CIRITH UNGOL

Witch's Game

2018 - Metal Blade

A CURA DI
ANDREA CERASI
03/05/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Nessuno lo credeva possibile, nessuno avrebbe mai immaginato il ritorno di una delle icone del metal anni 80, una delle seminali e gloriose band che hanno contribuito alla diffusione dell'epic metal primordiale. Non che i Cirith Ungol abbiano mai goduto di chissà quali favori o addirittura di vendite clamorose, eppure, nel loro piccolo, hanno dato tanto alla causa dell'heavy metal classico e all'immagine di un certo tipo di musica, trovando un posticino nel cuore di tutti gli appassionati e nella memoria di ogni metallaro che si rispetti. Partiti in sordina negli anni 70 dalle ceneri dei folk rockers Titanic, è all'inizio del nuovo decennio che la band americana fonda una piccola casa di produzione e pubblica il primo album, "Frost And Fire", dai suoni ancora incerti, ma che propone un ottimo epic metal in forma embrionale, a partire da una copertina bellissima che riprende un'illustrazione di Michael Whelan ispirata alla saga letteraria "Elric di Melniboné" inventata dallo scrittore Michael Moorcock, la cui opera ispira i testi degli stessi Cirith Ungol. Dall'incontro con il giovane Brian Slagel, futuro fondatore di una delle più fortunate etichette metal, la Metal Blade Records, nasce il mito di questa formazione. Il primo album viene subito ristampato dallo stesso Slagel e un brano inedito finisce nella prima compilation della Metal Massacre, popolarissima raccolta di singoli tanto in voga negli anni 80, destinata a lanciare numerosissime e grandi band in tutto il mondo. Il secondo album "King Of The Dead" presenta maggiore spessore sonoro, grazie a un taglio più doom e oscuro e dei brani maggiormente calibrati e dalle lunghe trame, ma le vendite non decollano, anche perché l'opera è costretta a scontrarsi con lavori fenomenali usciti quasi tutti nello stesso momento: "Defenders Of The Faith", "Ride The Lightining", "Powerslave", "Don't Break The Oath", e in ambito epic "Sign Of The Hammer" dei Manowar prima e "Noble Savage" dei Virgin Steele dopo. Scontri titanici dove i Cirith Ungol non riescono a imporsi. Nel 1986 il terzo album, più snello e dinamico del precedente, e altrettanto di qualità, ma le sorti sono le stesse, ossia poca attenzione da parte del pubblico e della critica. Dopo una pausa lunga cinque anni ecco il ritorno in scena con un altro album eccellente, "Paradise Lost", e una formazione leggermente alterata. Subito dopo, sfortunatamente, inizia l'oblio, un buco nero intervallato soltanto dal rilascio della compilation "Servants Of Chaos" del 2001, un periodo che combacia col ritorno prepotente di sonorità classiche dopo gli alternativi e sperimentali anni 90. Nel 2016, la ristampa della Metal Blade dell'introvabile "Paradise Lost" riaccende la speranza di tutti i fans della band, poi ecco che il sogno si avvera: in California, il vocalist Tim Baker richiama a sé i compagni di avventura, Greg Linstrom alle tastiere e alla chitarra, Robert Garven alla batteria, Jim Barraza alla seconda chitarra e Jarvis Leatherby al basso, tutti membri storici, tranne quest'ultimo, per il primo concerto insieme dal 1992. Ed eccoci qua, l'11 settembre 2018 il nuovissimo singolo fa la sua comparsa in rete: "Witch's Game" è un brano lungo e maestoso, otto minuti di puro epic metal oscuro, in piena tradizione Cirith Ungol, che vede una band affiatata e un vocalist che non sembra invecchiato di un mese da quel lontano 1992. Chitarre dai riff massicci e la solita strana e catatonica linea melodica si abbattono sui timpani dell'ascoltatore non appena parte questa marcia battagliera, tronfia e severa come ci si aspetta da questi alfieri del metallo epico anni 80. I Cirith Ungol sono tornati, con le spade alzate al cielo e assetate di sangue, chissà per quanto tempo ancora, ma sono qui tra noi, riemersi dal regno dei morti. Nessun album in vista, nessun programma accertato, ma un solo singolo, pronto a incendiare cuori e a rapire anime col suo misterico incedere doom.

