CRIMSON GLORY

Transcendence

1988 - Roadrunner Records

A CURA DI
MAURIZIO VECCHI E SAM
04/03/2011
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Culto.  Ci sono band nell’universo dell’Heavy Metal che per  i fans sono un culto, e lo stesso genere può considerarsi tale per molti di noi. Un sottobosco variegato di gruppi dalla qualità musicale eccelsa invisi però al grande pubblico (per tutta la loro carriera o per parte di essa) che però sono idolatrate da legioni di fans che li seguono in maniera maniacale. Perché queste band non raggiungano, o non mantengano, determinati standard di notorietà può essere imputato a vari motivi, non ultimo perché il fan medio del Metal non è poi tanto diverso dalla gente che critica, essendo molto “modaiolo” e attratto dalle band più in voga o più pompate, pompate dai media per esempio. Per contribuire nel nostro piccolo a rendere giusto merito alla band in esame, due delle penne più affilate di Rock and Metal in My Blood ovvero Matteo Di Leo e Maurizio Vecchi, vi portano in un viaggio alla scoperta dei CRIMSON GLORY e del loro secondo album, TRANSCENDECE . Iniziamo dicendo che i  CRIMSON GLORY sono un culto. Una band oggi troppo dimenticata (nonostante la recente reunion con l’inserimento di Todd La Torre dietro al microfono e voci di nuovo materiale) che ha però goduto di un grande successo nella seconda metà degli 80’s, ma per TROPPO poco tempo. Una band dove tecnica, classe, potenza, melodia, capacità di scrittura, immagine formano un tutt’uno, incastrandosi alla perfezione in un patchwork di eccelsa qualità. Una band che può vantare come cantante il leggendario Midnight, enigmatico screamear dall’estensione vocale pazzesca, dalla teatralità esasperata ed angosciante, insomma  un talento unico, unito ad una personalità sinistra, misteriosa sino a partire dal nome (che come lui ha spiegato in una delle rare interviste rilasciate è il nome della sua anima, come gli disse una chiaroveggente scomparsa tragicamente pochi minuti dopo a seguito di un incidente stradale) ma estremamente affascinante, tragicamente scomparso nel 2009 all’età di 47 anni. I CRIMSON GLORY nascono nel 1982 in Florida, ridente stato yankee che ha dato i natali ad alcune delle più note formazioni Death Metal della storia, ma anche ad un'altra leggenda del Metal classico, i Savatage,  dall’incontro dei chitarristi Ben Jackson,  Jon  Drenning e del bassista Jeff Lords che dopo aver messo su una band col nome Beowulf, ingaggiano il batterista Dana Burnell e Midnight e, per un caso di omonimia, abbandonano il monicker in favore del più originale CRIMSON GLORY. Iniziano a sfoggiare anche le maschere cromate con le quali si presentano on-stage e che saranno un ulteriore segno di distinzione con le altre band dell’epoca . Quindi, se pensavate che la paternità delle maschere abbinata al Rock appartenga a nove loschi figuri dell’ Iowa, beh, stavate sbagliando…L’esordio avviene nel 1986 con l’omonimo album uscito per Roadrunner Records e la band fa centro al primo colpo, visto la qualità del disco in questione, ma in questa recensione, come detto,  abbiamo deciso di focalizzarci sul secondo album della band, TRANSCENDENCE. Prodotto dai fratelli Morris nei celebri Morrisound studios (autentica garanzia) e con la supervisione del celebre Scott Burns in fase di mixaggio, TRANSCENDENCE vede la luce nel 1988 sempre su Roadrunner Records. Un riff secco ed accattivante apre le ostilità, prima che Midnight irrompa sulle scene: è “Lady of Winter”, prima perla sotto forma di un mid tempo che sfocia in un chorus dal flavour AOR.  A metà brano fuoriescono prepotenti le influenze prog della band, con tanto di stop and go, assoli incrociati, armonizzazioni, controtempi.  Segue la ferale “Red Sharks”, splendida cavalcata Power/Heavy, molto epica, con un Midnight letteralmente indemoniato, che si prodiga in una prestazione vocale spaventosa, teatrale al massimo, infarcita di virtuosismi allucinanti, con acuti “impossibili”. La band supporta il tutto con una classe senza pari, prima del break centrale che segue alla valanga di assoli e “duelli” chitarristici degni della miglior tradizione della Nostra Musica. Break dove Midgnith sfodera un acuto capace di tagliarvi via in un solo colpo entrambi i timpani! I ritmi scendono nella tetra “Painted Skies”,  introdotta da chitarre classiche che fanno da sfondo alla sofferenza del cantante floridiano, prima del ritornello che porta inevitabilmente l’ascoltatore a cantare insieme a lui, in un climax emozionale assoluto. “Masque of Red Death” riporta le tensione ad un livello altissimo e con lei lo potenza espressa dai CRIMSON GLORY.  “In Dark Places” è fin dal titolo, la traccia più macabra e tetra presente in TRANSCENDECE, un mid tempo oscuro e funereo dove Midgnith è il menestrello che con una espressività sconosciuta a tanti celebrati singer racconta la propria nenia e disegna oscuri scenari tra le note. Come da copione si torna a pestare con “Where Dragons Rule”, rocciosa mazzata in tipico U.S. style dove la band avanza come un corpo solo, lasciando a Midnight il compito di finire l’avversario in balia delle note delle chitarre e della precisissima sezione ritmica. Abbiamo parlato di un grande successo nella metà degli anni è vero. Beh, la magica “Lonely”, la ballad di TRANSCENDENCE, stazionò ai vertici delle charts statunitensi per ben 24 settimane, portandovi la classe dei CRIMSON GLORY e le emozioni di una canzone che è il sogno di ogni aspirante chartbreaker, una canzone dove il bridge e il chorus riescono a far venire la pelle d’oca.  La verve progressiva riemerge in “Burning Bridges” suite di oltre 7 minuti che alterna momenti oscuri ad insperati riflessi di luce. Con l’epicità di “Eternal World” ci avviamo alla conclusione del disco, ancora il mood progressivo della band fuoriesce, ancora l’oscurità la fa da padrona, ancora Midnight eccelle dietro il microfono, con acuti ed interpretazione da autentico numero uno. Chiude la title-track, brano che dopo un inizio corale della band, vede la scena lasciata alla sola chitarra acustica, su cui si staglia la voce di Midnight tra visioni e risposte , che ci guida nell’ultimo viaggio nella magia della musica di TRANSCENDENCE,  insidiato da una solitaria chitarra elettrica che con poche, assestate pennellate completa il capolavoro. Per chiudere, pensiamo che i CRIMSON GLORY siano una delle creature di cui dobbiamo andare più fieri e speriamo nel nostro piccolo di avergli reso giustizia. (Matteo Di Leo, Maurizio Vecchi)



