CRAFTYCELL

The Swimmer

2015 - QuaRock Records

A CURA DI
DAVIDE CANTELMI
14/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

L'Italia continua sempre ad avere un panorama underground interessante e ricco di tantissimi talentuosi musicisti che, purtroppo, non hanno mai il risalto che meritano. All'interno di questo vasto panorama musicale, infatti, vi sono realtà rock / metal molto trascurate (se non proprio dimenticate, in alcuni casi) ed alcune di queste ultime riescono, in maniera inusuale ed interessante a fondere tantissimi tipi di influenze. E' in questo grande mare, dunque, che si colloca un lavoro particolarissimo, partorito dalla mente di Marco Bettoni, compositore e cantante italiano. Egli è universalmente noto con il nome di "Craftycell" visto che il suo progetto musicale, per l'appunto, porta proprio questo nome. Bettoni, che proviene da Firenze, è un musicista che compone i suoi lavori nella sua casa - studio; tutto è infatti farina del suo sacco, tant'è che la sua si potrebbe dire una vera e propria One-Man Band, in cui è naturalmente egli il cervello pulsante e principale. Il nostro pubblica nel 2013 il suo primo EP (tramite "Pirames International") chiamato "With The Ghost", grazie alla collaborazione con il chitarrista Fabio Messana e i musicisti Luca Fucci e Jac Salani, ma il vero debutto del toscano si ha con l'album "The Swimmer", registrato nello studio "La Fucina" (di proprietà dello stesso Jac Salani citato pocanzi) e pubblicato nel 2015 dalla "QuaRock Records", ed è così che dunque comincia il vero "viaggio mentale" che andremo ad affrontare. Il platter si propone come un progetto che unisce tantissimi generi tutti diversi tra loro ma che, tramite questo mix, riescono a diventare una cosa sola, in un perfetto connubio sapientemente reso un tutt'uno affascinante e coinvolgente. Possiamo udire, infatti, moltissima elettronica, il post rock e l'alternative, giusto per citare qualche genere. Sappiamo tutti che il primo genere citato (l'elettronica) punta molto sulle atmosfere, mentre il secondo è adatto tantissimo per quel che riguarda l'aspetto "ornamentale" delle track ed il terzo, invece, conferisce la buona dose di grinta necessaria. Già dalla copertina capiamo che lavoro andremo ad affrontare: una figura stilizzata nuota in un profondissimo mare caratterizzato da colori freddi e plumbei. Quello che sembrerebbe un vero e proprio dipinto Post-Impressionista rivela, però, la certezza che il mare ritratto sia solo parte della nostra psiche. Un viaggio dunque introspettivo ed assai profondo, un ascolto che richiederà non solo orecchie "fisiche" ma anche e soprattutto mentali, per cogliere ciò che le varie canzoni conservano a livello intrinseco e quasi "ancestrale".  L'album si compone di ben dieci tracce abbastanza diversificate che, però, conservano un solido schema generale. Procediamo quindi all'analisi track by track.

