CRITICAL SOLUTION

Sleepwalker

2015 - Punishment 18 Records

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
20/07/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Stavolta concentriamo la nostra attenzione su di un bel gruppo norvegese chiamato Critical Solution . Un gruppo Thrash particolare (niente core, niente contaminazioni, nonostante la band ami auto-etichettare il proprio prodotto come horror-thrash. Di Thrash si parla, sostanzialmente, ma arricchito da diverse suggestioni), responsabile sino a questo momento di due EP ("Evidence Of Thing Unseen" del 2011 e "The Death Lament" del 2014) alternati a due full length, "Evil Never Dies" del 2013 e "Sleepwalker" del 2015. Segnandoli come "unsigned/indipendent", la celebre "Encyclopaedia Metallum" compie un piccolo errore, forse dovuto ad un mancato aggiornamento, dato che dall'ultimo full, per inciso quello che ci accingiamo a recensire in questa sede, i nostri si sono accasati presso la "Punishment 18 Records". Ho introdotto il nostro preambolo presentando i nostri come "bel gruppo", e non a torto. Oltre al responso pressoché positivo ricevuto un po' in tutto il mondo, i nostri sono decisamente riusciti a stupire e coinvolgere il sottoscritto, che ironicamente potrebbe asserire di avere le orecchie sature di ogni genere di metal (per dare giudizi, è il caso di dirlo, bisogna ascoltare praticamente tutto); ma la band, mettendo in campo una certa bravura, tirando fuori dal cilindro un lotto di brani assolutamente belli, potenti, riusciti, riescono nell'impresa di non finire eclissati nell'immenso panorama Thrash, ormai saturo. Perché tra Thrash vecchia scuola e Thrash "revivalista" sono davvero infiniti i gruppi in questo ambito, e logicamente per "emergere", per lasciare in qualche maniera il segno bisogna avere quel quid in più, quel guizzo, quel barlume, quella scintilla che può far risaltare un prodotto rispetto ad altri. Cosa che i nostri dimostrano di possedere, grazie ad una certa competenza tecnica ma soprattutto alla capacità di saper creare brani che non stufino, che non risultino anonimi, piatti, plagiati. I richiami non mancano, certo: è facile evincere nel loro background un vago flavour à la Metallica, ma anche qualcosa degli Annihilator. Ma quanto giunge alle nostre orecchie è talmente genuino che anche i richiami di cui sopra risultano più un "alone" che altro. E'anche abbastanza normale che si presentino certi richiami dato ci troviamo di fronte a un gruppo "revivalista" (ho già puntualizzato che il loro primo parto, l'EP "Evidence Of Things Unseen" è del 2011) e in effetti proviamo a pensare tanti alfieri di questa corrente di recupero senza agganci più o meno evidenti ai padri storici del genere. Diciamo pure che sarebbe impossibile anche solo da pensare. Certo i nostri, in una bio pescata dalla loro pagina ufficiale di facebook, citano ben altre influenze, alcune decisamente più classiche (King Diamond, Saxon, Deep Purple, Uriah Heep, Iron Maiden, Motorhead, Black