DANAMASTE

Le Teste degli Altri

2013 - I Make Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
24/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

"Il mondo è bello perchè è vario"



Non c'è altro modo se non questo antico detto popolare per presentare una band come i Danamaste che, fin dal loro esordio con "In2I", si sono imposti con un sound personalissimo che fonde le più diverse sfaccettature del rock moderno. Lanciarsi in un album dei Danamaste significa finire dentro un ciclone di art-rock, post-progressive, alternative rock italiano, Hard Rock, soluzioni noise e citazioni provenienti dalla musica cantautoriale italiana. Un ciclone che nel suo relativo Caos mostra una certa coesione di fondo, una specie di ordine del caos percepibile solo con una certa applicazione nell'ascolto di "Le Teste degli Altri", secondo album della band.

Ad aprire le danze troviamo "90", traccia che si apre con belle chitarre dall'influenza noise/post-rock per espandersi verso un territorio che unisce progressive rock e post rock ad un testo caustico che ci proietta direttamente nelle zone più oscure del mondo reale. "Le teste degli altri", titletrack e seconda traccia del lotto, espande ancora di più questo territorio ibrido. Dopo l'intro, naturale proseguimento di quanto detto in "90", l'acida distorsione delle chitarre iniziare a cozzare contro le splendide vocals della cantante/Chitarrista Teresa Tedesco riportando alla mente quanto detto dai leggendari Uzeda, senza comunque sforare nella fastidiosa sensazione di "Già sentito". Il testo, acidissimo nella sua brutale attualità, è un'altra analisi quasi "Bukowskiana" sulla società attuale nelle sue sfaccettature più decadenti. "Beat Generation" ci trascina in un vortice che alterna sezioni più tirate ed Hard Rock ad altre più rilassate, fino a spingerci di fronte ad un intermezzo noise letteralmente geniale. Chitarre e basso saturissime creano un tappeto quasi rumoristico sul quale si erge la bravissima Teresa Tedesco che bilancia perfettamente la cristallinità della sua voce con alcune dissonanze ben piazzate che lascia spazio alla bella voce di Francesco Tedesco che ci guida verso un bel outro arpeggiato che rende ancora più spiazzante l'intro de "Le Scarpe" che introduce un ulteriore elemento nel collage sonoro che costituisce il sound dei Danamaste, l'elettronica. Infatti, il primissimo suono che "Le Scarpe" riversa nelle nostre orecchie è una pulsante cassa effettata che sembra uscire da un disco techno. Fortunatamente, la traccia si sviluppa in un interessante e suggestivo incrocio tra elettronica e musica cantautoriale. I suoni campionati ed effettati della batteria di Rita Marchitiello, quasi sicuramente elettronica, fanno da sfondo ad una bella traccia acustica che richiama alla mente la tradizione cantautoriale italiana riuscendo a fondersi perfettamente grazie ad una produzione molto curata. A spiazzarci ulteriormente troviamo "Elettrodomestica", traccia che si avvicina all'Hardcore nella sua durezza e nel cinismo del testo che mette ancora di più in chiaro il "messaggio nascosto" dell'album che, stranamente, è un tributo all'esatto opposto di quello che quest'album è. "Le teste degli Altri" celebra la capacità della musica di essere, per molti, una via di fuga dall'ordinarietà della vita. Quante persone, magari dopo una pesante giornata di lavoro, non hanno trovato sollievo nelle onde sonore che generano quella magica entità chiamata musica capace di far volare lontano la nostra mente. La brutale realtà che permea "Le Teste degli Altri", che si avvicina a quella della letteratura pulp di Welsh, Bukowski e Palahniuk celebra esattamente questo in una specie di contrappasso ideale. Una brutale realtà in musica che ne celebra le capacità di trasportarci lontano dall'ordinario. A ribadirlo ci pensa l'Hard Rock di "Marmo", ennesima mazzata di brutale realismo sia nel testo che nella musica graffiante, a tratti brutale nella sua semplicità. Ancora una volta, la successione delle diverse tracce che compongono il disco ci spiazza con "Centomani es. N°1", traccia completamente elettronica che ricorda leggermente il periodo elettronico della carriera di Franco Battiato prima di lanciarci nella cantautorialità rock di "Parlo con il Sig?", ennesima espressione di questo vortice di sonorità che, a prima vista, spiazzerà sicuramente per la sua apparente caoticità che necessita di più di un ascolto prima di essere compreso. "Buon Orecchio, Cattiva Memoria" stupisce con la sua frenetica sezione ritmica che mette in mostra un meraviglioso incrocio di basso, chitarre stoppate e batteria che rasenta influenze funk, condendolo con sprazzi di hard rock ed un testo il cui crudissimo contatto con la realtà colpisce come una mazzata dritta in pieno volto."Acqua" continua a mostrarci l'eclettismo musicale dei Danamaste che qui imbastiscono una traccia che, almeno inizialmente, sembra affondare le sue radici nella musica cantautoriale italiana con quel suo giro ipnotico di chitarra clean sul quale si erge la bella voce di Teresa Tedesco per poi terminare improvvisamente con un finale rumorista che spiazza l'ascoltatore. In realtà, "Acqua" è uno dei più fulgidi esempi della cura riposta nella produzione che qui ci regala, oltre ad un basso che riempie perfettamente lo spettro sonoro, un meraviglioso effetto di progressiva distorsione delle chitarre che sembrano andare lentamente alla deriva verso territori noise dimostrandoci come nell'apparente caos di "Le Teste degli Altri" esista sempre una chiave di lettura in grado di farci trovare un filo conduttore. Dopo la dolcezza di "Acqua" impattiamo contro la durezza di "De(li)tti" che con il suo Alternative rock acido amplifica perfettamente lo spietato realismo delle lyrics prima di aprirsi verso una sezione più vicina al progressive rock creando un pregevole crescendo finale che ci guida fino a "Il Visionario Pulp", una ballad dalla quale traspare tutta la decadenza che normalmente fa da sfondo ai racconti e ai film pulp creado un'atmosfera che si estende fino all'intro di "Niente Canzoni d'Amore", traccia che fonde le atmosfere dell'alternative rock alla musica cantautoriale italiana creando una traccia emozionante che trova il suo naturale sbocco in "Silly Genius", unica concessione dei Danamaste all'idioma inglese, che incarna una traccia a cavallo tra Radiohead e REM degli anni d'oro. A concludere l'album troviamo l'acustica "Pece", una traccia per chitarra e voce che chiude l'album con un'ultima dose di fatalismo pulp mostrandoci ancora una volta l'eclettismo musicale della band.



"Le Teste degli Altri" è un album che, per chi dedica alla musica solo qualche ascolto disinteressato, sarà veramente dalla difficile digestione. Le suggestioni musicali che si alternano senza un'apparente soluzione di continuità e la crudezza di testi che rappresentano la decadenza della vita con un realismo a tratti brutale elogiando, come splendido contraltare, la capacità della musica di trascinarci fuori dall mediocrità della vita. In un'epoca di Easy-Listening e semplificazioni musicali, "Le Teste degli Altri" rappresenta un piccolo tesoro da godersi a pieno.


1) 90 
2) Le teste degli altri 
3) Beat Generation 
4) Le scarpe 
5) Elettrodomestica 
6) Marmo 
7) Centomani es. n. 1 
8) Parlo col sig.? 
9) Buon orecchio, cattiva memoria 
10) Acqua
11) De(li)tti 
12) Il visionario pulp 
13) Niente canzoni d'amore
14) Silly Genius 
15) Pece