CINDERELLA

Live At The Key Club

1999 - Cleopatra

A CURA DI
ANDREA CERASI
29/05/2019
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Se una band fa scintille su disco allora bisogna metterla alla prova sul palco, dove può librare lo spirito animalesco insito nella propria musica, contagiando migliaia di spettatori nello stesso momento e in una sorta di celebrazione artistica che coinvolge tutti i sensi. Una cerimonia sacra alla quale nessuna formazione può sottrarsi. Non che i Cinderella avessero bisogno di conferme, essendosi esibiti per dieci anni in ogni angolo del mondo e in festival importanti, raccogliendo migliaia e migliaia di fans, tutti riuniti per intonare insieme a loro gli inni che hanno reso grande lo sleaze metal fine anni 80 e primi 90. Tuttavia, era mancato il tempo per registrare un concerto intero e pubblicarlo. Tale occasione arriva in un periodo particolare, non molto felice, quando della band non resta altro che un glorioso passato e un presente nero e insicuro: il licenziamento da parte della storica etichetta, lo split durato un paio di anni, la poca affluenza agli ultimi live, la cancellazione dei videoclip da parte di MTV. Insomma, nella seconda metà del decennio, il periodo d'oro è bello che passato, lo sanno tutti, musicisti compresi, e forse è anche per questo che Tom Keifer e soci si affidano a una piccola casa discografica indipendente per promuovere e distribuire il nuovo materiale. La Cleopatra Records è un'etichetta californiana fondata nel 1992 e specializzata sulla musica elettronica, sul gothic rock anni 80 e sull'hard rock, non offre grandi prospettive ma ai Cinderella di fine anni 90 va più che bene, ormai amareggiati dal trattamento riservato dalla Mercury, che li aveva scaricati, e dalla Sony, che prima li mette sotto contratto e poi rifiuta inspiegabilmente di pubblicare il nuovo album, a lavori quasi terminati, preferendo imbarcarsi in una causa legale che durerà tre anni pur di non distribuirlo. In questo momento di crisi e di forti incertezze anche i giganti devono piegarsi, e ai Cinderella non resta che riunirsi per una serie di piccole esibizioni in giro per gli Stati Uniti, tanto per testimoniare la volontà di andare avanti e di proseguire a testa alta nonostante le avversità. Durante questo breve tour, capitano due indimenticabili concerti, eseguiti le sere del 2 e 3 ottobre 1998 nella cornice dello storico locale Key Club di Hollywood, chiamato in precedenza Gazzarri's Strip, posto non molto grande ma certamente importante per tutta la musica rock, che nei precedenti decenni ha visto suonare act leggendari quali Doors, Van Halen, Motley Cure, W.A.S.P. e molti altri. Il vocalist Tom Keifer sceglie questo locale come nuovo inizio, richiamando a sé i suoi fedeli compagni di avventura: Jeff LaBar, Eric Brittingham e Fred Coury, illudendo i fans con la promessa di un proseguo di carriera che purtroppo non ci sarà mai. A questo punto, le premesse per un ritorno in grande stile ci sono tutte, i pezzi inediti per un nuovo album pure, ma i tempi sono cambiati e la band viene lasciata sola. "Live At The Key Club" resta l'ultima testimonianza dei Cinderella prima di un nuovo split, un buon live album contenente tutte le hit che hanno reso famosa nel mondo la band americana, e così, lungo il cammino, che ripercorre l'intera carriera dei ragazzi dei Filadelfia, ritroviamo popolari inni hard rock screziati di blues come, ad esempio, le inarrestabili "Gypsy Road", "The Last Mile", "Push, Push" e "Shelter Me", oppure le struggenti ballate "Heartbreak Station" e "Don't Know What You Got (Til It's Gone)", tutti brani che ogni buon metallaro conosce a memoria. Una raccolta che vede una band in grande spolvero, selvaggia come al solito, scatenata per natura, nonostante una produzione non proprio eccelsa e dai suoni poco nitidi, ma che passano in secondo piano rispetto alla classe e al talento dei quattro musicisti coinvolti e alla bellezza dei pezzi scelti e messi in scaletta. Un album che termina una fiaba intensa e appassionante.