Sabbath, Mercyful Fate, Ugly Kid Joe), altre molto più attinenti al loro prodotto finale (Testament e Machine Head, altri nomi che non è difficile ritrovare nel loro mood). Mentre le influenze classiche - immagino - siano solo un'ispirazione di fondo (lodevole il fatto che si tirino in ballo King Diamond e i Mercyful Fate, ma non aspettatevi assolutamente la versione Thrash di gruppi come Portrait e In Solitude), le ispirazioni di ambito Thrash "citate" sono sicuramente riscontrabili, anche a primo acchitto. Poi, se necessario, aguzzate voi l'orecchio e tirate pure fuori altri nomi. Esercizio a mio parere sterile - un prodotto andrebbe sentito per quello che è, dunque se funziona, se "cattura". Ma questo mondo vive anche di dietrologie che generalmente amo risparmiarmi. Per quanto riguarda la band, tanto per spendere qualche parola esplicativa, mi affido a quanto riportato sulla loro biografia ufficiale. I Critical Solution sono una "horror Thrash metal" norvegese. Formatosi nel 2005, il gruppo ha iniziato a fare sul serio dal 2011, dopo aver trovato una line-up stabile, comprendente Egil Mydland (batteria), Bjoernar Grossfjell (chitarra, presto sostituito nel 2008 da Tov Glesnes), Christer Slettebø (voce e chitarra solista) ed  Eimund Grøsfjell (basso). I nostri  iniziano dunque a collaborare con Andy LaRoque, il quale gli mette a disposizione il suo "SonicTrain Studios" a Varberg, in Svezia. Mentre il loro primo full length ("Evil Never Dies") è considerabile come un parto "solamente" Thrash, la band, crescendo negli anni è arrivata a un certo grado di maturazione che può essere percepito nel secondo full del 2015. Il sound Thrash mescolato con un mood horror e sonorità inedite determinano un prodotto a tutti gli effetti "horror thrash". Alcuni grandi artisti del settore che hanno avuto modo di collaborare con i nostri sono il già citato Andy LaRoque (King Diamond), Michael Denner e Hank Shermann (Mercyful Fate), Whitfield Crane (Ugly Kid Joe) e Mika Lagren (Grave). La band, nel suo primo tour europeo, ha visitato la bellezza di tredici paesi, facendo da spalla ai Marduk e ai Grave nel 2013. Dopo il supporto ai Diamond Head, nel 2014 (anno che vede il ritorno di Bjoernar Grossfjell come chitarrista in sostituzione dell'uscente Tov) li Nostri hanno tenuto dieci spettacoli come supporto ai W.A.S.P. tra il settembre e l'ottobre del 2015. Il nuovo disco, edito dalla "Punishment 18 Records" il 12 dicembre 2015, è descritto come un concept con "una trama talmente diabolica e spaventosa che scioglierà il vostro volto". Effettivamente, la trama risulta particolarmente "oscura": una trama un po' alla King Diamond nella quale troviamo un lotto di protagonisti attorno a cui tutto sembra ruotare: Neil, il sonnambulo; Nikolas, il padre di Neil; Laura, la madre di Neil/; Phil, un amico di Nikolas; Dr.Henderson, il dottore; ed infine L.T Elliot, ufficiale di polizia. Terminati gli inevitabili - ma necessari - preamboli, passiamo alla nostra analisi track by track.

