CONFLICTED

Under Bio

2015 - SickBangers

A CURA DI
DAVIDE CILLO
01/02/2016
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

La storia dei Conflicted nasce nel 2007 ad Arica (Cile) nel 2007, quando quattro ragazzi decidono di mettere a compimento la loro grande passione per il Thrash Metal vecchia scuola formando una band di nome Vulgar. La città portuale di Arica, dove i nostri quattro ragazzi impugnano microfono e strumenti, è estremamente caratteristica e merita di essere approfondita per le sue grandi particolarità: situata all'estremo nord dello stato cileno, dista a soli 18 km dal Perù. Divenuta parte del territorio del Cile a tutti gli effetti solo nella prima metà del XX secolo, essa è conosciuta come "città dell'eterna primavera" ed è il paese più arido dell'intera Terra. Basti pensare che, secondo i molti che hanno visitato questa località, buona parte delle auto non possiedono nemmeno  tergicristalli (anche se mi chiedo con ironia, producono auto apposta per questo paese?):  pensate che nel corso dello scorso secolo ha piovuto significativamente soltanto 3 volte, con una media negli ultimi 50 anni di appena 7 mm di pioggia l'anno: roba da non credere. Questo esplosivo quartetto di furioso e puro Thrash suonato alla vecchia maniera è formato dal vocalist Felipe Huerta, dal chitarrista Rolando Vàsquez, dal bassista Rodrigo RÍos e dal batterista Pedro-Pablo Puentes. I nostri, dopo 3 anni di attività, e dopo aver cambiato il proprio nome in "Conflicted", ci donano una demo intitolata "Dirty Snake Attack 10". Formata da 3 tracce, la band scelse in quell'occasione di mettere al primo posto l'amore per il groove dei Pantera, le cui influenze emergono chiaramente nella prima e terza traccia. In un lavoro dal sound tagliente ma neanche eccessivamente grezzo, i nostri ebbero occasione di iniziare a far conoscere agli ascoltatori della zona la propria musica. Incredibili i progressi compiuti dai nostri four horsemen nel giro di soli 2 anni, visto che l'album di debutto "Social Disorder" mostrò progressi inverosimili rispetto alla precedente demo: caratterizzato da un rapido e serrato Thrash classico, il full-length conquistò numerosi ascolti fra i fan cileni del genere, grazie ad un sound sempre a cavallo fra la band di Anselmo e compagni e i maestri del genere Thrash come Sepultura, Slayer e anche i più HC D.R.I. e Suicidal Tendencies. Quest'uscita di 32 minuti per 9 tracce aprì la strada ai ragazzi che successivamente, nel corso del 2014, si esibirono in diversi live con relative videoclip (in particolare spicca "Sick Mosh", registrato professionalmente). Nel 2015 ci donano quindi il loro secondo album discografico, intitolato Under Bio-Lence, che andremo a recensire oggi. Rilasciato tramite la label underground "SickBangers", che nel corso del medesimo anno ci ha proposto il nuovo lavoro dei thrashers cileni Nuclear, i Conflicted con questo nuovo lavoro si mettono all'opera donandoci la bellezza di 10 tracce, di cui alcune di brevissima durata, per una durata totale di appena 34 minuti di musica. Registrato fra il 21 e il 26 Febbraio al Riveraudio Studios di Arica e mixato e masterato all'Audiocustum Studio di Santiago, questo lavoro rilasciato il 4 dicembre ci lascia comprensibilmente pieni di curiosità. Degno di nota anche il bellissimo artwork, che davvero (come del resto il gruppo) spruzza attitudine e coerenza Old School da tutti i pori. In primo piano, un perfido uomo indemoniato e dal volto mostruosamente bramoso, tiene in mano un piccolo mappamondo della dimensione di una sfera magica. L'antagonista, che nella posizione avanzata della sua mano con cui possiede la Terra mostra di essere un potente personaggio, indossa un camice medico: potremmo quindi definirlo un mix fra uno Josef Mengele e un David Rockefeller; in particolare, vi invito a ricercare su google le immagini di quest'ultimo, noterete come primo risultato una foto identica al personaggio ritratto nella cover dell'album (effettivamente, la somiglianza è davvero cercata). Questo dottore pazzo possiede davanti a sé un contenitore con uno strano miscuglio verde, che certamente non depone nulla di buono: facile immaginare come questo sia una sostanza tossica o mortalmente pericolosa per il genere umano. In primo piano, sulla scrivania di questo dottore pazzo, vediamo un binocolo, mentre in secondo piano una serie di contenitori contenenti creature mostruose. Mentre tre di questi quattro contenitori mostrano infatti mostruosi esseri artificialmente generati, il quarto contiene un uomo imprigionato che è prevedibilmente cavia di  tremendi esperimenti. In alto vediamo il logo della band, in basso c'è il titolo del full in caratteri tanto semplici quanto ulteriormente richiamanti alla vecchia scuola. Infine, lo sfondo rosso del laboratorio lascia immaginare ulteriori e perfidi misteri che si celano dietro il malvagio personaggio  Possiamo dunque dedicarci ora alla nostra consueta analisi track by track, dove avremo il grande piacere di ascoltare ed analizzare la musica propostaci recentemente da questi ragazzi, che hanno avuto il merito nel corso della loro breve carriera di dimostrare di sapersi evolvere ma soprattutto migliorare, cosa non da poco se consideriamo che la consapevolezza di ciò che si suona e del come lo si suona esclude già molte categorie di musicisti metallari e non solo. Siete pronti ad una scarica di puro Thrash Metal vecchia scuola?  Allora vi auguriamo buon ascolto!

