DARK FUNERAL

De Profundis Clamavi Ad Te Domine

2004 - Regain Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
11/12/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Prosegue la nostra analisi della discografia dei Dark Funeral, gruppo svedese che tra la seconda metà degli anni novanta e i nuovo millennio ha acquistato un posto di rilievo tra i gruppi più famosi, e con più successo di pubblico, della scena Black Metal scandinava; rappresentanti insieme ai Marduk della variante svedese del genere, più violenta e veloce rispetto alla media norvegese e contaminata con il Death e il Grind, i nostri hanno sempre avuto una formazione alquanto variabile, che nel primo periodo composto dall' omonimo EP di debutto e dal primo album "The Secrets Of The Black Arts" vedeva alla voce il cantante Thermogoroth e alle chitarre i due fondatori Lord Ahriman e Blackmoon, accompagnati poi sempre da un batterista diverso, Draugen nel primo, Equimanthorn nel secondo. Questi lavori, insieme ad una lunga serie di concerti avevano mostrato le capacità dei nostri sia in studio, supportate dalla produzione di Dan Swanö e da quella ottima di Peter Tägtgren nel primo Full Lenght, ma soprattutto in sede live dove si sono distinti per ferocia, potenza, ma allo stesso tempo per il creare riff pieni di fredda melodia atonale, accostabili quindi nella loro tetra atmosfera evocativa all' elemento Black Metal. In seguito con il secondo album "Vobiscum Satanas" avviene il maggiore cambiamento dei nostri: Emperor Magus Caligula, prima cantane degli Hypocrisy, diventa la nuova voce dei nostri e contemporaneamente il co - fondatore Blackmoon lascia la band; questo porta ad un lavoro possibilmente più violento, ma privo delle melodie orchestrali sapientemente organizzate dal membro uscente, e dove la performance vocale del nuovo elemento è meno varia rispetto a quella del cantante precedente. Comunque, anche e soprattutto grazie ad una sequenza interminabile di live devastanti dove hanno la giusta intuizione di suonare non solo in ambito Black, ma anche in quello più legato al Death blasfemo e brutale, i nostri diventano uno dei nomi più diffusi del genere, e dopo vario tempo e un EP di cover pubblicano "Diabolis Interium" che aggiusta il tiro proponendo vocals più potenti con maggiore presenza di growl, e melodie meglio costruite che in alcuni frangenti rinunciano al terremoto sonoro concedendo velocità medie e cadenzate, ma tenendo ben presente la violenza sonora, protagonista ancora più viva grazie all'eccellente produzione di gitale del fido Tägtgren; grazie a questo lavoro, considerato da molti il migliore del periodo "post Blackmoon" la fama dei Dark Funeral accresce sempre di più, permettendo loro di essere distribuiti anche in Asia e Sud America, e di salire ancora di più nell' Olimpo del Metal estremo mondiale. Le instancabili macchine umane si rimettono in marcia: Dominion lascia la band per dedicarsi agli studi, sostituito dal chitarrista Chaq Mol (Bo Karlsson) che rimarrà con la band per i restanti lavori, e i nostri riprendono con i concerti, anima e sostegno della loro carriera, passata ad esibirsi costantemente nelle lunghe pause tra un album e l'altro; l'edizione del 2003 del  Wacken Open Air presenta al Mondo la nuova formazione, la quale non perde tempo e vola dall'altra parte del pianeta, suonando in Sud America nuovamente in uno dei loro tour più di successo. Tale è al risposta, e la convinzione dei Dark Funeral sulla bontà della loro performance, che decidono di ricavare da qui il materiale per il loro primo album live, ovvero "De Profundis Clamavi Ad Te Domine - Dagli Abissi Ti Invoco, Signore" il lavoro qui recensito; esso verrà poi pubblicato per la Regain Records dopo la separazione dalla No Fashion Records a causa di questioni legali ed economiche su diritti e royalties non pagate, sancendo quella che sarà d'ora in poi la nuova etichetta della band. Si tratta quindi sotto molti aspetti di un riassunto della situazione della band, incarnando la loro dimensione più consona dove danno sfogo a quanto creato in studio, celebrando i punti più alti della loro carriera in una scaletta piena di pezzi d'assalto tra i migliori, coprendo tutto lo spettro sin dagli inizi, fino al lavoro più recente; troviamo un suono necessariamente meno giocato sui fraseggi epici, e più sulla potenza di chitarre e batteria, dove forse quindi non troviamo completamente l’atmosfera dei lavori da studio, irripetibile dal vivo, ma di sicuro un assalto costante dove non mancano riff avvincenti e sezioni spacca ossa dove anche Caligula regge bene con il suo cantato aggressivo che si divide tra screaming (sempre più rauco con l’incedere del concerto) e growl usato in maniera sparsa per creare effetto in ritornelli chiave.



"The Arrival Of Satan's Empire - L' Arrivo Dell' Impero Di Satana" è preceduta dalla intro "De Profundis Clamavi Ad Te Domine - Dagli Abissi Ti Invoco, Signore", una traccia per lo più parlata da un presentatore e con i rumori del pubblico, a cui poi si aggiungono suoni atmosferici con campionamenti vocali distorti, tetre linee apocalittiche, cori sinistri ed archi, che nel finale evolve nel rifting portante del brano successivo. Quest’ultimo si dirama dopo le bordate introduttive, supportato dal drumming spesso e potente nei suoi blast granitici. La linea melodica epiche è mantenuta come nell’originale, ma le vocals in screaming e la doppia cassa prendono il centro dell’attenzione dal vivo; al minuto e dieci abbiamo una pausa più cadenzata dove il drumming si lascia a rulli alternati e le chitarre si promulgano in riff dilatati, aprendosi poi ad una coda dove le vocals di Caligula sono in growl potente e cavernoso, e dove la doppia cassa riprende il suo posto. Questa dura fino al secondo minuto e nove, quando riprende il motivo principale in un loop ad oltranza, sul quale si staglia lo screaming del cantante, che dal vivo si conferma malvagio e di buona fattura, accompagnandosi con la parte ritmica serrata e senza compromessi; quest’ultima al secondo minuto e trentacinque evolve insieme ai muri di chitarra in una cacofonia che alza la tensione del pezzo, conservando però anche el melodie atonali che evolvono in sottofondo. Il torrente sonoro prosegue devastante, fino alla coda finale dove colpi di batteria sottolineano al conclusione, prima dei ringraziamenti in spagnolo stentato da parte di Caligula, e la presentazione del brano successivo. Il testo ripropone un'immagine ormai familiare a chiunque abbia ascoltato un a chi segue la carriera dei nostri: le truppe infernali comandate da Satana assaltano il Paradiso e fanno strage di angeli, in un tripudio di sanguinolente fantasie anticristiane. "The arrival of your dominion, so long been gone. So gather now my legions, it is time to fight for our lord. Hail Satan, scream the masses, smeared in angel's blood - L'arrivo del tuo dominio, da tempo perduto. Quindi raccogliete le mie legioni, è l'ora di combattere per il nostro signore. Ave Satana, gridano le masse, unte del sangue degli angeli." presenta l'incitamento alle legioni di demoni, pronte a combattere per il proprio oscuro signore, condotte dal protagonista; si prosegue descrivendo immagini di violenza in cui il Diavolo reclama la