CHILDREN OF BODOM

Hatebreeder

1999 - Spinefarm Records

A CURA DI
PAOLO FERRANTE
17/10/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Passano due anni da quell'esordio incerto, eppure così coinvolgente e significativo, ed i Children of Bodom tornano a farsi sentire con "Hatebreeder" (1999), dal quale avevano estratto un singolo pubblicato l'anno precedente; un  disco licenziato dalla "Spinefarm Records" ed anche (merita di essere menzionata!) dalla "Nuclear Blast Records" la quale, oltre a pubblicare questo CD, rilascia (sempre nel 1999) una limited edition del precedente album, "Something Wild". Questo secondo album dei Children of Bodom è stato distribuito, ad onor del vero, anche dalla "East Rock", dalla "NEMS Enterprises", dalla "Toy's Factory" (per il Giappone) senza contare le edizioni in musicassetta.. insomma, una diffusione planetaria che vede congiunti gli sforzi di colossi mondiali. Perché? Abbiamo parlato di un album d'esordio poco maturo, è vero, ma abbiamo anche sottolineato il fatto che questi giovanissimi hanno dimostrato una grinta eccezionale. Era indubbio quanto ci sapessero fare, nonostante le piccole incertezze tipiche degli esordi. Inutile dirlo, quanto la loro formula (che prevedeva allora più che oggi anche citazioni di musica classica, di film) riuscì effettivamente a fare presa (specie sul pubblico più giovane); oltre a questo abbiamo cinque bei ragazzi, dalla presenza scenica notevole, dei quali uno in particolare ha un carisma da vendere e già mostrava (nonostante la sua carriera fosse appena iniziata) tutti quegli eccessi da rockstar, cose che, come poche altre, sanno conquistare il grande pubblico. La formazione è dunque quella dell'esordio: Alexi Laiho alla voce e chitarra solista (ricordiamo che ha suonato anche nei Sinergy, di casa Nuclear Blast, sempre nel 1999.. a dimostrazione del sodalizio sempre più forte che lega lui personalmente con quella nota etichetta); Janne Warman alla tastiera; Alexander Kuoppala alla chitarra ritmica; Henkka T. Blacksmith al basso e Jaska Raatikainen alla batteria; non si può, poi, certo tralasciare la partecipazione di Kimberly Goss, cantante dei Sinergy (che quindi ricambiano il favore della collaborazione di Laiho; eppure, come vedremo, questa collaborazione nasconde una complicità che va oltre l'aspetto artistico). Questo dunque il background che annuncia il rilascio di "Hatebreeder": un album vuole percorrere gli stessi passi del precedente, smussando però alcuni spigoli ed evitando alcune leggerezze che sono state commesse nell'euforia iniziale. Che vi siano evidenti similarità, con l'esordio, lo testimoniano di certo una durata complessivamente molto simile, il ricorso ad ispirazioni mozartiane e cinematografiche, ma anche da una grafica piuttosto eloquente, sempre ad opera di Graham French, già autore del precedente artwork. In copertina troviamo, infatti, ancora il Tristo Mietitore. Il quale, in questa determinata occasione, non tende la mano in un gesto accogliente ma, al contrario e con fare quasi imperioso, indica (sembra) in direzione del lago puntando comunque gli occhi sull'osservatore. La scena mostra il lago, così caro al gruppo (e così opposto alla desolazione della precedente copertina), il colore predominante è il verde (anche in questo caso contrasta molto col rosso dell'album d'esordio, forse si può ritenere essere anche contrario, stando al senso comune); mentre il font usato per logo e titolo è lo stesso usato nel precedente album. Un senso di continuità, sì, ma con la precisazione del voler fare qualcosa di diverso (o per certi versi l'opposto!). Abbiamo infatti citazioni neoclassiche sempre più marcate; già Laiho aveva messo in chiaro il fatto che per quanto gli riguarda non ci sono confini tra generi ed altre cose simili, con questo album tutto ciò diventa ancora più evidente. Un lavoro che aspira a fissare tutti gli elementi, tirati in ballo nell'album d'esordio, in un modo più coerente e compatto senza però rinunciare a quella enorme varietà e quello sprezzo dei generi e dei confini che ha fatto la fortuna di questa formazione. Per cercare di raggiungere al meglio ogni obbiettivo prefissato, ecco dunque che alla consolle viene richiamato il fedele Anssi Kippo, il quale è questa volta lasciato "solo" nel lavoro di produttore; a differenza di quanto invece accadde in "Something Wild", il quale vide invece l'apporto di Anssi  anche in fase mixing e recording, coadiuvato in fase di produzione contemporaneamente da Lahio e Jaska. Per "Hatebreeder" tutto cambia: Kippo è l'unico produttore e l'unico ad occuparsi del recording, mentre in fase di mixing e mastering troviamo rispettivamente Mikko Karmila e Mika Jussila. Insomma, una sorta di cambio "ai vertici", il quale (è lecito pensarlo) risulta mirato per il raggiungimento dei traguardi che i Children of Bodom sentivano di voler raggiungere. Il tempo degli esordi promettenti era ormai finito. I Bambini volevano dare conferme, cominciando così a creare attorno a loro uno zoccolo relativamente duro di fan, di seguaci che potessero in qualche modo consolidare la loro fama. E non fu un caso, dopo tutto, il fatto che la "Nuclear Blast" decise di prenderli in simpatia. Il potenziale c'era eccome, servivano solo le persone giuste per tirarlo fuori e poi distribuirlo come si deve, a suon di campagne mediatiche d'alto livello e di tour da organizzarsi un po' in ogni dove, mettendo a disposizione palchi prestigiosi.

