CREAM

Disraeli Gears

1967 - Atco Records

A CURA DI
SOFIA COLLU
29/06/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Nella scorsa recensione abbiamo lasciato i Cream al momento dell'uscita del loro disco di esordio: Fresh Cream. Il primo disco del "sacro triumvirato" venne inciso nell'estate del '66, e rilasciato nel novembre dello stesso anno. Meno di un anno dopo il trio entra di nuovo in studio per registrare il loro nuovo lavoro: Disraeli Gears. Quest'ultimo è un disco senz'altro più elaborato e ricco di spunti rispetto al primo. Se vogliamo fare una piccola digressione, sicuramente i nostri tre musicisti hanno preso svariati spunti (per motivi che vedremo fra poco) dall'allora emergente, anzi, esplodente, cultura hippie e soprattutto psych Rock anni '60, l'hanno elaborata mettendoci dentro le loro conoscente di Brit Rock, ed hanno sfornato un album che, per quanto non sia totalmente in linea con gli standard canonici dei dischi prediletti dai "figli dei fiori", è diventato nel tempo una vera icona di quella parte di sottocultura. Nell'anno trascorso, i tre inglesi hanno avuto modo di conoscersi meglio , interiorizzare le diverse esperienze personali e musicali che contraddistinguono ciascuno di loro, e sfruttarle a proprio vantaggio per creare qualcosa di unico e innovativo, con un sound inconfondibile , che porterà loro e il loro secondo disco a entrare, o meglio ancora a scrivere, la Storia del Rock. Disraeli Gears è un album particolare, come abbiamo accennato prima, per tanti motivi. Innanzitutto il secondo lavoro dei Cream venne registrato nel Maggio del 1967 presso gli Atlantic Studios di New York . Se, normalmente, conoscere l'ubicazione degli studi di registrazione ha un' importanza relativa e si può relegare, più o meno, a mera curiosità intellettuale , in questo specifico caso è fondamentale, perché il produttore del disco è americano, ed aiuta anche i nostri  anglosassoni nella stesura dei testi. Consideriamo anche che i Cream entrano in studio dopo aver girato un po' tutto il " Nuovo Mondo" per promuovere Fresh Cream. Infatti , il triumvirato torna a registrare dopo il loro nono concerto sul suolo americano, l'ultimo di una serie totalmente svoltasi presso il Murray the K's "Music in 5th Dimension". Questo significa che Jack Bruce e compagni hanno avuto modo di toccare con mano la situazione politica americana, di entrare in contatto con la cultura hippie, i suoni e i colori psichedelici di cui questa si fregia e di venirne, in qualche misura (misura che come vedremo sarà prettamente a livello compositivo/testuale) , contagiati. Volendo principiare a raccontare la storia americana dei Cream dal principio essa inizia nel marzo del 1967; i tre inglesi  vengono invitati a suonare per dieci giorni al Murray K Show a New York. L'ideatore dello show aveva in programma di fare quanti più spettacoli possibili nel lasso di tempo di un'ora,  influenzare il pubblico e colpirlo in modo da poter ottenere altre date per il suo show,  ma gli spettacoli furano praticamente un fiasco,  e dopo essersi esibiti di fronte a un  Teatro RKO mezzo vuoto per la maggior parte del tempo, Murray  decise di utilizzare il sistema di PA del teatro per gli spettacoli, ed informò gli artisti che dovevano partecipare al suo show di non portare con sé le loro attrezzature. Solo dopo il loro arrivo a New Your i Cream furono informati dell'assenza di un impianto audio all'interno del teatro. Fortunatamente uno di questi artisti, forse per diffidenza , forse per tranquillità personale o magari entrambe le cose,  aveva scelto di ignorare la direttiva di Murray e aveva portato con sé la sua attrezzatura e la mise a disposizione dei Cream per tutte e dieci le date . Poco tempo dopo, il gruppo si chiuse per undici giorni ( Il mito popolare vuole che l'album sia stato registrato in soli tre giorni, ma in realtà venne registrato tra l'8 e il 19 maggio) negli Atlantic Studios di Manhattan per registrare Disraeli Gears.  Riguardo al titolo, sappiamo che si tratta di un gioco di parole , creato da un Roadie. Sia Clapton sia Baker hanno raccontato più volte la storia di questo titolo, nel corso delle loro interviste : "Un giorno mentre stavamo guidando, parlavamo tra noi su come intitolare il nuovo disco. Cercavamo di pensare a nomi di qualsiasi tipo, dalla cronaca, fino a  cose come "Elephant Gerald" (Ella  Fitzgerald) e premere su "Disraeli Gears", un gioco di parole sulla parola inglese per "biciclette da corsa" che hanno ingranaggi con deragliatore. E 'iniziato come uno scherzo. Mick Turner ,uno dei roadies, stava discutendo con il batterista, Ginger Baker, circa una di quelle moto con "ingranaggi Disraeli". Voleva dire, naturalmente, cambio a catena, ma la band ha trovato l'errore esilarante e così abbiamo deciso che quello sarebbe stato il titolo del nostro secondo disco". La registrazione fu prodotta da Felix Pappalardi, che in futuro sarebbe diventato il bassista dei Mountain e che collaborò anche alla scrittura di due degli undici brani che daranno vita al secondo studio-album del trio britannico. Fresh Cream, il loro primo album, era stato una raccolta affrettata e un po' troppo "purista" delle norme e delle curiosità del blues, e come tale già nel 1966 non era stato considerato al passo con ciò che stava accadendo intorno a loro. "I Feel Free" aveva accennato alla corrente sotterranea lisergico- selvaggia, ma i Cream si erano appena formati e dovevano ancora trovare la loro dimensione. Se è vero che le diverse influenze dei tre aveva impedito loro di esprimere appieno il proprio potenziale in Fresh Cream , è altrettanto vero che in Disraeli Gears quelle stesse diversità caratteriali e stilistiche consentiranno alla band di esprimersi appieno e mettere a punto quel caratteristico sound che li ha elevati a "divinità" del blues/ psychedelic- rock. Nel frattempo, Clapton aveva fatto amicizia con l'artista australiano Martin Sharp, che non solo fornì alla band il testo di "Tales Of Brave Ulysses", ma creò anche quell'artwork splendidamente barocco e psichedelico allo stesso tempo, che lo renderà famoso e che farà entrare Disraeli Gears nell'olimpo degli artwork più belli  e conosciuti del rock. Contemporaneamente a questo fortuito incontro, Jack Bruce stava lavorando con il poeta sotterraneo, Pete Brown, autore di alcuni dei testi presenti nel disco; questo fa già ben capire il motivo per cui il prodotto che uscì da quelle registrazioni fu nettamente di alto livello, e superò di diverse lunghezze l'esordio della band. L'altro catalizzatore creativo è stato, come abbiamo già detto in precedenza, il produttore Felix Pappalardi, co-scrittura sia di World Of Pain, sia di Strange Brew. Per quanto riguarda quest'ultimo brano, a Pappalardi va il merito di aver aiutato la band a trasformare il blueswailing "Lawdy Mama" nell' "elastico" Strange Brew ( un concorrente per il miglior brano di apertura di tutti i tempi). A condire il tutto ci pensa la chitarra di Clapton, che dopo esser stato esposto agli effetti styling pesanti di Jimi Hendrix e il suo uso pesante di wah-wah, dà a Disraeli Gears la "giusta quantità di stranezze", rendendo questo disco forse l'LP più sperimentale che abbia mai fatto. L'inclusione alla moda( per l'epoca) della resa di Ginger Baker in "Mother's Lament" è la ciliegina sulla torta, che serve a consacrare questo disco come "pietra miliare" del blues-rock e più in generale della storia del rock.

