CINDERELLA

Still Climbing

1994 - Mercury

A CURA DI
ANDREA CERASI
27/04/2019
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Ci sono band fortunate, che si ritrovano una carriera in discesa, e altre, che per uno strano scherzo del destino, sono costrette a combattere contro mostri invisibili, passando dai fasti alla disdetta in poco tempo. I Cinderella appartengono alla seconda categoria, perché dal successo incredibile degli anni 80 con due dischi multiplatino che li aveva proiettati ai vertici dell'hard rock americano, a partire dai primi anni 90 vengono schiacciati dalle nuove ondate musicali e le nuove politiche indette dalle case discografiche. Come del resto l'intera scena hard & heavy, destabilizzata dal ciclone grunge e da tutte le correnti nate a cavallo tra le due decadi. Sin dall'uscita del terzo sigillo, lo splendido "Heartbreak Station", i Cinderella avevano capito che tutto ciò che conoscevano e al quale erano abituati stava per cambiare, spazzato via dal decennio in arrivo, e perciò avevano deciso di affrontare il futuro con uno sguardo al passato. Con fierezza, non avendo voglia e forse neanche il talento di adeguarsi ai tempi, avevano deciso di fare ciò che sapevano fare meglio: suonare hard rock intriso di blues, seguendo le orme dei propri maestri, riscoprendo le proprie radici, chiudendosi nel proprio universo musicale per uscirne a testa alta. Sapevano che sarebbe stato un suicidio presentare un disco anacronistico, sincero e scarno come "Heartbreak Station", eppure le intuizioni dei musicisti erano, in qualche modo, state ripagate dal pubblico. Nonostante i cambiamenti in atto e i profumi inediti che si potevano trovare in strada, l'album aveva superato il milione di copie, piazzando tre singoli in classifica. Non certo il successo incredibile di "Long Cold Winter", che aveva identificato un'epoca, ma Keifer e soci non potevano lamentarsi. E così nel 1991 con il tour di supporto dell'opera che procede come da programma, ovviamente non più in stadi stracolmi ma piuttosto palazzetti contenenti poche migliaia di spettatori. Tutto sommato va bene così, ma è proprio verso la fine di questo lungo tour mondiale che il vocalist accusa problemi alla voce. L'etichetta decide di far sospendere i concerti per permettere al cantante di rimettersi. Il referto medico però è drammatico: polipi alle corde vocali che ne hanno provocato una paresi. Una diagnosi pericolosa che costringe Tom Keifer a ricorrere immediatamente a una serie di interventi delicati. In molti, prima di lui, ci sono passati, basti ricordare lo sfortunato Dave Bikler dei Survivor, costretto a lasciare la band e farsi sostituire definitivamente da Jimi Jameson, oppure Klaus Meine degli Scorpions, che fortunatamente è riuscito a riprendersi e a tornare al microfono, ma la lista dei cantanti dalla carriera distrutta dalla malattia è lunga. Keifer è obbligato a mettere in pausa la sua carriera, e di conseguenza i Cinderella restano a spasso, orfani del leader. Intanto i tempi cambiano, il grunge si abbatte sul mondo in tutta la sua forza, facendo piazza pulita degli anni 80, stravolgendo il mercato artistico e condannando centinaia di metal band classiche. Il treno, per i Cinderella, sembra passato, i danni alle corde vocali di Tom Keifer non sembrano guarire, il batterista Fred Coury lascia il gruppo per unirsi a Steven Percy, voce dei Ratt, altra grande band in rovina, per mettere in piedi gli Arcade, e i lavori per il quarto disco ritardano gravemente. Trascorrono due anni, il grunge e l'alternative metal, il crossover e il brit rock imperano su Mtv fagocitando radio e televisioni, prendendosi tutto il successo, ma al tramonto del 1993 i Cinderella si riaffacciano annunciando un nuovo album. A questo punto, il pubblico si aspetta un cambio di rotta, come tutte le sleaze metal band degli anni 80, ovvero un avvicinamento alle sonorità sporche e disperate degli anni 90, e invece così non è: la band di Filadelfia si ripresenta sul mercato col seguito ideale di "Heartbreak Station", un album blues fino al midollo, ma dai suoni un poco più potenti rispetto al precedente lavoro. "Still Climbing" dimostra ancora una volta che i Cinderella sono una band hard blues fiera della propria tradizione e coerente col proprio stile, e che non intende omologarsi alla massa adottando suoni che non gli appartengono. Keifer è in forma smagliante, Jeff LaBar e Eric Brittingham assetati di riff come non mai, e il nuovo innesto dietro le pelli, Kenny Aronoff, un buon acquisto. Il blues metal della band è ancora una volta raffinato e adulto, dotato di animo e di passione ancestrale, ma il tempo del vecchio hard rock è purtroppo terminato, i tre singoli scelti neanche entrano in classifica, Mtv snobba il videoclip di "Hot And Bothered" e gli ascoltatori sembrano stufi della musica proposta. Per i Cinderella si chiude un'era.

