CREAM

Fresh Cream

1966 - Polydor Records

A CURA DI
SOFIA COLLU
13/04/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Qualcuno li definisce "il sacro triumvirato", altri li chiamano "dei del blues" . Alcuni li ritengono il primum movens della psichedelia, dell'heavy metal, del rock contemporaneo, altri ancora "le sopravvalutate "prime donne" del blues revival . Qualunque sia il vostro pensiero e il vostro gusto in campo musicale, almeno una volta siete stati coinvolti in una conversazione che partiva, arrivava o passava da loro. Nessuno è immune al fenomeno musicale Cream; un trio che in soli due anni di carriera ha riproposto, innovato e per certi versi rivoluzionato il blues e i generi da esso discendenti. Prima di addentrarci nella descrizione del gruppo e del suo album d'esordio, riteniamo necessario fare un breve accenno al contesto storico, che vide la nascita e la subitanea ascesa del famoso trio, ovvero il 1966. Questo è un anno di grandi cambiamenti fin dai suoi primi giorni. Uno dei più clamorosi avvenne il 13 gennaio: è la data in cui  Robert Weaver venne nominato ministro, diventando così il primo ministro di colore nella storia degli Stati Uniti d'America. Appena quattro giorni dopo Simon and Garfunkel rilasciano un disco che rimarrà nella storia: Sounds of Silence. Sul fronte prettamente musicale il 1966 è indiscutibilmente un anno d'oro: il 15 aprile esce Aftermath dei Rolling Stones, il 16 maggio Bob Dylan pubblica Blonde on Blonde, un disco che, oltre ad essere considerato da molti come uno dei più grandi album di tutti i tempi, segna il passaggio dal 45 giri al 33 giri . Parallelamente in quegli anni il mondo della musica era fondamentalmente dominato da due grandi gruppi: uno costituito da ragazzini con la faccia pulita e gli abiti eleganti, e l'altro da ragazzi scapestrati, con tanta voglia di divertirsi e nessuna intenzione di mettere la testa a posto, stiamo ovviamente parlando dei Beatles e dei Rolling Stones. Per quanto riguarda la terra natia dei Cream, il Regno Unito, esso detterà legge in campo musicale ancora per un bel po'. Oltre ai Beatles ed i Rolling Stones infatti, la terra della regina Elisabetta darà i natali a nomi altrettanto altisonanti, che si formeranno tutti in questo periodo, fra la prima e la seconda metà degli anni '60, come : The Who (1964-65), Deep Purple (1968), Led Zeppelin (1968) e Black Sabbath (1968), solo per citarne alcuni. Inoltre, nell'ambiente musicale inglese si iniziava già a sentir parlare di un chitarrista, un ragazzo di colore,  con uno stile inconfondibile; appena toccava la chitarra ti si apriva un intero mondo davanti agli occhi. Il suo nome era Jimi Hendrix, e solo un anno dopo avrebbe fatto parlare di sé tutto il mondo. Allargando ancor di più il campo visivo, nella capitale inglese in quel momento storico, la scena Jazz era particolarmente ricca e seguita ,basti pensare alla Graham Bond Organization, di cui faranno parte sia Jack Bruce, che Baker,un'esperienza che avrà un certo peso sul modo di suonare dei futuri Cream. Tale scuola così fiorente porterà poi alla nascita di gruppi che formeranno la corrente Prog, molti dei quali verranno in seguito raggruppati sotto la dizione "Scena di Canterbury" proprio per segnalare il fatto che provenivano tutti da quell'area. Tra questi troviamo nomi come i Soft Machine di Robert Wyatt , i Caravan , i The Wild Flowers , a questi verranno associate anche band che nasceranno qualche anno più tardi, come ad esempio i Camel.  I The Wild Flower vennero fondati nel 1965 e per quanto ne sappiamo sono il primo gruppo progressive rock della scena di Canterbury, non sappiamo se Clapton, Bruce o Baker avessero avuto modo di ascoltarli, forse si, in ogni caso possiamo dire che certamente un timido tentativo di rock progressivo si riscontra anche nei loro lavori. Un enorme calderone bollente dunque quello dell'Inghilterra di metà anni sessanta, in cui i musicisti potevano esprimersi in pura libertà, e dove l'aria era elettrica e frizzante, pregna di ispirazioni a cui attingere. Abbiamo accennato anche alla cultura beat, e vale la pena di ricordare cos'era, perché è da lì che inizia la carriera di Eric Clapton. La Beat Generation, come viene comunemente chiamata, nacque nel 1950 , prendendo le mosse dai libri di albumi scrittori americani, quali William Burroghs ( La scimmia sulla schiena, 1953), Jack Kerouac (La città e la metropoli, 1950), che rifiutavano le norme imposte , promuovendo le innovazioni stilistiche , la sperimentazione delle droghe, la sessualità alternativa e rappresentavano in modo crudo e molto esplicito la condizione umana. Quindi la generazione Beat è una generazione di ribelli, ma non solo . Essa è anche la generazione del ritmo ( beat significa appunto battito, ritmo) , la generazione del cuore, quella che vuole liberare il sesso dai pregiudizi e passa notti insonni ad ascoltare Charlie Parker e declamare le poesie di Allen Ginsberg. A livello musicale, la Beat Generation trova espressione soprattutto nei dischi dei Beatles( ne è un esempio il disco Please, Please Me del 1963), ma anche in quelli degli Animals e degli Yardbirds. Ecco dunque che siamo arrivati ai "primi passi" di Clapton: gli Yardbirds;un gruppo il cui più grande merito è stato quello di lanciare la carriera di tre chitarristi ,che hanno fatto , ognuno a modo suo, la storia della musica: parliamo ovviamente di Eric Clapton,Jeff Beck e Jimmy Page.  Solitamente non ci soffermiamo troppo sulle indicazioni biografiche antecedenti all'inizio della carriera, ma in questo caso ci servono per capire il successo e la potenza innovativa dei Cream. Eric Clapton nacque il 30 marzo del 1945 a Ripley, in Inghilterra.  