DARK FUNERAL

The Secrets Of The Black Arts

1996 - No Fashion Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
01/12/2014
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Prosegue la nostra analisi della discografia dei Dark Funeral, gruppo Black Metal tra i più duraturi (assieme ai Marduk) ed influenti della scena svedese, fortemente caratterizzata da un suono allo stesso tempo veloce e diretto, dalle chiare influenze Death e Grind soprattutto nei Blast Beat continui di batteria, ma anche pulito e professionale nella produzione, distaccandosi dal modus operandi più primitivo ed atmosferico dei cugini norvegesi, guadagnandosi negli anni le antipatie di certi puristi che non gradicano le influenze sopra citate e che vedevano come commerciale qualsiasi rifinitura. Dopo essersi fatti conoscere con l' EP  di debutto del 1994 "Dark Funeral" prodotto da Dan Swanö degli Edge Of Sanity per la "Hellspawn Records", i nostri trovarono un discreto successo da parte di una larga fetta di pubblico, coinvolgendo soprattutto chi non apprezzava in genere il Black Metal più rozzo e lo - fi. Il loro seguito, inoltre, era stato anche ampliato dai loro live: il giorno stesso dell' uscita dell'EP, infatti, suonarono ad Oslo con i Marduk (quest' ultimi al loro primo concerto fuori dalla Svezia) ed i norvegesi Gorgoroth, dimostrandosi più che competenti in sede live, dimensione spesso sottovalutata da certi gruppi Black, e che addirittura non viene nemmeno contemplata, ancora oggi, per alcuni gruppi decisi a tenere al massimo la propria "misantropia" e aria di mistero. I Dark Funeral non sono certo di questo avviso, e sin da questi esordi dimostrano che alla base del loro sund violento e diretto dei nostri vi è decisamente un "attacco alla giugulare" pomposo e potente; il tutto, preferito all'evocare sinistre ambientazioni malinconiche e spettrali tramite registrazioni lo - fi e grezze o uso di elementi Dark Ambient come invece succede spesso nell' ambito norvegese, soprattutto in grossi nomi come Burzum o i Darkthrone. Grazie a questa loro caratteristica, i nostri poterono anche fare riferimento ad un pubblico più legato al Death e all'attività concertistica delle band, un pubblico che venne sempre più a contatto in Svezia con gruppi come loro e i Marduk, diffondendo il Black Metal sotto una nuova forma parallela che con il tempo avrà sia consensi, sia avversari accaniti che lo reputeranno troppo lontano dai valori musicali, e soprattutto esistenziali, della seconda ondata dell'acciaio nero. In realtà, i nostri semplicemente fecero loro la visione del Black in una chiave più legata alla musica e all' esecuzione, tipica della mentalità svedese che ha sempre avuto in tutti i generi un certo gusto grandioso dove la melodia è diretta e ben presente, e dove lo spettacolo dal vivo è un elemento imprescindibile dall'impatto e dall'esperienza musicale. Bisogna inoltre considerare che in Svezia lo stato era molto meno censorio nei confronti della violenza nei propri media rispetto a quello norvegese, e quindi vi era molto meno un clima di repressione e ricerca del proibito, e più una voglia di estremo musicale che si mantenesse appunto principalmente su questo piano, ben lungi dalle esagerazioni norvegesi. E' presente però anche qui un certo interesse per l'occulto e il satanismo, tipico del periodo, che caratterizza i testi dei Dark Funeral, che pur non trattandosi certo di serie discussioni spirituali sul tema come si possono trovare oggi in certi gruppi Orthodox del dopo millennio, mantengono un forte elemento blasfemo e oscuro sentito veramente, tramite la descrizione di creature infernali, stregonerie e fantasie oscure di stampo medioevale, stabilendo in questo una chiara continuità con quanto portato avanti dai gruppi norvegesi dediti al Black satanico (i quali poi spesso passarono a tematiche più legate al paganesimo e alle proprie radici culturali, mentre gli svedesi diventeranno con gli anni ancora più estremi e votati al male). Nel 1995, senza perdere tempo, il gruppo si prepara per registrare il loro primo full - length, sostituendo il fuoriuscito batterista Draugen con Equimanthorn, mentre Themgoroth rimaneva alla voce e al basso, Blackmoon alla chitarra (prestando la voce nella decima traccia), partecipando entrambi e dei testi, e Lord Ahriman continuava ad occuparsi della seconda chitarra e della direzione dei Dark Funeral, principalmente tenuti insieme dalla sua direzione e dalla volontà di dar voce musicale al suo satanismo di stampo Laveyano; dopo aver provato ancora con il precedente produttore, i nostri sentono di volere una produzione ancora più potente e moderna, che desse risalto alla ferocia tagliente delle chitarre, e ai colpi potenti e veloci della batteria, marchi del loro suono che intendevano valorizzare il più possibile. Per questo si rivolgono agli "Abyss Studios" di Peter Tägtgren, mente della band Death Metal svedese Hypocrisy e produttore di diversi album storici della scena estrema di band come Amon Amarth, Marduk, Dimmu Borgir, Immortal, Enslaved e molti altri; qui il tutto viene registrato nuovamente, portando alla nascita di "The Secrets Of The Black Arts - I Segreti Delle Arti Oscure" pubblicato per la "No Fashion Records", (etichetta che li accompagnerà per lungo tempo). Si tratta del loro primo album completo, dove il loro stile trova