CINDERELLA

Once Upon A...

1997 - Mercury/Island

A CURA DI
ANDREA CERASI
13/05/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

E così tutto finisce in pochi mesi soltanto, un'epoca che nel tempo ha assunto una sorta di aura magica, simile a quella che circonda e avvolge leggende e racconti mitologici, un'epoca sempre più lontana ma che assume intensità e valore anno dopo anno. Ebbene sì, ogni cosa di questa terra ha un suo ciclo, e prima o poi questo ciclo è destinato a chiudersi per poi dare vita ad altro. Giungono gli anni 90 e fanno piazza pulita di tutto l'hard rock vecchia scuola, ma non solo, perché anche l'epopea del grunge, scena esplosa in tutto il suo splendore a inizio decennio, perde inesorabilmente colpi nel giro di pochissimo tempo. Le masse puntano lo sguardo verso altri territori artistici, decisamente più furbi, sicuramente più commerciali, ed ecco che si fanno largo il brit-rock, l'elettronica e il nu-metal, nuovi idoli da consacrare al culto giovanile, e allora la forza dell'hard rock e del metal si indebolisce alla velocità della luce. Il 1995 è un anno maledetto per tutto ciò che concerne la musica dura, numerose grunge band si sciolgono, divorate dagli eccessi, da morti improvvise e da un mondo che ha voglia di recuperare leggerezza, il tradizionale hard rock perde i suoi beniamini, facendo sciogliere decine di band per gli scarsi interessi mostrati dal pubblico più giovane, mentre l'heavy metal è in piena trasformazione, assorbendo numerose sfumature sonore, contaminandosi e rimpicciolendo il proprio successo commerciale. È un mondo che va troppo veloce, che comporta rapidi cambiamenti che stravolgono tutto, artisti e case discografiche in primis, e una volta sciolte le band di punta, Guns N' Roses, Nirvana, Soundgarden, Skid Row, Cinderella, Alice In Chains, oppure Iron Maiden, Helloween e Judas Priest, alle prese con importanti cambi di formazione, orfani dei propri vocalist, è il segno della conclusione di un ciclo musicale. Il triennio 1994-1996 vede un ricambio generazionale dalla portata enorme e che spezza definitivamente col passato. Le etichette, per assecondare i gusti imperanti, non possono far altro che adeguarsi ai tempi, licenziando e trattando male numerosi artisti. I Cinderella di Tom Keifer ricevono il benservito verso nell'estate del 1995, appena terminato il tour di "Still Climbing", che aveva visto un drastico calo di affluenza e poche date memorabili. La Mercury Records, ormai concentrata su altro, cura poco gli interessi della band, annullando le registrazioni di videoclip e diverse tappe del tour. Boicotta i propri artisti, li vede ormai fuori moda, e decide di non supportarli più. Il periodo è teso, la band americana non sa comportarsi, vede il suo pubblico diminuire mese dopo mese e la casa discografica allontanarsi. Ma allora cosa fare? La decisione è drastica: lo scioglimento arriva proprio in estate, i musicisti son stanchi e stressati, hanno i nervi tesi e vedono un futuro non propriamente roseo. Per suggellare una carriera di grande successo e un'epoca d'oro irripetibile, nel 1997 la Mercury rilascia il greatest hits dei Cinderella, celebrando dieci anni di fasti, di hits planetarie, di milioni di copie. La pubblicazione, che sa un po' di presa per i fondelli, perché la casa discografica rifiuta di stanziare soldi per un nuovo album della band, preferendo dare alle stampe una raccolta tanto per onorare il contratto, quasi contro ogni previsione viene accolta con entusiasmo dal pubblico, e ciò riaccende la speranza dei musicisti, i quali si riuniscono pensando a un nuovo inizio. "Once Upon A.." raccoglie tutti i maggiori successi che la band ha concepito in quattro album uscite nel corso di dieci anni, e così, in questa succulenta compilation, ritroviamo brani familiari, famosissimi in ambito hard rock, suddivisi in ordine cronologico, rispettando la discografia: dal selvaggio debutto "Night Songs" al capolavoro "Long Cold Winter", dal cambio stilistico di "Heartbreak Station", più orientato sul blues, all'ultimo sigillo a nome "Still Climbing". Quattro gioielli di sleaze metal, o di blues metal, o semplicemente di classicissimo hard rock blues che mettono in mostra la classe che ha sempre contraddistinto la musica dei Cinderella e la bellissima penna del leader Tom Keifer, abile nel dipingere un'era di trasformazioni, di ricerca di se stessi, di crescita personale di ognuno di noi, e di dar vita ai sogni di ogni ragazzo del mondo.

Shake Me

Il delirio carnale e la passione sfrenata si chiamano Shake Me (Scuotimi), pezzone di sporco hard rock influenzato dagli AC/DC, dove chitarre e basso si incrociano duellando tra loro in un andamento schizofrenico e agitato. I colpi inferti alla batteria sono potenti e diretti. "Ho incontrato questa ragazza attorno alle dieci meno un quarto, lo abbiamo fatto una volta, lei ha detto di farlo ancora, mi ha inondato del suo amore per tutta la notte e al mattino abbiamo continuato a darci dentro". Il vocalist racconta dell'incontro con una donna fatale, insaziabile, attratta da lui in modo maniacale. L'attrazione è talmente forte tra i due che subito dopo essersi conosciuti finiscono a letto insieme, dove fanno sesso per tutta la notte, fino all'alba. Nel pre-chorus Keifer si crogiola nel suo edonismo, ammettendo che il tutto sia stato molto piacevole e che lo abbia reso felice e spensierato. "Ora lasciami dire che tutto ciò è stato molto piacevole, la prima volta che ho visto quella ragazza sapevo già cosa voleva. Tutto ciò ti fa sentire bene, senza difficoltà, e lei non voleva problemi". Lei non voleva problemi, e con ciò si intende che era una questione di sesso occasionale e nient'altro, un istinto animalesco, viscerale, come quello che si impossessa della band per affrontare un ritornello godurioso e sfrenato, tipicamente glam: "Scuotimi tutta la notte, lei disse. Scuotimi e non fermarti. Scuotimi tutta la notte, piccolo mio". Si prosegue imperterriti, sempre su lidi rock n' roll: "Abbiamo urlato e ci siamo graffiati, scatenandoci a letto. Non sono mai riuscito a togliermela dalla mente, e adesso lei fa quelle chiamate generose, ma mi stritola con l'indifferenza, mi fa innervosire". Le chiamate di cortesia innervosiscono il cantante, i due sono rimasti amici, confidenti, ma l'attrazione animalesca è terminata, lo sfizio è stato tolto una volta per tutte. Il bridge è fulmineo, così come l'assolo di Jeff LaBar, dove una melodia zuccherina fa timidamente capolino: "Lasciamo che il fuoco bruci tutta la notte, perché abbiamo fatto tutto così bene. Tutta la notte, vieni da me, eccitami come si deve". Un brano sull'edonismo giovanile, sull'attrazione sessuale, sugli eccessi notturni, un singolo lanciato in tutte le classifiche mondiali e che nel videoclip cerca di ricreare la favola di Cenerentola, ovviamente riadattandola alla nostra epoca e al giusto contesto, dove una ragazza, costretta a restare in casa dalle cattive sorelle maggiori, si addormenta nella sua camera da letto sognando di ritrovarsi al concerto della band. Nel sonno si ritroverà preda di fantasie eccessive e di pulsazioni sensuali, fino allo scoccare della mezzanotte, quando il sogno avrà fine e lei dovrà tornare a casa.