Strange Brew

L'album si apre con Strange Brew (Strano Intruglio) , una delle canzoni più popolari di questo disco , anche per la sua singolare costruzione. La canzone in origine doveva chiamarsi Lawdy Mama, e stando a quanto disse Clapton durante un'intervista, era nata come un blues rettilineo, che si era evoluto da un riff Buddy Guy. Da questo, anche grazie all'aiuto di Felix Pappalardi, da semplice brano blues era diventato qualcosa di diverso, più psichedelico e meno definibile , grazie alla sovrapposizione di melodie pop , di una seconda chitarra, suonata da Albert King e testi più psichedelici. Strange Brew fu scritta a " sei mani" da Eric Clapton, Gail Collins e Felix Pappalardi. Come abbiamo già detto, è un brano dal gusto pop, dominato dalla batteria "sorniona" di Baker e dagli sfuggenti soli di Clapton. Questo è un brano particolare anche perché qui Eric usa il riverbero ( un effetto che non ama particolarmente), regalando al pezzo un'atmosfera molto sensuale.  In generale Strange Brew  si distanzia molto dal  lo stile blueseggiante che aveva caratterizzato e caratterizza tutt'ora il chitarrista anglosassone.  In alcuni punti Mr "Slow Hand"  suona come se la chitarra fosse un triplo-cingolato; le plettrate che escono dalle sue mani spesso si discostano dal sound tipico di questo artista, e quello con cui soprattutto molto del pubblico ha imparato ad amare nel corso degli anni '70 ed '80, ma al contempo l'energia sprigionata risulta essere unica ed inconfondibile, trascinante ed acida, nel pieno stile del rock psichedelico.  L'intera suite è un immenso e corroborante mix di sonorità, che intersecano fra di loro quelle linee particolari che il Rock sessantiano stava ormai dando a molta della musica che usciva in quel periodo. Fin dalle prime battute si riesce bene a percepire il cambiamento rispetto al primo album della band, e ci si meraviglia di come in un solo anno il gruppo sia riuscito a passare da quel Blues canonico tanto caro a Clapton, a questa specie di enorme intruglio (riprendendo il titolo della canzone) che collima fra di sé stili così diversi. Si riesce bene anche a percepire quel che sarà lo stile principe di Baker nella carriera post-Cream, quelle basi che poi arriveranno al momento in cui il nostro drummer-funambolo abbandonerà il Rock quasi totalmente per darsi alla Fusion più sperimentale, divenendo uno dei batteristi più influenti della storia. Anche il testo risente marcatamente dell'influenza della psichedelia; ricordiamo che esso fu scritto da Felix Pappalardi e sua moglie Gail Collins, che vivendo in America si trovavano ad essere completamente immersi nella cultura hippie ed acida a che si stava diffondendo a macchia d'olio in tutto il continente. Questo, a sua volta, spiega il motivo per il quale dare un'interpretazione logica al contenuto di questa lirica risulta tutt'altro che facile. La lettura più immediata e superficiale come sempre è quella che deriva dalla traduzione testuale: il protagonista è corteggiato da una donna che si dichiara follemente di lui e disposta a fare pazzie per conquistarlo. Questa situazione , se da una parte lusinga l'uomo, dall'altra lo pone di fronte a tanti interrogativi sul da farsi; nonostante le liriche criptiche ed aperte a molti significati, esse si incastrano alla perfezione con la musica che scorre, rendendo questa opener una delle tracce migliori di tutto il disco, ed anche uno dei brani più conosciuti dei Cream a livello mondiale. 

