindcore dove muri di suono e distorsioni devastano l'ascoltatore; tra il quarantacinquesimo e il cinquantottesimo secondo s' inserisce anche un rifting circolare in tremolo dalla natura Death Metal, che poi lascia spazio a nuovi andamenti frostbitten schiacciati dal drumming serrato oltre ogni limite. L' atmosfera ottenuta è cacofonica e tetra, giocata tanto sulle fredde melodie, quanto sulla violenza della batteria che non conosce sosta o quiete. Al minuto e quarantadue incontriamo una pausa controllata dove le batterie dilatate delineano i giri di chitarra, aprendosi poi in rulli potenti; la struggente melodia si prodiga in una corsa serrata, in un crescendo continuo dal forte impatto e dalle atmosfere nordiche, che al secondo minuto e trentanove esplode in una nuova martellante ed ossessiva marcia di battaglia dove tutto è trascinato da un vento sonoro glaciale. Le chitarre riprendono poi l' andamento precedente, ma con un connotato ancora più dissonante e solenne, portando in primo piano la linea melodica dominante del brano, in un'avvincente cavalcata dove al terzo minuto e diciassette il drumming torna ad essere protagonista in un ennesimo martellamento dove si organizzano i growl inumani delle vocals e gli screaming acidi, supportando il tutto con i giri di chitarra; la punta finale vede invece un ultima corsa epica con rullanti di batteria in bella vista e loop frostbitten reiterati in un movimento tagliente e geometrico, che trascina il pezzo alla sua conclusione. Il testo narra di una fantasia satanica dove un esercito di diavoli assalta il Mondo conquistandolo in nome del Demonio; abbiamo quindi una serie di esortazioni alla battaglia, come "War, war, war... The earth trembles, beneath the all-conquering, Cloven hooves of the black horde for a thousand years - Guerra, guerra, guerra... La terra trema, sotto i  zoccoli ungulati dell'orda nera che tutto conquista, per mille anni." dove poi vengono evocati i vari nomi dei principi dell' inferno associati tradizionalmente con la figura del Diavolo, ovvero Lucifero, Satana, Leviathan, e Belial, chiedendo protezione per le nere orde, immaginando di essere un loro generale e d' incalzarli con frasi come "Set the legions free, open wide your gates let them strike the earth, With your wrathful hate let me see, your majestic kingdom - Liberate le legioni, aprite i cancelli e lasciate che colpiscano la terra, Con il tuo odio vendicativo fammi vedere, il tuo regno." dove si continua a prefigurare la distruzione e la conquista da parte dei demoni. "Evil Prevail - Il Male Trionfa" segue il modello dell' album è parte in quarta con batterie incalzanti e lanciate, accompagnate da riff circolari in tremolo freddi e taglienti; all' undicesimo secondo in concomitanza con l' introduzione delle grida sgolate del cantante, la batteria di Alzazmon si fa più serrata e le chitarre scolpiscono crescenti sonori epici e striduli con scale continue; quest' ultime continuano a costituire la trama portante mentre il drumming conosce prima cavalcate in doppia cassa, poi aperture più controllate che si alternano al momento precedente, in un songwriting un attimo più strutturato e dinamico, ma sempre votato alla violenza. Si ottiene quindi un andamento epico e violento, dove con il growl del cinquantottesimo secondo le chitarre si fanno più basse e solenni, in un movimento che con le dovute precauzioni possiamo definire "intimista", pur bombardato dalla doppia cassa e dallo screaming stridente del cantante; al minuto e trentotto riprendono spazio i suoni più alti di chitarra, che mantengono costante ed incalzante il freddo reparto melodico atonale, mentre la batteria è prima più controllata, poi si lancia in una doppia cassa, che tra il secondo minuto e il secondo minuto e dieci domina la scena in una jam session con i rifting circolari; dopo abbiamo invece una sequenza con arpeggi ariosi in tremolo e drumming dilatato, che crea una delle poche pause del lavoro dove si da spazio ai suoni evocativi e malinconici, e dove trovano spazio growl distorti e ruggenti che recitano il testo come in un nera cerimonia. Questo fino al terzo minuto, quando riprendono ritmi più incalzanti fatti di vortici circolari di chitarra e batteria sferragliante, in un crescendo atonale che al terzo minuto e ventinove viene dominato dai rullanti dello strumento ritmico in una marcia marziale e potente, dove la chitarra si delinea in sottofondo in continui loop a sega elettrica, che trascinano il brano in una dissolvenza