Nobody's Fool

Forse il pezzo più audace e più bello di "Night Songs", Nobody's Fool (Lo Sciocco Di Nessuno), power ballad che si avvale di un bel videoclip, anch'esso ispirato dalla fiaba di Cenerentola e con le stesse protagoniste del video di "Shake Me", che in questo caso inseguono la band per girare un video con loro, all'interno di un capannone. Il ritmo è leggiadro, l'arpeggio di chitarra mistico, in sottofondo si alzano le tastiere, e la prima strofa avvolge con estrema semplicità: "Conto le lacrime cadute che cadono davanti agli occhi. Sembra un migliaio di anni da quando abbiamo rotto i legami. Ti chiamo al telefono ma non ho avuto miglioramenti. Siediti da sola, è tempo che tu te ne renda conto". Quella che si racconta è una storia amara, un amore finito in lacrime, lontano nel tempo. Poi arriva il tempo del perdono, lui chiama lei, ma questa rifiuta di fare pace, ancora in collera, delusa dall'amante. Ma questi le rimprovera di essersi allontanato perché si sentiva trattato male, come uno stupido. "Non sono il tuo sciocco, non sono stupido, non sono lo sciocco di nessuno", il ritornello poggia su cori alla Def Leppard, è bello e assolato come un giorno estivo, e fa percepire sulla pelle un'aria estiva. Basso e batteria in primo piano, si inseguono per poi farsi da parte per il riff principale di chitarra, sulfureo e astratto. "Hai preso la tua strada, io prenderò la mia, il sentiero di entrambi è già stato battuto, cercando un cambiamento di ritmo. La vita ha bisogno di essere addolcita. Ho cantato il mio cuore solo per fare un centesimo con cui ho comprato il tuo amore, ma adesso ho cambiato opinione". Il destino della coppia sembra già scritto, ognuno deve farsi da parte, proseguire il proprio cammino da solo. La vita è imprevedibile, ma è giunto il momento di darsi da fare per cambiare la situazione, dimenticare il passato e guardare al futuro. Lui si rammarica di essere stato fin troppo dolce con la sua donna, facendosi anche sottomettere in nome dell'amore, ma adesso ha il coraggio di gridare il suo disprezzo. Il brano va avanti seguendo lo stesso ritmo, dopo l'assolo il ritornello viene ripetuto innumerevoli volte, entrando nella testa, cullandoci nell'amara illusione. Delicato e bello da morire.

Somebody Save Me

Terzo singolo dell'album di debutto e ancora un videoclip con gli stessi attori degli altri due precedenti. Le due ragazze appaiono ancora una volta nelle immagini di Somebody Save Me (Qualcuno Mi Salvi), le quali irrompono negli studi di registrazione dove i Cinderella stanno provando. In un secondo ci ritroviamo al concerto di Filadelfia, con l'arena gremita di gente. "Quando ero ragazzino dicevano che stavo invecchiando, ma allora non potevo sapere che avrebbero pianto sulla mia spalla. Mettere il proprio denaro in una bella casa e prendersi moglie, lei incasserà la tua assicurazione sulla vita quando ti accoltellerà". Le asce dei chitarristi sono affilatissime, il ritmo serrato, la melodia trascinante. Tutto è in regola per il singolo perfetto, un pezzo che parla, come al solito, di una vita difficile, di sogni distrutti, dove un uomo si ribella alle regole imposte dalla società: una casa, una bella moglie, i soldi in banca, una vecchiaia piatta, aspettando la morte, che potrebbe arrivare con una coltellata da parte della moglie per incassare l'eredità. Una visione forse arcaica, patriarcale, ma non troppo lontana da certe esistenze di provincia. Tom Keifer canta di questa vita, e nel prezioso ritornello invoca aiuto, invoca il dottore perché si sente male, crede di essere stato avvelenato dalla "dolce metà": "Qualcuno chiami il dottore, mi sento abbastanza debole. Qualcuno prenda la barella prima che cada a terra. Qualcuno mi salvi, ho perso il lavoro, mi hanno fatto diventare matto". Nel videoclip la band si scatena sul palco, incitando il pubblico accorso numeroso nell'arena, e tra giochi di luce e colori sgargianti degli abiti, la musica va avanti investendo tutti. "Tutti hanno le loro opinioni ma nessuno ha le risposte, e la merda che hai mangiato per colazione ti farà venire un cancro. Stiamo correndo in cerchio, correndo verso la luce del mattino, e se non sei abbastanza malleabile arriverà l'inferno". La merda che mangiamo e che respiriamo ci farà venire il cancro, tutti pongono domande ma nessuno sa le risposte, e corriamo in cerchio facendo sempre la stessa strada, gli stessi errori. Una vita amara e stanca, prestabilita, che la band cerca di sovvertire, spezzando la catena, distruggendo questo circolo vizioso, solo per sfuggire a questo inferno terreno. Le immagini del video procedono, il concerto a questo punto è terminato e i Cinderella tornano in camerino, ma nel corridoio incontrano le due ragazze fans, e qui viene il bello: in realtà, la band che stavano cercando le due belle tipe non solo i Cinderella, snobbati altamente in corridoio, ma i Bon Jovi, che appaiono dietro di loro. L'amicizia tra due band è rinomata, sono stati proprio i Bon Jovi a lanciare Keifer e compagni, e grazie al produttore decidono di prendere parte alla simpatica scenetta.