Sunshine Of Your Love

Si prosegue poi con quello che invece può essere considerato come il capolavoro indiscusso dei Cream, un brano tanto semplice quanto geniale, e che non solo è divenuta la traccia principe della band, ma anche una delle canzoni Rock più ascoltate della storia. Il suo intro così inconfondibile, il ritornello orecchiabile e le scale cromatiche messe in piedi, fanno di questi minuti alcuni dei più importanti della storia, ed ovviamente stiamo parlando di Sunshine of your Love (Il Sole del tuo Amore) . Questo brano si apre con quattro giri, due "puliti" e due distorti, in cui Bruce doppia perfettamente le linee di chitarra tracciate da Eric, ovviamente su tonalità più basse. Il tutto sostenuto dalle percussioni di Baker, per un risultato finale che sa di psichedelica magia musicale. Bruce si distingue anche per la prestazione vocale, indubbiamente una delle migliori che abbia mai fatto. Clapton e Baker fanno il resto: il primo con uno dei suoi "solo" più memorabili, entrato anche esso a pieno diritto nella storia del Rock, ed il secondo con il suo stile "crudo", forse un po' rude, ma con una precisione e una pulizia del suono , che rendono questo brano dei Cream un punto di riferimento anche per i batteristi. Nonostante le particolarità e l'influenza della psichedelia, in Sunshine of Your Love è chiaramente riconoscibile lo stile tipico dei Cream. La sua struttura è semplice e basata sulla continua ripetizione di accordi discendenti ed ascendenti sincopati, che nell'insieme formano quel riff di 10 note, che è diventato uno dei più famosi e riconoscibili della storia del rock. Il riff fu scritto da Bruce, dopo aver visto la Jimi Hendrix Experience per la prima volta a Londra. L'ispirazione che derivò dal chitarrista coi capelli a raggiera (col quale, pare, Clapton ebbe anche un curioso episodio quando Jimi ancora non era famoso, mentre i Cream si) fu la base solida sulla quale costruire quel semplice ed al contempo geniale ritmo che fa da collante per l'intera suite. Il sound al primo gradino è certamente blues, la scala cromatica che si riconosce al primo accordo, ed entrata nella storia, se venisse velocizzata non sfigurerebbe su un album di B.B. King. Eppure i nostri folli britannici ci mettono del loro, contaminando letteralmente il sound con una massiccia dose di acido rock psichedelico, che dona un ascolto scivoloso e pieno di rimandi alla cultura degli anni sessanta. Mentre le note scorrono ci si immaginano tunnel dai colori fluo, e le caleidoscopiche note suonate dalla band contengono anche un accompagnamento Jazz misto a qualche pennata di Fusion, dati sempre dalle pelli del buon Ginger, qui in forma più che mai. Il suono di chitarra "grasso" stesso è diventato noto come il miglior esempio del  "tono donna" di Clapton dei tardi anni sessanta, con Baker che tiene il tempo con un  tamburo africano, che risente anche delle sue influenze jazz, dando così a Sunshine of your Love una vaga aurea progressive. Il cavallo di battaglia dei Cream  fu scritto da Clapton e Bruce insieme con al poeta Pete Brown. Il testo lo possiamo definire una canzone d'amore. Una dichiarazione che però non ha niente di smielato, è quasi più un psichedelico inno hippie, che non una vera e propria canzone d'amore, così come la intendiamo comunemente; nessun riferimento diretto quindi al "flower power" o al "fate l'amore, non fate la guerra", ma un semplice 4/4 che parla di quanto sia bello amare, di quanto il protagonista veneri la propria donna e la rispetti, farebbe di tutto per lei, strapperebbe il suo cuore dal petto, mentre il caldo raggio di sole del loro amore si staglia ed illumina tutto il globo. La presenza di questa traccia fu il motivo per cui, assieme a Strange Brew, i Cream sfondarono anche negli USA, e gli hippie della terra americana presero di petto l'album e lo annoverarono fra i loro ascolti preferiti, ognuno per motivi differenti. 