Warheart

Iniziamo con "Warheart (Cuore battagliero)" che parte citando una frase tratta dal film Amadeus (1984) diretto da Milo? Forman, film che tratta (come saprete) la vita di Wolfgang Amadeus Mozart ed è incentrato proprio sulla vita dissoluta dell'austriaco nonché della sua "rivalità" con un altro compositore realmente esistito: Antonio Salieri (rivalità assai romanzata, in quanto non fu mai storicamente provata l'esistenza di frizioni fra i due musicisti, egualmente apprezzati e stimati). Quella che sentiamo è una frase che sancisce la guerra aperta "Da adesso in poi, siamo nemici. Tu ed io." e dimostra ancora una volta il carattere irruento, impulsivo, di Mozart che già ai suoi tempi mostrava una tendenza autodistruttiva (e questo potrebbe essere un punto in comune con Laiho) tipica della moderna rockstar. Una sfida che vede contrapporsi il carattere riflessivo, mite, metodico e meticoloso di Salieri, contro il carattere impulsivo, eccessivo ed autodistruttivo di Mozart che ispira questo testo col suo cuore battagliero. Nel testo, infatti, il protagonista è un reietto, che sceglie un cammino oscuro e distrugge tutto ciò che trova sulla propria strada, lascia una scia di desolazione e la morte è la sua compagna. Ci si concentra appunto sul fatto che una vita così dissoluta porti solamente caos per sé e per chi sta vicino. Un cuore battagliero senza passione né amore, una voglia di mettersi alla prova e sfidare tutti, odiare il prossimo come se stesso; un animale libero, che si nasconde di giorno e si lascia guidare dalla notte, che combatte la propria battaglia dando la vita. Questo testo vuole essere quasi un inno all'impulsività, ad andare contro ogni regola anche a discapito della propria vita. Una botta di suono, giro di basso veloce, poi sinfonie e la chitarra che si impone vibrando e fischiando, riff veloci e graffianti, altre stoppate e quindi uno scream; la batteria esegue un tupa tupa al rullante, poi tutto un tripudio di melodia alla chitarra, il basso accelera e la batteria raddoppia la cassa per arrivare ad un blast moderato. Altra stoppata, influenze Black/Death si incontrano con momenti Power/Symphonic specialmente quando le sinfonie si collegano a piccoli momenti solistici, suoni che sembrano richiamare il clavicembalo portano immediatamente alla mente lo stile barocco. La voce si sposta su tonalità più basse, in una specie di growl, stoppata e quindi si passa ad un momento Progressive virtuoso alla chitarra, con propensione neoclassica che presto si trasforma in una cascata di note, improvviso giro di basso imponente, altra stoppata e quindi strofa al volo. Stacchi di batteria, le tastiere disegnano atmosfere neoclassiche, la batteria accelera e si impone con una profusione di pelli, la cassa è triggerata e quindi esce ben netta (merito di una produzione precisa e professionale che punta molto sulla qualità del suono). Ancora passaggi melodici alla chitarra, un'altra strofa ritmata e la voce che oscilla tra sporco e growl, anche il cantato è melodico, seppure estremo, ed è poco tecnico ma molto espressivo. Un primo pezzo che presenta un gruppo che vuole accentuare i contrasti e sottolineare l'aspetto più neoclassico.