Il giorno del suo tredicesimo compleanno ricevette una chitarra acustica,al contrario di quanto si possa pensare Clapton non era un talento innato, anzi imparare a suonare la chitarra per lui fu tanto difficile che più di una volta pensò di mollare. Fortunatamente per noi, aveva tanta passione e una buona dose di testardaggine, così,anziché lasciar perdere, si mise a suonare ed esercitarsi per ore e in qualunque posto, tanto da essere espulso dal liceo per aver suonato in classe durante la lezione. Il giovane Eric aveva ovviamente vari miti, ma le sue principali fonti di ispirazione erano rappresentate senza dubbio Sonny Terry (musicista e armonicista blues americano che raggiunse il successo negli anni cinquanta insieme al chitarrista e amico Brownie McGhee),  Brownie McGhee e Jerry Lee Lewis e in generale tutta la scena blues di Chicago. L'ascolto di questi grandi bluesman e il costante esercizio lo portarono così gradatamente a sviluppare un modo di suonare "plastico" e quella capacità di tenere sospese le corde ( da cui il soprannome di Slow hand) che lo resero unico, inconfondibile e che con il tempo lo portò ad abbandonare Ripley e a spostarsi a Londra per immergersi completamente nella scena " British blues" della capitale, suonando con i Rooster e con i Casey Jones & Engineers , prima di raggiungere la fama con gli Yardbirds e successivamente con i John Mayall & the Bluesbreakers, grazie ai quali conobbe Jack Bruce. Il bassista, violoncellista e compositore scozzese, originario del Lanarkshire (vicino Glasgow) aveva alle spalle una collaborazione con la Blues Incorporeted di Alexis Korner e con i Graham Bond . Questi ultimi annoveravano tra i componenti anche il batterista Ginger Baker. Tra i due non correva buon sangue, anzi si può dire ,senza aver paura di esagerare, che si odiavano. Infatti,più di una volta uno sabotò la strumentazione dell'altro e viceversa. L'ultimo atto dell'ostilità tra i due musicisti vide l'estrusione di Jack Bruce non appena Baker conquistò la leadership del gruppo. Peter Edwars Baker, detto Ginger per via dei capelli rossi, si appassionò  alla musica quando aveva circa 15 anni, ma il suo primo amore non fu la batteria , bensì la tromba. Baker da sempre affascinato dal jazz, spostò presto la propria attenzione dai fiati alle percussioni, ispirandosi al suo idolo Phil Seaman. L'incontro con la batteria fu così magico che meno di un anno dopo il sedicenne Ginger partì per quello che sarebbe stato il primo di tanti tour . Tornando a noi, quando nel 1966 Baker, dopo aver abbandonato i Graham Bond, chiese a Clapton se volesse formare un gruppo con lui, la formazione del triumvirato Baker- Bruce- Clapton era ovvia e inevitabile. Clapton accettò la proposta del virtuoso batterista con entusiasmo, ma alla condizione che Jack Bruce fosse della partita.  Baker per quanto odiasse il bassista, era ben consapevole che Bruce era quanto di meglio si potesse trovare in quel momento, inoltre era così affascinato dalla tecnica dell'enfant prodige della chitarra che avrebbe accettato qualsiasi condizione pur di suonare con lui. Fu così che nel giugno di quello stesso anno nacque il primo supergruppo della storia del rock: i Cream. Un gruppo inevitabilmente destinato al successo, ma anche a una rapida "morte" per via dell'astio che c'era tra Baker e Bruce, per il carattere, l'ego e l'atteggiamento prevalicante che caratterizzava ciascuno dei tre musicisti. Ognuno di loro infatti aveva la stoffa del leader e voleva dettare legge sugli altri e  come tutti sappiamo non ci possono essere due re, figuriamoci tre. Tuttavia bisogna anche dire che questi contrasti interni furono sfruttati, almeno in un primo tempo, come molla per intense interpretazioni musicali di cui l'unica beneficiaria era la musica stessa.. Eric era lo stesso enfant prodige che si era rivelato negli Yardbirds e che aveva appena partecipato all'incisione del leggendario Bluesbreakers di John Mayall (e il sound dei Cream rispecchia quello che può essere rintracciato già in Smokestack Lightning su Five Live Yardbirds). Bruce e Baker portano la loro esperienza in campo blues e jazz, unite a tecnica e a una rara capacità compositiva, una miscela perfetta per un risultato sicuro. A volte i tre  lavoravano insieme, come un solido e armonioso unico corpo; altre , invece, si spartivano gli spazi in un intero 33 giri, personalizzando a proprio piacimento un determinato suono, ma riuscendo al contempo a creare un universo di fantasia in cui confluivano gli umori più svariati e che incredibilmente era perfettamente coerente con quello che gli altri membri avevano creato.Nei Cream questi tre virtuosi misero semplicemente a frutto le esperienze maturate nei club londinesi, portandole sui grandi palcoscenici dei concerti rock e caratterizzandosi in lunghe improvvisazioni elettriche ad alto volume.  Nel luglio dello stesso anno suonano al National Jazz and Blues Festival, ma i tempi stretti e la rigida organizzazione del festival impediscono ai tre di dare il massimo. A Tal proposito Clapton dichiarò " Stavamo solo rimescolando per la prima linea", ha detto Clapton. "E noi non abbiamo ottenuto un gran un giudizio, abbiamo suonato davanti ad un pubblico insoddisfatto e noi stessi lo eravamo.  È stato allora che ci siamo resi conto che in realtà volevano andare da qualche altra parte." La rivincita viene loro concessa il 16 Agosto 1966, appena due mesi dopo aver fondato il gruppo. In tale data infatti i Cream si esibiscono al club Marquee, al numero 90 di Wardour Street come Headliner ( o Main Act, se preferite), ad aprire il concerto ci sono i The Clayton Squares ( gruppo jazz di Liverpool che in quegli anni godeva di un discreto seguito e che aveva già aperto i concerti degli Yardbirds). I Cream esordirono con due singoli: Wrapping Paper, che appartiene alla prima stagione psichedelica, e I Feel Free, il primo assaggio degli assoli di Clapton.  I Cream riuscirono a  stravolgere completamente  il concetto  di canzone rock- blues , così come era stato conosciuto e interpretato fino ad allora, soprattutto grazie alle profonde differenze tra le versioni studio e le versioni live. Prima di loro, anche gli Who, i Rolling Stones e naturalmente gli stessi Yardbirds avevano provato, in parte riuscendoci, a rivoluzionare la storica concezione del blues.  Bob Dylan aveva già` sperimentato con lunghi brani a tema su Blonde On Blonde ,ma senza successo. Le canzoni che nel disco duravano due o tre minuti, dal vivo si arricchivano di lunghe jam libere, soli mirabolanti e show ricchi di colpi di scena, arrivando anche a durare 11 o 12 minuti. A onor di cronaca bisogna dire che la più grande spinta innovativa venne proprio dalla coppia ritmica: grazie alla sapiente tecnica di Jack Bruce  il basso passò da essere un mero strumento di accompagnamento a ritagliarsi uno spazio tutto suo, elevandosi al livello di strumento solito e come tale fonte di virtuosismi fino ad allora impensabili. A Baker , invece, spetta il merito di aver rivoluzionato la concezione della batteria nel rock, introducendo percussioni e ritmi tribali, mettendo a frutto gli insegnamenti del suo mentore , il nigeriano Fela Anikulapo Kuti .  Fresh Cream venne pubblicato nel dicembre del 1966 dalla Polydor Records. Raggiunse la sesta posizione in Inghilterra e la 39 negli USA. La versione britannica non prevedeva il singolo I Feel Free, mentre era contenuto nella versione statunitense. Il rilascio di questo disco fu un avvenimento storico: le distorsioni e il "wah-wah" di Clapton, lo stile acrobatico di Baker e le melodie atmosferiche di Bruce. A questo punto non ci resta che addentraci all'interno di questo prodotto rivoluzionario . 