Gypsy Road

Il primo singolo scelto per rappresentare "Long Cold Winter" si intitola Gypsy Road (Strada Nomade), fenomenale e rovente pezzo hard rock diventato presto un cavallo di battaglia, una delle hit di tutto l'hard rock anni 80. Il videoclip viene girato in Messico, dove i Cinderella passeggiano per strada, inquadrando quei luoghi fantastici, tra i quali il sito archeologico Chichen Itza, considerato patrimonio dell'UNESCO. Il tema del brano è ovviamente quello del viaggio e di uno stile di vita nomade, tipico dei musicisti sempre in tour, ma è presente anche la forte sensazione dello smarrimento, dell'inseguimento di un sogno e della solitudine che può colpire il viaggiatore, lontano da casa. "Ero così, adesso non sono quello che tu vedi. Signore, io ci provo e adesso sembra che tutti quei sogni stiano diventando realtà. Eppure, quegli stessi sogni mi stanno trascurando. Qualche donna dalla parlantina facile non appena mi vede qualche stampa sul viso un sorriso. Io guido tutta la notte e finisco nello stesso vecchio posto". Il disagio del vocalist è palese, la vita da rock star ha i suoi privilegi, come numerose donne superficiali che si avvicinano solo perché attratte dal successo, ma i sogni contrastano spesso con la realtà dei fatti, e alla fine quello che si cerca è un po' di riposo. Il riff grondante blues di Jeff LaBar ci abbraccia e ci scalda dal freddo inverno, il basso di Eric Brittingham è il motore pulsante del brano, quello che genera la scarica elettrica che ci conduce al glorioso refrain, più che altro simbolo di un modo di essere: "La mia strada da nomade non mi porta a casa. Ho guidato tutta la notte solo per vedere la luce dell'alba. La mia strada da nomade non mi riporta a casa, ma continua a proseguire perché mi fa sentire bene". Il sogno non è ancora finito, casa è ancora lontana, ma forse meglio così, perché la vita on the road dà le sue soddisfazioni e, nonostante la stanchezza, le persone false che si possono incontrare e le poche ore di sonno, ci si sente bene e si è felici. "E a chi interessa se faccio crescere i capelli fino al cielo. Prenderò un desiderio e una preghiera, incrociando le dita, affinché me la cavi sempre, e perché possa fuggire dagli idioti con la parlantina attirati dai soldi. Ho cancellato il sorriso dalla mia faccia, guido nella notte solo per continuare la corsa al successo". L'obiettivo è uno solo: raggiungere il successo, mai fermarsi lungo la strada, ma perseverare nel proprio sogno di gloria. L'assolo di chitarra è classicamente blues, la voce di Keifer sporca al punto giusto, in sottofondo si possono sentire le tastiere suonate da Kurt Shore, che donano quel tocco solenne in più, quasi sacro, dall'animo black. "Talvolta mi sento così vecchio, ho la mia luce che sta brillando, ma sembra che sono così stanco. A volte mi sento freddo, troppo freddo. Voglio tornare a casa, anche se la strada che sto percorrendo non mi ci porta". La strada di Casa, però, è sempre agognata, e il successo e i soldi non fanno dimenticare le proprie radici.

Don't Know What You Got (Til It's Gone)

Girato sul lago Mono, in California, il videoclip di Don't Know What You Got - Til It's Gone (Non Sai Ciò Che Hai Finché Non Lo Perdi) trasmette le atmosfere malinconiche e strazianti di questa storica ballata, diventata subito una hit planetaria. Il brano parla della perdita di un amore e del vuoto che la sua assenza crea nella vita di una persona. Spesso ci si rende conto di quello che si è perso quando ormai è troppo tardi, infatti si tratta di un brano molto intenso, dove si esprime il dolore di una perdita. Pianoforte, il tramonto alle spalle, arpeggi delicati e un cuore frastornato da un amore perduto. Il dolore trattato nel testo non è solo fisico, è più che altro mentale, e allora dagli occhi del vocalist sgorgano le lacrime. "Non posso restituirti ciò che è stato perduto, i mali del cuore vanno e vengono, e tutto quello che lasciano sono le parole" canta Tom Keifer, con la sua voce rauca, vissuta, piena di lividi, cullando le sue memorie, ricordando il rapporto con la sua amata, ormai lontana dal suo cuore. Ma questa è una canzone che omaggia l'amore in generale, non solo un rapporto di coppia, quindi la famiglia, i cari, ma anche la gloria, il rispetto, la decenza, e infine i beni materiali, come una casa, i soldi, un pasto caldo, assumono grande importanza per una vita degna di essere vissuta. "Non sai quello che hai finché non lo perdi, e adesso non mi rimane che una canzone, ma anche questa è difficile da restituire", sottolinea il refrain dalla melodia irresistibile, e le tastiere, gli effetti della chitarra, i placidi rintocchi della batteria, invadono lo spazio, illuminando questo tramonto californiano con note luminescenti, dipingendo scenari drammatici e lacrimevoli. Il mondo del protagonista delle liriche è stato distrutto, il vessillo della gloria è stato strappato e bruciato, e adesso solo la miseria è sua amica. Ma l'uomo è un lottatore, prende a pugni la vita, e così cerca in tutti i modi di recuperare ciò che ha lasciato per strada. "Don't Kown Waht You Got (Till It's Gone)" è probabilmente il brano più rappresentativo della band, nonché una delle più belle ballad mai scritte nella storia del glam. Appena uscita, raggiunge infatti la posizione 12 della Billboard Hot 100 e la posizione 18 nella classifica delle 25 più grandi power ballad secondo VH1.