World Of Pain

Andando avanti nell'ascolto troviamo World of Pain (Mondo di Dolore), un brano che potremmo definire " in balìa del basso" di Jack Bruce, che gli conferisce un tono intimistico, quasi autobiografico, come se il bassista scozzese si raccontasse attraverso il suo groove. Il terzo brano inizia come una ballata, in stile anni cinquanta, ma con "progressioni" di basso molto interessanti e sfumature di chitarra wah-wah, prima di evolversi e sviluppare un sound tipicamente anni Sessanta, più armonizzato nel coro; il comparto progredisce seguendo praticamente la stessa struttura, accompagnata dai cori che gli danno quel tocco acido che ormai permea tutto l'album. Le voci, non solo dei cori, sono invischiate quasi in un simil-falsetto, come andava di moda a quei tempi, e permettono all'intera canzone di accompagnarci senza stancare mai. Qui forse ritroviamo in parte i Cream della prima parte di carriera; ricordiamo che era passato neanche un anno dal rilascio del disco d'esordio, e probabilmente i nostri alfieri albionici avevano ancora in testa diverse melodie che li avevano accompagnati nella loro formazione (infatti, a ragion veduta, dobbiamo sottolineare quanto il sound tipico della band si sentirà ancor meglio sul disco successivo, mentre qui in Disraeli è un abbozzo, per quanto già pregno della genialità che li ha contraddistinti). La canzone nella sua semplicità ricalca bene lo stile di Bruce, che da buon leader quale si è sempre sentito, ritaglia per le sue spesse corde un momento quasi in solitaria, donando quel corposo suono che lo strumento a quattro corde serba fra i suoi lignei corpi. L'intimità che ne viene fuori è un misto fra l'inno d'amore al proprio strumento e una dichiarazione d'intenti  del bassista stesso, che non vuole abbandonare il piedistallo su cui è seduto.  Il testo ancora una volta è piuttosto psichedelico, ma al tempo stesso è una sorta di crudo ritratto realista: c'è un albero fuori dalla finestra del protagonista. Un albero che è quasi un amico, una compagnia, un punto luminoso in una città grigia e fredda, dove la gente corre senza curarsi del prossimo, anzi se possibile facendo di tutto per evitarlo o farlo soccombere. Chi si ferma è perso, viene dimenticato e lasciato al suo destino. Neanche a un albero viene concesso il lusso di crescere con i suoi tempi e allora arriva la domanda delle domande " C'è una ragione per oggi?" .

Dance The Night Away

La quarta traccia va sotto il nome di Dance the Night Away (Ballare tutta la Notte), breve cavalcata psichedelica, con i suoi tre minuti e trenta scarsi, e con il basso di Bruce che cuce incantati arabeschi mentre la chitarra di Clapton, che sembra quasi imitare il suono di un sitar, fa da contralto per tutta la durata della canzone. Forse uno dei momenti di massima sperimentazione nell'arco del disco, con un nuovo affondare le mani nella tradizione psichedelica che band come Grateful Dead, Crazy World Of Arthur Brown e tanti altri avevano contribuito a gettare qualche tempo prima. Non è una novità infatti sentire nella musica psych richiami al tribalismo degli strumenti non "del vecchio continente" (perfino i Beatles ne rimarranno estasiati, facendo diventare a tutti gli effetti il sitar uno strumento proprio del loro repertorio). Questo strano tipo di chitarra indiana riesce a produrre ritmi ondeggianti ed ipnotici, l'ideale per chi a quei tempi voleva viaggiare letteralmente con la mente, magari aiutato da qualche droga stordente. I Cream dall'alto del loro moralismo britannico, prendono semplicemente il modus "suonandi" dello strumento, che nelle mani di Clapton riesce a conferire al brano un gusto mistico, come una enorme spirale in cui perdere la propria vista. "Ballare tutta la notte" trova le sue fondamenta in un rigoglioso riff di 12 note,  con una melodia folk influenzato, voci armonizzate, quasi lamentose  ed un contorno totale che sfiora l'onirico. Questo brano rappresenta uno dei tentativi più riusciti della band di allontanarsi dal loro nucleo blues, e di prendere a piene mani dal territorio in cui stavano vivendo in quel momento della loro carriera. Il testo, scritto da Wayne Wilkins e Alex Brown,  è un trip mentale affascinante, che vi trascina in un mondo di fantasia e leggerezza. Esso descrive il desiderio degli autori di dimenticare qualcuno , ma anche tutti i problemi e gli orrori che li circondano , lasciandosi andare a un ballo catartico, che duri tutta la notte, come se non esistessero problemi, né futuro, come se tutto ciò che conta veramente fosse il " qui e ora". Anche qui troviamo qualche elemento proprio della cultura lisergica anni '60; il desiderio di molti giovani all'epoca era proprio fuggire, nascondersi in un fluorescente tunnel per non sentire il male che uomini facevano ad altri uomini; i Cream riescono a trasmettere bene questo messaggio, senza però scendere nell'hippie style vero e proprio, ma solo toccandone i margini.

Blue Condition

Proseguendo nell'ascolto troviamo un brano scritto da Ginger Baker: Blue Condition (Condizione Blu) . Esso si apre con 4 accordi di chitarra, poi si entra subito nel vivo di questa traccia, che risulta nell'insieme divertente e ironica: una cantilena burlesca, un ondeggiare continuo tra country e blues, in cui anche la voce di Jack Bruce sembra ondeggiare tra alti e bassi, dando quasi l'idea di un ubriaco che cammina per strada, cantando una filastrocca oscena sentita chissà dove. Qui forse la band non brilla per estro né tantomeno per sperimentazione, ma come avremo modo di vedere svariate volte nel corso dell'album, molte delle canzoni contenute in Gears altro non fungono che da collante per arrivare ai vari momenti topici disseminati durante l'ascolto. In questo caso si sceglie nuovamente di tornare alle basi che la band ha avuto ad inizio carriera, e di spolverarle con qualche elemento ancor più USA friendly come il Country Blues. Il risultato finale è una ballata dal tono aggraziato e dall'ascolto sicuramente gradevole, che nonostante il suo minutaggio non lunghissimo, riesce a catturare la nostra attenzione per quel che serve.  Anche il suo testo non è da meno. Esso infatti risulta un'ironica altalena di raccomandazioni: i Cream ci invogliano a non prendere strade sbagliate nella vita, a rimanere sempre coi piedi per terra ed a non commettere errori ne adesso, né in futuro, perché essi poi ci perseguiterebbero come demoni affamati. Un testo che, come la musica che scorre indissolubilmente accanto ad esso, scorre e scivola via senza problemi, aiutato anche dall'ottima interpretazione di Bruce alla voce, che col suo tono calmo, quasi recitato alle volte, permette di conferire quell'alone di rilassamento mentale che ci prende quando la ascoltiamo, esattamente come filastrocca di cui accennavamo prima.  