Silent Night, Bodom Night

"Silent Night, Bodom Night (Notte silenziosa, la notte di Bodom)", con un titolo che fa il verso alla celebre "silent night, holy night?", inizia con una stoppata, anche di tastiera, veloci melodie e chitarre che si intrecciano, batteria potente che scandisce in modo netto tempi veloci e tempestati di rullante, la voce è irruenta e si fa strada con violenza, ritmi stoppati si alternano a passaggi melodici d'ispirazione Progressive, crescendo di chitarra e tastiera prendono pieghe Power, poi si passa ad una deriva barocca con velocissimi passaggi di tastiera con timbro da clavicembalo; la chitarra segue a ruota e quindi si innesca una lunga cavalcata strumentale che ricorda molto Malmsteen. Si riprende con la strofa, la voce è uno scream aspro e minaccioso, poi una tastiera con suono d'arpa accompagna una parte in stile Thrash/Death, forti contrasti e grande carica. Ancora la chitarra è protagonista con un crescendo che sfocia in un assolo in cui chitarre e tastiera duettano, sonorità neoclassiche e Progressive, ancora una strofa e chitarra vibrata, crescendo ed infine stoppata di chiusura. In questo pezzo abbiamo una strofa che si ripropone in maniera quasi identica, intervallata con momenti strumentali che sono delle vere e proprie fughe in cui un tema si ripropone a velocità vertiginose e con variazioni minime che, nel complesso, danno l'idea di un avanzamento, di una scala melodica. Batteria e basso sono un po' in ombra, nonostante ci siano dei momenti in cui il ritmo pesta forte ed il loro volume comunque non è affatto basso, però sembra che in questo pezzo la melodia la faccia da padrona ed il lavoro di tastiera è troppo avvincente per permettere di pensare ad altro. Un ottimo lavoro quindi, che vede alla guida la chitarra solista e la tastiera che si alternano, si intrecciano e si alternano di nuovo. Nel testo si parla dei tragici eventi del lago Bodom, le ignare vittime vengono battezzate dal lago, in cui si bagnano, inconsapevoli delle torture che subiranno di lì a breve. Il Mietitore ne vuole ancora, quando sembrerà tutto caldo egli riapparirà reclamando il suo tributo. Il Mietitore chiama attraverso una lama messa in mano ad uno squilibrato, e le acque del lago Bodom prendono una sfumatura rossastra, mentre i bambini di Bodom esalano l'ultimo respiro. Adesso, decadi dopo (il fatto è avvenuto negli anni '60) il Mietitore si trova ancora là, in una calma apparente, mai sazio, quindi faremmo bene a stare attenti. Un testo che gioca sulla leggenda del lago stregato, teatro di un massacro che ha sconvolto l'opinione pubblica per molto tempo ed ancora continuava a farlo, tramite nuove rivelazioni, perché è un mistero che non è mai stato del tutto svelato; ragione per la quale hanno iniziato a fiorire leggende e superstizioni. Un pezzo che si difende, ma non spacca del tutto. Potrebbe sembrare strano, visto che quella del lago Bodom è una fissazione del gruppo, ma ad aver scritto questo testo è stata Kimberly Goss.

Hatebreeder

La titletrack, "Hatebreeder (Seminatore di odio)", si presenta con un riffone cattivo di chitarra ritmica, in stile Death, poi la tastiera colpisce in modo netto, stoppate e quindi un riff in cui il basso si esprime con vigore, poi scariche di melodie a chitarra e tastiera, una strofa in stile Black con tanto di plettrata alternata, tempestata di colpi, si alterna a momenti Symphonic Power Metal, si mescola con le melodie producendo un ibrido mostruoso ed avvincente! Stoppate, tempi tirati, rullante pestato, assoli brevi in stile neoclassico sono le perle incastonate in una struttura di solido metallo, la tastiera imita gli archi e quindi abbiamo una variazione barocca, con grande trama di melodie e tempi cangianti. Stoppata, chitarra ritmica in primo piano, crescendo di rullante, colpi e stoppate e poi uno sfogo vocale in scream, ancora ritmo e colpi ai piatti, il basso è cadenzato. Attimi neoclassici, poi una cavalcata imprevedibile, stoppate e fughe melodiche, sinfonie e riff Thrash/Death, un miscuglio incredibile di sonorità che arricchiscono sempre più il brano. Altra stoppata e cambio improvviso che porta un assolo di chitarra che riprende una melodia di Mozart, crescendo dinamico, altre stoppate, finto finale e quindi una nuova strofa accompagnata da dolci melodie che contrastano con la devastazione sonora data da chitarra, batteria e voce. La voce si sporca e si abbassa, il basso si concede una variazione che sa di assolo, la chitarra solista scatta raddoppiando il tempo e regalando un assolo improvviso, stessa cosa la tastiera con un'anima Fusion, ancora la chitarra e quindi inizia un duello solistico che si conclude con chitarra e tastiera che eseguono all'unisono una parte barocca, con finale in grande stile classico. Un pezzo straordinario, c'è poco da dire: in una canzone c'è abbastanza materiale per tirare fuori un album, è un cambiamento continuo: assoli che durano una manciata di secondi ma fanno pensare che altri li avrebbero spremuti fino all'osso, tanto sono belli. A parlare, nel testo, è uno spirito che si rivolge all'uomo, dicendo di aver visto, di esserne certo ma non sa come, altre anime dietro quel sorriso, un tradimento. Odia dal profondo del cuore, non ha alcun diritto adesso, lo sa; vede oltre il sorriso delle anime, la loro vanità e follia. Non ha mai visto, però, la bestia ingannata dentro di sé, si sente davvero uno stupido ed è convinto che lo sarà sempre, è dura ma adesso che è morto è libero, almeno. Arriva alla luce nordica, non ha altre anime con sé, è colpevole e non porta nulla in pegno, non ha neanche pensieri: l'unica cosa che gli viene in mente è che ora è fottuto. In questo testo ci sono delle riflessioni che potrebbero sembrare autobiografiche, emerge confusione, un sentimento di astio verso tutti e verso di sé, un sentimento di inadeguatezza e di noncuranza, una morte che brucia dentro ma che può essere vista anche come una liberazione. Un testo del genere parla di contrasti, insomma, descrive una visione incerta; manifesta tutti quei dubbi e quelle sofferenze che tormentano un anima dannata, ma sensibile. 

