DARK FUNERAL

Diabolis Interium

2001 - No Fashion Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
07/12/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Anno 2001, i Dark Funeral entrano nel nuovo millennio a piena forza con il loro terzo lavoro "Diabolis Interium - Il Diavolo all'Interno", da molti considerato l' apice del loro secondo periodo, ovvero quello con Emperor Magus Caligula alla voce; esso però arriva dopo un altro anno passato in giro a fare concerti, consacrando la propria fama e affinando le proprie tecniche, con i consueti cambi continui di formazione. Subito dopo aver pubblicato l'EP "Teach Children To Worship Satan" s'imbarcano nel "No Mercy Festivals" in compagnia tra gli altri di Deicide, Immortal e Cannibal Corpse, e il batterista momentaneo Gaahnfaust saluta la band, sostituito da Matte Modin che debutterà dal vivo durante il "With Full Force Festival". Conclusa questa nuova serie di concerti i nostri tornano presso i "The Abyss Studio" in compagnia del fido produttore  Peter Tägtgren, che si occuperà insieme al tecnico di studio Lars Szöke della creazione della loro terza opera; si tratta di un lavoro molto importante sia per l'evoluzione musicale dei Dark Funeral, superando la perdita di Blackmoon e del cantante Thermogoroth che aveva un po' compromesso le idee melodiche e la performance vocale del precedente "Vobiscum Satanas" dove ancora Caligula doveva adattarsi allo stile Black, sia di quello d'immagine ed espansione, permettendo loro grazie al suo successo di ottenere pubblicazioni in diverse parti del mondo come il Brasile, il Giappone, Taiwan, etc., diventando poi la prima band di Metal estremo a suonare in Taiwan e a Singapore. La formula vincente sta nel non cercare di ripetere quanto fatto da Blackmoon, ma nel trovare una nuova strada dove la violenza è forse pure incrementata, ma unita con melodie più convincenti e più attentamente costruite, con un maggior uso di staccati cadenzati e pause; inoltre Caligula presenta uno screaming più personale, dove usa molto più le punte di growl, intuendo come il gutturale gli riesca meglio rispetto ai toni striduli, e la sua voce si adatta meglio ai giri di chitarra nei ritornelli catchy tipici del loro modo di comporre. Blast, doppie casse, chitarre in tremolo, rimangono comunque l’armamentario principale della band, in un assalto violento che dimostra come i vari concerti in compagnia di band Death brutali abbiano avuto il loro effetto facendo porre una maggiore attenzione per i groove circolari a sega elettrica, pur non rinunciando alle fredde atonalità frostbitten che mantengono i nostri in campo Black.



"The Arrival Of Satan's Empire - L' Arrivo Del Regno Di Satana" è enunciato da colpi potenti e ripetuti di batteria e chitarre a rasoio in sottofondo, che al quarto secondo in concomitanza con l’urlo selvaggio di Caligula si aprono in un turbine serrato in doppia cassa e rifting devastante; esso si dipana in una tempesta di neve nera e violenta, che al diciannovesimo secondo vede l’aggiunta di glaciali giri in tremolo carichi di melodia fredda e solenne, che instaura un andamento epico. Le grida in riverbero del cantante si dimostrano più incisive rispetto alla prima prova, e anche più personali, districandosi benissimo tra i continui colpi della batteria in assetto da guerra e i loop di chitarra; al trentesimo secondo i ritmi si fanno ancora più in primo piano, con flussi di chitarra dissonante e drumming serrato, in un muro di suono continuo che al quarantottesimo secondo si apre di nuovo alla cavalcata frostbitten ricca di melodia atonale. Essa si sviluppa in un continuo e trascinante marasma dove le vocals del cantante vengono sottolineate nel loro screaming rauco dalla sovrapposizione di parti in growl, mentre la strumentazione tira dritto nei suoi loop concentrici che instaurano un groove ossessivo e ammaliante; al minuto e sedici abbiamo una pausa improvvisa segnata da batteria cadenzata e imperiosi movimenti di chitarra rocciosi, la quale poi si apre in una nuova corsa in doppia cassa serrata, dove si delinea il growl demoniaco di Caligula, con in sottofondo le chitarre a sega elettrica sempre ricche di epici motivi che ben si legano alla pioggia costante del drumming, una vera e propria grandinata costante che investe l’ascoltatore.  