testa di Dio, e agogna la morte di Cristo tramite sgozzamento, costituendo il maligno ritornello. I demoni invadono i cieli ("Demon legions, fly through the gates. Into the darkened sky - Legioni di demoni, volano oltre i cancelli, nel cielo oscuro.") e sconfiggono gli angeli a cui rimane solo, disperati, da osservare la propria rovina e la caduta del proprio regno. "An Apprentice Of Satan - Un Discepolo Di Satana" parte dopo la presentazione da parte del cantante, con il muro di rifting in tremolo delle chitarre e i colpi continui della doppia cassa, lanciati in una maestosa corsa dove al ventitreesimo si aggiunge la fredda melodia atonale portante; le vocals si presentano da prima come grida gutturali, poi sotto forma di screaming rauco, ma non prima di una lunga coda dove dominano in solitario le ritmiche del drumming devastante e i continui loop circolari della chitarra. Con il ritorno della voce si delinea la cavalcata Black a piena potenza, dove si promulgano i giri di chitarra ammalianti, e le cascate di batteria costanti che dilaniano la composizione in una pioggia violenta; al minuto e trentuno l’ andamento si fa più cadenzato, ma sempre feroce, condotto dalle chitarre rocciose e dallo screaming sgolato di Caligula, in un avanzamento in crescendo che schiaccia tutto sotto di se. Al minuto  e trentanove compare anche il growl, che dona connotati ancora più Death al pezzo, e mostra la versatilità vocale del nostro, che usa tale tecnica per sottolineare parti del ritornello e incrementare il sinistro clima instaurato dalle linee solenni dello strumento a corda; al minuto e quarantaquattro dopo un breve stop riprende la corsa selvaggia con batteria impazzita e muro di chitarre, in una regale cavalcata al minuto e cinquantotto si riapre all’ammaliante andamento principale, proseguendo nel suo epico incedere dove naturalmente le vocals aggressive di Caligula trovano perfettamente casa. Al secondo minuto e trenta il drumming si fa di nuovo cacofonico dominando la scena nei suoi colpi veloci e ripetuti, creando una valanga sotto al quale il pubblico si lancia in cori d’accompagnamento, e le vocals del cantante in struggenti ritornelli sottolineati dal growl alla fine dei versi; sono anche percepibili gli andamenti melodici di chitarra, ma sovrastati dagli altri strumenti in una potenza senza fine. Superata questa fase, al terzo minuto e trentanove riprende ancora la corsa dominante, che prosegue nei suoi ritmi martellanti e nei suoi giri di chitarra in tremolo, facendosi ancora più feroce al terzo minuto e cinquantasei con il ritorno della voce stridente di Caligula; al quarto minuto e dieci diventano protagonisti i rullanti di batteria lanciata a tutta velocità che mostrano tutta l’abilità di Matte Modin dietro le pelli. La lunga coda tecnica che si viene a creare prosegue fino al quarto minuto e venticinque, quando il grido sgolato segna un nuovo muro di suono potente dove in sottofondo si delineano le epiche chitarre e i cori d’incitamento del pubblico, sovrastate dal fiume in piena della doppia cassa, e gli screaming in riverbero, in un epico finale d’impatto che lascia il posto alla fine alle esclamazioni del pubblico e alla presentazione del brano successivo che parte senza fronzoli. Il testo ci narra di un'apprendista di Satana, donna devota al male e ai rituali satanici: "While the demons force their way through the flames, To grant her with their wisdom wide, Inside the circle she feels safe, She can feel the power grow. - Mentre i demoni si fanno strada tra le fiamme, per darle al propria vasta saggezza, Dentro al cerchio lei si sente sicura, Può sentire crescere il potere." delinea il rituale d'evocazione compiuto dalla protagonista, narrato in terza persona, in un'atmosfera maligna e occulta. Non mancano descrizioni più "poetiche" legate all'ambiente tetro che regna anche nell'esterno ("The wind, cold as the full moon high in the darkened sky. Carries a weak fragrance of blood. - Il vento, (è) freddo come la Luna piena alta nel cielo oscuro. Porta una leggera fragranza di sangue.") continuando poi a descrivere l'unione della nostra con i demoni, che al rendono potente e immortale; infine con i nuovi poteri che l'hanno resa un essere demoniaco, essa vola nel cielo, verso un luogo dominato dall'oscurità eterna. "The Dawn No More Rises - L' Alba Non Sorge Più" è introdotta dal tetro rifting circolare che anticipa l’esplosione di doppia cassa, la quale però poi subito si ferma alternandosi con l’andamento successivo in un gioco di stop e accelerazioni ravvicinati che creano un andamento dinamico; su di esso si organizzano le vocals aggressive in uno screaming acuto e dai toni lati, che al cinquantottesimo secondo si accompagna con chitarre spacca ossa in una sequenza di riff devastanti e taglienti che creano seghe elettriche sonore costanti. Proseguono comunque in sottofondo gli andamenti melodici, e al minuto e dodici essi si fanno più presenti, rendendo protagonista la fredda e malinconica melodia atonale portante, sulla quale si distribuiscono il drumming serrato  e i ritornelli sgolati di Caligula in un’atmosfera frostbitten; dopo i growl effettati del minuto e trentacinque riprende la corsa malinconica, la quale però si apre in lunghe sezioni di giri circolari in tremolo ripetuti. Esse lasciano posto quasi subito, dopo lo stop e colpo di piatto del secondo minuto e tre, ad una nuova corsa serrata dominata da batteria in doppia cassa e ritornelli aggressivi cadenzati; bisogna attendere il secondo minuto e tredici affinché i ritmi conoscano un leggero rallentamento, e si delineino in un andamento più controllato ed incalzante nei suoi riff ariosi e rulli di batteria dilatati. Al secondo minuto e trentacinque riparte il drumming veloce e serrato, che si pone in primo piano coprendo tutto con il suo turbine nero e costante; esso fa da sfondo poi per le grida gutturali di Caligula, e i freddi andamenti di chitarra ammalianti ed epici come non mai, creando un movimento che si ferma improvvisamente al terzo minuto e quindici, lasciando spazio alle incitazioni del pubblico e a giochi di batteria che poi vengono seguiti dalla presentazione in inglese del brano successivo. Il testo evoca apocalittici scenari prefigurando la vittoria del Male sul Bene, ben rappresentata nel verso "Lighting strikes the realm of light, Angels burn in flames of fire, Storms from hell embrace the skies, As blackwinged hordes arrive -  Saette colpiscono il regno della luce, Angeli bruciano nelle fiamme infuocate, Tempeste infernali avvolgono i cieli, Mentre orde dalle ali nere giungono.", che illustra la distruzione del paradiso da parte delle forze infernali; ciò scatena l' Inferno sulla Terra, mettendo fine ad ogni speranza, in tetri ed oscuri segni come la scomparsa dell' alba e della luce del sole, sostituita in un' eterna tenebra ("The dawn no more rises, Across the darkened horizons. Light no more shines, Over the kingdom of damnation  - L' alba non sorge più, Negli orizzonti oscuri. La luce non splende più, Sul regno dei dannati.") che segna un' età oscura che non avrà mai fine, celebrazione del Demonio e del Male. "Thy Legions Come - Giunge La Tua Legione" è introdotta dalla presentazione urlata del titolo da parte del cantante, a