The More Things Change

The More Things Change (Più Cose Cambiano) è pezzo di sporco hard blues che scalda il pubblico e introduce la band nel migliore dei modi. Forma smagliante e chitarre che si agitano libere nel locale. Come nelle leggende blues, la band esprime il proprio disagio e i propri sogni, e lo fa costruendo un ritmo dinamico e solare: "Mi sono alzato stamani dalla parte sbagliata del letto, mi sento come se mi fosse passato sulla testa un treno merci. Alla radio hanno passato sempre la stessa vecchia canzone, alcuni speaker parlavano del perché il mondo fosse in rovina". Il delirio al mattino, appena alzati, e un richiamo a un treno in corsa che svetterà per tutto il disco. Una quotidianità schiacciante, monotona e letale, che si arrotola su se stessa portando sempre le stesse cose, come una canzone passata alla radio o una società sempre immobile nel suo declino. Il pre-chorus è veloce e azzardato e comporta una punta di amarezza e di sfiducia nel prossimo: "Ma tutto questo parlare di pace e amore è solo per moda, perché ogni volta che ti fidi di qualcuno finisce che vieni stritolato". Oggi, che si dimostra una certa sensibilità ai temi ambientali, i più lo fanno per moda, per darsi un tono, ma poi sono i primi a fregarti. Il ritornello è un arcobaleno lucente che si stende su una vallata desertica, tra colline rocciose e paludi infestate: "Più cose cambiano e più restano le stesse. Ognuno è tuo fratello finché non si volta dall'altra parte. Più cose cambiano e più restano le stesse, tutti noi abbiamo bisogno di un miracolo che ci porti via il dolore". La riflessione è su un pianeta in eterno mutevole movimento, ma allo stesso tempo incapace di evolversi veramente, restando sempre lo stesso, dalla natura marcia e inquinata. Il dolore della vita, di una quotidianità pressante, può essere spazzato via soltanto da un miracolo, perché la vita è dolore, una lunga scia di problematiche che si accumulano giorno dopo giorno. Keifer riflette sull'esistenza, tutta uguale, di ogni uomo, divorato dai problemi e dalle frustrazioni, ed evidenzia tale situazione nella seconda strofa: "Questa mattina mi sono sentito usato, ho staccato il telefono e ho acceso la tv, ma questa trasmetteva sempre le stesse cose. Ognuno pensa di avere la risposta alle vecchie domande". La tv, così come la radio, trasmette sempre le solite cose, pone domande alle quali non si sanno dare risposte concrete, lasciando il popolo nella merda fino al collo. La vita va combattuta, nonostante la gelida canna della pistola puntata alla tempia, bisogna affrontarla con coraggio e a testa alta, se si vogliamo cambiare le carte in tavola. I riffoni polverosi di Jeff LaBar sono vera goduria, il basso pulsante di Eric Brittingham li accompagna dipingendo un panorama desolato e scheletrico nel quale affogare i rimpianti e le lacrime. Il pubblico è in delirio.

Push, Push

Il riff irriverente che introduce Push, Push (Spingi, Spingi) è una meraviglia che contagia presto la platea, tra fischi e appalusi calorosi. "Mi sto eccitando, devo provarci, lei vuole tutto, e questo è molto. Sono pronto, l'amore è sempre alla ricerca, sta diventando appiccicoso, pensavo lei potesse prendermi, mi ha guardato e ha detto". Il sesso è di primaria importanza per le glam metal band, l'attrazione fisica la fa da padrona molte volte, e anche i Cinderella non si tirano certo indietro, rispondendo al richiamo della carne e del sangue che ribolle in tutto il Key Club di Hollywood. La ragazza accalappiata, questa volta, non è affatto una timidina tutta casa e chiesa, ma è selvaggia e spericolata, ed è lei stessa a chiedere al nostro protagonista di essere "spinta". "Ho bisogno di una piccola spinta, spingi, dammi una spinta", invoca Keifer con aria maliziosa e con la sua voce al vetriolo. Il drumming è muscoloso, il basso attizzante, il caldo aumenta di intensità per la seconda strofa: "Lei è davvero bella, si illumina come un'insegna al neon, lei pensa che sia amore, dice che col tempo arriva". L'amore arriva all'improvviso, sempre pronto ad attaccare, e una volta cacciata la preda, questo sentimento richiede molte energie, prosciuga le forze dell'amante, chiede sempre di più, instancabilmente. Brano estivo, da testosterone altissimo, intenso, malizioso, travolgente, ammiccante, adatto al rimorchio di qualsiasi pulzella. Nel locale che odoro di sudore e di ormoni.

Hot And Bothered

Hot And Bothered (Caldo E Frastornato), risalente al 1991, è un pezzo hard rock contaminato dal blues, scelto come singolo per l'ultimo lavoro, "Still Climbing", e dotato di uno spassoso videoclip purtroppo passato pochissime volte in tv perché intralciato dall'emittente MTV. La traccia fa anche parte della popolare commedia "Wayne's World", da noi uscita col titolo di "Fusi di Testa", scritta e interpretata dall'attore Mike Myers, che compare anche nel videoclip, ma nonostante la pubblicità del film il brano non entra lo stesso in classifica, se non nei gradini più alti, per poi sparire poche settimane dopo. Musicalmente e liricamente non aggiunge molto alla bontà del lavoro, risultando uno dei brani minori, composto per essere cantato dal vivo, con tutto il supporto del pubblico, e in effetti il richiamo live che ha è davvero elettrizzante. Tutto il pubblico intona le melodie a gran voce, incitando Keifer al microfono. "Tu mi fai saltare fuori dalla pelle, mi tieni sulle spine. Tu spezzi il mio cuore e lo fai fermare. Mi hai raccontato di avermi amato davvero, ma poi ti ho sentito parlare di un altro ragazzo. Ho preso una doccia gelata ma l'acqua era bollente. Il modo in cui mi hai scosso, mi hai stretto un nodo al collo". Si parla di un amore stroncato, una bella batosta subita dall'uomo, e perciò il contesto non è altro che una scusa per fare casino e gridare il proprio dolore al mondo intero. Il refrain entra in testa al primo colpo: "Ora ascolta, ci facciamo un giro in città, svuotiamo le tasche fino a quando il gioco non ci annoia, poi mi sbatti al suolo e te ne vai, lasciandomi caldo e frastornato". L'atmosfera, all'interno del locale, è eccitata, fumosa ed elettrica.