Al secondo minuto e un quarto ritrova spazio l’andamento veloce dominato dalla melodia atonale portante, dove gli screaming del cantante tornano ad avere posto tra i blast continui e il torrente sonoro di chitarre, supportato dai loop taglienti; si prosegue con la grandinata costante e le chitarre discordanti, sulle quali si stagliano le stridule vocals di Caligula, mentre si sviluppano in ariosi e solenni andamenti; al terzo minuto e ventisei prende forma la parte finale, giocata su avvincenti giri di chitarra rocciosi dai toni operistici, che costituiscono la conclusione del pezzo in un crescendo continuo che si ferma all’improvviso con un suono di piatto di batteria. Il testo ripropone un'immagine ormai familiare a chiunque abbia ascoltato un album dei nostri: le truppe infernali comandate da Satana assaltano il Paradiso e fanno strage di angeli, in un tripudio di sanguinolente fantasie anticristiane. "The arrival of your dominion, so long been gone. So gather now my legions, it is time to fight for our lord. Hail Satan, scream the masses, smeared in angel's blood - L'arrivo del tuo dominio, da tempo perduto. Quindi raccogliete le mie legioni, è l'ora di combattere per il nostro signore. Ave Satana, gridano le masse, unte del sangue degli angeli." presenta l'incitamento alle legioni di demoni, pronte a combattere per il proprio oscuro signore, condotte dal protagonista; si prosegue descrivendo immagini di violenza in cui il Diavolo reclama la testa di Dio, e agogna la morte di Cristo tramite sgozzamento, costituendo il maligno ritornello. I demoni invadono i cieli ("Demon legions, fly through the gates. Into the darkened sky - Legioni di demoni, volano oltre i cancelli, nel cielo oscuro.") e sconfiggono gli angeli a cui rimane solo, disperati, da osservare la propria rovina e la caduta del proprio regno. "Hail Murder - Ave, Omicidio" non perde tempo e ci assale subito con una fredda cavalcata in doppia cassa, dove prendono piede senza fronzoli le glaciali melodie atonali e taglienti delle chitarre in tremolo, marchio di fabbrica dei nostri; naturalmente anche qui il muro di chitarre e batteria è costante, scalfito al diciassettesimo secondo dai growl preparatori di Caligula. Il cantato vero e proprio parte in screaming al trentunesimo secondo, accompagnato dalle epiche chitarre orchestrali e dai colpi costante di batteria, in un fiume in piena violento, ma allo stesso tempo ricco di melodie e andamenti che non possono lasciare indifferenti; improvvisamente al primo minuto si apre una sequenza di blast meccanici e cadenzati che s’ intervallano con il movimento precedente, il quale poi invece si lancia in una bellissima corsa frostbitten satura di tenebrose trame sonore e tempestata dal drumming impazzito, in un delirante ed epico crescendo. Esso continua, sottolineato dalle grida furiose del cantante, e al minuto e quarantacinque vede una sequenza di chitarre dissonanti che instaura una sinfonia maligna dimostrando il ritrovato equilibrio da parte della band tra violenza e parti epiche, il quale migliora e perfeziona quanto iniziato nel lavoro precedente; la solenne corsa prosegue, intervallata dalle grida di Caligula, anche con growl, aprendosi al secondo minuto e un quarto in un rifting costante e tagliente dove la doppia cassa prosegue imperterrita, mentre le vocals diramano ritornelli incisivi che instaurano un crescendo dal forte impatto. Al secondo minuto e quarantaquattro tornano i blast meccanici e cadenzati che fanno da spartiacque tra varie sezioni del brano, ora mantenuti più a lungo nel loro intervallare il muro di suono cacofonico e nel sottolineare le punte di growl del cantato; al terzo minuto e un quarto riprende la corsa portante, in un turbine di taglienti melodie oscure e colpi continui della sezione ritmica, costituendo un loop in tremolo marchio di fabbrica dei nostri. Lo struggente andamento dal forte impatto emotivo prosegue fino al terzo minuto e quarantaquattro, quando il muro di chitarre si  alza devastando tutto in un caos dal sapore Grind che non lascia tregua o respiro, ma nel quale sono perfettamente percepibili all’ascoltatore attento i riff solenni di chitarra e i ritornelli aggressivi delle vocals; al quarto minuto e dodici per la terza volta abbiamo la parte di blast potenti e cadenzati che s’intervalla con la cavalcata costante in un finale epico dall’alta tensione, dove tutto l’apparato strumentale e le grida sgolate di Caligula, trovano summa in un crescendo che lascia posto al grido del nostro, che sfocia nei mugugni del pezzo successivo. Qui nel testo viene immaginato un Cristo sconfitto e intrappolato in un sotterraneo, che mentre attende il suo oscuro fato si dispera chiedendosi dov'è Dio e perché non lo aiuta. Il demoniaco narratore lo schernisce, prefigurando la sua miseria: "Carry your cross, to your own doom. Meet the people's