Legal Emptiness

L'album parte con la velocissima Legal Emptiness (Vuoto Legale), che dopo l'urlo del vocalist innesca una serie di alternate picking a massima velocità ed una serie di rapide variazioni che non intendono lasciare scampo all'ascoltatore. I riff della canzone si intersecano fra di loro con grandezza assoluta, e il furioso "tupa tupa" del batterista assiste lo sviluppo di questo furioso inno della velocità che, in maniera estremamente lineare, non tende minimamente a fermarsi. Sapiente l'utilizzo dei cori, che assistono la gutturale voce del cantante che spazia da una tonalità più cupa e gutturale alla "Anselmo" e una di tono più classico e medio, che a tratti si fa quasi HC Punk nel modo in cui assiste le parti ritmicamente più rapide. Il vocalist tuttavia utilizza anche la musicalità nella costruzione della sua traccia vocale, coadiuvando al meglio il riffing chitarristico in ogni sua differente sfaccettatura. In meno di due minuti di ascolto, i nostri riescono a metter su una canzone talmente intensa da sembrare certamente di maggiore durata. Classico è l'assolo in pentatonica, che tuttavia sfocia nel suo tratto finale in una particolare evoluzione musicale vagamente alla "Vektor". Le liriche si incentrano su una  società che vive una situazione estremamente dura, dal momento che la classe politica che governa mette in secondo piano il benessere della popolazione concentrandosi unicamente sui propri interessi. Così, in un malessere totale, le strade si fanno sempre più insicure e abbattute, con il crimine che si diffonde e la condizione dei cittadini che diviene gradualmente più precaria. Questo difficile scenario certamente non è migliorato dalle notizie televisive, costantemente filo-governative, che non lasciano comprendere (se non ai più svegli ovvero i più tristi e abbattuti) la anti-democratica forma di governo che non cessa di conservare lo scettro del potere.

