CORAM LETHE

Heterodox

2012 - Buil2kill Records

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
27/07/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

"I've become Misanthrope

No choice as forced by adverse event

I see swarms of bees in the honey market

as my blood turns limestone

an allergy I can't get rid Off"



Una delle cose che mi ha sempre affascinato di più della musica metal è il saper parlare della vita vera, quella che ti prende a calci nel culo e non fa certo prigionieri. A chi, non è mai capitato di ritrovarsi in uno stato d'animo simile a quello magistralmente descritto nelle oscure strofe che ho riportato qui sopra, magari dopo l'ennesima caduta che la vita ci riserva? Chi non è mai stato assalito da un misantropico senso di alienazione dopo l'ennesima delusione?

A differenza del mondo magico e patinato descritto dal pop, nel Metal si parla spesso di vita reale in tutte le sue sfaccettature, anche quelle più oscure che spesso vorremmo nascondere e dimenticare.

Nei loro 3 full lenght i "Coram Lethe", combo toscano proveniente dalla provincia di Firenze, si sono sempre dimostrati dei fini conoscitori dell'animo umano nella sua interezza con una spiccata preferenza per i suoi lati più oscuri, cosa che li ha portati lungo 12 anni di Militanza nell'underground metal costellati di concerti al fianco di Dark Funeral, Dismember, Sadist, Entombed, Cynic, Rage e diversi altri cantori dell'oscurità. Dopo diversi cambi di formazione, la band giunge all'appuntamento con il quarto full lenght rilasciando un album dove i 5 toscani, come dei novelli Virgilio di dantiana memoria, prendono per mano l'ascoltatore e lo portano in un viaggio lungo i più remoti angoli della follia umana.