hatred. You will die amongst the dirt, where you belong - Porta la tua croce, al tuo giudizio. Incontra l'odio delle genti. Morirai nello sporco, dove meriti." viene enunciato con odio e sarcasmo feroce; dopodiché viene descritta una nuova, demoniaca, crocifissione dove si prova gusto ad inchiodare il redentore, definito una prostituta con solo una corona di spine. I demoni circolano come avvoltoi attendendo la possibilità di raccogliere la sua anima ("The demons fly high, they circle above. Waits for his blood to stop flow, and to collect his soul. The lord of lies, soon to die. Thousands of years of pain await - I demoni volano in alto, girano in circolo. Attendono che il sangue smetta di scorrere, per prendere la sua anima. Il Re delle bugie, presto morirà. Lo attendono millenni di dolore.") sancendo la sua disfatta. "Goddes Of Sodomy - Dea Della Sodomia" è introdotta da mugugni femminili dal chiaro intento erotico, e rumori metallici come di cancelli ed effetti vari da dungeon, prima di partire con il fraseggio di chitarra imperante del settimo secondo; esso delinea un andamento decisamente più controllato e sinistro,  che al ventiduesimo secondo vede il loop costante e cadenzato accompagnato da colpi altrettanto organizzati di batteria. Al trentasettesimo parte la familiare doppia cassa, ma il resto della strumentazione rimane su velocità controllate in uno strisciante andamento che sembra attendere con calma il suo turno, in un’adrenalina sott’intesa, per uno dei pezzi che più distinguono il lavoro da quanto fatto in precedenza, offrendo non solo blast continui e muri di chitarre (pur rimanendo quest’ultimi protagonisti dell’album); il movimento prosegue dunque in una marcia spacca ossa che mette sotto tutto, la quale ricorda molto certi pezzi dei Marduk del secondo periodo, che per inciso ancora doveva venire. Le vocals sono qui espresse in un misto tra screaming e growl, ottenendo un effetto allo stesso tempo non troppo stridulo, ne troppo gutturale, perfetto per l’andamento soppesato e per le atmosfere in salire del pezzo. Al cinquantesimo secondo abbiamo una pausa con feedback di chitarra, dopo al quale al contrario delle aspettative non abbiamo una corsa, bensì una ripresa del movimento precedente, in un loop costante che districa la trama sonora portandola in avanti con una struttura più meccanica e decisamente meno orchestrale e pomposa rispetto alla norma dei nostri; al minuto la doppia cassa sottolinea le declamazioni di Caligula, sempre in tono maligna e inumano, accompagnandosi ai colpi cadenzati che costituiscono la vera struttura ritmica del brano. Al minuto e otto una pausa di arpeggi in tremolo freddi e solenni viene accompagnata dai colpi di tamburo, in un andamento dai tratti più evocativi rispetto alle bordate Death a cui siamo abituati; esso prosegue al minuto e ventitré nei suoi giri, accompagnandosi con le vocals aggressive e sgolate, e incontrando al minuto e trentaquattro il ritorno della doppia cassa.  Al minuto e cinquanta i colpi si fanno più intensi in una serie di bordate incisive che si mantengono su una media velocità rocciosa dove il contrasto tra le chitarre rallentate e i blast incalzanti di batteria è perfetto nel mantenere la tensione senza farla esplodere; al secondo minuto aumentano i BPM al secondo in un incremento della ritmica che instaura una trotto da guerra dove si delineano i giri discordanti di chitarra, ma che si ferma presto ridando spazio agli arpeggi melodici tagliati dai riff. La doppia cassa incalzante torna protagonista al secondo minuto e ventotto in un crescendo epico e potente dove le vocals del cantante si configurano in grida piene di riverbero, il quale poi si apre a bordate segaossa dai toni Tharsh, incisive come non mai nei loro andamenti distorti, sottolineati dal drumming cadenzato. Al secondo minuto e cinquanta accelera di nuovo la batteria, in concomitanza con gli stridenti suoni di chitarra che crescono d’intensità, fino all’assolo dissonante e pungente del terzo minuto e otto, che si staglia sul resto della strumentazione in un costrutto tecnico appassionante, prima di lasciare posto al muro di batteria  e loop di chitarra, sul quale come un grido si ritaglia spazi sonori accattivanti, in una summa potente di elementi; essa si ferma al terzo minuto e cinquanta lasciando la scena ad un feedback stridulo, che prosegue per svariati secondi prima di chiudersi mettendo fine al pezzo. Il testo si discosta leggermente dalla norma dei nostri, in una sorta di "romanticismo" (molto con le pinze) demoniaco dove si descrive la propria