Structural Violence

Il brano successivo si intitola Structural Violence (Violenza Strutturale), ed è il pezzo di cui i nostri hanno anche realizzato una videoclip. Il pezzo, che parte già rapidamente, accelera dopo qualche breve variazione in maniera violenta e  brusca, cosa che in realtà valorizza ancor più la godibilità di questa traccia. Le influenze, che chiaramente spaziano fra Sepultura, Slayer e Pantera con qualche spruzzata di HC-Thrash, sono colte sapientemente ed in maniera non troppo evidente. I nostri ragazzi, dopo una serie rapidissima di sfuriate e di riff, scelgono con intelligenza di proporci un rallentamento (una delle più belle e costanti del Thrash vecchia scuola). A sorpresa, il vocalist sceglie durante questa sezione più lenta di non cessare il canto. La mia personale visione è che questo stupendo riff di maggiore lentezza sarebbe stato maggiormente valorizzato senza alcuna sovrapposizione vocale, ma si sa il mondo è bello perché è vario e qui il nostro vocalist ha scelto di cantare con profondità e gutturalità perseguendo gli insegnamenti del trademark "Anselmiano". La produzione è ottima in quanto grezza e vecchia scuola, ma comunque ben comprensibile e definita. Il rapido assolo è godibile e opportuno, ma soprattutto semplice e ben inserito nel contesto musicale: bel lavoro! In questo brano i ragazzi ci raccontano del regresso del mondo dal punto di vista sociale e ambientale, derivanti da cattive politiche di chi si occupa di fare unicamente i propri interessi. Le forze economiche vengono quindi investite per nuovi armamenti, mentre la biosfera viene completamente trascurata e abbattuta nella noncuranza più totale. Tutto ciò avviene nell'ipocrisia più totale, mentre i nostri governanti ci parlano di "integrazione" e "tutela ambientale", pensando invece unicamente alle proprie tasche e interessi personali. La band si sofferma anche sulla grande disparità di benessere fra i più ricchi e i più poveri, che nella difficoltà di trovare del cibo vengono lasciati soli alle loro sofferenze, mentre la popolazione mondiale continua ad aumentare come specchio di una crisi dalla difficile risoluzione: nessun ottimismo, perché continuando così noi stessi saremo fautori della nostra fine.

Public Privacy

Il terzo capitolo, intitolato Public Privacy (Privacy Pubblica), parte con un riff tanto classico quanto particolare: difficile descriverlo a parole, ma il riff opener di questa parte iniziale della canzone è tanto vecchia scuola quanto differente dalle centinaia di migliaia di parti che ho ascoltato in questo genere. Il brano è per la verità piuttosto privo di variazioni, ma estremamente solido e compatto. Mantenendosi fedele alla medesima melodia durante la sua intera durata, questa canzone riesce infatti ad essere apprezzata e gustata, distinguendosi per tutto ciò che di buono possiede. L'unica piccola critica che possiamo muovere a questo pezzo è che non possiede una parte "davvero memorabile" e che ci strega più di ogni altra, ma semplicemente si porta avanti con buoni risultati e comunque su un livello di Thrash che l'80% delle band non riescono a realizzare. Per quanto riguarda il solo, questo si attiene alla scuola "Hammett" rifacendosi ad uno stile semplice ma indubbiamente ben inserito negli  schemi musicali. La canzone si chiuderà con un furioso urlo del vocalist, seguito dal "ritorno" del riff portante del pezzo. Le liriche di questo brano mi riportano con la mente ad alcuni regimi dittatoriali dove nessun cittadino poteva avere un momento di "intima sicurezza" e di privacy.  In particolare, ciò che viene descritto in maniera più astratta che concreta in questa traccia (ma non per questo in maniera negativa, anzi) è una situazione simile a quella vissuta nel nostro precedente secolo di storia, quando si viveva in uno stato di polizia sottoposti a corpi come la "Gestapo" o la "Stasi". In un racconto alla "1984" di George Orwell, ogni cittadino dovrà quindi porre la massima attenzione ad ogni proprio comportamento, cosa che impedisce di godersi la propria vita e di soffrire un necessario stato di costante attenzione.

Centuries of Abuse

Il successivo episodio, intitolato Centuries of Abuse (Secoli di Abuso), è un ritorno alle rapidissime tendenze del brano di apertura del full-length. Qui la vena HC è più evidente che mai: infatti, i ragazzi non fanno altro che proporci due straordinari minuti di grande velocità e serrate urla, dove l'ascoltatore non può e non deve avere alcuno scampo. I nostri scelgono in questo brano di proporci una classica tipologia di riff non appartenente al Thrash Metal, tramite uno stile ritmico in continui e velocissimi alternate picking molto più affini al metal estremo che ai maestri della vecchia scuola ottantiana. A colpirci però è la traccia vocale, dove il nostro vocalist non cessa per un secondo di urlare e di pungere, in uno scarico senza fine di rabbia e di sfogo: grande prova! In questo poco più di minuto e mezzo di musica la band ci racconta di una storia vissuta nel segno del male e della violenza. I quattro ragazzi ci tengono a spiegare che, guardando indietro nel nostro passato, l'umanità non troverà altro che guerra e morte. A colpire però i ragazzi è la crudeltà con cui questi spiacevoli episodi di conflitto si rivoltano sull'innocente popolazione civile, che viene coinvolta senza alcuna umanità subendo distruzione e crudeltà. In sole 72 parole di testo (pensate voi), i nostri hanno l'abilità di riuscire a metterci di fronte ad ogni responsabilità che, ahimè, ci appartiene. Meritevole di elogi è la grande maturità della band non solo dal punto di vista musicale, ma anche per quanto riguarda la profondità dei temi trattati. I ragazzi dimostrano di non essere mai banali e di non lasciare mai nulla al caso: se infatti molto spesso in questo genere ci ritroviamo vittime di liriche-stereotipo (es. guerra, zombie, birra, ecc.), qui i nostri riescono davvero a dimostrarsi emotivamente coinvolti da ogni tema che sceglie di trattare.