The Curse

L'inizio è affidato a "The Curse (La Maledizione)", due minuti di intro recitato corredato da un mesto cesello di chitarra utilizzato a mo' di sottofondo. Una parte iniziale atmosferica e inquietante che ci introduce testualmente alle oscure trame del brano. Possiamo riassumere questa prima parte in tal modo: Nikolas entra in camera di Neil e lancia su di lui una maledizione. Il ragazzo sarà dunque costretto ad uccidere, per i prossimi quattro giorni, determinate vittime scelte da suo padre. Ogni volta che scoccherà la mezzanotte, Nicolas si trasformerà nel "Sonnambulo", una creatura capace solo di eseguire ordini prestabiliti ("Dormi, figlio mio,/ è giunto il tuo momento./ Prendi il coltello, figlio mio,/ guarda come brilla../ lascia che quelle anime vadano dritte all'inferno!!/ Non posso ancora assumere la mia forma fisica,/ ma presto risorgerò../ futuri rovinati saranno la mia vittoria!").

Sleepwalker

La breve introduzione cede subito il passo al primo vero brano del lotto, ossia "Sleepwalker (Il Sonnambulo)", la title-track, arrembante pezzo in puro thrash-style che ci fornisce il primo eccelso assaggio dell'ottimo modus operandi dei nostri. Il pezzo, potente e di gran presa, risulta tutto strutturato su parti impattanti e violente alternate ad altre più melodiche e pregne d'atmosfera. Vediamo infatti come nel primo minuto (abbondante) il brano sia tutto strutturato su trame veloci e deraglianti, forti di un egregio lavoro di chitarra e una batteria implacabile, oltre che della voce di Christer Slettebø gestita su toni idrofobi e viscerali. Si cambiano le carte in tavola dal minuto e otto, quando il pezzo assume toni più melodici, con la voce del singer che si assesta su modalità maggiormente pregne di un certo lirismo. E' in frangenti come questo che il pezzo ha modo di "respirare" concedendo una piccola tregua all'ascoltatore prima del ritorno a modalità più ferali (un minuto e cinquanta circa) con variazioni praticamente nulle rispetto a quanto sentito prima dell' "inframezzo melodico". A due minuti e venticinque ancora un intermezzo melodico prima di un interessante affresco strumentale (dai tre minuti e passa in su). Il pezzo risulta molto fresco e capace di non annoiare, grazie ad una certa varietà nella struttura, ma anche e soprattutto ad una sottile alchimia messa in campo da tutta la band che non sempre è possibile riscontrare in tanti epigoni del genere thrash. Testualmente, essendo questo un concept album, ci ricolleghiamo direttamente al precedente "preambolo": Nikolas racconta a suo figlio, ormai divenuto "Il Sonnambulo", la storia. Qualche anno prima, proprio Nikolas aveva inventato una particolare bevanda in grado di tenere le persone sveglie, senza che esse si addormentassero mai. Invitò il suo amico Phil a provare il suddetto intruglio, il quale però lo stordì a tal punto da recargli grossi problemi di salute. Fu così che il tenente Elliott arrestò Nikolas, in seguito denunciato, il quale venne tradito persino da sua moglie, la quale testimoniò contro di lui il giorno del processo. Nikolas venne così mandato in prigione. Durante una visita in cella, accidentalmente il Dr. Henderson lo fece cadere rovinosamente a terra, cercando di difendersi da una sua aggressione. Nikolas si ruppe la testa e morì.. ora è tornato sotto forma di fantasma, circuendo suo figlio Neil, per farsi aiutare nella vendetta ("Ascoltami, o mia creatura../ Sonnambulo! / Abbandona i tuoi tentennamenti,/ Sonnambulo! / Il tempo è arrivato!/ Distruggere, bruciare, devastare.. falli sanguinare!/ Quando ti sveglierai domani,/ non ricorderai più nulla./ Ma ora alzati, è tempo di uccidere!/ Farai ciò che io ti dirò!").

Welcome To Your Nightmare

Si continua con "Welcome To Your Nightmare (Benvenuto nel tuo incubo)", terza traccia effettiva e seconda "ufficiale" (il primo brano se ricordate bene era una stringata introduzione, perlopiù recitata). Si inizia con un intro strumentale decisamente carico, quadrato e roboante che cede il passo al ventesimo secondo - in concomitanza con il subentrare della voce di Christian - a ritmiche più veloci e deraglianti. Quasi al minuto si ritorna in seno alle ritmiche quadrate usate nell'introduzione, che nel giro di poco ancora si danno il cambio con tessiture ben più veloci, sempre sostenute dall'ugola potente del vocalist. Inframezzo atmosferico al minuto e quaranta, quindi, oltrepassati i due minuti abbiamo un nuovo scaglione strumentale quadrato, marziale, gestito su tempi medi che nel giro di trenta secondi si muta in una parte veloce, deflagrante, dalla ferocia incompromissoria. A due e quaranta circa ancora un frangente giostrato su tempi medi prima del ritorno al main theme, gestito su velocità sostenute. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un ottimo pezzo thrash che fa della varietà il su cavallo di battaglia, né troppo monolitico né spompato, anzi, capace veramente di catturare l'attenzione grazie ad una gestione dei ritmi decisamente brillante. A livello testuale, inutile ormai dirlo, ci ricolleghiamo al precedente brano: la prima notte ha dunque inizio. Neil si trasforma nel "Sonnambulo", cominciando a vagare per le strade. La prima vittima è Phil, il quale si trova in un bar. Uscendo, ubriaco e barcollante, l'uomo percepisce un qualcosa di strano. Subitamente vede passare dinnanzi a lui una luce blu, velocissima.. ma ha appena il tempo di accorgersene, che si ritrova già morto. Un omicidio del quale nessuno si accorge. All'alba, invece, Neil si risveglia in casa sua senza ricordare nulla di quanto ha compiuto ("Sono sveglio e pronto ad uccidere, rabbia ed odio./ Il mio colorito è pallido, non riesco a sentirmi respirare../ chi mi ha creato? Sono una macchina della morte,/ lo so per certo. Seguo il volere di qualcuno./ La giustizia è servita, dolore puro../ non ci sarà più luce!/ Phil, maledetto.. morirai stanotte!").