forma e perno in un muro di chitarre e blast beat di batteria costanti, dove non sono certo complicati esercizi poliritmici ad essere cercati, bensì un assalto costante ai sensi giocato sui loop di chitarra spessi e taglienti, dove sono presenti si accenni di melodia con una certa cadenza e una produzione pulita che non nasconde nulla nel mixaggio, ma dove la ferocia è molto più alta di quella sia dei colleghi norvegesi, sia del Melo - Death svedese ad essi parallelo soprattutto grazie ad una comune produzione e al gusto per i riff in tremolo in chiave minore ripetuti e trascinanti, e per il drumming serrato che ruba il posto al basso come protagonista dell' ossatura ritmica dei pezzi. Un suono dunque diretto e che segue uno schema abbastanza chiaro e non eclettico, ma che si fa seguire grazie ad un'esecuzione senza fronzoli dove la perizia dei partecipanti è indiscutibile, partorendo anthem neri come la pece fatti per trascinare l' ascoltatore ed essere ascoltati a tutto volume, e non per creare stati di trance elaborati o momenti riflessivi, dove dobbiamo sottoporci all' attacco continuo per trovare esaltazione sonora nella grandiosa oscurità feroce e maligna dei nostri; non bisogna comunque pensare che manchi qualsiasi musicalità, infatti i Dark Funeral sanno qui dosare il songwriting con alcuni staccati più controllati e melodici dalle nere atmosfere e dalla media velocità, che per contrasto sottolineano la violenza delle cavalcate turbinanti che dominano il lavoro. Lo stile vocale è molto vario e veramente maligno ed oscuro, grazie ad una serie di scream e growl alternati con sussurri e parti in pulito, in una esecuzione dai toni quasi drammatici da parte di Themgoroth che si dimostra un ottimo vocalist in un panorama dove molto spesso è difficile che il cantato si distingua sensibilmente dalla norma generale; questo è un altro degli elementi a favore dei nostri che stabiliscono delle caratteristiche che li rendono riconoscibili con un proprio "marchio di fabbrica" mantenuto, pur con le dovute variazioni ed accorgimenti, in tutta la durata dell' album.



"The Dark Age Has Arrived - E' Giunta L' Era Oscura" apre il lavoro, accogliendoci con pulsazioni Ambient oscure e telluriche che durano solo sedici secondi, esplodendo nel rifting serrato di "The Secrets Of The Black Arts - I Segreti Delle Arti Oscure", la Title Track che mette subito le cose in chiaro con le sue melodie atonali e fredde sviluppate tramite i giri di chitarra a motosega, tempestati dai blast ossessivi del drumming, una vera macchina della morte a tutta potenza; le vocals completano il quadro in un tono rauco e maligno, che si lega perfettamente con le folli ritmiche degli strumenti. Al trentacinquesimo secondo la composizione si fa ancora più epica, con chitarre ancora più alte nel mixaggio e batteria più controllata, dai movimenti cadenzati che sottolineano l' epica e tetra atmosfera ottenuta grazie all' andamento "ad organo" dello strumento a sei corde; al quarantaquattresimo minuto però si convertono di nuovo in una marziale doppia cassa che tempesta la struttura del pezzo fino alla pausa del cinquantesimo secondo segnata da un colpo di batteria, e poi da un suono di chitarra arioso che si tramuta presto in un loop accompagnato da battiti improvvisi dello strumento ritmico, sfociando poi in una nuova folle corsa dove sono i blast serrati e i giri circolari taglienti di chitarra ad essere protagonisti. Si crea così un ritmo infernale, e allo stesso tempo ammaliante ed incalzante, grazie alle imperiali melodie sferraglianti e fredde delle chitarre, solenni e maestose nel loro creare atmosfere grandiose che non possono lasciare indifferenti, sorrette perfettamente dai duri colpi della batteria che fa da ossatura alla parte ritmica di tutto il brano, anche grazie al perfetto mixaggio ad opera di Tägtgren. Al minuto e ventotto abbiamo una leggera variazione con marce di drumming ripetute e chitarre più cadenzate, in una nuova colonna monumentale dove la potenza della strumentazione lascia esterrefatti. Al minuto e quaranta riparte il movimento più veloce, con una corsa tipicamente frostbitten pregna di malinconica melodia grazie alle solite chitarre perfette, taglienti, ma allo stesso tempo catchy e orchestrali, bombardate dalla doppia cassa serrata che si apre all' uso di blast pesanti e veloci, mentre lo screaming di Thermogoroth si fa ancora più inumano e feroce, evolvendo nel grido dei due minuti e un quarto; dopo di esso il songwriting si da ad un nero vortice cacofonico dove tutto si fa spinto al massimo, ma anche questo andamento ha vita breve: molto presto, ai due minuti e ventisei torna l' elemento più cadenzato, dimostrando come al contrario di quanto possano pensare i detrattori, la tecnica dei Dark Funeral è presente e ragionata, seppur in funzione di un sound veloce e violento. Ritroviamo dunque le melodie appassionanti di chitarra e le feroci grida, nonché naturalmente il drumming serrato, in un andamento che esplode al terzo minuto in una pioggia serrata di batteria e voce distorta dai toni mostruosi e demoniaci, completata naturalmente dai giri taglienti e maestosi di chitarra, in un finale dal grande impatto dove tutto accelera in un' ultima tempesta fredda e oscura dai connotati perfettamente Black. Il testo non ci sorprende, trattando del tema più caro ai nostri: l'evocazione del Demonio ai fini di ottenere poteri oscuri e diventare tutt'uno con le forze infernali; "Lord of darkness, I speak thy name, Bestowe me a vision, From the deeps beyond the flames. - Signore delle tenebre, evoco il tuo nome, Dammi una visione, Dagli abissi oltre le fiamme." supplica il protagonista durante il suo blasfemo rito. Prosegue poi il viaggio nelle arti oscure, dalle quali viene tratta blasfema conoscenza, esplorando un luogo antico e dalle camere segrete, le quali conservano terribili e malvagi segreti; il nostro si definisce un apprendista della magia nera in "I'm an enchanter, A disciple of the ART aflame. - Sono un iniziato, un discepolo dell' ARTE infernale." sancendo il suo ruolo e la sua devozione alle forze del male, in una tipica fantasia satanico - medioevale dal gusto inconfondibilmente Black Metal che richiama rituali satanici ed oscuri condotti in manieri abbandonati e altri tetri luoghi. "My Dark Desires - I Miei Oscuri Desideri" è un brano già apparso sull' omonimo EP di debutto, qui però ancora più violento e grandioso grazie alla nuova produzione dove i rifting di chitarra, le grida, e i blast di batteria prendono vita circondando l' ascoltatore e gettandolo nella tormenta sonora evocata dai nostri; le urla bestiali del cantante sono ora ancora più potenti e feroci, accompagnandosi al rifting vorticante perfettamente udibile e al drumming ora tridimensionale nel suo suono potente ed ossessivo. Anche in questo caso la composizione esplode al trentaquattresimo secondo in un loop trascinante dove le vocals dispiegano il ritornello catchy e trascinante e i blast di batteria tempestano il pezzo come in una violenta marcia senza sosta, mentre le chitarre instaurano bellissime e malinconiche melodie che completano perfettamente il cantato in riverbero, epico ed evocativo allo stesso tempo; al minuto e dodici parte un andamento più cadenzato, nei suoi colpi di drumming precisi e nei riff freddi e taglienti, ripetuti con un effetto solenne ed ipnotico che cattura l' ascoltatore. Al minuto e mezzo torna la doppia cassa insieme alla voce ancora più selvaggia e al loop di chitarre circolari, in un movimento che esplode in una corsa serrata che si ferma improvvisamente verso i due minuti e diciotto per dare spazio ad una pausa cadenzata segnata da colpi di batteria e bordate controllate di chitarra, che evolve poi in un movimento struggente caratterizzato da freddi arpeggi melodici sui quali si staglia una parte vocale pulita dal sapore cinematico; esso viene a sua volta interrotto da una nuova pausa che riprende il motivo cadenzato di quella precedente, accompagnata dal grido gutturale del cantante. L' improvvisa declamazione della voce maligna al terzo minuto e otto, momentaneamente da sola, preannuncia l' esplosione che segue, dominata da feroci chitarre potenti e batteria cadenzata, che accompagnano le vocals ora assolutamente demoniache; presto torna il rifting a sega elettrica ricco di trascinante melodia, accompagnato naturalmente anche qui dalla doppia cassa, in un epico finale che chiude improvvisamente il pezzo con un feedback vocale. Il testo anche questa volta narra di un blasfemo rituale satanico atto ad evocare il Diavolo, con tanto di sacrificio umano di una vergine nel più tipico immaginario legato a tali temi ("Under the pale light of the frozen moon, I prepare the virgin for sacrifice - Sotto la pallida luce lunare, Preparo la vergine per il sacrificio"); il nostro prosegue con il suo empio cerimoniale, evocando il Demonio per ottenerne i poteri, come declamato in "I SUMMON the horned one from the abyssmal kingdom, Grant me the darkened unholy power, To please my evil wicked lust - IO EVOCO il portatore dei corni dal regno abissale, conferiscimi l' oscuro potere blasfemo, Per saziare la mia malvagia e perversa voglia." in cui dichiara senza remore la sua natura malvagia e i suoi blasfemi desideri che intende realizzare entrando in contatto con le forze infernali che accoglie in se. La sua malvagità è tale da non avere pietà nemmeno per se stesso, richiamando su di se la dannazione in "Satan - take my soul to hell, I must burn in the unholy flames, Satan - take my soul to hell, I must burn to purify my weak soul- Satana - porta la mia anima all' inferno, devo bruciare nella fiamma blasfema, Satana - porta la mia anima all' inferno, devo bruciare per purificare la mia debole anima.", desiderando soffrire in nome del suo infernale signore, superando ogni concetto di umanità e bene, considerate debolezze. "The Dawn No More Rises - L' Alba Non Sorge Più" viene introdotta da un arpeggio di chitarra freddo e malinconico, sul quale si stagliano le grida in riverbero del cantante; al diciassettesimo secondo esso evolve in un loop continuo devastato dalla doppia cassa violenta come sempre, che poi si tramutano in momenti più cadenzati nei quali lo screaming malvagio declama la sua nera orazione, salvo poi lanciarsi di nuovo in corse folli a piena potenza. Come sempre lo strumento a corda mantiene la struttura melodica del pezzo, dai toni solenni ed operistici grazie ai giri circolari "ad organo" tipici dello stile del gruppo, come quelli che partono dal primo  minuto del brano, in un' atmosfera incalzante che coniuga l'oscuro pathos del Black con corse al fulmicotone ben calibrate; questo andamento cresce d' intensità