Instruments of Death

Nel brano successivo, intitolato Instruments of Death (Strumenti di Morte), i nostri riescono a scagliarci sin da subito in una spietata serie di ritmiche furiose e a tratti classiche in senso generale, a tratti più propriamente di influenza Slayeriana. Dalla storica band appartenente ai big 4 viene anche colto il modo in cui il breve e grezzo assolo durante la prima metà del brano riesce a fungere da ponte fra due riff incredibilmente taglienti e affilati. Questa canzone, che riesce a contraddistinguersi per la sua incredibile violenza e per una vena ancor più metallara di molti dei precedenti episodi, ha nella sua principale qualità il modo in cui riesce a rendersi varia nella sua seconda parte: l'assolo di qualche secondo è infatti incredibilmente indovinato e gustoso, ed il lento ritmo che ci conduce attraverso l'intero minuto e mezzo conclusivo del brano riesce a non annoiarci ma anzi a coinvolgerci. La band quindi, mantenendo tale riff, sceglie di utilizzare un fade-out per "rilassare" l'attenzione dell'ascoltatore dalla continua intensità e violenza di questa prima metà del full-length. Nel brano i nostri ci propongono delle liriche che a tratti mi rimandano fortemente a quelle di un'altra grande band anni '80, gli Atrophy, che con "Violent by Nature" denunciavano la tendenza umana, e in quel caso più precisamente quella americana, alla violenza. I nostri ci spiegano che, tramite un vero e proprio abuso del proprio potere, le classi che ci governano riescono a lavare il cervello alle popolazioni civili, che si vedono incitate ad apprezzare la guerra e il combattimento. Questa perfida "strategia del controllo" ci impedisce di sviluppare genuine idee ed ideali, convincendoci nel momento di un conflitto che la cosa più giusta da fare è di prendere a priori le parti del nostro governo ed impugnare strumenti di morte a servizio della nostra patria.

Neuronal Riots

Questa grande e meritevole vena di critica sociale dei ragazzi non tende minimamente a svanire o in qualche modo ad attenuarsi nella successiva traccia, intitolata Neuronal Riots (Vendette Neuronali). Questo episodio, di gran lunga il più lungo di questo full generalmente caratterizzato da tracce brevi, si sofferma sul modo in cui la nostra società ci intrattiene per distrarci dalle reali problematiche che, al contrario, dovrebbero affliggerci. Uno di questi mezzi è il modo in cui ci vengono continuamente propinate informazioni sulla vita privata dei più conosciuti personaggi, cosa che a detta (giustamente) dei ragazzi ha la sola conseguenza di bruciare neuroni e distaccare da argomenti di ben maggiore importanza. La band ci dice che noi persone abbiano persone il "vero potere di decidere" per noi stessi, visto che ci anneghiamo nei vizi e negli svaghi che la società sceglie di assegnarci. Molti, al contrario, scelgono di rincorrere il successo, per poi finire vittima di quei sistemi con cui la società uccide e ci rende vittime. Dal punto di vista musicale, la band sceglie qui di rallentare leggermente i ritmi donandoci un brano che sa far valere il suo robusto groove nelle fasi iniziali, ma tenendo comunque una buona rapidità per gran parte della sua durata. La traccia fa della capacità di alternare parti quindi più lente a parti estremamente veloci una delle sue principali qualità, differenziandosi però per il grande valore musicale della seconda parte della traccia. In particolare, qui spiccano sia il piacevole assolo che il sapiente e lento riff che lo accompagna, attraverso una musicale evoluzione che ci aiuterà a comprendere che questi quattro ragazzi possiedono anche un buon valore musicale a 360° piuttosto che uno strettamente metallaro, cosa che si evince particolarmente dal lungo riff che ci conduce alla conclusione del brano. 