Blood Stained

Si prosegue con "Blood Stained (Macchiato di sangue)", introdotta da una parte strumentale molto melodica e "delicata", capace di affrancarsi per un istante dai ritmi belluini delle precedenti tracks. Dopo trenta secondi di morbidi ceselli subentra la voce, sicuramente più avvolgente rispetto a quanto sentito in precedenza, e la parte strumentale, non facendo una piega, continua su ritmi suadenti e trasognati. Il pezzo si mantiene tale senza particolari guizzi sino al minuto e trenta, quando un giro di chitarra più deciso determina un aumento di misura del climax. A un minuto e tre quarti i ritmi si velocizzano di misura, smarcandosi in parte dalla suadente delicatezza del troncone iniziale. Ci incanaliamo così in una parte gestita su tempi medi, granitica e possente, di grande impatto. A quasi due minuti e quaranta la voce tace e gli strumenti si placano per dare spazio ad una parte strumentale maggiormente atmosferica che scivola in breve in un nuovo frangente melodico, "morbido" e suadente, privo della capacità impattante del precedente troncone. A quasi quattro minuti si ricomincia ancora una volta con un troncone quadrato e possente, gestito su tempi medi. Nessuna accelerazione sconquassa la trama fino ai cinque minuti e quaranta, quando si inserisce un bellissimo solo abbastanza veloce capace di fare la differenza in una struttura pur molto intrigante. Il pezzo in se è ancora una volta una piccola gemma capace di ricordarci che per fare del buon thrash non serve mettere sempre il piede sull'acceleratore, anzi. Tale brano pur facendosi forza quasi esclusivamente su tempi medi riesce a convincere pienamente e a farci venire voglia di riascoltarlo, più e più volte. La trama, riallacciandosi alla precedente parte, vede Neil risvegliarsi. Questi si ritrova nel suo letto, sporco di sangue. Non ricorda nulla di quel che è successo e non riesce a levarsi quelle macchie di dosso. Avendo paura di essere malato, decide di recarsi all'ospedale, cercando di nascondere le macchie di sangue. Tutti, a questo punto, lo guardano con terrore, mentre vaga per la strada, spaesato ed impaurito. Giunto nel luogo di cura, il Dr. Henderson comincia a visitarlo; non capendo cos'abbia, decide di tenerlo ricoverato per la notte, giusto per sicurezza ("Mi sono svegliato stanotte,/ sentivo voci nella mia testa../ ma non capivo, dicevano cose folli./ Ho le mani sporche di sangue../ cosa succede? Cosa?/ Chi mi potrà aiutare??/ Aiuto!/ Cosa mi accade? Perché proprio a me?/ Sono pazzo? Non ricordo neanche come mi chiami..").

Murder In The Night

Il proseguo è affidato a "Murder In The Night (Omicidio di notte)", strumentale di gran pregio della durata di quasi sei minuti (05:46 per la precisione). Il brano ha un inizio lieve per poi animarsi gradualmente trascinandoci in trame misteriose e ricche di pathos, forti di una non indifferente capacità di "presa emotiva" sull'ascoltatore (che nel caso in questione sarebbe il sottoscritto, ma immagino che qualsiasi metallaro si lascerà tranquillamente prendere dal pezzo, in maniera istantanea, considerando la sua bellezza). Raffinato ma non tedioso, dalla notevole componente immaginifica, il pezzo nelle ultime battute si va "raffreddando" - perde in potenza per dare spazio al pathos - spegnendosi per gradi così come era iniziato. Un gioiello di elevata caratura destinato a dare ulteriori punti a questo prezioso diadema sonoro. Nella parte "parlata" presente in tale strumentale vediamo che, con l'inizio della seconda notte, si ha la nuova resurrezione del sonnambulo. Il Dr. Henderson è ancora all'ospedale per accertarsi delle condizioni di Neil, ma in un momento di distrazione viene ucciso dalla creatura, impossessatasi del ragazzo. Di seguito, il sonnambulo fugge dall'ospedale per tornare a casa sua, come già accaduto la prima volta (il "parlato", a mo' di telegiornale, recita più o meno così: "Ultime notizie! il sergente Elliot ha dichiarato che il Dr. Henderson è stato ucciso qualche ora fa. Le videocamere di sorveglianza hanno ripreso una luce azzurra, la quale ha assalito il medico. Inoltre, un paziente sembra essere sparito dall'ospedale. La polizia sospetta che le due cose siano collegate.").

