DAEDALUS

Motherland

2011 - Galileo Records

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
20/07/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Parlare di progressive metal è per me sempre un'arma a doppio taglio, un genere questo che mi è sempre piaciuto ma che ho ascoltato con una punta più critica rispetto ad altri generi, poichè una caratteristica delle band che si avvicendano in questo percorso molto tecnico, è quello di mettere troppo spesso in evidenza le proprie capacità personali a discapito dell'omogeneità di gruppo. Spesso questa manovra è rilevante in maniera imbarazzante e l'egocentrismo stilistico ne fa pagare pegno, la diatriba che affiora sotto questo punto di vista ha colpito negli anni una grandissima band i Dream Theater, che io reputo talentuosi ma a mio personale avviso, i tecnicismi sublimi che li contraddistinguono sono però esasperati dalla mania di protagonismo, motivo per il quale risultano più "freddi" e meno ispirati di altre formazioni meno osannate ma più appassionate. Tralasciando le mie considerazioni personali sui Dream che comunque reputo assolutamente musicisti talentuosi e carismatici, volgo la mia attenzione su un gruppo tutto made in Italy e più precisamente di Genova, loro sono i Daedalus. L'idea di questa band nasce dal bassista Fabio Gremo che ne mette insieme i pezzi fino a darne forma, nel corso degli anni il gruppo dimostrerà attitudine compositiva e si affermerà sottolineando le doti musicali così ostiche in campo progressive. Ho scambiato due chiacchiere con Fabio che è molto gentile e disponibile e gli ho chiesto se ci fosse un particolare motivo che ha spinto i Daedalus verso il prog metal, lui mi ha risposto così: "Tutto parte dalla voglia di non avere schemi fissi,vengo dalla musica classica, in cui bene o male c'è sempre qualche regola da seguire ed una volta imparate è bello inventarsi dei modi per romperle o aggirarle". Effettivamente ascoltandoli fin dal primo lavoro notiamo una buona dose di ritmiche particolari ed articolate che hanno poi maturato ed affinato con l'esperienza. Anche la formazione dei Daedalus nel corso degli anni ha subìto dei cambiamenti, difatti nel primo lavoro alla voce troviamo Alessio Brunetti mentre dal secondo disco prende il suo posto l'attuale vocalist Davide Merletto, la line up odierna oltre al cantante ed al bassista Fabio Gremo vede Andrea Torretta alla chitarra, Sandro Amadei alle tastiere e Daz La Rosa alla batteria; musiche e liriche sono per la maggior parte composte da Gremo ed il suo zampino lo si trova anche nella creazione dell'artwork di Motherland, l'ultimo full length. Immagine piuttosto emblematica di un feto racchiuso in una cella criogenica, una metafora su come "conservare" la vita ed i suoi valori? In effetti le tematiche sulle quali vertono i testi di "Motherland" sono vari punti di vista su quello che oggi porta allo sfacelo della società in cui viviamo. La musicalità che caratterizza i Daedalus è molto sofisticata ma al contempo di facile presa, Fabio Gremo è un bassista che proviene dalla musica classica ed i gusti che lo influenzano sono dati dalla passione per i compositori del '900 e da band quali Dream Theater fino a Scenes From a Memory (mi ha così specificato) e Queen, la sua band preferita. L'ultimo disco partorito dai Daedalus esce nel maggio 2011 per la casa discografica Galileo Records, undici tracce per un totale che supera di poco i 57 minuti, il disco si apre con una traccia strumentale "What A Challenging World" in cui il sintetizzatore è il protagonista indiscusso, le sonorità ci riportano con la mente ad atmosfere surreali ed interplanetarie, un viaggio cosmico che prosegue supportato dal fidato basso, compagno d'avventura in questo breve intro metafisico. Proseguiamo con "Your Lies" nella quale sono messe in evidenza le caratteristiche degli altri componenti, chitarre suonate accuratamente, batteria