The Last Mile

The Last Mile (L'ultimo Miglio) viene pubblicata nell'estate del 1989 e anche questa canzone entra subito ai primi posti della classifica Billboard. Le influenze blues sono decisamente marcate, nonostante il piglio diretto e goliardico. L'arpeggio iniziale è similissimo a quello di "Coming Home", e in effetti, il tema trattato è lo stesso, ovvero quello del viaggio, macinando chilometri su chilometri, per poi tornare a casa, felici e soddisfatti dopo mille avventure. "Io, Billy e la vecchia signora Jane ci siamo fatti dare un passaggio, prendendo un veloce treno in movimento. Abbiamo raggiunto la cima con le nostre teste che giravano. Non sai mai cosa hai fino a quando non stai tornando indietro. Laggiù, sulle fattorie del Mississippi, la gente mi ha detto di vivere giorno per giorno". Il vocalist, su un drumming roccioso impartito dal batterista, ci racconta della sua esperienza nel sud degli Stati Uniti, un percorso che presto lo riporterà a casa. Sul tour bus, la band attraversa i classici paesi di provincia americani, quelli che trasmettono una sensazione di libertà e di benessere, dominati da terreni coltivati, fattorie e casette in legno. L'aria del vecchio blues traspira in tutta la sua essenza, e persino nei cori che troviamo nel buon ritornello, a dire la verità simil-gospel, che narrano delle ultime miglia da percorrere: "E percorro l'ultimo miglio prima di dormire, ci vorrà un po' prima di trovare la pace. Con lo stesso stile ho vagato per anni fino all'ultimo miglio, e adesso posso seppellire le mie paure". Le paure svaniscono una volta compreso che si sta per tornare dove tutto è iniziato, nel luogo chiamato casa. La vita on the road ha messo a dura prova le forze dei ragazzi, ma le prove sono state tutte superate, e ora è tempo di tranquillità e di riposo. "Ho una lunga strada da percorrere prima di raggiungere la luce del giorno, tanti problemi sulle spalle, devo trovare una via migliore. È sempre la stessa vecchia storia, non si ottiene mai ciò che si desidera, e più si ha e più vuole. Talvolta lo fai e poi non lo fai, credo di essere sempre stato un vagabondo, perché quando mi muovo posso opporre resistenza". La notte, e quindi il dolce riposo, è teatro di incubi e di pensieri, di riflessioni e di ricordi: il musicista è tormentato dal rimpianto, ma è anche positivo nel trovare una sua logica nel destino. L'uomo è egoista e avido, più possiede e più desidera, ma la filosofia di vita del cantante è quella di sapersi accontentare, di prendere la vita per quello che è, nonostante i problemi sulle spalle. l'importante è muoversi, muoversi sempre, come un vagabondo, ed essere sempre alla ricerca di qualcosa per cui vale la pena alzarsi la mattina. La riflessione finale giunge nella coda del brano: "Non so più dove sto andando, ma so dove sono stato. Mi guardo attorno e noto che tutti stanno cercando qualcosa per ritenersi vincitori". Il futuro è incerto, il passato è ormai lasciato alle spalle, tutti gli uomini girano a caso cercando qualcosa per cui lottare. Il bridge è sognante, perciò la riflessione sfuma quasi subito, come un sogno dissolto alle prime ore del giorno.

Coming Home

Uno dei brani di punta della track-list di "Long Cold Winter" si intitola Coming Home (Tornando A Casa), meravigliosa semi-ballata che fa presa sui cuori dei più nostalgici. Un idillio fatto di passione e di senso di rivalsa, per una narrazione che non è altro che un racconto di vita. La chitarra a dodici corde accompagna le vocals per parlare di vita on the road, ancora una volta, e del desiderio di tornare a casa per riabbracciare i proprio cari. Come rappresentato nel bel videoclip, il protagonista viaggia in moto per le strade d'America, fino a quando la sua moto non si rompe, lasciandolo a piedi. Il giovane fa l'autostop e finalmente raggiunge la sua amata, liberandosi in una sensazione di pace che esplode nel momento in cui ritorna a casa, tra le braccia della famiglia, qualsiasi essa sia. "Ho fatto una passeggiata lungo una strada, è la strada in cui avrei dovuto rimanere. Ho visto il fuoco nei tuoi occhi, ma un uomo ha il suo destino da affrontare. Allora, sei abbastanza decisa per il mio amore? Basta chiudere gli occhi oscurando il cielo sopra di te. Sto tornando a casa", Keifer narra del suo trascorso in una melodia stupenda che si struttura su un delicato arpeggio di chitarra. "Ho fatto un giro per il mondo, sarò agitato per il resto della mia vita, sento il tuo cuore battere forte, tesoro, e a volte taglia come la lama del coltello. Dunque, sei abbastanza decisa ad accogliere il mio amore? Chiudi gli occhi, torniamo a casa". L'atmosfera è bella e coinvolgente, la sezione ritmica accelera per prepararci al ritornello, delicato e snello che conquista al primo ascolto: "Tesoro, lascia che il tuo amore brilli insieme al mio, cantiamo insieme, sei sulla mia strada, continua a brillare con me. Stiamo tornando a casa, lasciamo libero". Casa è metafora di condivisione, di amore condiviso, ma anche di libertà di essere se stessi. La coda finale è un crescendo gospel di grande intensità, che mette in evidenza tutta la passione della band per la musica nera.