Il primo brano è "Ink", così inizia il nostro viaggio. Degli effetti elettronici stranianti ci introducono all'album, ma subito delle note di piano si ergono dominanti ma calme. E' così che viene dunque introdotta la parte vocale, espressiva, struggente e profonda. L'andamento del pezzo è abbastanza lento con gli inserti elettronici che si susseguono senza sosta e, contemporaneamente, possiamo sentire distintamente il basso. I toni accelerano subito e il cantante è accompagnato da dei cori in sottofondo. Il gusto per l'alternative si sente subito nell'utilizzo di melodie struggenti e drammatiche, d'altra parte, però, il risultato è molto particolare: sembra di essere catapultati in dimensioni particolarissime in cui la nostra mente viaggia continuamente e si perde in se stessa. Dopo l'ottima parte canora tutto si calma e le oscure parti elettroniche sembrano onde del mare che ci trasportano tempestose verso rive ignote. L'influenza post-rock qui è sovrana e non è raro trovare questi espedienti in gruppi post metal come The Ocean o Pellican. Le parti di chitarra sono molto distorte ma attraversano riff abbastanza semplici. Il punto forte del brano è senz'ombra di dubbio l'eccellenza nel fondere tutte le atmosfere in modo armonioso e coerente. Un tono elettronico che simula dei battiti ci porta alla fine del pezzo. È la voce della coscienza a parlare, poiché tutti noi siamo sempre propensi a commettere cattive azioni e a far uscire l'inchiostro incontrollatamente dalla nostra penna. Ma Craftycell ci lancia un monito molto importante: ascoltiamo la nostra voce interiore e tratteniamoci, non lasciando che esso scorra inesorabilmente e macchi le nostre azioni. Controllando la nostra rabbia, infatti, si raggiungerà facilmente la pace dei sensi e con essa potremmo anelare alla perfezione. Basta solo uno sbaglio, infatti, per "uccidere" e per non farci più riconoscere noi stessi. L'artista ci invita a stare attenti e a non commettere azioni impulsive e, piuttosto, ad immergerci nell'esplorazione della nostra coscienza. Ed è ora il turno di "Awakened", la seconda traccia. Si inizia subito con alcune vocals eteree che si perdono nel vuoto e nell'eco. Esse sono ripetitive e farcite di un piccolo effetto elettronico in sottofondo. Le parti ritmiche sono tutte elettroniche anch'esse, mentre l'incedere del pezzo si dimostra alquanto semplice senza molti fronzoli. Gli schemi riprendono molto da artisti Trance odierni e non mancano influenze di formazioni anni '80 come Depeche Mode e Kraftwerk. E' un pezzo più vivace rispetto al precedente, ma l'artista non si perde comunque in fronzoli eccessivi. Seppur vi sia una natura fortemente strumentale nelle track, lo schema di bridge e ritornello è conservato il più delle volte in tutte le composizioni dell'album, e questa non fa eccezione. Menzione d'onore anche per le voci femminili che, talvolta, si intervallano come cori di sirene alle parti principali. Il risultato è variegato, multiforme e fortemente atmosferico. Si perde il gusto per il Post-rock e si favorisce un impatto molto più elettronico e moderno ma non si lascia mai da parte l'impatto atmosferico. Spesso gli effetti sembrano rimandare addirittura a colonne sonore di videogame, non sarebbe male utilizzare questo brano o altri qui presenti come soundtrack per un videogioco, in effetti! Il finale è molto buono e si sviluppa totalmente con la consolle elettronica. Ed ecco che, dunque, avviene il risveglio e arriverà un giorno in cui si diventerà liberi dalla gabbia della diffidenza, colei che non permette di rapportarsi con le altre coscienze. Sembra quasi di intravvedere riferimenti filosofici a Hegel, noto idealista tedesco che nel libro "La Fenomenologia dello Spirito" ha evidenziato le tappe di quest'ultimo. Tra esse c'erano quelle di "Coscienza", "Autocoscienza" e "Ragione", e nella seconda si parlava proprio del rapporto tra le varie individualità e della difficoltà che intercorrono nella loro interazione. Ad ogni modo, la pace per Craftycell si ottiene compiendo le giuste decisioni e scegliendo sempre il bene. Ogni azione, infatti, va ponderata e l'insieme di esse permette di togliersi il peso della coscienza e di divenire liberi. La riflessione è la prima arma per raggiungere i propri obiettivi per quanto ostici essi siano. Il testo si ripete continuamente ed il "vestito rosso" di cui si parla spesso