Bad Attitude Shuffle

Da un vecchio nastro logorato dal tempo giunge lontana una cantilena jazz/blues anni 30, LaBar arriva con un riff caldo e abrasivo per prenderci per mano e accompagnarci nel mondo di Bad Attitude Shuffle (Cattivo Atteggiamento). Tom Keifer, proprio come i bluesman degli anni 50 e 60, intona la prima strofa con tonalità grave, quasi sussurrata, seguendo il ritmo della chitarra: "Quando mi sveglio al mattino, in testa ho mille problemi e niente sembra sia facile. Quando l'orologio segna un quarto alle cinque mi alzo e vado alla porta. Non posso lasciare i problemi sulla mensola, nessuno si preoccupa di me, così devo fare tutto da solo". Vestiamo i panni di un operaio che si sveglia all'alba, pronto per andare a lavoro, con in testa mille problemi e tanta stanchezza accumulata in corpo. È solo, senza nessuno accanto, e deve stringere i denti per affrontare l'ennesima giornata della sua vita. La band imbraccia gli strumenti e carica la sezione ritmica, batteria e basso scuotono l'aria, la chitarra è una saetta impazzita. "Salgo sulla mia quattro-ruote, penso di farle il pieno per la corsa. Il tipo mi dice che sono venti dollari, io gli do i soldi e riprendo a pensare a me stesso". Dal tunnel della monotonia non se ne esce, neanche l'aria di libertà mentre si è alla guida riesce ad allentare la tensione, il caldo si fa intenso e il clima appiccicoso. Il ritornello è sottile, blues fino al midollo, con un Keifer in grande spolvero dopo la terribile malattia: "È la mia vita quella che sto vivendo, e non vorrei che fosse quella di nessun altro. Se non ti piace ciò che faccio pensa a te stesso e non rompere" canta il vocalist, infastidito dai pettegolezzi e dalle malelingue che incontra per strada. Questo è un canto stradaiolo, uno contro tutti, il mondo contro, la vita che è sempre la stessa noia, ma la strada da percorrere è lunga e solitaria. Ognuno pensi a se stesso, il senso è questo. Il nuovo innesto alla batteria, Kenny Aronoff, si comporta benissimo e pesta come un dannato, rafforzando il blues metal della band americana, mentre LaBar e Brittingham intavolano una preziosa parentesi strumentale, duellando tra loro. La seconda parte del pezzo è ripetizione del primo, una struttura a specchio per un totale di due blocchi belli rocciosi e compatti. Ma la band ci regala ancora un colpo di scena, perché arriva una coda calda e polverosa che si prende l'ultima parte del brano, ancora dominato dagli strumenti.

All Comes Down

Il riff che origina All Comes Down (Tutto Scende Giù) è terremotante, purissimo hard rock anni 70 che genera una cascata di fraseggi primordiali e selvaggi nei quali si innesta il primo verso, agile e di breve durata: "Tutti pensano sia semplice, tutti pensano sia facile, eppure ogni volta che mi sento vicino alla cima mi ritrovo alla fine della fila per ricominciare da capo". Ancora un testo sulle difficoltà della vita e sulla realizzazione personale, con conseguente sconforto che prende al protagonista per aver fallito il suo traguardo. La gente è maligna, sempre pronta a gettar fango addosso al malcapitato. La cima è vicina e lontana allo stesso tempo, difficile, se non impossibile, da raggiungere, ma non bisogna mollare mai. Il refrain, a differenza dei versi, è ben studiato, melodico, frizzante, energico, e anche bello lungo: "Devi prenderla con calma, accelerare quando puoi, nulla ti fermerà mentre giri e giri e giri" è il consiglio di Keifer, e poi prosegue: "Tutti mi parlano ma nessuno dice le cose giuste. Dicono che il mio futuro è luminoso ma io non vedo luce. Ho una bottiglia di uragano che mi fa volare alto come un aquilone, ora ha cominciato a piovere e la tempesta è in bella vista. Quando la merda colpisce non puoi sottrarti alla lotta". Il destino è creato da noi con le nostre forze, la vita è come un uragano che tutto travolge, pioggia violenta che tutto affoga, ma va presa di petto e combattuta. La sopravvivenza è il tema di questa granitica canzone. Si riprende e a questo punto entra in scena il sax, che dà quel tocco rock n roll in più: "Tutti dicono che il mondo mi appartiene, tutti vogliono che sia tutto gratis. Bè, lasciatemi dire una cosa, se non avete mai sollevato un peso fate meglio a stare zitti e a sparire dalla circolazione". Il monito del vocalist è chiaro, chi non conosce le cose è meglio che stia zitto, la vita è solo di chi la sa affrontare a testa alta, poiché si modella in base alle esperienze personali. Tutti vogliono tutto gratuitamente, ma non è così che funziona, le mete vanno conquistate con sacrificio e sudore. Jeff LaBar carica la sua ascia e poi si scatena con un grandissimo assolo, che si snoda tra colpi tonanti impartiti alla batteria e profondi giri di basso. Keifer raggiunge ancora il microfono: "Senti il calore che scende giù, tutto viene giù, lo senti", sostenuto da cori gospel, per un finale al cardiopalma.