Shelter Me

Shelter Me (Riparami) è funambolico pezzo rock n' roll che ricorda le gesta dei grandi Rolling Stones, con tanto di sax e pianoforte ad arricchire il sound, il cui videoclip è ospite il re del rock primordiale, il leggendario Little Richard, nelle vesti di presentatore di un programma televisivo. Il giro di chitarra acustico e l'armonica puntano dritti al cuore, trasmettendo una certa malinconia di fondo, dando modo alla prima strofa di originarsi in un'atmosfera sulfurea e lontana nel tempo, che prende a piene mai dal rock blues degli anni 60: "Tutti hanno bisogno di un posto dove nascondersi, da qualche parte nel proprio intimo, senza gli altri possano scovarli. Prima o poi tutti noi abbiamo bisogno di trovare questo luogo, per alcuni è il dottore e per altri il rock n roll". Se il primo verso, tutto in acustico, è cadenzato e nostalgico, capace di mettere in risalto una dimensione intima e fragile, il secondo accelera il passo, evidenziando una linea melodica splendida e ricca di pathos, che canta di un rifugio personale nel quale tutti noi troviamo riparo. "Per altri ancora è la bottiglia, per altri le pillole, alcuni leggono la bibbia perché gli dà una scossa. Io ero l'unico a pensare che tutti questi personaggi fossero delusi da ciò che vedevano, ma se vivi in una casa di vetro non scagliare sassi contro di me". La vita è amara e piena di problemi, tutti noi tentiamo di fuggire in qualche luogo astratto, in una dimensione intima, c'è chi si rifugia nella musica, chi nell'alcool, chi nei medicinali, chi nella fede religiosa. Nei momenti più bui, tutti noi abbiamo bisogno di prenderci una pausa dal mondo e riflettere in solitudine. Il ritornello, sempre in acustico, conquista al primo ascolto, tanto è bello e soave, e si presenta quasi come un grido di aiuto dai mali terreni che attanagliano l'essere umano: "Tutti desideriamo un po' di riparo, solo un piccolo aiuto nel quale confortarci, un po' di aiuto, un riapro e va tutto bene". Il destino gioca con le nostre vite, come se fosse un lancio di dadi, e noi poveri esseri umani non abbiamo altra alternativa che cercare conforto nell'ago, o nelle pasticche, nella musica o nella fede: "Per alcuni è un ago e per altri una pasticca, per altri una bibbia. Tu puoi spendere i tuoi soldi come vuoi ed essere ricompensato con il lancio dei dadi che deciderà il tuo destino". La vita è solitudine e rimpianto, ma con un pezzo del genere tutto diventa più leggero, le chitarre si rafforzano, graffiando maggiormente, subentrano le tastiere e poi il sax, che si dimena in un solo spaventoso per un finale gospel. Il rock n roll dei Cinderella si trasforma in un inno stradaiolo folk rock alla Bruce Springsteen e la sua E-Street Band. Un grandissimo singolo.

Heartbreak Station

È tempo di prendere un bel respiro, rilassarsi un momento e dedicarsi alla ballata, la meravigliosa Heartbreak Station (Stazione Dei Rubacuori), malinconica canzone che strappa via l'anima, ricolma dei suoi rimpianti e dei suoi dolori lontani, un po' sbiaditi dal tempo, ma che ancora oggi fanno male. L'arpeggio di chitarra si muove soave nell'aria primaverile, lasciando spazio alla voce di Keifer, che canta di un amore finito per sempre, volato via con l'ultimo treno. "Aspettando alla stazione con le lacrime agli occhi. A volte il dolore che ce li brucia come fuoco dentro il cuore. Mi affaccio alla finestra, è difficile vedere le cose che vuoi ottenere nella vita, perché queste vanno e vengono facilmente". Testo e melodia sono da lacrime, tristi ed emozionali, e altrettante sensazioni trasmette il bel videoclip, girato in bianco e nero nei pressi di una stazione ferroviaria, dove i musicisti cantano, vestiti da cowboy, e riflettono sol loro lungo viaggio. Il ritornello è come una cartolina sbiadita, la voce di Tom Keifer è vaporosa come lo sbuffo del treno che passa sul tracciato, la melodia dritta e severa come i binari che conducono il treno lontano dalla stazione: "Lei ha preso l'ultimo treno, lontano dal mio cuore. Ha preso l'ultimo treno ed ora penso che ricomincerò tutto daccapo". Un canto di riflessione, un inno all'amore sprecato, ma che nonostante tutto lascia sul palato dei bei ricordi e delle piacevoli sensazioni. Il pianoforte entra a dar man forte alla chitarra acustica: "Guardando i giorni che passano, pensando a tutti i piani che abbiamo fatto, giorni che sono diventati anni, il divertimento che svanisce. A volte penso a quei giorni, altre volte non voglio pensarci e li dimentico. Aspetto il treno delle 9.20, aspetto un ricordo". La vita è imprevedibile, una coppia fa programmi a lungo termine, non sapendo che tutto potrebbe finire da un giorno all'altro. Le opportunità sono come treni in transito, bisogna afferrarli al volo, altrimenti si perdono nel tempo. E il tempo è impietoso con tutti, lascia solo ricordi in frantumi e cuori spezzati, perché ci mette davanti agli occhi lo scorrere della vita. "La mia donna è andata via e non tornerà mai più. Il mio amore è come un treno a vapore che scorre via sul tracciato". L'assolo di LaBar è sofferto, il pianoforte dipinge emozioni intense, e la ballata è perfettamente riuscita, scende in profondità e arriva a toccare le corde del cuore. Una gemma nostalgica.