Bed of Razors

"Bed of Razors (Letto di rasoi)" è l'unico pezzo composto da Kuoppala, inizia con una tastiera magica, neoclassica, un arpeggio sognante, poi colpi di batteria e le chitarre impazzano in un Symphonic Extreme Metal bello vivace, poi il riffing si fa Thrash, molto ritmato e pesante, graffiante, stoppate ed una chitarra melodica che fa la parte della tastiera, l'altra chitarra esegue lenti accordi di accompagnamento, rafforzata dal basso. La voce è uno scream potente e cattivo, molte le melodie di gusto Power, il riffing è sempre lento e cadenzato, il rullante è secco e molto acuto, ancora passaggi melodici alla chitarra, si avverte anche l'influenza Heavy. Riff Thrash, stoppate, colpi di tastiera e quindi il pezzo si fa più grezzo, ma le melodie arrivano poco dopo con gli interessi in un'ammucchiata di tastiere, poi passaggi barocchi, il tema melodico è sempre lo stesso ma ad un certo punto parte un assolo Rock che presto diventa un Progressive neoclassico, poi si converte in un assolo da Fusion, bello pacato e con sprazzi di enorme melodia. Si torna alla strofa che viene arricchita di sinfonie maledette, ancora lo scream cadenzato e sicuro, ripetitivo nella metrica e cattivo nel timbro, bello grattato. Di nuovo la melodia principale, orecchiabile e trascinante, una ripetizione finale ed il pezzo si conclude. Un brano che gioca molto su un tema, fortunato ed orecchiabile, che si ripete in tutte le salse durante i suoi circa quattro minuti; nulla a che vedere con altri brani dell'album che hanno una miriade di spunti diversi; pur sempre un pezzo bello solido che, in alcuni momenti, ci mostra il lato più ruvido del gruppo. Nel testo il protagonista può vedere la fiamma della candela che si riflette negli occhi di lei, in una notte buia d'estate, fatta di dolore e passione. Il rasoio accarezza la sua carne, le braccia si tingono di rosso ed anni di dolore scorrono dalle sue vene, lei beve il fiume rosso e si avvinghia a lui, mentre giacciono assieme in un letto di rasoi. Un fuoco gli brucia nel cuore, mentre vede brillare gli occhi di lei, i rasoi accarezzano anche la carne di lei ed anche a lei succede che il dolore scorre via dalle vene, cola dalle braccia, lui beve quel rivolo per liberarla e quindi dormiranno insieme in quel letto di rasoi, per sempre. Un romanticismo dannato, fatale, fatto di un amore che è condivisione del dolore, arriva dalla comprensione del dolore altrui che accomuna, un amore che si fa complice nel momento dell'ultimo commiato al mondo che si svolge in maniera calma, con accettazione, in una specie di rituale romantico. L'atto di cibarsi del dolore altrui, di portarlo dentro di sé; l'atto di scambiarsi il dolore vicendevolmente dimostra una complicità ed un sostegno assoluto. 