Talk Is Cheap

Talk Is Cheap (Parlare A Vanvera) viene recuperata da una vecchia sessione del 1985, rimodellata e aggiornata agli anni 90 e inserita nel disco. La sua duplice natura, a metà strada tra vecchio e nuovo, è il suo punto di forza. Dall'indole selvaggia, questa traccia è costruita su suono di basso potentissimo e su un riff inquietante e cupo. "Ti spogli, il tuo carro di benvenuto ti trascina giù. La tua casa è in fiamme, tu succhi il miele, ti pettini i capelli appena scendi dal letto, ti lavi il viso e ti guardi attorno, solo nella tua camera senti la cupezza. Maledici il giorno che devi affrontare, ti sei perso la barca, scusa è tutto ciò che lei ti ha scritto". Tom Keifer divora le frasi, parlando in modo sconnesso proprio come sottolinea il titolo del pezzo, ma il significato che viene fuori è comprensibile comunque: l'ennesimo giorno da affrontare, specialmente dopo una delusione d'amore, quando lei se ne è andata via lasciando sul comodino una lettera di scuse. La voce della donna rimbomba nella mente dell'uomo, ma questi non la vuole ascoltare, come ripete nel bel ritornello: "Non voglio sentirla, per parlare a vanvera, non voglio saperlo". Le scuse non sono accettate, la stronza se ne è andata lasciandolo solo, ma poi è tornata in tutta la sua isteria per rinfacciare gli errori commessi: "Tu parli di amore e speranza, ma io non mi sento così positivo, mi sento trascurato, le tue promesse spezzate, ora torni da me e gridi. È frenetica e schizzata". Siamo di fronte a due personalità incompatibili, l'una quadrata, che ha le sue certezze, l'altra nervosa e piena di dubbi. Non c'è compatibilità, e allora inutile perdere tempo per aggiustare il rapporto. La dinamica della canzone è letale, i fraseggi oscuri e pesantissimi, figli di un'altra epoca, risalente al primo album, testardo e ribelle. L'assolo di chitarra è velenoso, la batteria possente, tutta la sezione ritmica dà una sensazione di confusione mentale che stordisce, come mille pensieri che si accumulano in testa e non vanno più via. Un grande pezzo, dalla fresca melodia e dal grande arrangiamento.

Hard To Find The Words

Tom Keifer si chiude in se stesso e ritorna al passato, quando era giovane e viveva con la mamma. Hard To Find The Words (Difficile Trovare Le Parole) è una splendida dedica d'amore al genitore che lo ha cresciuto, scomparso prematuramente, costruito su tempo lento incredibilmente emozionante. L'arpeggio acustico conquista nell'immediato, poi un fraseggio lamentoso evoca subito lacrime e dolore. "Mamma, a volte sento che non posso dire nulla o che non posso fare nulla. Potrei afferrare l'amore che mi hai donato, tu mi hai insegnato come vivere, mi hai detto di camminare prima di correre, e tu eri sempre la prima a prendermi quando stavo per cadere". Gli insegnamenti della madre sono stati preziosi, hanno cresciuto bene il piccolo Tom, il quale ha imparato prima a camminare e poi a correre, cercando di essere sempre prudente e di tenere la testa sulle spalle. Il ritmo si gonfia, così gli occhi, inumiditi dalle lacrime, e parte il bellissimo ritornello: "Mamma, so che ci sono stati tempi in cui non capivo, ma poi piano piano sono cresciuto e tutto ha avuto più senso. A volte è difficile trovare le parole, ma farò del mio meglio per ringraziarti per tutto l'amore che mi ha dato, e per tutto ciò che hai fatto per rendermi l'uomo che sono". Una dedica d'amore e di ringraziamento stupenda, una storia di crescita personale e significativa che ha reso Keifer l'uomo che è, e tutto questo grazie alle premure, ai consigli, ai castighi della mamma. Quando si è piccoli non si capiscono molti comportamenti, ma una volta cresciuti si afferrano tanti concetti. "So che la strada è stata lunga, e so che hai visto tempi duri, cercando di fare il meglio che hai potuto, ed io non ti ho mai visto lamentarti. Quando mi guardo allo specchio mi chiedo se sono davvero forte, e se potessi trasmettere la mia forza a qualcun altro come hai fatto tu con me". Il passato del vocalist non è stato rose e fiori, ci sono stati momenti bui e di pura ribellione, momenti gestiti alla grande da una mamma forte e determinata, che non si è mai lamentata. Ora la sua forza è passata al figlio, trasmessa geneticamente, ma la domanda che l'uomo si pone è: riuscirà anche lui ad essere così determinato nella vita? Riuscirà anche lui a trasmettere questi doni ai propri figli? L'assolo è una meraviglia, puro balsamo per i timpani dell'ascoltatore. "Mamma, so che ci sono stati tempi in cui ci siamo persi di vista, ma poi sono cresciuto e ho capito le tue ragioni, a volte è difficile trovare le parole, ma cerco di fare del mio meglio per ringraziarti di avermi reso uomo. Ora sono trascorsi molti anni ed io li ho vissuti come ho meglio potuto". È sempre difficile scegliere le parole giuste per esprimere profonde emozioni, ma in questo caso il musicista ci è riuscito benissimo.