NSU

Il brano che apre il disco di esordio dei Cream è NSU (Malattia Non Specificata), una delle poche tracce inedite del disco. Essa costituisce un elemento di continuità tra il passato e quello che caratterizzerà i futuri dischi della band , arricchendosi di  tracce di psichedelia, soprattutto nell'arpeggio iniziale della chitarra. Si apre con la batteria di Baker e il basso di Bruce, che però inizialmente mantiene un ruolo marginale, restando quasi soffocato da chitarra e batteria, mentre acquista maggiore importanza tra una strofa e l'altra, anche se in realtà in NSU Bruce lascia (stiamo parlando della versione studio naturalmente, dal vivo le cose erano ben diverse) più spazio ai compagni. Questa traccia è un ottimo esempio della suddivisione degli "spazi musicali" all'interno di uno stesso brano, infatti: la batteria ha un ruolo preponderante in corrispondenza delle strofe, il basso nel tempo compreso tra le stesse e la chitarra di Clapton acquista importanza soprattutto nella sezione strumentale centrale, dove si esprime in fraseggi, che non sono esattamente definibili come un vero e proprio solo, ma che comunque gli consentono di essere al centro dell'attenzione.  Il testo potremmo definirlo come una riflessione sulla felicità e indirettamente sul binomio vita-morte. Infatti dal testo si evince che il protagonista di questa riflessione si sente fortunato, felice, non ha molto in termini economici, ma sostiene che niente e nessuno riesce a renderlo felice quanto il suonare la sua chitarra. Tuttavia poi incappiamo in una frase che apparentemente è in antitesi: " Non voglio lasciare tutto questo", una frase un po' strana, considerando l'apparente serenità del testo, ma ci viene in aiuto il titolo : Non Specific Urethritis, ovvero una malattia venerea non meglio specificata. Questo ci permette di supporre che una tale riflessione sulla felicità  e di riflesso sulla paura di dover abbandonare tutto per la debilitazione conseguente alla malattia, qualora non per un vero e proprio decesso, possa prendere le mosse dalla comunicazione di una diagnosi medica.

Sleepy Time Time

La seconda traccia è un altro inedito , scritto ancora una volta da Jack Bruce, ma con la collaborazione di  Janet Godfrey , segretaria del fan club dei Graham Bond Organisation e moglie di Bruce : Sleepy Time Time (Tempo di Dormire) . Brano blueseggiante, fin dall'inizio appare come un incredibile omaggio al " Chicago-Blues" . Qui la tecnica di Eric emerge in tutta la sua potenza, contribuendo a costruire la leggenda, anche grazie all'ausilio di quello che all'epoca era un effetto nuovissimo, appena messo a punto: il wah-wah. La tecnica e la sagacia di Eric dietro la sua sei corde, come abbiamo e ripeteremo diverse volte nel corso della recensione, furono una delle armi vincenti di questo Power Trio. La sua innata capacità di sfoderare ritmi e riff così acidi e caldi al tempo stesso, uniti ad una cacofonia mai banale e fine a sé stessa, ma anzi, pregna di sentimento e rimandi alla cultura Blues e Rock'n Roll, fecero si che l'intera struttura dei Cream prendesse il decollo e traversasse il pubblico come un virus. La calda voce di Jack Bruce in questo contesto è più magica che mai, così come il suo basso che duetta e a volte "mette all'angolo" la chitarra guadagnandosi tutte le luci della ribalta. Infatti, Clapton sembra, se si eccettua l'assolo centrale, avere più una funzione di accompagnamento e sostegno del basso, che non un ruolo di protagonista, certo è presente in tutta la canzone, ma per buona parte di essa si limita a brevi fraseggi, che sembrano avere la funzione di sottolineare il canto e i giri di basso.  Il testo è raccontato in prima persona e il soggetto sembra essere un bambino o meglio, un adulto che si considera un bambino assonnato e vede la vita come un gioco. Il bambino che c'è in ognuno di noi, quello che vorrebbe passare le giornate a dormire, giocare e divertirsi, quello che trova ingiusto tutto ciò che gli impedisca di fare solo ciò che gli interessa veramente. Un ritorno anche questo alla cultura Blues, a quel sentimento terreno e ricolmo di emozioni che tanti e tanti artisti negli anni '20 e '30 avevano foraggiato. Ricordiamo infatti che le blue notes altre non sono che l'espressione di un intero popolo, che cercava di suonare per dimenticare e far ricordare alle persone tutto ciò che i loro occhi vedevano. In questo caso invece abbiamo la parte leggermente più morbida del pensiero, una consolazione da tutto il male che circonda il mondo, rifugiandosi nei pensieri di un bambino. 