Witch's Game

Un arpeggio ci introduce nel mondo oscuro di Witch's Game (Il Gioco Delle Strega), dove la strega Eydis tiene prigionieri i guerrieri sconfitti, tenuti in catene, mortificati, schiavizzati. L'incedere prende quota, entrano in scena chitarra e batteria per intonare una marcia funebre di grande fascino epico, infine il basso e la seconda chitarra ci conducono verso territori impervi. Le sonorità sono ipnotiche, catatoniche, provenienti dal regno dei morti. Baker raggiunge il microfono e lo divora: "Nelle profondità della montagna sacra, oltre la morte e le rocce antiche, mi siedo davanti alla perfida Eydis, mentre lei inizia a lanciare le ossa per gioco". La strega sembra una cartomante che legge il destino degli uomini sui tarocchi e si diletta a lanciare ossa umane come fossero dadi da gioco. "Intrappolato nel gioco della strega, sono costretto a vivere nel suo sogno malvagio. Lei intanto gioca la carta del guerriero, mentre sento l'urlo del caduto". Il fraseggio di chitarra è sporchissimo e violento, il suo riff ricorda a tutti l'antro della strega malvagia, l'inferno dove i guerrieri sono destinati a morire. Il drumming pressante dichiara l'arrivo del ritornello, roccioso, malvagio, dove il cambio di tempo gioca un ruolo importante e le urla lancinanti del vocalist corredano il tutto, in un'atmosfera claustrofobica che spezza il respiro: "Cavalco la battaglia, sono schiavo volontario della morte stessa. Cavalco la battaglia e prendo parte al gioco della strega". La voce di Baker si fa ancora più grottesca e cattiva, i riff delle chitarre lo avvolgono nella nebbia creando un buco nero nel quale sprofondare. Lindstrom sfodera un assolo abrasivo che fa da ponte al secondo corpo della traccia, conducendoci per mano nella seconda metà. "Cosa posso fare? L'harem dei morti mi chiama, tutto può essere piacevole e tutto può essere doloroso, ma alla fine impazzirò?". Baker si ripulisce la gola e smette di urlare, cercando di tenere una tonalità più pulita e più bassa, donando regalità a questo passaggio. Il brano si ammorbidisce, le chitarre si tingono di una nuova sfumatura, la sezione ritmica rallenta e si fa mistica, anticipando un grandissimo duello tra chitarre e batteria, prima del nuovo sfogo. "Tutto è in frantumi, una frattura dall'alto, mentre i sensi si dissolvono. La strega prosegue il suo incantesimo malvagio, un altro lancio, un'altra carta, un'altra giocata". Il guerriero capisce che è tempo di agire, sta impazzendo, desidera la morte, pur di lenire le proprie sofferenze, ogni cosa è in frantumi, eppure non si arrende e prova a sfidare la strega: "Ora la strega ha lanciato la sua carta, un branco di demoni con gli occhi gialli illuminati. Solo un modo per concludere questo incubo, fare un passo nel sogno". La band riprende a spingere al massimo, adesso l'andamento si fa più veloce, Baker è una lama nel buio, fende l'aria con i suoi gorgheggi mefistofelici, arrivando al secondo refrain: "Cavalca la battaglia, morte è il mio unico nome. Cavalca la battaglia e prendi parte al gioco della strega". Arriva la coda finale, preparata con grande perizia: "L'ultima visione è affondata in mare, dove giacciono gli idoli neri disprezzati. Esce la carta della morte e il drago colpisce, l'antica spada presto sarà al mio fianco". Il guerriero finalmente si ribella, spezza le catene e afferra la spada, pronto ad assalire il nemico e tornare alla vita. "Adesso sto precipitando nell'orrore, gli occhi pieni di fiamme. Se resto in piedi e tengo duro riuscirò a sfuggire al gioco della strega". Il pezzo si chiude con la speranza di libertà, e sfuma con la ripresa dell'arpeggio iniziale, lasciando nell'ascoltatore una bella sensazione e forti emozioni.