Towards Dead End

Andiamo avanti con "Towards Dead End (Verso un vicolo cieco)", se negli altri testi è sembrato di cogliere quasi una passiva rassegnazione alla morte - vista anche come una liberazione - in questo caso abbiamo un testo che rivela un animo più combattivo: non c'è nessuna luce che sfarfalla alla fine del cammino: paura, prevalere, pazzia, obbedire? si allontana da quella luce in preda all'ansia ma non importa dove si trovi di preciso, perché è solo. Sogni spezzati, migliaia di lacrime che scorrono, lacrime che continuano a gocciolare giù, giù dalle sue vene. Si avverte un collegamento col testo precedente, è innegabile, però camminando verso questo vicolo cieco, due passi prima della follia, si fa il tempo di andare, la fine si avvicina sempre più, manca davvero poco sangue alla morte però - e qua c'è il cambiamento - gli si può fare del male ma non possederlo: potrà essere ucciso, picchiato, fottuto, violentato ma non sarà mai posseduto da nessuno, rimarrà sempre uno spirito libero. Una visione del genere sembra far avvicinare il nostro Laiho ad una visione stoica della vita, ma niente sarebbe più lontano dal suo pensiero: la sua libertà non ha dovere né regole, così come la sua musica del resto. Grida forte, piange lacrime di sangue, fanculo al mondo e se ne va, perché non importa niente a nessuno, si avvicina alla fine ed ha superato la follia due passi fa, adesso è il tempo di andare. Un testo che è continuazione del precedente, conferma questa accettazione della morte ma precisa: non è passiva, non è un arrendersi, non è un fallimento; questo perché è vista come l'epilogo di un percorso in cui, nel bene e nel male, non è sceso a compromessi e non ha rinunciato alla propria libertà. Colpi di rullante, un inizio sfolgorante con tempo tirato e melodia decisa della chitarra solista, una pioggia di note in un barocco all'ennesima potenza, variazioni ed un basso che riesce a farsi strada, poi si rallenta con un accordo lungo, parte la strofa con la voce in scream e la chitarra solista che fa sentire anche le dita scorrere sulle corde, i tempi forti sono accentuati anche dal rullante, una variazione in stile Melodic Death, tempi che si fanno cadenzati e trascinati, un nuovo crescendo sinfonico porta ad una nuova strofa che sviluppa il discorso precedente e lo amplia con nuove melodie sempre più complesse ed ingarbugliate. Di nuovo la parte iniziale ed è un lavoro di chitarra meraviglioso, coinvolgente, ancora una volta si sente l'eco di Malmsteen che viene citato nello stile veloce e neoclassico che caratterizza i punti salienti del lavoro di Laiho che, lungi dall'essere un clone, riesce ad inserire e spendere tutto ciò in un contesto anche estremo. La tastiera fa da complice alla chitarra e ne risalta la pulizia e la complessità, un passaggio porta ad una variazione della strofa, molti colpi ed il ritmo si accende, poi la voce sussurra, ecco che le tastiere prendono una piega Gothic (abbastanza inedita in casa Children of Bodom), con un ritmo che si fa sempre più incalzante fino ad arrivare ad un apice che porta di nuovo il Death Metal, fatto di voce bassa e sporca, scream, la voce diventa più strafottente e si lascia andare in dialoghi sussurrati con se stessa. Acuti in decrescendo, stoppata e quindi ecco che arriva un assolo complesso, carico di ritmo e melodia, le tue chitarre vanno insieme o si staccano all'improvviso, quando sembra finita si mette di mezzo la tastiera, ecco che arrivano delle stoppate in stile neoclassico e l'assolo prende una nuova vita, una prova magnifica che porta oltre l'espressione musicale in una fuga neoclassica, virtuosismi romantici che confermano che ci troviamo di fronte ad un gruppo che vuole essere originale, virtuoso, ma riesce ad esserlo risultando pure simpatico (e non è da poco!). 

Black Widow

"Black Widow (Vedova nera)", rumori e poi una melodia inquietante alla tastiera, silenzio, colpi di piatto e poi un riffone Thrash. La voce di Laiho appare rabbiosa, un songwriting secco e diretto, che contrasta molto con quanto ascoltato fino ad ora, un coro duetta con la voce solista, le melodie alla chitarra iniziano a farsi sentire e rendono il pezzo più completo, poi le tastiere creano un'atmosfera a metà tra il Gothic ed il neoclassico; sembra quasi una musica da "clown cattivi", ed invece è stata tratta direttamente da Miami Vice, celebre serie TV poliziesca degli anni '80, che ebbe successo anche per le musiche che diventarono presto un punto di riferimento del genere. Dopo una stoppata si riprende col riff più crudo, botte di tastiera e quindi si riparte con la strofa, un pieno di piatti e quindi di nuovo il coro tamarro, urla disperate e la voce che si fa scura e quindi abbiamo un'alternanza di scream e voce sporca e bassa. Ad un certo punto la tastiera si fa Fusion, di nuovo un tripudio neoclassico, la batteria esegue un blast di cassa, la chitarra ritmica stoppa o allunga gli accordi. Tornano prepotenti le influenze di Mozart, che aggiungono classe al pezzo, ritmate e veloci, un barocco quasi isterico in una fuga assurda, la voce è ancora uno scream cattivo che contrasta con la magia costruita dalle melodie. Si torna alla strofa e si alternano scream ed una voce sporca e bassa, la collaborazione di Kimberly Goss è agli scream, che hanno una qualità tecnica superiore a quelli di Laiho, alla fine un'ultima fuga ed il pezzo si conclude con una stoppata. Questo pezzo non ha assoli mirabolanti e nemmeno sinfonie strapiene, questo certamente per dare spazio al duetto vocale che vede alternarsi lo scream di Goss e la voce sporca di Laiho, oltre a questo c'è anche un coro fatto da tutti gli altri membri del gruppo, cosa che ha quasi un gusto Thrashcore. Un pezzo che scorre senza avere dei punti particolarmente forti, gradevole ma ripetitivo. Nel testo il fuoco ci vede meglio degli occhi, non resta là ma va a gettare scompiglio, selvaggio; una notte di vendetta in cui il fuoco uccide tutti i suoi problemi. Ha il fuoco nel cuore, è selvaggio, furioso; ucciso dal traditore tornerà dalla morte per vendicarsi. Dorme nella notte, il Signore non c'entra nella sua lotta, poi si rivolge alla Vedova alla quale chiede una spiegazione. In questo testo ci sono diversi personaggi che dialogano tra loro, velocemente, anche uno sopra l'altro; un'impostazione che, assieme al coro, dà l'idea di un qualcosa di teatrale applicato al Metal estremo. Un tradimento, la vedova nera che miete le vittime ed il Signore che non  s'immischia in queste faccende. Anche il testo però appare un po' confuso, colpisce il dialogo durante la canzone ma il testo in sé non è il massimo.