Blood From A Stone

Un tappeto di tastiere e una chitarra graffiante danno vita all'esplosiva Blood From A Stone (Sangue Da Una Pietra), una delle hit dell'album che sembra uscita direttamente da "Long Cold Winter", potente e dinamica come non mai, che racconta una storia di vendetta. Keifer si fa cupo e malvagio, parte lento ma poi velocizza il cantato, fino a giungere a un ritornello stupendo. "Stavo camminando giù per una strada sporca, provando a trovare delle risposte, e stavo sperando di trovare una possibilità di incontrare il ratto che ha sparso il cancro". L'uomo esce in strada per andare a cercare il nemico che ha messo in giro falsità sul suo conto, un ratto che spaccia menzogne. Le bugie si sono diffuse in città, ma nessuno conosce la verità. Il protagonista, come si ribadisce nella seconda strofa, quella velocissima, divorata dal vocalist, sente un tumulto al cuore e la testa che gli scoppia per la rabbia incontrollata. I muri collassano ed egli cerca vendetta. "E le bugie che loro hanno diffuso e i sorrisi che hanno fatto. Di sicuro ci sono stati molti peccatori, ma nessuno ha vinto. Quando i muri iniziano a collassare ti senti come stessi inciampando, e nessuno ti vuole quando sei giù". Il ritornello si appoggia a un riff di chitarra polveroso e scarno, ma che rende bene l'idea di ciò che sta succedendo: "Hanno preso il ragazzo dalla città, ma non possono prelevare la città dai ragazzi. Ora lui sembra un peccatore, si taglia la carne fino all'osso, ma non puoi spremere sangue da una pietra". Quello che un tempo era un bravo ragazzo ora, a causa dell'odio nutrito per i suoi compaesani, si è tramutato in un guerriero spregiudicato, un pazzo in cerca di giustizia. Ormai il giovane è uscito di senno, il treno è uscito dai binari per prendere una strada alternativa, che lo porterà chissà dove. "Sto rotolando ma il mio treno è fuori tracciato, io continuo a spingere e a camminare sulla strada, ma il mio cuore non affoga nell'amore che loro hanno comprato e dalla paura che hanno pianto. Il tempo continua a trascorrere ma l'amore per i soldi non trasforma le giornate piovose in soleggiate". Il drumming è muscoloso, dona cattiveria alla musica e di conseguenza alle parole profuse dal leader della band, un sottile strato di tastiere emerge ogni tanto nel pre-chorus, come a dare solennità alla giustizia che presto si compirà, con il duello finale.