amante, una perversa creatura che gode nel provare sofferenza durante l'atto sessuale: "Deep inside, you feel me pulsate. More and more and more. I hear you groan, you want me inside. Again, again, again, again... - Dentro a fondo, mi senti pulsare. Sempre più. Ti sento grugnire, mi vuoi dentro. Ancora, ancora, ancora, ancora..." è abbastanza esplicito nel suo messaggio, continuato da una serie di descrizioni sadomaso dove il protagonista prende il controllo,  godendo del dolore arrecato come in "You give me pleasure, I offer you pain. The highest level of ecstasy, sexually insane - Mi dai piacere, io ti do dolore. Il più alto livello die stasi, sessualmente folle." dove si continua con l'uso di immagini esplicite. Viene quindi esaltato il sesso nei suoi aspetti più proibiti dalla morale cristiana, nell'inaugurazione di un nuovo elemento nell'arsenale, non certo molto vario, delle tematiche blasfeme ed oltraggiose dei nostri. "Diabolus Interium - Il Diavolo all'Interno" riporta i toni su coordinate decisamente più veloci e devastanti rispetto all’anomalia precedente, colpendoci con doppia cassa costante e riff di chitarra in tremolo dopo una breve introduzione di fraseggio; esso costituisce quindi il motivo sul quale si stagliano i colpi continui e il torrente sonoro fatto da mura impenetrabili, nonché le grida feroci di Caligula nel solito crescendo preparatorio alla sua performance vocale. Al sedicesimo secondo le chitarre si fanno ancora più discordanti e incisive, proseguendo l’andamento dominate tempestato dalla grandinata sonora, prima di aprirsi a momenti più ariosi che s’intervallano con esse, sottolineati dal growl maligno del cantante; le bordate del quarantasettesimo secondo fanno da pausa prima dell’inizio di una folle corsa in doppia cassa dove lo screaming di Caligula recita il testo, mentre le chitarre si prodigano in giri circolari costanti ed ammalianti, che non mancano di atonali melodie notturne. Si fa notare il lavoro ritmico e vario della batteria, ora più cadenzato, ora in doppia cassa, accompagnato da muri di rumore tipici della band; il fiume in piena prosegue, con la comparsa di grida appassionate e fraseggi solenni che mantengono l’andamento della trama sonora in mezzo al caos costante che assalta i sensi. Al minuto e quarantuno le melodie atonali si fanno ancora più presenti in sottofondo, mentre in superficie continua la pioggia instancabile e fitta che spacca le ossa; la batteria si fa poi più cadenzata e martellante in una corsa Grind ad alto effetto, dove s’instaurano vortici neri dove il ritornello è enunciato da uno screaming distorto che viene sottolineato da improvvise bordate che creano momenti di stop and go prima della ripresa della cavalcata maligna in uno dei brani più veloci e senza compromessi di tutto l’album, mentre il cantato evolve in parti di growl malvagio che sottolinea le punte di violenza della strumentazione. Al secondo minuto  e trentasei l’andamento prosegue costante dando ancora una volta spazio in sottofondo alle dissonanze del rifting incalzante e alla pioggia continua di sassi che praticamente non cessa mai, in un loop continuo che stordisce i sensi; il crescendo porta solo al secondo minuto e cinquanta, dopo un grido in growl, a cambiare leggermente la direzione con un ritornello più cadenzato, ma sempre tempestato dal muro cacofonico, sotto il quale si organizzano i fraseggi ammalianti, e dove lo screaming si alterna con parti in growl mostrando la tecnica trovata da Caligula, che sapientemente usa gli elementi Death a lui più congeniali data la sua passata militanza negli Hypocrisy. Al terzo minuto  eventi riparte la doppia cassa sferragliante in una corsa folle dove i beat potenti coprono gli andamenti di chitarra, e dove le grida di Caligula si fanno sempre più disperate; sarà al terzo minuto e cinquantuno che un movimento di batteria cadenzato ed incisivo instaurerà il finale trascinate dove tutti gli elementi prima elencati trovano unione in un torrente massacrante che non molla mai la presa fino alla chiusura improvvisa del pezzo. Si ritorna nel testo al più tipico satanismo a grana grossa fatto di fantasie sanguinolente: il protagonista in una blasfema esaltazione immagina di percorrere oscuri sentieri pieno di furia, mentre segue l'odore del sangue cristiano in una caccia demoniaca; "Look down, you so called god. Step down, from your heavenly throne. Let your divine tears of blood, rain over us. And behold what I do to your servants... - Guarda giù, così detto dio. Scendi dal tuo trono celeste. Lascia che le tue divine lacrime di