Dreaming

Dreaming (Sognando) è la terza traccia dell'album, un altro inedito. Essa si apre con i canti corali di Jack e Eric, su una batteria sommessa, che si esprime soprattutto attraverso il charleston e i piatti. Questa traccia la potremmo definire un "lento", non solo per il tempo scandito da Baker, ma anche per i suoni caldi del basso e della chitarra, che uniti alla voce suadente , quasi un falsetto, della coppia Bruce e Clapton (e al tema trattato nel testo), costituiscono la ricetta per una canzone d'amore in piena regola. Clapton gioca molto sullo "spessore" del suono, più tenue e sottile nelle parti in cui si deve occupare principalmente dell'accompagnamento, più robusto e imponente nelle parti soliste, grazie a un amplificatore di nuova concezione ideato da lui stesso e messo a punto da Marshall, ma ne parleremo più esaustivamente nelle conclusioni. E' bene però ricordare, riprendendo anche il discorso fatto precedentemente, che Clapton fu vero innovatore da questo punto di vista; se quel che fra poco tempo diventerà uno dei suoi più acerrimi rivali, sbaragliando letteralmente la concorrenza (Hendrix) è reo di aver dato adito a quella parte distorta e lisergica del Rock, Clapton (di cui Jimi era grande ammiratore, ricordiamolo) ha avuto l'onere e l'onore di dare vita ad un sound mai replicato, grazie alle sue sapienti mani, ma anche ad una strumentazione ad hoc scelta da lui stesso. Il tempo è relativamente lento, il basso è il maggior responsabile della costruzione e del dipanarsi del brano. Sembra quasi che in questa band la figura di Bruce emerga maggiormente, essendo autore di tante canzoni, e che si voglia sempre ritagliare lo spazio maggiore ad ogni piè sospinto, ovunque i suoi occhi mettano sguardo. Il testo si ricollega a quello della traccia precedente, trattando però il "dormire" da un punto di vista diverso. Questo è il sonno di una persona adulta, innamorata, che vive il sonno come un momento da dedicare interamente al pensiero della persona amata. Il/La protagonista sogna il momento in cui stringerà di nuovo tra le braccia l'amato/a.  

Sweet Wine

Continuando l'ascolto ci imbattiamo in un' altro inedito, scritto dalla signora Bruce insieme all'acerrimo nemico del marito Ginger Baker: Sweet Wine (Dolce Vino): Si apre con un semplice "Ba ba, ba-ba ba ba" che si eleva sulla coppia ritmica, in corrispondenza dei colpi in battere. Sweet Wine ha un valore enorme , soprattutto per come è strutturata la sua parte centrale: Clapton che fino al quel momento era stato in silenzio o quasi, fa "tuonare" la sua chitarra, prendendosi quasi un minuto e mezzo ( dal vivo triplicheranno) per i suoi esercizi di stile alla chitarra, una lezione che verrà ripresa e portato quasi all'estremo da Jimmy Page , ma non solo. Eric duetta con Baker, mentre Jack gli fa da controcanto, per una volta "restando al suo posto". E' qui che sentiamo tutta la sagacia di Clapton venire fuori, un vero e proprio turbine di scintille che esce dalla sua sei corde, e che non accenna a fermarsi; le mani si muovono in maniera forsennata sul ligneo manico della chitarra, alternando note distorte ad altrettante di pregevole fattura, ed incatenandole fra loro con alcuni power chords (anche se ai tempi non si chiamavano ancora così). Zittendo tutti e due gli altri membri, questo è il suo momento, niente testo, niente improvvisazione di basso o giri di note, solo lui e la sua chitarra a mordere il palco.  Al termine del solo di chitarra, si può ascoltare un brevissimo "solo" di Baker, che ci riporta verso l'inizio di una nuova strofa e infine la chiusura del pezzo. La lirica è una sorta di inno al senso di "spensieratezza" che un buon bicchiere di vino dà, quella sensazione di relax che si avverte quando l'alcol entra in circolo, che dà l'illusoria sensazione di buttarsi alle spalle tutti i problemi che si son dovuti affrontare nel corso della giornata e anche quelli che ancora non abbiamo affrontato. Non solo, l'alcol da sempre è anche un simbolo di unione, convivialità, si beve vino con la famiglia, con gli amici. Si beve per festeggiare, ma anche per dimenticare. Ecco quindi che Sweet Wine diventa una sorta di elogio a tutti questi aspetti sociali , piacevoli, a cui da sempre si accompagna il vino. 