Tales Of Brave Ulysses

La seconda parte del disco, il lato B del nostro immaginario vinile, si apre con Tales Of Brave Ulysses (Racconti Dell'Impavido Ulisse), con testi ispirati alla Odissea di Omero, e scritto dall'artista Martin Sharp. Questo melodrammatico tema musicale alterna la propria narrazione tra calma, parti vocali minimaliste ed altri momenti in cui si ha una sorta di "marmellata sonora", fondendo fra loro diversi stili, ritmi ed influenze. Clapton si da agli uptime senza troppi problemi, andando a toccare sia le radici Blues della band, che quelle contaminazioni pyshc ormai parte integrante di Disraeli. Con lenta progressione invece si evolte il basso di Bruce, rendendo l'effetto complessivo molto singolare; una specie di eco sonoro che man mano si espande sempre di più, e vanno al contempo ad intersecarsi col resto della strumentazione. I riverberi fantasmagorici della chitarra di Clapton in "Tales Of Brave Ulysses" vengono infiammati dall'imponente drumming di Baker, che qui finalmente inizia un po' a "uscire dalle righe", mentre nell'assolo finale il già menzionato effetto wah-wah tocca epiche vertigini. Ginger infatti qui, forse molto più che in altri brani del disco, da libero sfogo alla propria fantasia da batterista Jazz, e tempi dispari, rullate, stop & go la fanno da padrone mentre la canzone procede. Alla fine del tutto ci rendiamo conto che Tales è in realtà un classico pezzo da Cream, ma infarcito di quelle nuove influenze che i nostri avevano trovato in quel di New York. Infatti in esso, nonostante le influenze contemporanee, emergono sia l'inclinazione blues di Clapton, sia l'amore per il Jazz di Baker, ed il tutto viene sapientemente cucito insieme dal basso di Jack Bruce. Il testo , scritto da Eric Clapton e Martin Sharp, come è intuibile anche dal titolo , parla del mito di Ulisse, tuttavia lo rivede in chiave psichedelica, con chiari riferimenti sessuali. La lirica descrive la tentazione del canto delle sirene, la sofferenza causata dal cercare di resistere al loro richiamo mentre il mare sembra riflettere come uno specchio i raggi del sole accecando Ulisse e il suo equipaggio. Come se questo non bastasse, all'improvviso Venere emerge dall'acqua sulla sua conchiglia , andando a solleticare ulteriormente le fantasie erotiche dell'eroe e dei suoi compagni. Come sappiamo nella storia di Omero Ulisse si fa legare dai suoi compagni per sentire il canto delle sirene senza poter venirne stregato in maniera irrimediabile; nel caso dei Cream invece la scusa del canto, così come venere, diventano elementi basilari per dare vita ad un simil testo pregno di sensuale erotismo, in cui il canto delle ninfe del mare può essere paragonato all'amore ed il desiderio di una bellissima donna che ci brama. Inoltre, viene dato molto spazio ai colori: i "pesci viola", la conchiglia cremisi ( ovvero rosso, un colore che da sempre è associato all'amore e alla passione) di Venere e ancora il blu del mare aperto e delle "pieghe della mente". 

SWLABR

Andando ancora avanti troviamo SWLABR (Cammina Come un Arcobaleno Barbuto) , che con le sue accelerazioni supersoniche regala molti spunti per tutti gli amanti dell'hard-rock. La settima traccia è per molti versi una delle più interessanti del disco. Infatti, sebbene non presenti una struttura particolarmente complessa , il suo ritmo sostenuto, il groove e le linee di chitarra quasi dissonanti rispetto al resto ,fanno di questo brano uno dei più avvincenti e piacevoli del disco. Il titolo della canzone è un acronimo come possiamo evincere dalla traduzione (con un curioso aneddoto raccontato da uno dei due autori, Jack Bruce, il quale affermò che la W stava per "Was" e non per "Walks" come nell'immaginario comune. Tale aneddoto fu poi confermato nel 2006 anche dal co-autore del brano, Pete Brown), altro elemento particolare e strano che contribuirà alla leggenda della band, e contiene alcune delle musicalità più fini che si possano trovare nell'intero LP. La progressione ed i cambi di tempo così repentini (che paiono essere estrapolati direttamente da Hendrix) ne fanno uno dei primissimi esempi di Proto Hard Rock che si ricordino, al pari di altrettante canzoni come Helter Skelter dei Beatles (che uscirà di lì ad un anno), ma anche molte altre come Purple Haze . L'operazione compiuta dai Cream in questo frangente è a dir poco straordinaria; ci si sente letteralmente trascinati dalla musica, in un enorme turbine vorticoso. Le scale messe in atto da Bruce e Clapton si susseguono come impazzite, mentre il buon Ginger dietro le pelli trova in questa parte terreno assai fertile per scatenare la sua furia, improvvisando una serie di rullate una dopo l'altra, menando fendenti a destra e sinistra. Swlabr è una canzone divertente ,sia da un punto di vista del sound sia del testo. Il testo scritto da Brown, mette a confronto una donna con la "Gioconda", solo per deturpare liricamente la sua immagine in seguito. Attenendoci alla traduzione letteraria, la lirica parla di una donna che arriva la mattina, per poi lasciare il suo amante solo la notte, facendolo "dondolare" tra felicità e insoddisfazione. Questo almeno fino a che non arriva la derisione " ma il quadro ha i baffi", "l'arcobaleno ha la barba". Una canzone che riesce bene ad unire due elementi ilari e trascinanti; un testo ironico, che a tratti riesce a strappare qualche sorriso sornione, e dall'altra una musica che letteralmente ti prende per le gambe e ti tira giù con sé. Non a caso si piazza probabilmente al terzo posto per quanto riguarda le canzoni maggiormente apprezzate del disco, e sicuramente fra le prime dieci della carriera dei Cream. SWLABR uscì anche come singolo 45 giri assieme a Sunshine Of Your Love, nel Dicembre 1967 (mentre in Inghilterra arrivò nel Settembre 1968). Il singolo bi-traccia aveva anche un artwork alternativo alla copertina di Disraeli, che vedeva la foto utilizzata per la copertina del primo album, modificata nei colori e con l'inserimento di tinte nettamente più fluo.