Still Climbing

Still Climbing (Arrampicarsi Ancora) è una gloriosa marcia che attacca con dei tamburi e con una chitarra masturbata che si ripercuote nell'aria con grida striminzite. Un lamento funebre che celebra le difficoltà della vita di un essere umano. L'andamento è mesto e cadenzato, procede velenoso con un giro di basso profondo come gli abissi del mare, l'aria è aggredita da nuvoloni minacciosi carichi di pioggia e fulmini. Keifer è solenne nel descrivere l'atmosfera che regna in strada e che pervade i volti dei passanti, tutti impettiti e con lo sguardo severo, impostato: "Vedo la gente che cammina in strada, a testa alta, tanto che non riescono a vedersi i piedi, con i paraocchi camminano per miglia infinite, cercando di afferrare il perfetto stile di vita". Ma il musicista non è come loro, lui è diverso, è un'artista in cerca di qualcos'altro dalla vita, di uno stile tutto suo, non omologato, come ribadisce nel cerimonioso ritornello: "Ma io cerco di meglio, qualcosa che sia tutto mio nella vita che non assomigli a nient'altro. Niente sembra soddisfarmi, stringo le mani per toccare il cielo e mi arrampicherò per il resto della mia vita". In mente viene subito la bella copertina del disco, con la scala sospesa in aria che punta in alto, separandosi dal labirinto che inghiotte e soffoca l'uomo comune. La vita è una scalata, la cima è lontana ma va ricercata. Il folk rock prende piede con grande potenza. "Sento la gente parlare per giorni interi e sembra che siano tutti sicuri di se stessi, che non sbaglino mai, e vanno avanti con cuori gelidi e senza sentimenti, perdendo il tocco con ciò che è reale". La realtà, in effetti, non è uguale per tutti. Ognuno si nasconde dietro una maschera per sottrarre all'attenzione di tutti le proprie debolezze, cercando di far trasparire solo determinazione e freddezza, ma la verità è altra. Il bridge è sottile, nebuloso, di una bellezza estrema, così come gli assoli ripetuti di Jeff LaBar, che ha un gusto unico per la musicalità. Questo è un brano bellissimo, cupo ma ricco di speranza, un vero gioiello di melodia e con un testo emblematico, che rappresenta l'essenza stessa dei Cinderella e l'animo indomito e particolare di Tom Keifer. Una meraviglia.

Freewheelin'

Anche Freewheelin' (Indipendente) viene ripescata dal passato, infatti l'arrangiamento primordiale e una parte di testo saltano fuori dalle primissime sessioni, quando la band ancora deve firmare il primo contratto. La foga giovanile si sente eccome, in tre minuti sono concentrati testosterone e rabbia, per un brano street metal che va dritto al cuore per la sua energia, e fa anche scapocciare alla grande per il muro sonoro che riesce a erigere. Il basso in primo piano, la batteria imponente e la chitarra affilata lo rendono il brano più tosto del lotto, un potentissimo hard rock dalle venature cromate nel quale Keifer divora e vomita parole senza riprendere fiato, mettendo in risalto goliardia e indipendenza. "Dici che devo girare ma continuo a sbattere al suolo, non sento una parola di quello che stai dicendo, vado fuori di testa e la vista si annebbia. Non penso di rimanere, prendi i tuoi vestiti appariscenti, indossali per ballare. Tutto ciò che possiedo è quello che sto suonando". La musica rende liberi, questa è la scelta di vita fatta dall'uomo, una chitarra e pochi soldi e via per le strade del mondo. Si sente bene così, con poco, ed è felice di poter proporre la sua musica a un pubblico. La vera libertà è questa, la conquista di un angolino personale, come viene ribadito nel delizioso ed effervescente ritornello: "Il problema con te è che non paghi la corsa, sei una scheggia impazzita, un fuoco ardente, io potrei andare molto più in alto, a ruota libera, perché nessuno mi sta dietro, sono indipendente". Il confronto con le altre persone è inevitabile, ognuno di noi sceglie come vivere la vita, ma il vocalist è sbruffone, sa il fatto suo, ed è difficile stargli dietro. L'indipendenza è la strada che ha scelto sin da ragazzino. "Mi guardo intorno e tutto sta cadendo giù, cadendo dal sogno che abbiamo creato, io cerco di afferrare il cielo e mi chiedo perché tutto sia così sgonfio. Abbiamo milioni di modi per divertirci, ma ogni cosa sembra sopravvalutata, faccio un passo indietro perché vedo le promesse svanire, bruciare come fuoco". Ecco che la realtà picchia duramente, numerosi sogni infranti e speranze disilluse, la noia arriva presto, così la monotonia di giorni tutti uguali, ma tutto questo è inevitabile, fa parte della natura di ogni essere vivente. Si cade giù, ma l'importante è rialzarsi e ricominciare la scalata. Il rullo di tamburi avverte che è giunto il momento del break strumentale, LaBar affila l'ascia e poi si libra in un solo metallico e pungente che fa ripartire il pezzo riversando la scarica d'adrenalina nelle casse dello stereo.