al minuto e venti mettendo in primo piano il rifting frostbitten ed evocativo, accompagnato dai beat di batteria e dalle vocals inumane sature di riverbero. Improvvisamente tutto rallenta al minuto e quaranta lasciando spazio ad una sofferta interpretazione del cantante, più pacata, supportata da arpeggi altrettanto emozionali, grandiosi e struggenti, che segnano il motivo melodico che viene poi sovrastato di nuovo dal drumming serrato, in una sequenza di riff freddi e taglienti di ottima fattura, per uno dei brani migliori di tutto l' album, oscuro e allo stesso tempo ricco di cavalcate di matrice Death/Thrash convertita al nero metallico; colpi di chitarra segnano al secondo minuto e venticinque l'esplosione che porta con se il ritorno del movimento precedente, più devastante e violento, segnando l'alternanza all'interno del pezzo di andamenti sempre tesi, ma ora più giocati sulle malinconiche melodie atonali, ora sulle sfuriate con chitarre a sega elettrica e drumming ricco di blast precisi, veloci, potenti. Essa si protrae in una marcia trita ossa dal forte impatto, assumendo poi di nuovo toni più cadenzati dominati dai loop di chitarra, ma sempre battaglieri, ai due minuti e quarantacinque, prima di lanciarsi nell' ultima corsa dove la doppia cassa sovrasta tutto, ma anche le chitarre sono ben udibili nel mixaggio, soprattutto nella struggente sezione finale dove il crescendo degli strumenti trova il suo apice in una summa degli elementi che caratterizzano il pezzo. Il testo evoca apocalittici scenari prefigurando la vittoria del Male sul Bene, ben rappresentata nel verso "Lighting strikes the realm of light, Angels burn in flames of fire, Storms from hell embrace the skies, As blackwinged hordes arrive -  Saette colpiscono il regno della luce, Angeli bruciano nelle fiamme infuocate, Tempeste infernali avvolgono i cieli, Mentre orde dalle ali nere giungono.", che illustra la distruzione del paradiso da parte delle forze infernali; ciò scatena l' Inferno sulla Terra, mettendo fine ad ogni speranza, in tetri ed oscuri segni come la scomparsa dell' alba e della luce del sole, sostituita in un' eterna tenebra ("The dawn no more rises, Across the darkened horizons. Light no more shines, Over the kingdom of damnation  - L' alba non sorge più, Negli orizzonti oscuri. La luce non splende più, Sul regno dei dannati.") che segna un' età oscura che non avrà mai fine, celebrazione del Demonio e del Male. "When Angels Forever Die - Quando Gli Angeli Periscono In Eterno" non perde assolutamente tempo e ci accoglie sin dalle prime battute con una cavalcata frostbitten grandiosa ed epica, sorretta dalla doppia cassa e dal rifting serrato e tagliente, sui quali partono le vocals ormai familiari di Thermogoroth, ricche di riverbero e sgolate nella loro esecuzione selvaggia: al diciottesimo econdo un ponte molto Thrash con bordate di chitarra controllate introduce l' inasprimento dei toni in una velocità ancora maggiore, in un turbine nero dove i riff continui si aprono a melodie notturne ed epocali, mentre il drumming continua senza sosta a bersagliare l'ascoltatore, ora con blast serrati, ora con movimenti più dilatati, ma sempre violenti, trovando alleanza con la voce blasfema e maligna del cantante. Al minuto e venti una pausa dove dominano le chitarre in tremolo anticipa l' ennesima cavalcata, dove le chitarre si fanno ancora più struggenti e dai toni operistici, aprendosi in una sequenza di movimenti estasianti che non lasciano la presa, bombardati dai colpi di batteria marziali che segnano il ritmo serrato ed incalzante seguito nel songwriting da tutta la band; dopo lo stop improvviso dei due minuti e trentadue, dalla durata di pochi secondi, ritorna la corsa Black Metal che evoca tempeste di neve e notturni mondi demoniaci, sempre grazie alle chitarre irresistibilmente catchy e distorte, sulle quali il drumming si modula a seconda dell' andamento del brano, ora in blast fitti come piogge di frecce, ora in colpi più controllati, ma sempre potenti. Il crescendo del pezzo è costante, giocato sapientemente sulle minime variazioni di andamenti, che consentono di mantenere una linea unitaria e coerente nel songwriting, ma allo stesso tempo di non ripetere ad oltranza movimenti monotoni, offrendo all' ascoltatore attento viaggi epocali che si basano su un suono veloce e allo stesso tempo impeccabile in termini di produzione, resa sonora, ed esecuzione. Il testo sembra continuare per filo e per segno il tema precedente: l' annientamento delle forze angeliche divine da parte dei demoni condotti dal Demonio, che segna la sua vittoria e la conquista della Terra. "Dark age, KINGDOMS lost in shadows, Fallen empires, Cursed by unholy lord - Età oscura, REGNI persi nelle ombre, Imperi caduti, Maledetti dal blasfemo signore." ci mostra la devastazione perpetrata nel mondo dal Diavolo dopo la sua vittoria, ricordata ad oltranza nel ritornello "When angels forever die, When satan has arrived, When satan RULES the world for eternity - Quando gli angeli perisono in eterno, Quando arriva satana, Quando satana DOMINA il mondo in eterno.", in un testo non certo complicato o filosofico, che si basa sulla caratteristica blasfemia "elementare" e giocata su l' inversione della vittoria del Bene sul Male, tipica del Black scandinavo dell' epoca e non solo. "The Fire Eternal - Il Fuoco