cui segue subito il torrente di batteria impazzita e chitarre taglienti, mettendo subito le cose in chiaro con la sua violenza sonora devastante; si ottiene così un muro costante che al ventesimo secondo lascia spazio ad un nuovo rifting portante in tremolo ossessivo e glaciale, strutturato in un loop atonale che prosegue mentre le vocals di Caligula si presentano prima in growl, poi in uno screaming da guerra supportato dal drumming, il quale al quarantesimo secondo viene momentaneamente interrotto per incitare il pubblico a partecipare, provocando un coro di risposta. Subito dopo quindi i ritmi si fanno ancora più potenti in una roboante sequenza di batteria devastante e chitarre taglienti e dissonanti, sulle quali lo screaming gutturale e mischiato con il growl si lancia in feroci ritornelli trascinanti; al minuto  e otto la struttura si fa più incalzante nei suoi beat cadenzati accompagnati dai giri di chitarra in tremolo sinistri ed appassionanti. Questo effetto è accresciuto al minuto e mezzo ottenendo una parte più Black ‘n’ Roll ed atmosferica, dove la voce acuta e squillante di Caligula porta avanti le sue declamazioni e la batteria si fa prima più controllata, poi lanciata in doppia cassa; ma le vere protagoniste sono le chitarre promulgate in un freddo rifting atonale ricco di melodia costante; al secondo minuto e dodici una nuova doppia cassa serrata viene accompagnata dal growl prolungato del cantante, in una lunga sessione devastante sulla quale poi proseguono le linee dissonanti di chitarra e lo screaming maligno. In una dinamicità giocata sulla batteria, al secondo minuto e trentaquattro i colpi si fanno ancora cadenzati, accompagnando il proseguimento dei motivi glaciali e stridenti, fino all’ esplosione del secondo minuto e cinquanta quando ritorna la valanga di colpi continui insieme al growl mostruoso del nostro; esso conosce parti più controllate dove si lancia in ritornelli cavernosi, prima della ripresa del drumming trucidante, delineando il movimento del pezzo. Al terzo minuto e dodici torna la cavalcata con screaming stridulo e loop di chitarra, che subito dopo torna su parti più cadenzate, ma supportate dal muro costante di chitarre e batteria, creando la coda finale trascinate che si conclude all’improvviso lasciando spazio all’interazione con il pubblico, in cui viene spiegato come appunto il concerto finirà sull’album, e viene incitato il pubblico affinché si faccia sentire gridando, cosa che puntualmente avviene. Il testo narra di una fantasia satanica dove un esercito di diavoli assalta il Mondo conquistandolo in nome del Demonio; abbiamo quindi una serie di esortazioni alla battaglia, come "War, war, war... The earth trembles, beneath the all-conquering, Cloven hooves of the black horde for a thousand years - Guerra, guerra, guerra... La terra trema, sotto i  zoccoli ungulati dell'orda nera che tutto conquista, per mille anni." dove poi vengono evocati i vari nomi dei principi dell' inferno associati tradizionalmente con la figura del Diavolo, ovvero Lucifero, Satana, Leviathan, e Belial, chiedendo protezione per le nere orde, immaginando di essere un loro generale e d' incalzarli con frasi come "Set the legions free, open wide your gates let them strike the earth, With your wrathful hate let me see, your majestic kingdom - Liberate le legioni, aprite i cancelli e lasciate che colpiscano la terra, Con il tuo odio vendicativo fammi vedere, il tuo regno." dove si continua a prefigurare la distruzione e la conquista da parte dei demoni. "Hail Murder - Ave, Omicidio" vede il proseguimento dell’incitazione al pubblico, con il cantante che incalza fino a che viene gridato il titolo del brano; subito dopo un rullo di batteria apre la musica, che vede come sempre un drumming massacrante, su quale si organizza il freddo rifting in tremolo che non perde tempo nello strutturare melodie atonali di grande impatto. Al ventottesimo secondo s’introducono le grida sgolate del cantante, mentre prosegue l’andamento in un loop costante; ma al quarantesimo secondo parte il movimento principale con cantato in screaming e spesse chitarre solenni, devastato naturalmente dai blast continui della batteria in un andamento incessante. Esso viene accompagnato  a partire dal minuto e otto dal ritornello declamato con grida incalzanti e blast meccanici e cadenzati, il quale si alterna con al corsa in aperture gloriose ed epiche; l’andamento dinamico prosegue, tenuto insieme dal muro costante della batteria e dal loop di chitarre. Al minuto e ventidue esso vede chitarre dissonanti e stridenti insieme a quelle più epiche ed incisive che proseguono nella loro trama sonora mentre lo screaming si lancia in nere declamazioni. Al minuto e cinquanta sulla coda del grido del cantante riprende la fredda melodia portante di chitarre dilaniata dai continui colpi di batteria, in una corsa continua ed epica che va avanti  a lungo nel suo loop, e alla quale al secondo minuto e cinque si aggiunge il growl gutturale di Caligula; al secondo minuto e venti riprende il movimento principale che prosegue con le grida del cantante, fino alla ripresa a partire dal secondo minuto e quarantasette dell’alternanza con il ritornello cadenzato e potente, la quale viene ripetuta più volte in un epico crescendo dal grande effetto. Al terzo minuto e sedici riparte poi una corsa a tutta velocità dalla forte carica epica e frostbitten grazie ai giri di chitarra in tremolo ripetuti, e come sempre ricoperti dalla doppia cassa costante, e da punte di growl maligno che completano lo screaming incalzante di Caligula; riprende poi l’alternanza con il ritornello e meccanico, possibilmente ancora più epico nel suo incedere ripetuto e sottolineato dai blast pesanti della batteria. Tutto questo continua fino al quarto minuto e quaranta quando un’ultima cavalcata in tremolo e doppia cassa viene fermata all’improvviso dal rumore di un cancello che viene chiuso, proseguito in effetti continui insieme a campionamenti vocali suadenti che fanno da intro al pezzo successivo. Il testo viene immaginato un Cristo sconfitto e intrappolato in un sotterraneo, che mentre attende il suo oscuro fato si dispera chiedendosi dov'è Dio e perché non lo aiuta. Il demoniaco narratore lo schernisce, prefigurando la sua miseria: "Carry your cross, to your own doom. Meet the people's hatred. You will die amongst the dirt, where you belong - Porta la tua croce, al tuo giudizio. Incontra l'odio delle genti. Morirai nello sporco, dove meriti." viene enunciato con odio e sarcasmo feroce; dopodiché viene descritta una nuova, demoniaca, crocifissione dove si prova gusto ad inchiodare il redentore, definito una prostituta con solo una corona di spine. I demoni circolano come avvoltoi attendendo la possibilità di raccogliere la sua anima ("The demons fly high, they circle above. Waits for his blood to stop flow, and to collect his soul. The lord of lies, soon to die. Thousands of years of pain await - I demoni volano in alto, girano in circolo. Attendono che il sangue smetta di scorrere, per prendere la sua anima. Il Re delle bugie, presto morirà. Lo attendono millenni di dolore.") sancendo la sua disfatta. "Goddes Of Sodomy - Dea Della Sodomia" è introdotta da un rifting cadenzato sul quale