Through The Rain

Le delicate note del pianoforte danno inizio alla seconda ballad dell'album, quella più dolce e musicalmente orecchiabile, la splendida Through The Rain (Nonostante La Pioggia), inno alla salvezza e alla speranza, carico di sogni propositivi, che diffonde un messaggio bello e importante: quello di non arrendersi mai, nonostante le tante avversità che incontriamo. Il gusto melodico della band è sbalorditivo e i musicisti mettono a segno l'ennesimo lento da lacrime. "So che è difficile in questo modo folle trovare la verità da capire, so che è dura voltare pagina e seguire una linea e avere fede. A volte, quando non puoi vedere la luce, e quando il mondo sembra freddo, perduto nel mare, affoghi nel tuo dolore. A volte, il sole brilla nonostante la pioggia". Anche se il mondo è indifferente, freddo, e comporta solo dolore e oscurità, ogni tanto capitano i miracoli della natura, i raggi del sole attraversano le nubi nere e fanno risplendere la terra. "So che è dura in questo freddo mondo, provare amore. So che è dura, ma alla fine troveremo tutti la nostra strada. Questa è la vita, amico mio, e quando non c'è luce, l'oscurità avvolge il mondo e tutto affoga nel mare, non temere, perché a volte il sole brilla nonostante la pioggia". Il cambio di tempo è morbidissimo, il bridge risplende di luce propria, come quel sole tanto invocato nelle liriche, simbolo di rinascita e di conforto dai mali terreni: "Nel dolore il mondo continua a girare, niente cambia, ma le speranze ci sono. Non possiamo guidare le stelle, ma ce la faremo". Contro il destino bisogna battersi, senza arrendersi, senza darsi per vinti. La partita va giocata fino in fondo e alla fine c'è sempre una piccola speranza di vittoria. La voce al vetriolo di Keifer è colma di malinconia e di dolore, ma nonostante i rimpianti, le esperienze negative, i dolori accumulati, egli riesce ad esorcizzare le paure dell'esistenza e rimettersi in carreggiata. Questa è una canzone molto personale, quasi un grido di luminosità dopo i recenti interventi alle corde vocali.

Easy Come, Easy Go

Altro insegnamento di vita arriva con la forastica Easy Come, Easy Go (Facile Venire, Facile Andare), frustata hard & heavy costituita da un testo che fa da monito per chiunque e che in breve racconta in maniera filosofica il senso della vita. Lungo il cammino di un uomo tutto può accadere, si può morire da un momento all'altro, si può diventare ricchi o poveri nel giro di pochi giorni, si può essere soli o circondati da cari, ma allora perché preoccuparsene tanto? Bisogna vivere e godersi le giornate nel migliore dei modi. "Sto correndo libero, ma non è ancora tempo per volare. Posso vedere ma domani forse sarò cieco. Ho incontrato un uomo con un cappello che sembrava in forma, egli ha iniziato a fissarmi negli occhi, ha detto che oggi posso essere ricco e domani povero, e che il giorno dopo ancora potrei morire". Il groove elaborato dalla chitarra elettrica è fenomenale, qui torniamo per le strade degli Stati Uniti a bordo di una motocicletta. Siamo negli anni 70 ed il senso di libertà è davvero forte. Il ritornello è lieve, sostenuto da una linea melodica mai aggressiva e piuttosto morbida, ma tutta da godere: "Ha detto che è facile venire ed è facile andarsene, non devo piangermi addosso perché vinco e perdo più di quanto so. Troverò la mia strada e vivrò giorno per giorno, perché ho il mio orgoglio, e questo nessuno può togliermelo". La ricerca di se stessi è come quella scala in copertina, che punta chissà dove, verso l'ignoto, ma che vale la pena scalare per sapere chi siamo. "Mi muovo veloce, sempre due passi avanti, dimentico il passato, se solo potessi azzerare la mente. Una bella donna mi si è avvicinata, aveva il volto impazzito, mi ha fissato negli occhi dicendo che mi avrebbe aiutato, ma da questa vita non sarei potuto fuggire". Il brano non spicca per impatto e né per melodia, ponendosi come il minore della scaletta, ma in un certo modo conquista, è leggiadro e fa stare bene, trasmettendo serenità. Dalla vita non si fugge, santa verità, e allora perché non limitarsi ad essere tranquilli? Farsi scivolare addosso le cose forse è la tattica migliore per affrontare il destino.