The MOre Things Change

L'attacco è emblematico, l'incipit di "Long Cold Winter" viene smussato e si trasforma in The More Things Change (Più Cose Cambiano), pezzaccio di sporco hard blues che mette subito in chiaro le cose. La band è in forma smagliante, le chitarre si agitano libere nel deserto per raccontarci una storia di quotidiana avversità. Come nelle leggende blues, la band esprime il proprio disagio e i propri sogni, e lo fa costruendo un ritmo dinamico e solare che ricorda i Led Zeppelin più viscerali: "Mi sono alzato stamani dalla parte sbagliata del letto, mi sento come se mi fosse passato sulla testa un treno merci. Alla radio hanno passato sempre la stessa vecchia canzone, alcuni speaker parlavano del perché il mondo fosse in rovina". Il delirio al mattino, appena alzati, e un richiamo a un treno in corsa che svetterà per tutto il disco. Una quotidianità schiacciante, monotona e letale, che si arrotola su se stessa portando sempre le stesse cose, come una canzone passata alla radio o una società sempre immobile nel suo declino. Il pre-chorus è veloce e azzardato e comporta una punta di amarezza e di sfiducia nel prossimo: "Ma tutto questo parlare di pace e amore è solo per moda, perché ogni volta che ti fidi di qualcuno finisce che vieni stritolato". Oggi, che si dimostra una certa sensibilità ai temi ambientali, i più lo fanno per moda, per darsi un tono, ma poi sono i primi a fregarti. Il ritornello è un arcobaleno lucente che si stende su una vallata desertica, tra colline rocciose e paludi infestate: "Più cose cambiano e più restano le stesse. Ognuno è tuo fratello finché non si volta dall'altra parte. Più cose cambiano e più restano le stesse, tutti noi abbiamo bisogno di un miracolo che ci porti via il dolore". La riflessione è su un pianeta in eterno mutevole movimento, ma allo stesso tempo incapace di evolversi veramente, restando sempre lo stesso, dalla natura marcia e inquinata. Il dolore della vita, di una quotidianità pressante, può essere spazzato via soltanto da un miracolo, perché la vita è dolore, una lunga scia di problematiche che si accumulano giorno dopo giorno. Keifer riflette sull'esistenza, tutta uguale, di ogni uomo, divorato dai problemi e dalle frustrazioni, ed evidenzia tale situazione nella seconda strofa: "Questa mattina mi sono sentito usato, ho staccato il telefono e ho acceso la tv, ma questa trasmetteva sempre le stesse cose. Ognuno pensa di avere la risposta alle vecchie domande". La tv, così come la radio, trasmette sempre le solite cose, pone domande alle quali non si sanno dare risposte concrete, lasciando il popolo nella merda fino al collo. Il pre-ritornello questa volta cambia discorso: "Come una calda pistola fumante il sabato sera che ti viene spinta in gola, tu devi lottare per la tua vita". La vita va combattuta, nonostante la gelida canna della pistola puntata alla tempia, bisogna affrontarla con coraggio e a testa alta, se si vogliamo cambiare le carte in tavola. I riffoni polverosi di Jeff LaBar sono vera goduria, il basso pulsante di Eric Brittingham li accompagna dipingendo un panorama desolato e scheletrico nel quale affogare i rimpianti e le lacrime. Ecco la pausa strumentale che rallenta il tiro, chitarra e basso si incrociano facendo respirare il vocalist, aumentando l'afa proveniente dal deserto. Dunque Tom Keifer torna al microfono per declamare l'ultimo refrain, il quale sottolinea la voracità del tempo ma anche la paralisi della condizione umana.

Love's Got Doin' Time

Un riff distorto introduce la cavalcata funky Love's Got Me Doin' Time (L'Amore Mi Ha Fatto Passare Il Tempo), spigliata e danzereccia, che parte in quarta con la voce acida di Keifer e il riff portante del solito grande LaBar, che trattiene gli animi, mantenendo coordinate da mid-tempo. "Abbi compassione di un ragazzo dal cuore povero, perché io possiedo la chiave che può far accendere il motore. Tu non puoi amarmi senza che mi metti nei guai. Mi hai preso ogni cosa che avevo e poi mi hai cacciato via quando ero giù. Questo è divertente, perché quando la guardo negli occhi io vedo il diavolo". Il fascino femminile, da tradizione rock e blues, è sempre accostato a un maleficio, un brutto incantesimo che prima sottomette l'uomo di turno e poi lo abbandona tra le lacrime. Anche in questo caso, la penna di Keifer scrive di un abbandono, dell'uomo-oggetto abusato dalla donna e poi scacciato via, usato come uno straccio solo per trascorrere il tempo. Le liriche sono amare, eppure il ritmo scanzonato non trasmette dolore, come se il protagonista ne avesse preso coscienza e l'avesse presa con filosofia. L'accettazione di un amore stroncato sul nascere è avvertibile nel melodico refrain, poggiato sulla batteria ballerina di Fred Coury: "Ho sentito tra le viti che tu non potresti mai essere mia, non mi vuoi ed io non posso che pagarne il prezzo. Trucca la tua mente prima che perda la mia, il tuo amore mi ha fatto trascorrere il tempo". L'amore usa e getta è il tema di questa frizzante canzone funk, dove i riff solari di LaBar si sposano alla perfezione con il drumming scanzonato di Coury: "Abbi compassione per l'anima di un pover'uomo, sono stato giù per tanto tempo e non avrei mai pensato di arrivare a questo punto. Prima mi amavi, poi mi ha scansato, hai chiuso la porta e girato la chiave. Vedo solo nero, tu sei il diavolo in persona". Il diavolo si è incarnato nella bella ragazza, le cui forme generose vengono trascritte con un assolo che rende bene l'idea della sua sensualità: pungente, vigoroso, melodioso. La donna è un vampiro che risucchia energie e sentimenti, così come cantato nell'ultimo passaggio, dopo la breve e bella parentesi strumentale che smorza un po' il ritmo generale: "Cosa dovrebbe fare un povero ragazzo come me? Ho fatto ogni cosa in mio possesso, sono stato sincero, ma tu ti sei comportata da randagia, mi hai succhiato l'amore come un vampiro. Tu sei il diavolo". E con questo ultimo blocco il brano sfuma lentamente con una lunga coda.

Hot And Bothered

Hot And Bothered (Caldo E Frastornato) risale al 1991, quando ancora il batterista Fred Coury militava in formazione, e poi inserita nell'ultimo album, quando questi aveva già lasciato la band, ma il risultato non cambia di molto, parliamo pur sempre di un pezzo hard rock contaminato dal blues, scelto come singolo e dotato di uno spassoso videoclip purtroppo passato pochissime volte in tv. La traccia fa parte della popolare commedia "Wayne's World", da noi uscita col titolo di "Fusi di Testa", scritta e interpretata dall'attore Mike Myers, che compare anche nel videoclip, ma nonostante la pubblicità del film il brano non entra lo stesso in classifica, se non nei gradini più alti, per poi sparire poche settimane dopo. Musicalmente e liricamente non aggiunge molto alla bontà del lavoro, risultando uno dei brani minori, composto per essere cantato dal vivo, con tutto il supporto del pubblico. "Tu mi fai saltare fuori dalla pelle, mi tieni sulle spine. Tu spezzi il mio cuore e lo fai fermare. Mi hai raccontato di avermi amato davvero, ma poi ti ho sentito parlare di un altro ragazzo. Ho preso una doccia gelata ma l'acqua era bollente. Il modo in cui mi hai scosso, mi hai stretto un nodo al collo". Si parla di un amore stroncato, una bella batosta subita dall'uomo, e perciò il contesto non è altro che una scusa per fare casino e gridare il proprio dolore al mondo intero. Il refrain entra in testa al primo colpo: "Ora ascolta, ci facciamo un giro in città, svuotiamo le tasche fino a quando il gioco non ci annoia, poi mi sbatti al suolo e te ne vai, lasciandomi caldo e frastornato". Tutto sommato un buon pezzo, non eccellente come le restanti hits, sia liricamente che musicalmente, tanto che viene messo in ombra dalle altre tracce.