Spoonful

Arriva poi il turno di un'altra cover: Spoonful (Cucchiaio Pieno) : la quinta traccia viene aperta dal basso e dall'armonica a bocca, che duettano fino all'attacco della voce, a cui pian piano si uniscono prima la batteria e in seguito la chitarra. La sei corde duetta con la voce di Bruce durante il ritornello, mentre la sezione strumentale è nuovamente appannaggio dei giri di basso e dell'armonica. Il giovane "Slowhand" trova la rivalsa al termine del brano: il suo solo crea , sostenuto da Bruce , dal charleston di Baker e dall'armonica, un'atmosfera psichedelica e magica, che si trasforma , senza però scomparire del tutto con la ripresa del canto. La trasformazione fa si che l'ascoltatore riesca ad apprezzare ogni singolo elemento del pezzo, barcamenandosi fra l'acidità della chitarra e la calda e suadente energia del cantato, supportato da basso e batteria, un muro di suono che si abbatte nelle orecchie. Tra l'altro dobbiamo anche segnalare una cosa un po' particolare al termine di questa canzone: una lunga pausa dopo l'ultima nota suonata. Sembra che il brano sia finito, ed invece "scoppia" un fulmineo "Everything's a-dyin' about it...Yeah!" con tanto di ripresa corale degli strumenti, tanto che a un orecchio un po' distratto potrebbe far pensare all'inizio di un nuovo brano, mentre invece è solo la chiusura di Spoonful. Anche questa è una tecnica che nel Proto Hard Rock anni sessanta veniva usata molto spesso, soprattutto in sede live; dare la sensazione che il brano fosse ormai giunto a conclusione, quando invece c'era un'ultima miccia da accendere davanti al pubblico, dando l'ultima sferzata di energia al brano e portarlo a termine. Il testo, per quanto possa sembrare assurdo e forse banale, ruota intorno all'immagine di un cucchiaio pieno. Ricordiamo che Spoonful era una cover di una canzone degli anni 20 , anni in cui avere un cucchiaio non era così scontato, meno ancora che fosse pieno di qualcosa, ma in questo caso è anche il simbolo di una misura, il tanto necessario a vivere "bene". "Un cucchiaio pieno di the", un "cucchiaio pieno del tuo amore", insomma un'immagine astratta di un qualcosa che fa sentire una persona più ricca, appagata, felice, come  dire "ho poco, ma quel poco mi rende comunque più ricco di tanti altri". Ennesimo rimando dunque alla cultura Blues del passato, essendo una cover appunto, segue la linea di quel desiderio di rivalsa, quel sentimento viscerale e sincero che animava le teste degli artisti del periodo, prendendo spunto dalle cose più semplici ed apparentemente banali della vita (come un semplice cucchiaio pieno che fa da metafora per la pienezza della vita stessas). 

Cat's Squirrel

Segue Cat's Squirrel (Lo Scoiattolo del Gatto):.un brano standard del blues, definibile come strumentale visto che il testo consta solo di un "Alright" ripetuta tre volte a metà canzone. Cat's Squirrel fu arrangiato da S. Spurgle. In esso il basso si esprime fondamentalmente con una tecnica classica del blues, ereditata dal jazz: il walking bass, dando appunto l'impressione di sentire quasi un contrabbasso. Anche qui abbiamo l'immancabile presenza dell'armonica, un altro grande classico del blues. Chitarra e armonica si esprimono sulla stessa esatta melodia e sono le vere protagonista di questo standard. Il duetto armonica- chitarra inizia il suo show fin dai primi vagiti del pezzo.  Poi improvvisamente gli strumenti tacciono e si sente solo la voce nasale di Bruce intonare due serie di  "Alright, alright, alright" , cui segue una pausa appena percettibile e una ripresa della musica con la parentesi solista di Clapton che ci guida in un crescendo che culmina con la ripresa corale del tema musicale iniziale. Qui lo stravolgimento messo in atto dai Cream è abbastanza  sperimentale, pur mantenendo le basi Blues che l'originale canzone aveva. Dalla tecnica del walking bass al momento corale di Eric alla fine, con questa cacofonia generata dai Cream il brano spicca il volo e nonostante siamo di fronte ad un brano il cui stampo rimane classico, il trio riesce comunque a dargli la sua impronta. Quelle note così piene di forza che abbiamo udito nei pezzi precedenti, quei vengono quasi ammorbidite al massimo, ma in alcuni accordi (specialm,ente nel solo di Clapton) si sente ciò che ha contraddistinto la band per quasi tutta la sua carriera. Nonostante l'assenza del testo, possiamo (ricollegandoci all'originale brano di Spurgle) interpretare la canzone come una piccola visione; quella di un gatto e di uno scoiattolo, magari il primo aveva in bocca il secondo, ed il bluesman american ha ben pensato di farci una canzone, ironizzando su ciò che aveva visto. 

Four Until Late

Abbiamo da poco superato la metà del disco e ci imbattiamo in una riedizione di un capolavoro blues degli anni venti: Four Until Late (Quattro Fino a Tardi) del grandissimo Robert Johnson. Ancora una volta Jack Bruce si ritaglia un grosso spazio, relegando gli altri due componenti al ruolo di accompagnatori o quasi. L'ottava traccia si apre con un brevissimo intro strumentale, che anticipa il cantato. Il brano viene rieditato in una veste leggermente più movimentata, si arricchisce di sfumature psichedeliche, con l'armonica che quasi sostituisce la chitarra, ergendosi al di sopra di tutti gli altri strumenti. Tuttavia non brilla particolarmente. In esso non vi è nessuna particolare rivoluzione sonora o strutturale. Si è deciso quindi per una cover quasi fedele all'originale; Johnson è stato probabilmente il più grande bluesman di tutti i tempi, molti (quasi tutti) lo definiscono il vero padre di questa musica. L'uomo che ha fatto il patto col diavolo per poter suonare la sua chitarra, era ovviamente fra i principali ascolti del trio, che ha deciso di omaggiarlo senza stravolgere la già enorme beltà della sua canzone. Ricordiamo infatti che i pezzi scritti da Johnson (non molti, considerando il suo giovane decesso) erano quasi tutti suonati mono corda o bi-corda, con il solo ausilio delle dita e dando assai spazio alla voce (un rimando ferreo ai canti degli schiavi, cui il Blues ovviamente si ispira, anzi, ne è la base più solida). E quindi i nostri Cream optarono per il massimo rispetto possibile, che in un disco così cacofonico forse stona leggermente, ma lo si apprezza comunque per l'omaggio che si è voluto fare. Il testo parla di un uomo che si sente un giocattolo nelle mani di una donna. Si sente come se fosse stato il suo clown, quindi si è reso, o almeno lui ha questa percezione , ridicolo per lei. Lui piange, si dispera , pensa che in qualche modo il suo destino è legato a quello del padre, bistrattato e ridicolizzato da una donna, decide di andarsene, consapevole che a lei la sua partenza non recherà alcun dolore e che anzi al suo ritorno non perderà occasione per raccontargli le storie, vere o presunte, che ha avuto durante la sua assenza. 