We're Going Wrong

L'ottava traccia è rappresentata da We're Going Wrong (Stiamo andando Male)  Se prima di tutto questo abbiamo avuto svariati esempi della genialità che i Cream sapevano esprimere, sia in studio che live, questo risulta essere uno dei brani più affascinanti di tutto il disco, se non forse il più affascinante in assoluto: si tratta sostanzialmente uno spettrale raga-blues straniato dal crescendo febbricitante dei tamburi, misti ai timpani e dal canto messianico di Bruce. La chitarra di Clapton, invece, è piuttosto " latitante", la si sente emergere solo in alcuni punti , come a sottolineare alcune parti del testo, aumentandone di pathos e l'aria quasi mistica del canto di Bruce. Un brano che punta quasi tutto sé stesso sulle spesse corde dello strumento "a tono basso" per eccellenza, fornendo una atmosfera che definire gotica è riduttivo. Anche qui però dobbiamo carpire l'essenza di quanto i Cream volevano comunicare con questo brano; nella musica psichedelica infatti (basti pensare ad alcuni esempi come i Jefferson Airplane, i Doors, ma anche gli stessi Pink Floyd nel loro periodo "fluo") non era insolito trovare accanto a composizioni dal tono allegro e quasi bonario, altre come questa dai sentori nettamente oscuri e fantasmagorici. Questo perché lo psych, traendo ispirazione dai viaggi mentali della droga, aveva anche momenti di puro panico che vivevano i musicisti stessi, e che poi cercavano di trasporre in musica. In questo caso la band britannica ha voluto rendere il giusto omaggio ( o forse lo ha provato sulla propria pelle, non ci è dato saperlo) di quell'elemento dark quasi goticheggiante che ogni tanto permeava le infiorettature psichedeliche. Ottimo il combo di basso e batteria di Baker, che fanno a formare un tappeto quasi tribale, mentre come abbiamo detto la chitarra di Eric si sente fino ad un certo punto per dare più spinta alle liriche, ma fondamentalmente è un pezzo appannaggio della sezione ritmica.  We're Going Wrong è un'incitazione a "aprire gli occhi e provare a realizzare" qualcosa. In altre parole , Jack Bruce, autore di questo brano, cerca di motivare se stesso e i propri fan a "svegliarsi" e cercare di realizzare qualcosa, trovare un modo per cambiare la propria situazione; bisogna essere forti, andare avanti e combattere con tutte le proprie forze, nessuno può fermarti se sei convinto di ciò che stai facendo. Dato il contesto storico e sociale in cui il brano venne scritto, si può anche ipotizzare che  la lirica di questo brano si riferisca proprio alla situazione politica americana e mondiale; non ci è dato ovviamente sapere con certezza se i Cream, non essendo mai stati partecipanti attivi al movimento, abbiano potuto osservare veramente da vicino questo mondo, ma possiamo ipotizzare che girando per le strade di New York, spesso si siano imbattuti in manifestazioni e picchetti di protesta, leggendo i cartelli e carpendo il senso generale di quel che i giovani del tempo volevano esprimere. Cercando poi di portare quelle idee e quei pensieri nella musica scritta; ma come sappiamo nessun testo dei Cream è esplicito da questo punto di vista e tutto ciò che possiamo fare sono solo ipotesi.

Outside Woman Blues

Segue: Outside Woman Blues (Il Blues della Donna Fuori)  . Essa è un blues standard, più precisamente una cover di un pezzo scritto nel 1920 da Arthur "Blind Willie" Reynolds, che Clapton rivisita in un chiave più  rock. Outside Woman Blues è uno dei pochi brani contenuti in questo secondo lavoro dei Cream in cui il trio sfodera la sua maestria nelle blue notesx. Questo è un blues più "roccioso" , più "rude", rispolvera gli accordi della parte più classica di questo filone, le linee di Clapton, le dinamiche di Baker, e, in misura leggermente minore, corse di Bruce sono così semplicemente messi insieme che la ascoltatore ha altra scelta che stare in soggezione di loro precisione, grazia e squisito senso del tempo. Dunque per qualche minuto torniamo con la testa all'esordio del gruppo, in cui ogni componente era stregato dalle note di New Orleans. In questo caso si cerca di dare alla musica un'impronta personale, come accadrà anche con il brano successivo, ma in Outside, trattandosi di una cover, l'operazione è ancora più complessa. Il risultato finale comunque è una sorta di Rock'n Roll Blues dalle tinte forti e dai cambi di tempo azzeccati, una traccia che lascia il tempo che trova se paragonata ad altre presenti sul disco, ma che riesce comunque a fare la sua porca figura. Il testo tratta un argomento che non passa mai di moda: il tradimento. Esso è strutturato come se fosse il consiglio di un amico a un altro. Il "consigliere" nel tentativo di far ragionare l'amico gli pone una domanda " Come fai a guardare altre donne, sapendo che tua moglie è a casa?  Cosa faresti se lei facesse la stessa cosa con "il suo amico"?. Un argomento che negli anni tratteranno decine e centinaia di musicisti, appartenenti ai filoni più disparati. Nel caso specifico del Blues, argomenti come amore, alcool, tradimento, musica, amore per la vita e natura, sono all'ordine del giorno; non scordiamoci infatti quali sono le radici di questa cultura, a differenza del Jazz, che si è sviluppato nei club con un sentore nettamente più celebrale, il Blues è l'anima della persona che lo esegue, i primi esempi erano un accordo mono-nota che puntava tutto sulla voce. Di conseguenza il testo doveva essere incisivo, e parlare soprattutto di argomenti che le persone riconoscessero all'istante, come storie di vita quotidiana, esattamente ciò che incontriamo qui. 