prima abbiamo l’incitazione in pulito verso il pubblico, e poi un incalzante growl che viene accompagnata dai cori del pubblico, con un crescendo di strumentazione che vede il suo apice al  ventisettesimo secondo quando viene introdotta al doppia cassa. I giri di chitarra si fanno ancora più sinistri  e taglienti, alternandosi in un effetto dinamico con il movimento iniziale più cadenzato, offrendo come nella versione in studio un pezzo più giocato sui movimenti alternati e controllati, piuttosto che sull’assalto costante e reiterato; dopo la pausa del cinquantanovesimo secondo più dilatata e giocata su arpeggi in tremolo sinistri, parte un andamento incalzante e potente nelle sue chitarre rocciose e taglienti, in un movimento circolare e meccanico ossessivo che si basa su tempi medi dal grande impatto. Al minuto e trentanove partono bordate di chitarra Black ‘n’ Roll oscure e potenti che aumentano l’atmosfera esaltante del brano, con una sequenza di giri taglienti, che al minuto e quarantasette si completano con doppia cassa martellante in un tripudio di pesantezza sonora; riprende invece al minuto e cinquantanove il fraseggio di chitarra melodico portante, lento e strisciante nel suo andamento, presto dilaniato però dalla cavalcata distorta del secondo minuto e dodici, al quale prosegue fino al secondo minuto e ventiquattro, quando le falcate precedenti ritrovano spazio nella composizione. Al secondo minuto e trentasette riprende la cavalcata più fredda giocata su loop di chitarra in tremolo e doppia cassa ad oltranza, instaurando la trama sonora sulla quale si delinea lo screaming, e dove compare un assolo stridente e tecnico, in concomitanza del quale i ritmi si fanno ancora più roboanti e potenti; si crea quindi la coda finale che si chiude con colpi di batteria e feedback di chitarra, sui quali Caligula si lancia in ringraziamenti in pulito al pubblico in spagnolo.  Il testo si discosta leggermente dalla norma dei nostri, in una sorta di "romanticismo" (molto con le pinze) demoniaco dove si descrive la propria amante, una perversa creatura che gode nel provare sofferenza durante l'atto sessuale: "Deep inside, you feel me pulsate. More and more and more. I hear you groan, you want me inside. Again, again, again, again... - Dentro a fondo, mi senti pulsare. Sempre più. Ti sento grugnire, mi vuoi dentro. Ancora, ancora, ancora, ancora..." è abbastanza esplicito nel suo messaggio, continuato da una serie di descrizioni sadomaso dove il protagonista prende il controllo,  godendo del dolore arrecato come in "You give me pleasure, I offer you pain. The highest level of ecstasy, sexually insane - Mi dai piacere, io ti do dolore. Il più alto livello die stasi, sessualmente folle." dove si continua con l'uso di immagini esplicite. Viene quindi esaltato il sesso nei suoi aspetti più proibiti dalla morale cristiana, nell'inaugurazione di un nuovo elemento nell'arsenale, non certo molto vario, delle tematiche blasfeme ed oltraggiose dei nostri. "The Secrets Of The Black Arts - I Segreti Delle Arti Oscure" viene introdotta dalla presentazione del titolo in screaming stridulo, dopo la quale parte la cavalcata ossessiva in doppia cassa supportata dalle fredde chitarre malinconiche; dopo lo sto del ventunesimo secondo segnato da urlo in growl e rullo di batteria, essa riparte ancora più potente insieme al cantato in screaming di Caligula. Il movimento è ammaliante nelle sue melodie atonali che si sviluppano in loop freddi dilaniati dai continui colpi di batteria; il drumming conosce parti più cadenzate, salvo poi tornare su coordinate massacranti e  veloci, che completano perfettamente i crescendo melodici delle chitarre. Al cinquantesimo secondo abbiamo una nuova pausa con digressioni di chitarra e grida del cantante, sulle quali si organizzano rulli di batteria, e che poi evolvono in un vortice nero e glaciale ricco di tetra e struggente malinconia, dove la doppia cassa continua incessante con colpi pesanti, e le vocals si promulgano in uno screaming maligno ed ossessivo; tornano al minuto e venti le costruzioni basate sul rifting in loop in scale fredde e solenni, che proseguono accompagnate ora da rulli di drumming, ora da doppia cassa. Quest’ultima riparte al minuto e trentatré in una nuova cavalcata dove Caligula alterna lo screaming con un growl gutturale, mentre la strumentazione si lancia in un vortice distorto che non lascia al sua presa sull’ascoltatore fino allo stop improvviso del secondo minuto e nove; esso durerà pochi attimi prima della ripresa della corsa incalzante ricca di fredda atonalità e ritmiche massacranti, sulle quali prendono spazio come sempre le grida di Caligula. Torna al secondo minuto e ventiquattro il motivo portante con melodia in tremolo, il quale però già al secondo minuto e trentanove lascia spazio al growl accompagnato da un muro di suono di drumming e chitarre impazzite, dove le vocals tornano poi sotto forma di uno screaming cavernoso e sgolato, prima della conclusione improvvisa segnata da un feedback di strumentazione, dopo la quale abbiamo l’acclamazione del pubblico, e i ringraziamenti di Caligula, a cui segue un’interazione con presentazione del pezzo successivo. Il testo non ci sorprende, trattando del tema più caro ai nostri: l' evocazione del Demonio ai fini di ottenere poteri oscuri e diventare tutt' uno con le forze infernali; "Lord of darkness, I speak thy name, Bestowe me a vision, From the deeps beyond the flames. - Signore delle tenebre, evoco il tuo nome, Dammi una visione, Dagli abissi oltre le fiamme." supplica il protagonista durante il suo blasfemo rito. Prosegue poi il viaggio nelle arti oscure, dalle quali viene tratta blasfema conoscenza, esplorando un luogo antico e dalle camere segrete, le quali conservano terribili e malvagi segreti; il nostro si definisce un apprendista della magia nera in "I'm an enchanter, A disciple of the ART aflame. - Sono un iniziato, un discepolo dell' ARTE infernale." sancendo il suo ruolo e la sua devozione alle forze del male, in una tipica fantasia satanico - medioevale dal gusto inconfondibilmente Black Metal che richiama rituali satanici ed oscuri condotti in manieri abbandonati e altri tetri luoghi. "Vobiscum Satanas - Che Satana Sia Con Voi" è introdotta dal titolo del brano presentato in growl dal cantante, e dal rifting roccioso accompagnato dai rulli di batteria, che poi si apre in una cavalcata in doppia cassa dove Caligula continua a lungo a ripetere il titolo con il tono inumano; la batteria si alterna quindi tra rulli spessi e corse a capogiro fitte creando una ritmica dinamica, mentre le chitarre taglienti proseguono in un loop alienate, come da marchio di fabbrica dei nostri. Al trentesimo secondo il movimento si fa ancora più violento, con colpi continui di batteria e toni gutturali del cantante, delineandosi in un muro di suono potente dove le chitarre sono appena udibili, coperte dal costante assalto ritmico che al sessantesimo secondo si fa ancora più cadenzato e solenne; al minuto e un quarto abbiamo un rallentamento che da maggior spazio ai giri di chitarra intervallati dai rullanti di batteria, e ai growl distorti del cantante dal tono malvagio. Questo però fino alla ripresa della doppia cassa cacofonica che domina