Shelter Me

Shelter Me (Riparami) è un grande pezzo rock che omaggia i Rolling Stones, con tanto di pianoforte ad arricchire il sound. Il giro di chitarra acustico e l'armonica puntano dritti al cuore, trasmettendo una certa malinconia di fondo, dando modo alla prima strofa di originarsi in un'atmosfera sulfurea e lontana nel tempo, che prende a piene mai dal rock blues degli anni 60: "Tutti hanno bisogno di un posto dove nascondersi, da qualche parte nel proprio intimo, senza gli altri possano scovarli. Prima o poi tutti noi abbiamo bisogno di trovare questo luogo, per alcuni è il dottore e per altri il rock n roll". Se il primo verso, tutto in acustico, è cadenzato e nostalgico, capace di mettere in risalto una dimensione intima e fragile, il secondo accelera il passo, evidenziando una linea melodica splendida e ricca di pathos, che canta di un rifugio personale nel quale tutti noi troviamo riparo. "Per altri ancora è la bottiglia, per altri le pillole, alcuni leggono la bibbia perché gli dà una scossa. Io ero l'unico a pensare che tutti questi personaggi fossero delusi da ciò che vedevano, ma se vivi in una casa di vetro non scagliare sassi contro di me". La vita è amara e piena di problemi, tutti noi tentiamo di fuggire in qualche luogo astratto, in una dimensione intima, c'è chi si rifugia nella musica, chi nell'alcool, chi nei medicinali, chi nella fede religiosa. Nei momenti più bui, tutti noi abbiamo bisogno di prenderci una pausa dal mondo e riflettere in solitudine. Il ritornello, sempre in acustico, conquista al primo ascolto, tanto è bello e soave, e si presenta quasi come un grido di aiuto dai mali terreni che attanagliano l'essere umano: "Tutti desideriamo un po' di riparo, solo un piccolo aiuto nel quale confortarci, un po' di aiuto, un riapro e va tutto bene". Il destino gioca con le nostre vite, come se fosse un lancio di dadi, e noi poveri esseri umani non abbiamo altra alternativa che cercare conforto nell'ago, o nelle pasticche, nella musica o nella fede: "Per alcuni è un ago e per altri una pasticca, per altri una bibbia. Tu puoi spendere i tuoi soldi come vuoi ed essere ricompensato con il lancio dei dadi che deciderà il tuo destino".

Night Songs

Le chitarre si impennano e un ritmo minaccioso come una notte tempestosa introduce la danza scheletrica di Night Songs (Canzoni Notturne), bomba mid-tempo che induce tutti i presenti a danzare e che narra la sporca leggenda del musicista rock, sempre in giro per locali notturni, con la fida chitarra in spalla, pronto a urlare il proprio disagio, la propria miseria, per riscattarsi da una vita difficile. Il riff principale sembra un lamento, un ululato grottesco, poi la voce di Tom Keifer irrompe velenosa al microfono: "Facendo questo lavoro non si pagano le bollette. Stanco e malato, la corsa al successo cattura le mie emozioni, girando per strada con neanche un centesimo in tasca. Scende la notte e sono pronto a spaccare". Ripercorriamo le emozioni del giovane musicista, un solitario con la passione per la musica dura e col sogno del successo ancora relegato nel cassetto. Ma il ragazzo non demorde, il giorno riposa, vive di pochi spicci, ma la sera si prepara, macinando chilometri su di un carretto, spostandosi da un palco all'altro. "Ho bisogno di un po' di benzina, sto raggiungendo la strada 116 e sento caldo, vedo il vapore. Dimentica il giorno perché stiamo per urlare". La grinta e l'adrenalina del concerto lo divorano, gli danno la carica per affrontare il pubblico e la notte. La sua musica si espanderà nell'aria notturna, calda, inondando i timpani dei presenti. Il ritornello è seducente, ipnotico, poggiato su una quartina colma di rabbia: "Canzoni notturne ululano nella luce, cantando canzoni notturne si rende bella la giornata. Alzate i bicchieri, assaggiate queste canzoni notturne". Il riscatto della giornata giunge nel momento in cui il musicista canta e suona la sua musica, orgoglioso di donare l'arte alla piccola folla davanti al palco. Il ritmo non cambia, procede lento e velenoso, trascinandosi, come sabbia del deserto spostata dal vento, verso un'altra strofa: "Viaggiando verso est e viaggiando verso ovest, dormendo tutto il giorno ma senza mai riposare. Guardando il tempo che sta fermo, non è giusto, vivere il momento, è tempo di tenerlo stretto". Si viaggia da una parte all'altra, di città in città, macinando migliaia di chilometri in auto. Passano le giornate, eppure il tempo sembra fermo, stanco, paralizzato, e il musicista non riesce mai a rilassarsi, perché oppresso dalla miseria della vita, dai sogni di gloria che non sembrano mai arrivare, dai problemi quotidiani. Un inno alla notte, un inno alla musica come libertà dai mali e dalle fatiche.