Wrath Within

"Wrath Within (Collera interiore)" sembra volersi collegare al testo precedente, in cui c'era un cuore in fiamme, eppure in questo caso la collera è meno fisica: l'eternità è arrivata, il racconto è nero perché tutti dobbiamo morire. Appena si guarda indietro, un miracolo, una culla con la sensazione della notte lo chiama a morire. Guarda giù, devono seminare e tutto attende per dire "vai" e vorrebbe tornare indietro per ascoltare questo pianto, vorrebbe uscire ed è il primo, perché tutti gli altri vogliono morire. Con la salvezza nel dolore, si deve sviluppare il dolore nei propri desideri, si torna sempre là: si fa crescere il dolore, ma perché non puoi desiderare di riconquistare il freddo? Tocca le sue gambe, così fredde, che lo fanno diventare freddo alla luce, adesso brucia, senza sentire dolore, entra nei suoi desideri e brama il suo dolore, ma non riesce a mandare giù il suo dolore. Un testo che, molto probabilmente, è rivolto ad una donna, sembra di trovare la stessa scena degli amanti che, vicendevolmente, bevono il sangue altrui per fare proprio il dolore dell'altro. In questo testo, però, non accade e c'è una collera che non trova pace: le gambe di lei sono fredde, non riesce a mandare giù il dolore di lei, è del tutto impotente di fronte alla situazione e dunque anch'esso diventa freddo, brucia ma non sente dolore. Un testo triste, in cui la collera è impotenza, in cui la collera non trova sfogo bruciando come un fuoco ma, al contrario, quello stesso fuoco pone fine alla sofferenza cancellando la vita del protagonista che risponde al richiamo della morte. Un riff Thrash, spazio solo per la chitarra, colpi di cassa e poi la chitarra si fa squillante e fischiante, mentre l'altra continua a plettrare feroce e sporca, sinfonie oscure e quasi dissonanti, la voce impazza ed incoraggia, poi parte la strofa con un riff crudo che si arricchisce man mano che prosegue, un momento neoclassico con suono di pianoforte, due giri veloci, poi si torna alla strofa ma le chitarre sono mute e lasciano spazio a batteria e voce, poi ancora sinfonie ed il sound si completa di tutti gli strumenti, qualche incertezza compositiva ma si torna verso un Progressive Thrash Metal di alta qualità, imprevedibile e coinvolgente, passaggi di chitarra sfociano in un assolo fischiante e complesso, dal ritmo cangiante, che sul finale si fa graffiante. Successivamente tastiera e chitarre si alternano, ritmi folli, fughe, botte e risposte, poi melodie di tastiera e chitarra si uniscono in un coro Fusion, colpi ritmici danno l'idea del barocco con tempi quasi sincopati. Sfogo melodico e suono che si apre per una nuova strofa, la batteria ed il basso pestano forte e costante, la chitarra ritmica raddoppia, poi una variazione e si torna alla strofa, la voce è ancora uno scream insistente, feroce, molto grattato ed acuto. Una stoppata finale e qualche secondo di silenzio a fine pezzo.