Eterno" parte in maniera molto simile al brano precedente, senza perdere tempo in introduzioni e lanciandosi direttamente nel mezzo dell'azione; ci ritroviamo quindi circondati dal solito drumming in doppia cassa accompagnato da riff freddi, veloci e taglienti dal forte impatto evocativo e inconfondibilmente nordici nelle loro scale di melodie atonali ammalianti che insieme alla sezione ritmica (dove è la batteria a farla da padrona, con un basso praticamente inesistente ai fini dell' ascolto) crea l'ossatura del pezzo. Al ventisettesimo secondo i toni si fanno ancora più serrati grazie alle casse sempre più fitte e ai riff maniacali nella loro performance certosina, tra i quali compare il grido del cantante, che anticipa l' inizio del cantato al quarantasettesimo secondo, supportato dalla doppia cassa e dalla ripetizione dei loop di chitarra glaciali, in una corsa senza respiro, dove è il primo elemento a creare onde di ritmo grazie ad isole più cadenzate che si tagliano spazio nel bombardamento generale; al minuto e quarantasette grazie al lavoro di chitarre di Lord Ahriman e Blackmoon la composizione diventa ancora più epica e solenne in un atmosferico crescendo "ad organo" dello strumento a corda, che crea una melodia struggente tipica dello stile dei nostri. L' improvviso stop al secondo minuto e venti da spazio ad un nuovo bombardamento sonoro, grandioso e caotico nei suoi toni ai limiti del Grind, dominati da esplosioni di doppia cassa continua e bordate di chitarra stagliate sul continuo loop a sega elettrica, aprendosi poi nuovamente su toni più cadenzati ed incalzanti, ma sempre potenti, sui quali si organizzano le grida selvagge del cantante; i nostri quindi prendono alla gola come meglio sanno fare, ma non dimenticano mai il gusto per l' hook costante e per gli andamenti catchy, come testimoniata dalla coda finale che dai tre minuti e diciotto viene dominata da un apice sonoro coronato da rifting struggente e drumming battagliero, i quali continuano ad oltranza fino al finale improvviso e senza cerimonie, che ci lascia senza respiro. Il testo si concentra sulla rappresentazione dell' Inferno, in un viaggio dantesco in cui il protagonista ha visioni in cui si trova in esso; "Descended to the abyss, On a lifeless shore, Enshrouded in obscurity, The kingdom called my name. - Disceso nell' abisso, Su una spiaggia senza vita, racchiuso nell' oscurità, Il regno chiamò il mio nome." ci viene narrato, rimembrando il paesaggio infernale che si staglia davanti agli occhi del nostro, il quale proseguendo si trova davanti ad un portale, che varcato mostra le fiamme dell' Inferno: senza esitazione egli si lancia in esse, desideroso di essere dannato in eterno nel nome del Demonio. Tutto il concetto è perfettamente riassunto nei versi  "Dreamlike visions, Of a journey into hell, I burned for master satan, I burned for his throne. - Visioni sognanti, Di un viaggio nell' inferno, sono bruciato per satana il maestro, sono bruciato per il suo trono." in cui la propria dannazione viene celebrata in una cieca devozione al Maligno. "Satan's Mayhem - Il Massacro Di Satana" continua al tendenza dei due brani precedenti e ci assale con riff quasi meccanici nei loro giri quadrati a sega elettrica, e blast continui, in un atmosfera imperiale e potente, che trova l' apice nell' esplosione dei venti secondi che accelera i ritmi in una corsa maniacale giocata meno sull' atmosfera, e più sulla violenza sonora dura e cruda distribuita in bordate continue; al trentacinquesimo secondo però con l' introduzione della voce, qui più gutturale e vicina al growl rispetto ai pezzi precedenti, abbiamo un rifting più glaciale, sempre stagliato dia blast di batteria, che al cinquantesimo secondo si pronuncia in loop taglienti accompagnati da drumming più cadenzato e sotto controllo. Al primo minuto la parte ritmica incrementa di velocità, anticipando la nuova corsa del minuto e sette dove le vocals sature di riverbero si organizzano tra i riff costanti e la batteria doppia cassa, in un vortice sonoro tipico del songwriting della band, seguendo un andamento riscontrato nei due pezzi precedenti in una sorta di trittico centrale basato sull' assalto epico; l'intensità sale al minuto e mezzo con i blast marziali che non danno tregua e le chitarre alte nel mixaggio, sferraglianti e distorte, seguita al minuto e trentanove da un' apertura più cadenzata e ricca di arpeggi di chitarra malinconici. Essa è arricchita da effetti vocali in sottofondo dal tono misterioso, e lascia spazio ad una nuova corsa  spacca ossa dopo lo stop del secondo minuto e tredici, la quale sott'intende la fredda e struggente melodia dei riff, sempre dall' alto fattore atmosferico ed epico, dilaniata dai blast duri come colpi d' incudine; solenni assoli si inseriscono tra i colpi di batteria, crescendo dì intensità nella breve pausa del terzo minuto e sei, più controllata ed eterea, e mantenendola anche nella successiva cavalcata da tregenda dominata dai beat continui, e dove esplode poi di nuovo il loop di chitarre a sega elettrica; l' andamento è quindi segnato dal ritorno ai toni più violenti, ora dediti a bombardamenti, ora a parti più cadenzate, sempre però ricche di melodie atonali, e al quarto minuto tornano gli effetti vocali in sottofondo, in concomitanza dei quali il drumming si fa ancora più serrato. La coda