sangue, piovano su di noi. E guarda cosa faccio ai tuoi servi." viene enunciato con tono di sfida, proseguendo con l'immedesimazione con Satana stesso, descritto come un demone oscuro, il male che viene dentro, re delle tenebre. Troviamo quindi tutti gli elementi cari ai Dark Funeral: la sfida al divino visto come debole, l'esaltazione del male e del Diavolo, il godimento all'idea dei massacri immaginari perpetrati nei confronti dei cristiani, in una fantasy satanico e oscuro non certo nuovo nel Black Metal. "An Apprentice Of Satan - Un'Apprendista Di Satana" è il brano che era già stato presentato su "Teach Children To Worship Satan", qui risuonato dalla nuova formazione: la struttura è praticamente uguale, ma i suoni di chitarra e batteria si fanno decisamente più graffianti e potenti, anche grazie alla nuova produzione, e la performance vocale di Caligula ancora più sentita ed incisiva, migliorando il pezzo sotto ogni aspetto. Al decimo secondo la batteria accelera nei suoi beat potenti, aumentando la velocità della composizione in concomitanza con le fredde melodie dei giri di chitarra che si fanno più spesse, malinconiche e trascinanti; al diciottesimo partono le grida sgolate di Caligula in un crescendo sottolineato dai freddi suoni dello strumento a corda. Esse al cinquantesimo secondo si ripropongono in un cantato dove si alternano con un growl personale e potente, accompagnata dalla strumentazione tritacarne sviluppata in loop ossessivi dall’ alta intensità; la linea melodica è epica, appoggiata sul fuzz continuo della seconda chitarra, e bersagliata dalla batteria cadenzata. Tra il minuto e venticinque e il minuto e trentacinque abbiamo una sezione dominata dalla doppia cassa, che poi invece lascia il posto ad un ritmo coinvolgente e cadenzato dove gli arpeggi in tremolo notturni scolpiscono paesaggi sonori tetri; le sorprese non sono però assolutamente finite, e già al minuto e ventotto parte una corsa roboante dall’alto contenuto adrenalinico e dall’incedere marziale, dove si scatenano rullanti di doppia cassa e urla in growl; riprende poi al secondo minuto il movimento precedente, dove la scena è dominata da scale vorticanti di chitarra, melodiche ed epiche, in un crescendo costante supportato dai torrenti di chitarra e dal drumming più ragionato, ma organizzato comunque in beat devastanti; al secondo minuto e trentaquattro viene introdotta una sezione struggente di chitarre ariose e rullanti di batteria precisi ancora più presenti grazie a Matte Modin, che si dimostra una vera macchina umana, in un andamento malinconico ed orchestrale, dove il cantato si apre in uno screaming sofferto e teatrale, il quale al terzo minuto e cinque evolve in un growl demoniaco supportato da doppia cassa in assetto da guerra; prosegue quindi il movimento appassionante in un crescendo costante e pieno di epicità, grazie al loop di chitarre  su cui si organizzano i diversi andamenti vocali e i cambi di batteria, ora più cadenzata, ora più fitta e veloce. Al terzo minuto e quarantasette parte una nuova cavalcata frostbitten a piena potenza giocata sui giri circolari di chitarra e sul drumming serrato; essa prosegue fino al quarto minuto e quindici, quando in concomitanza con il ritorno del cantato s’instaurano di nuovo andamenti di batteria e chitarra più cadenzati e ricchi di melodie atonali, in un vortice regale che trova compimento al quarto minuto e trentadue in solenni accostamenti di chitarre rocciose e batteria più tecnica e dalle ritmiche spezzate. Al quarto minuto e trentasette i ritmi rallentano leggermente ancora una volta, dando spazio ad una nuova melodia struggente supportata da doppia cassa impazzita e vocals malsane e gutturali, in un effetto imponente, che prosegue verso la dissolvenza che chiude elegantemente il brano di ottima fattura e coinvolgente.  Il testo ci narra di un'apprendista di Satana, donna devota al male e ai rituali satanici: "While the demons force their way through the flames, To grant her with their wisdom wide, Inside the circle she feels safe, She can feel the power grow. - Mentre i demoni si fanno strada tra le fiamme, per darle al propria vasta saggezza, Dentro al cerchio lei si sente sicura, Può sentire crescere il potere." delinea il rituale d'evocazione compiuto dalla protagonista, narrato in terza persona, in un'atmosfera maligna e occulta. Non mancano descrizioni più "poetiche" legate all'ambiente tetro che regna anche nell'esterno ("The wind, cold as the full moon high in the darkened sky. Carries a weak fragrance of blood. - Il vento, (è) freddo come la Luna piena alta