The Road's Still Long

The Road's Still Long (La Strada È Ancora Lunga) è l'essenza stessa dei Cinderella, a partire da un titolo così pieno di significato, tema portante di tutta la carriera della band e della penna di Tom Keifer, che sempre indaga sulla crescita personale dell'uomo, sulla sua realizzazione, i suoi sogni, i suoi propositi, i suoi dubbi. La vita viene sviscerata in questo canto folkloristico di grande impatto emotivo. "Crescendo come un ragazzino, a volte si può essere rudi. A sei anni già pensavo che a sette ne avrei avuto abbastanza di questa vita. Mi sbagliavo. A dieci anni pensavo che sarei stato smascherato. Mia madre disse che sarei stato un bravo uomo ed io pensavo che sarei stato pronto per quel giorno. Ma mi sbagliavo". Ogni momento della crescita viene accompagnato da certezze che poi si rivelano infondate, la vita è fatta a tappe, ognuna delle quali comporta ostacoli, ribellioni, obiettivi da raggiungere. Il piccolo Tom è cresciuto da ribelle, un ragazzino dominato da un animo ardente e selvaggio, e un'idea del mondo molto particolare e realistica. Insoddisfatto per natura, il ragazzo ha seguito gli insegnamenti materni, e da adulto ha capito gli errori commessi. La vita è una strada infinita e ignota che taglia in due il deserto: "Mi sbagliavo perché non sai mai dove stai andando, la strada è ancora lunga". La chitarra acustica e un drumming sornione accompagnano la voce originando un clamoroso pezzo country. Gli strumenti prendono quota, a cominciare dai colpi inferti da Aronoff, sempre più pressanti, ed ecco che esplode la seconda parte, molto simile a una certa "Keep The Faith" dei Bon Jovi, calda come i territori rocciosi del sud degli Stati Uniti. "A diciotto anni ero un ribelle, mio padre diceva che avrei dovuto imparare molte cose, ed io pensavo che lo avrei fatto, ma mi sbagliavo. A venticinque passavo un bel periodo, stavo per i fatti miei a scalare le montagne per afferrare il cielo. Pensavo che prima o poi lo avrei toccato, ma mi sbagliavo". Non si raggiunge mai la meta, il cielo è sempre più lontano, inafferrabile, ma bisogna continuare a scalare la montagna per illudersi di raggiungere la cima. Il bridge è sofisticato, decorato da cori angelici in sottofondo: "Tutti provano a dirti qualcosa, ma chi sono per farlo? Le migliori cose che impari le trovi per strada per conto tuo. C'è un tempo per sentirsi giù e un tempo per essere forti. Ora vedo da dove sono venuto e ciò che sono diventato. Non sai mai chi sei veramente o cosa stai facendo, ma fa del tuo meglio per non sbagliare". Le ultime battute contengono una sacra verità, le cose si imparano da soli, vivendole sulla propria pelle lungo il cammino, in strada. I fraseggi di LaBar sono paludosi e ardenti come sabbia nel deserto, fanno venire la gola secca, la melodia rimbomba in testa come droga sintetica. Una canzone fenomenale.

Hot And Bothered

Hot And Bothered (Caldo E Frastornato) risale al 1991, quando ancora il batterista Fred Coury militava in formazione, ma il risultato non cambia di molto, parliamo pur sempre di un pezzo hard rock contaminato dal blues, scelto come singolo e dotato di uno spassoso videoclip purtroppo passato pochissime volte in tv. La traccia fa parte della popolare commedia "Wayne's World", da noi uscita col titolo di "Fusi di Testa", scritta e interpretata dall'attore Mike Myers, che compare anche nel videoclip, ma nonostante la pubblicità del film il brano non entra lo stesso in classifica, se non nei gradini più alti, per poi sparire poche settimane dopo. Musicalmente e liricamente non aggiunge molto alla bontà del lavoro, risultando uno dei brani minori, composto per essere cantato dal vivo, con tutto il supporto del pubblico. "Tu mi fai saltare fuori dalla pelle, mi tieni sulle spine. Tu spezzi il mio cuore e lo fai fermare. Mi hai raccontato di avermi amato davvero, ma poi ti ho sentito parlare di un altro ragazzo. Ho preso una doccia gelata ma l'acqua era bollente. Il modo in cui mi hai scosso, mi hai stretto un nodo al collo". Si parla di un amore stroncato, una bella batosta subita dall'uomo, e perciò il contesto non è altro che una scusa per fare casino e gridare il proprio dolore al mondo intero. Il refrain entra in testa al primo colpo: "Ora ascolta, ci facciamo un giro in città, svuotiamo le tasche fino a quando il gioco non ci annoia, poi mi sbatti al suolo e te ne vai, lasciandomi caldo e frastornato". Tutto sommato un buon pezzo, non eccellente come il resto del disco, sia liricamente che musicalmente, tanto che viene messo in ombra dalle altre tracce, ma che ha non solo l'onore di chiudere un lavoro bellissimo, ma anche quello di salutare una band unica per carattere e talento.