finale parte dal quarto minuto e venti in una corsa epica giocata su doppia cassa fitta e muri di chitarra che si perdono nella dissolvenza chiudendo il pezzo in maniera meno improvvisa rispetto a quanto avvenuto in precedenza. Il testo evoca visioni di tomba, descrivendo in prima persona il deperimento di un cadavere, che racconta il suo stesso stato in "Since the day I passed the cemetary portals, I dwell in a dark emptiness, Year after hour, my veins turn to dust, In a time endless I see myselft wither away..... Wither away. - Dal giorno in cui ho superato i cancelli del cimitero, Dimoro in un' oscuro vuoto, Anno dopo ora, le mie vene diventano polvere, in un tempo senza fine vedo me stesso deperire... Deperire." in una tetra e decadente narrazione; privo di qualsiasi consolazione ("Forlorn of hope, chained to solitariness. - Privato della speranza, incatenato alla solitudine.") egli evoca il Demonio affinché lo conduca all' Inferno, ma senza avere risposta, rimanendo imprigionato in eterno nel suo stesso cadavere, in una sorta di malinconica immagine satanica dove la fredda tomba separa il satanico deceduto dalle "gioie" dell' Inferno. "Shadows Over Transylvania - Ombre Sulla Transilvania" è un altro pezzo ripreso dall' EP di debutto dei nostri, "Dark Funeral", per l' occasione riarrangiato e dotato di una produzione ben più potente e cristallina, migliorandolo sotto ogni punto di vista; la batteria di Equimanthorn risulta ben più violenta e spezza ossa rispetto a quella di Draugen, e el chitarre decisamente pià orchestrali ed epiche nei loro muri di suono; anche qui al ventesimo secondo incontriamo la voce mutuata in uno screaming sgolato e in pieno riverbero, qui ancora più maligna, e la batteria si converte in una doppia cassa potente accompagnata dai freddi riff circolari di chitarra in un loop ipnotico. Al trentottesimo secondo parte la pausa caratterizzata da drumming controllato e cadenzato e arpeggi, che poi accelera di velocità, presentando le disperate vocals del cantante che si lanciano in screaming inumani che trovano perfetta connotazione nei devastanti movimenti circolari di chitarra; la corsa prosegue fino al minuto e mezzo, quando anche qui un assolo, ora più potente e alto nel mixaggio, viene presto accompagnato da grida e colpi dilatati da batteria, evolvendo poi in un rifting ricco di  melodia atonale  incalzante dove in sottofondo percepiamo ora synth orchestrali che delineano un' oscura atmosfera. La corsa prosegue imperterrita fino al secondo minuto e mezzo, quando una pausa lascia il posto a loop delineati dalla batteria cadenzata, in un andamento decisamente più lento e Doom dal sapore più classico, e che mostra un raro momento di quiete nel songwriting generalmente tellurico della band; anche in questo caso il tutto prosegue roccioso, segnato dai fraseggi di chitarra, fino all' esplosione finale di doppia cassa, sempre monolitica, che improvvisamente si perde nella dissolvenza che chiude il pezzo. Il testo tocca il tema caro al Black Metal dei vampiri non morti, i quali si nutrono del sangue dei viventi, in un diabolico e primitivo romanticismo nero, che qui però punta più agli aspetti truculenti e all' esaltazione dei vampiri come figure demoniache portatrici di terrore e morte. "Darkness - spreads in a shape of evil, Over the rising kingdom of Transylvania, Shadows - surrounds the ancient castle, The palace of death far away where no light exist - Tenebra - si espande in una maligna forma, Sul regno sorgente della Transilvania, Ombre - circondano l' antico castello, Il palazzo della morte lontano dove non esistono luci." evoca immagini da film horror ricollegandosi ai classici topoi come i castelli lugubri sede dei vampiri, come il ben noto Dracula, il nobile transilvano sul quale poi Bram Stoker si è basato per quello che sarà l' archetipo del vampiro moderno, tormentato e sensuale, dai quali volano per nutrirsi del sangue dei mortali ("The purest blood shall flow, The mortals shall please, The hunger of the undead souls - Il sangue più puro scorrerà, I mortali appagheranno, La fame delle anime non morte.") completando il racconto semplice e diretto dalle nere atmosfere sanguinolente che ben si adattano al lugubre e feroce contesto musicale dei nostri, allo stesso tempo regale e maestoso come la figura dei bevitori di sangue non morti. "Bloodfrozen - Sangue Congelato" parte in maniera sommessa con un arpeggio arioso ed oscuro, che al ventesimo secondo viene sovrastato dal grido disumano del cantante, segnando l' aggiunta della batteria cadenzata; il movimento che si viene a costituire si protrae dai toni minacciosi sorretti dal drumming marziale, fino alla nuova pausa melodica del quarantesimo secondo, calma e dominata dalla malinconia delle chitarre, sulle quali la batteria si mantiene controllata anche quando entra in doppia cassa. Ma al minuto e un quarto scatta l' accelerazione con vocals piene di riverbero, riff taglienti a sega elettrica, e blast potenti, in una nuova tempesta sonora evocativa e fredda dai toni notturni; al minuto e quarantacinque la composizione si apre in un epico incedere sorretto dai giri circolari di chitarra in loop e dal drumming sostenuto, che a sua volta lascia di nuovo spazio al motivo precedente, in un gioco di alternanze che dona dinamicità al brano, più controllato ed evocativo rispetto