Through The Rain

Le delicate note del pianoforte danno inizio a un'altra ballad, quella più dolce e musicalmente orecchiabile, la splendida Through The Rain (Nonostante La Pioggia), inno alla salvezza e alla speranza, carico di sogni propositivi, che diffonde un messaggio bello e importante: quello di non arrendersi mai, nonostante le tante avversità che incontriamo. Il gusto melodico della band è sbalorditivo e i musicisti mettono a segno l'ennesimo lento da lacrime. "So che è difficile in questo modo folle trovare la verità da capire, so che è dura voltare pagina e seguire una linea e avere fede. A volte, quando non puoi vedere la luce, e quando il mondo sembra freddo, perduto nel mare, affoghi nel tuo dolore. A volte, il sole brilla nonostante la pioggia". Anche se il mondo è indifferente, freddo, e comporta solo dolore e oscurità, ogni tanto capitano i miracoli della natura, i raggi del sole attraversano le nubi nere e fanno risplendere la terra. "So che è dura in questo freddo mondo, provare amore. So che è dura, ma alla fine troveremo tutti la nostra strada. Questa è la vita, amico mio, e quando non c'è luce, l'oscurità avvolge il mondo e tutto affoga nel mare, non temere, perché a volte il sole brilla nonostante la pioggia". Il cambio di tempo è morbidissimo, il bridge risplende di luce propria, come quel sole tanto invocato nelle liriche, simbolo di rinascita e di conforto dai mali terreni: "Nel dolore il mondo continua a girare, niente cambia, ma le speranze ci sono. Non possiamo guidare le stelle, ma ce la faremo". Contro il destino bisogna battersi, senza arrendersi, senza darsi per vinti. La partita va giocata fino in fondo e alla fine c'è sempre una piccola speranza di vittoria. La voce al vetriolo di Keifer è colma di malinconia e di dolore, ma nonostante i rimpianti, le esperienze negative, i dolori accumulati, egli riesce ad esorcizzare le paure dell'esistenza e rimettersi in carreggiata. Questa è una canzone molto personale, quasi un grido di luminosità dopo i recenti interventi alle corde vocali.

War Stories

Scritta in collaborazione col produttore Desmond Child, War Stories (Storie Di Guerra) sembra un po' la sintesi della carriera di Tom Keifer e della sua band, sempre in lotta contro il destino e contro la sfortuna, ma ancora in piedi, a pungi stretti, per sopravvivere alle avversità. La costruzione è molto semplice, così come il suono, a metà tra Bon Jovi e Rolling Stones, per una canzone che riflette la dura situazione di un uomo: "Tirati su dallo sgabello, lascia che ti racconti alcune storie su come la vita possa essere crudele. Ho fatto grandi sogni che poi si sono trasformati in polvere, ho bisogno di un po' di petrolio perché sento di arrugginire. Sto cercando di guadagnarmi da vivere, di trovare la mia strada". Keifer sembra parlare a tutto noi, o forse è rivolto all'etichetta discografica che li ha scaricati, e chiarisce subito che non ammette nessuna resa. Il ritmo è frizzante, le chitarre di LaBar e di Brittingham graffiano a dovere, pur restando elementari nel riffing, ma è la melodia a non colpire a fondo, specialmente nel refrain: "Cerco di andare avanti, sparando alla luna, cercando di essere qualcuno, ma invece mi hanno abbattuto. Storie di guerra, sto lottando per la mia vita. Attraverso quelle storie di guerra ho combattuto e superato la vita". Sembra il resoconto di un soldato mandato in guerra in Vietnam, solo nella giungla, solo contro tutti, ma ancora non pronto a morire. Il drumming accompagna morbidamente i fraseggi chitarristici, senza spingere troppo sull'acceleratore, i Rolling Stones rivivono in queste note, e più si va avanti e più si ha la netta sensazione di trovarci di fronte a un pezzo di Mick Jagger e soci, uno di quelli partoriti nei primi anni 70. "Ma la vita è dura, picchia forte e ti butta a terra. Tutti prendono colpi, alcuni sopravvivono. Io ho chiesto un altro drink, ma lascia che ti indichi il dolore che ho avuto, dalla testa ai piedi. Ho lottato per guadagnarmi i soldi". L'uomo ha lottato per la libertà, per non restare schiavo della vita, e lo ha fatto lottando come un leone. Ora le cicatrici che riempiono il suo corpo dalla testa ai piedi sono la conseguenza di questa sacra lotta, un combattimento forse impari, un sacrificio verso il quale tutti noi siamo destinati. LaBar si diletta in un assolo screziato di polvere, ma è poca cosa, il ritmo frenetico lo riprende, lo assale, gli toglie spazio per la fase conclusiva: "Raggiungerò il cielo solo quando mi butteranno giù e mi impiccheranno, ma per ora sopravvivo e combatto la vita". La morte può attendere, adesso è il tempo del meritato drink, egli ha combattuto ed è sopravvissuto. La sua guerra l'ha vinta, almeno per ora.