Somebady Save Me

Somebody Save Me (Qualcuno Mi Salvi) è un altro brano studiato per essere proposto live. "Quando ero ragazzino dicevano che stavo invecchiando, ma allora non potevo sapere che avrebbero pianto sulla mia spalla. Mettere il proprio denaro in una bella casa e prendersi moglie, lei incasserà la tua assicurazione sulla vita quando ti accoltellerà". Le asce dei chitarristi sono affilatissime, il ritmo serrato, la melodia trascinante. Tutto è in regola per il singolo perfetto, un pezzo che parla, come al solito, di una vita difficile, di sogni distrutti, dove un uomo si ribella alle regole imposte dalla società: una casa, una bella moglie, i soldi in banca, una vecchiaia piatta, aspettando la morte, che potrebbe arrivare con una coltellata da parte della moglie per incassare l'eredità. Tom Keifer canta di questa vita, e nel prezioso ritornello invoca aiuto, invoca il dottore perché si sente male, crede di essere stato avvelenato dalla "dolce metà": "Qualcuno chiami il dottore, mi sento abbastanza debole. Qualcuno prenda la barella prima che cada a terra. Qualcuno mi salvi, ho perso il lavoro, mi hanno fatto diventare matto". Nel videoclip la band si scatena sul palco, incitando il pubblico accorso numeroso nell'arena, e tra giochi di luce e colori sgargianti degli abiti, la musica va avanti investendo tutti. "Tutti hanno le loro opinioni ma nessuno ha le risposte, e la merda che hai mangiato per colazione ti farà venire un cancro. Stiamo correndo in cerchio, correndo verso la luce del mattino, e se non sei abbastanza malleabile arriverà l'inferno". La merda che mangiamo e che respiriamo ci farà venire il cancro, tutti pongono domande ma nessuno sa le risposte, e corriamo in cerchio facendo sempre la stessa strada, gli stessi errori. Una vita amara e stanca, prestabilita, che la band cerca di sovvertire, spezzando la catena, distruggendo questo circolo vizioso, solo per sfuggire a questo inferno terreno.

Heartbreak Station

È tempo di prendere un bel respiro, rilassarsi un momento e dedicarsi alla meravigliosa ballata Heartbreak Station (Stazione Dei Rubacuori), malinconica canzone che strappa via l'anima, ricolma dei suoi rimpianti e dei suoi dolori lontani, un po' sbiaditi dal tempo, ma che ancora oggi fanno male. L'arpeggio di chitarra si muove soave nell'ambiente, commovendo i presenti accalcati sotto al palco, in pochi fiatano, tutti si lasciano cullare dalla voce di Keifer che canta in acustico di un amore finito per sempre, volato via con l'ultimo treno. "Aspettando alla stazione con le lacrime agli occhi. A volte il dolore che ce li brucia come fuoco dentro il cuore. Mi affaccio alla finestra, è difficile vedere le cose che vuoi ottenere nella vita, perché queste vanno e vengono facilmente". Testo e melodia sono da lacrime, tristi ed emozionali, e altrettante sensazioni trasmette il bel videoclip, girato in bianco e nero nei pressi di una stazione ferroviaria, dove i musicisti cantano, vestiti da cowboy, e riflettono sol loro lungo viaggio. Il ritornello è come una cartolina sbiadita, la voce di Tom Keifer è vaporosa come lo sbuffo del treno che passa sul tracciato, la melodia dritta e severa come i binari che conducono il treno lontano dalla stazione: "Lei ha preso l'ultimo treno, lontano dal mio cuore. Ha preso l'ultimo treno ed ora penso che ricomincerò tutto daccapo". Un canto di riflessione, un inno all'amore sprecato, ma che nonostante tutto lascia sul palato dei bei ricordi e delle piacevoli sensazioni. Il pianoforte entra a dar man forte alla chitarra acustica: "Guardando i giorni che passano, pensando a tutti i piani che abbiamo fatto, giorni che sono diventati anni, il divertimento che svanisce. A volte penso a quei giorni, altre volte non voglio pensarci e li dimentico. Aspetto il treno delle 9.20, aspetto un ricordo". La vita è imprevedibile, una coppia fa programmi a lungo termine, non sapendo che tutto potrebbe finire da un giorno all'altro. Le opportunità sono come treni in transito, bisogna afferrarli al volo, altrimenti si perdono nel tempo. E il tempo è impietoso con tutti, lascia solo ricordi in frantumi e cuori spezzati, perché ci mette davanti agli occhi lo scorrere della vita. "La mia donna è andata via e non tornerà mai più. Il mio amore è come un treno a vapore che scorre via sul tracciato". L'assolo di LaBar è sofferto, il pianoforte dipinge emozioni intense, e la ballata è perfettamente riuscita, scende in profondità e arriva a toccare le corde del cuore. La sala è letteralmente rapita.