Secono punto divista di un altro recensore di Rock & Metal In MY Blood sull'album dei Crimson Glory.



A mente fredda,posso tranquillamente affermare che vi sono state delle bands (abbastanza ignare ai più) fondamentali e cruciali per la crescita di un genere come il classic metal,pronti a mietere vittime sino ai giorni nostri,favorendo il decoro dei mitici anni '80,decade insuperabile per il proliferarsi di idee,attitudini e sonorità. Tra questi vorrei annoverare gli insuperabili Crimson Glory che sguainarono nei suoi primi 2 dischi,una qualità ed una originalità non indifferente,proponendo un power classic metal di ottima fattura. Ne sanno qualcosa i bravissimi Shadows Of Steel,chiaramente influenzata da codesto gruppo.

Formatisi nel 1982 per mano dei due chitarristi Jon Drenning,Ben Jackson e del bassista Jeff Lords,acquisirono maggior risalto con l'entrata in formazione dell'ugola d'oro Midnight,capace di estremizzare il falsetto a limiti sconvolgenti,diventandone il loro trade mark inconfondibile. Dopo l'esordio col botto  nel 1986 con l'album omonimo,si ripresentano nel 1988 con TRANSCENDENCE,secondo lavoro con cui toccano l'apice del successo e che purtroppo finirà col successivo Strange And Beautiful,proponendo un sleazy rock lesto a ridimensionare quanto di buono è stato costruito e marchiato,rendendoli irriconoscibili.