probabilmente allude al sangue. Craftycell ci fa capire implicitamente che alcune scelte possono essere dolorose e farci del male, ma sono comunque necessarie al raggiungimento e alla comprensione del Bene. La terza traccia, "Disarm", inizia come di consuetudine con gli effetti elettronici per poi svilupparsi su ritmiche inizialmente molto calme infarcite di una voce delicata. Sembra di attraversare un vero e proprio viaggio nella nostra coscienza grazie a certe sonorità sfuggenti e intricate. Ogni singolo suono si riflette in tutte le sue forme quasi come in un'opera cubista: possiamo cogliere anche la quarta dimensione del tempo, poiché tutte le melodie rimbalzano l'una con l'altra creando un gioco stupendo e "cromatico" di effetti. A volte sembra veramente di star attraversando un enorme oceano cullati da onde, si avverte la profondità del mare con la sua oscurità ma, allo stesso tempo, la sua varietà.  Questa non è musica che va descritta, in realtà, per fasi, ma va colta nel suo complesso,  nella molteplicità e nella sua uniformità.  Durante il pezzo non assistiamo a variazioni tematiche di forte rilievo poiché la musicalità tende a colpire il nostro pensiero facendolo muovere nelle onde del mare. Dal punto di vista vocale, comunque, si assiste a una fortissima influenza alternative che sarà preponderante per tutto il disco. Il pezzo termina con un suono in sospeso che ci lascia un punto interrogativo: il viaggio continua. "Disarm" ha un testo altamente enigmatico e di difficilissima comprensione. Spesso ci sentiamo come bambini: disorientati, scossi e particolarmente indecisi, ed è per questo che dobbiamo prendere in mano la situazione ma non sempre tramite la violenza. Infatti, il monito di Craftycell è quello di deporre le armi nonostante ci sentiamo soli e i nostri passi non facciano mai rumore pur essendo alla ricerca di attenzioni di rilievo. Non è tramite la rabbia e la frustrazione che si ottengono le soddisfazioni dalla vita e la nostra coscienza ci parla continuamente di questo. Mentre la musica ci culla tra le onde del mare l'artista, cantando, ci dà consigli su cosa fare della nostra vita affinché la nostra mente venga mossa da un flusso continuo di informazioni senza sosta.  Le parole, comunque, ritagliano un ruolo fondamentale perché non sono solo promesse al vento ma hanno una consistenza che permette di plasmare il mondo e modificarlo. Per questo l'autore ripete sempre: "deponi le armi", ovvero, fai parlare il cuore. Il tutto ci porta alla successiva e quarta traccia, "Next Door", un brano che inizia subito con toni abbastanza inquieti con degli effetti elettronici accompagnati da un piano. La voce è, come sempre, evanescente e si perde come l'orizzonte marino ma, in realtà, il brano presenta una particolare sorpresa. Dopo una specie di breakdown gli effetti elettronici impazziscono e, riprendendo dalla migliore e, sottolineo, migliore musica elettronica si lanciano in un mirabolante e frenetico gioco. Successivamente si riprendono i toni principali, ossessivi, ripetitivi ma che non stancano mai. Il toscano ha veramente curato ogni minimo dettaglio e, senza apporre stravolgimenti alla composizione, riesce sempre a garantire diversi "viaggi mentali". Il canto, quasi parlato e ansimato, a volte, sembra quasi un brainstorming e il nostro cervello è imbottito di informazioni vaghe ed introspettive. Sembrerebbe di assistere a una vera e propria riproposizione dell' "Ulisse" di Joyce per il flusso di coscienza provocato da questa musicalità. Ed è proprio questo l'obiettivo dell'artista: farci annegare nei nostri pensieri e nelle remissioni della nostra coscienza. Il vento conclude il tutto, sentiamo il vuoto ma, allo stesso tempo, non ci sentiamo tranquilli. "Next Door" è un altro inno di incoraggiamento e speranza che Craftycell dedica a tutti i suoi ascoltatori: quando tutto è perduto bisogna cercare la via di fuga che è sempre presente in tutte le questioni della vita. Non è possibile, infatti, farsi prendere dalla rabbia e perdere il senno perché in questo modo si diventa ciechi e si ignorano le soluzioni. Bisogna "sentire", "curare", "amare", "giocare".. vivere, in poche parole. La nostra anima tende ad ammalarsi ed a perdere le sue caratteristiche peculiari per cui l'ideale è valorizzare i nostri lati positivi interagendo con gli altri. Spesso, però, dobbiamo anche attraversare