Divine Business

Nel successivo brano, Divine Business (Business Divino), i nostri si soffermeranno su un tema che è il mio preferito dell'intero full. I nostri spiegano come l'uomo, per l'avidità e per l'incessante ricerca del denaro, siano a volte disposti a calpestare qualsiasi valore umano ed etico in generale. Lo sporco denaro, da solo, porterà la vita di alcuni individui alla rovina, al punto che questi non riusciranno neanche più a concepire il concetto di giusto e sbagliato. Questo spregevole senso di bramosia e avidità porterà questi uomini a perdere la loro anima, facendo il gioco del demonio che prova piacere nell'indurre le persone nel peccato. Nel brano inoltre si descrive il nostro mondo pieno di menzogne e di finti predicatori, che diffondono giusti concetti per poi razzolare male. A detta dei ragazzi, cosa condivisibile, molte delle colpe di ciò appartengono allo stesso denaro, in grado di plasmare le persone e portare, direttamente o indirettamente, alla morte di un immenso numero di persone innocenti. Durante la canzone la band sceglie di introdurre il pezzo con un lento intro dalla ritmica cadenzata e profonda, per poi compiere dopo 40 secondi una immediata accelerazione. In una serie di potenti ritmiche e di cambi di velocità, i nostri ci proporranno una canzone incentrata per gran parte sul nostro vocalist, che in maniera piacevolmente soffocante ci porterà a sbattere la testa durante questo ascolto ricco di energia e vitalità. Ottima la sezione di metà brano in cui l'axeman, rilasciando dei semplici power chord, si unisce all'asfissiante tupa tupa del batterista, per poi sfociare in una nuova accelerazione che supporta il lungo e piacevole assolo di Rolando Vàsquez. Tirando le somme, questo è uno dei brani di maggiore riuscita dell'intero full, in quanto possiede i riff di maggior valore ed una qualità musicale assolutamente non semplice da trovare: ascoltare per credere.

Your Speech

Fedeli alle tematiche sociali restano i nostri anche nel successivo episodio, l'ottavo del brano, intitolato Your Speech (Il Tuo Discorso): qui i ragazzi elencano tutto ciò che di male c'è nel nostro pianeta, giungendo alla conclusione che il sistema ha fallito. In tutto ciò, la consapevolezza di coloro che riescono a vedere le cose come realmente stanno porta della sofferenza, un comprensibile e condivisibile senso di disagio per tutto ciò che di sbagliato c'è attorno a noi. I ragazzi rivendicano quindi con orgoglio ciò che sono, ovvero "viscidi idioti che suonano musica proveniente dall'inferno", come alcuni hanno purtroppo magari detto. I Conflicted sono profondamente orgogliosi di ciò che fanno e di ciò che con rabbia urlano, mostrando alla società degli aspetti che loro, con un po' di apertura mentale in più, potrebbero anche condividere. "Certo, evitare di guardare la TV sarebbe già un ottimo inizio", affermano i ragazzi con convinzione. La canzone parte con una ben assestata introduzione dove vengono messi in scena e rilasciati una serie di efficaci power chord. Appena terminati questi brevi frangenti iniziali, i quattro musicisti ci mostrano tutta la loro aggressività e potenza, grazie anche agli ossessivi ritmi batteristici che trascinano al meglio l'ascoltatore attraverso tutta la furia e l'energia di questo brano. La band sceglie a metà canzone di realizzare un piacevole intermezzo, dove la profonda voce del vocalist sfocia addirittura in un profondo growl. Questo ben riuscito e cantato rallentamento si dimostra opportuno e calzante, e precede il ritorno all'ossessiva rapidità con cui i nostri realizzano un veloce e grezzo assolo in secondo piano rispetto al mix in puro stile King/Hanneman. Un brano certamente opportuno e ben riuscito, dove la band mette in mostra tutte le sue abilità nel proporre un sound più duro e vicino a quello tipico del metal estremo: merito della robusta linea di batteria, certo, ma anche del resto della band per le grandi capacità di adattamento dimostrate.