nel cielo oscuro. Porta una leggera fragranza di sangue.") continuando poi a descrivere l'unione della nostra con i demoni, che al rendono potente e immortale; infine con i nuovi poteri che l'hanno resa un essere demoniaco, essa vola nel cielo, verso un luogo dominato dall'oscurità eterna. "Thus I Have Spoken - Così Ho Decretato" aumenta la posta in gioco con chitarre a sega elettrica dai suoni decisamente vicini al Death più violento, accompagnate da colpi dilatati di batteria  e doppia cassa, sui quali poi partono le grida in growl vomitato del cantante; l’andamento imperante prosegue ad oltranza in un loop meccanico e granitico, fino al ponte del quarantesimo secondo dove il rifting va per un attimo sottotono, prima di esplodere in una corsa in doppia cassa massacrante e muri costanti di suono, dove le assonanze di chitarra tagliano al composizione, e dove partono le grida maligne del cantante in un crescendo d’intensità che non trova pace o requie, investendo come al solito l’ascoltatore che inerme, può solo subire tanta rabbia potente e maestosa. La grandinata quindi prosegue nella sua struttura senza molti fronzoli  a lungo, in maniera molto simile al pezzo precedente nella sua cieca violenza, instaurando un altro dei momenti più diretti dell’album, e che più si presta sia alla gioia dei fan del suono duro, e veloce, violento della scuola svedese, sia alle critiche dei detrattori che lo chiamano, con disprezzo Norsecore proprio in virtù delle ritmiche vicine al Grind e al Death più brutale, piuttosto che al Black lo – fi; al minuto e undici i blast prendono posto accompagnando il ritornello serrato giocato sulle grida sgolate, dove i freddi rifting vengono coperti dal costante muro di suono creando un sottofondo soffocato dalla massa sonora imponente e claustrofobica. La pausa cadenzata del minuto e quarantuno crea un gioco di bordate e colpi di batteria più tecnici, che però presto lascia di nuovo spazio alla cavalcata massacrante e rocciosa dove la batteria evolve in colpi costanti supportati dal rumore bianco che non ha tregua, mentre al secondo minuto e diciannove i giri a motosega delineano fredde atonalità che trascinano la linea portante, mentre la ritmica si abbandona a sferraglianti passaggi dai blast cadenzati, a doppie casse serrate, creando momentanee isole nella violenza costante. Al secondo minuto e quarantacinque riprendono ancora posto i suoni gelidi di chitarra in tremolo, anticipando l’ ennesima esplosione del secondo minuto e cinquantotto, dove la doppia cassa torna protagonista insieme allo screaming delirante di Caligula; ennesimo muro di suono quindi, che al terzo minuto e tredici si fa ancora più massacrante, e allo stesso tempo più vorticante grazie ai loop di chitarra taglienti  a tutta velocità. Quest’ultimi prendono spazio nel fraseggio frostbitten del terzo minuto e ventisette, che crea un momento più evocativo e solenne dove è la linea melodica ad essere in bella vista, creando un bell’andamento struggente e sentito; ma al terzo minuto e quarantadue la violenza cresce ancora d’intensità con le grida inumane del cantante e le bordate continue di chitarra e drumming, in una cacofonia costante dove i blast sottolineano i ritornelli delle vocals e gli andamenti di doppia cassa in un crescendo blasfemo. Al quarto minuto e tredici ritroviamo i rifting di chitarra dissonante dal movimento solenne che s’incastra nelle costanti ondate di rumore e nei giochi di batteria; le stridenti e tetre melodie atonali proseguono nei loro loop continui nella parte finale del pezzo, continuando il folle movimento fino all’improvvisa conclusione sottolineata da un suono di piatto della batteria. Il testo è narrato in prima persona da un condottiero satanico, che descrive con immagini funeree ed apocalittiche il suo avvento, volto a portare distruzione sulla Terra in nome del suo nero signore; "I will come with black-hearted rage, and eyes of burning coal. Let the fire burn and blood flow, let skulls and bones tower up to the heavens - Verrò con furia dal cuore nero, e occhi fatti di carbone incandescente. Che il sangue scorra e il fuoco bruci, che i teschi e le ossa raggiungano i cieli." minaccia in tutta la sua collera, illustrando gli effetti della sua blasfema crociata che sarà compiuta. Il suo odio è incontenibile, e diretto verso tutto ciò che è cristiano, e distruggerà qualsiasi cosa ("Chaos swallows the earth when I release my Christian hatred, A hatred older than memory - Il caos inghiottirà la terra quando rilascerò il mio odio per i cristiani. Un odio più vecchio della memoria."), e