Rolling and Tumbling

La prima di queste è Rolling and Tumbling (Rotolamento e Burattatura), altra cover, stavolta di Muddy Waters, riarrangiata da Eric Clapton. La traccia viene aperta da una lunga parte strumentale, corale, ricca di groove. Baker si esprime su un tempo che ricorda un po' quello scandito da una banda durante una marcia, il giovane Eric si sbizzarrisce , almeno fino alla sezione centrale, dove invece diviene Baker il protagonista assoluto, con l'armonica a rivestire il ruolo di antagonista/coprotagonista. Va sicuramente segnalata la cavalcata armonica e psichedelica che si può ascoltare circa a metà canzone. Inoltre, si può ben apprezzare il suono nitido della chitarra di Clapton, che rimane sempre ben definito e pulito nonostante le variazioni. Rolling and Tumblin è degna di nota soprattutto per il fatto che permette a Clapton di esprimere a pieno le sue abilità tecniche , sia alla chitarra che all'armonica a bocca, che poi sono anche le principali artefici del ritmo serrato che contraddistingue gli ultimi tre quarti di questa traccia. Qui torniamo a foraggiare infatti le abilità sapienti e acide delle mani di Eric; supportate da quella batteria di Ginger pregna del ritmo Jazz (non a caso uscito dai Cream si darà alla Fusion), Clapton, grazie alla sua particolare strumentazione, riesce a sfoderare un'energia ed un ritmo così particolari, che ancora oggi stupiscono. In questo brano poi, una delle vere perle dell'intero disco, si delineano ancora meglio quelli che saranno poi i caratteri tipici non solo dei Cream, ma anche della carriera stessa di Eric. Note tenute all'inverosimile, variazioni continue e ricolme di tecnica, blue notes che si alternano al Rock più acido e fluorescente, questa l'essenza della sua musica, ed anche oggi, a distanza di così tanti anni, quella energia così particolare si sente ancora molto bene durante le sue esibizioni. La  lirica è il racconto di un uomo, potremmo prenderlo alla lettera e pensare che sia caduto e rotolato in terra per quanto era ubriaco, ma leggendo bene il testo fino in fondo è più verosimile che "rollin' and tumblin'" ( letteralmente rotolato e caduto) sia un'astrazione di una relazione finita o di un tradimento, in questo senso ci aiuta anche il fatto che sostenga di aver pianto tutta la notte e che deve salutare la sua piccola prima di andarsene e non rivederla mai più.

I'm so Glad

Andiamo avanti e troviamo I'm so Glad (Sono Così Contento); essa è ancora una volta una cover, stavolta di Nehemian Curtis James, in arte Skip James, chitarrista e pianista statunitense, che raggiunse la notorietà proprio grazie alla cover dei Cream. Questa traccia è quella che forse rispetta più fedelmente la forma- canzone dell'epoca, senza mescolare eccessivamente le carte, ovvero i ruoli dei vari componenti. Tuttavia è indiscutibile che dai brani contenuti in questo disco, emerga costantemente soprattutto la figura di Jack Bruce, ed I'm So Glad non fa eccezione in tal senso. L'intro è piuttosto breve, a completo appannaggio del basso e della batteria, la chitarra entra in gioco solo con l'inizio del cantato e si scatena in un solo relativamente semplice, ma indubbiamente ricco di  travolgente espressività. Il titolo e il ritornello di questa canzone sono apparentemente diametralmente opposti al contenuto delle strofe. In generale possiamo dire che I'm so Glad ha sonorità che per certi versi anticipano quelle poi svilupperanno più estesamente (ciascuno soffermandosi più su una sfumatura, piuttosto che su un'altra) artisti come Jimi Hendrix, Led Zeppelin, ed in minor misura i Black Sabbath. Un brano in cui il "rumore" di questo Rock sessantino che stava prendendo piede, viene fuori in tutta la sua energia, pur essendo ad uso capione quasi esclusivo del basso di Bruce. Nonostante questo, si riescono bene a sentire quelle strutture che poi, con l'inizio degli anni '70 saranno sempre più frequenti nella musica sperimentale, andando a foraggiare suoni via via più estremi, fino alla nascita del Metal stesso. Tornando al testo; I'm so glad  letteralmente si traduce con "sono così felice/contento" , ma se si va a leggere e ascoltare le strofe si scopre che  queste invece parlano di lacrime e disperazione. Come si conciliano le due cose tra loro? Nell'unico modo possibile, ovvero considerando il testo come una dichiarazione d'intenti, riassumibile con "non voglio rovinarmi la vita per te". Sono stato male, anzi malissimo, ma adesso basta". 