Breakdown

La successiva traccia, intitolata Breakdown, è una intro strumentale della durata di un minuto. Costruita su un arpeggio in scala minore che ricorda incredibilmente (ma non eccessivamente) quelli dei Testament dell'epoca "The New Order", questa macabra melodia svolge egregiamente il compito di preparare gli ascoltatori all'episodio successivo, che avrà l'onere di chiudere questo full-length.  In particolare al quarantesimo secondo è impossibile non pensare a "A Musical Death (A Dirge)" dei Testament, ma del resto stiamo parlando di uno stile compositivo comunissimo nel Thrash  vecchia scuola di stampo americano, e assolutamente è del tutto impensabile che i nostri ragazzi abbiano volontariamente imitato la band della Bay Area californiana. Tirando le somme, un'ottima intro che dona a questo full un tocco unico e certamente più vario, mostrando la capacità di poter spaziare più che dignitosamente in un altro dei tanti stili di questo genere.

OBDC

Con OBDC, il capitolo finale, ascoltiamo una brevissima traccia della durata di circa un minuto e mezzo. Questo episodio mi ricorda band più moderne sulla scia di "Municipal Waste" e "Gama Bomb": in particolare, le influenze con i primi per me sono davvero percepibili in tanti frangenti. La furiosa linea vocale è infatti rapida ed infermabile, e il cantante merita qui davvero molti  elogi, visto che in particolare possiamo ascoltare come il vocalist dia effettivamente il meglio di sé in questo tipo di stile vocale, che gli riesce certamente meglio di quello più profondo e gutturale di stampo Anselmo.  Il brano, all'interno del full, è il primo a non possedere un assolo di chitarra, e questo dettaglio è lo specchio di come questo sia intenzionalmente un pezzo che non vuole scendere ad alcun compromesso se non a quello di fare scatenare il più possibile il pubblico. Il testo di questo brano invita il pubblico a scatenarsi il più possibile, ma questo "invito" viene contestualizzato sotto un aspetto sociale: quello di liberarsi da ogni tipo di controllo e di comando esterno, e semplicemente di sentirsi completamente liberi da ogni costrizione. Il brano giudica bugiardi coloro che, mentendo, parlando di equità e crescita sociale, per poi badare unicamente ai propri interessi nel disinteresse più totale. "Io non controllo i miei impulsi", sostiene il vocalist invitando il pubblico a comportarsi alla medesima maniera.  Questi ragazzi dimostrano di essere una grande testimonianza di Thrash Metal cileno, che può e deve rendere orgogliosi i connazionali.