simbiotica e la bella voce del cantante sono la prova di quanto i nostri genovesi sappiano il fatto loro. La terza traccia "Until You're Here" è il primo singolo ufficiale del gruppo tratto da Motherland, inizio infarcito da note iper tecniche, le evoluzioni dei singoli musicisti sono messe bene in evidenza creando quel distacco che personalmente non mi esalta, ma che devo dire non risulta troppo slegato ed anzi gli accordi creati sono piacevoli all'ascolto. Il brano è il primo vero assaggio di progressive, quello puro e netto, nella quale si assaporano svariati cambi ritmici. "Perspective Of The Moon" è un pezzo articolato musicalmente nelle strofe e scorrevolissimo nel refrain, un ritornello facilmente assimilabile succeduto da un'interessante solo di chitarra, come nel titolo "Prospettiva della Luna" la song rivela svariate sfaccettature e spunti diversi per un ascolto sempre innovativo. Procediamo con la quinta track "For Aye" avvolta da un intenso intro acustico, accompagna Davide alla voce, sfociando in un'incalzante parte melodica all'insegna di un ritornello carico di emotività. L'intera line up dà sfoggio delle proprie qualità, disegnando all'interno di un pentagramma bianco linee colorate da scintillanti gradazioni di colore ed è in una canzone come questa che la tecnica è messa a disposizione della passione, la sintonia strumentale dei musicisti supporta il vocalist che accompagnato da un empatico chorus, interpreta brillantemente il brano che più ho apprezzato nel disco. Il sesto brano è la title track "Motherland" in cui il sapore prog è il gusto principale della pietanza, sicuramente un piatto sostanzioso ma che non riesce a saziarmi appieno.. e che a fine ascolto lascia un languorino. "Sand" già dal suo inizio placa quel senso di languore che mi porto dentro, le corde della chitarra sembrano prendere fuoco, il basso si esalta con sottofondo di tastiera e pelli in una girandola di effetti aggressivi e tirati. L'ottavo brano "Weather The Storm" è un'affascinante pezzo strumentale, compendio di una struttura tecnica e qualitativa di gran livello, parti elettriche che si intervallano ad altre acustiche ed un solo chitarristico che verso il finale ricorda quel Sig. Malmsteen che tanto adoro; la canzone volge al termine con energica enfasi ed ora si che mi sento pienamente appagata. Distorti suoni synth aprono la nona traccia "Underground" che ritroviamo durante questo percorso sonoro, piuttosto rockeggiante e con le pelli notevolmente sollecitate, gustiamoci un brano di costante corposità ritmica e cantato da una voce sempre in corda, con quel leggero timbro graffiato tanto piacevole da sentire. Penultima canzone "A Tale" anche qui troviamo tutti i crismi del genere progressive sottolineati con cospicua attitudine, la canzone risulta energica con degli intermezzi melodici ben studiati e messi in atto con precisione. Siamo giunti al termine con la track conclusiva "Empty Rooms" le sonorità richiamano un preludio etereo ed ultraterreno, la melodia successivamente si carica di sensazioni profonde, si cavalca un'ondata sempre più increspata e schiumosa sulla quale i musicisti intraprendono un grintoso surfing ritmico, in bilico tra potenza ed armonia. Felice di aver ascoltato questo album concludo la mia passeggiata sonora piuttosto compiaciuta, riallacciandomi al discorso iniziale devo dire che i Daedalus hanno fatto del genere prog un'arma totalmente a proprio vantaggio, impugnando il coltello saldamente dalla parte del manico e dimostrando quanto i tecnicismi possano essere esibiti senza egocentrismi inutili, ma mettendoli al servizio di una musicalità articolata e complessa, rendendo un album sofisticato e di piacevole impatto.


1) What A Challenging World    
2) Your Lies
3) Until You're Here
4) Perspective Of The Moon
5) For Aye
6) Motherland
7) Sand
8) Weather The Storm
9) Underground
10) A Tale
11) Empty Rooms