CRIMSON WIND

The Wings of Salvation

2011 - Ice Warrior Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
16/12/2011
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Crimson Wind è una band di power melodico palermitana nata nel 2008 e subito entrata in regime di produzione con il demo “Abyss of Fire”. Accasatisi di recente con la label tedesca IceWarrior Records, hanno dato alle stampe nel marzo dell’anno corrente il loro primo disco, “Wings of Salvation”, concentrandosi su un concept inusuale per il genere: la ricerca continua da parte dell’anima di una propria identità e della salvezza, della redenzione dai propri limiti. “Intro” è uno strumentale che apre ad “Abyss of Fire”, un pezzo veloce innestato su un riff granitico e sui backing vocals; l’intermezzo solistico vede protagonista principalmente la tastiera. “Endless Dejavù” si apre con l’unisono di chitarre e tastiere, ed è un brano veloce e potente al pari della traccia precedente, tanto da sembrarne la continuazione con un supporto di riff differente, con un solo chitarristico pregevole.  “Hold Your Dreams” continua a percorrere le stesse coordinate ritmiche, ma varia le linee vocali che spaziano inizialmente in un registro più basso, per poi esplodere in un ritornello corale che rende il brano uno dei più incisivi del disco. “Mask of Hatred” alterna sapientemente un tema veloce e serrato con un altro più arioso a tempo raddoppiato, in cui si nota la capacità di amalgama tra i suoni dei vari componenti del gruppo. “Slave to Your Memory” è un pezzo veramente particolare, un semiacustico lento e rampicante tra le note brillanti del suono di un sassofono campionato. Le soluzioni armoniche e melodiche del brano lo rendono complesso, non immediato, ma interessante, forse il più considerevole dell’album. “Rain from the Universe” viene introdotta da forti cori di tastiera, e si riconosce immediatamente l’influenza di band capisaldi del genere come Angra e Labyrinth. La struttura della canzone transita attraverso diverse sezioni, fra tutte il lungo e virtuoso solo delle tastiere accompagnato dal rullo del doppio pedale. “The Crimson Stains” invece richiama la recente produzione Rhapsody, dai toni drammatici e dalla strumentalità frenetica.  Preziosi sono i toni quasi rinascimentali (debitori agli intermezzi chitarristici di Iommi nel primi album dei Sabbath) di “Awakening”, un brano strumentale che prepara l’ingresso delle ultime due canzoni dell’album, “Rebirth” e “Wings of Salvation”. La prima si scatena inizialmente in un ritmo forsennato su un’armonia tipicamente power e sinfonica, salvo poi incanalarsi in un ritmo contratto e sincopato che si alterna a ritornelli più distesi, arrembanti e canonici; la seconda, ottimo pezzo di chiusura del disco, si articola in diverse sezioni per finire in modo trionfale l’album cui dà il nome, sulle ali di un ritornello corale facilmente orecchiabile.

Nel complesso, i punti forti di “Wings of Salvation” si trovano senza dubbio nell’ottima alchimia della band a livello musicale, nell’arrangiamento oculato e nelle capacità compositive e performative degli strumentisti, oltre che a liriche improntate sul lungo viaggio dell’uomo attraverso la coscienza per ottenere la salvazione dell’anima. Loro malgrado, anche i tentativi di uscire dal seminato del power metal, saccheggiato in lungo e in largo negli ultimi vent’anni, devono comunque rispondere ad un minimo di canonicità che fa spesso pensare ad un “già sentito”, questo non per demerito della band ma per la scarsa possibilità di innovazione di un genere che, inutile negarlo, non perdona granché le escursioni fuori dal sentiero battuto. Ulteriore elemento non troppo convincente è la realizzazione delle vocals, certo pulite, ben incise e sicuramente estese (contando anche che l’ampia estensione verso l’acuto è di nuovo un must del power), ma a tratti scarsamente incisive all’interno dei pezzi, e quasi mai veramente capaci di trascinare l’ascoltatore verso uno spirito di grandeur ed esaltazione. Manca insomma nelle voci quel “di più” che all’interno del pezzo fa scattare il turbo, e che sicuramente arriverà nel prossimo lavoro (già in cantiere)… Fatta la tara a queste possibili, rimediabili, lacune, “Wings of Salvation” va visto con merito come l’opera prima di una band italiana molto dotata, che deve solo raffinare gli strumenti di cui dispone per giungere a produrre musica di livello veramente elevato, capace di confrontarsi con la prima fascia del genere power sinfonico europeo ed extracontinentale. 


1) Intro
2) Abyss of Fire
3) Endless Dejavù
4) Hold Your Dreams
5) Mask of Hatred
6) Slave to Your Memory
7) Rain from the Universe
8) The Crimson Stains
9) Awakening
10) Rebirth
11) Wings of Salvation

Bonus Track:
12) Slave to Your Memory
13) Awakening