ad altri episodi dell' album; al secondo minuto e un quarto esplode di nuovo la cavalcata frostbitten dominata dalla doppia cassa e dai riff glaciali, la quale si organizza con i momenti più pacati dove sono gli arpeggi struggenti a prendere il controllo, ripetuti poi ad oltranza con il supporto sempre dei colpi serrati di batteria. Il tutto procede quindi su ritmi veloci, ma che non raggiungono i vortici Grind di altri brani, mantenendosi più spettrale e malinconico, in un pezzo più "classico" nel suo Black Metal evocativo; al secondo minuto e ventitré ricompare il suono più cadenzato e struggente dominato dagli arpeggi circolari, malinconici nel loro incedere che viene poi bombardato dalla doppia cassa, e che lascia poi di nuovo spazio alla corsa senza freni; quest' ultima esplode al terzo minuto in una tempesta di beat bordate di chitarra, ma dopo lo stop improvviso del terzo minuto e dieci incontriamo un nuovo epico movimento melodico arioso ed orchestrale, che viene prima accompagnato dalla doppia cassa, poi da ritmi più cadenzati, salvo ritornare subito dopo su andamenti più sostenuti. La coda finale parte al terzo minuto e quarantasette, dominata dal drumming impazzito e dai loop a sega elettrica, in un crescendo che nella conclusione improvvisa si chiude con rulli di batteria e colpi di chitarra che lasciano spazio al silenzio. Il testo riprende il tema dei vampiri, narrandoci in prima persona le gesta di uno di essi: “As nightfall closes in I know the time has come, When I spread my darkened wings and become one with the night, Obsessed by eternal bloodlust, Into the embrace of the skies I fly, To satisfy my desires and kill once again.  - Mentre la note si avvicina so che il tempo è giunto, Mentre apro le mie ali nere e divento tutt’uno con la notte, Ossessionato dall’ eterna sete di sangue, Volo nell’ abbraccio dei cieli, Per soddisfare ancora una volta la mia voglia di uccidere.” Presenta perfettamente il mostro non morto nell’ inizio della sua caccia notturna, dalla quale trare sostentamento e piacere di uccidere; egli celebra i suoi massacri alla luce del chiaro di luna, prima di tornare all’ alba nel suo maniero in cui si nasconderà presso una cripta dalla luce del sole (“Dawn, As the rays of the moon fade away, I return to the chambers of my castle. - L'alba, Mentre i raggi di luna svaniscono, Ritorno nelle stanze del mio castello.") pronto a risvegliarsi la notte successiva in un eterno ciclo di morte. "Satanic Blood - Sangue Satanico" è una cover di un pezzo dei Von, considerati da molti la prima band Black Metal americana, la quale ha anticipato e largamente influenzato la corrente scandinava del genere, rimanendo però per anni celata al grande pubblico (anche perché pubblicheranno un album ufficiale solo nel 2012, avendo lasciato fino ad allora solo una serie di demo) e riscoperti solo grazie ad internet nei tempi più recenti, cosa che ha poi permesso loro di riprendere la loro carriera. Si tratta di un brano veloce e breve, che raggiunge i due minuti e undici secondi appena di durata; l' originale era introdotta da un effetto vocale da studio, dopo il quale partiva un freddo rifting dai connotati Black/Thrash, sul quale si stagliavano vocals gutturali in riverbero, più simili al Death piuttosto che al tipico screaming stridulo del Black scandinavo, e la batteria monotona lanciata in un continuo battito senza variazioni, con un gusto molto "Noise". Qui il tutto è ripreso in chiave decisamente più maestosa, e con un suono cristallino che nulla ha a che vedere con la produzione lo - fi del demo dei Von, dove viene mantenuto l' andamento monotono, giocato però in questo caso più sulle chitarre mutuate in un loop costante e tagliente come una sega elettrica impazzita, accompagnate comunque dalla doppia cassa serrata  e dai suoi colpi precisi; la voce è sempre gutturale, ma più satura di riverberi ed effettata, assumendo tratti di scream maligno nel finale del brano, con un gioco di grida finali che chiude il brevissimo pezzo. Possiamo considerarlo un episodio staccato dal resto dell' album, una sorta di "pausa Punk" dove la tecnica giocata su atmosfere epiche ed alternanza tra velocità e pause viene messa da parte, in un omaggio allo stile primitivo ed elementare del gruppo americano, votato ad un costante e monolitico assalto senza sosta che scompare così come è iniziato, lasciando l' ascoltatore frastornato. Il testo dei Von è semplice e diretto quanto la loro musica, evocando un rituale satanico in cui una donna partorisce in modo truculento il figlio del demonio, in un cesareo fai da te descritto nei brevi versi "SON of Satan, Within womb, Need to cut, Her own skin. - FIGLIO di Satana, Nell' utero, Deve tagliare, La sua stessa pelle."  