che chiude il pezzo allontanandolo sempre più nel mixaggio. Il testo ha un tema simile a quello del brano precedente, immaginando delle truppe demoniache, con la differenza che la narrazione avviene in prima persona: "We are inlaid with gore and grime from uncounted battlefields, In the distant land, The smoke witnesses our murderous path - Siamo riempiti di orrore e sudiciume da battaglie innumerevoli, nella terra lontana, Il fumo tesimonia il nostro incedere omicida." dichiarano gli orribili esseri, fieri della violenza perpetrata. Il loro obbiettivo è naturalmente tormentare i credenti e tutto ciò che è bene, godendo della loro sofferenza, come in "Christian souls cry, the sweet sound of torment, Surrounded by flames, forever they'll burn, Angels struck down, evil prevail - Anime cristiane gridano, il dolce suono del tormento, Circondate da fiamme, bruceranno in eterno, Gli angeli sono sconfitti, il male trionfa." dove vengono riportate immagini di vittoria e massacro dove si prova piacere all'idea dei tormenti a cui saranno poste le proprie vittime. "Slava Satan – Schiavi  Di Satana" è introdotta da un muro di suono fatto di batteria battagliera e giri di chitarra striscianti, che al diciannovesimo secondo dopo un’esclamazione del cantante e un colpo di batteria esplode in una corsa vorticante dove il drumming si fa serrato oltre ogni limite e le chitarre più taglienti nei loro riff atonali; la voce è uno screaming gracchiante e maligno, che si staglia sulle linee dissonanti dello strumento a corda, mentre la batteria ha momenti più cadenzati, slavo poi aprirsi in doppia cassa massacrante come da tradizione della band. Un esempio è dato dalla cavalcata del minuto e diciassette dove vengono raggiunte le vette cacofoniche del Grindcore più violento, mantenendo però in sottofondo i loop ossessivi e freddi di chitarra, che conservano una certa atmosfera solenne; quest’ ultimi diventano protagonisti della composizione verso il minuto e trentasei, quando la batteria si fa cadenzata, ma sempre con rullanti continui in primo piano, e i giri di chitarra spingono in avanti la struttura del pezzo con una melodia atonale epica basata su scale ripetute. Al minuto e cinquantuno parte un’altra cavalcata frostbitten tempestata dai beat serrati del drumming e dove la voce di Caligula si da ad uno screaming maligno e declamante, mentre le chitarre costituiscono insieme allo strumento ritmico muri di suono bestiali, mutuandosi al secondo minuto e dieci in seghe elettriche continue ad alta intensità che evocano venti sonori freddi in un turbine che avvolge totalmente l’ascoltatore; la batteria è un mitra costante che spacca le ossa, anche quando si fa più controllata e cadenzata, mantenendosi potente e pesante, come nel movimento del secondo minuto e ventotto dove la voce del cantante si riempi di effetti in un ringhio gutturale malvagio e demoniaco, e le chitarre si convertono in una valanga continua tagliata dai giri circolari, che prosegue mentre la batteria si ripresenta sotto forma di doppia cassa martellante. Al secondo minuto e quarantasei gli strumenti a corda si fanno più ariosi in una cavalcata da tregenda epica e piena di atmosfera nordica, bombardata dai blast costanti in un torrente in piena che non cessa mai, sotto il quale si organizzano le trame sonore dei montanti di chitarra, rocciosi e costanti, in un grandioso e potente movimento in salire che trova apice nell’ ultima corsa che parte al terzo minuto e trentotto; quest’ultima è una furiosa pioggia di batteria martellante e giri di chitarra circolari in tremolo, sui quali si stagliano le grida del cantante, fino al finale improvviso segnato da un grido demoniaco. Il testo è l’ ennesima evocazione del Maligno, nonché anche un’ altra dichiarazione di devozione e riconoscimento in lui, in un costante tematico che non ci lascia certo sorpresi; “Evil lord of the darkest flame, Arise from your grave, Oh, immortal god, Slava Satan! – Signore del male dalla fiamma più nera, Sorgi dalla tomba, Oh dio immortale, Schiavi di Satana!” declama il protagonista evocando il suo oscuro signore e i demoni suoi schiavi, per condurli verso nefandezze nel nome del loro comune padrone. L’obbiettivo è la distruzione come sempre del Mondo e dell’umanità, in una malvagità elementare dove si trova esaltazione nell’inversione dei valori comuni di Bene e Male, celebrando quest’ultimo in ogni sua forma e sognando di comandare orde di demoni (“All-conquering flying demon, You are under my domination – Demoni volanti che tutto conquistano, Siete sotto il mio dominio.”). "The Black Winged Horde - L' Orda Dalle Ali Nere" parte con un tiratissimo rifting freddo accompagnato da doppia cassa ricca di blast, in un movimento che al diciottesimo secondo assume connotati da sega elettrica grazie ai loop di chitarra, bersagliati dalla ritmica ora cadenzata e dagli screaming aspri del cantante; s’instaura un andamento ipnotico che al trentacinquesimo secondo assume un drumming più cadenzato ed incalzante, portando avanti al composizione con un’epica aria solenne e potente, marchio di fabbrica dei nostri. Compaiono poi al quarantaquattresimo secondo rulli marziali che danno varietà alla ritmica, mentre invece la melodia atonale dello strumento a corda prosegue senza inceppi in un continuo ossessivo ed ipnotico; al cinquantaquattresimo secondo parte una cavalcata più fitta dove le chitarre si fanno ancora più taglienti, devastate dai colpi martellanti di batteria, e ricche di malinconiche e tetre suggestioni grazie all’abbinamento tra struggenti riff e muri di suono permessi dalle doppie chitarre. Al minuto e venticinque la linea melodica portante si fa ancora più presente grazie alle chitarre in tremolo distorte messe in primo piano, accompagnate dalla fida doppia cassa in un crescendo dove le vocals sono grida sgolate costanti, che seguono però il ritornello sottolineato dalla parte strumentale; al secondo minuto viene lasciato spazio al combo di rifting cacofonico e beat ossessivi, il quale ci travolge trascinandoci insieme al pezzo, in balia della potenza espressa dai nostri, mentre i glaciali motivi continuano a svilupparsi in giri circolari maestosi e precisi. Al secondo minuto e diciotto torna la cassa sferragliante lanciata in colpi continui come raffiche di mitra, stabilendo il tono battagliero della composizione dove le chitarre si fanno ancora più stridule; abbiamo poi alternamenti con ritmiche più cadenzate, ma sempre marziali, prima della nuova esplosione del secondo minuto e cinquantadue, una vera e propria tempesta sonora continua dove le chitarre creano un torrente in piena e la batteria una pioggia di frecce devastante. Sorprendentemente al terzo minuto e dieci in concomitanza con growl gutturali del cantante parte un assolo appassionato e tecnico che dona una certa sinistra malinconia al brano, mentre continuano in sottofondo i riff in loop e le grida, ora in screaming, di Caligula; la scena torna nelle mani della doppia cassa a partire dal terzo minuto e quarantatre, instaurando una nuova corsa frostbitten potente e ammalianteche poi si apre al movimento precedente in un crescendo dal grande effetto epico. Abbiamo quindi la parte finale che usa la ritmica serrata e la melodia atonale delle chitarre taglienti per accompagnare le sentite declamazioni distorte del cantante, chiudendo il brano improvvisamente su alte note di solenne e oscura epicità. Il testo parla nuovamente di un immaginario conflitto con le forze del Bene: l’esercito di diavoli corre in soccorso del loro padrone, dando battaglia agli angeli (“Send out your black winged horde, through the night, Defend their lord, when angels strike, Unholy war, thunder roar angels blood falls to the ground – Manda la tua orda dalle ali nere, attraverso la notte, Difendendo il loro signore, quando gli angeli attaccano, Guerra blasfema, il tuono ruggisce e sangue degli angeli cade sul terreno.”) e immaginando Satana stesso che porta, impalato, Gesù Cristo in un gesto di vittoria, ricoperto del suo sangue. Avviene poi il saccheggio e conquista del Mondo, sterminando i cristiani ed eliminandoli dalla faccia della Terra, come descritto in “Once again, the dark age will rise worlds set aflame, By your hellish hate no more feeble Christians ever will reign, Burned into eternal fire, in your darkened domain – Ancora una volta, l’ età oscura renderà i mondi infiammati, Grazie al tuo odio infernale nessun debole cristiano regnerà più, Bruciati nel fuoco eterno, nel tuo regno oscuro.” In cui viene profetizzata la vittoria delle forze del Male. "Vobiscum Satanas - Che Satana Sia Con Voi" è introdotta da rulli di batteria più tecnici rispetto ai bombardamenti immediati dei pezzi successivi, accompagnati da bordate dilatate di chitarra in un incastro dal grande effetto che offre varietà rispetto al modus operandi che domina l’album; al dodicesimo secondo partono colpi più cadenzati di batteria, mentre viene introdotta la voce, questa volta in un effetto ultra distorto che