buona parte del pezzo in una cascata di colpi continui che non lasciano tregua alcuna; al minuto e ventinove abbiamo un nuovo cambiamento, per un pezzo abbastanza dinamico e vario nella sua struttura, dove lo spazio è dato al freddo rifting in tremolo ricco di melodia atonale che si sviluppa in un crescendo circolare supportato prima da rulli di batteria, poi dalla doppia cassa infernale sulla quale abbiamo una risata malvagia. Al minuto e cinquantotto riprende il movimento più violento con vocals in growl che sembrano la voce del Demonio stesso, in un muro di suono costante che prosegue ad oltranza investendo tutto; prosegue quindi l’andamento, fino alla devastante corsa cadenzata del secondo minuto e ventisei dove le chitarre distorte si fanno sentire nei loro malvagi sviluppi taglienti che portano avanti la composizione altisonante; abbiamo poi un ritorno al torrente di suoni potenti, in una cavalcata senza sosta dove riprendono spazio i growl epici del cantato sottolineati dalle fredde chitarre in tremolo. Al terzo minuto e dieci il tutto esplode in un andamento più cadenzato e trascinate, dove continua il tornado costante, e dove al terzo minuto  ventisei torna la melodia atonale in tremolo, instaurando l’atmosfera frostbitten più tipicamente Black; essa domina a lungo la scena, costituendo insieme alla doppia cassa la coda finale, che al terzo minuto e quaranta si fa meno stridula e più solenne, in un crescendo dal grande effetto che avanza costante fino alla conclusione segnata dal pubblico e dal ringraziamenti in inglese, dopo i quali parte la presentazione che sconfina nella traccia successiva. Il testo è molto semplice e basato su frasi  blasfeme che creano una nera preghiera satanica in cui viene insultato tutto ciò che è sacro: “Cursed Nazarene, impotent king, Behold great satanas, As he drives his nails deeper into thy hands – Maledetto nazzareno, re impotente, Osserva il grande satana, Mentre ti spinge i chiodi a fondo nelle mani.” Viene detto con disprezzo, schernendo Cristo ed esaltando il Male trionfatore, concetto ripetuto poi nelle altre frasi del testo, in cui si parla degli occhi di Dio-Gesù (“The weak fugitive god eyes – I deboli occhi sfuggenti di dio.”) che piangono lacrime sanguinanti mentre il diavolo spinge la sua corona di spine, schernendo la sua mancanza di potere difronte a Satana, invocato nelle parole “Ave satanas, Ave domini inferni – Ave satana, Ave signore degli inferi.” "Shadows Over Transylvania - Ombre Sulla Transilvania" riprende la presentazione del brano qui arrivata a metà dal pezzo precedente, dopo al quale i colpi di piatto aprono la scena per il rifting freddo e potente sottolineato dall’immancabile doppia cassa, qui sincopata in alternanze, prima di partire a cassa dritta al ventiquattresimo secondo; il tutto rallenta al quarantesimo secondo lasciando spazio a drumming dilatato e fraseggi di chitarra glaciali, dove le vocals si lanciano in uno struggente screaming sotto il quale la ritmica inizia ad assumere di nuovo maggiore velocità. Al minuto abbiamo quindi un andamento dalla media velocità, che esplode nella corsa frostbitten del minuto e diciassette; essa si ferma al minuto e venticinque lasciando spazio ad un a solo di chitarra distorto che prosegue in un riftng incalzante sotto il quale i ritmi si fanno più cadenzati, e le vocals si mostrano in un growl cavernoso. Parte poi al minuto e cinquantotto un’ennesima cavalcata al fulmicotone tetra e ricca di  screaming convulso, dove la doppia cassa prende piede; ma anche questo andamento non è eterno, e al secondo minuto e un quarto i toni rallentano lasciando di nuovo spazio al solenne fraseggio, che si fa più cadenzato, prima di aprirsi in un ammaliante motivo circolare ripetuto. Esso si prolunga con toni molto Tharsh dove non mancano esclamazioni d’incitazione alla Warrior  e beat cadenzati di batteria, in un andamento solenne che al secondo minuto e cinquantuno vede l’aggiunta della doppia cassa in concomitanza con il grido che ripete il titolo della canzone; si prosegue quindi con la marcia sinistra tempestata dai colpi continui di batteria, fino all’improvviso feedback di chitarra che conclude il brano, lasciando posto come sempre al pubblico in visibilio che chiama i nostri, che non perdono tempo e partono con un rullo di batteria anticipando il pezzo successivo. Il testo tocca il tema caro al Black Metal dei vampiri non morti, i quali si nutrono del sangue dei viventi, in un diabolico e primitivo romanticismo nero, che qui però punta più agli aspetti truculenti e all' esaltazione dei vampiri come figure demoniache portatrici di terrore e morte. "Darkness - spreads in a shape of evil, Over the rising kingdom of Transylvania, Shadows - surrounds the ancient castle, The palace of death far away where no light exist - Tenebra - si espande in una maligna forma, Sul regno sorgente della Transilvania, Ombre - circondano l' antico castello, Il palazzo della morte lontano dove non esistono luci." evoca immagini da film horror ricollegandosi ai classici topoi come i castelli lugubri sede dei vampiri, come il ben noto Dracula, il nobile transilvano sul quale poi Bram Stoker si è basato per quello che sarà l' archetipo del vampiro moderno, tormentato e sensuale, dai quali volano per nutrirsi del sangue dei mortali ("The purest blood shall flow, The mortals shall please, The hunger of the undead souls - Il sangue più puro scorrerà, I mortali appagheranno, La fame delle anime non morte.") completando il racconto semplice e diretto dalle nere atmosfere sanguinolente che ben si adattano al lugubre e feroce contesto musicale dei nostri, allo stesso tempo regale e maestoso come la figura dei bevitori di sangue non morti. "Open The Gates - Aprite I Cancelli" è introdotto in modo sgolato da Caligula con uno strano “growl stridulo” dopo il quale prende piede il muro di batteria e riff freddi di chitarra in tremolo;  esso si sviluppa in un nero vortice Black a tutta velocità, dilaniato dia colpi di batteria e dalle grida del cantante. Al ventiduesimo secondo prende posto la melodia atonale e in loop delle chitarre, mentre le vocals aggressive si fanno incalzanti nel loro andamento ripetuto; dopo l’ennesimo grido parte la corsa cadenzata e costante dove la batteria instaura una marcia da battaglia dove non mancano doppie casse e linee solenni di chitarra. Al cinquantatreesimo secondo il registro cambia di nuovo e un fraseggio di chitarra tagliente si delinea, crescendo poi d’intensità e velocità insieme allo screaming sparato del cantante, e alla batteria lanciata a  folle velocità; lo strumento a corda si fa poi ancora più incisivo e vorticante, tempestato dai colpi di batteria, che presto raggiungono velocità Grind. Ma veniamo di nuovo sorpresi perché al minuto e trentadue il tutto cambia, e si passa ad un rallentamento incalzante dai toni Black ’n’ Roll dove sono i riff distorti delle chitarre a dominare la scena insieme ai ritornelli in screaming del cantante; esso prosegue  a lungo in un epico incedere che al minuto e quarantanove accelera nuovamente in una nuova corsa blasfema. Essa prosegue ricca di fredda melodia atonale e colpi di batteria, fino al secondo minuto e sei quando il growl segna una pausa con fraseggio distorto