lo porta ad evocare i poteri di Satana, affinché lo aiutino conferendogli le proprie facoltà, con le quali potrà sconfiggere le forze del Bene e liberare il Male nel Mondo. "Armageddon Finally Comes - Finalmente Arriva L'Apocalisse" prosegue sull’onda massacrante della violenza continua, facendo subito perdere ogni illusione di quiete o riposo: drumming serrato, muri di chitarre solenni, sono il materiale sonoro che subito ci accoglie; il vortice dissonante è quanto mai malvagio, e all’ottavo secondo abbiamo il solito grido preparatorio, che al sedicesimo lascia posto allo screaming sgolato del cantante, che segue il rifting tagliente delle chitarre, e il continuo bombardamento dei colpi di batteria. La cascata nasconde in se sia fraseggi dii melodie atonali, sia dissonanze violente, in un loop a sega elettrica che ormai ci è familiare; al minuto e dieci prosegue la corsa folle con doppia cassa spacca ossa e fraseggi a tutta velocità, salvo aprirsi al minuto e diciassette in un andamento più cadenzato e d’incalzante dall’animo più “Black ‘n’ Roll” che richiama Immortal e Gorgoroth, il quale spinge in avanti al composizione mentre Caligula si lancia in grida sgolate e la batteria si mantiene, momentaneamente, controllata. La tregua, come prevedibile, dura poco e al minuto e trentacinque riparte la doppia cassa in un bombardamento senza sosta dove prende il sopravvento su tutto, mantenendo però i freddi giri di chitarra in sottofondo, e lo screaming del cantante in bella vista; al secondo minuto e ventisei la batteria si concede dei rulli tecnici che creano una pausa ritmata che poi si lancia di nuovo in una pioggia di blast e muri di chitarre immensi ed estranianti. Dobbiamo attendere il secondo minuto e quarantotto affinché torni il movimento più incalzante, che aumenta sempre più d’intensità nei suoi giri discordanti di chitarra e nei suoi colpi potenti di drumming; essa esplode in una corsa cacofonica finale che al terzo minuto e tre si lancia in un vortice nero fatto di doppia cassa, torrenti in piena, e dissonanza, fino alla chiusura improvvisa. Il testo ci offre per l'ennesima volta un'oscura fantasia apocalittica e satanica: uno maligno stregone compie un rituale tramite il quale evoca il demonio e le sue forze ("As the warlock look deep into the flames, The fire of evil, are reflected in his abysmal eyes. As he calls upon the ancient ones - Mentre lo stregone guarda in profondità nelle fiamme, Il fuoco del male, esse sono riflesse nei suoi occhi abissali. Mentre evoca gli antichi.") affinché portino l'Apocalisse satanica sul Mondo; seguono quindi le solite empie immagini di distruzione e massacri dove l'umanità è in balia della follia e del male ("Men revert to beasts, suicidal despair for his glory - Gli uomini tornano ad essere bestie, disperazione suicida in sua gloria.") subendone gli effetti e regredendo in uno stato bestiale. Infine, naturalmente, anche le forze celesti soccombono, come espresso in "Angels weep, as they slowly sink down the spears. Their kingdom is gone, now ruled by the cloven hooves - Angeli supplicano, mentre (i demoni) affondano lentamente le lance. Il loro regno è finito, ora è dominato da coloro che hanno gli zoccoli.", e non rimane che crocifiggere Cristo, sancendo la vittoria del Diavolo. "Heart Of Ice - Cuore Di Ghiaccio" parte con un sinistro  e tagliente fraseggio di chitarra accompagnato da rulli di batteria, controllato nel suo andamento strisciante; al diciassettesimo secondo parte la doppia cassa, ma le chitarre sui mantengono lente, così come le vocals introdotte prevedono un tono effettato ancora controllato e più greve e gutturale, in un costante loop tetro e freddo, ricco di melodia atonale. Dopo l’improvviso stop del quarantasettesimo secondo segnato da un colpo di batteria parte una cavalcata dominata dal drumming macinante e dai veloci riff glaciali in tremolo, sui quali si stagliano le grida di Caligula, ora più convulse, le quali si dilungano in code sulle quali lo strumento ritmico si abbandona a giochi cadenzati di blast; troviamo anche bordate dissonanti che sottolineano i passaggi della composizione e donano un minimo di dinamismo all’incedere sferragliante, mentre la voce sua anche il growl aumentando la propria cattiveria evocativa. S’instaura quindi la pioggia fitta e potente, che poi incontra anche la doppia cassa in un nuovo crescendo dove al minuto e quarantasette si aggiunge di nuovo il fraseggio freddo ed ammaliante che delinea la linea melodica portante; l’unione tra violenza e andamenti catchy prosegue quindi, con bordate di