The Last Mile

The Last Mile (L'ultimo Miglio) racconta del tema del viaggio, dove, macinando chilometri su chilometri, infine si ritorna a casa felici e soddisfatti dopo mille avventure. "Io, Billy e la vecchia signora Jane ci siamo fatti dare un passaggio, prendendo un veloce treno in movimento. Abbiamo raggiunto la cima con le nostre teste che giravano. Non sai mai cosa hai fino a quando non stai tornando indietro. Laggiù, sulle fattorie del Mississippi, la gente mi ha detto di vivere giorno per giorno". Il vocalist, su un drumming roccioso impartito dal batterista, ci racconta della sua esperienza nel sud degli Stati Uniti, un percorso che presto lo riporterà a casa. Sul tour bus, la band attraversa i classici paesi di provincia americani, quelli che trasmettono una sensazione di libertà e di benessere, dominati da terreni coltivati, fattorie e casette in legno. L'aria del vecchio blues traspira in tutta la sua essenza, e persino nei cori che troviamo nel buon ritornello, a dire la verità simil-gospel, che narrano delle ultime miglia da percorrere: "E percorro l'ultimo miglio prima di dormire, ci vorrà un po' prima di trovare la pace. Con lo stesso stile ho vagato per anni fino all'ultimo miglio, e adesso posso seppellire le mie paure". Le paure svaniscono una volta compreso che si sta per tornare dove tutto è iniziato, nel luogo chiamato casa. La vita on the road ha messo a dura prova le forze dei ragazzi, ma le prove sono state tutte superate, e ora è tempo di tranquillità e di riposo. "Ho una lunga strada da percorrere prima di raggiungere la luce del giorno, tanti problemi sulle spalle, devo trovare una via migliore. È sempre la stessa vecchia storia, non si ottiene mai ciò che si desidera, e più si ha e più vuole. Talvolta lo fai e poi non lo fai, credo di essere sempre stato un vagabondo, perché quando mi muovo posso opporre resistenza". La notte, e quindi il dolce riposo, è teatro di incubi e di pensieri, di riflessioni e di ricordi: il musicista è tormentato dal rimpianto, ma è anche positivo nel trovare una sua logica nel destino. L'uomo è egoista e avido, più possiede e più desidera, ma la filosofia di vita del cantante è quella di sapersi accontentare, di prendere la vita per quello che è, nonostante i problemi sulle spalle. l'importante è muoversi, muoversi sempre, come un vagabondo, ed essere sempre alla ricerca di qualcosa per cui vale la pena alzarsi la mattina. La riflessione finale giunge nella coda del brano: "Non so più dove sto andando, ma so dove sono stato. Mi guardo attorno e noto che tutti stanno cercando qualcosa per ritenersi vincitori". Il futuro è incerto, il passato è ormai lasciato alle spalle.

Coming Home

Uno dei brani di punta della track-list si intitola Coming Home (Tornando A Casa), meravigliosa semi-ballata che fa presa sui cuori dei più nostalgici, e infatti non appena attacca il pubblico strilla e si dimena. Un idillio fatto di passione e di senso di rivalsa, per una narrazione che non è altro che un racconto di vita. La chitarra a dodici corde accompagna le vocals per parlare di vita on the road, ancora una volta, e del desiderio di tornare a casa per riabbracciare i proprio cari. Come rappresentato nel bel videoclip, il protagonista viaggia in moto per le strade d'America, fino a quando la sua moto non si rompe, lasciandolo a piedi. Il giovane fa l'autostop e finalmente raggiunge la sua amata, liberandosi in una sensazione di pace che esplode nel momento in cui ritorna a casa, tra le braccia della famiglia, qualsiasi essa sia. "Ho fatto una passeggiata lungo una strada, è la strada in cui avrei dovuto rimanere. Ho visto il fuoco nei tuoi occhi, ma un uomo ha il suo destino da affrontare. Allora, sei abbastanza decisa per il mio amore? Basta chiudere gli occhi oscurando il cielo sopra di te. Sto tornando a casa", Keifer narra del suo trascorso in una melodia stupenda che si struttura su un delicato arpeggio di chitarra. "Ho fatto un giro per il mondo, sarò agitato per il resto della mia vita, sento il tuo cuore battere forte, tesoro, e a volte taglia come la lama del coltello. Dunque, sei abbastanza decisa ad accogliere il mio amore? Chiudi gli occhi, torniamo a casa". L'atmosfera è bella e coinvolgente, la sezione ritmica accelera per prepararci al ritornello, delicato e snello che conquista al primo ascolto: "Tesoro, lascia che il tuo amore brilli insieme al mio, cantiamo insieme, sei sulla mia strada, continua a brillare con me. Stiamo tornando a casa, lasciamo libero". Casa è metafora di condivisione, di amore condiviso, ma anche di libertà di essere se stessi. La coda finale è un crescendo gospel di grande intensità, che mette in evidenza tutta la passione della band per la musica nera.