di chitarra; esso viene prima accompagnato con batteria dilatata, poi con la doppia cassa che ne accelera i ritmi delineando un loop ossessivo e tagliente a sega elettrica, sul quale torna il growl alternato con lo screaming. Dopo un rallentamento cadenzato che mostra la dinamicità del pezzo, molto variabile nei suoi continui cambi di direzione, al secondo minuto e ventisei riparte la corsa serrata con doppia cassa a raffica di mitra che ci tempesta coprendo le chitarre in tremolo; esso lascia posto al secondo minuto e quarantaquattro ad un nuovo solenne andamento incalzante nei suoi giri circolari di chitarra e nei suoi ritornelli in screaming maligno. Al terzo minuto è il fraseggio portante a prendere posto, portando in primo piano la melodia di tremolo sulla quale si stagliano i giochi di batteria; esso anticipa la nuova cavalcata in doppia cassa del terzo minuto e diciassette dove i loop di chitarra si fanno ancora più spessi e taglienti, come le stridule vocals di Caligula, costituendo un freddo vortice frostbitten che al terzo minuto e  trentatré introduce con una pausa solista un fraseggio in fuzz di chitarra che prosegue poi accompagnando il movimento precedente con un effetto ancora più vorticante. Si crea così la coda finale dove screaming e growl si alternano ancora in concomitanza a toni più rallentati e cadenzati che si fermano all’improvviso, lasciando ancora una volta posto per l’incitamento del pubblico e i ringraziamenti in spagnolo del cantante, fino a sforare con la presentazione nel pezzo successivo. Il testo è un perfetto esempio di fantasia oscura e satanica Black Metal dai connotati blasfemi ed epici: viene evocato il Diavolo, qui definito "Mighty lord of the evil realm - Potente signore del regno del male" affinchè spalanchi i cancelli infernali e accolga il fervente satanista che odia la luce divina, presso il suo trono, dove egli s'inginocchierà ("I kneel before you dark lord And swear the unholy oath - M'inginocchio innanzi a te oscuro signore E sancisco il blasfemo patto.") davanti  a lui. Nel ritornello viene ripetuto il concetto ripetendo i vari nomi attribuiti al Demonio in "Lucifer - lead me to your throne, Satan - bless my damned soul, Belial - baptize me in blood, Leviathan - take me to the depths - Lucifero - portami al tuo trono, Satana - benedici la mia anima dannata, Belial - battezzami nel sangue, Leviathan - portami negli abissi." e ripetendo poi ad oltranza il nome del brano, in un testo non certo complicato o raffinato, che però si lega perfettamente allo stile violento, veloce ed oscuro dei nostri, evocando infernali mondi e devozioni sataniche che esaltano la vittoria del male sul bene, della tenebra sulla luce, come da tradizione per il genere. "Ineffable Kings Of Darkness - Gli Ineffabili Re Delle Tenebre" vede un titolo leggermente modificato usando qui il plurale, probabilmente per celebrare la band; essa è introdotta dalla ripetizione di esso da parte del cantante in growl sgolato, prima dei rullli di batteria che aprono effettivamente il pezzo. Dopo di essi parte il muro di batteria e chitarre, massacrante come da formula dei nostri, in una grandinata costante in cui compaiono le grida del cantante. Al ventunesimo secondo parte la corsa vera  e propria, dove viene mantenuta al doppia cassa e il rifting atonale in tremolo, e sulla quale si organizza il feroce cantato in screaming di Caligula; essa continua in un turbine nero dove compare anche il growl, e dove al quarantaquattresimo secondo le chitarre si fanno ancora più evocative e glaciali, bombardate come sempre dal drumming serrato e dai toni sgolati del cantante. Al cinquantanovesimo secondo riprende la cacofonia precedente ricca di taglienti loop di chitarra ripetuti e colpi di batteria veloci, fino al ritorno dell’andamento frostbitten al minuto e un quarto; esso prosegue potente insieme la muro di suono sottolineato dai blast feroci di batteria. Al minuto e ventinove il growl gutturale del cantante prende posto, mentre la strumentazione è prima incentrata su chitarre controllate, e poi si lancia di nuovo nella doppia cassa, che accelera i ritmi in concomitanza con il ritorno del cantato in screaming; si instaura così l’ennesima cacofonia cadenzata ricca di blast e chitarre taglienti, che prosegue ad oltranza nei suoi movimenti feroci. Si continua a cassa dritta senza pause o soste, alternando solo parti con cantato, e lunghe cavalcate strumentali spacca ossa, concedendo semmai al secondo minuto e ventisei un inasprimento dei toni con blast ancora più pesanti e chitarre ancora più taglienti nei loro riff distorti sui quali si organizza il growl del cantante; al secondo minuto e quaranta tutto si ferma all’improvviso, lasciando posto al pubblico esultante, che poi viene tagliato riprendendo probabilmente la registrazione dopo una pausa molto lunga. Esso chiama i Dark Funeral sul palco con tanto di “ole! Ole!” ripetuto, in uno dei momenti più tipici dei concerti: la richiesta del encore; come da copione Caligula interagisce con il pubblico, chiedendo se vuole sentire altri brani, con risposta naturalmente positiva. Ed è quindi dopo una serie di sentiti ringraziamenti che parte il primo dei tre brani aggiuntivi, ovvero la traccia successiva. Il testo esprime con versi ripetuti come in un rituale il totale riconoscimento del protagonista con il Demonio, a cui ha consacrato la sua vita e il suo corpo, suo tempio: "I am one with Satan, I am the horned beast, I am thy mighty emperor, Ruler of the dark domain, My body is a temple, Wherein all demons dwell, A pantheon of flesh am I, Am I - Sono tutt’uno con Satana, sono la bestia cornuta, sono il potente imperatore, Dominatore del regno oscuro, Il mio corpo è un tempio, Dove tutti i demoni dimorano, Sono un pantheon di carne, Lo sono." ripete con esaltata convinzione il concetto, espresso poi per tutto il testo, celebrando il dominio del Male su tutto e la venuta del futuro regno del Diavolo in terra, tema che domina molti brani dell’ album, ripetuto esprimendo sotto varie forme lo stesso concetto con battaglie immaginarie e blasfemi massacri ai danni di umani e creature angeliche, in un satanismo materiale di stampo medioevale tipico del Black anni novanta. "This I Have Spoken - Così Ho Decretato" si apre con il proseguo del discorso precedente, nella parte in cui viene pronunciato il titolo con voce sgolata (che un po’ fa capire la stanchezza del cantante dopo vari minuti di assalto costante), dopo al quale i piatti di batteria anticipano il rifting roccioso di chitarra potente e cadenzato, che si accompagna ai rulli marziali di batteria in un crescendo che si scatena al ventesimo secondo con il grido in growl e la doppia cassa in bella vista; si delinea quindi un nuovo muro di suono, dove i riff in tremolo circolari proseguono con un loop ammaliante, interrotto al quarantaseiesimo secondo dall’incitamento in pulito del pubblico da parte di Caligula, con chitarre distorte in sottofondo. Dopo tale pausa parte una cavalcata frostbitten con drumming serrato e fredde chitarre atonali in perfetto stile Black, sulle quali troviamo l’epico screaming del cantante; a partire dal minuto e ventotto il fraseggio struggente di chitarra si fa più presente, creando un andamento epico