Toad

Siamo arrivati a fine corsa e a quello che forse è il pezzo più rivoluzionario dell'esordio del triumvirato: Toad (Rospo). Fresh Cream si chiude con questo pezzo strumentale, o per meglio dire questo lunghissimo e affascinante solo di batteria, perché è di questo che si tratta alla fine. I tre quarti di Toad sono, infatti, a totale appannaggio delle percussioni di Baker, il restante quarto è suddiviso a sua volta in due parti, una all'inizio e una alla fine del brano, e vede la partecipazione della chitarra di Clapton, che nonostante la sua bravura resta comunque relegato quasi a una mera comparsa in confronto al maestoso e incontenibile estro di "Ginger" Baker. Si apre con un groove che richiama alla mente lo sweeng, ma anche alcuni dei brani più famosi di Elvis Presley. Come abbiamo già detto , questo è un brano composto da Baker, ed in quanto tale chiaramente pensato per mettere in mostra le sue indiscutibili doti alle percussioni. Queste ultime viaggiano tra ritmi tribali e sezioni più jazzistiche, pura fantasia libera di esprimersi a proprio piacimento tra tamburi, piatti, gran casse per poi ricollegarsi più o meno vagamente al tema che aveva aperto la traccia. Una degna conclusione di un disco che ha dato vita ad una leggenda; l'estro compositivo di Baker, che ricordiamo, esprimerà ancor meglio dopo la dipartita dei Cream, viene fuori in tutta la sua interezza. Il Jazz si mischia col Rock'n Roll, dando vita ad una pseudo Fusion di pregevole fattura, in cui i tom ed i piatti vengono martellati con sapienza e tecnica sovrumana, per darci l'ultimo colpo di frusta prima che la puntina finisca sul solco vuoto e il disco venga riposto sullo scaffale.