diversi pericoli; ma senza paura, poiché questi sono necessari alla nostra crescita. Per cui, bisogna sempre aprire nuove porte, nonostante sia inaspettato cosa ci sia al di là di esse. Vale la pena, comunque, tentare. "Caged Soul" inizia con suoni distorti ed ossessivi. Presto essi aumentano di complessità, accompagnati dalle solite vocals sfuggenti. La parte ritmica è, come sempre, lasciata alla console elettronica mentre Bottoni si snoda con la sua buonissima performance vocale tra le varie parti. Il pezzo è, come gli altri, fortemente atmosferico: ci sentiamo cullati dalle onde e a volte riusciamo anche a immaginare di tuffarci nelle profondità e di osservare la flora e la fauna al loro interno. Però la musica è enigmatica e riesce a darti un senso di prigionia non indifferente. Nella seconda parte del  brano il cantato diventa graffiato e il tutto si fa più tenebroso ed aggressivo mentre, intanto, le note di piano in sottofondo si ripetono senza sosta, malinconiche ma delicate. La track finisce in modo abbastanza brusco ma ci lascia sempre un insolito senso di "sospensione", come se ci fosse ancora da definire più di qualosa. Seppur la nostra anima venga messa in gabbia dalle costrizioni esterne, non dobbiamo mai lasciare che le nostre convinzioni vacillino sotto colpi altrettanto "esterni". Craftycell ci invita ancora a non arrenderci e, ricollegandosi con la traccia precedente, ci chiede di rimanere dalla parte della verità seppur tutto il resto crolli davanti ai nostri occhi. Mentre il mondo avanza, però, ci rendiamo conto di dimenticare ciò che è stato prima, persino il nostro luogo di origine, quando tutto è iniziato. La sofferenza, infatti, dilata il tempo e fa regnare la monotonia che, col passare degli anni, ci logora e deteriora sempre più. Un'anima in gabbia, però, non è necessariamente sinonimo di una mancanza o di una sconfitta: essa deve continuare a vivere e ad avere la forza di splendere di luce propria, per rompere i sigilli e tornare ad essere libera. "My Rising Tide" è la sesta traccia e risente subito della forte influenza alternative nelle vocals. La canzone inizia con una forte dominanza della componente elettronica nella intro e si sentono, in sottofondo, effetti molto particolari. Il cantato si fa ancora più sfuggente e si perde nell'eco grazie anche alla componente di sottofondo che ripete le strofe. La canzone è ossessiva  e risente moltissimo dell'esperienza di alcuni gruppi space rock della scena degli anni '70 - '80 come gli indimenticabili Hawkwind. Il pezzo si sviluppa su binari prettamente elettronici mentre si sente un po' la mancanza degli altri strumenti; a dire il vero, è un brano molto ripetitivo nella sua struttura poiché il tema centrale si ripete spasmodicamente senza particolari variazioni. A mio parere, infatti, esso poteva essere sviluppato meglio e con qualche modifica in modo da renderlo un po' più accattivante. La marea è sinonimo dell'inquietudine che si alza sempre di più: nella scelta delle nostre azioni, infatti, è noto come spesso siamo afflitti dall'indecisione e dalla paura di scegliere la strada sbagliata. Crescendo, l'insicurezza sale in proporzione l'agitazione, il che rende il tutto molto più difficile. Craftycell utilizza quasi toni apocalittici per descrivere questo brano e, infatti, mentre le urla lasciano la loro casa, la marea si alza sempre di più. È il viaggio di una bestia che deve depurare la sua anima tramite la coscienza grazie all'onda che ripulirà tutto e riporterà la calma che è stata perduta nel corso del tempo.  La verità è imprendibile e sfugge continuamente al nostro sguardo e le parole altrui, spesso, non ci aiutano in questa ricerca. Esse sono come lame che penetrano nella carne, bucandola e lacerandola. Per affrontare il mondo bisogna trasformare questa inquietudine che costituisce l'alzata della marea in forza interiore in modo che l'onda finale, oltre a depurare, distrugga tutto ciò che ci affligge. "Inner Rush", la settima traccia del platter, si presenta come un brano destinato a creare disorientamento nell'ascoltatore. I torni sono pacati ma molto misteriosi e il cantato fa viaggiare moltissimo la nostra mente. Esso è difatti ripetitivo, ossessivo, si pone domande ed è veramente molto enigmatico. Le parti elettroniche in sottofondo reggono bene l'atmosfera ma una cosa che notiamo, quando ascoltiamo Craftycell è che