Take It Back

A seguire troviamo un altro pezzo blues, in pieno stile Cream: Take it Back (Riprenditelo) è un altro brano blues-rock, ma risulta per così dire più "campestre", grazie all'uso dell' armonica, che gli dà un'aria anche un po' country. L'apertura di questo brano è un po' particolare, infatti è inizialmente giocato su due note sincopate, poi poco prima dell'attacco della voce , Eric e Jack eseguono una parte di una scala blues classica. Qui Jack Bruce si "fa in tre", canta, suona il basso e anche l'armonica . Baker rimane, invece, un po' in disparte. La precisione con cui detta il tempo è senz'altro un elemento che arricchisce questo blues molto piacevole, ma si può dire che qui si limita a fare il suo mestiere e poco altro. Parallelamente però, si carpisce bene come la band abbia affondato le mani nell'atmosfera del blues americano, traendone ispirazione per comporre questa canzone. Si sentono le influenze degli stati, specialmente del Sud, basi di quella musica che dagli anni '20 e '30 accompagna la vita di molti ascoltatori. I Cream però, pur rimanendo sul tema del Blues canonico, riescono a dargli un'impronta molto personale, inserendovi, specialmente nelle parti di chitarra e basso, quelle influenze britanniche che ormai fanno parte dell'immaginario comune quando si pensa ai Cream. Il risultato è una canzone sicuramente piacevole, che certo non brilla per genialità rispetto ad altre tracce di questo LP, ma risulta un ottimo intermezzo per "allungare il brodo" del disco, senza stancare né tantomeno annoiare l'ascoltatore. Il testo, scritto da Jeremy S. Stover e Keith Brown, a un primo impatto sembra l' esortazione a una donna , una sorta di preghiera a non buttare via tutto, a riprendere con sé l'uomo che la sta supplicando. In realtà, essa fu ispirata dalle immagini dei media contemporanei che ritraevano studenti americani nell'atto di bruciare libri e lauree . Ricordiamo che era il 1967 e in America, soprattutto a New York , dove si trovavano i Cream, le proteste contro la guerra del Vietnam e le marce per i diritti umani erano all'ordine del giorno. Va comunque sempre sottolineato quando parliamo dei Cream, che i nostri rockers non presero parte attivamente al movimento di protesta, ne furono semplicemente ispirati ed affascinati. Se li paragoniamo a molti militanti decisamente più incisivi del mondo hippie/sessantiano musicale, come Janis Joplin, Jimi Hendrix stesso, ma anche formazioni come i Creedence di John Fogerty, ben ci si rende conto che Bruce, Clapton e Baker trasmisero soltanto ciò che i loro occhi videro in quei mesi di sessione per registrare Disraeli, trasponendo quelle visioni in musica. Ciononostante come abbiamo detto fin dall'inizio di questa recensione, i fan di questa musica videro in Disraeli (particolarmente nei due fattori elencati molte righe fa, tracce e copertina) l'ennesimo inno alla cultura che si stava sviluppando. 

Mother's Lament

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio, rimane solo una traccia da ascoltare: Mother's Lament (Il Lamento della Madre): L'ultimo brano del secondo studio album dei Cream è un brano tradizionale, quasi una ninna nanna. Si apre con le voci dei tre musicisti che contano il tempo. Da un punto di vista strumentale, questo brano non offre grossi spunti . Infatti è un pezzo acustico, dove Jack Bruce e Eric Clapton cantano in coro come un gruppo di amici ubriachi dopo esser stati buttati fuori dal bar. Il tutto con un accompagnamento musicale scarno costituito da pochi accordi al pianoforte e qualche geniale incursione della batteria di Baker.  Eppure nel suo scarso minuto e quaranta secondi, questa ultima traccia riesce a lasciarci un gradevole sapore in bocca, dando vita ad un balletto di psichedelica energia mentre la stiamo ascoltando, pur come abbiamo detto rimanendo una struttura scarna e terribilmente semplice se pensiamo ad altre tracce presenti sul disco.  "Lamento della mamma", era un vecchio musicall, la canzone, ripresa dal trio, si dispone di tre parti armoniche, cantate da tutti i membri della band. Il testo è un po' particolare. Innanzitutto, prima di addentrarci nella descrizione del suo significato, bisogna ricordare che è un canto tradizionale. Esso parla di una donna, povera , madre di dieci figli. Il più piccolo dei suoi bimbi è molto malato e le esigue finanze non consentono alla madre dargli le cure di cui avrebbe bisogno. Un giorno , mentre la donna è al lavatoio, il bambino muore. La donna piange, si dispera, si sente in colpa per non aver potuto fare di più per salvare il figlio. All'improvviso le appare un angelo per rassicurarla e rincuorarla dicendole che il figlio è con lui , è felice e non sentirà più né i morsi della fame, né la sofferenza che le sue precarie condizioni di salute gli procuravano. La donna lo ringrazia sollevata e gli chiede se può farlo di nuovo.