al rende totalmente inumana e mostruosa. Essa lascia posto al ventesimo secondo all’instaurarsi di una corsa dominata dal drumming fitto e dai riff a sega elettrica che portano il brano su coordinate più familiari; punte distorte di chitarra e grida inumane fanno al loro comparsa nel solito muri di suono creato dall’accordatura bassa dello strumento a corda, in una tensione non in superfice come in altre occasioni, ma ben presente, dove tornano le vocals modificate, che poi lasciano di nuovo spazio a lunghe sessioni taglienti e rocciose con doppia cassa ben in vista. Al minuto e diciannove avviene un leggero rallentamento dove tutto si fa più cadenzato e strisciante, in uno dei pezzi più controllati e meno veloci dell’album, ma sempre dalla grande carica violenta, solo giocata più su asimmetrie di chitarra e sulle declamazioni striscianti delle vocals orrifiche in un nero rituale fatto musica; al minuto e trentanove un malinconico assolo stridente carico di melodia atonale sovrasta i fuzz di chitarra instaurando una pausa dai toni epici e sentiti, sottolineata da nuovi rulli tecnici di batteria, che al minuto e cinquantaquattro si convertono in una doppia cassa martellante. Prosegue quindi la nera marcia dai toni freddi ed evocativi, fino al muro di chitarre del secondo minuto tredici dove torna la cantilena, ancora più ricca di effetti, del cantante, gutturale e maligna, accompagnata da crescenti di batteria, ora più serrata, ora più cadenzata e tecnica, e torrenti in piena di chitarre; quest’ultime prendono il controllo a partire dal secondo minuto e quarantasei, in un’epocale e cacofonica corsa dove si delineano i beat ossessivi del drumming; l’intensità cresce al raggiungimento del terzo minuto grazie al connubio tra doppia cassa, muri di chitarre ad oltranza, e riff stridenti, che fanno da perfetta colonna sonora alle solite (per quanto concerne questo brano) vocals ultraterrene, in un costante gioco di tensioni; al terzo minuto e quarantatré l’andamento si fa ancora più combattivo grazie a chitarre rocciose e alte nel mixaggio, che instaurano un’atmosfera solenne, mentre il drumming continua fitto come una pressa impazzita. Al terzo minuto e cinquantasei viene ripresa la melodia dell’assolo precedente, in un effetto struggente dal grande impatto emotivo ed atmosferico, il quale concorre allo sviluppo della composizione, più ragionata questa volta e più vicina ai “valori evocativi” del Black della seconda ondata più tradizionale. L’andamento è ancora più controllato e cadenzato a partire dal quarto minuto e quattordici secondi, in una coda finale epica che prosegue in un motivo solitario e malinconico che si trascina nella dissolvenza che chiude definitivamente il pezzo e il lavoro. Il testo è molto semplice e basato su frasi  blasfeme che creano una nera preghiera satanica in cui viene insultato tutto ciò che è sacro: “Cursed Nazarene, impotent king, Behold great satanas, As he drives his nails deeper into thy hands – Maledetto nazareno, re impotente, Osserva il grande satana, Mentre ti spinge i chiodi a fondo nelle mani.” Viene detto con disprezzo, schernendo Cristo ed esaltando il Male trionfatore, concetto ripetuto poi nelle altre frasi del testo, in cui si parla degli occhi di Dio-Gesù (“The weak fugitive god eyes – I deboli occhi sfuggenti di dio.”) che piangono lacrime sanguinanti mentre il diavolo spinge la sua corona di spine, schernendo la sua mancanza di potere difronte a Satana, invocato nelle parole “Ave satanas, Ave domini inferni – Ave satana, Ave signore degli inferi.” "Ineffable King Of Darkness - L'Ineffabile Re Delle Tenebre" è introdotta da un suono di batteria di qualche secondo, il quale introduce il rifting vorticante dove la batteria in doppia cassa colpisce tutto con i suoi blast costanti e le dissonanze dello strumento a corda evocano venti taglienti che dilaniano il pezzo; al ventesimo secondo l' andamento si fa ancora più devastante in muri di chitarra dove lo screaming del cantante si staglia con punte di growl tra la tempesta sonora degli strumenti indiavolati, in uno dei brani più martellanti di tutto l' album. Il movimento si instaura quindi su un vortice continuo, che all' ascoltatore meno attento può sembrare sempre uguale, ma che in realtà conosce alcune piccole variazioni che vanno a creare diversi passaggi inseriti ina corsa costante che grazie ad essi assume quel minimo di dinamicità; un esempio è dato al minuto e otto secondi dove il drumming si fa così fitto da creare una