Fallin' Apart At The Seams

Fallin' Apart At The Seams (Cadendo A Pezzi Alle Giunture) viene evirata della sua introduzione blues per attaccare con le chitarre impennate, coinvolgendo subito la folla. La prima strofa è poggiata su un riff in acustico, di indole Zeppeliana: "Guardo indietro a quando ero giovane, ho provato a cantare, ma la mia canzone era stata già cantata. Ora non nessuna preoccupazione, non ho nessuno da chiamare e che possa essere mio. Penso di esser diventato troppo vecchio e tutto quello che avevo è andato in pezzi". Si incomincia guardandosi indietro nel tempo, a quando si era giovani, e subito i rimpianti prendono forma nella mente del narratore. La vita poi è andata avanti e i sogni di un tempo sono andati tutti in frantumi. La seconda strofa si irrobustisce, gli strumenti si affilano e la sezione ritmica prende il sopravvento: "Cadiamo tutti a pezzi, il vecchio sembra più giovane adesso, ha perso il forte rispetto in qualche maniera. MI guardo allo specchio e ciò che trovo è solo il passato. Ora è tutto finito. Adesso è finita per sempre". L'amara consapevolezza di essere cresciuti, di avere altre esigenze rispetto alla bella età. L'innocenza è perduta e sono giunti i problemi. Il ritornello è un fulmine a ciel sereno, sporco, adrenalinico, ma avvolgente: "Il mio cuore è come una ruota e la mia testa è come pietra. Ho i miei ricordi ma non ho più casa, e sto cadendo a pezzi". La ricerca di casa è lontana, il viaggio è appena iniziato e sarà molto lungo. Lungo il tragitto l'uomo avrà la testa piena di ricordi: "I miei vecchi amici sembrano molto più vicini ora, in qualche modo cercano di resistere alla prova del tempo. Guardo il vincitore che colpisce il terreno, lo fa con forza, ma poi cede". L'uomo si guarda attorno, guarda le persone che conosce, le contempla, capisce che anche loro, come lui, combattono quotidianamente per non soccombere a questa vita problematica. Alla fine, però, tutti sono costretti ad alzare le mani. Il brano però non termina qui, perché la band lo allunga, raddoppiandolo nel minutaggio, inserendoci prima un solo di batteria di Fred Coury e poi una bella jam session con tutta la band, toccando punte di blues, di jazz e ri rock n' roll.

Don't Know What You Got (Til It's Gone)

Arriva Don't Know What You Got - Til It's Gone (Non Sai Ciò Che Hai Finché Non Lo Perdi) forse il pezzo più atteso di tutti, dalle atmosfere malinconiche e strazianti e qui eseguito in modo ancora più lento e straziante. Accendini in mano, la folla si lascia estasiare dalla poesia di una canzone che tratta della perdita di un amore e del vuoto che la sua assenza crea nella vita di una persona. Spesso ci si rende conto di quello che si è perso quando ormai è troppo tardi, infatti si tratta di un brano molto intenso, dove si esprime il dolore di una perdita. Pianoforte, il tramonto alle spalle, arpeggi delicati e un cuore frastornato da un amore perduto. Il dolore trattato nel testo non è solo fisico, è più che altro mentale, e allora dagli occhi del vocalist sgorgano le lacrime. "Non posso restituirti ciò che è stato perduto, i mali del cuore vanno e vengono, e tutto quello che lasciano sono le parole" canta Tom Keifer, con la sua voce rauca, vissuta, piena di lividi, cullando le sue memorie, ricordando il rapporto con la sua amata, ormai lontana dal suo cuore. Ma questa è una canzone che omaggia l'amore in generale, non solo un rapporto di coppia, quindi la famiglia, i cari, ma anche la gloria, il rispetto, la decenza, e infine i beni materiali, come una casa, i soldi, un pasto caldo, assumono grande importanza per una vita degna di essere vissuta. "Non sai quello che hai finché non lo perdi, e adesso non mi rimane che una canzone, ma anche questa è difficile da restituire", sottolinea il refrain dalla melodia irresistibile, e le tastiere, gli effetti della chitarra, i placidi rintocchi della batteria, invadono lo spazio, illuminando questo tramonto californiano con note luminescenti, dipingendo scenari drammatici e lacrimevoli. Il mondo del protagonista delle liriche è stato distrutto, il vessillo della gloria è stato strappato e bruciato, e adesso solo la miseria è sua amica. Ma l'uomo è un lottatore, prende a pugni la vita, e così cerca in tutti i modi di recuperare ciò che ha lasciato per strada.

Nobody's Fool

Nobody's Fool (Lo Sciocco Di Nessuno) possiede un ritmo leggiadro, scandito dall'arpeggio mistico della chitarra, dopodiché si alzano le tastiere e allora la prima strofa avvolge con estrema semplicità: "Conto le lacrime cadute che cadono davanti agli occhi. Sembra un migliaio di anni da quando abbiamo rotto i legami. Ti chiamo al telefono ma non ho avuto miglioramenti. Siediti da sola, è tempo che tu te ne renda conto". Quella che si racconta è una storia amara, un amore finito in lacrime, lontano nel tempo. Poi arriva il tempo del perdono, lui chiama lei, ma questa rifiuta di fare pace, ancora in collera, delusa dall'amante. Ma questi le rimprovera di essersi allontanato perché si sentiva trattato male, come uno stupido. "Non sono il tuo sciocco, non sono stupido, non sono lo sciocco di nessuno", il ritornello è bello e assolato come un giorno estivo, e fa percepire sulla pelle un'aria estiva. Basso e batteria in primo piano, si inseguono per poi farsi da parte per il riff principale di chitarra, sulfureo e astratto. "Hai preso la tua strada, io prenderò la mia, il sentiero di entrambi è già stato battuto, cercando un cambiamento di ritmo. La vita ha bisogno di essere addolcita. Ho cantato il mio cuore solo per fare un centesimo con cui ho comprato il tuo amore, ma adesso ho cambiato opinione". Il destino della coppia sembra già scritto, ognuno deve farsi da parte, proseguire il proprio cammino da solo. La vita è imprevedibile, ma è giunto il momento di darsi da fare per cambiare la situazione, dimenticare il passato e guardare al futuro. Lui si rammarica di essere stato fin troppo dolce con la sua donna, facendosi anche sottomettere in nome dell'amore, ma adesso ha il coraggio di gridare il suo disprezzo. Il brano va avanti seguendo lo stesso ritmo, dopo l'assolo il ritornello viene ripetuto innumerevoli volte, entrando nella testa, cullandoci nell'amara illusione. Delicato e bello da morire.