Ma tralasciamo il discorso generico e buttiamoci alle tracks del cd che partono con l'immediata LADY OF WINTER,un mid tempo sorretto da un buonissimo refrain di chitarra,spiana la strada alle vocals acute di Midnight pronto a sfoggiarle nell'ammiccante ritornello,brano hard rock oriented di facile presa,dannatamente ammaliante. Non faccio in tempo ad assaporarla per bene che una RED SHARKS mi si scaraventa in pieno volto. Signori,la migliore delle traccie,da sola varrebbe l'acquisto del platter,un qualcosa di allucinante che tutti avrebbero voluto comporre;chitarre epiche ricche di pathos ci assalgono in una cavalcata travolgente da urlo,una grintosa voce pregna di odio si assesta su ritmiche serrate ottimamente eseguite,fraseggi chitarristici ineccepibili ed un bridge che sfiora sonorità trash metal con vocalizzi che si spingono alla massima estensione,si sogna ad occhi aperti.

Per fortuna riesco a calmare i battiti cardiaci con la semi ballad PAINTED SKIES,idonea a placare un po' le acque con quei dolci accordi di classica che accompagnano un timbro caldo ed espressivo,notevole per intensità ed ariosità,ottimo ritornello in stile eighties ad esaltarne gli attributi. Sin qui sembra tutto leggiadro ma si cambia registro in MASQUE OF THE RED DEATH a causa delle sensazioni gravi ricamate da chitarre inquietanti,una sezione ritmica e solista apprezzabile che propina una song cadenzata,fatta su misura per liriche apprensive. Stessa lunghezza d'onda per IN DARK PLACES,un incedere strumentale sinistro abbinato a vocals evocativi,crea atmosfere tetre per una composizione ben strutturata ricca di scelte interessanti,ne esce un pezzo variegato che cela elementi ragguardevoli dopo ripetuti ascolti. Si ritorna a calcare un pò l'acceleratore con un altro pezzo da novanta quale WHERE DRAGONS RULE in piena tendenza metal classico;una sincopata batteria consegna a riffing galoppanti uno stralcio grintoso in grado,sin da subito,a far ballare la capoccia,grintosa ed esaltante,e come ricorda il testo: “seek and destroy”.

Non poteva mancare l'hit per eccellenza,la seconda semi ballad ultra melodica,potente e strappa lacrime,una LONELY che si accosta grosso modo alle songs smielate composte in quel periodo ma che brilla di luce propria,un connubio di malinconia e veemenza,disegnata dai soliti arpeggi di chitarra che in crescendo esplodono in vigorosa energia su cui si ritagliano azzeccati cori;un estratto perfetto. In BURNING BRIDGES ennesimi rintocchi iniziali acustici,presentano il motivo più “progressivo” del lotto,oltre 6 minuti per ascoltare soluzioni elaborate,ambiziose e riuscite,un Midnight eccezionale che si diletta a modulare il cantato in continuazione,spaziando su diverse tonalità in maniera fluida;da menzionare l'assolo al minuto 4.30 che pare fare il verso al vocalist,roboante ed imprendibile.

Su colpi ritmici apocalittici,si adatta ETERNAL WORLD,articolata,eseguita in modo certosino,musicisti che si esaltano nel sciorinare la propria tecnica,una canzone tirata,resa inimitabile dalla sinergia di voce ed assoli,quest'ultimi che si rincorrono all'impazzata in eccelsi virtuosismi,da applausi. Chiude il cd la title track,la sua falsa partenza irruenta,declina in una miscela tenue,rarefatta,una litania soave che sancisce la fine di un'opera incredibile per melodia e autenticità.

Questi sono i Crimson Glory,un gruppo da conoscere e far vostro perchè molto di ciò che ascoltiamo oggi,è partito anche dalle loro menti. La produzione è buona,le chitarre hanno un volume bassino ma non condiziona di sicuro il giudizio finale. Per concludere,dedico le ultime righe per ricordare il singer Midnight scomparso nel 2009,una carriera che poteva avere più rosee aspettative ma che purtroppo,a soli 47 anni,s'è portata via ogni speranza e come disse Nietzsche: “la strada per la grandezza passa attraverso il silenzio” (R.I.P.).

(Samuele Mameli).


1) Lady of Winter
2) Red Sharks
3) Painted Skies
4) Masque of the Red Death
5) In Dark Places
6) Where Dragons Rule
7) Lonely 
8) Burning Bridges 
9) Eternal World 
10) Transcendence