Conclusioni

Una nicchia all'interno di una grotta, delle ossa accumulate in ogni angolo, resti di un ghiotto pasto, e delle catene che emettono degli echi metallici. Un uomo imprigionato, al buio, e tenuto schiavo da una strega malvagia, destinato ad assecondare la sua perversione e asservire la sua malvagità, almeno fino a quando questi non troverà le forze di reagire, spezzando le catene, e liberarsi del male. In sintesi questo è il tema elaborato dalla traccia offerta dai Cirith Ungol, singolo prodotto in formato digitale e tre edizioni limitatissime in vinile di vari colori, con l'aggiunta della versione live di "Doomed Planet" sul lato B. "Witch's Game" è una traccia portentosa, dalla grinta pazzesca, dai suoni cupi come le tenebre, l'andamento roccioso e cadenzato che riprende lo stile di un disco come "King Of The Dead", e una voce, quella di Baker, incazzatissima, sporca e cerimoniosa esattamente come quella che aveva trentacinque anni fa. Una band che, in base a quanto ascoltato, non è invecchiata di un anno, che ha ancora tanto da dire e che cerca il riscatto finale sfornando questa infernale perla epica. Dopo una vita passata in sordina, nell'underground metallico, è grazie a una grande ispirazione e anche grazie a un'energia e una grinta da ragazzini mai sopita, che i ragazzi si sono fatti strada, fino ad arrivare ad oggi, agguerriti come non mai. Ventisette anni da quel lontano 1992, cioè da quando la band ha deciso di chiudere il proprio percorso musicale, non appena terminato il tour di "Paradise Lost", sono tantissimi, un'eternità, ragionando in termini umani, eppure il nome Cirith Ungol è sempre rimasto sulla bocca di tutti gli estimatori, tra le labbra dei critici e nei cuori degli appassionati di epic metal vecchia scuola, che non ha molto a che spartire col power, costruito su sfuriate chitarristiche alla velocità della luce e i ritornelli ipermelodici, ma quell'epic che resta ancorato a un'oscurità di fondo, alle lunghe digressioni strumentali, il passo catatonico e nebuloso e gli sporchi fraseggi chitarristici che incutono timore. Un monicker che non si è mai spento totalmente, che è riechieggiato nel tempo alimentando sogni e speranze di tutti i fans sparsi nel mondo di riavere oggi questa storica metal band, con tutti, o quasi, i suoi membri passati, sebbene la scomparsa del chitarrista Jerry Fogle nel 1998 sia stata un durissimo colpo. L'unica new entry è rappresentata dal bassista Jarvis Leatherby, tra l'altro componente dei giovani Night Demon, heavy metal band proveniente da Ventura, in California, proprio come i Cirith Ungol, che sta ricevendo consensi e un discreto successo tra il pubblico, tanto da porsi come una delle formazioni di punta della nuova ondata di heavy metal classico. "Witch's Game" è davvero una bella sorpresa, impensabile fino a poco tempo fa, ma realtà concreta e tangibile. Il nuovo singolo è una bomba esplosiva lunga otto minuti, una cavalcata funebre che parla di morte e di lotta per la sopravvivenza, capace di alternare momenti di delirio sonoro ad altri più ragionati, ma pur sempre cupi e claustrofobici. Alla fine, quello che abbiamo in mano è tutto ciò che abbiamo sempre desiderato dalla musica dei Cirith Ungol, e tutto ciò che possiamo chiedere a un genere come l'epic metal tradizionale. Se queste sono le premesse, allora siamo in una botte di ferro, sperando presto in un nuovo album. Bentornati, gloriosi Ungol.

1) Witch's Game
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