Gypsy Road

Gypsy Road (Strada Nomade) è un fenomenale e rovente pezzo hard rock diventato presto un cavallo di battaglia, una delle hit di tutto l'hard rock anni 80. Questo inno è molto atteso dal pubblico, che lo invoca a gran voce. Il tema del brano è ovviamente quello del viaggio e di uno stile di vita nomade, tipico dei musicisti sempre in tour, ma è presente anche la forte sensazione dello smarrimento, dell'inseguimento di un sogno e della solitudine che può colpire il viaggiatore, lontano da casa. "Ero così, adesso non sono quello che tu vedi. Signore, io ci provo e adesso sembra che tutti quei sogni stiano diventando realtà. Eppure, quegli stessi sogni mi stanno trascurando. Qualche donna dalla parlantina facile non appena mi vede qualche stampa sul viso un sorriso. Io guido tutta la notte e finisco nello stesso vecchio posto". Il disagio del vocalist è palese, la vita da rock star ha i suoi privilegi, come numerose donne superficiali che si avvicinano solo perché attratte dal successo, ma i sogni contrastano spesso con la realtà dei fatti, e alla fine quello che si cerca è un po' di riposo. Il riff grondante blues di Jeff LaBar ci abbraccia e ci scalda dal freddo inverno, il basso di Eric Brittingham è il motore pulsante del brano, quello che genera la scarica elettrica che ci conduce al glorioso refrain, più che altro simbolo di un modo di essere: "La mia strada da nomade non mi porta a casa. Ho guidato tutta la notte solo per vedere la luce dell'alba. La mia strada da nomade non mi riporta a casa, ma continua a proseguire perché mi fa sentire bene". Il sogno non è ancora finito, casa è ancora lontana, ma forse meglio così, perché la vita on the road dà le sue soddisfazioni e, nonostante la stanchezza, le persone false che si possono incontrare e le poche ore di sonno, ci si sente bene e si è felici. "E a chi interessa se faccio crescere i capelli fino al cielo. Prenderò un desiderio e una preghiera, incrociando le dita, affinché me la cavi sempre, e perché possa fuggire dagli idioti con la parlantina attirati dai soldi. Ho cancellato il sorriso dalla mia faccia, guido nella notte solo per continuare la corsa al successo". L'obiettivo è uno solo: raggiungere il successo, mai fermarsi lungo la strada, ma perseverare nel proprio sogno di gloria. "Talvolta mi sento così vecchio, ho la mia luce che sta brillando, ma sembra che sono così stanco. A volte mi sento freddo, troppo freddo. Voglio tornare a casa, anche se la strada che sto percorrendo non mi ci porta". La strada di Casa, però, è sempre agognata, e il successo e i soldi non fanno dimenticare le proprie radici.

Shake Me

Il delirio carnale e la passione sfrenata si chiamano Shake Me (Scuotimi), ultimo brano in scaletta, dove chitarre e basso si incrociano duellando tra loro in un andamento schizofrenico e agitato. I colpi inferti alla batteria sono potenti e diretti. "Ho incontrato questa ragazza attorno alle dieci meno un quarto, lo abbiamo fatto una volta, lei ha detto di farlo ancora, mi ha inondato del suo amore per tutta la notte e al mattino abbiamo continuato a darci dentro". Il vocalist racconta dell'incontro con una donna fatale, insaziabile, attratta da lui in modo maniacale. L'attrazione è talmente forte tra i due che subito dopo essersi conosciuti finiscono a letto insieme, dove fanno sesso per tutta la notte, fino all'alba. Nel pre-chorus Keifer si crogiola nel suo edonismo, ammettendo che il tutto sia stato molto piacevole e che lo abbia reso felice e spensierato. "Ora lasciami dire che tutto ciò è stato molto piacevole, la prima volta che ho visto quella ragazza sapevo già cosa voleva. Tutto ciò ti fa sentire bene, senza difficoltà, e lei non voleva problemi". Lei non voleva problemi, e con ciò si intende che era una questione di sesso occasionale e nient'altro, un istinto animalesco, viscerale, come quello che si impossessa della band per affrontare un ritornello godurioso e sfrenato, tipicamente glam: "Scuotimi tutta la notte, lei disse. Scuotimi e non fermarti. Scuotimi tutta la notte, piccolo mio". Si prosegue imperterriti, sempre su lidi rock n' roll: "Abbiamo urlato e ci siamo graffiati, scatenandoci a letto. Non sono mai riuscito a togliermela dalla mente, e adesso lei fa quelle chiamate generose, ma mi stritola con l'indifferenza, mi fa innervosire". Le chiamate di cortesia innervosiscono il cantante, i due sono rimasti amici, confidenti, ma l'attrazione animalesca è terminata, lo sfizio è stato tolto una volta per tutte. Il bridge è fulmineo, così come l'assolo di Jeff LaBar, dove una melodia zuccherina fa timidamente capolino: "Lasciamo che il fuoco bruci tutta la notte, perché abbiamo fatto tutto così bene. Tutta la notte, vieni da me, eccitami come si deve". Un brano sull'edonismo giovanile, sull'attrazione sessuale, sugli eccessi notturni, che chiude un live adrenalinico.