Evidence Of Thing Unseen

Si continua con "Evidence Of Thing Unseen (L'evidenza di ciò che è invisibile)", dal titolo che richiama esplicitamente il primo EP della band. L'inizio è decisamente marziale, tutto impostato su un mood "militaresco" di chitarra e batteria". In tale introduzione vediamo aggiungersi, in breve, un rumore di sirena che si incastona in quest'atmosfera cupa e decisa. Verso il quarantesimo secondo, finito il preambolo, prende il via il pezzo vero e proprio, che si assesta sin da subito su tempi abbastanza sostenuti (nessuna corsa spasmodica comunque). A un minuto e trenta breve break granitico sulla scia del preambolo, quindi si ricomincia a pestare con una certa foga. A due minuti e venti circa break tanto inquietante quanto misterioso, nel quale la furia distruttrice del precedente passaggio cede il passo ad un frangente più atmosferico che confluisce presto in un immaginifico arazzo chitarristico. Una parte questa inizialmente molto moderata nei toni, ma che dopo poco esplode catarticamente in un passaggio veloce e dinamico destinato a durare sino ai tre minuti e quarantaquattro, quando, con il subentrare della voce, si ritorna al main theme, ugualmente veloce e deragliante. La trama ci porta all'inizio della seconda mattina. La polizia sospetta che Neil possa essere il colpevole, tuttavia le videocamere non hanno mostrato nessuna persona uccidere il dottore. Così decidono comunque di interrogare Neil, in quanto risulta essere lui il paziente fuggito subito dopo l'omicidio. Quando bussano alla sua porta, il ragazzo si accinge ad andare ad aprire, ritrovandosi nuovamente sporco di sangue. Spaventato, decide di non lasciare che il sergente ed i suoi assistenti lo vedano in quelle condizioni. Fugge quindi da casa, in preda al panico, alimentando i sospetti su di lui ("Quello che non capisco, è perché le mie mani siano ancora sporche!/ Non ricordo, non ricordo,/ di nuovo queste macchie di sangue../ anche sul muro!!/ Lasciatemi stare, non sono stato io! / ..l'evidenza di ciò che non posso provare!/ Cerco di nascondermi,/ dovrò scappare!").