Move Over

La cover di Move Over (Spostati), composta da Janis Joplin per il suo secondo album, uscito postumo nel 1971, sembra adattarsi alla perfezione alla musica dei Cinderella. Non a caso le radici che muovono le composizioni di Keifer e soci affondano proprio in quel periodo, negli anni d'oro del rock classico, quello sorto tra gli anni 60 e 70, e in effetti tale brano fa riaffiorare lo spettro di quegli anni. Il rock n' roll contaminato dal blues, dai suoni sporchi e afosi, qui viene incarnato alla perfezione: drumming vigoroso e chitarra selvaggia sono gli ingredienti cardine, ma vengono avvalorati anche dal leggiadro tappeto di tastiere che si impone lungo il corso della canzone. "Ho bisogno di una donna, Signore, lo sai che ne ho bisogno, e quanto te lo chiedo, dammela, tu puoi farlo. Per favore, non farlo a me, piccola, per favore prendi questo amore che ti offro e lasciami stare" è lo sfogo del vocalist nell'invocare un amore genuino e puro, ma anche non troppo ossessivo, perché egli si sente stanco, frustrato da una vita che va troppo veloce. "Non sono abbastanza pronto per camminare, che cosa farai della tua vita? Io penzolerò. Deciditi, però, stai giocando con me, deciditi o spostati". Non si è ancora pronti per la vita adulta, non si è pronti per crescere, perciò la soluzione è guadagnare tempo, ciondolare senza un traguardo effettivo. Bisogna fare una scelta, continuare a giocare oppure fare sul serio. Nel frattempo la vita va avanti, tra problematiche e ostacoli, e poche soddisfazioni, ma c'è sempre la musica ad allietare le faticose giornate dell'uomo comune. I Cinderella sfornano una buonissima cover, appropriandosi dello spirito originario. Il pezzo, mai uscito su un loro album, vede la luce per la prima volta nel 1991, inserito nella raccolta di beneficenza alla lotta contro la tossicodipendenza.

Conclusioni

Prodotto da Mercury e Island Records, il greatest hits "Once Upon A..", dal titolo che richiama ovviamente la celebre fiaba di Cenerentola, è un contenitore di pezzi fenomenali, tutti, o quasi, che fanno parte della crescita musicale di ogni metallaro che si rispetti, ma non solo, poiché, almeno in un paio di occasioni, come nella incandescente "Gypsy Road" o nella malinconica ballata "Don't Kown What You Got ('Til It's Gone)", i Cinderella sono riusciti ad evadere dall'ambiente metal conquistando i cuori di milioni e milioni di ascoltatori, appassionati di altri generi musicali. Dieci anni da mettere in musica, dieci anni da racchiudere in quindici pezzi, tredici dei quali già conosciuti più due inediti, che aggiungono poco alla bontà del lavoro: "War Stories", discreto brano scritto in collaborazione col popolare produttore Desmond Child, e "Move Over", cover di Janis Joplin del 1970, eseguita dal vivo durante il Moscow Music Peace Festival del 1989, bella iniziativa di beneficienza tenuta in Russia in compagnia di Scorpions, Skid Row, Bon Jovi, Motley Crue e Ozzy Osbourne, le cui esibizione finiscono in una interessante raccolta dal titolo di "Stairway To Heaven/Highway To Hell", album di cover appartenute ad artisti deceduti per abuso di droghe. Come se non bastasse, la Mercury prepara una versione estesa della raccolta, specifica per il mercato asiatico, contenente due canzoni in più e tratte dal primo album, e un DVD contenente tutti i videoclip realizzati dalla band. La crisi dell'hard rock è ancora evidente, ma nell'aria c'è una nuova sensazione, forse di ripresa, che coinvolge tutta la scena rock: il metal si sta riorganizzando per ripartire alla grande, in poco troviamo una nuova ondata metallica che riaccende in cuori degli ascoltatori e che ricomincia proprio dal 1997, anno della rinascita delle scuole tradizionali, che vanno ad allinearsi accanto ai sottogeneri più freschi, comunque debitori della tradizione. Il neo power metal, il nuovo black metal, contaminato dal folk, lo sviluppo dello sludge, l'indomita forza dello stoner, il nuovo heavy classico, l'ascesa del post metal e del post grunge, il successo del gothic metal, rianima la sacra fiamma del rock, seppur le arene sono lontani ricordi, così come le milioni di copie e i passaggi in radio, ma piuttosto si riparte dalla nicchia, dai piccoli-medi locali, forgiando una nuova generazione di spettatori. In questo periodo fioccano i best of di ogni genere e di qualsiasi band, da una parte vengono lanciati sul mercato per avvicinare i ragazzi a talune band, dall'altra per celebrare carriera e anni d'oro che negli anni 90 erano stati infranti. "Once Upon A.." ottiene un enorme successo, e così si riaccendono i riflettori sui Cinderella, i quali intraprendono un inatteso tour mondiale, col supporto però della nuova etichetta discografica, la Cleopatra, casa discografica indipendente, fondata in California ne 1992 e specializzata su raccolte e live di band darkwave e sleaze metal. I concerti in giro per il globo ovviamente non raccolgono le presenze di qualche anni prima, in termini di numeri la situazione è notevolmente cambiata, ma la band è ancora affiatata e incandescente, le sue esibizioni mettono sottosopra i piccoli palazzetti. Ve n'è uno, in particolare, che vede i Cinderella esibirsi per due sere consecutive, il 2 e il 3 ottobre 1998: il Key Club di Hollywood, che proprio in queste serate celebra lo spirito hard rock che ha sempre contraddistinto la scena losangelina. La band registra il concerto e pochi mesi dopo pubblica il bellissimo "Live At The Key Club", chiudendo definitivamente l'attività. Nonostante il successo riscontrato da compilation e album live, i Cinderella non riescono a ripartire, intralciati soprattutto dalla Sony, che ne compra i diritti legali per un eventuale nuovo disco per poi rimangiarsi tutto, lasciando i musicisti per strada e con una causa legale che durerà tre anni. La cattiva sorte della band americana prosegue, spezzando i sogni di tutti fan che la seguono. A questo punto, Tom Keifer lascia i compagni di squadra, optando per una carriera solista, e riunendo il gruppo solo per esibizioni estemporanee. "Once Upon A.." è una fiaba suddivisa in quattro capitoli e che racchiude il meglio di questa grande formazione, tra le migliori nella storia del genere, e perciò è un dischetto perfetto per conoscere l'intera carriera dei Cinderella e per entrare in contatto con questa magica musica, intima e adrenalinica.

1) Shake Me
2) Nobody's Fool
3) Somebody Save Me
4) Gypsy Road
5) Don't Know What You Got (Til It's Gone)
6) The Last Mile
7) Coming Home
8) Shelter Me
9) Heartbreak Station
10) The MOre Things Change
11) Love's Got Doin' Time
12) Hot And Bothered
13) Through The Rain
14) War Stories
15) Move Over
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