Conclusioni

Una scala sospesa in un cielo cupo che evade da un labirinto e che trafigge le nuvole per arrivare chissà dove. L'immagine è potente e simbolica, quasi un miraggio estivo che sottolinea l'inafferrabile certezza del destino, l'impossibile raggiungimento della meta, ma anche una via di fuga da un'esistenza consolidata e immobile. Per i Cinderella c'è una nuova destinazione da raggiungere, ma la strada da attraversare è infinita: "Still Climbing" nasce sotto una cattiva stella, i tempi di gestazione sono lunghi e ostacolati da una serie di inconvenienti, come la perdita della voce di Keifer, l'abbandono del batterista Coury, il ciclone grunge che cambia le carte in tavola, l'etichetta Mercury che perde la pazienza e stanzia pochi soldi per la produzione dell'album e per il tour di supporto, con conseguente cancellazione di videoclip. Gli anni 90 sono drammatici per l'hard rock classico, lo sa la casa discografica e lo sa la band, che nonostante ciò decide di proseguire a testa alta. I tre singoli scelti non entrano neanche in classifica e la Mercury, con l'appoggio di Mtv che vede la band fuori moda, si rifiuta di dare spazio al videoclip di "Hot And Bothered", che fa una fugace apparizione in tv per poi sparire. I Cinderella sono in totale abbandono e, nonostante la grande classe che li contraddistingue, non riescono nel miracolo, ostacolati da tutti e dopo aver affrontato mille problemi. Le copie vendute nel mondo sono appena cento mila, una nullità rispetto alle vendite precedenti, e il disco viene snobbato da tutti, critica compresa, troppo focalizzata sulle band in ascesa. Le coordinate di "Still Climbing", album che sin dal titolo evoca una strada in salita ricca di difficoltà da superare, seguono quelle impartite dal precedente "Heartbeak Station", ovvero uno sleaze metal fortemente contaminato dal blues e dal country, dove però in questo caso i suoni sono più energici e metal rispetto all'illustre predecessore. La penna di Keifer riesce ancora una volta a toccare il cuore e i musicisti, pur non rivoluzionando nulla, trasmettono amore viscerale per un genere sacro che affonda le radici negli anni 60 e 70. Se il treno di "Heartbreak Station" faceva tappa intermedia in una landa desertica, sotto un sole primaverile, il quarto album della band è la destinazione ultima di questo viaggio, partito in un autunno sfuocato e luminescente, selvaggio e spregiudicato, per poi giungere a casa in un'estate melanconica e sobria, ricca di memorie lontane e di emozioni mai del tutto sopite. I musicisti, in questi dieci anni di carriera, sono cresciuti, la loro crescita è percettibile nella loro musica, che via via si è fatta più cupa e adulta, con testi maggiormente ragionati e arrangiamenti più curati. Di storie ne sono successe, molte esperienze e molte riflessioni, culminate in brani che ricordano sempre il tema del viaggio, della vecchiaia, della monotonia della vita, di amori perduti, di rimpianti, di dolori quotidiani, ma anche di sogni e di speranze da realizzare. I Cinderella cantano di ognuno di noi, di ogni vita umana, perché raccontano la realtà e professano la verità con estrema sincerità: impossibile non emozionarsi ascoltando una "Hard To Find The Words", ballata strappalacrime dedicata alla defunta madre del vocalist e ai sacri valori della famiglia, difficile non riflettere sulle avversità dell'esistenza con la nebusola title-track, o con "Bad Attitude Shuffle" e "All Comes Down", dinamitardi blues rock che risvegliano echi di Rolling Stones e Aerosmith, oppure rabbrividire grazie agli inni di speranza "Through The Rain" e "The Road's Still Long", folk song positive, o cedere alla foga con le selvagge "Freewheelin'" e "Talk Is Cheap", entrambe recuperate da vecchie sessioni di metà anni 80, o ancora le dirompenti "Blood From A Stone", "Easy Come Easy Go" e la conclusiva "Hot And Bothered", quest'ultima risalente al 1991 e che vede ancora la presenza di Fred Coury dietro le pelli. Purtroppo, dopo un breve tour in piccoli locali i Cinderella alzano bandiera bianca, arrendendosi alle avversità di un mondo drasticamente cambiato nel giro di pochissimi anni. Si riuniranno qualche tempo dopo per un live e un Greatest Hits, mentre un quinto album sarà categoricamente e scioccamente rifiutato di essere prodotto dall'etichetta, la Sony in questo caso, nonostante i lavori quasi conclusi. "Still Climbing" resta il quarto e ultimo sigillo di questa gloriosa e sfortunata band americana, uscito in un periodo di tempesta e sotto cieli nebulosi, ma orgoglioso e forte di restare ancorato alla tradizione. Un grande album, che ha l'onore di portarci via una delle migliori band sleaze metal della sua epoca e l'onere di chiudere una fase artistica e culturale irripetibile. Con la fine dei Cinderella nel 1995, che per ironia della sorte giunge in contemporanea a quella degli Skid Row, dei Guns N' Roses e di tantissimi altri gruppi di successo, la grande epopea hard rock sfuma inesorabile, chiudendo definitivamente l'era d'oro dell'hard rock classico.

1) Bad Attitude Shuffle
2) All Comes Down
3) Talk Is Cheap
4) Hard To Find The Words
5) Blood From A Stone
6) Still Climbing
7) Freewheelin'
8) Through The Rain
9) Easy Come, Easy Go
10) The Road's Still Long
11) Hot And Bothered
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