bordata continua di cascate di rumore, mentre in sottofondo le chitarre proseguono in freddi loop dissonanti, e la voce prosegue nel suo screaming maligno. Al minuto e trentadue la scena è dominata dalle chitarre dissonanti, anticipando sui tempi suoni che poi ritroveremo nel Black svedese moderno, come gli Ofermod, e nel Orthodox più sperimentale e cacofonico, DsO in primis, in un alienante gioco di geometrie sonore; bisogna attendere il minuto e quarantacinque per avere una pausa dove le vocals creano un growl cinematico e le chitarre si organizzano in suoni ariosi e dilatati, più sommessi e in attesa di riprendere in una nuova marcia senza sosta. Quest'ultima arriva quasi subito, dominata da doppia cassa devastante e giri circolari ossessivi, ripetendo gli andamenti precedenti in una maligna sinfonia, che si apre a melodie atonali di chitarra riprese dall' andamento vocale del cantante; al secondo minuto e ventidue il tutto si lancia in una cacofonica alleanza di strumenti impazziti, dove anche la voce diventa un ruggito inumano, in una tempesta impazzita che improvvisamente al secondo minuto e cinquantanove si ferma, lasciando spazio ad un sinistro feedback assordante accompagnato da suoni Dark Ambient in riverbero, che chiudono definitivamente l' album su coordinate inquietanti. Il testo esprime con versi ripetuti come in un rituale il totale riconoscimento del protagonista con il Demonio, a cui ha consacrato la sua vita e il suo corpo, suo tempio: "I am one with Satan, I am the horned beast, I am thy mighty emperor, Ruler of the dark domain, My body is a temple, Wherein all demons dwell, A pantheon of flesh am I, Am I - Sono tutt’uno con Satana, sono la bestia cornuta, sono il potente imperatore, Dominatore del regno oscuro, Il mio corpo è un tempio, Dove tutti i demoni dimorano, Sono un pantheon di carne, Lo sono." ripete con esaltata convinzione il concetto, espresso poi per tutto il testo, celebrando il dominio del Male su tutto e la venuta del futuro regno del Diavolo in terra, tema che domina molti brani dell’ album, ripetuto esprimendo sotto varie forme lo stesso concetto con battaglie immaginarie e blasfemi massacri ai danni di umani e creature angeliche, in un satanismo materiale di stampo medioevale tipico del Black anni novanta.



"Vobiscum Satanas" segna l' inizio di un nuovo periodo per i Dark Funeral dove i suoni si fanno ancora più violenti ed ossessivi, raggiungendo uno stile che sforna un Black Metal cacofonico e violento come mai prima d' ora; si tratta però da una parte di un passo avanti, dall' altro di un passo indietro: la performance di Caligula, nuovo al Black proveniente dal Death, è più monotona e meno potente rispetto a quella di Thermogoroth, e le costruzioni melodiche, pur presenti, risentono della mancanza di Blackmoon, facendosi più ripetitive e meno orchestrali rispetto al lavoro precedente. I brani non sono uguali tra loro, a differenza di quanto può asserire chi non ama la band, ma sicuramente si basano su un certo tipo di songwriting votato alla violenza continua e devastante, senza lasciare respiro fino al finale del disco: questo può creare una certa "claustrofobia" dove l' impatto è martellante, e può lasciare un certo senso di essere stati si colpiti, ma senza lasciare in mente epiche melodie come in passato. Insomma, si tratta di un nuovo punto di partenza dove i Dark Funeral devono riadattarsi ad una nuova formazione e realtà, e dove i membri devono prendere confidenza tra loro e con il nuovo stile dove Lord Ahriman da più spazio al suo amore per le ritmiche veloci e violente; il successivo "Diabolis Interium" aggiusterà il tiro (modificando leggermente anche la line up, mai costante) introducendo qualche piccolo cambiamento ed organizzando meglio l'apparato melodico, senza imitare quanto fatto in precedenza, ma trovando una nuova direzione più compiuta, dove anche la voce del cantante presenterà una voce più incisiva e convincente. Prima di esso però i nostri renderanno omaggio ad una serie di influenze, con l'EP di cover "Teach Children To Worship Satan" che vedrà Domion alla seconda chitarra e Gaahnfaust alla batteria, dove reinterpreteranno veri e propri classici del Metal estremo alla base delle influenze dietro alle sue diramazioni Black e Death.


1) Ravenna Strigoi Mortii
2) Enriched By Evil
3) Thy Legions Come
4) Evil Prevail
5) Slava Satan
6) The Black Winged Horde
7) Vobiscum Satanas
8) Ineffable King Of Darkness

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