batteria e chitarra che s’intervallano con il torrente continuo, sul quale lo screaming di Caligula conosce punte di growl nella sua performance maligna. Si prosegue dunque su ritmi da tregenda vorticanti che come sempre trascinano la composizione in una velocità forsennata ed estenuante, dove i giri continui di chitarra in sottofondo costituiscono l’elemento epico e solenne che si lega alle brutali mura di rumore che rimangono costanti nel songwriting; al secondo minuto e quarantasette la marcia di batteria si fa ancora più fitta, così come i glaciali motivi di chitarra ancora più incisivi, sottolineati dai rulli di batteria e dalle crudeli grida di Caligula. Improvvisamente al terzo minuto e diciannove il ritmo impazzito si ferma grazie ad una pausa dove il fraseggio di chitarra prosegue a velocità controllata, sottolineato da riff distorti di chitarra in una serie di falcate potenti, che creano un movimento strisciante che al terzo minuto e trentaquattro vede il ritorno della doppia cassa; abbiamo quindi una nuova marcia solenne e violenta, che schiaccia tutto sotto di se con i suoi toni da carro armato, dove il cantato è un growl cavernoso e il rifting prosegue in giri circolari continui, la quale crea la coda finale che prosegue verso al dissolvenza, che chiude definitivamente il pezzo e l’album. Il testo rispolvera un'altra passione dei nostri, anch'essa tipica del Black Metal scandinavo: i vampiri. Descritti, appunto, come esseri dal cuore di ghiaccio (essendo non morti), essi escono di notte dalle loro caverne ("As nightfall sets in, they crawl out from their caves, Where they been hiding from the sunlight rays, Until the moon calls out their names - Mentre la notte arriva, strisciano fuori dalle loro caverne, Dove si erano nascosti dai raggi di sole, fino a che la Luna ha chiamato il loro nome.") pronti a nutrirsi di sangue mortale.  "The never-ending hunger, burns their inside - La fame eterna, brucia dentro loro." ci viene detto, continuando con una serie di immagini che esprimono la loro mancanza di anima, e la loro comunione con le forze infernali. Le creature non morte passano quindi la notte cacciando i mortali, senza pietà o rimorso, come espresso in "They move in the night, like a pack of wolves. Hunting down their victims, there is no escape - Si muovono nella notte come un branco di lupo. Cacciando le proprie vittime, non c'è fuga." senza lasciare scampo alle proprie vittime.



Tirando le somme il terzo album dei Dark Funeral non è nient’altro che il perfezionamento di quanto iniziato con il lavoro precedente, dovuto a vari fattori: una line up che ha affiatamento dopo vari concerti sostenuti, una volontà di variare leggermente in alcuni episodi il modus operandi dei nostri, ma allo stesso tempo di mantenere tutte le sue caratteristiche tipiche, una maggiore attenzione per le melodie fredde e atonali. La violenza è anch’essa incrementata grazie alla produzione digitale di Peter Tägtgren, e grazie alla performance alla batteria del nuovo elemento acquisito, una vera è propria drum machine umana che concorre alla cascata di colpi ossessivi e di muri di suono che dominano il songwriting della band. L’introduzione di alcuni elementi, come i pezzi più a media velocità che fanno da “ballad” (molto, molto in virgolettato) rispetto al resto della scaletta, e il maggior uso del growl di Caligula, risultano vincenti nell’offrire quel minimo di struttura che permette di non perdersi nella cacofonia, altrimenti regnante, del lavoro; essi saranno quindi ripetuti nella carriera dei nostri, ma non prima di un altro, lunghissimo, periodo passato a suonare dal vivo. Qualcosa però s’inceppa, o forse troppo è stato dato in questa sede, perché il successivo “Attera Totus Sanctus” si dimostrerà meno efficace, nonostante il suo voler avvicinarsi a standard ancora più moderni  e vicini al Brutal Death, con un suono più monotono e una performance vocale inferiore da parte di Caligula; ma di questo episodio di passaggio, comunque necessario per l’evoluzione dei nostri, parleremo in un'altra recensione, anticipata dall’analisi del loro live “De Profundis Clamavi Ad Te Domine” che presenterà su disco le loro performance potenti che li hanno fatti conoscere al pubblico, costituendo uno dei migliori dischi dal vivo del Black Metal nella sua eccezione più belligerante e violenta.


1) The Arrival Of Satan's Empire
2) Hail Murder
3) Goddes Of Sodomy
4) Diabolus Interium
5) An Apprentice Of Satan
6) Thus I Have Spoken
7) Armageddon Finally Comes
8) Heart Of Ice

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