Conclusioni

Uscito nel luglio 1999, "Live At The Key Club" mostra una band affiatata, nonostante le ingiustizie subite nel corso degli anni che ne hanno minato il cammino, e per un attimo dà l'illusione al pubblico di poter vedere i propri beniamini uniti e decisi sul proprio percorso musicale. Ma i tempi cambiano, i torti di metà anni 90 pesano troppo sulla carriera della band, e così i musicisti decidono di arrendersi una volta per tutte, rinunciando a un monicker che è ancora oggi sinonimo di qualità. Dopo la contromossa della Sony che impedisce ai Cinderella di continuare a suonare, Tom Keifer alza le mani ed esce di squadra, optando per una carriera solista senza grosse pretese ma pur sempre di livello. Evidentemente, il percorso della formazione americana aveva un tempo prestabilito, doveva chiudersi qui. Il ciclo dunque si è chiuso, e i Cinderella sentono la pressione sulle spalle, ma nonostante tutto ci danno dentro un'ultima volta con un live sincero e ricco di passione. La band mette da parte lustrini e paillettes e dimostra ancora una volta la propria trascinante grinta sul palco, un'energia che è solo dei grandi. Davanti a un pubblico ristretto, i nostri mettono il palco a ferro e fuoco attraverso brani che hanno fatto la storia dell'hard rock, incendiando il piccolo locale di Hollywood, per tre decenni appartenuto all'italo-americano Gazzarri, imprenditore deceduto pochi anni prima, la cui morte ha visto subentrare una nuova gestione e un nuovo nome. Dal 2013 il Key Club non esiste più, la modernità ha fatto piazza pulita di moltissimi storici locali rock e i gestori hanno dovuto chiudere per la poca affluenza. La performance dei Cinderella acquista ancora più valore perché non solo celebra la fine di una carriera artistica di indubbio valore e di grandissimo successo commerciale, ma testimonia anche la fine di un'epoca che non tornerà mai più. Anche se non è l'ultima esibizione live in assoluto, dato che negli anni ci saranno alcune partecipazioni extra, come ad esempio il tour celebrativo del 2005 in compagnia di Poison e Ratt, o quello del 2008 con Warrant e Quiet Riot, con "Live At The Key Club" il gruppo saluta il proprio pubblico, i propri fedeli, con un album strutturato come greatest hits e che pesca dai lavori pubblicati in dieci anni: l'adrenalinico "Night Songs", il solenne "Long Cold Winter", il maturo "Heartbreak Station" e l'estivo "Still Climbing", a dire la verità il terzo e il quarto lavoro vengono solo sfiorati, mentre l'attenzione si concentra soprattutto sui primi due album. Comunque sia, quattro opere che mostrano una band alla continua ricerca di se stessa, quattro capitoli di una lunga storia che tratta di viaggi introspettivi, di amici perduti e poi ritrovati, di amori stroncati, di passioni smodate, di musica e di divertimento. Grazie a questo bel live possiamo ripercorrere, più o meno, le tappe fondamentali di questa enorme band, una delle più famose e importanti di tutto lo sleaze metal dell'epoca, e gioire, piangere e applaudire insieme a loro, testimoni di un mondo perduto e sempre più lontano dai nostri ricordi. Negli anni, varie etichette discografiche ridistribuiranno questo album in varie edizioni e con titoli diversi: "Live From Gypsy Road", "Cinderella: In Concert", "Cought In The Act", oppure il più recente "Stripped", tutte mosse commerciali che non aggiungono nulla alla carriera di questo formidabile gruppo. Purtroppo la cattiva sorte, come il cinismo delle etichette o i malanni subiti dal vocalist alle corde vocali, uno nei primi anni 90 e uno nell'estate 2008, quando Keifer è costretto a una nuova operazione a causa di una emorragia alla corda vocale sinistra, ha inficiato profondamente sulla storia dei Cinderella, una storia tormentata e dai tratti drammatici, ma anche per questo affascinante e scabrosa, e che ancora oggi richiama a sé numerosi ascoltatori, tutti desiderosi di ascoltare e di vivere la musica di questa straordinaria, genuina, formazione hard rock.

1) The More Things Change
2) Push, Push
3) Hot And Bothered
4) Shelter Me
5) Night Songs
6) Somebady Save Me
7) Heartbreak Station
8) The Last Mile
9) Coming Home
10) Fallin' Apart At The Seams
11) Don't Know What You Got (Til It's Gone)
12) Nobody's Fool
13) Gypsy Road
14) Shake Me
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