dal grande effetto. Esso prosegue fino alla nuova pausa del minuto e quarantatré dove dominata da rulli incalzanti di batteria e feedback di chitarra, la quale lascia poi subito dopo posto ad una nuova corsa in doppia cassa; quest’ultima si struttura in un torrente sonoro intervallato da una pausa simile a quella precedente, dopo la quale riprende l’andamento veloce e lanciato a piena potenza. Al secondo minuto e un quarto intervengono potenti blast metallici sotto i quali prosegue la tempesta di drumming e chitarre, al quale si fa poi meno violenta e più cadenzata, fino a svilupparsi al secondo minuto e trentacinque in una sequenza decisamente più melodica ed evocativa; non dobbiamo però abituarci alla calma, perché subito dopo al secondo minuto e quarantacinque riprende la corsa da tregenda che c’investe in un turbine freddo e tempestoso ricco di melodie atonali in tremolo struggenti scolpite nel drumming impazzito. Al terzo minuto l’andamento si fa nuovamente più cadenzato, ma sempre violento e potente, portato avanti dai colpi continui di batteria, che al terzo minuto e dodici torna sulla doppia cassa insieme al loop costante e tagliente delle chitarre; il movimento prosegue quindi fino al terzo minuto e ventisette, quando il sentito fraseggio di chitarra prende posto con i suoi toni malinconici, supportato dai battiti continui della batteria da battaglia, instaurando una coda epica ed emotiva. Essa viene violata al terzo minuto e quarantuno con l’improvviso andamento incalzante con blast e rulli di batteria, che si apre poi in una nuova doppia cassa assassina, che a dieci secondi dalla fine del terzo minuto s’intervalla con un nuovo rullante, riprendendo poi nella sua corsa assassina; essa prosegue intervallandosi con giochi tecnici con il movimento di poco prima, creando una serie di stop e riprese che instaura un crescendo che trova sfogo al quarto minuto e dodici in un nuovo muro di suono creato dalla batteria e chitarre, sotto il quale prosegue il loop di chitarre atonali. Esso prosegue quindi fino alla conclusione improvvisa, a cui seguono i soliti ringraziamenti e le incitazioni da parte del pubblico e l’interazione con il cantante che prosegue sfociando nella traccia successiva. Il testo è narrato in prima persona da un condottiero satanico, che descrive con immagini funeree ed apocalittiche il suo avvento, volto a portare distruzione sulla Terra in nome del suo nero signore; "I will come with black-hearted rage, and eyes of burning coal. Let the fire burn and blood flow, let skulls and bones tower up to the heavens - Verrò con furia dal cuore nero, e occhi fatti di carbone incandescente. Che il sangue scorra e il fuoco bruci, che i teschi e le ossa raggiungano i cieli." minaccia in tutta la sua collera, illustrando gli effetti della sua blasfema crociata che sarà compiuta. Il suo odio è incontenibile, e diretto verso tutto ciò che è cristiano, e distruggerà qualsiasi cosa ("Chaos swallows the earth when I release my Christian hatred, A hatred older than memory - Il caos inghiottirà la terra quando rilascerò il mio odio per i cristiani. Un odio più vecchio della memoria."), e lo porta ad evocare i poteri di Satana, affinché lo aiutino conferendogli le proprie facoltà, con le quali potrà sconfiggere le forze del Bene e liberare il Male nel Mondo. "My Dark Desires - I Miei Oscuri Desideri" è introdotta dalla solita presentazione, dopo la quale parte la cavalcata roboante e cadenzata, dove i colpi di batteria serrati si distribuiscono sul rifting tagliente, alternando rullanti e doppie casse che creano dinamismo nella ritmica del pezzo; le vocals del cantante si pronunciano in grida rauche che accompagnano le accelerazioni della strumentazione. Al trentaseiesimo secondo parte il cantato vero e proprio in screaming, accompagnato dalla tetra melodia atonale delle chitarre in tremolo, dilaniate dalle casse dritte che ne supportano gli sviluppi circolari incalzanti e solenni, in un crescendo costante; la trama sonora così prodotta avanza fino al minuto e dieci, quando i toni si fanno più cadenzati e rallentati in concomitanza con il ritornello ripetuto da Caligula sempre con screaming aggressivo e rauco. In questo frangente si fanno notare i fraseggi di chitarra ammalianti e dal gusto tecnico, che supportano la composizione dimostrando tutta l’abilità dei due chitarristi Lord Ahriman e Chaq Mol, vere e proprie macchine da guerra anche dal vivo; al minuto e ventisei riprende però la doppia cassa, in un torrente continuo segnato dal drumming devastante e dai freddi riff di chitarra rocciosi. Anche questo movimento ha vita breve, e già al minuto e trentanove ritorna il motivo precedente ricco di funerea e malinconica melodia atonali, in toni ancora più incalzanti grazie al lavoro di batteria che sostiene la struttura ritmica; abbiamo così una corsa frostbitten che prosegue in loop in un nero crescendo dove el grida delineano con tono epico il ritornello. Improvvisamente al secondo minuto e sei tutto rallenta ancora, per una devastante pausa con blast e chitarre distorte distribuite in bordate, che poi evolve in una marcia solenne ricca di suggestioni grazie alle chitarre in tremolo altisonanti e al drumming dilatato; ad essa si aggiunge poi al secondo minuto e mezzo la doppia cassa, accelerando i tempi e creando un nuovo spostamento di velocità nella struttura del brano. Le vocals si aprono in un growl maligno che si lega perfettamente all’andamento epico della strumentazione, che per i canoni della band rimane a lungo controllata; al secondo minuto e quarantadue abbiamo una nuova pausa, con colpi di batteria e chitarra spezzati in bordate continue, che proseguono in un feedback tecnico mentre il cantante incita in pulito il pubblico, che non tarda a farsi sentire. E’ così che al terzo minuto e sette riprende in chiave incalzante il pezzo, con riff devastanti e rocciosi e batteria distribuita che sottolinea la ripetizione reiterata del titolo da parte di Caligula in screaming rauco, ancora malvagio anche se un po’ provato dalla stanchezza; il gran finale del terzo minuto e ventidue prevede doppia cassa in assetto da guerra e chitarre circolari taglienti, che proseguono insieme al fraseggio glaciale fino alla conclusione segnata dalle urla d’incitamento del pubblico, e i seguenti ringraziamenti del cantante, che inizia a presentare il brano successivo. Il testo anche questa volta narra di un blasfemo rituale satanico atto ad evocare il Diavolo, con tanto di sacrificio umano di una vergine nel più tipico immaginario legato a tali temi ("Under the pale light of the frozen moon, I prepare the virgin for sacrifice - Sotto la pallida luce lunare, Preparo la vergine per il sacrificio"); il nostro prosegue con il suo empio cerimoniale, evocando il Demonio per ottenerne i poteri, come declamato in "I SUMMON the horned one from the abyssmal kingdom, Grant me the darkened unholy power, To please my evil wicked lust - IO EVOCO il portatore dei corni dal regno abissale, conferiscimi l' oscuro potere blasfemo, Per saziare la mia malvagia e perversa voglia." in cui dichiara senza remore la sua natura malvagia e i suoi blasfemi desideri che intende realizzare entrando in contatto con le forze infernali che accoglie in se. La sua