Conclusioni

E' evidente come, nel corso dell'ascolto e dell'analisi di questo bel full-length, siano emersi i problemi sociali e politici tipici del paese da cui provengono i Conflicted, ma anche del nostro pianeta in generale. Siamo infatti spesso tornati su una riflessione secondo cui questi generi musicali di protesta sociale siano ben frequenti laddove si verificano difficili situazioni nella società: il caso non è infatti diverso per l'album di questi quattro ragazzi, che raccoglie emblematicamente alcuni dei grandi punti e dei grandi problemi della nostra specie, la specie umana, mostrandogli agli ascoltatori. La risposta data dai nostri giovani è aggressiva e sincera, ed emerge tutta la rabbia e la protesta per ciò che è accaduto al loro paese e anche in particolare alla loro città: i nostri infatti ci raccontano che la Svezia scaricò nel loro paese, quasi come se questo fosse una discarica a cielo aperto, tonnellate e tonnellate di materiale radioattivo. Questo materiale radioattivo, secondo quanto raccontato dai ragazzi nel furioso videoclip di Structural Violence, non è mai stato coperto o isolato da nessuno in una totale noncuranza nei confronti degli abitanti della città, che sono stati così pericolosamente esposti ad una serie di problemi di salute. Giustamente, i nostri ragazzi di Arica si sono quindi fatti interpreti di una situazione di rabbia generale, rappresentando la loro realtà che certamente non merita di essere trattata in questo modo. Invito tutti quindi ad andare su youtube o sulla pagina facebook dei quattro, perché il video del secondo brano di questo full merita di essere guardato: in puro stile Critical Mass e Annihilation of Civilization, i nostri musicisti suonano in una discarica abbattuta sputando fuori tutta la loro rabbia e le proprie sincere remore per le vicende politiche di cui, direttamente, si sentono giustamente vittime. Durante la videoclip ma non solo, emergerà con grande vigore tutta l'attitudine di questo giovane complesso, che fa della coerenza una delle sue principali qualità (non da poco). I ragazzi di Arica infatti non si perdono mai in buffonate e incoerenze, ma mostrano di appartenere con ogni forza nel loro animo alla più pura filosofia del Thrash Metal ottantiano, congiungendosi quindi perfettamente a band storiche del genere quali per l'appunto i Nuclear Assault. In un genere così, sarebbe un gravissimo errore sottovalutare quando importante possa essere l'attitudine per ciò che si fa, e sono felice che i quattro ce lo mostrino ad ogni singola nota (o parola) della loro musica. Per quanto riguarda le critiche (o sarebbe meglio dire consigli), direi che ne citerò due o tre: in primo luogo, da cantante mi sento di consigliare al vocalist di adottare lo stile che più naturalmente si adatta alla sua voce. Sembra una frase da poco, ma certe cose anche semplici vanno viste e notate. In particolare, Felipe Huerta tira fuori il meglio di sé sulle rapide scariche vocali in stile Municipal Waste, adottando un timbro vocale perfettamente in linea con le sue caratteristiche. Al contrario, quando si sforza di scendere su toni più gravi e gutturali imitando artisti come Anselmo, chi ha orecchio può comprendere che si tratta di un "adattamento" piuttosto che di un'esecuzione naturale. Consiglio dunque al vocalist di capire e quindi fare ciò che è più naturale per la sua voce, cercando sempre di essere se stesso senza voler ripercorrere uno stile già introdotto da altri musicisti, che erano chiaramente più indicati per quel determinato tipo di vocalità. Passando al lato musicale della band, consiglio vivamente ai ragazzi di "non perdersi" in una serie di riff buoni, ma non memorabili, che ci lasceranno un ascolto certamente valido, ma pronto ad essere dimenticato una volta terminato. Al contrario, il mio consiglio ai ragazzi è quello di trovare dei riff e delle parti memorabili da inserire nella loro musica, anche a costo di escludere tutti quei frangenti che, pur essendo più che accettabili, non rappresentano nulla di superiore all'ordinario livello del Thrash classico. Per quanto riguarda Under Bio-Lence in toto, devo consigliare ai ragazzi quella che ritengo la cosa più importante in assoluto: ovvero trovare un sound unico che contraddistingua l'intero full-length. Infatti, in questo secondo disco è possibile percepire un sacco di stili differenti (dalle parti più groove alla Pantera, a quelle più classiche alla Slayer, a quelle più HC alla Municipal Waste). Questo porta la band a non avere uno stile proprio davvero riconoscibile, cosa davvero anti-commerciale, ma in questo caso la "commercialità" non è sinonimo di negatività, ma di esperienza e saggezza musicale: trovare una propria formula ben distinguibile, sarebbe il primo grande passo per questi cileni nel divenire grandi musicisti a 360°. Tuttavia, ci tengo a ribadire che ci troviamo a parlare di un album assolutamente più che valido, e che ci lascia una buona mezz'ora di Thrash classico e divertente, oltre che ricco di intrattenimento. Come abbiamo detto anche durante l'introduzione, davvero molti complimenti merita anche l'artwork, che mette ancor più in risalto la coerenza e l'attitudine della band, specie considerando che, parallelamente a questo stile di disegno classico e privo di tecniche digitali, anche il suono del disco è unicamente in analogico proprio come la filosofia ottantiana vuole. Speriamo di ritrovarci presto a parlare di questi quattro ragazzi cileni, che tengono con orgoglio alta la bandiera "metallara" del loro paese.

1) Legal Emptiness
2) Structural Violence
3) Public Privacy
4) Centuries of Abuse
5) Instruments of Death
6) Neuronal Riots
7) Divine Business
8) Your Speech
9) Breakdown
10) OBDC