Conclusioni

Fresh Cream venne pubblicato nel dicembre 1966, anticipato in Inghilterra dal singolo Wrapping Paper e in America da I Feel Free. Vale la pena di prestare un po' di attenzione alla copertina del disco, poiché essa esprime (o almeno fa intuire) tutto quello che c'è da sapere su di esso. Eric e  Jack indossano occhiali da aviatore e berretto, Ginger un giubbotto da pilota, come a far capire all'ascoltatore che quello che sta per sentire lo farà volare. Inoltre, i tre sono le uniche figure luminose presenti, dietro di loro lo sfondo è di un nero pece. Baker è l'unico in piedi, le mani dietro la schiena, non guarda l'obbiettivo, ma qualcosa in alto, lontano da lui. Un altra cosa che si nota osservando la copertina è come Baker si tenga a debita distanza da Jack Bruce, che è seduto al centro, un'altra cosa che è un indizio di quello che si può ascoltare all'interno del disco. Infatti abbiamo già detto più volte che Bruce canta, suona il basso, ed è quello che compone maggiormente; in un certo senso, potremmo dire che è il collante del gruppo. Infine c'è Clapton, l'astro nascente in primo piano sulla destra, con il solito sguardo indecifrabile che conosciamo bene. Anche la combinazione di luci è un po' strana si va dal rosso, al verde, con qualche timido sprazzo bianco. Vi ricorda qualcosa? Si esatto, sono i colori delle luci che si trovano sul palcoscenico, come a dire: qualcuno di voi ancora non ci conosce, ma noi sappiamo benissimo chi siamo e che arriveremo lontano.  Tornando al disco e al suo contenuto, è impossibile negare il peso che questo e i suoi autori hanno avuto sulla propria e sulle generazioni a venire. La passione e fluidità con cui Clapton suonava e suona la chitarra ha ispirato una gran quantità di musicisti , in quegli anni poi il suo stile risultò così magico e rivoluzionario da far si che i muri di Londra si ricoprissero di graffiti " Clapton is God". D'altro canto l' intensità brutale di Ginger Baker ha , come abbiamo già detto più volte, contribuito a creare la tradizione dell' assolo di batteria, una cosa fino a quel momento mai sentita nel rock. Jack Bruce è stato uno dei primi bassisti a traslare la sensibilità del jazz in un formato hard rock.  Benché fosse costituito per gran parte da cover blues, l'album rappresentò una vera e propria innovazione nel panorama musicale, grazie all'utilizzo del wah-wah negli assoli e nei riff di Clapton, e per le acrobazie alle percussioni di Baker, ne è un esempio clamoroso "Toad", il cui solo di batteria dal vivo durerà  ben diciassette minuti, diventando così uno dei primi "show di batteria" della storia del rock. Degna di nota, infine, la cover di "Spoonful" di Willie Dixon, con immancabile improvvisazione finale. I Cream riuscirono a rendere accessibile al grande pubblico il loro peculiare  modo di fare musica: lunghe jam libere dal vivo, al posto delle canzoni dalla struttura canonica "chorus-bridge" registrate in studio. Grazie a Jack Bruce il basso  acquistò la dignità dello strumento solista, rivaleggiando con lo strumento "principe" del rock:  la chitarra. Baker con le sue influenze jazzistiche, ha introdotto la sua irrefrenabile fantasia per l'improvvisazione sperimentale in un genere, il blues, assai più rigoroso e schematico. Il  blues dei Cream aveva una potenza mai sentita prima, si librava nell'olimpo della musica rock, finalmente libero dalle catene dei rigidi schemi che avevano da sempre caratterizzato questo genere, innovato e rinnovato, si svestiva dei panni della vecchia signora che non interessava più a nessuno e indossava i più seducenti riff parchi di note, ma potentissimi ,con una carica espressiva tale da sostenere l'intelaiatura di un intero brano anche per diversi minuti. Tutti, nessuno escluso, caratterizzati da una solida base ritmica, robusta e potente ma agile al tempo stesso, capace di esplodere in ampie improvvisazioni all'insegna del feeling, e magari correre il rischio di non terminare mai, se l'ispirazione era quella giusta, con una definizione e una pulizia del suono mai sentita prima grazie all'amplificatore combo che Marshall aveva progettato appositamente per Eric ClaptonAncora.. Nell'introduzione abbiamo detto che Clapton era da sempre affascinato dal Chicago-style. La passione per questo stile derivava soprattutto dal suono gutturale e profondo che egli avvertiva in quel filone del blues americano. Il giovane Eric cercava disperatamente di riprodurre quelle sonorità, ma si accorse ben presto che la sua Telecaster non gli permetteva di sostenere le note come desiderava, perciò rivolse la sua attenzione sulle  Ancorachitarre Sunburst, il cui corpo in mogano con top in acero, unito alla prima generazione di pickup humbucking( noti come "richiesta di brevetto" (PAF) a causa dell' adesivo sulla piastra di base pickup) gli permettevano di tenere le note sospese più a lungo. Tuttavia non era ancora abbastanza, mancava ancora qualcosa: un amplificatore che gli permettesse di suonare a volumi impressionanti, mantenendo intatta la pulizia del suono, e  per ottenerlo si rivolse a Jim Marshall.  All'epoca, Jim Marshall, non aveva ancora un'industria, si limitava a costruire amplificatori per quei pochi che glieli ordinavano con largo anticipo. Si deve proprio a Clapton l'idea di un amplificatore combinata (in gergo COMBO). Il primo prototipo di questo tipo fu il  JTM-45, il quale usava tubi KT-66 , riscosse molto successo infondendo fiducia nei due  e spingendoli a progettare anche il Celestion Alnico da 20 watt . Clapton era stato nei Bluesbreakers durante due periodi differenti (da aprile a agosto 1965 e Novembre '65 fino all'inizio della crema nella primavera del 1966). Durante la sua prima fase, avrebbe potuto usare il combo Serie I, nella seconda fase un JTM-45. Quando i Bluesbreakers registrarono l'album "Beano" nel mese di aprile del 1966, Clapton aveva già acquisito la serie II del combo prodotto da Marshall. Questo è il modello che si distingue per il logo Marshall sceneggiatura e modifiche al design del cabinet, un tubo GZ34 raddrizzatore e altri cambiamenti circuiti di piccole dimensioni, probabilmente accoppiato a uno ultimi Alnico Celestion G12 o G12,ovvero i primissimi 25-watt altoparlanti ceramici, caratterizzati dalla presenza di un magnete più pesante. Essi ,collegati all'uscita dei tubi KT-66,  fornivano un forte suono "aperto", con elevato sustain. Perché ci interessano tutti questi dettagli tecnici? Beh perché è proprio grazie a questa strumentazione che Clapton riuscì a ottenere il suono che caratterizza i dischi dei Cream . Inoltre questa tecnologia gli permise di regolare il volume della chitarra , mantenendo un suono definito e permettendogli di avere un suono più corposo per gli  accordi e i soli e viceversa più sottile per l'accompagnamento. Quando nella primavera del 1966, Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker iniziarono le prove per la band, Eric stava ancora usando la sua amata Les Paul ,insieme al nuovo amplificatore Marshall JTM100 e una corrispondenza 4 × 12 cabinet per affrontare meglio il "duello" con la batteria di Baker e rendere il suono più pesante. Mentre i nuovi amplificatori ancora utilizzavano un telaio in alluminio e tubi di uscita KT-66, la sezione di uscita era stata rinforzata notevolmente da 45 a 100 watt con quattro tubi di uscita KT-66 ei nuovi trasformatori di uscita da 100 watt. I relatori sono stati inizialmente i Celestion G12M 20-Watters nelle prime armadi e sono stati poi aggiornati alla G12H  25-Watt . Purtroppo, però, nell'estate nel 1966 il suo tesoro "Beano" Les Paul, gli venne rubato, costringendo Eric a utilizzare una "presa in prestito" Les Paul per incidere il primo disco della band, Fresh Cream, benché fosse sempre una Les Paul non aveva le motifiche apportate alla sua e montava un altro tipo di pick-up. A quanto pare aveva preso in prestito questa da Andy Summers, ed alla fine dell'estate gli chiede di vendergliela. Sebbene questa chitarra venga ritratta nelle foto del 1967, è possibile che Clapton le abbia usate entrambe per incidere il disco d'esordio dei Cream. In ogni caso è innegabile che nell'album sia presente l'inconfondibile timbro della Les Paul. Eric aveva sviluppato un legame con il suono e il fatto che nel giro di poco tempo sia riuscito a ricrearlo usando tre chitarre completamente diverse tra loro è una prova evidente del fatto che l'accoppiamento della chitarra Gibson, amplificatori Marshall e le sue dita erano tutto ciò che era necessario per creare il suo tono.  Nel mese di giugno 1966, Marshall non aveva ancora aperto la fabbrica o iniziato piena produzione degli amplificatori. Tutti gli amplificatori avrebbe dovuto essere stato per ordine speciale. Tuttavia, Eric era ben noto a Jim Marshall, per cui è facile credere che egli sarebbe stato in grado di campionare gli amplificatori e scegliere i suoi preferiti. Eric stava usando un unico stack JTM100, mentre Jack stava creando un prototipo da 200 watt collegato tramite due pile per tenere il passo. E 'possibile che  entrambi utilizzassero le cabine con i 100 watt logo e altoparlanti 25-watt per evitare altoparlante che l'uso costante della strumentazione potesse portare a un danneggiamento della stessa. Questi amplificatori sono ciò che definiscono il suono dei  Cream "precoce", poiché , come abbiamo già ribadito più volte, ha una minore distorsione e più di un chiaro sostegno rispetto ai modelli precedenti. Che altro dire? Fresh Cream senz'altro non brilla per i testi, ma indubbiamente è un disco che ha fatto la storia per l'innovazione che contiene, per la pulizia del suono, per la tecnica e per tutta un'altra infinità di aspetti che emergeranno con ancora maggiore energia in Disraeli Gears. 

1) NSU
2) Sleepy Time Time
3) Dreaming
4) Sweet Wine
5) Spoonful
6) Cat's Squirrel
7) Four Until Late
8) Rolling and Tumbling
9) I'm so Glad
10) Toad
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