malvagità è tale da non avere pietà nemmeno per se stesso, richiamando su di se la dannazione in "Satan - take my soul to hell, I must burn in the unholy flames, Satan - take my soul to hell, I must burn to purify my weak soul- Satana - porta la mia anima all' inferno, devo bruciare nella fiamma blasfema, Satana - porta la mia anima all' inferno, devo bruciare per purificare la mia debole anima.", desiderando soffrire in nome del suo infernale signore, superando ogni concetto di umanità e bene, considerate debolezze. "Armageddon Finally Comes - Finalmente Arriva l' Apocalisse" è il finale del concerto, annunciato con il proseguo del discorso precedente, nella solita modalità qui adottata dalla band; dopodiché esso parte con un rullo di batteria che apre la strada per il rifting tagliente impazzito e la doppia cassa fitta di batteria, in una tempesta frostbitten dai chiari connotati Black. Al ventesimo secondo si aggiungono le vocals maligne del cantante, in uno screaming potente e gracchiante, che ha punte di growl in alcuni frangenti; tra il trentaseiesimo e  il quarantaduesimo secondo prendono posto bordate di chitarra dissonante, prima della partenza di un freddo fraseggio che mostra la melodia atonale sulla quale prendono posizione il drumming veloce e i ritornelli distorti del cantato. S’instaura così un loop costante, dove al minuto e quattro i rulli di batteria si fanno ancora più martellanti ed incisivi; al minuto e dieci la scena viene totalmente dominata dai blast di batteria stagliati sulla doppia cassa e dalle chitarre in tremolo solenni nel loro andamento tagliente e continuo. Al minuto e diciotto incontriamo una variazione della struttura che vede un andamento più cadenzato dalla batteria dilatata e le chitarre più ariose, ma sempre aggressive nei loro movimenti circolari, il quale si sviluppa in un crescendo dove parte poi al doppia cassa in concomitanza con il cantato misto tra screaming e growl, dove i toni gutturali vengono sottolineati abilmente dalla strumentazione; si crea quindi una cavalcata da tregenda che si sviluppa poi in blast e bordate continue, prima di riprendere il fraseggio freddo e tagliente. Quest’ultimo si accompagna poi nei suoi loop ossessivi alla doppia cassa a partire dal secondo minuto e dieci, mantenendo la velocità costante e alta l’adrenalina; il muro di suono prosegue fino al secondo minuto e ventiquattro quando abbiamo un rallentamento segnato da imperiose bordate di chitarra e colpi secchi di batteria. Abbiamo poi giochi tecnici con rullanti di batteria, che anticipano una doppia cassa serrata sulla quale si staglia il rifting in tremolo massacrante nei suoi connotati da sega elettrica; torna qui il growl del cantante dai toni gutturali e inumani, che enuncia la sua blasfema lezione in concomitanza con i serrati andamenti ritmici e ai muri di chitarra; al secondo minuto e quarantacinque avviene un nuovo cambio, con toni cadenzati di batteria distribuita e giri rocciosi di chitarra con arpeggi in tremolo, creando un andamento incalzante che spinge in avanti il pezzo. Si aggiunge poi al doppia cassa, e al terzo minuto abbiamo l’esplosione che accompagna l’incitamento di Caligula nei confronti del pubblico, seguito poi da un grido prolungato lungo il quale prosegue il drumming ossessivo lanciato a tutta velocità e supportato dalle chitarre circolari costanti; al terzo minuto e un quarto avviene uno stop improvviso che lascia spazio alle urla del pubblico e ai ringraziamenti del cantante, che appare stremato dal superamento dell’ora di concerto con assalti costanti; abbiamo quindi una nuova incitazione da parte del pubblico, che celebra i nostri con toni da stadio, mentre la registrazione si chiude definitivamente con i loro schiamazzi. Il testo ci offre per l'ennesima volta un'oscura fantasia apocalittica e satanica: uno maligno stregone compie un rituale tramite il quale evoca il demonio e le sue forze ("As the warlock look deep into the flames, The fire of evil, are reflected in his abysmal eyes. As he calls upon the ancient ones - Mentre lo stregone guarda in profondità nelle fiamme, Il fuoco del male, esse sono riflesse nei suoi occhi abissali. Mentre evoca gli antichi.") affinché portino l'Apocalisse satanica sul Mondo; seguono quindi le solite empie immagini di distruzione e massacri dove l'umanità è in balia della follia e del male ("Men revert to beasts, suicidal despair for his glory - Gli uomini tornano ad essere bestie, disperazione suicida in sua gloria.") subendone gli effetti e regredendo in uno stato bestiale. Infine, naturalmente, anche le forze celesti soccombono, come espresso in "Angels weep, as they slowly sink down the spears. Their kingdom is gone, now ruled by the cloven hooves - Angeli supplicano, mentre (i demoni) affondano lentamente le lance. Il loro regno è finito, ora è dominato da coloro che hanno gli zoccoli.", e non rimane che crocifiggere Cristo, sancendo la vittoria del Diavolo.



In definitiva uno dei migliori live in campo Black (che, va detto, non ne ha mai offerti tantissimi data la natura generalmente secretiva del genere) al pari di quelli più ispirati dei colleghi Marduk; i nostri si dimostrano molto professionali e diretti anche in sede live, limitando al minimo gli aspetti esterni alla musica e usando i brevi discorsi per incitare il pubblico ed introdurre la scaletta. L’attenzione è quindi dedicata ai pezzi, che non vengono sconvolti negli arrangiamenti rispetto alla versioni da studio, ma leggermente adattati in alcuni frangenti all’urgenza dell’esibizione dal vivo, dando come detto ancora più rilevanza al lavoro di batteria e ai riff taglienti, in un alternanza tra corse di furia cieca e andamenti cadenzati fatti apposta per trascinare la folla. Il gruppo viene così catturato su disco nel suo vero habitat naturale, quello a cui dedica sempre più tempo, rafforzando così la propria fama e rimanendo presenti sulla scena, suonando senza sosta con diversi protagonisti del Metal estremo moderno più brutale, tagliandosi così una fetta di pubblico che va oltre la cerchia del Black. Questo naturalmente creerà anche diffidenza e veri e propri attacchi da parte dei puristi, che considereranno sempre più commerciale il loro suono e approccio; ma nei fatti i Dark Funeral saranno sempre più una band amata dal pubblico, e i nostri risponderanno con un’attività live, come detto, davvero continua ed estenuante. Passerà quindi un altro anno prima della pubblicazione del loro quarto album “Attera Totus Sanctus”, dove tenteranno d’integrare ancora di più aspetti del Death Metal più moderno e brutale, ma con risultati non sempre ottimi a causa di una performance sottotono, soprattutto da parte di Caligula che avrà problemi di salute e risulterà meno convincente rispetto all’ottima prova del disco precedente, e ad un songwriting che scarificherà alcune delle evoluzioni prima raggiunte.


1) Intro
2) The Arrival Of Satan's Empire
3) An Apprentice Of Satan
4) The Dawn No More Rises
5) Thy Legions Come
6) Hail Murder
7) Goddes Of Sodomy
8) The Secrets Of The Black Arts
9) Vobiscum Satanas
10) Shadows Over Transylvania
11) Open The Gates
12) Ineffable Kings Of Drakness
13) Thus I Have Spoken
14) My Dark Desires
15) Armageddon Finally Comes 

correlati