L'album si apre con un Didgeridoo (strumento tipico degli aborigeni australiani) e delle percussioni tribale sulle quali inizia un lento arpeggio di chitarra acustica dal suono tanto esotico quanto sinistro sulle quali si inseriscono le veloci note di un mandolino creando fin da subito un'atmosfera oppressiva che preannuncia il prepotente arrivo delle chitarre che ripetono le melodie dell'intro aggiungendogli la sana violenza degli strumenti distorti e guidandoci fino all'esordio delle vocals che, in crescendo, partono quasi trascinate per poi svilupparsi in un violentissimo growl vomitando pura follia ed alienazione nelle orecchie del povero ascoltatore. "Hypnomagic" si sviluppa così in un alternarsi schizofrenico di sezioni acustiche dove l'uso di scale e melodie orientali crea un crescendo di tensione che si scioglie solo parzialmente in violente accelerazioni di pura scuola Death Metal portando l'ascoltatore nella giusta dimensione mentale per godere a pieno dell'album. La coda dell'ultimo powerchord finale ci lascia un pò di respiro prima di venire travolti dalla furia di "Stench of Extinction", pezzo dove il sound della band si sposta verso lidi più vicini al technical death con le chitarre di Leonardo Fusi e Filippo Occhipinti che si incrociano in una trama di riff solida e veloce supportata dalla potenza della batteria di Francesco Miatto, una vera e propria macchina da guerra dietro le pelli. In questo breve pezzo la componente progressive passa nelle retrovie per lasciare spazio ad un sound più brutale che sottolinea perfettamente il carico di odio che il testo porta nelle orecchie del povero ascoltatore lasciandoci arrivare completamente disfatti all'incontro con la pura follia nichilista di "Where the Worms Crawl", traccia dove il nuovo cantante Gabriele Diana si erge sugli scudi con una prestazione maiuscola con il suo growl assassino che assolve perfettamente il compito di darci l'impressione di compiere un viaggio nella più pura follia umana aiutato da un songwriting costruito su repentini cambi di tempo e umore che sottolinea perfettamente l'atmosfera schizofrenica che permea l'album. Fin dai primi ascolti, "Heterodox" mi ha fatto venire in mente la meravigliosa graphic novel "Arkham Asylum" basata sul famoso manicomio dell'universo di Batman. In questo lungo racconto fumettistico gli autori Grant Morrison e Dave McKean scendono più a fondo nelle situazioni di follia che albergano nella mente dei vari nemici di Batman ripercorrendo storie presenti e passate accadute in quelle quattro mura con uno stile molto noir regalandoci immagini distorte ed oscure. La stessa cosa succede con questo album, chiudiamo gli occhi e subito si fanno largo nella nostra mente immagini di pura desolazione, decadenza e follia avvicinandosi molto a quello che la cronaca rivela al giorno d'oggi. A confermare quest'impressione troviamo "Bare" che, fin dal suo azzeccato riff introduttivo che si stampa a fuoco nella memoria dell'ascoltatore, si candida ad essere uno dei capolavori dell'album. La struttura del pezzo è sempre molto complessa, con la batteria che esegue pattern intricati incrociandosi con basso e chitarre in un vortice di puro odio sul quale si ergono ancora una volta le ottime growl vocals che cantano gli ottimi testi di pura follia e nichilismo scritti prevalentemente dal chitarrista Leonardo Fusi. A circa metà della canzone inizia un lungo outro che rallenta i bpm lasciando spazio prima ad un ottimo riff melodico che si ripete ossessivamente e poi ad un breve arpeggio di chitarra clean che funge da base per le evoluzioni della batteria e della chitarra che ci portano fino ad un'inaspettata e violenta accelerazione finale che ci guida fino a "The Anticompromise", quinta traccia che inizia con un riff dal sapore Thrash Metal che ci riporta agli inizi del Death Metal, quando la violenza di band come Slayer e Possessed ispirò un'ulteriore estremizzazione del sound metal. Al minuto 1:22 "la musica cambia" portandoci vicini ad un black metal inframezzato da ottimi inserti melodici che rendono il sound dei Coram Lethe fresco e personale mostrando come 12 anni di attività abbiano forgiato una band completa che, per quanto sia inevitabile che subisca le influenze delle band "più famose" (mi vengono subito in mente i primi album degli Opeth, i Sadist ed i Necrodeath), riesce a crearsi un proprio sound che diventa sempre più un vero e proprio marchio di fabbrica. "Light in Disguise", sesta traccia del lotto, ci permette di notare l'ottima produzione curata dalla stessa band e da Alessandro Guasconi dei Virus Studio che sottolinea ottimamente la potenza del sound della band e crea un bel suono avvolgente per quanto, raramente, ci sia qualche clip di troppo che ne inficia la piena godibilità soprattutto da parte degli appassionati di HI-FI. "Light in Disguise" è un pezzo molto guitar oriented che punta molto su chitarre che sanno diventare pesanti come mazze ferrate ma anche sviluppare ottime melodie che amplificano a dismisura l'atmosfera fornita da questo pezzo. Arriviamo a "Waxed Seal" ormai devastati da questo vortice di pura follia per trovarci di fronte ad un altro pezzo opprimente con un sound molto vicino al Thrash Metal. L'intro ci riporta alla mente la solennità dei riff dei Testament giocando anche loro su violenti e marziali powerchord contrapposti ad accelerazioni costituite da intricate ritmiche in string skipping che ricordano un po' lo stile di Alex Skolnick, ma senza dare quella brutta sensazione di "Già sentito" o di "plagio" diversi album danno. La sfuriata finale di batteria e chitarre di "Waxed Seal" ci trascinano fino al meraviglioso strumentale "Monolith Radiant" che possiamo considerare perfettamente la summa del sound schizofrenico dell'album, riprendendo le melodie orientaleggianti dell'inizio, le influenze thrash, black e progressive che si sposano col preponderante death metal suonato dai Coram Lethe. L'ennesima dimostrazione dell'altissima qualità dell'underground italiano costellato di ottimi musicisti e di molte idee che nulla hanno da invidiare alle scene estere ben più note. Support the Italian Underground!


1) Hypnomagik 
2) The Stench of Extinction 
3) Where the Worms Crawl 
4) Bare 
5) The Anticompromise 
6) Light in Disguise
7) Waxed Seal 
8) Monolith Radiant