Children of Bodom

Arriviamo quindi a "Children of Bodom (I bambini di Bodom)", un riff basilare da Hard Rock, colpi di timpano, stoppate ad effetto e quindi il pezzo decolla con una chitarra solista che si pende alla grande con melodie, il basso si sente sferragliare sulle note acute, ancora colpi di tastiera. La voce è uno scream forte sui medi, il coro risponde, la batteria tempesta le pelli, il pezzo prende velocità e quindi la tastiera si lancia in una veloce parte da Fusion/Progressive, le chitarre non sono da meno con un tripudio di veloci melodie, altra stoppata, botta di coro e quindi la strofa riprende, la tastiera diventa un organo ed i tempi si distendono, permettendo un piccolo solo di chitarra. Si passa a tempi più cadenzati, una marcia Death Metal, ma dura poco e si torna ad un Symphonic Power Metal sporcato di nero grazie alla voce e ad una batteria infernale, ancora una variazione a sorpresa e poi si torna al ritornello (piacevolmente strumentale) con una chitarra solista che dà il proprio meglio. Ad un certo punto un sinistro rintocco di campana interrompe la melodia, poi atmosfera horror, immediatamente la melodia riprende in una versione più estrema, con plettrate più decise, un basso che impazzisce e va velocissimo, le chitarre si lanciano in un ultimo assalto, una fontana di melodie con assoli che si rincorrono, altri rintocchi, sinfonie malefiche ed una marcia al rullante, poi timpani e la voce si fa più bassa mentre il ritmo incalza, c'è malvagità ed infine una parte al clavicembalo riporta l'atmosfera barocca, si torna alle chitarre che si esibiscono in un intreccio degno di Malmsteen, acuti e medi, altra stoppata e quindi si torna ad una nuova cavalcata veloce, con melodie che si susseguono in un crescendo finale, chitarra e tastiera si alternano dando il meglio. Un pezzo che pone l'accento sull'aspetto melodico, che è il punto di forza del gruppo, con assoli uno dietro l'altro e spazio davvero per tutti gli strumenti; la voce si fa sentire e si apprezza specie perché la metrica è diretta e semplice. Un testo inquietante sin dall'inizio, nel silenzio della notte ed in mezzo alle ombre dei morti sentono un lupo ululare per svegliare i bambini dalle tombe, si tratta di un culto della vendetta che mostra le zanne in una dichiarazione di guerra. Solo spiriti inquieti passano dagli altari di Bodom, dove tutto tranne la morte è una menzogna, versano il sangue che è il loro vino col quale rinasceranno in un'esistenza dove solo selvaggi sopravvivono. La malvagità ricopre il lago con un velo rosso, sono tutti riuniti per celebrare il trionfo della morte. I bambini di Bodom sorgono infuriati, corrono senza controllo, uccidono; tra coloro che sono morti, qualcosa di selvaggio è sopravvissuto. Nel testo Laiho riesce anche a fare un riferimento all'album precedente, questo Something Wild che è sopravvissuto alla morte non può non farci pensare a questa specie di "rinascita" che ha visto protagonista lo stesso Laiho, che usa anche "Wild" come soprannome.

Downfall

L'album si conclude con "Downfall (Caduta)", nel testo torna il fuoco, si parla infatti di questa notte del fuoco eterno che si avvicina sempre di più, mentre lui scappa attraverso gli anni, guardando attraverso uno specchio mentre cade in pezzi, vede un relitto e sta bruciando. Tutto in questo testo fa pensare ad un incubo, vede angeli che bruciano e cadono giù in rovina, guardando in basso vede se stesso come il proprio nemico. Guarda mentre decade, cadendo dagli alti spiriti (una frase che può anche essere intesa come un riferimento all'abuso di alcool), scappa attraverso le rovine di sé, cerca la propria via d'uscita, vuole lasciare se stesso perché non c'è rimasto più niente in lui, le rovine stanno per crollare giù. Le fiamme si affievoliscono e lasciano spazio ad un cielo di un nero puro, che riflette l'odio nei suoi occhi, gli angeli sussurrano fuoco e lui sa di non essere più vivo, vede le proprie ceneri sulla tomba, adesso è pronto per il viaggio verso l'altro regno. Testo molto profondo, triste, che ha poco di quella furia selvaggia che abbiamo trovato in altri testi; è malinconico e descrive i timori che prendono il sopravvento. La musica inizia con una melodia serena, poi una chitarra vigorosa ed un'altra che si esprime in lunghi accordi, poco dopo un blast di cassa, urlo iniziale e quindi continua questa struttura fatta di chitarra veloce e lunghi accordi di accompagnamento. Tornano le sinfonie sotto forma di tasti di pianoforte, l'atmosfera è decisamente Black e sfrenata, una serie di stoppate cambiano tonalità su una base melodica che poi si fa sentire da sola (sembra di apprezzare un Symphonic Black Metal, tanto è oscura l'atmosfera), un momento in cui parte un assolo in stile Power, uno scream diabolico continua a farsi sentire sofferente. Stoppate di tastiera, le chitarre si alternano in momenti ritmici, poi di nuovo un'atmosfera triste che prende sempre più velocità, plettrate alternate ed ancora lunghi accordi alla base, una furia ricca di melodia. Poi il basso si sente rombare, melodie cupe e variazioni alla tastiera, urla a non finire si susseguono, poi la chitarra ruggisce ed avvia un nuovo assolo in cui entrambe le chitarre partecipano in una cascata melodica che sembra non finire più: scala ascendente, poi discendente, quindi stoppata ed un approccio barocco velocissimo, lo stile neoclassico la fa da padrone, ancora lo stesso tema barocco in mezzo alle stoppate, poi la melodia da sola e quindi incombe un ritmo più solenne, spezzato da uno scream che apre le porte ad una nuova strofa carica di odio. Variazione ed il tono si alza, una serie di stoppate finali e si conclude anche questo brano. 