le la musica sembra essere composta nelle profondità del mare. La chitarra a un certo punto inizia a sentirsi timidissima nell'architettura elettronica ma, essendo la traccia chiamata "Inner Rush", ci deve essere per forza un attimo di grinta ed in effetti esso non tarda arrivare. Le ritmiche si fanno più concitate, il cantato riprende tantissimo da alcune formazioni Indie Rock poiché, pur rimanendo in pulito, viene graffiato abbastanza. Il risultato è garantito anche dai campi di pitch conferiti alla voce che consolidano la soluzione. "Inner Rush" è quindi un brano diviso in due, alla cui calma segue subito la tempesta. Un misterioso suono ci riporta nelle profondità dell'oceano in attesa della successiva canzone. La traccia si ricollega a quella precedente dal punto di vista tematico e rappresenta, in realtà, l'esplosione dell'anima nella sua interezza. Perdendo la ragione aumenta la rabbia che, fuori controllo, ci porta in uno stato di confusione. Craftycell, infatti, ripete costantemente: "Cosa sta succedendo?" simbolo del fatto che, in realtà, non possiamo apprendere la verità in questo stato. Il mare è turbolento, si sta agitando e abbiamo capito che in questo album viene rappresenta in musica la nostra mente. Bettoni è un maestro nell'esaminare i conflitti interiori della nostra psiche e deduce anche che questo stato di profonda ira, in realtà, ci lascia svuotare e ci conduce alla calma. Quando il mare, infatti, si agita dobbiamo lasciarlo sfogare tramite le onde ed è questo che l'artista ci comunica attraverso la track. Craftycell continua il suo lavoro con "Weightless",  e questo brano risente molto delle influenze dei Depeche Mode da cui, ovviamente, viene tratta in preponderante la parte elettronica, ispirandosi molto al famoso gruppo. In realtà, in questo pezzo ce ne sono tantissime di componenti: nelle parti di chitarra, infatti, possiamo sentire riferimenti alla Dark Wave e al Gothic Rock e, ovviamente, all'alternative. Marco Bettoni cerca sempre di conferire il suo tocco originale creando un mix difficile da capire, in prima battuta. La traccia si snoda tra toni calmi e rilassanti che continuano a mostrarci il viaggio nei meandri della nostra coscienza. Ogni tanto vi sono alcune voci in sottofondo che amplificano l'idea di smarrimento, minimo comun denominatore di tutto il disco. Anche questa volta si tratta di un brano uniforme che mira più all'atmosfera, pur mantenendo la varietà generale descritta in precedenza. Il finale, come sempre, lascia il punto interrogativo lasciando intendere che il mare è ancora lungo da esplorare. Dopo quello sfogo di rabbia descritto nella track precedente, è normale che ci sentiamo disorientati e spaesati: "Weightless" evidenzia lo stato di confusione che spesso aleggia nella nostra mente e ci troviamo soli senza alcuna protezione, in pratica, senza un peso ben definito. Seppur siamo leggeri, infatti, dopo il nostro sfogo non riusciamo più a distinguere la realtà e gli effetti delle nostre azioni. Il benessere nello scaricamento dell'ira, infatti, fa seguire una strana calma che non ha consistenza, è eterea, immobile, indefinita. Ed è per questo che noi ci facciamo del male, abbiamo paura e non riusciamo a distinguere la realtà. È necessario un ulteriore livello di conoscenza per comprendere fortemente il reale e ciò ce lo spiegherà il prossimo brano. "Argonaut" è una delle tracce che maggiormente evocano l'idea dell'oceano poiché nella intro i toni sono pacati, sembra fortemente di immergersi nelle profondità marine. L'impatto dell'elettronica è inizialmente meno marcato e c'è la sorpresa dell'aggiunta delle parti di chitarra elettrica quasi metal nella sezione centrale. Le vocals, però, sono più definite rispetto a precedenti tracks e, subito dopo il refrain, tutto torna calmo e gli effetti in sottofondo risultano essere basilari per la creazione dell'atmosfera. Proseguendo con la canzone si nota come questi ultimi evochino molto l'elettronica moderna, pur mantenendo lo sguardo verso gli anni '90. "Argonaut" si presenta, probabilmente, come la traccia più ispirata del disco poiché Bettoni riesce a unire tanti di quei riferimenti quasi non facendoli più distinguere. Il piano, poi, timido ma presente, dona tutto quell'accento di riflessività di cui il brano ha bisogno per emergere e spiccare rispetto agli altri. Gli argonauti erano un tipo di sottomarino utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale ed è così che si spiega il nuovo livello di conoscenza: Craftycell ci chiede, infatti, di andare sempre più in profondità nella nostra coscienza scavando tra ricordi e insicurezze e questo sarà il solo mezzo per andare in alto. Nuotando, infatti, sulla superficie e nelle profondità del mare si può osservare il mondo a trecentosessanta gradi e capire ogni sua sfaccettatura. Bettoni ci invita ad aprirci mentalmente e a capire le conseguenze delle nostre azioni non solo in noi stessi ma anche all'esterno del mare, in modo da lasciare un segno indelebile nel "cielo stellato". Craftycell è, come sempre, molto introspettivo e cerca costantemente di consigliare un'azione giusta ai nostri problemi. Se fino ad ora, però, abbiamo esaminato la nostra psiche ora è il momento di fonderci con gli altri e assaporare la vastità del mondo. La finale "Synchronized" è un brano che evoca la passione, sempre però nella pura atmosfera Craftycell. Le parti timide di piano che si sentono debolmente in sottofondo nella intro sono accompagnate da sussurate vocals, l'influenza di gruppi come i Duran Duran e degli immancabili Depeche Mode è fortissima nel refrain, mentre la canzone si sviluppa abbastanza linearmente. Nella sezione centrale si avverte una dominante chitarra che riprende da sonorità post-rock / post-metal. In generale, però, ciò che regna è l'atmosfera e tutti gli strumenti sono finalizzati a quella: Bettoni si lancia nelle sue vocals che si perdono tra le strumentazioni . Il brano è molto lineare, non presenta variazioni di rilievo, Craftycell è un artista che punta molto sulla semplicità ma che non scade nel banale. Non solo gli "altri" intesi come esterni, siamo destinati a fonderci  anche con altri esemplari di noi stessi, ad accettare le nostre altrimenti note come "anime gemelle". È per questo, infatti, che Craftycell parla del lato amoroso-passionale grazie a una traccia completamente incentrata su questo tema. "Synchronized" è un monito a fonderci, anche mediante toni abbastanza erotici, con l'altro; nuotando, affogando e riemergendo nel mare della coscienza in una frenetica danza di corpi che si intrecciano e si uniscono. Sono la passione e l'erotismo a regnare in questo testo molto semplice ma di grande effetto.

Giunge così la fine di questa nostra avventura "sottomarina". Possiamo tranquillamente affermare che "The Swimmer" non è un album per tutti, poiché è molto complesso da ascoltare ed assimilare. Se da una parte, infatti, notiamo che le composizioni sono molto semplicistiche (a mio parere, potevano essere sviluppate maggiormente), dall'altro però notiamo come tutto sia funzionale all'altrettanto semplice e palese creazione dell'atmosfera, vera protagonista del disco. Ci fossimo aspettati un album complesso ed articolato sicuramente saremmo rimasti delusi, ed è per questo che questo disco va preso per quello che è: un viaggio che, comunque utilizzando espedienti non banali e fondendo varie esperienze, mira direttamente a parlare alla nostra coscienza interiore. Craftycell non compone semplice "musica", ma "veri e propri discorsi con il nostro io" in cui il lato musicale rappresenta solo un semplice ornamento. È necessaria una notevole apertura mentale per comprendere appieno le singole sfaccettature di questo disco, sicuramente riuscito seppur ancora leggermente acerbo. Essendo il tema centrale piuttosto "definito", anche le composizioni risentono di tal scelta. A mio avviso una più forte particolarizzazione dei temi musicali avrebbe potuto alzare notevolmente la valutazione del platter che, nonostante ciò, è abbastanza buono e non delude le aspettative. Gli effetti elettronici sono azzeccati ma il punto di forza risiede, sicuramente, nell'influenza Post-Rock davvero riuscitissima in alcuni refrain e strofe. Anche l'interpretazione vocale è pressoché esente da critiche: rilassante, eterea, mai banale, seppur non originalissima poiché presente in tantissimi gruppi del genere. In sostanza il primo vero full-length di Craftycell è un lavoro promosso e che può rappresentare un efficacissimo trampolino di lancio per le future release che, sicuramente, ci mostreranno una maturazione molto più spiccata del toscano.

1) Ink
2) Awakened
3) Disarm
4) Next Door
5) Caged Soul
6) My Rising Tide
7) Inner Rush
8) Weightless
9) Argonaut
10) Synchronized