L.T. Eliot

"L.T. Eliot" vede la collaborazione di Mika Lagreen e si caratterizza per essere la terza canzone più lunga del lotto (sette minuti e tre contro i sette e sette di "Blood Stained Hands" e gli undici abbondanti di "Dear Mother"). La lunghezza superiore alla media non inficia minimamente sull'effetto "presa"nei confronti dell'ascoltatore, considerando la bellezza del brano screziato - in maniera intelligente - da differenti cambi di tempo, di atmosfera e umore. Il brano infatti parte in sordina, con un moderato cesello strumentale, inquietante e torbido destinato a protrarsi oltre il primo minuto. A seguire l'atmosfera diviene rarefatta e subentra la voce del singer, narrante. Gli strumenti sono quasi in sordina dando spazio ad un atmosfera asfittica quasi ambient. Dal minuto e quaranta i toni si surriscaldano: si avverte un aumento del fattore climax grazie ad un passaggio marziale e granitico, giostrato su tempi medi. Dai due minuti la velocità aumenta di misura, comunque non alterando il clima marziale di fondo. Piccolo break a due minuti e venti, quindi si riparte, stavolta in maniera frenetica, spasmodica, su un tappeto di blast beat annichilente. Un passaggio dai toni apocalittici destinato a fare la gioia tra chi nel metal sente principalmente il "richiamo dell'estremo". Si continua così su alternanze sapientemente studiate che confermano la bravura dei nostri nel saper rodare strutture musicali in maniera perfetta, giostradosi passaggi con grande maestria come solo i big del settore sanno effettivamente fare. Vediamo, nel testo, come abbia inizio la terza notte del Sonnambulo. Neil si reca presso la stazione di polizia, nella quale Elliott è ancora presente, per lavorare sul caso del dottore ucciso. Il Sonnambulo riesce ad entrare, trovando subito l'ufficio del sergente. Come già successo per le altre vittime, Elliott non può vedere il killer, ma avverte una presenza negativa. La luce blu compare di nuovo, ed il sergente muore all'istante, ucciso senza pietà ("Lo senti nell'aria,/ la tua ora è vicina./ Prega per la tua vita../ Elliott, tu devi morire!!/ Dove sei?/ Io sono qui, accanto a te!/ E' ilo cerchio della vita che si spezza!"). Capiamo a questo punto che Neil stia pian piano uccidendo tutti i nemici di suo padre, i responsabili della sua carcerazione e della sua morte.

Dear Mother

La seguente "Dear Mother (Cara Madre)", come precedentemente accennato, detiene il titolo di pezzo più lungo del lotto. E ancora una volta i nostri dimostrano di saper fare centro, confermando la loro bravura sia quando si tratta di giostrarsi pezzi brevi, sia, come in questo caso, quando se ne escono con pezzi decisamente più lunghi. Il pezzo inizia con un arpeggio dal carattere pressoché ambientale (se avete presente il cesello nella parte centrale di "The Rime Of The Ancient Mariner" degli Iron Maiden sapete di cosa parlo). Dopo non molto subentra una parte strumentale pacata nell'incedere, ma al contempo non scevra da una certa cupezza di fondo. A un minuto e cinquanta subentra un giro di chitarra estremamente maideniano (anche qui ci torna in mente il periodo "Powerslave", ma senza andare troppo nello specifico diciamo che un simile giro di chitarra avrebbe potuto trovare spazio in qualsiasi album da "Piece Of Mind" a "Seventh Son Of A Seventh Son"). A due minuti e un quarto stop del "giro" maideniano per tornare su coordinate simil-ambient. A due minuti e tre quarti, al termine di questo lungo preambolo vediamo il subentrare della voce, in un contesto sonoro comunque immerso ancora in coordinate di flavour "ambientale", meste e decadenti. A tre minuti e venti circa il pezzo si rafforza grazie ad un rifferama che ancora deve molto ai maiden, ma il tutto sembra riecheggiare anche i Metallica (se cercate il giusto crocevia tra le due band, ecco...è qui che dovete cercare). A tre minuti e tre quarti ancora il giro maideniano sentito al minuto e cinquanta, quindi, verso la soglia dei quattro minuti il pezzo riprende vigore grazie all energico cantato del singer e a un riffone di fondo stavolta di scuola Metallica. Il pezzo prosegue così, tra alternanze di riff e frangenti anche antitetici tra loro, in un'intermittenza di umori e ritmi gestiti in maniera egregia e sapiente. Nonostante la sua durata, come accennato precedentemente, il pezzo non rischia sicuramente di annoiare, anzi. E aggiungo che, rispetto a tanti ottimi predecessori, più orientati sul Thrash tout court, questo si mantiene su una linea di confine tra l'Heavy e il Thrash. Nel testo vediamo Neil risvegliarsi, la terza mattina... ma questa volta in una caverna. Ancora una volta, coperto di sangue. Ha paura e non sa dove andare.. e la prima persona a cui pensa è sua madre. Decide di andare da lei, per cercare aiuto. Appena lei lo vede in quello stato, non si sorprende di nulla ed anzi, sembra aver capito. Così decide di raccontare al figlio tutta la verità, di suo padre, del suo esperimento e della sua morte. Aggiunge un dettaglio: il fantasma di Nikolas aveva fatto visita anche a lei, dicendole che la quarta ed ultima vittima del "Sonnambulo".. sarebbe stata lei stessa ("Mamma cara, raccontami la verità./ La gente sta morendo,/ e lo vedo nei miei sogni./ Tanta follia, in me../ sento la tristezza nel cuore./ Sono un'anima in pena./ Sono un pupazzo nelle mani di una mente malefica,/ sono una maledizione per l'umanità.../ solo tu puoi salvarmi!").