Conclusioni

Arrivati sino a questo punto, possiamo definire "Hatebreeder" sicuramente come un album in grado di mostrarci un gruppo decisamente più maturo, consapevole delle proprie capacità ed in grado di sfruttarle meglio. I Children of Bodom di questo nuovo, specifico capitolo, sono un gruppo che punta tanto sulla melodia, ma non si fa mancare gli assalti più estremi e violenti: Thrash, Death, Black (soprattutto in merito a quest'ultimo, i Nostri non hanno mai nascosto notevoli simpatie per i Dimmu Borgir).. non ci sono limiti alla fantasia di Laiho quando si tratta di inserire violenza in un contesto decisamente neoclassico di ispirazione barocca. Chitarra e tastiera combattono un duello di assoli, con picchi di qualità incredibile che si mantiene alta dall'inizio alla fine; non si tratta di una tecnica stucchevole, perché gli assoli vengono inseriti in una struttura frenetica, che lascia molto spazio al ritmo e non si fossilizza nel mero sfoggio di capacità esecutive. Una creatività davvero sconfinata, un mucchio di idee che si accumulano una sopra l'altra tanto che i pezzi non bastano a contenerle tutte. Riferimenti al mondo del cinema, con Amadeus, alla TV con un attimo di "Miami Vice", ma anche alla cronaca nera con tutta la storia del lago Bodom che torna a farsi sentire.. e, specialmente, testi introspettivi coi quali Laiho racconta se stesso. Tutto il concept dell'album ruota attorno alla morte, esperienza che Alexi ha provato, vedendo la mietitrice da molto vicino. Decidendo quindi di raccontare il tutto anche con un filo di amarezza - non solo con la sua selvaggia voglia di libertà - perché effettivamente se da un lato si può guardare alla morte come una liberazione, dall'altro si deve ricordare che è pur sempre una fine. Particolarmente interessante l'immagine dei due amanti, che condividono e si scambiano il proprio dolore. Questa condivisione del dolore sì che è una salvezza, perché la morte in sé non basta a liberarsi dall'odio e dalla furia che contraddistingue, ad esempio, i Bambini di Bodom, che risorgono per vendicarsi sui vivi. Una brutta esperienza personale per Laiho ma una bella crescita per tutto il gruppo, che fa impennare il fenomeno Children of Bodom anche grazie alle collaborazioni che iniziano ad avvicinare il gruppo alla "Nuclear Blast", anche grazie alla complicità che lega Laiho e Kimberly Goss, la quale (lo ricordiamo) ha effettuato una comparsa vocale nel sesto brano ed un testo per il secondo. In definitiva, abbiamo potuto constatare quanto questi cinque ragazzi ci sappiano fare; ma è evidente che ci sia, alla loro base, un leader che si occupa della composizione di musica e testi (salvo qualche eccezione che non manca di mostrare i limiti degli altri, quando cercano di assumere lo stesso compito), il cui carisma inizia ad impregnare sempre di più la musica del gruppo e diventare oggetto di una considerazione a parte. La produzione, effettuata presso i "Finnvox Studios", risalta l'ottimo lavoro fatto per questo album: suoni precisi e definiti per la batteria, melodie cristalline e vincenti, chitarre che sanno essere morbide e graffianti, una produzione che sa adattarsi a tutta la lunga serie di influenze della musica di questo gruppo. Forse questo è l'album più melodico della storia del gruppo, complice soprattutto l'influenza di Mozart visto da Laiho anche come modello di vita: una sregolatezza, una genuinità e spontaneità che colpiscono, tanto da far pensare ad un cuore fiammeggiante, un qualcosa di selvaggio ed indomabile, che soffre ma non cede la propria libertà a nessun costo. Un lavoro curato in tutto, sotto ogni aspetto, seppur con qualche momento di incertezza e con tutti i limiti della voce; nonostante tutto, però, troviamo un'imponente capacità compositiva e visione d'insieme, un pacchetto grafico accattivante.. insomma, ad "Hatebreed"  non gli manca davvero niente! Ricordiamo che stiamo parlando di ragazzi che all'epoca andavano ancora a scuola, ed un album del genere non è affatto cosa da poco. Una prova che conferma il calibro dei cinque e consolida la posizione di guida assunta da Laiho.

1) Warheart
2) Silent Night, Bodom Night
3) Hatebreeder
4) Bed of Razors
5) Towards Dead End
6) Black Widow
7) Wrath Within
8) Children of Bodom
9) Downfall
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