dove gli ultimi due sono ripetuti varie volte nel pezzo, che conclude la sua nera filastrocca con il comando "Praise Satanic Blood, Satan, Satanic Blood. - Adora il Sangue Satanico, Satana, Sangue Satanico." "Dark Are The Paths To Eternity (A Summoning Nocturnal) - Oscure Sono Le Vie Per L' Eternità (Un' Invocazione Notturna)" è introdotta da un rifting glaciale e meccanico, bombardato dal drumming veloce e cadenzato, quasi Punk nei suoi andamenti selvaggi; dopo la pausa del ventiquattresimo secondo segnato da un urlo parte una corsa devastante e cacofonica dove la batteria diventa una pioggia costante di macigni a tutta velocità e le chitarre creano muri di suono imponenti, sui quali si stagliano le vocals in riverbero, prive di qualsiasi connotato umano, in uno dei pezzi più duri e veloci di tutto l' album, dove però le fredde melodie mantengono sempre l' elemento catchy caro ai nostri. Al cinquantesimo secondo torna il devastante andamento più incalzante, come una marcia senza sosta ad alta velocità, segnato dai colpi di batteria che segna il ritmo del brano in uno stile Black 'n' Roll che ricorda molto quello di certi episodi dei Darkthrone dei Gorgoroth, ma con una produzione cristallina e un suono ben più appariscente, e che in seguito adotteranno i Carpathian Forest e molti altri gruppi più diretti della scena Black; al minuto e trentadue una pausa solenne ferma momentaneamente la cavalcata, slavo poi instaurare un loop bombardato da rulli potenti di batteria, in un movimento serrato, ma ricco come sempre di suggestioni oscure grazie ai freddi riff di chitarra e alla voce pesantemente modificata del cantante, demoniaca e persa nelle nebbie sonore evocate dalla strumentazione. Si viene dunque a creare un ammaliante vortice nero e opprimente, che investe l' ascoltatore e lo trascina con se, offrendo al secondo minuto e quarantaquattro un momento di quiete dominato da fraseggi malinconici e arpeggi rocciosi; esso prosegue a lungo, accompagnato da campionamenti vocali solenni in sottofondo e grida improvvise in riverbero, in un gusto cinematico ed altamente atmosferico, ma al terzo minuto e ventitré lascia di nuovo posto ad una corsa in doppia cassa e chitarre a sega elettrica orchestrali. Lo stop improvviso del terzo minuto e quaranta segna il ritorno dei suoni più cadenzati e "Rock", segnati dai beat e dai vortici gelidi di chitarra, in un suono epocale ed atmosferico che porta la tensione ai massimi livelli, esplodendo al quarto minuto e un quarto nell' ennesima cavalcata nordica tetra ed oscura, che lascia il posto ad un supremo tripudio di rifting serrato e colpi incessanti di batteria; al quinto minuto un' altra variazione prevede un leggero rallentamento, che mantiene però intatta la tensione sonora, la quale si sviluppa grazie alla batteria sempre presente nel mixaggio, e ai continui loop di chitarra, fino all' improvvisa dissolvenza che in pochi secondi mette fine al brano e all' album. Il testo assume connotati insolitamente più poetici in una celebrazione della notte, adorata da un vampiro che estasiato osserva la Luna e considera la sua esistenza eterna; “Oh, beutiful night, Thou ART my mistress, Enshrouded in thy mysticism, Forever I will be. – Oh, bellissima notte, Te SEI la mia padrona, Avvolto dal tuo misticismo, Sarò in eterno.” declama l’ oscuro essere prima di spiccare il volo in un’ onirica atmosfera sospesa tra sogno e realtà (“In my dreams I spread my wings, Oh, the winds are calling, My cursed name. – Nei miei sogni dispiego le ali, Oh, I venti chiamano, il muio nome maledetto.”) reclamando la propria immortalità che scorre nelle sue vene, che gli permette di navigare in eterno nei misteri proibiti.



Tirando le somme l'album espande e continua quanto iniziato con l' omonimo debutto, mantenendo lo stesso tipo di songwriting, ma presentando una produzione ancora più incisiva e cristallina, che valorizza al massimo le chitarre taglienti e "ad organo", aumentando il fattore epico ed orchestrale, e i colpi potenti di batteria, elementi alla base dello stile dei nostri; possiamo quindi con buona ragione parlare dell' apice del loro primo periodo, quello con Thermogoroth alla voce e Blackmoon alla chitarra, quest' ultimo elemento importante della band, la cui dipartita comporterà alcuni cambiamenti nel suono dei Dark Funeral, che si farà ancora più violento e veloce, sacrificando in parte le atmosfere che qui dominano insieme ai blast serrati e alle chitarre taglienti la struttura dei brani, e presentando alla voce Emperor Magus Caligula (Magnus Broberg) precedente vocalist degli Hypocrisy, il quale presenterà uno stile più stridulo e forse meno vario, ma comunque adatto al Black selvaggio e vorticante dei nostri. Possiamo quindi parlare di uno spartiacque, dopo il quale alcuni abbandoneranno il gruppo considerandolo troppo commerciale per la produzione sempre più pulita e moderna, e per lo stile sempre più distante dal modello norvegese e votato ai muri di suono di chitarre e batteria, il quale però si farà sempre più conoscere al grande pubblico tramite soprattutto una lunga serie dei tour e concerti dove continueranno a distinguersi per tecnica e presa sonora, pubblicando nuovi lavori distanziati da diversi anni tra di loro, i quali conserveranno sempre un certo stile che li renderà riconoscibili sin da subito, ma apportando alcune variazioni che permetteranno agli appassionati di distinguerli e di individuare episodi più riusciti, e altri meno (si veda "Attera Totus Sanctus" forse l' episodio più debole di tutta la loro discografia). Si riparte quindi con "Vobiscum Satanas" che metterà in campo la nuova formazione in un nero muro di violenza sonora.


1) The Dark Age Has Arrived
2) The Secrets Of The Black Arts
3) My Dark Desires 
4) The Dawn No More Rises
5) When Angels Forever Die
6) The Fire Eternal
7) Satan's Mayhem
8) Shadows Over Transylvania
9) Bloodfrozen
10) Satanic Blood
11) Dark Are The Paths To Eternity

correlati