The Death Lament

"The Death Lament (Il Lamento della morte)" si smarca dal pantagruelico gigantismo dei due precedenti brani per mantenersi su un minutaggio più ridotto (quattro minuti e sedici). L'inizio è affidato a un riffone dirompente che subito apre le danze a un tappeto ritmico veloce e assassino. La voce fa il suo ingresso al quarantesimo secondo, adagiandosi su ritmiche feroci e belluine. Vengono in mente in questo contesto, non so per quale strana alchimia, i Metallica. Il pezzo denota in toto una certa linearità (non vi sono grandi cambi di umore) che fa perno su ritmiche assassine e indiavolate. I cambi di tempo non mancano ma non inficiano sulla compattezza granitica del pezzo, e appunto sbaglierei se definissi il brano in questione come "più semplice" rispetto ad altri. Solo scevro da parti atmosferiche o "melodiche", di quelle che servono per tirare un attimo il fiato. Dunque con questo pezzo ci troviamo di fronte ad un pezzo di granito rovente, un monolite pesantissimo che conferma la capacità dei nostri di pestare sodo. A livello di "trama" sopraggiunge la quarta ed ultima notte. Neil si trasforma nello "Sleepwalker", sotto gli occhi di Laura. La mamma, spaventata da quella visione, comincia a pregare. Neil la colpisce ed ingaggia con lei una lotta, dall'esito della quale dipenderà il destino di entrambi ("Aspetto che mio figlio si addormenti,/ non ho tempo di piagnucolare./ Forse sarà il nostro ultimo momento./ La luna brilla in cielo,/ ora ci vedo../ la mia anima è congelata.. la verità mi sarà presto rivelata./ Ti libererò dalla tua maledizione!/ La rabbia riempie la casa,/ la notte si tinge di rosso sangue./ La vita è una questione di minuti!").

Back from The Grave

L'ultima "Back from The Grave (Di ritorno dall'oltretomba)" vede la collaborazione di due mostri sacri come Michael Denner e Hank Shermann (ambedue già parte dei Mercyful Fate). Il pezzo parte in sordina, pacato, quasi bucolico, con una chitarra acustica che cede presto il passo ad una chitarra elettrica in una melodia molto raffinata e trasognata. Allo scoccare del minuto il pezzo parte in quarta, veloce, furioso come un uragano. La voce si inserisce quasi subito, pregna di lirismo, drammatica. Non è passato neanche un minuto e mezzo e già mi sento di gridare al capolavoro. La violenza c'è e in abbondanza, ma viene inflitta in maniera sapiente alle orecchie dell'ascoltatore, non risultando manieristica e fine a se stessa. Un gran bel pezzo thrash. Si prosegue così sulle stesse coordinate senza grandi sorprese, almeno fino ai due minuti e mezzo, quando il pezzo viene screziato da un bellissimo, turbinante solo guitar destinato a durare pochissimi secondi. Quindi si ricomincia sulle medesime coordinate sino ai tre minuti, quando il pezzo smorza la propria frenetica corsa in favore di un frangente più granitico, roccioso. Una zona gestita in un puro, incontaminato mid-tempo, che comunque, nell'arco di venti secondi si rincanala ancora una volta in un frangente frenetico destinato a durare quasi sino al quarto minuto, quando subentra un bellissimo giro di chitarra elettrica, tanto evocativo quanto breve. Nel testo abbiamo ora Laura che cerca di somministrare al Sonnambulo l'antidoto per salvarlo, mentre lui tenta di ucciderla. Il Sonnambulo cade rovinosamente fuori dalla finestra, atterrando in giardino, e rialzandosi come Neil, completamente guarito. Ma quando madre e figlio gioiscono per essersi liberati del maleficio, subito un fulmine squarcia il cielo. Nikolas, parzialmente reincarnatosi in una sorta di zombie, cerca di ucciderli entrambi. Il suo processo di reincarnazione è stato difatti sabotato dal figlio, che non portando a compimento la vendetta lo ha condannato a divenire un essere orribile e deforme. Le ritorsioni saranno tremende ("Sono vivo.../ posso respirare.../ condannato, in catene, per sempre nel dolore.../ Tu hai fallito la missione!! /Sono passati quattro giorni,/ ma che tu sia maledetto,/ non sei riuscito ad uccidere l'ultima vittima!!/ Hai fallito!!/ Neil, la tua vita finisce qui,/ non hai più futuro!!"). Un finale dunque aperto, nel quale il ragazzo deve affrontare il malvagio genitore. Egli vuole ribellarsi e grida al cielo la sua indipendenza, tuttavia non sappiamo precisamente come lo scontro si rivolva.