Conclusioni

Il secondo album dei Cream fu registrato dall'8 al 19 maggio e rilasciato nel novembre 1967  dalla Polydor nel Regno Unito e  dalla ATCO  negli Stati Uniti nel novembre del 1967, sotto forma di 33 giri, all'interno del libretto vennero incluse fotografie scattate da Bob Whitaker. La copertina di Disraeli Gears è un'icona dell' arte psichedelica delle fine degli anni 60.L'artwork fu curato dall'artista australiano Martin Sharp, il quale viveva nello stesso edificio di Clapton, il The Pheasantry a Chelsea. Per la copertina di Disraeli Gears, Sharp ha unito una foto pubblicitaria, che gli aveva fornito Eric Clapton, con alcuni elementi vittoriani ed un sacco di ros, fiori e piume. Sharp in un primo momento l'aveva disegnato in bianco e nero, poi successivamente lo aveva colorato nel design con colori fluorescenti.  Martin Sharp, durante un'intervista nel 2006, disse : ". La copertina per Disraeli Gears è il mio più noto lavoro fino ad oggi. Commissionato da Eric Clapton quando condividevamo il monolocale del Pheasantry. Essa è un collage colorato con vernici fluorescenti. Puntavo a riprodurre visivamente il suono elettrico caldo dei Cream. Inclusa in questo album c'è anche la canzone che ho scritto per Eric, Tales of Brave Ulysses ".La fotografia usata per l'artwork, così come quelle presenti all'interno del libretto, fu scattata da Bob Whitaker, noto anche per aver scattato diverse foto dei e per i Beatles, tra cui anche quella usata da Klaus Voorman per l'artwork di Revolver. La copertina creata da Sharp per i Cream è stata utilizzata anche per l'album compilation "quelli erano i giorni". Disraeli Gears ed il successivo Wheels of Fire ,assicurano a Martin Sharp la notorietà. Sue anche due canzoni della band - Tales of Brave Ulysses e Anyone for Tennis (presente nel quarto e ultimo disco della band: Goodbye)  - tra le più amate dai fan del trio inglese. Nel 2006, la serie televisiva Classic Album ha riproposto e analizzato Disreali Gears e la successiva serie di dischi Blu-ray / DVD , con approfondimenti sull'arte di Martin Sharp e un'intervista all'artista riguardante il suo coinvolgimento nella produzione della copertina di Disraeli Gears e la scrittura, a quattro mani con Eric Clapton, di Tales of Brave Ulysses per questo album. Inoltre, all'interno della stessa serie televisiva (e dei Dvd che da essa sono derivati) si trova anche un'intervista di Clapton e alcune immagini di repertorio che ritraggono la collaborazione tra i due giovani.   Prima della sua morte nel 2013 Sharp è stato associato con la produzione di copie litografiche della copertina originale in una serie di stampe in edizione limitata firmate e non firmate.  Nel 1999, l'album è stato inserito nella Grammy Hall of Fame. Nel 2003 l'album è stato classificato n 114 sulla lista di Rolling Stone dei 500 migliori album di tutti i tempi. Nel 2004 fu pubblicato Disraeli Gears Deluxe Edition, il quale comprende l'album completo sia in mono che in stereo, demo, versioni alternative e brani tratti da sessioni live della band alla radio BBC. Nell'enorme pack era compreso anche un inedito di "Blue Condition" con Eric Clapton alla voce solista, e demo delle canzoni "Strange of Hermiston" e "The Clearout", che non sono stati rilasciati fino al primo album solista di Jack Bruce. L'originale album di 11 tracce è stato rimasterizzato da Joseph M. Palmaccio alla PolyGram  Studios per un rilascio del 1998, corredato di fotografia e bonus track che accompagnano le tracce originali. Disraeli Gears è un disco per certi versi controverso; se da una parte è innegabile il suo peso storico e l'innovazione che portava in grembo, è anche vero che la sua fama la deve soprattutto a Sunshine Of Your Love ed all'artwork di Sharp. Al suo interno poi sono contenute piccoli gioielli musicali come Strange Brew e Tales of Brave Ulysses, ma ci sono anche numerosi brani che nell'insieme risultano piatti e a tratti quasi banali. Ad ogni modo, rimane un caposaldo della musica rock, che ha influenzato moltissimi gruppi e che va ascoltato con mente aperta , apprezzando l'enorme innovazione che (per l'epoca) questo disco portava con sé, non solo da un punto di vista della psichedelia, ma anche per brani come  Swlabr che , seppur molto timidamente, già accennano velocità e repentini cambi di tempo che, qualche anno dopo verranno ripresi ed "esasperati" dalle band hard rock.

1) Strange Brew
2) Sunshine Of Your Love
3) World Of Pain
4) Dance The Night Away
5) Blue Condition
6) Tales Of Brave Ulysses
7) SWLABR
8) We're Going Wrong
9) Outside Woman Blues
10) Take It Back
11) Mother's Lament
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