Conclusioni

Arriviamo così alla fine e ad un ultima analisi prima di chiudere. Inutile girarci troppo intorno, il disco in questione è bello assai. Fruibile in egual maniera da chi cerca nel thrash l'effetto "dirompente" e chi invece ama solleticarsi attraverso trame più complicate. Questo disco riesce infatti ad unire le due anime pocanzi citate, unendo l'irruenza alla strutturazione. Prevale possibilmente la seconda componente, quella più articolata, ma non a discapito della potenza, assolutamente. Non vi sono poi trame cervellotiche tanto da scoraggiare chi cerca fruibilità in un album Thrash: l'egregia strutturazione della quasi totalità dei brani fa si che questi siano elaborati ma non dispersivi (o assimilabili dopo trenta ascolti). Dunque i nostri riescono in un piccolo miracolo, ossia quello di mettere a  punto un disco bello, elaborato, mai noioso e se mi permettete non eccessivamente radicato al modus operandi dei loro "maestri" (quelli citati dalla stessa band). Abbiamo visto che qui e lì si affacciano richiami ai Maiden o ai Metallica, è sicuramente presente un qualcosa dei Testament, ma nulla di tutto ciò inficia minimamente sulla loro personalità. I "richiami" si, è vero, ci sono. E non potrebbero mancare, specie in un gruppo revivalista (in questo caso della scena thrash); ma talmente sono diluiti e aleggiano come un'ombra che perlopiù si necessita di un microscopio per individuarli. Al contrario di molti gruppi che sventolano il citazionismo come una bandiera, fieri di essere epigoni di qualcuno. Ma qui non abbiamo meri epigoni, solo un gruppo dalla personalità forte che già ha impresso il proprio marchio indelebile nel libro sacro del metal. Un gruppo solamente al proprio secondo album e che già inizia a titaneggiare come se avesse vent'anni di esperienza alle spalle. Un gruppo, i grandi e valorosi Critical Solution, di cui sentiremo ancora parlare, per rimanere estasiati, volta dopo volta, con album sempre di maggiore caratura. Perché se queste sono le premesse, il futuro non mancherà di splendere radioso sui nuovi vassalli del thrash. Musicisti dotati della non comune capacità di inventare storie coinvolgenti dalla trama articolata e particolarissima: un vero e proprio racconto dell'orrore, questo album; un racconto che spazia dalle avventure del "rianimatore" Herbert West di lovecraftiana memoria, a film Horror di vario genere. Insomma, un qualcosa di appassionante e particolare, che di fatto fornisce all'ascoltatore non solo grande musica, ma anche ingegno e creatività in ambito di testi e liriche. In sostanza, sento proprio di poterlo dire:  lunga vita ai Critical Solution, e mille di questi album.

1) The Curse
2) Sleepwalker
3) Welcome To Your Nightmare
4) Blood Stained
5) Murder In The Night
6) Evidence Of Thing Unseen
7) L.T. Eliot
8) Dear Mother
9) The Death Lament
10) Back from The Grave